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Vecchio 27-11-2003, 22.37.29   #11
kiwi
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Data registrazione: 16-11-2003
Messaggi: 2
ho letto delitto e castigo due volte.. è senza dubbio il mio libro preferito. e dostoevskji e' un genio, concilia un sacco di elementi.

un altro libro suo, molto bell, e' Umiliati e offesi: leggetelo, ne vale la pena.

oggi ho iniziato L'idiota. Che mi dite di questo?
kiwi is offline  
Vecchio 28-11-2003, 09.30.15   #12
Dunadan
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Data registrazione: 19-11-2003
Messaggi: 978
Io ho letto prima Delitto e castigo, L'idiota, metà dei Demoni, poi l'adolescente. Ora ho iniziato i KAramazov.

Diciamo che delitto e castigo è stato il mio primo vero amore per la letteratura, un libro consigliatomi da mio padre, lo trovo geniale.
Soprattutto l'idea di questo ragazzo che si crede di poter diventare un superuomo, un uomo che va al di là del bene e del male, che può permettersi tutto, ma poi si accorge che in realtà lui non è niente, fallisce miseramente.
La vedo un po' come una delusione per l'uomo che si sente un Dio mancato.

Poi L'Idiota, qui Dostoevskij vuole descrivere un uomo completamente Buono, come dice lui "un Cristo del 1800", solamente, che un uomo completamente buono, specialmente nella società di oggi, appare agli altri come un idiota, perchè non prende al volo le occasioni, rinuncia ai suoi piaceri per gli altri.
Buono equivale a imbecille, idiota. Passa lui dalla parte di quello che ha torto, di quello che sbaglia, ma non è così.

Dei demoni ho letto esattamente la metà, troppo, troppo lento all'inizio, poi comincia ad animarsi,finalmente diviene movimentato, ma il suo continuare, anche dopo, a parlare di pettegolezzi e ancora pettegolezzi dell'aristocrazia del tempo mi ha fatto stancare.
Diciamo che non lo consiglio a chi si avvicina per la prima volta a Dostoevskij, forse va meglio per una persona adulta, in quanto ha in se un discorso politico.

L'adolescente è stato il libro che ho voluto leggere in tempo, con la paura di diventare adulto. Leggerlo finche ero per l'appunto un adolescente.
Diciamo che un adolescente che legge questo libro rimane parecchio colpito, si ritrova nelle situazioni.
Parla di un ragazzo, che umigliato dal genere di famiglia e di padre che si ritrova, da una situazine in cui il suo vero padre è un aristocratico che non lo riconosce totalmente come figlio, decide di pianificare la sua IDEA. L'idea è il suo progetto per diventare qualcuno, il suo modo di non avere più bisogno di queste persone che lo umigliano, un modo per crearsi lui un nome. Il non avere bisogno di nessuno.
Diventare ricco come un Rothshild (non so come si scrive), una delle famiglie più ricche d'Europa. L'essere talmente ricco da potersi permettere ogni cosa, da non avere bisogno di legami con gli altri, non avere bisogno di amicizie, di confronto, lui sarà il migliore e basta. E' stanco dei giudizi degli altri.
Ed è fantastico vedere il come lui progetta la sua vita in nome di un obiettivo. Decide di fare sacrifici, decide di autodisciplinarsi.
Durante il periodo in cui lo leggevo, anche io ho cominciato a farmi dei viaggi(mentali) di questo tipo. La mia ossessione era ed è spesso anche oggi il "diventare perforza qualcuno", fare successo e Dostoevskj lo descrive in modo geniale.
Però verso la fine, fa capire che tutto ciò è giusto per darsi una spinta vitale, ma bisogna anche prendere la vita con più calma.
Sarà impossibile per il protagonista abbandonare la famiglia...ma non sto qua a spiegare.

I fratelli Karamazov li avevo quasi messi da parte da 1 mese, per dedicarmi meglio allo studio della filosofia, ma ora mi state mettendo la voglia di riaprirli.

Ho cercato, per i libri tra questi che non avete letto di evitare di dirvi esattamente come finiscono. Però vi garantisco, che se anche vi dicessi il finale esatto comè, non cambierebbe molto. Il come andranno a finire i libri di Dostoevsij si sa già all'inizio della lettura. La qualità sta nel modo travolgente in cui tutto viene descritto.

Ho letto che qualcuno ha detto qui nel forum che Dostojevsij amava la filosofia di Nietzsche, mi piacerebbe saperne di più su quest'argomento.
E' certo che il superuomo di Dostojevskji ha delle affinità col superuomo Nietzscheano, e tante altre cose. Mi piacerebbe leggere qualcosa di Dostoevskji in cui pala di Nietzsche più direttamente.
Dunadan is offline  
Vecchio 28-11-2003, 10.42.28   #13
visechi
Ospite abituale
 
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Messaggi: 1,150
Delitto e castigo

Citazione:
Diciamo che delitto e castigo è stato il mio primo vero amore per la letteratura, un libro consigliatomi da mio padre, lo trovo geniale.
Soprattutto l'idea di questo ragazzo che si crede di poter diventare un superuomo, un uomo che va al di là del bene e del male, che può permettersi tutto, ma poi si accorge che in realtà lui non è niente, fallisce miseramente.
La vedo un po' come una delusione per l'uomo che si sente un Dio mancato.

Tu parli di fallimento dell'uomo Raskolnikov, io no! Penso, invece, che Dostojevskji abbia voluto esaltarne le qualità tipicamente umane, cioè quelle che comprendono anche la possibilità di ravvedersi per un atto, prima ritenuto funzionale alle sue idee di superuomo, poi, assolutamente esecrabile e che lo porta al pentimento e alla piena confessione del delitto commesso. Credo che l'autore abbia inteso mettere in risalto l'errore di fondo che permea il concetto di 'uomo superiore', di 'uomo al di là del bene e del male', cioè del superomismo che tanta importanza ebbe in Nietzsche. Non è la sconfitta dell'uomo, dunque, bensì l'affermarsi di quelle caratteristiche che un malinteso senso d'onnipotenza e di libertà tende a soffocare.

Una teoria, quella di Raskolnikov, il protagonista del romanzo, che per certi versi sembra anticipare o preannunciare quella del SUPERUOMO di Nietzche; le velleità di un giovane studente universitario; un tessuto sociale estremamente depresso; il peccato e la presa di coscienza di esserci finiti dentro; il successivo riscatto dalla depravazione; l’amore che riscatta e che induce al pentimento, che rappresenta un aspetto, quello preponderante e trionfante, della natura umana; un personaggio che, nell’esprimere l’indifferente volontà di disfacimento morale da cui non può o non vuole riscattarsi, rappresenta l’altro lato, quello oscuro e ambiguo, dell’umana esistenza.
Sono questi gli ingredienti del brodo colturale in cui nasce, cresce e vive lo straordinario romanzo di Dostoevskij. Delitto e castigo, scritto nel 1866 – successivo quindi alla drammatica esperienza siberiana - è considerato, insieme a Guerra e Pace di Tolstoj, il più elevato esempio della letteratura russa del diciannovesimo secolo, se non addirittura una delle più alte espressioni di quella mondiale di tutti i tempi.

Il romanzo si chiude con un messaggio di speranza che, guarda caso nasce, prospera e si nutre in un contesto culturale e sociale in cui normalmente sarebbe quantomeno ottimistico attendersi perle di simile levatura morale; evidente indicazione dell’assenza di limiti all’imperscrutabile volontà salvifica divina.
L’amore di Sonjia non cede alle lusinghe, non vacilla, tetragono, si dimostra più forte anche della visione teoretica dell’Uomo Superiore. La contrapposizione fra le due visioni filosofiche, l’una che conduce alla distruzione morale, l’altra al recupero e all’esaltazione delle caratteristiche salienti della personalità umana, è fortemente accentuata dalla presenza dell’altro personaggio: Svidrigajlov. Altro fondamentale rappresentante delle caratteristiche umane: la pervicace volontà di distruzione e dissacrazione (la tentazione ed attrazione verso la morte e ciò che non è vivo). Violentatore di fanciulle, si compiace della sua perfida voluttà; Svidrigajlov insidia Dunja, sorella di Raskolnikov, non per amore ma solo per un’incontenibile tendenza all’empietà. Schiacciato sotto il peso del proprio animo profondamente malvagio, Svidrigajlov, sconfitto, morirà suicida.

Di elevato contenuto psicologico sono le pagine in cui Raskolnikov s’intrattiene in lunghi, estenuanti confronti con Porfirij, l’acuto indagatore che altri non è che la coscienza, la porzione dell’animo umano che assolve il compito di “confutare” e che interagendo, in un continuo rapporto dialettico, con la razionalità, rende possibile l’emersione delle contraddizioni che condurranno il protagonista alla ravveduta confessione.

Sonja, altro personaggio chiave, che è un po’ lo snodo dell'intera vicenda e la causa esterna della confessione di Raskolnikov, ragazza di cui il protagonista è sinceramente innamorato, rappresenta il riscatto dalla turpitudine attraverso l’amore.
Amore con l’”A” maiuscola, il sentimento che si dona puro, che arricchisce tanto colui che riceve quanto colei che s’offre. Non quello sterile, passionale che assorbe, prende e svuota impoverendo l’oggetto d’amore.
Attraverso l’amore che, come già detto, rappresenta nel romanzo l’aspetto preponderante dell’animo umano, quello oltretutto trionfante, R., archetipo dell’intera umanità, giunge al pentimento, alla confessione e all’espiazione della colpa.

Devo leggere gli altri da te suggeriti, sono nella mia libreria e attendono.
ciao

visechi is offline  
Vecchio 28-11-2003, 18.55.38   #14
sarpina
luna e terra
 
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Data registrazione: 22-11-2003
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per me i fratelli karamazov è il romanzo più significativo della mia breve vita, anche più di delitto e castigo (tra parentesi, penso che raskolnikov non sia identico al superuomo nietzschiano, perchè in questo dovrebbe esserci solo il compiacimento dello spargimento di sangue, una fiducia nel proprio essere super che non crolla, mentre Raskolnikov vorrebbe esserlo, ma perchè consapevole che di fatto il pidocchio è lui, non la vecchia, su cui proietta quella che in fondo è la sua piccolezza, quindi tenta di essere superuomo, ma riescesolo fino ad un certo punto, poi non resiste. Però non è un fallito, è un fallito come superuomo Nietzschiano, non come uomo per Dostoevskj , perchè si prefigura la sua rinascita come uomo nuovo dopo la Siberia).
I fratelli k li ho letti a 14 anni, forse non avrei dovuto, ma penso che mi abbiano pervasa e riempita così tanto proprio perchè tante cose mi restavano oscure, ma è come se si fossero spiegate poi, nella mia vita successiva, tanto che, non so perchè, avevo tentato di rileggerlo, ma non ci sono riuscita: il mistero cominciava a diventarmi troppo poco velato, così ho lasciato perdere.Credo sia uno dei pochi libri che hanno vissuto in me, se così si può dire.Appena riuscirò, leggerò anche gli altri, visto che tutti ne parlate così entusiasti.
sarpina is offline  
Vecchio 28-11-2003, 21.12.14   #15
Dunadan
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Il discorso principale che guida il libro è il superomismo. Questo discorso principale Raskolnikov lo fallisce. il superuomo fallisce miseramente, poi c'è un recupero con la fede ...

Come personaggio di Dostojevskij è una personalità che ha sbagliato, ha fallito il suo ideale, ma poi capirà e comincerà una nuova vita (le ultime parole del libro).

Fallito o non fallito... ha fallito, ma poi capisce d'aver sbagliato e quindi può uscirne bene come personaggio.

E' sicuramente diverso dal Superuomo Nietzscheano. Ma ha delle analogie interessanti.

Tornando al discorso del fallimento..., ho letto 3 libri di Dostoevskij e tutti e tre finiscono col fallimento delle idee che si erano preposti i protagonisti. La cosa affascinante è il fatto che è un fallimento consapevole, si compie uno sbaglio perchè si è troppo giovani, perchè si è impulsivi, perchè si ha una spinta vitale, poi si comprende tutto dagli stessi errori.

E perchè questo colpisce tanto i lettori? Perchè i lettori si appassionano a quella spinta vitale iniziale, si riconoscono in quell'impulsività, vorrebbero essere superuomini loro stessi, poi gradualmente Dostoevskji fa capire loro come invece le cose debbano essere prese con più calma, con più lucidità, saggezza. Fa fallire la persona a cui ci si era personificati, e guida alla comprensione della realtà.
Dunadan is offline  
Vecchio 03-12-2003, 09.32.11   #16
euridice
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faccio parte di un gruppo di teatro , teatroeliocentrico, e già diverse volte abbiamo portato in scena "Il Grande inquisitore", credo uno dei passi più significativi dei I fratelli Karamazov.Solo più tardi ho avuto il coraggio di intraprendere la lettura dell' intero romanzo... un vero capolavoro della letteratura!!!!
euridice is offline  
Vecchio 10-12-2003, 23.47.54   #17
Woodstock
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Citazione:
Messaggio originale inviato da osho
Qualcuno ha letto MEMORIE DAL SOTTOSUOLO?

Lo sto leggendo proprio in questi giorni e mi sta affascinando. Ti saprò dire prestissimo.

Ultima modifica di Woodstock : 11-12-2003 alle ore 00.07.03.
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Vecchio 11-01-2004, 17.12.17   #18
andreademilio
Utente bannato
 
Data registrazione: 21-12-2003
Messaggi: 16
che bello,questa sezione è piu vera di quella filosofica...c'è il magma di noi giovani,meta sublimi,meta impostura...''NE RIEN SAVOIR,SI NON LA FASCINATION'' chi l'ha scritto?vi sfido al truce onanismo eruditivo...io di DOSTO ho letto tutto:infatti non ne ho letto nulla.cos'è piu pieno del nulla?il mio FRITZ-per gli estranei sulla cattedra NIETZSCHE-dice che è il solo psicologo dal quale imparerebbe qualcosa...lo leggero,quando pAsqua viene di maggio,come si dice nel mio abruzzo(quand' pasq' vè d' magg') mi suggestiona l'idea del superuomo in nuce...me ne dite a profusione,in empedoclee proluvie di amicalita?non chiedo la luna,è vero.SOLO le stelle, chiedo....qualcosina di DOSTO la so,fuor di istrione...''COSA FAREMO DEI MILIONI DI UOMINI CHE NON AVRANNO AVUTO IL CORAGGIO DI PREFERIRE IL PANE DEL CIELO A QUELLO DELLA TERRA,DI QUESTI MILIONI E MILIONI DI ANIME?''non è testuale...e poi il suo IDIOTA,come tipo psicologico precipuo di GESU.....un grande,DOSTO,la cui conoscenza vale il piacere della vita...non trovate?quando si dice nella filastrocca natalizia,rivolgendoci a Gesu:''ahi quanto ti costo l'averci amato..'',mi viene in mente:''ma chi te lo ha chiesto,o RE DEL CIELO?...'' nel mio ateismo stendhaliano-la sua battuta atea non ve la dico...chiedete e sarete abbuffati...la trovate nell'ECCE HOMO....-tuttavia penso a GESU col dubbio:''ma non è che era veramente figlio di dio?'' sara condizionamento culturale-subliminale,ma proprio non riesco a pensarlo alla stregua-di questa parola ignoro l'etimo..mi aiutate?quante ne chiedo?...-di semplice UOMO...mi sentisse FRITZ,il mio avvocato della vita.... è IL CASO DI DIRLO,...SCUSATEMI....andrea.. .mi piacerebbe sentire qualcuno,ma ne dubito....la vera folle tragedia è la CERTEZZA...amleto docet...andrea d'emilio,pescara,20 anni il 16 febbraio...
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Vecchio 13-01-2004, 21.24.45   #19
Vi@nne
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Ne rien savoir, si non la fascination
Georges Bataille




La passione ci consacra alla sofferenza, giacché, in fondo, essa è la ricerca di un impossibile.
Georges Bataille
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Vecchio 18-05-2004, 13.37.44   #20
Paolo77
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Devo leggere MEMORIE DI UNA CASA MORTA e MEMORIE DAL SOTTOSUOLO, qualcuno le ha gia lette?
Paolo77 is offline  

 



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