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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 17-04-2002, 09.24.50   #1
DEDALO
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 12-04-2002
Messaggi: 2
Il Tempo Non Esiste

Cosa mi dite del Tempo e delle sue strane manifestazioni nel mondo?
Trovo il mondo lontanissimo dal CAPIRE.
Perchè la gente in generale non riesce a pensare,
sono fiduciosa di questo sito.
Volevo dirvi che è labile il confine tra tempo e non-tempo
e che uscire dal tempo non è poi così strano, nè significa morire.
Voi ci riuscite ad uscire?
Spero che non mi consideriate un'esaltata
vorrei vedervi, fatevi sentire
DEDALO is offline  
Vecchio 17-04-2002, 14.54.06   #2
VanLag
Ospite abituale
 
L'avatar di VanLag
 
Data registrazione: 08-04-2002
Messaggi: 2,959
tempo e spazio

Tempo e spazio sono “ipotesi” umane che riflettono l’angusto “lo****” nel quale ci hanno abituati ad identificarci, cioè una mente rinchiusa in un corpo fisico.

Qui ed ora, assurdità quali tempo e spazio non sono presenti e mi servono solo nel momento che devo pianificare qualche cosa. Qui ed ora non c’è neppure la nozione di ciò che sono. Eppur ci sono......
VanLag is offline  
Vecchio 17-04-2002, 16.28.14   #3
Armonia
 
Data registrazione: 30-03-2002
Messaggi: 250
Il non tempo:
Se noi pensassimo all'Eterno Presente come alla pagina di un libro nel quale è raccontata una storia misteriosa, bellissima, non saremmo forse molto lontani. Per capire il senso del lettore deve però scorrere tutta la pagina, è vero!
Ma la pagina del libro comprende - nell'insieme delle parole, delle lettere, della punteggiatura e via dicendo - questa storia meravigliosa. L'eterno presente è oltre questo, perché comprende la storia nel suo svolgersi e comprende le leggi per le quali la storia si svolge descritta.
L'eterno Presente, come la pagina del libro, è senza tempo; ogni parola è presente nello stesso attimo eterno, così possiamo dire. Ma pure un movimento per il lettore esiste. Certo, dire "il lettore" non significa escludere che qualcuno abbia la capacità di leggere tutte contemporaneamente le lettere insieme e capire ugualmente la storia senza dover scorrere riga su riga. La storia c'è, è vero? Ma il lettore deve, ad un certo momento, iniziare dalla prima parola per giungere all'ultima.
Se l'Eterno Presente non ha tempo, l'Assoluto che comprende il Tutto e di cui l'Eterno Presente è condizione di "esistere" e di "sentire" - L'Uno Assoluto -, non ha quindi successione né logica né cronologica né di tempo, è vero? Come esiste il tempo? Da che punto comincia a nascere? Può esservi "qualcosa" che pur essendo esistente nell'Eterno Presente, prenda poi cognizione di esso? Meditate, figli. Tante sono le domande, ma tutte hanno una risposta.

(è un insegnamento di Dali, tratto dal libro Essere e Divenire)

Armonia is offline  
Vecchio 17-04-2002, 16.46.33   #4
Armonia
 
Data registrazione: 30-03-2002
Messaggi: 250
Non criticatemi se vi ho trascritto questo "insegnamento di Dali", c'è un motivo per cui l'ho fatto, proprio oggi ho iniziato a leggere questo libro, e mi sono fermata a questo "brano", per collegarmi in internet, e guarda caso la prima discussione che ho letto è stata proprio questa, "Il tempo non esiste"
Coincidenza? casualità? non lo so, però sono sempre stata convinta che nulla avviene per caso, ho deciso così, di farvi partecipi di questo insegnamento.

Armonia is offline  
Vecchio 17-04-2002, 17.56.50   #5
scultore
 
Messaggi: n/a
ciao Dedalo

ciao dedalo,

Guardiamo più da vicino questo strano oggetto che è il tempo. Il tempo è composto di parti: infatti diciamo che c'è un tempo "passato", un tempo "presente", e uno "futuro". Ma il tempo passato non è più e il tempo futuro non è ancora; dunque, il tempo sarebbe costituito solo dal presente, perché passato e futuro non sono. E, a vedere la cosa con qualche attenzione, non è forse vero che viviamo sempre nel presente? Dire che viviamo "sempre" nel presente, è come dire che dal presente non si esce (mai). La nostra vita è dunque paragonabile ad un frammento di eternità? Il tempo presente (e la vita) sembra come una navicella sulla quale navighiamo, e che lasciamo soltanto smettendo di esistere?

 
Vecchio 17-04-2002, 21.11.35   #6
schieppwaters
 
Messaggi: n/a
secondo me viviamo nel passato e nel futuro invece, e non nel presente, perchè nel momento in cui penso al presente è gia passato, mentre se penso ad un futuro sufficientemente lontano esso non è ancora presente ne passato, per cui e' futuro


schiepp si fa seghe mentali
 
Vecchio 19-04-2002, 12.24.30   #7
Rolando
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Messaggi: 855
Come dice scultore l´unica forma di tempo che uno può percepire o vivere è il "presente".
Per capire il tempo si deve sapere che esiste un livello d´esistenza dove il tempo non c'è, cioè il piano d´eternità. È uno stato d´esistenza "al di sopra o al di la" del tempo e dello spazio. Però questo stato d´esistenza non può essere oggetto di percezione siccome in se stesso non ha nessun qualità. Costituisce solamente "qualcosa che esiste". Ma è questo qualcosa che crea e percepisce l´esperienza della vita, nel mondo fisico e sui piani spirituali, e lo chiamiamo "io". Ogni essere vivente è in realtà, anche se ancora inconsciamente, identico con l´eternità.
Quindi "uscire dal tempo", come dice Dedaldo, significa uscire dall´illusione del mondo creato, ed in un senso "percepire" o intuire la propria vera identità eterna.
Ma siccome la percezione dell´esperienza della vita si basa sull´esperienza dei contrasti, l´eternità è sempre stata "limitata" in forma degli esseri viventi che insieme costituiscono il mondo creato, cioè l´universo in cui viviamo noi.
Dedaldo, hai fatto delle esperienze particolari?
Rolando is offline  
Vecchio 29-04-2002, 23.37.52   #8
lorena
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Messaggi: 31
X Rolando

Penso di aver capito quando dici che esiste un livello d'esistenza "al di sopra o al di la" del tempo e dello spazio. Ero però convinta che all'uomo fosse negato percepire in maniera continuativa l'eterno (se non attraverso risposte preconfezionate dalla religione). Pensavo che "uscire dal tempo" significasse soltanto intuire l'esistenza del livello di cui parli. La caducità dell'uomo è un dato di fatto: come può essere sicuro di avere un 'identità eterna dal momento in cui percepisce sè stesso soltanto dal giorno in cui esiste? Non dico che l'uomo non abbia un identità eterna (ne dubito, ma non lo affermo): dico soltanto che se anche così fosse, l'uomo così com'è in questo momento, non è in grado di percepirlo. Sbaglio?
lorena is offline  
Vecchio 03-05-2002, 23.50.57   #9
Rolando
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X Lorena.
Hai ragione quando dici che "la caducità dell´uomo è un dato di fatto...." Infatti tutto che esiste nel mondo manifestato, cioè il mondo creato, fisico, è composto di movimenti, cambiamenti e trasformazioni sia nel micro- che nel macrocosmo, che quindi sono di durata limitata. La materia fisica ad esempio, come dunque anche il nostro corpo fisico con suoi sensi, consistono in realtà in niente altro che vibrazioni. La nostra percezione del mondo si basa dunque sulla "registrazione" di questi movimenti. Anche nel macrocosmo vediamo soltanto movimenti.
Perciò deve esistere qualcosa altro oltre i movimento limitati.
Si deve chiedersi: chi ha messo in moto e chi sta mettendo in moto tutti questi movimenti logici nel microcosmo e macrocosmo, e chi è che sta percependoli ? Ci sono soltanto due possibilità: o sono i movimenti stessi che si fanno muovere, o è qualcosa che si trova al di la dei movimenti che è l´origine di essi. Siccome i singoli "movimenti" nella materia fisica sono di durata limitata, ma ciò nonostante continuano, sembra ovvio che debba esistere qualcosa dietro o al di la dei movimenti, che non si cambia e dunque è assolutamente fermo, ma che "sopravvive" e guida i movimenti. Secondo l´autore Martinus l´identità più profonda di ogni individuo, e di tutto l´universo, è identica con un tale "qualcosa" ed è questo qualcosa che chiamiamo l´"Io". L´io non è movimento ma è eternamente lo stesso. Costituisce un "punto" fisso o fermo che non è limitato ma invece illimitato ed infinito. Però è dunque l´io che guida e crea i movimenti. Tutto l´universo è conseguentemente vivente.
Sul livello d´esistenza dell´io l´individualità non domina l´esperienza della vita, e perciò l´individuo si sente uno con tutto. È questo stato d´esperienza, fuori il tempo e lo spazio, di cui parlava Gesù quando diceva "io ed il padre siamo uno" ed è lo stesso livello d´esistenza di cui stanno parlando in questo forum sotto il titolo "Tao". La parola "Tao" (che anche significa "Dio") indica quello che è l´origine di tutto, ma nella sua totalità, o natura propria, non è percettibile. La sua vera identità non è comprensibile tramite i sensi, siccome essi sono creati per registrare cose limitate. È perciò che l´io, o il Tao, sembre sfuggie ogni tentativo di capirlo. Perciò il Tao viene sempre descritto metaforicamente o "indirettamente", come nelle seguente citazioni:

"Lo si cerca con gli occhi e non lo si vede. Cio significa espresso con un nome; ciò che è aereo. Si tende l´orecchio e non lo si ode…….Ciò significa, espresso con un nuome; l´incorporeo. Significa la forma senza forma, L´immagine senza cosa, Significa il nebuloso-svanito. Se gli si va incontro non si vede il suo volto, Se lo si segue non si vede il suo dorso". E ancora: "Si fanno chiavi e vasi in forma di recipienti, sul Nulla si fonda l´effetto del recipiente. Si praticano porte e finestre a stanze, Sul Nulla si fonda l´effetto della stanza. Perciò: il Qualcosa crea realtà, il Nulla crea effetto".

Però, siccome il Tao, o l´Io, costituisce la nostra identità propria lo percepiamo sempre, indirettamente. È come l´occhio che vede tutto ma non può mai vedere se stesso. Però dal fatto che vediamo il mondo e la vita possiamo trarre la concluzione sicura che esiste. Nello stesso modo, constatando l´esperienza della vita, possiamo trarre la concluzione che l´io esiste. Ciao
Rolando is offline  
Vecchio 04-05-2002, 00.49.02   #10
lorena
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X ROLANDO

Ti prego di avere ancora un po' di pazienza:non so quasi nulla del Tao ed è la prima volta che guardo la questione dal punto di vista che tu hai proposto e mi è rimasta quache domanda:

Se io sono il prodotto dell'"io" non posso che pensare di esserne una conseguenza.Questo non è in contraddizione con: " il Qualcosa crea realtà, il Nulla crea effetto"? Forse l'"io" è contemporaneamente qualcosa e nulla?Com'è possibile?

Se io sono una conseguenza dell'io, non ne sono parte integrante: quindi non posso percepire la mia "vera identità eterna"in quanto non fa parte di me ma posso solo dedurre che è la caratteristica del Qualcosa (o del Nulla) che mi ha generato.Scopro l'esistenza dell'eterno e nel contempo mi accorgo che non mi appartiene e che mai potrò comprenderlo interamente.Forse Dedalo non è mai uscita dal tempo: si è solo accorta che esiste il livello dell'io.

Mi sembra che tutto questo ci dia, forse, la possibilità di sentirci un tutt'uno con l'universo in quanto tutto è una vibrazione provocata dall'io eterno; ma la reale natura del "generatore" mi sembra ancora che non possa far altro che sfuggirci.


Grazie mille!
Buona notte.

Lorena
lorena is offline  

 



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