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 Esperienze di Vita - Commenti sugli articoli della omonima rubrica presente su WWW.RIFLESSIONI.IT - Indice articoli rubrica
Vecchio 10-10-2011, 14.34.59   #11
nevealsole
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Dialogo con l’IO

Alle volte per rispondere alle mie contraddizioni mi vien voglia di inscenare un dialogo, surreale, tra due realtà che abitano in me: l’Io e l’Ego. L’Io è quello che la sa più lunga, ma non decide quasi mai. Quando viene ascoltato inizia una nuova meta, per un lungo viaggio.
Io: Come hai passato la tua giornata oggi?
Ego: Boh...PC, internet, facebook..
Io: Ha avuto senso spendere così il tuo giorno libero? Credevo di aver capito che dovessi fare un sacco di cose…
Ego: Era comunque un modo per rilassarmi, in fondo chi l’ha detto che si devono fare cose quando si prende un giorno libero..
Io: Per essere esatti lo hai detto tu…
Ego: Impiegavo il tempo, ho come quest’ansia… non succede niente, è tutto fermo, e il tempo passa… ed io non ho quello che voglio..
Io: Non siamo qui per volere ma per imparare, devi lasciare accadere. I cambiamenti richiedono tempo, bisogna pazientare se non si vuole ripercorrere sempre lo stesso copione…
Ego: No il copione l’ho cambiato… prima scrivevo, ora ritraggo immagini.
Io: E come ti sei vista nella bolla di luce?
Ego: Sola.
Io: Quindi cosa è cambiato?
Ego: Niente.
Io: Come detto. Le situazioni cambiano se impari la lezione che portano… hai imparato la lezione?
Ego: Tipo cosa, “lasciar accadere”… non pilotare gli eventi, smettere di ripercorrere gli stessi sentieri?
Io: Continui a sentirti sola?
Ego: Quasi sempre.
Io: E lo sei?
Ego: Quasi mai.
Io: Quindi?
Ego: Percezione soggettiva?
Io: Essere consapevoli vuol dire capire quando è il bambino ferito a parlare. E la bambina ferita non la può curare un bambino ferito. La devi curare tu. Dove lo senti il dolore?
Ego: Quale dolore?
Io: Il dolore per la sua assenza, il dolore per la presenza di un’altra, dove lo senti?
Ego: Alla bocca dello stomaco.
Io: Ecco, appunto… non è amore, è ego. Finché lo senti lì smetti di chiamarlo amore, fai la cortesia.
Ego: Possibile che le cose non vadano mai come voglio io?
Io: Possibilissimo, continui a ripetere gli stessi errori..
Ego: E cosa dovrei fare, sentiamo?
Io: Stai con la tua vita, per quella che è, sentila a pieno. Ti manca la pazienza? Senti che è solo mancanza di pazienza… ed usa il freno, non agire. Stai con l’impazienza ma non lasciare che l’impazienza ti spinga ad azioni che sarebbero uguali a tante altre precedenti. Stai in silenzio. Osserva. Rispetta la tua vita, e quella degli altri.
Ego: E il tempo passa..
Io: Il tempo non esiste, esistono le esperienze, e se non ne capisci il significato continuerai a trovarti davanti sempre le stesse, anche se con volti diversi, per tutta la vita.
Ego: E se lo perdo?
Io: Non puoi perdere ciò che non hai.
Ego: E se invece fosse proprio lui, il mio lui?
Io: Se lo fosse varrebbe la pena pazientare, non credi?
Ego: Detesto aspettare.
Io: E' esattamente il motivo per cui ti sta capitando...
Ego: Scusa ma non eravamo un’anima antica?
Io: Abbastanza antica, non troppo. Porta pazienza…
Ego: Sento un vuoto tremendo.
Io: Impara ad osservarlo, senti da dove arriva, cosa nasconde... e svanirà.
Ego: Ma io lo amo...
Io: Le parole sono importanti, usale con giudizio. Sarebbe un po’ poco l’amore, se fosse solo questo. Non vuoi aspettare di conosce anche l’ombra? Fai già così fatica ad amare la tua.
Ego: Pazienza, pazienza, pazienza, pazienza… e se non torna più?
Io: Allora doveva succedere questo, per indicarti la strada. L’anima vuole fare tutte le esperienze, anche quelle dolorose. Porta pazienza. La pazienza si impara, non viene da sola.
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Vecchio 27-11-2011, 23.31.07   #12
nevealsole
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Cinque monologhi per cinque emozioni

Cinque sono le emozioni naturali nell’uomo: paura, senso di colpa, rabbia, gelosia, amore.
Per andarci dentro, viverle e comprenderle il teatro è un ottimo strumento.
Ho sperimentato, attraverso il teatro, la paura della morte. Forse la più grande, tra le paure.
Quale lo scopo di entrare dentro ad un così grande spavento? L’effetto catartico.
Affrontare la paura della morte per rinascere alla pienezza della vita.
Teatralmente ho lavorato su questo, recentemente, partendo da un monologo.
La mia paura, il mio più stretto nodo alla gola si è manifestato al pensiero di ineluttabilità della morte: la sua muta presenza sul più caro volto.
Non è la mia morte che temo, bensì quella altrui. Nella mia morte temo forse il solo confronto con dolore e solitudine.
Successivamente all’analisi del testo, ci è stato chiesto di inscenare la nostra propria morte, per come desidereremmo avvenisse.
Taluni si sono rifiutati, non potendo neppure avvicinarsi all’idea della propria non esistenza, impossibilitati a controllare lo stato di panico. Altri hanno immaginato una festa, qualcuno espiazione.
E’ stato per me consolatorio scoprire quanto la fede sostenga, ed ho pregato che la grazia di essere salda nella fede mi sia concessa sino all’ultimo istante.
Ho immaginato di addormentarmi, in solitudine, e risvegliarmi accolta da angeli, e da tutte le mie genti già abitanti l’altrove.
Non avevo, e non credevo si sarebbe manifestata, la paura della non esistenza nel mondo materiale. Eppure è arrivata.
E’ arrivato il timore di non lasciar traccia. E’ riapparso un ricordo del funerale di mia nonna, e il mio terrore che nessuno ricordasse. “Ma voi ricordate com’era?” continuavo a ripetere a tutti.. e mi sono calmata solo quando una vicina di casa ha detto: “Sempre sorridente”… “Lei la ricorda”, ho pensato.
Esiste, la paura di scomparire da questo pianeta senza lasciare traccia.
Eppure, quell’esperimento di immaginario distacco ha aperto una voragine di solitudine difficile da colmare.
Un vaso di pandora di risonanze sulla mia morte solitaria, senza nessun caro al mio capezzale, senza aver originato alcuna vita che proseguisse la mia.
E mi son chiesta anche se sia questa l’importanza dei figli, il vivere per un attimo l’illusione dell’immortalità.
Rimane una latente insoddisfazione per ciò che non sono stata capace di costruire, fino ad oggi.
Eppure questa è la catarsi nel mettere in scena la propria morte, da vivi: la possibilità di risolvere la questione irrisolta della nostra vita, di modificare il nostro destino.
Mi è venuta in mente la frase di Papa Giovanni XXIII: “Fate una carezza ai vostri figli”, potrebbe essere fate figli.. o dite alla persona che amate che la amate.
“Mi sono reso conto” - ha recitato un mio compagno di scena rivolto alla moglie teatrale - “di non averti detto abbastanza quanto ti ho amato”.
Questa è la speranza che la rappresentazione ci offre: non è la fine. E’ solo una prova.
Abbiamo il tempo di cambiare la scena. Abbiamo la possibilità di pronunciare le parole che ci sono sembrate mancanti nel momento finale.
Perché aspettare allora?
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Vecchio 30-11-2011, 17.58.25   #13
ulysse
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Citazione:
Originalmente inviato da nevealsole
Aggancio questo mio intervento a quello di Drago Rosso, sulla creatività come poesia e percorso olistico https://www.riflessioni.it/esperienze...o-olistico.htm per parlare di una esperienza teatrale, che ho compreso essere un inatteso quanto funzionale strumento di conoscenza di sé attraverso l’altro.
Preferirei conoscenza dell'altro attrverso se stessi.
L'esperienza teatrale è certamente interessanti e intrigante, ma credo che l'attore non sia solo in queste esperienze.
Chiuque lavori con gli altri, in aiuto o in simbiosi con gli altri, per effetture un cambiamento o raggiungere uno scopo insieme vede se stesso nei sempre diversi altri...e alla fine diventa l'altro o sente in sè l'altro di cui si fa guida.

Ma c'è una differenza: un conto è darsi e dare agli altri, far emergre l'altro, cosa ad esempio che prova il regista, il coreografo, il diretore d'orchestra, ma anche il manager, il cacciatore di teste...il ricercatore in team, l'organizzatore, il leader.... tout court.
Altro conto è l'attore che riflette su se stesso, sul suo "dentro", si pone come interprete di emozioni indotte, osserva per capire e percepire se stesso nelle sue sensazioni mutanti e stupenti.
E' certo meraviglioso...ma un pò egoistico e molto narcisistico...o proprio il narcisismo è una virtù dell'attore?
...e poi non è detto che non si arrivi alla regia!...come il ricercatore precario diventa scienziato.
Citazione:
Il percorso di creazione/affiatamento del gruppo, passa attraverso la scoperta dei nostri limiti e l'aiuto reciproco nel superarli.
Ecco... questa frase mi è piaciuta!...ma non è la sola, anche altre!
Citazione:
Passiamo il 90% della nostra esistenza cercando di mantenere il controllo, eppure dovremmo sperimentarci anche nel perderlo, per poi riprenderlo.
Arrivare a capire che le emozioni nascono e muoiono in un soffio, e che va bene così.
Imparare ogni giorno di più che basta esserci per essere adeguati.
Sì, và Bè, mica tanto! bisognerebbe averci un bel talento!
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Vecchio 02-12-2011, 20.37.05   #14
nevealsole
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Narcisismi

Grazie per il tuo intervento Ulysse.
Conoscere l’altro attraverso se stessi e conoscere se stessi attraverso l’altro.
Due conoscenze complementari, direi, necessarie entrambe. Un continuo gioco di specchi.
Personalmente, per il punto in cui sono nel mio percorso (verso poi dove non saprei dirlo) parto dall’altro per conoscere me, perché osservo, attraverso il confronto con l’altro, cose di me che non comprendo.
Ti faccio un esempio, furioso scontro a lavoro, proprio oggi. Umore – mio – a pezzi.
L’altro, attraverso di me, lo comprendo abbastanza: conosco i meccanismi, le tecniche, o gli stati emotivi che possono condurre a certi scatti. Li conosco e capisco – razionalmente - che l’offesa dell’altro non ha poi molto a che fare con me.
Quello che, in franchezza, spesso non comprendo, è la mia reazione. Il perché a livello emotivo mi ci faccio risucchiare in questo sfogo dell’altro, senza riuscire a distaccarmene.
Pur con tutti i buoni propositi, la reazione dell’altro mi frulla in testa e mi scaraventa a terra, e lì resto.
In questo, l’altro mi è assai utile: il mio peggior nemico è il mio miglior maestro, come si dice. Mi costringe a confrontarmi con i miei limiti, con i miei nodi irrisolti.
Se l’attore sia un narciso, non saprei dire, non più di ciascuno di noi.
Mi piace la tua riflessione su regista, leader, head hunter (?!?!) protesi verso l’altro, ti va di approfondire?
Concludo
Io sono convinta che dietro ogni atto creativo ci sia amore, proprio perché è l’amore che ha in sé la forza creatrice. Non so poi se questo amore creatore sia rivolto verso di sé, come nel presunto attore narciso, verso la totalità degli altri, o verso una singola persona. La mia esperienza quando mi racconto, qui o altrove, quando apparentemente mi metto al centro, è che cerco l’attenzione di qualcuno. Di un'unica persona. Che spero lo comprenda, al di là di ciò che appare.
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Vecchio 04-12-2011, 18.37.19   #15
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Riferimento: Narcisismi

Citazione:
Originalmente inviato da nevealsole
Grazie per il tuo intervento Ulysse.
Conoscere l’altro attraverso se stessi e conoscere se stessi attraverso l’altro.
Due conoscenze complementari, direi, necessarie entrambe. Un continuo gioco di specchi.
Personalmente, per il punto in cui sono nel mio percorso (verso poi dove non saprei dirlo) parto dall’altro per conoscere me, perché osservo, attraverso il confronto con l’altro, cose di me che non comprendo.
Cara Nevealsole io vorrei approfondire tutto tranne me stesso: il “me stesso” è una entità che non mi interessa.
Non è che non mi voglia bene o non tenga a me stesso o non voglia fare ed essere al meglio…forse si può essere meglio o fare e riuscire meglio caso per caso, comunque, qualunque sia la condizione e situazione di partenza…se questa sia adatta allo scopo lo saprò facendo, addentrandomi nella intrapresa, ma confido che lo sia.

Comunque, data questa situazione, non so se posso dare un apporto al tuo percorso di introspezione e econoscenza di te stessa…tenuto anche conto che il nostro percorso formativo e la Weltanschauung o Vision cui siamo oggi pervenuti, sono, molto probabilmente, diversissime.

D’altra parte è anche per questo che parlo di narcisismo: chi si studia, si specchia (fisicamente, emozionalmente o metaforicamente) è “narciso”.
Io non mi specchio in nessun senso: non è che lo ritenga un pregio o un merito o faccia uno sforzo o voglia pormi ad esempio…è semplicemente che non mi passa per l’anticamera del cervello!
Passo solo per caso davanti allo specchio…a volte…vero o metaforico che sia…e per caso ci guardo dentro.
Ma come detto io non devo essere l’oggetto del mio esplorare.

Certo che questa cosa, posta al femminile, è oggettivamente più complessa ed è tanto piu’ complessa in chi intenda cimentarsi con la recitazione…di cui non so niente…se non che mi pare sia soprattutto controllo, manipolazione e rappresentazione di stati d’animo e sensazioni fino a sentirsi ...essere… altri da sé: cose da perseguire con più o meno adegute tecniche e aprendimenti.

A mia difesa credo di poter dire che il mio quasi omonimo avo, l’Ulisse del mito, pur maestro, fra l’altro, di finzioni e d’inganni, certo non si specchiava…non si guardava dentro…aveva troppo da fare!

Citazione:
Ti faccio un esempio, furioso scontro a lavoro, proprio oggi. Umore – mio – a pezzi.
L’altro, attraverso di me, lo comprendo abbastanza: conosco i meccanismi, le tecniche, o gli stati emotivi che possono condurre a certi scatti. Li conosco e capisco – razionalmente - che l’offesa dell’altro non ha poi molto a che fare con me.
Quello che, in franchezza, spesso non comprendo, è la mia reazione. Il perché a livello emotivo mi ci faccio risucchiare in questo sfogo dell’altro, senza riuscire a distaccarmene.
Pur con tutti i buoni propositi, la reazione dell’altro mi frulla in testa e mi scaraventa a terra, e lì resto.
Che sia empatia in dose da cavallo?
E’ facile da dire, ma credo che non ci sia altra soluzione che restare freddi, distanti e dominarsi!
Oppure emozionare per quel tanto che deve apparire.
Certo che saper riconoscere i “meccanismi psicoemozionali”, lascia ben sperare: è certo molto utile, sia nel prevedere a priori, sia nella analisi a posteriori, comunque sia andata l’interazione.
Citazione:
In questo, l’altro mi è assai utile: il mio peggior nemico è il mio miglior maestro, come si dice. Mi costringe a confrontarmi con i miei limiti, con i miei nodi irrisolti.
Forse non so di cosa parlo…il terreno è inesplorato …vado per analogie!
Ma non ci sono veri nodi irrisolti…solo momentanee inesperienze ed incomprensioni o false credenze: dopo tutto, ce ne possiamo fregare.

Gli ipotetici limiti non sono assoluti…li spostiamo in corsa, via via che osiamo fare esperienze, anche estreme… ed occorre farle estreme!…senza tanto drammatizzare poi per qualcosa che sfugge.
Per una volta che va male, analizzo il reciproco comportamento…e la prossima volta ti frego…comunque prevarrò nel restare me stessa.

Nella vita vera, nella pratica sul campo, nelle identità amico/nemico/maestro, ogni altra persona è inevitabile soggetto della nostra sperimentazione ed interazione: accade a tutti, anche spontaneamente, dalla più tenera infanzia!

Ora non so se c’entri, ma se siamo sempre specialisti di noi stessi, restiamo sempre al palo; se, invece, superiamo noi stessi e usciamo, se interpretiamo i meccanismi emotivi, se sperimentiamo la manipolazione degli altri, se sappiamo condurli (in buona fede) al bene nostro e loro…spero…abbiamo fatto un salto nei successivi livelli di umanità.
Ma forse è proprio questa la tua tensione!
Citazione:
Se l’attore sia un narciso, non saprei dire, non più di ciascuno di noi.
Ma non tutti noi siamo attori: anche la valutazione del narcisismo è relativa alle esigenze della attività!
Citazione:
Mi piace la tua riflessione su regista, leader, head hunter (?!?!) protesi verso l’altro, ti va di approfondire?
Il vero leader non è il Dittatore che impone la strada e sanziona gli eretici. E’, piuttosto, il Pastore che lascia che le pecorelle, poche o molte che siano, trovino per conto loro la strada…magari con un qualche suggerimento: solo così le pecorelle crescono e danno l’indispensabile latte.
Magari diventano, a loro volta, pastori/leader di se stesse e di altri

Il “cacciatore di teste”, selezionando le persone adatte ad un ruolo, ad un lavoro, non è molto dissimile dal regista che sceglie gli attori e assegna i ruoli in commedia.
Citazione:
Concludo
Io sono convinta che dietro ogni atto creativo ci sia amore, proprio perché è l’amore che ha in sé la forza creatrice. Non so poi se questo amore creatore sia rivolto verso di sé, come nel presunto attore narciso, verso la totalità degli altri, o verso una singola persona.
Penso che l’empatia verso gli altri costituisca spesso una buona molla, così come le ideologie sociali o politiche o religiose costituiscono, di per sé, idee-forza cui tendere se valutate buone. Ma sono più propenso a pensare il “creativo” come un arrabbiato sociale ribelle o un depresso infelice che deve esprimersi ed emergere alla luce….comunque, più in generale, è per un intimo speculativo, emozionale ed intellettuale interesse che ci “impegniamo” in qualcosa…in una attività che per questo ci piace e in cui troviamo soddisfazione...anche a prescindere dalla triste contingenza attuale.

Assai spesso l’artista, il letterato, il teatrante, il tecnologo, è anche un buon professionista che ha imparato l’arte, conosce le tecniche e le utilizza…anche per produrre intuizioni creative…che in genere riguardano il campo in cui è esperto e di cui si interessa.
Difficile essere creativi in un campo sconosciuto!
E’ per questo che ci si prepara!
Vale per ogni mestiere!

Non scomoderei il generico "amore", entità astratta di origine culturale!
Eppure noto che è caratteristica femminile scomodare sempre l’amore: si fa tutto per amore!…anche i figli!...se no, si intraprende una carriera da manager, da avvocato…o da attore…ma anche in questo può esserci dietro qualcosa…di conturbante e coinvolgente…anzi ci deve essere!
Citazione:
La mia esperienza quando mi racconto, qui o altrove, quando apparentemente mi metto al centro, è che cerco l’attenzione di qualcuno. Di un'unica persona. Che spero lo comprenda, al di là di ciò che appare.
La donna, in genere, si racconta ed ha bisogno di essere compresa, gli uomini magari si vantano, ma hanno solo bisogno di comprendere o spiegare…ed è già molto!

Credo che nel nostro occidente, ove le donne hanno oggi la "prevalenza" dell'intraprendere (ma anche altrove, sospetto), accade pur sempre lo stesso dialogo…di oggi, di cento o di mille anni fa:

La donna chiede: "mi porti" a ballare?
L’uomo dice: "ti porto" a ballare!


Intendiamoci , non è che una donna oggi non sappia andare in discoteca da sola o con un branco di amiche…ma, all’occasione, le piace essere “portata”!

Dopo tutto non siamo "solo" due generi di una medesima specie di HSS!
Un extraterrestre, in esplorazione di mondi, ritornerebbe, stupito, a riferire che sulla Terra esiste non una sola specie di umani, come erroneamente si credeva, ma coesistono due specie umane psicomorfologicamente assai diverse: gli HSS e le DSS!...(Donna Sapiens Sapiens)
Già è un mistero, direbbe, che possano procreare insieme!
Non sa che è l’Amore!
Ecco questo è l'Amore! Tutti gli altri, di cui tanto si parla, sono succedanei!
.

Ultima modifica di ulysse : 05-12-2011 alle ore 13.49.53.
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Vecchio 07-12-2011, 17.47.48   #16
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Citazione di nevelasole
"La mia esperienza quando mi racconto, qui o altrove, quando apparentemente mi metto al centro, è che cerco l’attenzione di qualcuno. Di un'unica persona. Che spero lo comprenda, al di là di ciò che appare."

Certo è che attiri l’attenzione anche di altri.
Anche la mia, ad esempio, che ti chiede: “Perché invece con quella persona non sei diretta?”
Forse temi il rifiuto?

Citazione di ulysse
"La donna, in genere, si racconta ed ha bisogno di essere compresa, gli uomini magari si vantano, ma hanno solo bisogno di comprendere o spiegare…ed è già molto!

Credo che nel nostro occidente, ove le donne hanno oggi la "prevalenza" dell'intraprendere (ma anche altrove, sospetto), accade pur sempre lo stesso dialogo…di oggi, di cento o di mille anni fa:

La donna chiede: "mi porti" a ballare?
L’uomo dice: "ti porto" a ballare!


Intendiamoci , non è che una donna oggi non sappia andare in discoteca da sola o con un branco di amiche…ma, all’occasione, le piace essere “portata”!

Dopo tutto non siamo "solo" due generi di una medesima specie di HSS!
Un extraterrestre, in esplorazione di mondi, ritornerebbe, stupito, a riferire che sulla Terra esiste non una sola specie di umani, come erroneamente si credeva, ma coesistono due specie umane psicomorfologicamente assai diverse: gli HSS e le DSS!...(Donna Sapiens Sapiens)
Già è un mistero, direbbe, che possano procreare insieme!
Non sa che è l’Amore!
Ecco questo è l'Amore! Tutti gli altri, di cui tanto si parla, sono succedanei!"

Quanto è vero!
Questa donna che deve essere portata…come se fosse un pacco. E che sempre teme poi, di essere scaricata, come si scarica un pacco.
Questa donna che sempre ha bisogno di sentirsi compresa. Anziché compatibile, con l’altro, a costo di rimanere da sola.
Questa donna che ha bisogno di sentirsi fragile per farsi accudire. E rimanere fragile.

Ulysse…non ho capito una cosa: l’amore è procreare insieme?
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Vecchio 07-12-2011, 20.41.23   #17
ulysse
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Originalmente inviato da jador
Ulysse…non ho capito una cosa: l’amore è procreare insieme?
Forse il tuo è un test!
Comunque dare una definizione di ordine generale è sempre problematico.
Il procreare è genetico: è il sistema che il gene egoista ha inventato (o evoluto) per essere eterno...comunque oltre l'individuo: la procreazione sessuata, di cui sentiamo la pulsione, è più efficace e geneticamente più sicura (esente, quasi, da errori di copiatura) di quella asessuata...ancora praticata presso certe specie animali cosiddette inferiori.

Per noi, HSS e DSS, però, la pulsione genetica si trasforma spesso in amore romantico.
Anzi, spesso è un tutt'uno fin dall'inizio: amore a prima vista! colpo di fulmine!...non fa niente se, a volte, poi svanisce...è comunque amore!

Si dice comunemente "fare all'amore", ma "amare" è molto di più...più coinvolgente, credo, che non il semplice contingente "fare all'amore". ...che, comunque, un risultato può darlo egualmente.

In effetti, le nostre nonne e, ancor più, le bisnonne e oltre, finivano spesso con l'amare lo sconosciuto uomo che le portava all'altare... per esigenze dinastiche, di patrimonio o di semplice promessa fra famiglie...del resto succede ancora oggi fra orientali.

Le ragazze che hanno assaggiato il dolce occidente, tendono a ribellarsi a questo e forse, il ribellersi, è la strada giusta...verso il futuro...a volte, però, ancora finisce tragicamente.

Ultima modifica di ulysse : 08-12-2011 alle ore 11.31.11.
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Vecchio 08-12-2011, 10.55.11   #18
jador
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Originalmente inviato da ulysse
Forse il tuo è un test!

Non direi.

Sei tu che hai affermato:

"Già è un mistero, direbbe, che possano procreare insieme!
Non sa che è l’Amore!
Ecco questo è l'Amore! Tutti gli altri, di cui tanto si parla, sono succedanei!"

Questo è amore...cosa? procreare?
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Vecchio 08-12-2011, 23.55.23   #19
nevealsole
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Il perché del perché

Vi ringrazio per aver portato il vostro pensiero tra questi miei scritti, confesso che faccio fatica, o forse non fa parte di me oggi l’argomentare punto per punto… un po’ quello che ipotizzava Ulysse, parlando di diversi vissuti, forse.
Credo per me nell’utilità di ciò che mi colpisce, come mezzo per comprendere meglio me stessa e, di conseguenza, gli altri e il tutto.
“Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’universo e gli Dei” è l’incisione del tempio di Delfi.
Leggendo ho perso molto e conservato qualcosa. Sotto le riflessioni su quanto ho conservato.

Da quello che ho scritto sono usciti spunti che a me sembrano totalmente estranei a quello che ho scritto.

Voglio essere compresa, o voglio comprendermi? E se stessi chiedendo di essere “compresa” chiederei di essere capita, integrata o compatita?

“Perché non sei diretta?” richiede una risposta o è sufficiente l’osservazione della domanda?
5 perché. Perché credi che non sia diretta? Perché dovrei temere il rifiuto? Perché mi stai chiedendo se temo il rifiuto? Perché chi è diretto non dovrebbe temere il rifiuto? Perché chi teme il rifiuto non dovrebbe essere diretto?

Uomini vs donne: non siamo maschile e femminile? Perché continuiamo a parlare di dualità invece di ricercare l’integrazione? La pro-creazione, non è forse riportare ad unità la scissione tra maschile e femminile?

Amore.” Amor che move il sole e l’altre stelle”. Amore per me è energia, luce che attraversa. Quando ne diventi consapevole senti il nutrimento che porta e la capacità di accettare con la stessa apertura la gioia e il dolore, la presenza o l’assenza dell’altro al tuo fianco. Non è uno stato permante, ma fortunatamente accade.

Mettere in scena. Recitare per ritornare al proprio vissuto emotivo.
Riprovare quelle emozioni per il tempo necessario, senza farsene travolgere.

Fragilità. La mia fragilità è parte di me, come lo è la mia forza.
Il coraggio di essere fragili è vivere le emozioni che si provano quando le si provano, fino in fondo. Essere fragili richiede coraggio, la sola ancora siamo noi stessi.
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Vecchio 09-12-2011, 14.11.48   #20
ulysse
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Citazione:
Originalmente inviato da jador
Non direi.

Sei tu che hai affermato:

"Già è un mistero, direbbe, che possano procreare insieme!
Non sa che è l’Amore!
Ecco questo è l'Amore! Tutti gli altri, di cui tanto si parla, sono succedanei!"

Questo è amore...cosa? procreare?

Quanto ho detto è semplicente la conclusione, necessaria per logica, di un discorso surreale:
Due "specie" diverse non si accoppiano e non procreano insieme!
Ho dovuto risolvere col "deus ex machina" dell'amore: "Amor che move il sole e l'altre stelle"...se muove il sole e le stelle può fare accoppiare anche fra specie diverse!
E' quasi una soluzione poetica!

Quanto alla tua domanda ho già risposto: non è necessario l'Amore per fare all'amore, (a prescindere da una risultanza concreta) ...ma se l'Amore c'è è meglio...Proprio sul piano emotivo...banalmente... direi che è il massimo!
Ovvio che non faccio testo e, dopo tutto, sono solo un HSS, non una DSS, ...ma provare per credere!
ciaociaioi
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