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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 12-03-2008, 13.45.19   #1
Scorpion
Ospite abituale
 
Data registrazione: 23-02-2008
Messaggi: 84
Violenza al maschile e al femminile

Da piu' parti non si fa che fa parlare della violenza degli uomini verso le donne, che secondo alcuni utenti come Oberon, verrebbe sempre moltiplicata per mille.
Al tempo stesso si lascia intendere che i mass media occulterebbero (occultano?) la violenza delle donne nei confronti degli uomini, ed in proposito ho potuto constatare che alcuni studiosi sono soliti evidenziare che negli USA gli uomini sarebbero vittime di violenza domestica - omicidi, ferimenti, percosse con armi da fuoco, oggetti contundenti, ecc - in numero quasi pari a quello delle donne.
C'e' pero' da dire che questa non mi risulta essere la realta', ad esempio, del Sud Africa o del Sud America, men che meno dell'Italia, ragion per cui mi piacerebbe trattare con voi questo argomento.
Che ne pensate in proposito?
Scorpion is offline  
Vecchio 12-03-2008, 22.46.44   #2
iulbrinner
Utente bannato
 
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Messaggi: 303
Riferimento: Violenza al maschile e al femminile

"Leggendo l'articolo del Corriere della Sera di oggi che riporto a seguire, mi è tornata in mente questa discussione nel forum; evidenzio in particolare la parte sottolineata.

Uccide il marito e lo getta nel water

BERLINO - Avrebbe ucciso il marito e si sarebbe sbarazzata del suo corpo gettandolo nel water dopo averlo fatto a pezzi. Una donna macedone, fino a qualche giorno fa residente in Germania, a Dusseldorf, è ricercata dalla polizia con l'accusa di omicidio. I sospetti si sono subito concentrati sulla donna (52 anni) poiché lei stessa, secondo quanto scrive la stampa tedesca, avrebbe detto ai figli di aver «scaricato» il corpo del loro padre nel bagno.
SCOMPARSA - L'uomo, un tassista di 58 anni che pesava 100 chili, è scomparso tre settimane fa e la polizia ritiene inoltre che una parte del suo cadavere sia stata gettata nei cassonetti della spazzatura. Alcuni vicini di casa della coppia, secondo i quali i due coniugi si odiavano, hanno raccontato di avere sentito lo scarico dell'acqua diverse volte la notte della scomparsa dell'uomo. Da parte sua, la polizia scientifica ha osservato che le pareti della casa sono state lavate e ridipinte di recente, ma che le analisi hanno comunque individuato tracce di sangue sui muri del soggiorno, del corridoio e del bagno. Sembra che la donna, che si sarebbe rifugiata in Macedonia, avesse già cercato più volte di uccidere il marito in passato, almeno in un'occasione con il veleno e in un'altra a colpi di martello. La polizia si è detta sorpresa che l'uomo non ha mai denunciato la moglie per tentato omicidio.
8 gennaio 2008


Questo è l'ultimo intervento che ho postato nel topic che, direttamente o indirettamente, ha sviluppato la tematica della violenza sulle donne in tempi recenti, partendo dall'Arabia Saudita per finire - com'era ovvio prevedere, dato il vittimimismo femminile imperante - in casa nostra (titolo: Arabia - ragazza violentata, condannata a carcere e frustata).
La realtà è che intorno alla questione delle violenze domestiche o commesse nell'ambito dei rapporti di coppia non esistono statistiche - degne di questo nome - in grado di darci una fotografia relativamente corretta del fenomeno sociale in discussione; ossia, quando a subire è lui e non lei.
E' sufficiente, tuttavia, fare mente locale sul dato derivante dall'esperienza personale di molti uomini, secondo il quale la stragrande maggioranza si è trovata assai frequentemente ad avere a che fare con femmine manesche, intolleranti ed autoritarie piuttosto che il contrario.
Le femmine sono legittimate a questi comportamenti.....gli uomini no.
Si potrebbe, inoltre, fare riferimento a ricerche in tal senso - peraltro risalenti e datate - di Farrell.
iulbrinner is offline  
Vecchio 13-03-2008, 11.22.17   #3
nevealsole
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Riferimento: Violenza al maschile e al femminile

Citazione:
Originalmente inviato da iulbrinner
La realtà è che intorno alla questione delle violenze domestiche o commesse nell'ambito dei rapporti di coppia non esistono statistiche - degne di questo nome - in grado di darci una fotografia relativamente corretta del fenomeno sociale in discussione; ossia, quando a subire è lui e non lei.

Intervengo sperando di essere capita e non strumentalizzata.
Io penso che alla base di ogni violenza ci sia una struttura familiare malata, una comunicazione malata che sfocia in una reazione malata.
Il rapporto vittima-carnefice (almeno tra coppie evolute, paritarie) è sempre un rapporto tra un provocatore ed un provocato.
E su quel rapporto malato bisogna porre l'attenzione, perché chi usa la violenza fisica - dal mio punto di vista - è chi non riesce a stabilire altro tipo di contatto o far valere in altro modo le proprie ragioni (penso al film "crash- contatto fisico).
E' ovvio che l'uomo, per impostazione culturale, sia portato a vergognarsi di subire violenza dalla moglie, ed a nasconderlo.
Questo accade anche al contrario, forse per motivi differenti.
Però sarebbe importante che le persone capissero il peso del rapporto comunicativo.
E sarebbe importante che le persone capissero che quando in un rapporto si alzano le mani, il rapporto è arrivato al capolinea e non c'è niente altro da dirsi, ed è il momento di prendere altre strade (se possibile con civiltà). Perché restare insieme è pericoloso per entrambi.
Esempio pratico: colloquio di un'ora con un'amica che, volendo separarsi, sosteneva che il marito era violento con lei e i bambini, e mi portava un esempio pratico di una discussione finita a schiaffi.
Io conoscevo il marito, ed ho continuato con garbo ad insistere che non era assolutamente credibile il suo descriverlo come un violento. Attribuivo alla tensione di coppia un eventuale degenerazione temporanea, e lei negava.
Dopo un'ora sono riuscita a tirarle fuori che lei lo aveva provocato, lanciandogli volontariamente addosso una bibita e poi colpendolo con uno schiaffetto "simbolico", e lui, a quel punto, le aveva tirato uno schiaffo.
Fermo restando che la violenza dovrebbe non esserci mai, dal mio punto di vista si trattava di una situazione creata dal contesto.
Lei ha continuato a sostenere d'aver piena ragione, rifiutando tutte le mie proposte circa un intervento mirato a ripristinare una comunicazione serena, nell'interesse dei figli, e preferendo rivolgersi a chi alimentava il suo vittimismo.
Il risultato è che i figli rifiutano i contatti col padre e quando lei si accorgerà del danno sarà tardi.
Io, personalmente, imporrei per legge corsi di comunicazione.
Ma tanto, quando non si vuol capire non si capisce... e le situazioni degenerano.
Anche la ex di un amico spesso lo ha preso a schiaffi, anche in pubblico, con una ferocia mai vista.
Io ho cercato di fargli capire che quella reazione doveva venire da lontano, non avendo niente a che fare con loro: perché chi usa la violenza in modo così "spontaneo", secondo me, viene da una scuola di violenza che non so neppure se consenta un recupero.
L'unico mezzo, in queste situazioni, è andarsene.
Perché restare a lungo in un contesto in cui si sente di subire un torto porta a reagire.
E il problema dello Stato dovrebbe essere tutelare chi se ne è andato, impedendo che subisca aggressioni: ma questo, purtroppo, spesso non accade.
nevealsole is offline  
Vecchio 13-03-2008, 19.09.43   #4
Valerio2
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Riferimento: Violenza al maschile e al femminile

Brutte storie. Mi lascia incredulo sentire parlare di violenza fisica da parte delle donne, perchè ritengo che non abbiano ne' la struttura psicologica ne', tantomeno, fisica. Ovviamente con le dovute eccezioni.

La violenza domestica è un fenomeno tenuto nascosto, vuoi per pudore, o per paura di peggiori conseguenze o, talvolta, per amore.

La Legge, ovviamente, deve punire, senza se e senza ma. Ma non vedo bene la soluzione di troncare un rapporto.

Prendete con la dovuta cautela questa dichiarazione che è solo di principio. Conosco abbastanza le statistiche dei danni causati dall'aver continuato rapporti così al limite.

Io sarei per delle pene alternative, che coinvolgano entrambi i coniugi. Per esempio 6 mesi di osservazione dei servizi sociali, sedute di terapia psicologica, rieducazione presso comunità terapeutiche, ecc.
Valerio2 is offline  
Vecchio 13-03-2008, 20.12.36   #5
misterxy
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Riferimento: Violenza al maschile e al femminile

Citazione:
Originalmente inviato da Scorpion
Al tempo stesso si lascia intendere che i mass media occulterebbero (occultano?) la violenza delle donne nei confronti degli uomini, ed in proposito ho potuto constatare che alcuni studiosi sono soliti evidenziare che negli USA gli uomini sarebbero vittime di violenza domestica - omicidi, ferimenti, percosse con armi da fuoco, oggetti contundenti, ecc - in numero quasi pari a quello delle donne.
USA Today - 29 giugno 1994

Abusi coniugali reciproci - di Warren Farrell, Ph. D.

Il più grande mito che il caso O.J. Simpson può rafforzare è quello che la violenza in ambiente domestico è una strada a senso unico (uomo-a-donna), e il suo corollario, che la violenza maschile contro le donne è un risultato della mascolinità.

Quando cominciai i 7 anni di ricerca su questi temi in preparazione di "Il mito del potere maschile", iniziai con queste due assunzioni essendo l’unico uomo in USA ad essere stato eletto 3 volte all’ufficio di direttore dell’Organizzazione Nazionale delle Donne di New York City e tali assunzioni erano indiscusse nei circoli femministi.

La mia prima scoperta - che in USA e Canada più del 90% delle denunce di violenze in ambiente domestico alla polizia erano da parte di donne, e non di uomini - sembrava confermare queste assunzioni. Ma in seguito il quadro divenne più complesso.

Circa una dozzina di studi in USA e Canada chiedevano ad entrambi i sessi con che frequenza picchiavano l’altro, tutti scoprivano che le donne picchiavano gli uomini o più frequentemente o tanto spesso quanto gli uomini le donne.

Due degli studi principali - di Suzanne Steinmetz, Murrey Strauss e Richard Gelles - davano per assunto che gli uomini picchiassero le donne in maniera più grave, così divisero la violenza in ambiente domestico in sette diversi livelli di gravità. Essi furono sorpresi dallo scoprire che i livelli più gravi di violenza erano perpetrati da donne ad uomini.

Tuttavia c’è un caveat. Gli uomini che picchiavano le donne procuravano lesioni maggiori del caso contrario. In ogni caso, questo caveat aveva il suo proprio caveat: era proprio perché i colpi degli uomini facevano più male, che le donne ricorrevano a metodi più drastici (es.: versare dell’acqua bollente addosso al marito o scagliare una padella sulla sua faccia). Queste scoperte furono supportate dal rapporto del Census Bureau:

Nel 1977, il Census Bureau americano condusse la Ricerca Nazionale sul Crimine, monitorando 60.000 famiglie ogni 6 mesi per tre anni e mezzo. Venne rilevato che le donne usavano armi contro gli uomini nell’82% dei casi; gli uomini usavano armi contro le donne nel 25% dei casi. Soprattutto si notò che persino le donne riconoscevano di picchiare gli uomini più di quanto gli uomini picchiassero le donne.

L’elemento chiave, quindi, è chi innesca questo ciclo di violenza. Steinmetz, Strauss e Gelles scoprirono che spesso sono le donne ad iniziare. Perché? In parte, quando credono che gli uomini possano prendere l’iniziativa - e per paura quindi di diventare un punching ball e di non poter contrattaccare.

Ero ancora un pò incredulo. Chiesi a migliaia di uomini e donne nei miei workshop di numerare tutte le relazioni in cui avevano picchiato il partner prima che questi avesse fatto mai il contrario, e viceversa.

Circa il 60% delle donne riconosceva di essere stata più spesso la prima a colpire; tra gli uomini circa il 90% dichiarava che il partner femminile era stato il primo a colpire.

Ancora sentivo che la violenza era un risultato della mascolinità. Avevo ragione a metà. Gli uomini sono responsabili per la maggior parte della violenza manifestata fuori casa. Ma, quando scoprii che il 54% delle donne lesbiche ammette la presenza della violenza nella sua attuale relazione, mentre solo l’11% delle coppie eterosessuali registra atti di violenza, io mi resi conto che la violenza in ambiente domestico non è un prodotto della biologia maschile.

Perché denunciamo con forza la violenza domestica contro le donne e non siamo neppure a conoscenza della violenza contro gli uomini in ambiente domestico?
misterxy is offline  
Vecchio 13-03-2008, 20.14.36   #6
misterxy
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Riferimento: Violenza al maschile e al femminile

Le donne abusano degli uomini: è più diffuso di quanto non si pensi

Estratto da un supplemento speciale del Washington Post, 28 dic. 1993

di Armin A. Brott

"Malgrado l’evidenza circa la violenza femminile sugli uomini, molti gruppi cercano attivamente di impedire che si affronti questo tema. La Steinmetz ricevette minacce verbali e telefonate anonime da parte di gruppi femminili radicali che minacciavano di nuocere ai suoi figli dopo che ebbe pubblicato "The Battered Husband Syndrome" nel 1978. Lei dichiara di trovare ironico che le stesse persone che dicono che la violenza iniziata dalle donne è esclusivamente autodifesa facciano così in fretta a minacciare violenza contro persone che non fanno altro che pubblicare uno studio scientifico.

La storia della Steinmetz non è la sola. Dieci anni dopo questo studio, R.L. McNeely, un professore della School of Social Welfare dell’Università del Wisconsin, e Gloria Robinson-Simpson pubblicarono "The Truth about Domestic Violence: A Falsely Framed Issue". L’articolo esaminava vari studi sulla violenza in ambiente domestico e concludeva che la società deve riconoscere che gli uomini sono vittime "o si starà considerando solo parte del fenomeno".

Poco tempo dopo, McNeely ricevette delle lettere da un’organizzazione femminile della Pennsylvania che minacciava di usare la propria influenza a Washington per bloccare i fondi per la ricerca. Robinson-Simpson, che scoprì alcuni dei dati più importanti, fu lasciata a lungo a sé stessa. Secondo McNeely, "lei, una giovane assistente, fu creduta "raggirata"" dal professore maschio."(fine della citazione)



La ricerca ritiene che i sostenitori dei centri contro gli abusi peggiorano il problema

Washington Times, 31 gennaio 1994

Sezione A, Joyce Price

Murray A. Strauss, un sociologo e co-direttore del Laboratorio di Ricerca sulla Famiglia dell’Università del New Hampshire, accusa "le donne dei movimenti contro gli abusi" di negare che le donne abusino fisicamente dei mariti, degli ex mariti e dei fidanzati, di dare poca importanza a tali abusi. "Esiste questa finzione nei movimenti contro gli abusi, che in ogni caso è lui, non lei" il responsabile delle aggressioni in ambito familiare", ha dichiarato il dott. Strauss in una recente intervista.

Il dott. Strauss ha dichiarato che almeno 30 studi sulla violenza in ambiente domestico - compresi alcuni da lui condotti - hanno dimostrato che i due sessi sono ugualmente imputabili. Ma ha aggiunto che alcune ricerche, come un recente rapporto nazionale canadese, "hanno omesso i dati sulle donne che abusano degli uomini...perché politicamente imbarazzanti." Donne e uomini "sono quasi identici" in termini di frequenza di aggressioni come schiaffi, spinte e calci, ha dichiarato il dott. Strauss.

Usando le informazioni sulle coppie sposate avute da 2994 donne nel Rapporto Nazionale sulla Violenza in Famiglia del 1985, il dott. Strauss ha detto di aver riscontrato una percentuale di aggressioni da parte delle mogli del 124 per mille coppie, contro il 122 per mille di aggressioni da parte del marito.

La percentuale di aggressioni lievi da parte delle mogli era del 78 per mille coppie, e la percentuale di aggressioni lievi da parte dei mariti era del 72 per mille. Per la categoria delle aggressioni gravi, percentuale era del 46 per mille coppie per le aggressioni da parte delle mogli e 50 per mille per le aggressioni da parte dei mariti. "Né la differenza è statisticamente diversa", ha scritto Strauss sulla rivista Issues in Definition and Measurement. "Dato che queste percentuali sono basate esclusivamente su informazioni fornite da intervistati donna, la quasi equivalenza nelle percentuali di aggressioni non può essere attribuita a pregiudizi di genere nel raccontare." (fine della citazione)

L’articolo che segue è stato scritto da Judith Sherven e James Sniechowski di Los Angeles. Lei è una psicologa e lui ha anche un dottorato.

Donne e uomini ugualmente colpevoli di abusi domestici

"Ancora una volta, il mito del malvagio maschio assalitore e della perfetta, innocente donna vittima viene diffuso come vangelo. La discussione è nazionale. La collera e il dolore, palpabili. Solo quando verremo a patti con il fatto che la violenza in ambiente domestico è responsabilità sia di uomini che di donne, potremo mettere fine a questo orribile incubo.

La violenza in ambiente domestico non è una questione di alternative. Non è colpa dell’uomo o della donna. E’ un problema di condivisione. Sia l’uomo che la donna sono lanciati nella loro danza di distruzione reciproca, nella loro incapacità di intimità e apprezzamento delle differenze. Essi hanno bisogno l’uno dell’altro per perpetuare i drammi personali e collettivi di inganni e tradimenti, e così, deplorevolmente, non possono nemmeno lasciarsi.

Questa è un’idea molto strana per chi è cresciuto con i film in cui "l’eroe" trionfa sul "malvagio" e salva la dama dal pericolo. Ma per arrestare la piaga della violenza in ambiente domestico, dobbiamo alterare la nostra prospettiva. Fatti:

· La metà degli omicidi coniugali viene commessa da donne.

· Il Rapporto Nazionale sulla Violenza in Famiglia del 1985, finanziato dall’Istituto Nazionale di Igiene Mentale e supportato da molti altri rapporti, rivelò che donne e uomini abusano gli uni degli altri quasi in numero approssimativamente uguale.

· Le mogli hanno dichiarato di essere più spesso gli aggressori. L’uso di armi per superare lo svantaggio fisico, non rientrava solo nel bisogno di difendersi.

· Mentre attualmente 1,8 milioni di donne hanno subito una o più aggressioni da parte del marito o del fidanzato, 2 milioni di uomini sono stati aggrediti dalla moglie o dalla fidanzata, secondo uno studio sulla violenza nelle famiglie americane pubblicato nel Journal of Marriage and Family. Questo studio ha rivelato anche che il 54% delle violenze definite "gravi" sono attribuite a donne.

· Il Journal for the National Association for Social Workers rilevò nel 1986 che tra i teenager che escono assieme, le ragazze erano violente più di frequente dei ragazzi.

· Le madri abusano dei loro figli in una percentuale che è circa il doppio rispetto ai padri, secondo le agenzie statali di protezione dell’infanzia monitorate dalla Children’s Rights Coalition.

· A causa dei pregiudizi sugli uomini che si lasciano picchiare dalle donne, le donne che denunciano gli abusi subiti alle autorità sono 9 volte più degli uomini.

Nel 1988, R.L.McNeely, un professore della School of Social Welfare dell’Università del Wisconsin, pubblicò ""The Truth about Domestic Violence: A Falsely Framed Issue" rivelando ancora una volta il livello di violenza contro gli uomini da parte delle donne. Tali fatti, comunque, sono "politicamente scorretti". Anche 10 anni prima, Susan Steinmetz, direttrice del Family Research Institute all’Università dell’Indiana ricevette minacce di danni ai propri figli da parte di gruppi femminili radicali dopo aver pubblicato "The Battered Husband Syndrome".

Perché noi, come cultura, siamo restii a svelare la responsabilità delle donne nelle violenze in ambiente domestico? Perché ci aggrappiamo all’immagine pura e verginale della "damigella in pericolo"? Se fossimo sinceri riguardo al cambiamento, dovremmo riconoscere la verità: le donne sono parte integrante della violenza in ambiente domestico. Il movimento femminista reclama eguali diritti per le donne. Se è così, allora le donne dovrebbero assumersi la responsabilità per il loro comportamento e il loro contributo alla violenza in ambiente domestico. Altrimenti resteremmo in una situazione distorta che annebbia la verità. Solo la verità ci mostrerà la via d’uscita dall’epidemia di violenza che sta distruggendo le nostre famiglie e la nostra nazione." (fine della citazione)

Vuoi: Altre copie di questo rapporto - Altri rapporti e articoli sulla famiglia - Citazioni per ricerche e studi - risposte via e-mail da parte di giudici, procuratori, avvocati, riviste giuridiche, editori di pagine web, ecc.

Scrivi a: New World Ministries - Family Resources Index
11216 Tamiami Trail North Ste.223
Naples, FL 34110
misterxy is offline  
Vecchio 13-03-2008, 20.24.38   #7
misterxy
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Riferimento: Violenza al maschile e al femminile

Questo è quanto avevo già scritto in un'altra discussione.
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Riguardo alla questione della violenza maschile, c'è da evidenziare altresì un inconfutabile dato di fatto: le principali vittime della suddetta violenza, sono gli stessi uomini anziché le donne.

Per tutta una serie di motivi (*), le cui origini sono da ricercare anzitutto in Madre Natura, in tutte le culture gli uomini uccidono altri uomini da venti a quaranta volte di più di quanto le donne uccidano altre donne.
Basti dire che anche in Italia, nel 2006, il 92,2% degli uomini assassinati, è stato vittima di altri uomini.

Viceversa, quando le donne uccidono, uccidono quasi sempre degli uomini.
Per esempio, negli USA, nel periodo compreso fra il 1954 e il 2004, le donne hanno ucciso 60.000 persone; di queste, il 90% apparteneva al sesso maschile.
E in almeno la metà dei casi, li hanno uccisi gratuitamente, non per legittima difesa o altro.

Di più. Molto spesso le donne sono solite agire per interposta persona, ovvero sono le mandanti...
Infatti, quante volte gli uomini hanno ucciso e uccidono, perché istigati da una donna...?

Non solo. Quando una madre uccide un/a figlio/a (**), le condizioni psichiche-emotive e l'intenzionalità condizionano il giudizio e la pena molto di più di quanto non avvenga per i padri che di regola vengono giudicati e condannati in base a dati oggettivi: reato compiuto ed effetti prodotti.

Già negli anni Settanta, negli Stati Uniti, Philip Resnick osservava una netta tendenza a considerare "malate" più che "assassine" le donne che uccidevano i propri figli, con il risultato che il 68% finiva in ospedale psichiatrico e solo il 27% in prigione. Per i padri assassini la proporzione era invertita: il 72% in prigione o dal boia e il 14% in manicomio.

Anche in Italia, da uno studio svolto dal Centro Studi Psicologia Applicata sulle perizie psichiatriche disposte per i reati contro la persona nel periodo compreso tra il 1978 e il 1994, emerge l'assoluta prevalenza di femmine (13 contro 5 degli uomini) nell'uccisione dei figli, reato che rappresentava il 54% degli omicidi femminili. In questi casi le femmine non erano mai giudicate capaci di intendere e di volere mentre gli uomini risultavano in possesso delle proprie facoltà, dunque imputabili, nel 40% dei casi.

Stessa violenza, due pesi e due misure.




(*) In tutto il regno animale, quando la femmina deve investire più calorie e rischi in ogni nuovo nato (nel caso dei mammiferi per tutta la gravidanza e l'allattamento), investe anche di più nel suo accudimento dopo la nascita: rimpiazzare un figlio, infatti, è più costoso per la femmina che per il maschio.
La differenza di investimento si accompagna a una maggiore competizione fra i maschi per le occasioni di accoppiamento, perché accoppiarsi con molti partner dà più probabilità di moltiplicare il numero di figli di un maschio che di una femmina. Quando il maschio medio è più grosso della femmina media (come avviene fra gli esseri umani), questo rivela una storia evoluzionistica di maggiore competizione dei maschi per le occasioni di accoppiamento. E a una storia di selezione per competizioni a posta alta rimandano anche altri tratti fisici degli uomini, come la pubertà più tarda, la superiore forza fisica e la vita mediamente più breve.

(**) Studi condotti negli USA, hanno dimostrato che nel 65% dei casi, le madri infanticide uccidono dei neonatI anziché delle neonatE.
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Vecchio 13-03-2008, 20.46.50   #8
misterxy
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Riferimento: Violenza al maschile e al femminile

Citazione:
Originalmente inviato da nevealsole
Anche la ex di un amico spesso lo ha preso a schiaffi, anche in pubblico, con una ferocia mai vista.
Io ho cercato di fargli capire che quella reazione doveva venire da lontano, non avendo niente a che fare con loro: perché chi usa la violenza in modo così "spontaneo", secondo me, viene da una scuola di violenza che non so neppure se consenta un recupero.
L'unico mezzo, in queste situazioni, è andarsene.
Perché restare a lungo in un contesto in cui si sente di subire un torto porta a reagire.
Anche la moglie di un mio amico, anni fa (quando non erano ancora sposati), rifilò in pubblico un violento schiaffo al suo futuro marito, perché "si era permesso di fermarsi a salutarla in occasione della festa della donna e in presenza delle sue amiche"... (una "barzelletta"...).

Come ebbi modo di dire al mio amico:"Con me non ci avrebbe mai provato e sai perché? Perché conoscendomi, avrebbe saputo già prima, che sarebbe sicuramente finita KO"...

Infatti a me non è mai capitato di subire alcuna violenza fisica dalle mie ex partner (...), così come non ne ho mai inferte.
O meglio, c'è un episodio risalente a 16 anni fa, quando una ex mi dette uno "scappellotto" in testa, perché irritata da certi miei discorsi.
Allorché (visto che eravamo in auto) misi la freccia, accostai, la puntai dritto negli occhi e le dissi:"Se te ne do uno io t'addormento".
E lei:"Ma che ti sei arrabbiato?".
Ed io:"No, ti ho semplicemente avvertita, perciò vedi un po' te"...
... non ci provò più.
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Vecchio 14-03-2008, 11.28.34   #9
nevealsole
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Violenza al maschile

Credo che questo sarà il mio ultimo intervento in questa discussione, che come immaginavo è stata strumentalizzata, ma lo lascio comunque, per rendere testimonianza.
Io conosco donne che hanno alzato le mani, tentando di rifilare al partner qualche schiaffo.
L’ho raccontato con molta onestà.
Conosco anche quegli uomini, sono uomini miei amici, sono uomini come ne frequento io: uomini che conoscono il significato della parola rispetto.
Alle volte, come prima o poi capita a tutti, hanno scelto la donna sbagliata (e qui potrei aprire apposita discussione:”perché gli uomini preferiscono le arpie?”, ma sarebbe una battuta poco pertinente con la serietà del tema trattato).
Poi ci sono altre tipologie di uomini, e altre tipologie di donne.
Poi ci sono cose che nella vita, per qualche strano caso, ti accadono anche se apparentemente non ti appartengono e non hanno fatto parte della tua crescita.
Lo sguardo di cui parla Mrxy lo conosco bene, lo hanno rivolto anche a me.
Per questo il suo racconto mi ha spaventato, anche se mi auguro di non essere in presenza di un uomo che picchia le donne, anche se ammetto di averlo ipotizzato.
In ogni caso, quello sguardo lì, come detto, lo conosco bene per averlo subito.
Io lo chiamo intimidatorio.
E’ fatto per rimettere al proprio posto qualcuno che non si è comportato come si sarebbe preteso, si basa su una relazione di forza e tende a ripristinare la relazione di forza.
Ora, siccome io non sono una che si fa intimidire tanto facilmente, ho messo incoscientemente a rischio la mia vita, perché quello sguardo l’ho ricambiato con spavalderia dicendo: “non mi fai paura, toccami e se non mi ammazzi stai certo che ti denuncio”.
Tremavo come una foglia e non ho dormito per giorni.
E’ qualcosa che né intendo provare nuovamente né consiglio ad altri, perché di fatto mette a rischio la propria incolumità, in modo grave.
L’unica risposta, in queste situazioni è tacere, e rientrati a casa fare le valige.
Quando uno conosce e descrive la violenza, per averla subita da maschio in crescita, dovrebbe anche porsi il problema di come rispondere alla vita, rompendo il karma: cambiare il modo di rispondere alle situazioni.
A questo punto, per parità, e per non fare cadere nel ridicolo la discussione, sostenendo che la violenza fisica sugli uomini da parte delle donne assume proporzioni bibliche, porto esempi di violenza al maschile.
C’era una amica, tanti anni fa, con cui uscivamo.
Aveva un marito delizioso ed un bambino altrettanto carino che pendevano dalle sue labbra.
Ha conosciuto un uomo sul lavoro, un “bello e dannato”.
E così ha tradito il marito, e frequentato il tipo. Già lui nel mezzo degli amplessi le tirava qualche schiaffo, ma che vuoi la “passione”.
Il marito, messo a conoscenza della cosa, molto civilmente ha cercato di ricomporre la famiglia, invitandola a restare.
Lei ha seguito la sua bella idea di “passione”, mollato il figlio al marito, e ricostruito la vita con il “bello e dannato”.
O meglio, si è distrutta la vita con lui, che è risultato essere insanamente geloso.
Gli schiaffi si sono moltiplicati, sono diventati calci e pugni in faccia, lui ha cominciato a bere, poi ha cominciato a bere lei.
Poi lei ha perso il lavoro e lui ha perso il lavoro.
Lui ha iniziato una nuova storia, le ha messo le valige alla porta, e dalle ultime notizie riferitemi, lei non le prende più perché se ne sta da sola in una stanza in affitto, si dice persino che abbia anche iniziato a “fare la vita”.
Ovviamente, dietro tutto questo, dal mio punto di vista, c’è un odio profondo per se stessi.
Evidenzio però che mentre un uomo che beve e mena è perfettamente in grado di trovare una crocerossina, una donna che beve e non ha più niente resta sola, o al più, si mette a fare la vita.
Un’amica di mia mamma, con marito geloso ossessivo, è terrorizzata dall’adolescenza delle figlie: ha paura che le massacri di botte per non farle uscire.
Una mia amica, sventolona del nord Europa, pur potendo avere tutti gli uomini che vuole, se ne è scelto uno che per passatempo la riempie di schiaffi e calci: e se provi a convincerla a voltare pagina dice sì ma poi non lo fa… perché non si sente in grado di farcela da sola.
Ed è difficile aiutare, difficilissimo, perché quando ti trovi a dover ospitare qualcuno consapevole che il fidanzato arriverà a fare una scenata sotto casa tua… diventi abbastanza egoista, e pensi che le botte – in fondo – le prende lei e non tu.
E con gli esempi mi fermo qui, sottolineando che mi sembrava di aver capito che degli argomenti si possa parlare solo se li abbiamo vissuti, e non per statistiche, come mi era stato detto altrove, visto che le notizie sono strumentalizzate (o forse sono strumentalizzate in un verso soltanto?).
Io, nella cerchia delle mie amicizie maschili, non conosco violenti… per il semplice motivo che ho imparato a riconoscerli, e li evito accuratamente, e certo non li ritengo amici.
Condivido quanto dice Valerio, che sarebbe importante non scappare ma aiutare l’altro nel percorso verso il cambiamento: dipende molto da cosa c’è dentro ognuno di noi e da chi abbiamo alle spalle.
Perché se c’è una famiglia che ha insegnato dei valori, c’è possibilità di recupero.
Se i valori insegnati sono stati solo odio e prevaricazione, io non so quanto e se sia possibile il cambiamento, in quei casi, dal mio punto di vista, si chiamano “miracoli”, e arrivano da Dio.
nevealsole is offline  
Vecchio 14-03-2008, 12.57.59   #10
Valerio2
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Riferimento: Violenza al maschile e al femminile

Cara Neve, pensare che una donna picchi un uomo può farmi sorridere, ma pensare ad un uomo che picchi una donna mi riempie di orrore.

Non solo per le conseguenze ben più gravi a livello sanitario, quanto all'abbrutimento di una situazione di vita familiare.

Non riesco proprio ad accettare che in una coppia si possa arrivare da parte dell'una ad offendere in misura così profonda l'uomo che dovrebbe essere al centro della sua vita e da parte dell'altro a rispondere con un atto di violenza rivolta verso quella che dovrebbe essere il suo gioiello, un tesoro da difendere ad ogni costo, la sua compagna per la vita.


Tu concludi dicendo

Citazione:
Condivido quanto dice Valerio, che sarebbe importante non scappare ma aiutare l’altro nel percorso verso il cambiamento: dipende molto da cosa c’è dentro ognuno di noi e da chi abbiamo alle spalle.
Perché se c’è una famiglia che ha insegnato dei valori, c’è possibilità di recupero.
Se i valori insegnati sono stati solo odio e prevaricazione, io non so quanto e se sia possibile il cambiamento

Mah, non so se sia recuperabile uno che provenga da una famiglia che gli ha dato dei valori. A meno che non sia stata una esplosione assolutamente imprevedibile e non ripetibile.

Forse è più recuperabile chi proviene da una realtà violenta; può essere portato a conoscere valori che non aveva e a condividerli, può imparare a dominare la propria violenza. Questo è il pane quotidiano degli educatori delle comunità di recupero sociale.

Ma chi è stato allevato nel rispetto della persona, del prossimo, e cade in questo abbrutimento così odioso, cosa gli vai a dire che già non sappia?
Valerio2 is offline  

 



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