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Vecchio 27-05-2008, 15.07.32   #1
ornella
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Femminismo

Femminismo


Uno dei simboli del movimento delle donne in germania dagli anni '70Con il termine femminismo, in modo semplificativo, si può indicare

la posizione di chi sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne sono state e che tuttora sono, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate;
la convinzione che il sesso biologico non dovrebbe essere il fattore pre-determinante che modella l'identità sociale o i diritti sociopolitici o economici della persona;
il movimento politico che ha rivendicato e rivendica pari diritti e dignità tra donne e uomini e che –in vari modi- si interessa alla comprensione delle dinamiche di oppressione di genere.
Il femminismo è, di fatto, un movimento complesso ed eterogeneo, che si è sviluppato con caratteristiche peculiari in ogni paese ed epoca. Molti fattori contribuiscono a definire e ri-definire il concetto di femminismo e le pratiche politiche ad esso connesse ( ad esempio classe, etnia, orientamento sessuale). Al suo interno ci sono quindi diverse posizioni e approcci teorici, tant’è che ad oggi alcune studiose, teoriche e/o militanti femministe parlano di ‘femminismi’.

Vi sono teorie contrastanti riguardo all'origine di questa subordinazione ed in merito al tipo di percorso da portare avanti per liberarsene: se lottare solo per le pari opportunità tra uomini e donne o anche sulla necessità o meno di criticare radicalmente le nozioni di "identità sessuale" e "identità di genere, oppure per eliminare alla radice i ruoli, la subordinazione e/o l'oppressione femminili.

Il femminismo è criticato dalle correnti "antifemministe" del "movimento degli uomini".

Tratto da Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Femminismo


Nel femminismo si cerca una parità dei sessi, non la supremazia.
E' da considerarsi un errore di percorso qualsiasi atto o legge che di fatto ribalti la situazione. Ciò ovviamente non è intrinseco nel femminismo.
Nel maschilismo è intrinseca la volontà di dominio e supremazia dell'uomo sulla donna.
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Vecchio 27-05-2008, 16.38.17   #2
Sùmina
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Riferimento: Femminismo

Citazione:
Il femminismo è criticato dalle correnti "antifemministe" del "movimento degli uomini".

Presente!

Le teorie egualitarie

Il pensiero egualitario considera uomini e donne aventi pari dignità e non sostiene alcuna forma di superiorità di genere. A differenza delle correnti mitopoetiche, fonda i propri principi non su valori sacri o spirituali, ma su argomentazioni di tipo giuridico e dei diritti con riferimenti scientifici, sostenendo che le differenze di genere siano inerenti alla natura umana.

Questa linea di pensiero ritiene che le femministe che considerano le differenze di genere come una oppressiva costruzione artificiale, stanno conducendo un esperimento fallace, tentando di eliminare queste differenze ineliminabili forzando la legislazione e l'informazione per "rieducare" una popolazione unisex con nette discriminazioni sessiste contro il genere maschile.
Le discriminazioni sessiste proprie del femminismo hanno avuto un ruolo nel fomentare il conflitto di genere che sfocia negli alti tassi di divorzio, nell'alienazione dei generi, nello sciovinismo femminile, nella disintegrazione della famiglia, nel fenomeno dei figli senza padre, nell'abbandono scolastico e bullismo, nella tossicodipendenza, nel consumismo, nelle gravidanze adolescenziali, nei suicidi maschili e generale perdita di autostima dei maschi.

Inoltre ritengono che non abbia portato maggiore felicita' alle donne che sono state forzate a seguire modelli non naturali alle profonde aspettative psichiche femminili, di fatto incrementando la competizione e la insoddisfazione di entrambi i generi.

I critici delle leggi che impongono "discriminazioni positive" a favore delle donne sostengono che queste leggi sono state concepite basandosi su falsi dati prodotti dalla ideologia femminista, che queste leggi forzano situazioni non sostenibili e discriminano nettamente gli uomini e quindi sono contrarie ai dettati costituzionali di quasi tutti gli stati del mondo.

Mentre alcune femministe si battono per eliminare il maschio dalla famiglia e dalla cura dei figli, le teorie egualitarie ritengono che sia necessario un bilanciato coninvolgimento di entrambi i genitori per una crescita equilibrata dei figli. Con la critica al patriarcato si usa un pretesto per privare gli uomini e i figli maschi di diritti fondamentali basandosi su una visione ideologicamente negativa dell'universo maschile per sostituire il patriarcato con un matriarcato forzato dallo stato.

In Italia uno dei principali movimenti equalitari maschili è Uomini 3000 di Rino Dalla Vecchia Barnart.

http://it.wikipedia.org/wiki/Movimenti_maschili
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Vecchio 27-05-2008, 16.42.23   #3
frollo
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Purtroppo la mia storia personale non mi ha portato né in contatto con troppe donne, né tantomeno in competizione con loro. Il mio primo lavoro è stato in un cantiere in cui su 3000 lavoratori c'erano una decina di donne distribuite tra le varie ditte, con incarichi marginali. Poi ho sempre lavorato in solitudine. All'università su 100 iscritti nella mia facoltà (ingegneria), solo 5 o 6 erano donne (e quasi tutte brutte, aggiungo).
Insomma, non ho incrociato troppe donne nei miei 26 anni di attività universitaria/lavorativa, quindi non posso parlare di discriminazioni in un senso o nell'altro con completa padronanza degli argomenti.
Quello che posso dire con certezza è che all'Università, le donne erano sicuramente favorite rispetto agli uomini. In una facoltà in cui sono tutti maschi, compresi i professori, c'è una "considerazione" particolare ogni volta che si presenta una donna. Se è poi è pure carina, scatta un meccanismo perverso che obnubila la capacità di un giudizio equilibrato. Ho visto dare dei 28 a degli esami che se li avesse sostenuti un uomo sarebbe stato bocciato. Ho visto trattare con cortesia e amorevolezza studentesse che dopo una scena muta, venivano invitate a studiare un po' meglio e a tornare la volta successiva. Per esami simili, invece, ai maschi "volava" il libretto fuori della finestra e partivano urla bestiali del tipo: "Lei è un idiota! Non si presenti più per almeno altri 6 mesi!".
Sul lavoro invece, trovo che le donne siano decisamente più carrieriste, competitive e cattive, rispetto agli uomini. Non so se siano discriminate, probabilmente si e certamente per lavori di medio, basso profilo. Sicuramente esistono ancora datori di lavoro che non assumono donne per il rischio connesso alle possibili maternità. Ma per profili alti, questo discrimine cala parecchio. Penso che sia perchè se una donna decide per la carriera e l'impegno lavorativo, probabilmente sceglie anche, implicitamente e almeno per un po' di rinunciare alla famiglia. Non è un caso che molte "dirigenti" siano single, o separate, o senza figli. Questo aspetto è quello che non apprezzo per nulla in una donna -e francamente nemmeno in un uomo- perchè io non sacrificherei mai la mia vita affettiva per la carriera. In ogni caso tra le donne, "la specie in carriera" è sicuramente la peggiore, per me, perchè ai miei occhi perde tutte le caratteristiche di femminilità, di seduzione, di dolcezza, che rendono la donna affascinante, per assumerne altre più ruvide e tipicamente maschili, paradossalmente persino più esasperate che nei maschi!
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Vecchio 27-05-2008, 18.35.48   #4
misterxy
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Citazione:
Originalmente inviato da ornella
Femminismo

la posizione di chi sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne sono state e che tuttora sono, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate;
[...]

Vi sono teorie contrastanti riguardo all'origine di questa subordinazione ed in merito al tipo di percorso da portare avanti per liberarsene: se lottare solo per le pari opportunità tra uomini e donne o anche sulla necessità o meno di criticare radicalmente le nozioni di "identità sessuale" e "identità di genere, oppure per eliminare alla radice i ruoli, la subordinazione e/o l'oppressione femminili.
[...]


Tratto da: IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Le «celle di vetro» del sesso a completa disposizione

4 Le professioni mortali: «Il corpo è mio, ma non lo gestisco io»
Gli uomini non sono esseri viventi ma esseri facenti.
Sentiamo ripetere spesso che le donne sono relegate a fare lavori malpagati, senza sbocco, in ambienti di lavoro miserabili come le fabbriche. Ma allorché The Jobs Related Almanac classificò 250 mestieri, dal migliore al peggiore, basandosi su una combinazione di fattori come stipendio, stress, ambiente di lavoro, prospettive, sicurezza e fatica fisica, si rilevò che 24 dei 25 mestieri peggiori erano svolti quasi esclusivamente da maschi (Il venticinquesimo mestiere, per metà svolto dalle donne, era la danza professionale che, come il calcio professionale., indubbiamente era in coda per la scarsa sicurezza, le scarse prospettive, l’elevato tasso di infortuni e l’elevato livello di stress). Qualche esempio: camionisti, lattonieri, conciatetti, costruttori di caldaie, boscaioli, carpentieri, muratori o capisquadra, operatori di macchinari per l’edilizia, giocatori di calcio, saldatori, costruttori di mulini, metallurgici. Questi «mestieri peggiori» hanno tutti un elemento in comune: dal 95 al 100 per cento toccano agli uomini.
Ogni giorno muoiono sul lavoro tanti uomini quanti mediamente ne morivano in Vietnam in una giornata. In sostanza, gli uomini sono chiamati tre volte alla leva: per tutte le guerre, come guardia del corpo gratuita e per tutti i mestieri pericolosi, o «professioni mortali». Gli uomini si sentono sempre psicologicamente richiamati.
Come le donne forniscono l’utero per creare i bambini, spesso gli uomini forniscono il grembo finanziario per mantenere i bambini. Molti sono spinti a scegliere professioni mortali proprio per fornire questo grembo finanziario. Il motto non detto delle professioni mortali è: Il corpo è mio, ma non lo gestisco io.

Le professioni mortali: la più grande «cella di vetro» degli uomini
«Nel 94 per cento degli incidenti mortali sul lavoro sono coinvolti gli uomini.»
«Negli Stati Uniti il tasso di mortalità maschile sul lavoro è dalle tre alle quattro volte superiore a quello del Giappone. Se negli USA il tasso fosse quello giapponese, salveremmo ogni anno la vita di circa 6000 uomini e 400 donne.»
«Negli Stati Uniti c’è un solo ispettore che controlla la sicurezza delle condizioni di lavoro per ogni sei addetti al controllo della pesca e della caccia.»
«Negli Stati Uniti la sicurezza sul lavoro non è ancora uno dei corsi richiesti per conseguire un master in economia.»
«Nel corso di ogni ora lavorativa, un operaio edile perde la vita negli Stati Uniti.»
«Più un mestiere è pericoloso più è massiccia la presenza di uomini. Alcuni esempi:
Occupazioni pericolose
Pompieri 99% maschi
Taglialegna 98% maschi
Camionisti 98% maschi
Operai edili 98% maschi
Minatori 97% maschi
Occupazioni sicure
Segretari 99% femmine
Receptionist 97% femmine
Uno dei motivi per cui i mestieri svolti dagli uomini sono meglio pagati, è che sono anche più pericolosi. Il supplemento di paga potrebbe essere definito «indennità per la professione mortale». E, nell’ambito di una data professione mortale, quanto più
un incarico è pericoloso tanto più probabilmente sarà affidato a un uomo.
Entrambi i sessi contribuiscono a creare quelle invisibili barriere che poi tutti e due sperimentano. Esattamente come il «soffitto di vetro» descrive l’invisibile barriera che tiene le donne lontane dai mestieri meglio pagati, così la «cella dì vetro» descrive l’invisibile barriera che costringe gli uomini ai mestieri più pericolosi.
Il popolo delle celle di vetro sta attorno a noi. Ma poiché sono i nostri uomini di seconda scelta, li rendiamo invisibili. (Quante volte abbiamo sentito dire a una donna: «Ho conosciuto un dottore…» ma mai: «Ho conosciuto uno spazzino…»)
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Vecchio 27-05-2008, 18.40.28   #5
misterxy
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IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.
Potere netto
«L’U.S. Census Bureau rileva che le donne capifamiglia hanno un’entrata netta che è il 141 per cento di quella degli uomini capifamiglia.»
(Il valore delle statistiche sul netto è che ci consentono di valutare che cosa a lui e a lei resta una volta adempiuti i rispettivi obblighi finanziari. Il netto medio delle donne è di 13.885 dollari, quello degli uomini di 9883 dollari. Ciò accade perché, sebbene i capifamiglia maschi abbiano entrate lorde più elevate, hanno anche obblighi economici molto più pesanti. È più probabile che siano loro a mantenere la moglie, o la ex moglie, e non le mogli a mantenere loro, e pertanto con le entrate devono provvedere a sé, alla moglie e ai figli - non solamente al cibo e alla casa, ma anche all’istruzione, le assicurazioni e le vacanze. Il divorzio spesso significa che la donna ottiene la casa, che l’uomo paga, e anche la custodia dei figli, che l’uomo mantiene. L’obbligo per la donna di passare più tempo con i figli fa sì che guadagni meno, mentre l’uomo guadagna di più ma spende anche di più.)
«In quell’1,6 per cento di persone ricchissime che fanno parte della popolazione americana (quelle con disponibilità di 500.000 dollari e oltre), il patrimonio netto delle donne è superiore a quello degli uomini.»
Com’è possibile che tante delle persone più ricche siano donne, se poi le donne non occupano nessun posto chiave nelle società? In parte perché scelgono gli uomini che quei posti occupano, e a loro sopravvivono. E in parte perché possono spendere di più e hanno meno obblighi finanziari…
Il potere di spendere
Uno studio sui grandi centri di vendita (compresi i negozi di abbigliamento maschile e di articoli sportivi) ha rilevato che lo spazio riservato agli articoli femminili è in genere sette volte superiore a quello riservato agli uomini. Entrambi i sessi comprano di più per le donne. La chiave della ricchezza non è quanto si guadagna, ma piuttosto quanto si spende per sé, a propria discrezione - o quanto viene speso per noi, su nostro suggerimento.
Nell’insieme, le donne controllano i consumi con ampio margine e quasi in ogni settore. Con il potere di spendere arrivano altre forme di potere. Il controllo sulla spesa da parte delle donne dà loro il controllo sui programmi televisivi, perché la TV dipende dagli sponsor. Quando a ciò si aggiunge il fatto che le donne guardano di più la TV in tutti i momenti liberi, è chiaro che gli spettacoli non possono permettersi di mordere la mano che li nutre. Le donne sono per la televisione quello che i boss sono per i dipendenti. Il risultato? La metà dei 250 film girati per la televisione nel 1991 mostrava le donne come vittime - sottoposte a «una qualche forma di maltrattamento fisico o psicologico».
Il «gap negli oneri finanziari»
Al ristorante, gli uomini pagano per le donne all’incirca dieci volte più spesso di quanto non tocchi alle donne, e più il ristorante è costoso più di frequente è l’uomo a pagare. Capita spesso che una donna dica: «In fondo, gli uomini guadagnano di più». Ma quando due donne vanno insieme al ristorante, nessuna delle due dà per scontato che sarà quella che guadagna di più a pagare il conto. L’aspettativa che gli uomini spendano di più per le donne crea il «gap negli oneri finanziari».
Ho avuto una prima avvisaglia di questo gap ripensando al mio primo appuntamento. Quando ero un teenager, mi piaceva fare il baby-sitter. (Amavo davvero i bambini, e inoltre era l’unico modo per essere pagato per svuotare il frigorifero!) Ma poi arrivò l’età dei primi appuntamenti. Purtroppo, come baby-sitter mi pagavano solamente 50 cent l’ora. Per tagliare l’erba, invece, si guadagnavano 2 dollari l’ora, ma io detestavo tagliare l’erba. (Vivevo nel New Jersey, dove le cimici, l’umidità e il sole di mezzogiorno rendevano quest’operazione decisamente molto meno gradevole della razzia di un frigorifero.) Ma non appena passai ai primi appuntamenti, cominciai anche a dedicarmi al taglio dell’erba.
Per i ragazzi, tagliare l’erba è una metafora del fatto che dobbiamo imparare presto a fare i lavori che ci piacciono meno solo perché rendono di più. Negli anni del ginnasio, i ragazzi cominciano a reprimere l’interesse per le lingue straniere, per la letteratura, la storia dell’arte, la sociologia e l’antropologia perché sanno che un laureato in storia dell’arte guadagna meno di un ingegnere. In parte a causa della prospettiva di futuri obblighi finanziari (con buone probabilità dovrà mantenere una donna, mentre non può aspettarsi di essere mantenuto da una donna), negli Stati Uniti 1′85 per cento degli studenti che frequentano la facoltà di ingegneria è costituito da maschi; oltre l’80 per cento degli studenti della facoltà di storia dell’arte sono invece femmine.
La differenza di stipendio tra una insegnante di storia dell’arte femmina e un ingegnere maschio sembra una forma di discriminazione, mentre in realtà entrambi i sessi sanno già in anticipo che una laurea in ingegneria rende di più. In effetti, la donna ingegnere che comincia a lavorare senza avere alcuna esperienza, guadagna mediamente 571 dollari all’anno in più della controparte maschile.
In breve, gli impegni finanziari che inducono un uomo a scegliere una carriera che gli piace di meno ma rende di più sono un segno di impotenza e non di potere. Ma quando s’impegna in quel lavoro, spesso le donne danno per scontato che pagherà lui perché «dopo tutto, guadagna di più». Pertanto, le aspettative di entrambi i sessi rafforzano la sua impotenza.
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Vecchio 27-05-2008, 19.04.43   #6
frollo
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Mi sembra singolare che fare il calciatore sia considerato uno tra i 25 peggiori lavori possibili. Forse c'è un errore di traduzione e il "football player", non è il nostro calciatore, ma il giocatore di football americano, che fa uno sport diverso. Anche le calciatrici infatti, mi sembrano numerose.
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Vecchio 27-05-2008, 20.10.59   #7
misterxy
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IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Era dunque un mondo dominato dal maschio, patriarcale e sessista?
Io governo gli ateniesi, e mia moglie governa me. Temistocle, 528-462 a.C.
Patriarcato contro matriarcato: struttura governativa contro struttura famigliare
Di grazia, lei può tagliare la testa a un uomo se quest'uomo è uno scapolo, ma non può farlo se è un uomo sposato, perché un uomo sposato è di una donna, perciò tagliare la testa di un uomo sposato è tagliare la testa di una donna, ed io non posso tagliare la testa di una donna.
William Shakespeare, Misura per misura
Quando affermiamo di aver vissuto nel patriarcato, pensiamo a un governo o a una struttura di potere dominati dal maschio. Dimentichiamo che la famiglia ebbe almeno altrettanto potere nella vita quotidiana della gente, e che la famiglia era dominata dalla donna. Dimentichiamo che anch'essa era una struttura di potere. Come abbiamo visto, peraltro, quasi tutte le donne avevano un ruolo primario nella struttura famigliare dominata dalla donna; soltanto in una piccola percentuale gii uomini avevano un ruolo primario nelle strutture governative e religiose dominate dal maschio.
Sebbene spesso la casa fosse per un uomo più un mutuo da pagare che un castello da abitare, è sempre stata una caratteristica degli uomini quella di rispettare il predominio, anche se un'altra parte di loro era consapevole della subordinazione...
Se prendersi una moglie per la vita in un'istituzione chiamata matrimonio fosse un segno di privilegio maschile, allora perché la parola husband (marito) deriva dal termine germanico che significa casa e da un'antica parola norvegese che significa «legame» o «vincolo»? Perché deriva anche da parole che significano «un maschio per l'accoppiamento», «uno che lavora la terra» e «il maschio nella coppia di animali inferiori»? E se il matrimonio fosse per le donne un peso così tremendo come molte femministe sostengono, come mai è al centro delle fantasie femminili nei miti e nelle leggende del passato, o nei romanzi rosa e nelle soap opera dei giorni nostri?
I ragazzi di Sparta che venivano privati della famiglia erano deprivati, non privilegiati. I ragazzi privati dell'amore delle donne finché non rischiavano la vita sul lavoro o in guerra, erano anch'essi deprivati - o morti. Addestrare i ragazzi a uccidere altri ragazzi era considerato morale se serviva alla sopravvivenza, e immorale solamente quando era una minaccia per la sopravvivenza. Sotto questi aspetti, il «patriarcato» creò la deprivazione maschile e la morte dei maschi, non un privilegio per i maschi.
Comunque, resta il fatto che non abbiamo mai vissuto nel patriarcato o nel matriarcato bensì in una combinazione dei due all'interno di ogni società. Non esisteva un predominio maschile, ma un predominio maschile e femminile - una divisione del predominio che rifletteva la divisione dei ruoli -, ogni sesso era «predominante» nell'ambito in cui aveva responsabilità e rischiava la vita - predominante là dove era anche subordinato.
Come i privilegi maschili, anche i privilegi femminili (essere protette senza uccidere o essere uccise) erano i premi riservati a un ruolo ben interpretato. Entrambi i sessi erano ricompensati con l'«identità» se si comportavano bene; puniti con ì'invisibilità se fallivano e con la morte se protestavano. Il paradosso della mascolinità era che gli uomini che riuscivano meglio nel ruolo erano detti capi. In realtà, non erano tanto capi quanto seguaci di un programma definito leadership.
Insomma, non si può più parlare di patriarcato soltanto, o di predominio maschile, così come non si può parlare di matriarcato o di predominio femminile. In realtà, non si trattava né dell'uno né dell'altro. Ma di tutti e due.

Come si possono definire il patriarcato e il matriarcato?
Allora, come definire il patriarcato? Forse può essere meglio definito come ambito maschile del dominio, della responsabilità e della subordinazione in una data cultura, rafforzato dai due sessi al fine di servire i bisogni di sopravvivenza dei due sessi.
Come definire il matriarcato? Come l'ambito femminile di dominio, responsabilità e subordinazione in una data cultura, rafforzato dai due sessi al fine di provvedere ai bisogni per la sopravvivenza dei due sessi.
Ma ormai il patriarcato è troppo strettamente associato a una definizione dell'uomo come essere malvagio, per poter usare tale termine senza questa connotazione. Un suggerimento: eliminiamolo dall'uso. Descrivendo una società, illustriamo quali ruoli avevano i due sessi per mantenerne in vita i membri. Allora scopriremo una diversità, invece di suggerire l'idea di una congiura.
Una pecca del femminismo è la convinzione che predominio e sessismo fossero una strada a senso unico. A questo proposito il femminismo fu un movimento molto tradizionale: conservò la certezza di fondo che gli uomini fossero responsabili, sapessero cioè quello che stava accadendo, e le donne no. Il che, oltre a essere falso, implica che le donne siano costituzionalmente inferiori o stupide. Posizione decisamente paradossale per il movimento femminista. Forse altrettanto importante della convinzione che gli uomini fossero responsabili della schiavitù delle donne era l'altra faccia della medaglia, e cioè la certezza che sarebbe arrivato a liberarle un principe azzurro. In realtà, entrambi i sessi erano tenuti a fare ciò che avrebbe mantenuto in vita la generazione successiva.
misterxy is offline  
Vecchio 27-05-2008, 22.21.56   #8
Pipoca
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Una visione ambisex:

da quando, facendo due conti, si resero conto che la più grande fetta di mercato erano le donne, il consumismo le elevò;

da quando, facendo due conti, si resero conto che le donne lavoravano comunque, ma in nero, ricevettero tutti gli on e/o ri fiscali;

ma tutto questo, con un saggio equilibrio:

le donne in carriera, sono sinonimo di persona fredda e dura, opportunista e arrivista, frigida e sterile e con enormi traumi sentimentali;

gli uomini che non mettono a repentaglio la vita, dei mollaccioni;

le donne che non lavorano, delle mantenute;

gli uomini che non lavorano, degli alcolisti violenti.

[Buon cinema americano docet]


La continua guerra tra il popolo e se stesso, un sano odio verso la diversità inesistente, ma ambivalentemente dimostrabile ed a portata di mano, è sempre molto più comoda ed opportuna, per offuscare le menti e sviare dalla vera causa dell'ingiustizia.
Il solito motivo: è sempre meglio un sano scompiglio tra schiavi per i minimi diritti e/o doveri reciproci, che una sana consapevolezza della diversità inesistente, ma sicuramente dimostrabile dal padrone.

La soluzione che stia forse nel ragionarne insieme?
Pipoca is offline  
Vecchio 28-05-2008, 08.25.19   #9
frollo
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Le diversità tra uomo e donna, Pipoc, ci sono ed è impssibile negarlo. Certo, mi riferisco a quello fisico biologiche, chè dal punto di vista di diritti e dignità non dovrebbero certamente essercene. C'è anche una diversità di ruoli, a parer mio e di attitudini, che è tuttavia innegabile.
Non c'è nulla di male nell'affermare che io so fare meglio una cosa di tante altre, mi sembra. E' chiaro che nessuno può chiedermi di fare solo quello che so fare meglio, ognuno è libero di scegliere nella vita. Rimane il fatto che, secondo me in genere la donna, ha una sensibilità diversa rispetto all'uomo e un'attitudine particolare verso certe cose della vita.
Non mi sembra che ci sia nulla di male in questa considerazione.
Quella che mi appare invece una forzatura è l'idea femminista di parità e uguaglianza non solo di diritti, dignità e opportunità, ma in tutto e per tutto, persino "fisica". E in più questa "contrapposizione" vendicative e astiosa, muro contro muro, verso l'altro sesso, mi sembra che non aiuti la causa (se mai ce ne fosse una) femminile.
Dunque, che le donne facessero quel che vogliono della loro vita: vogliono fare le camioniste? Va bene.
Non è il genere di donna che mi attrae, ma probabilmente attrarrà qualcun altro
frollo is offline  
Vecchio 28-05-2008, 13.19.58   #10
misterxy
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IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

I neri furono costretti, per colpa della schiavitù, ad accettare i mestieri più pericolosi; gli uomini sono costretti, per colpa della socializzazione, ad accettare i lavori più rischiosi. Insieme, schiavi e uomini svolgevano quasi il 100 per cento delle «professioni mortali». Per gli uomini è tuttora così.
Quando gli schiavi cedevano il posto ai bianchi, parlavamo di servilismo; quando gli uomini cedono il posto alle donne parliamo di buone maniere. E consideravamo un segno di servilismo il fatto che gli schiavi si alzassero immediatamente quando il padrone entrava nella stanza; ma diventa una dimostrazione di cortesia se degli uomini si alzano quando entra una donna. Gli schiavi s’inchinavano al padrone; nelle culture tradizionali tuttora gli uomini salutano le donne con un inchino. Lo schiavo aiutava il padrone a infilarsi il cappotto; l’uomo aiutava la donna a infilarsi il cappotto. E lo fa ancora. Questi simboli di deferenza e di servilismo sono comuni agli schiavi, nei confronti dei padroni, e agli uomini, nei confronti delle donne.
Più frequentemente dei bianchi, i neri sono dei senzatetto; più frequentemente delle donne gli uomini non hanno casa. I neri vanno in prigione più dei bianchi; gli uomini vanno in galera in misura venti volte superiore rispetto alle donne. I neri muoiono più giovani dei bianchi; gli uomini muoiono più giovani delle donne. I neri vanno meno dei bianchi al college e in numero inferiore prendono la laurea. Gli uomini frequentano il college meno delle donne (46 contro 54 per cento) e in numero inferiore si laureano (45 contro 55 per cento).
L’apartheid costrinse i neri a lavorare nelle miniere di diamanti per i bianchi; la socializzazione prevede che gli uomini fatichino in maniere differenti per comprare diamanti alle donne. Mai nella storia si è avuta una classe dirigente che lavora per poter offrire diamanti agli oppressi, nella speranza di ricevere da loro più amore.
I neri più dei bianchi vanno volontari in guerra nella speranza di guadagnare bene e di apprendere; per gli stessi identici motivi gli uomini più delle donne vanno volontari in guerra. I neri più dei bianchi tendono a sottomettersi alla violenza infantile della boxe e del calcio nella speranza di guadagnare denaro, rispetto e amore; con le medesime speranze gli uomini più delle donne si sottopongono alla violenza infantile della boxe e del calcio.
Le donne costituiscono l’unico gruppo «oppresso» che cresce grazie a un proprio membro privato della classe degli «oppressori» (detto padre) che lavora per loro. Tradizionalmente, la classe dirigente aveva delle persone che lavoravano per lei: si chiamavano schiavi.
Tra gli schiavi, lo schiavo che lavorava nei campi era considerato uno schiavo di seconda categoria; lo schiavo di casa era invece uno schiavo di prima categoria. Il ruolo maschile (fuori, sul campo) è assai simile a quello dello schiavo che lavorava nei campi, o schiavo di seconda categoria; il tradizionale ruolo femminile (casalinga) è simile a quello dello schiavo di casa - lo schiavo di prima categoria.
I capifamiglia neri hanno entrate nette molto inferiori rispetto ai capifamiglia bianchi; i capifamiglia hanno entrate nette molto inferiori rispetto alle donne capifamiglia. Mai un gruppo oppresso ha guadagnato più dell’oppressore.
Sarebbe assai arduo trovare anche un unico esempio nella storia di un gruppo che detiene oltre il 50 per cento dei voti, e continua a definirsi vittima. O un esempio di oppressi che decidono dì votare per i loro «oppressori» invece di scegliere tra i propri membri coloro che si prenderanno la responsabilità della cosa pubblica. Soltanto le donne costituiscono una minoranza che è una maggioranza; soltanto le donne formano un gruppo che si definisce «oppresso» ed è in grado di controllare virtualmente gli eletti a qualsiasi carica in ogni comunità del paese. Il potere non sta nelle mani di chi assume la carica: il potere è nelle mani di chi sceglie la persona che assumerà la carica. Neri, irlandesi o ebrei non hanno mai avuto oltre il 50 per cento dei voti in America.
Le donne sono l’unico gruppo «oppresso» ad avere i genitori in comune con gli «oppressori» e a essere nato nella classe media o superiore con la stessa frequenza dell’«oppressore»; a possedere più beni culturali di lusso dell’«oppressore»; l’unico gruppo «oppresso» che, grazie al «lavoro non retribuito», può permettersi di comperare la maggior parte dei 50 miliardi di dollari di cosmetici che si vendono ogni anno; l’unico gruppo «oppresso» che spende di più per l’alta moda e per la moda griffata degli «oppressori»; l’unico gruppo «oppresso» che a qualunque ora guarda la TV più degli «oppressori».
Spesso le femministe paragonano il matrimonio alla schiavitù - e la donna, naturalmente, è la schiava. Sembrerebbe un insulto all’intelligenza femminile affermare che il matrimonio è una schiavitù per le donne, quando sappiamo che sono 25 milioni le donne americane che leggono mediamente venti romanzi rosa al mese, spesso sognando il matrimonio. Forse per questo le femministe pensano che 25 milioni di americane abbiano fantasie «di schiavizzazione»? Perché sognano a occhi aperti il matrimonio? È per questo motivo che Danielle Steel è l’autrice più venduta del mondo?
Non è mai esistita una classe di schiavi che abbia passato tanto tempo a sognare di essere schiava e ad acquistare libri e riviste che insegnano «Come indurre un padrone di schiavi a legarsi». Dunque, o il matrimonio è qualcosa di diverso dalla schiavitù, oppure le femministe fanno pensare che le donne non siano molto intelligenti.
La differenza tra schiavi e maschi è che raramente i neri afroamericani considerano la loro schiavitù come «potere», mentre agli uomini hanno insegnato a considerare la loro schiavitù come «potere». In effetti, se gli uomini fossero schiavisti e le donne delle schiave, perché mai gli uomini passerebbero la vita a mantenere le «schiave» e i figli delle «schiave»? Perché non dovrebbero essere le donne a mantenere gli uomini, così come i sovrani erano mantenuti dai sudditi? La consapevolezza dell’impotenza dei neri ci ha consentito di riconoscere come «immorale» quello che facevamo loro, e tuttavia continuiamo a definire «patriottismo» ed «eroismo» quello che fanno i maschi quando uccidono in nome nostro, ma «violenza», «assassinio» e «cupidigia» quando uccidono le persone sbagliate nel modo sbagliato e al momento sbagliato.
Dopo esserci resi conto che ciò che facevamo ai neri era immorale, abbiamo sentito anche il bisogno dì alleviare i nostri sensi di colpa con programmi che apportassero miglioramenti e benessere nella loro vita. Considerando gli uomini come oppressori dominanti che fanno quel che fanno per potere e cupidigia, non ci sentiamo molto in colpa quando muoiono presto. Ma pensando che le donne costituissero una classe di oppressi simili a schiavi, abbiamo esteso alle donne privilegi e vantaggi originariamente destinati a indennizzare i neri.
Gli uomini si sono comportati così perché erano più altruisti, più amorevoli e meno assetati di potere delle donne? No. Entrambi i sessi, in modi diversi, si sono resi «schiavi» l’uno dell’altro.
misterxy is offline  

 



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