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Le finestre dell'anima di Guido Brunetti

Le Finestre dell'Anima

di Guido Brunetti   indice articoli

 

Una nuova etÓ dell'oro?
Le grandi sfide dell'umanitÓ

Marzo 2019

 

L'umanità fin dai tempi antichissimi è in cammino e sempre sostenuta dall'evoluzione biologica e dall'evoluzione culturale. Un cammino faticoso, arduo e contraddittorio nel passaggio dalla barbarie alla civiltà e al progresso e sempre interrotto da nuovi ostacoli in un feroce ritorno alle pulsioni di aggressività e di “sangue” (Magris). Un percorso che procede e regredisce, che ricomincia, come afferma Noah Harari in “Homo Deus” (Bompiani), con ogni uomo e con un destino incerto, uno scenario insicuro e un’esistenza di cui non sappiamo come andrà a finire. E per questo, appesantita da minacce, miseria, degrado, conflitti e guerre, ingiustizie, fragilità e precarietà. Si tratta di un viaggio difficile e spesso drammatico, tale da sembrare la metafora della salita di Abramo sul monte per sacrificare il figlio Isacco.

 

La nostra analisi mostra che il futuro non è solo progresso e miglioramento. È anche insicurezza, ansia e angoscia. Eppure, la nostra, come concorda il neuro scienziato americano Damasio, potrebbe essere l’epoca migliore nella storia dell’umanità. Addirittura, studiosi come Goldin e School scrivono che stiamo vivendo in una “Nuova età dell’oro” (il Saggiatore). Una fase di profonda evoluzione che richiama quella del Rinascimento, quando si posero le basi per un nuovo modello di progresso fondato sull’essere umano, e sulla diffusione e lo sviluppo della conoscenza.

Negli ultimi cinquant’anni, i progressi della scienza sono stati straordinari. Le neuroscienze stanno compiendo splendidi sviluppi a vantaggio dell’umanità, offrendoci una “fuga” dal tempo e dalla morte. È in atto una rivoluzione scientifica destinata a sconvolgere non soltanto i metodi di diagnosi e cura in medicina e psichiatria, ma le nostre millenarie concezioni, a partire dai sistemi filosofici. Soltanto un secolo fa, la durata media di vita era di 43 anni, mentre oggi è di 79 anni per gli uomini e di 83 per le donne. La riduzione della mortalità infantile, gli sviluppi delle pratiche igieniche, l’uso della vaccinazione e degli antibiotici, i nuovi farmaci, la modificazione del codice della vita, la capacità di diagnosticare le malattie, la speranza di vita che continua ad aumentare stanno producendo una svolta epocale.

 

È una svolta che ad un esame approfondito mette in luce nondimeno il dramma della commedia umana, i suoi conflitti, la sua violenza, le sue continue tensioni. È una condizione che continua ad andare così dalla comparsa dell’uomo. Se il Signore - dice la Bibbia - ha visto che la creazione era buona, San Paolo invece esprime un parere diverso quando scrive: “Il creato è stato condannato a non avere senso… fino ad ora tutto il creato soffre e geme come una donna che partorisce”. Tutto questo, è colpa del peccato originale?

 

Secondo una vasta e autorevole letteratura che va dai primi filosofi agli autori moderni e contemporanei i due principi fondamentali che scandiscono la nostra esistenza sono il bene e il male. Che sono in perenne lotta tra loro e corrispondono alle pulsioni originarie teorizzate da Freud: Eros e Thanatos, amore e odio, egoismo e altruismo, vita e morte, distruzione e autodistruzione. La prima e più antica struttura del cervello è costituita dal cervello rettiliano, che da sempre si oppone al neocervello, che è la parte più nobile del cervello umano. Questo significa che l’essere umano porta misteriosamente in sé non solo la scintilla del bene, ovvero la fiammella “divina” (Dostoevskij) della propria redenzione, ma anche il dramma del male.

L’uomo nella condizione dolorosa e tragica della vita è sottoposto ad un destino impietoso e crudele, ad una condizione di immobilismo esistenziale, ad un vuoto interiore che sfocia nel nichilismo e nell’indifferenza morale, fattori che evidenziano tutto l’errare e la violenza dell’uomo e tendono spesso a vanificare la sua aspirazione all’assoluto e all’infinito.

Oggi, una delle più rilevanti contraddizioni di questo nuovo Medioevo della società moderna, assalita sempre più da troppi feudatari e parvenus, è l’emergere di società scientificamente e tecnologicamente progredite, ma barbare sul piano umano, etico e spirituale.

“Progredi est regredi”, ogni progresso infatti è anche regresso. Offre nuove, meravigliose possibilità per il bene, ma apre anche “possibilità abissali di male” (Benedetto XVI), in un mondo che appare un paesaggio difficile da decifrare e affrontare, sempre più complesso e convulso, privo di orientamento, di senso, senza guida e prospettive.

 

La nostra specie “accumula” progresso, ma non benessere spirituale, tranquillità o felicità, secondo la concezione del più grande filosofo romano, Seneca. La mancanza di vera cultura, di senso di umanità e di etica oggi appare un elogio, un privilegio, mentre l’arroganza, l’ignoranza e la volgarità sono “una garanzia di successo” (H. Arendt).

L’umanità dunque è in crisi in quanto esposta ad una situazione di “perenne conflittualità” (Vizioli). Per l’umanità, il pericolo maggiore è l’uomo, il suo istinto autodistruttivo. Il cervello superiore non è ancora riuscito a dominare la struttura cerebrale governata da una tendenza biologica suicida.

 

Il declino dell’uomo, quindi. Questo è il mal sottile che insidia l’essere umano, la caduta delle sue qualità propriamente umane. E allora ha un rapporto alienato con sé stesso, con gli altri e con le cose. E cerca nell’aggressività e nella violenza la fine di tutte le sue angosce. Perché vive in un mondo senz’anima, trascinandosi in una temperie umana e culturale percorsa da elementi disgregativi, da insicurezze e squilibri, e dalla perdita della dimensione metafisica e delle credenze. Viviamo in una condizione di anestesia psichica e morale, che ha effetti neurologici negativi.

 

La distruttività dell’uomo è presente sin dai tempi preistorici. Gli scimpanzé, i nostri cugini, non hanno mai “crocifisso” altri scimpanzé (Damasio). Gli antichi invece hanno inventato la crocifissione, crocifiggendo esseri umani.

Viviamo in un’epoca - precisa il neuro scienziato americano Damasio - che mentre glorifica la scienza, traendone vantaggi, sembra “spiritualmente in bancarotta”. Si educa l’individuo all’uso di stimoli emotivi negativi con il rischio di un ritorno alla nostra emozionalità animale. Fatto che porta al degrado sociale, culturale e morale e al crescente imbarbarimento dell’individuo e della società. L’immagine che emerge è quella del battello ebbro di Rimbaud, che vaga senza timoniere né timone, mettendo a repentaglio l’equipaggio.

 

La modernità, la globalizzazione, la distribuzione diseguale della ricchezza, le carenze del sistema educativo, la diversità culturale, la velocità e “l’onnipotenza paralizzante” della comunicazione digitale, la realizzazione di programmi televisivi che veicolano comportamenti diseducativi e violenti, violando “ogni elementare principio di decenza umana” sono poi tutti fattori che rischiano di rendere le nostre società “ingovernabili”.

La nostra è una società post-moderna attraversata, come ha evidenziato il filosofo Bauman, il teorico del “mondo liquido”, da un relativismo etico, da un esasperato individualismo, da un’estetica del consumo, dalla scomparsa delle grandi narrazioni metafisiche e da una ricerca maniacale e ossessiva del piacere e delle pratiche salutistiche. Una società senza progetti e principi, dove l’intero modello sociale, culturale e morale si è “liquefatto”. Una società del “rischio” (Beck).

Qual è dunque il futuro dell’umanità? Un futuro post-umano, secondo lo scienziato Michio Kaku. Tra le sfide che l’umanità deve affrontare nei prossimi due secoli c’è anzitutto quella di “avventurarci verso altri mondi, dal momento che il 99,9 per cento della specie si è rivelato “destinato all’estinzione”.

Le avversità sono costituite dalle eruzioni vulcaniche gigantesche e dalle 16 mila 294 asteroidi identificate che potrebbero “intercettare” la rotta della Terra. Marte, allora, diventa, per Kaku, il primo traguardo per formare una colonia stabile entro il XXII secolo. L’uomo andrà su Marte - aggiunge E. Musk - entro il 2025 è sarà reso un pianeta abitabile. Proprio in questi giorni, la rivista “Science” ha pubblicato una grande scoperta, l’esistenza di molecole organiche su Marte, fatto che sta ad indicare la probabilità che tre milioni e mezzo di anni fa sul pianeta Rosso ci fossero tracce di vita. Questa notizia fa seguito all’altra scoperta avvenuta nel 2014 sul rinvenimento nell’atmosfera marziana del metano, un gas considerato una spia fondamentale della vita. Nella prossima missione su Marte, che avverrà nel 2020, ci sarà un piccolo elicottero autonomo, il primo velivolo che solcherà un altro pianeta.

 

Un’altra grande sfida è legata inoltre allo sviluppo della genetica con la possibilità di modificare il corpo umano. L’umanità è arrivata al massimo del processo di trasformazione, fatto che potrebbe “aprire” le porte - precisa un altro scienziato, N. Bostrom - al post-umanesimo attraverso la clonazione delle persone, una realtà ritenuta “inevitabile”, una volta che la tecnica si perfezionerà negli animali. Lo sviluppo scientifico poi consentirà di “controllare” anche i processi di invecchiamento, ipotizzando che presto “potremmo superare abbondantemente i 100 anni di vita.

In questa visione, qual è il posto che occupa il nostro Paese? Da una ricerca approfondita, emerge un Paese che sembra aver imboccato una strada “priva di ritorno”: quella della decadenza “senza rimedio”. “L’Italia non c’è più” ha scritto nel suo recente libro Pansa. “Un paese perduto, senza identità”; abitato da esseri umani “con ben poco in comune”.

I sintomi di questa età della decadenza sono molteplici e riguardano in particolare: la famiglia, la scuola, gli adolescenti, che non riconoscono più l’autorità paterna, la politica e i politici, che non sono più rispettati, la crisi economica, sociale e morale, il fenomeno dell’emigrazione, il sesso, che imperversa sui quotidiani, in tivù e nella pubblicità, l’esibizionismo e l’individualismo, la diffusione del bullismo tra i maschi e le ragazze, la violenza sulle donne, la dipendenza dal web, dai social network, da internet e dai cellulari, un fatto che sta impoverendo e corrompendo anche la lingua italiana in un Paese che vede crescere al 70% l’analfabetismo funzionale mentre solo quattro cittadini su dieci leggono un libro l’anno. Assistiamo infine ad un lento ed inesorabile processo di indebolimento delle istituzioni.

 

Concludendo, i nuovi tempi proiettano nuovi rischi per ora solo intuiti e non ancora esplorati.

Noi, d’accordo con altri autori, riteniamo che la chiave del progresso sia l’educazione, ovvero lo sviluppo sociale, culturale, affettivo e mentale dell’essere umano, in quanto mira a generare individui e ambienti sani e maturi, a creare comportamenti etici, a incoraggiare principi morali, a favorire l’empatia, l’altruismo e la qualità della vita. L'educazione - la cultura - è conoscenza e la conoscenza è uno dei principali valori dell'umanità, la quale ci può fornire gli strumenti per inventare “ogni genere di risposta” e di soluzione ai progetti di civilizzazione per organizzare e dirigere il corso della nostra esistenza.

 

Guido Brunetti

 

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