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Vecchio 01-06-2007, 18.32.38   #1
Fallen06
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Animismo e religione

Vi propongo una riflessione che,dal titolo,potrebbe aver fatto storcere il naso a qualcuno;infatti,la si potrebbe considerare più adatta alla sezione del forum intitolata "Spiritualità".
Penso,però,che leggendo vi accorgerete che in realtà parlo dell'approccio antropologico alla religione,critico e scientifico,e che nel mio scritto ci sono anche spunti e suggestioni di interesse filosofico ed epistemologico.
Per cui,oltre al fatto che mi piace di più postare in questa sezione ,ho ritenuto che l'argomento fosse consono al contesto.
Per chi continua,buona lettura.

La religione è un tema alla ribalta della quotidianità,presente in dibattiti televisivi a sfondo filosofico-culturale ma anche politico,protagonista della scena internazionale a cominciare dal dibattito sull'evoluzionismo-creazionismo,passando per i fucili spiegati in Medioriente,fino al diffondersi di nuovi movimenti religiosi in tutto il mondo.
Qui interessa comprendere quali sono le caratteristiche di un fenomeno che ci coinvolge tanto e che ha sempre avuto un ruolo nella società umana.
Non mi sarebbe possibile,però,trattare un tema così vasto se non concentrandomi su un particolare autore,che sto studiando ultimamente,e così accontentandomi di un'analisi approfondita quanto parziale.

E.B. Tylor(1832-1917),antropologo inglese,nel suo famoso Primitive Culture ritiene di aver riscontrato il filo comune che lega fra loro le varie forme religiose e caratterizza la religione in generale,ovvero l'animismo.
L'animismo è la credenza secondo la quale esistono degli spiriti immateriali che muovono gli oggetti materiali e naturali del mondo in modo intenzionale,cioè con una precisa volontà,come fanno gli uomini.
In due sensi l'animismo è la forma primaria della religione:in senso cronologico,giacchè esso sarebbe la prima forma religiosa attestata al mondo;ed in senso logico,dato che l'animismo sarebbe la particella logica fondamentale delle altre forme religiose,come il politeismo,il dualismo o il monoteismo.Infatti,secondo Tylor,che adotta la prospettiva evoluzionistica culturale(passaggio naturale dalle forme più semplici alle più complesse-a grandi linee:animismo-->politeismo-->monoteismo),nelle forme religiose più complesse si riscontra il germe dell'animismo in quanto in tali forme persiste la credenza in spiriti immateriali che animano gli oggetti del mondo.
Ciò che differenzia le varie forme fra loro sarebbe il grado di complessità delle credenze e del pantheon,dovuto ad un aumento della complessità della struttura sociale (da società di caccia e raccolta a società agricole a società industriali...;da società in cui tutti i membri svolgono lavoro manuale a società in cui emergono ceti intellettuali:sacerdoti,poeti, filosofi,scienziati...),e ad un aumento del grado logico di generalizzazione (mentre nell'animismo iniziale si venera lo spirito di quel particolare corso d'aqua,nel politeismo si venera lo spirito del dio delle acque-pur con significative eccezioni e sfumature-,nel monoteismo si venera il dio creatore di ogni cosa).
Per Tylor c'è un elemento di antropomorfismo in tutte le forme religiose,in quanto nell'animismo gli spiriti agiscono intenzionalmente,quindi su modello umano(e nel politeismo gli dei hanno vizi e virtù umane,nel monoteismo dio talvolta si lascia andare alla collera...).
Tylor,che aveva una formazione culturale di tipo tardo-illuminista,positivista,razion al-progressista(e che,pur essendo agnositco,si dichiarava protestante),credeva che l'antropomorfizzazione degli spiriti fosse dovuta all'ignoranza delle cause naturali che avevano i primitivi;essi,decisi a spiegarsi le cose naturali,ed a trovare un ordine nel mondo,elaborarono questo sistema.Inoltre l'antropologo definiva la credenza animistica un errore del pensiero basato sulla confusione fra l'oggetto e ciò per cui sta l'oggetto;gli animisti infatti venerano quel particolare corso d'acqua non come qualcosa di diverso dallo spirito che lo anima,ma come tutt'uno con esso.Questo è l'errore che sta alla base anche del feticismo,nel quale non si riconosce fra significante e significato,e così si crede che un certo medaglione,ad esempio,abbia qualità straordinarie,e che se il medaglione viene distrutto vengono distrutti anche i suoi poteri.
Man mano che le forme religiose si evolvono,si fa differenza fra l'oggetto e ciò per cui sta l'oggetto(il dio unico non è,semplicemente,quel corso d'acqua o quella foresta-anche se c'è da dire che nelle forme popolari di cristianesimo,come nel culto delle statuine,persistono credenze "genuinamente" animistiche);nondimeno,il seme dell'animismo è ormai piantato,e germoglia rigoglioso perfino nelle forme teologiche più complesse.

Saluti
Fallen06 is offline  
Vecchio 04-06-2007, 08.02.05   #2
atisha
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interessanti questi pensieri benchè siano frutto del mentale.. che vorrebbe comprendere l'illimitato con il limitato..

si vorrebbe poter vedere altri piani della coscienza con la sola mente impura, cioè imbarazzata dagli strati d'impurità che la avvolgono..
consacrata dai pensieri negativi di tutti gli avvenimenti che si svolgono e si sono svolti intorno a sè.. dentro di sè!

Per quanto mi riguarda dico che siamo intrappolati dentro a barriere fisiche e che vi è Chi le oltrepassa e può raggiungere dimensioni della terra o persino dell'universo...
iniziamo dall'Anima, questa sconosciuta!.. questa Presenza che si pretende senza averne capacità, senza avere strumenti adatti allo scopo.. allo sviluppo pieno..
Tutte chiacchiere che si fa la mente dubbiosa.. la mente impura, la mente piena di concettualità d'altri.. tramandate da altri, scambiate per le proprie..
fino a che (in alcuni) la mente identificata, illusa si stanca e si azzittisce creando un varco necessario di pura osservazione..
Nella Mente pura (non identificata, cioè spoglia) risiede la chiara visione.. per questo il Cristo diceva:
"Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio"..
Vedere non significa che dovrà apparire..
significa innanzitutto permettere il manifestarsi dello Spirito del Cristo in noi.. e di conseguenza portar Chiarore, Luce dove prima vi era buio, incertezza..
Significa oltrepassare il limite della propria mente per come la conosciamo..
Va sperimentato..


Ultima modifica di atisha : 04-06-2007 alle ore 11.48.48.
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Vecchio 04-06-2007, 14.53.19   #3
Fallen06
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Originalmente inviato da atisha
interessanti questi pensieri benchè siano frutto del mentale.. che vorrebbe comprendere l'illimitato con il limitato..

Mi sembra che l'unica risposta che posso darti sia questa:il "mentale",almeno per quanto riguarda il mio mentale,non pretende di conoscere l'illimitato,nè si illude di non aver limiti e catene.Ma,all'interno di questi limiti,e con queste catene,si prodiga per raggiungere un tipo di conoscenza possibile.
Con il massimo rispetto per chi ritiene che questa forma di conoscenza sia inferiore rispetto ad altre,non basate sulla razionalità per come essa si è costituita in Occidente,osserverei che,dal punto di vista conoscitivo,di risultati finora ne abbiamo avuti anche in questo modo,pur nella mancanza di purezza del pensiero,o dell'orientale vuoto mentale.
Ci sarebbe da capire bene se altre forme di conoscenza possono davvero fare meglio,cosa possono fare,e soprattutto se davvero esistono,altre forme di conoscenza.
Ad ogni modo mi piacerebbe parlare più dell'argomento proposto che di questi temi,dato che tale argomento mi sembra criticabile anche approcciandolo con il "mentale".

Fallen06 is offline  
Vecchio 04-06-2007, 20.20.13   #4
atisha
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Citazione:
Originalmente inviato da Fallen06
Mi sembra che l'unica risposta che posso darti sia questa:il "mentale",almeno per quanto riguarda il mio mentale,non pretende di conoscere l'illimitato,nè si illude di non aver limiti e catene.Ma,all'interno di questi limiti,e con queste catene,si prodiga per raggiungere un tipo di conoscenza possibile.....

il mio era un discorso teso al senso generale.. rivolto più che altro a ciò che hai postato di Tylor e via dicendo..

non ho messo assolutamente l'attenzione sul tuo di "mentale"..
non vederla come una cosa rivolta a te personalmente..

ciao, lascio la parola a chi vorrà disquisire, come suggerisci, sull'argomento iniziale proposto..

un saluto..
atisha is offline  
Vecchio 04-06-2007, 23.58.46   #5
Fallen06
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Ho capito che ti riferivi a Tylor,ma appunto perchè il tuo discorso è generale,è rivolto a tutti,me compreso,quindi non specificamente al mio mentale ma anche al mio.
E' per il mentale in sè che ho voluto spendere due parole,per cui,nel caso ti fossi sembrato scortese,o ingiustificatamente arrabbiato con te,mi scuso e ti rassicuro.
Se vorrai discutere ancora sarai la benvenuta,è chiaro.
Anche perchè ho come l'impressione che il post non riscuota grande successo

A presto!
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Vecchio 14-06-2007, 22.37.23   #6
katerpillar
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Fallen06
Citazione:
Se vorrai discutere ancora sarai la benvenuta, è chiaro.
Anche perchè ho come l'impressione che il post non riscuota grande successo
katerpillar

E.B. Taylor, in Primitive Culture, Londra 1871. Pag. 21/22. Vediamo cosa affermava.
Citazione:
“Tra quanti vorranno darsi la pena di comprendere i principi generali della religione primitiva, senza dubbio giungeranno mai a credere che si tratti di fatti ridicoli, la cui conoscenza non può recare nessun vantaggio al resto dell'umanità. Ben lungi dal ridursi ad un cumulo di detriti, vestigio di qualche follia collettiva; quelle credenze e quelle pratiche sono così coerenti e logiche che appena s’incomincia a classificarle, anche grossolanamente, si possono cogliere i principi che hanno presieduto al loro sviluppo. Ci si avverte allora che quei principi sono essenzialmente razionali, anche se operavano sotto il velo di un’ignoranza inveterata. La scienza moderna tende sempre più alla conclusione che, se ci sono delle leggi in qualche settore, devono esserci dappertutto”.
katerpillar

Caro Fallen06, per quanto riguarda il successo del tuo 3D, credo che le tue lamentele siano giustificate in parte, poiché hai aperto un discorso in base alla tua attuale lettura del Taylor, tenendo fuori dal discorso dell'animismo un premio Nobel come Levi Straus, con le sue publicazioni, come: Totem, le Origini delle buone abitudini a tavola e le Origini della parentela.

Certamente il discorso non si semplificherà, ma se ce qualcuno che si vuole cimentare avrebbe del materiale in più e una visione più completa del profondissimo, difficilissimo e contestatissimo inizio delle religioni.

In tal senso, anche se non parla direttamente dell'animismo, ma semplicemente per mettere in luce la complessa matassa della nascita delle religioni, sarebbe interessante leggere anche qualche libro di Paolo Xella (puoi trovarlo nel web), laddove parla della copiatura che hanno fatto gli estensori della Bibbia, attingendo abbondantemente materiale dalle tradizioni Canaanee, e risalenti a cinquecento anni prima dell'inizio della Bibbia ebraica, di cui sono state ritrovate nella città di Ugarit e di Ebla, le tradizioni religiose trascritte su tavolette cuneiformi, e di cui il Xella era stato il traduttore ufficiale della spedizione italiana, capitanata dal Prof. Matthie, che ha scoperto la città di Ebla. Di questo autore io ho letto: Gli antenati di Dio. Edizioni esse due. Ti assicuro che è una vera sorpresa.

Giancarlo.

Ultima modifica di katerpillar : 15-06-2007 alle ore 08.50.22.
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Vecchio 15-06-2007, 16.40.33   #7
Fallen06
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Senza due righe di commento,non capisco il senso della tua citazione.Perchè hai riportato quel brano?

Citazione:
Originalmente inviato da katerpillar
Caro Fallen06, per quanto riguarda il successo del tuo 3D, credo che le tue lamentele siano giustificate in parte, poiché hai aperto un discorso in base alla tua attuale lettura del Taylor, tenendo fuori dal discorso dell'animismo un premio Nobel come Levi Straus, con le sue publicazioni, come: Totem, le Origini delle buone abitudini a tavola e le Origini della parentela.

Certamente il discorso non si semplificherà, ma se ce qualcuno che si vuole cimentare avrebbe del materiale in più e una visione più completa del profondissimo, difficilissimo e contestatissimo inizio delle religioni.

Caro katerpillar,non pretendevo di esaurire l'analisi del fenomeno religioso,della cui complessità,forse,ne sò qualcosa,non essendo nuovo a questo tipo di studi.
Se avessi dovuto delineare un quadro completo -semmai questo fosse possibile- non solo avrei dovuto citare Levi-Strauss,ma anche De Brosses,Frazer,Durkheim,Mauss, Mead,Benedict,Eliad,De Martino,Needham,Geertz,e chi più ne ha più ne metta.
Dato che una trattazione di questo tipo,oltre a superare le mie attuali forze,sarebbe più consona per un lavoro di tesi che per un post,ho preferito affrontare il tema,come dichiarato,partendo dalla prospettiva di un autore in particolare.
Già da Tylor,mi pare,si possono ricavare spunti a sufficienza per metter sù una bella discussione;se poi vogliamo parlare di altri grandi antropologi,benissimo,ne sarei felice,non speravo tanto,ma per ora si inizi da qui...
Del resto non credo che,anche chi di antropologia delle religioni non conosce niente,non abbia niente da dire sul tema della genesi religiosa.

Citazione:
Originalmente inviato da katerpillar
In tal senso, anche se non parla direttamente dell'animismo, ma semplicemente per mettere in luce la complessa matassa della nascita delle religioni, sarebbe interessante leggere anche qualche libro di Paolo Xella (puoi trovarlo nel web), laddove parla della copiatura che hanno fatto gli estensori della Bibbia, attingendo abbondantemente materiale dalle tradizioni Canaanee, e risalenti a cinquecento anni prima dell'inizio della Bibbia ebraica, di cui sono state ritrovate nella città di Ugarit e di Ebla, le tradizioni religiose trascritte su tavolette cuneiformi, e di cui il Xella era stato il traduttore ufficiale della spedizione italiana, capitanata dal Prof. Matthie, che ha scoperto la città di Ebla. Di questo autore io ho letto: Gli antenati di Dio. Edizioni esse due. Ti assicuro che è una vera sorpresa.

Mi pare riguardi più la storia delle religioni,che l'antropologia,ma ti ringrazio comunque per il consiglio e terrò in conto l'acquisto.
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Vecchio 16-06-2007, 04.31.26   #8
katerpillar
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Citazione:
katerpillar

E.B. Taylor, in Primitive Culture, Londra 1871. Pag. 21/22. Vediamo cosa affermava.
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“Tra quanti vorranno darsi la pena di comprendere i principi generali della religione primitiva, senza dubbio giungeranno mai a credere che si tratti di fatti ridicoli, la cui conoscenza non può recare nessun vantaggio al resto dell'umanità. Ben lungi dal ridursi ad un cumulo di detriti, vestigio di qualche follia collettiva; quelle credenze e quelle pratiche sono così coerenti e logiche che appena s’incomincia a classificarle, anche grossolanamente, si possono cogliere i principi che hanno presieduto al loro sviluppo. Ci si avverte allora che quei principi sono essenzialmente razionali, anche se operavano sotto il velo di un’ignoranza inveterata. La scienza moderna tende sempre più alla conclusione che, se ci sono delle leggi in qualche settore, devono esserci dappertutto”.
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Fallen06
Senza due righe di commento, non capisco il senso della tua citazione. Perchè hai riportato quel brano?
katerpillar

Ho riportato quel brano perché è uno dei passaggi che io contesto al Taylor, infatti, se i nostri avi operavano sotto il velo di una ignoranza inveterata, come hanno fatto a forare i millenni e influenzare pesantemente la vita d'intere generazioni in piena era moderna?

E se noi non fossimo capaci di fare altrettanto: cosa dovremmo dedurre? Forse l'uomo è partito da un grande patrimonio, che mano a mano sta disperdendo strada facendo?

Anche se il ragionamento rientra nel puro empirismo, sembra che la contestazione abbia un suo fondamento per una riflessione.
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Vecchio 18-06-2007, 20.04.41   #9
Fallen06
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Originalmente inviato da katerpillar
Ho riportato quel brano perché è uno dei passaggi che io contesto al Taylor, infatti, se i nostri avi operavano sotto il velo di una ignoranza inveterata, come hanno fatto a forare i millenni e influenzare pesantemente la vita d'intere generazioni in piena era moderna?

Come fanno oggi i terroristi.
Non c'è affatto bisogno di uscire dall'ignoranza per influenzare la vita di intere generazioni.
Ad ogni modo,sai che Tylor riteneva,è vero,che i primitivi fossero ignoranti,e tuttavia li considerava il primo gradino di un processo evolutivo che porta fino a "noi" (ove noi significa,per come la pensa Tylor,materialisti e positivisti moderni);nè pensava che fra noi e un primitivo ci fossero differenze sostanziali a livello di ragionamento -era un sostenitore dell'uniformismo psichico- .Tylor era empirista ed associazionista,riteneva quindi che i primitivi,rispetto a noi,sbagliassero nell'associare causalmente i fenomeni,e che con la crescita dell'esperienza e della riflessione potessero arrivare a formulare le giuste associazioni.

Citazione:
Originalmente inviato da katerpillar
E se noi non fossimo capaci di fare altrettanto: cosa dovremmo dedurre? Forse l'uomo è partito da un grande patrimonio, che mano a mano sta disperdendo strada facendo?

A questo proposito trovo interessante ricordare che in Tylor è diffuso il concetto di revival ;cioè,antiche credenze animistiche,dice l'antropologo inglese,sarebbero arrivate fino a noi,anche se cambiate nell'aspetto e talvolta,almeno in parte,anche nella sostanza.
Concezioni animistiche sarebbero presenti anche nella moderna scienza e nella moderna filosofia,per non parlare del linguaggio e delle "ideologie spontanee",cioè del senso comune.
Rispondendo alla tua domanda,penso che in quel caso non si debba concludere necessariamente quello che affermi,essendo possibile ipotizzare che l'influenza di forze di vario genere -sociali,economiche,politiche.. - impedisca all'uomo moderno di pensare in maniera corretta.O ancora,si potrebbe dire che il declino sarebbe causato dal sopravvento del revival sull'attualità,cioè dall'exploit delle concezioni animistiche;questo è un pericolo costante dal quale Tylor non cessa di metterci in guardia.La sua personale lotta contro lo spiritismo,all'epoca molto diffuso in Europa ed in America,è l'esempio della dedizione tyloriana alla causa tyloriana.
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Vecchio 21-06-2007, 08.24.19   #10
emmeci
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A sentire ciò che pensano gli esperti del ramo, non c’è spazio per gli etnologi che maturano idee a tavolino; solo quelli che operano sul campo sono degni di tale nome e sono credibili. Eppure perfino gli studiosi di scienze esatte riconoscono che non ci sono osservazioni ed esperimenti se non all’ombra – esplicita o manifesta – di teorie…..Mi pare dunque che non si possa essere così “puristi” nei riguardi di qualsiasi scienza, tanto meno di una scienza dell’uomo, in particolare quando si studiano gli inizi, cioè tempi e luoghi che non consentono uno sguardo indagatore diretto o suffragato da testimoni affidabili, ma ai quali può risalire solo il pensiero, armato della sua libertà e della sua forza critica e creatrice.
Possiamo entrare in gara anche noi, che non partiamo per i tristi tropici e non interroghiamo tribù primitive? Affermo il diritto dell’intelligenza non solo a tentare comprensioni di largo raggio, ma a indagare le origini e i fini di un’evoluzione e una storia. Affermo il diritto dell’intelligenza a elaborare sintesi, quindi a servirsi dei risultati elaborati da altri. Affermo i diritti dell’intelligenza, cioè della filosofia, e la legittimità di una costruzione in cui l’approccio psicologico, sociologico, antropologico, strutturale, ecc – possa essere superato, e i dati scientifici siano ricreati per arrivare a una concezione tendenzialmente completa. Potrei intitolare un excursus di questo genere: “Il misterioso inizio”.

Quando l’uomo è divenuto sapiens? Quando è uscito dalla foresta? Quando ha imparato a usare le mani? Quando ha costruito strumenti? Quando ha percepito la sua identità? Forse si può risalire più indietro, oltrepassare il cerchio magico della cultura, allorché (così mi figuro quel magico evento) ergendosi sul suolo e dimenticando il pungolo della fisica sopravvivenza egli intravide – forse in un attimo d’estasi – brillare l’assoluto fino a crederlo Dio. Di lì è nata la religione e il lampo dell’assoluto ha invaso il mondo sensibile animando e consacrando nuvole e pietre, villaggi e tribù e ispirando canti e mosse rituali mentre l’immaginazione dava origine ai miti del mondo e guerrieri e sciamani principiavano a spartirsi il potere intrecciando una danza che avrebbe dato impulso alla storia che noi conosciamo e avrebbe costellato i millenni di splendenti conquiste e di atroci massacri.
Atto fondante della religiosità è uno slancio verso l’assoluto che ricade nel relativo, assumendo un valore magico ed inquietante in quell’ambiguità del termine “sacro” che sembra propria del primitivo e trova una giustificazione nel fatto che l’assoluto è e non è qualcosa, è certissimo ma inafferrabile.
Atto fondante della storia dell’uomo è uno slancio verso l’assoluto che ricade nel relativo – in un’entità materiale od eterea, alla fine nell’anima e nella figura dell’uomo, che è creduta immagine dell’assoluto, possente e sublime fino ad abbracciare il cosmo e a trasformarlo in una fantastica epifania, una trama mitica che appare come l’unica storia….mentre si forma un sacerdozio, un codice di dottrine e comportamenti, una società orgogliosa che aspira a un’egemonia alleata al divino, cioè un ambiguo intreccio di assoluto e storia reale, apparentemente trasfigurandola mentre la soffoca, la tinge di uno splendore che si dice sacro ed ha il colore del sangue. Per questi santi crudeli la realtà non ha senso se non ha le stimmate dell’assoluto: ed è lì che si deve ad ogni costo guidarla, finché in un ultimo guizzo si accoglierà il ritorno al momento iniziale nel suggellarsi di un ciclo che è pari al nietzschiano ripetersi dell’identico….
Io voglio trascurare quest’ultimo rischio e riprendere con altre parole il mistero del fondamento, portando lo sguardo più avanti e più nel profondo.
L’assoluto è l’intuizione (o devo chiamarla emozione?) che ha sottratto l’uomo alla creta terrestre, facendo balenare una luce che è là, sempre là, prima e sopra di noi e dell’intero universo, ed è qualcosa che è e che non è, e solo a tal patto è assoluto. Ho detto all’inizio – ma si può parlare di inizio? L’assoluto non era già sempre sull’universo, e l’uomo non è spinto da un impulso che affonda nella primordiale materia, in una sorta di panico visionario che si rovescia in lampi, pietre, ruggiti, infine in sentimenti, voci, pensieri, in una volontà morale e immorale, che in momenti di estasi attribuisce a un’elargizione dall’alto la grazia o la maledizione di un Dio…..Nel frattempo l’uomo è costretto a vivere sulla terra, a nutrirsi e accoppiarsi, una specie dopo quella che l’ha preceduto e prima di un’altra avvenire, a cercare l’assoluto qui, cioè al fondo della sua strada. E l’uomo vive in questa ambiguità torbida ed esilarante, che dalla scena terrestre lo spinge fra le ali di un primitivo delirio di cui non sa superare l’indimenticabile incanto.
E’ come se l’origine fosse stata segnata da una gloria e una macchia – non solo perché sembra un errore quell’attribuire all’assoluto valori che sono alla fine terreni ed effimeri, come lo è qualsiasi visione divina, ma perché, quasi staccandosi dal suo sangue, l’uomo ha cercato di cogliere l’assoluto divinizzando sé stesso e nel contempo vivendo come se Dio non ci fosse, in una straziante duplicità della fede, un dramma che è stato mitologizzato nel racconto dell’eden, dove si sarebbe tentato di carpire il segreto e di mettersi al posto di Dio – mentre l’errore non è confinato là, ma accompagna la devozione, il patos del religioso, che proprio consegnando ogni valore a dio e facendo discendere tutto da lui, lo copre con la sua maschera e oscura la purezza dell’assoluto. E’ sacro o profano? Illuminazione o delirio? Il vizio d’origine starebbe dunque non nel votarsi alla terra ma nel votarsi a Dio, anzi nel credere in Dio, cioè in un assoluto a misura d’uomo – c’è chi direbbe che fu un atto di spirituale ardimento, ma forse fu una proterva abiezione di fronte all’evolversi della natura, un ghermire qualcosa che solo all’infinito può serbare la sua verità, perché allora tutto quello che sento, immagino, penso e alla fine compio non tocca più l’assoluto ma soltanto me, e può essere da me giudicato e corretto - che è l’unica maniera per aspirare alla verità. Non il principio ma il fine, non ciò che appare radioso ma oscuro e profano, perché solo questo può restituire il sacro al principio cioè all’assoluto. Non un Dio dunque ma l’uomo, e neppure l’uomo che è, ma sarà – poiché solo in tal modo la storia può divenire un’ascesa. Anche se forse non è giusto parlare solo dell’uomo, davanti a un turbine che muove l’intero universo.
emmeci is offline  

 



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