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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 10-01-2008, 19.51.02   #31
Giorgiosan
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Riferimento: L'immortalità è desiderabile?

Preferisco soffrire piuttosto che essere nulla.
( l'ha detto William Faulkner..credo)
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Vecchio 11-01-2008, 23.54.24   #32
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Riferimento: L'immortalità è desiderabile?

Sfumature3_riflex

Purtroppo è molto raro rappresentare schiettamente il senso intero che una individualità può avvertire.
L’allusione all’incidentalità espressa nella opinione “sfumature_2” http://stefast.spaces.live.com/blog/ , è stata presa alla lettera benché s’intendeva con essa esemplificare, mediante una genericità su di un piano generale, il tema dell’immortalità umana.
La incidenza derivante da un simile capovolgimento di ogni significato, non viene colta se non nelle sue accezioni meno radicali.
Viene sempre interpretata, quasi categoricamente, nei suoi valori più esteriori.
D’altra parte, obbiettivamente, perché dovrebbe essere diversamente? Perché pretendere da un essere umano, completamente impreganato dalla sua inconfutabile condizione di essere mortale, una interpretazione nei suoi aspetti più incidenti e profondi?
Le limitazioni insistono e sopravvivono solo ed esclusivamente nell’egoismo che germoglia davanti alla inaccettabilità di una fine che presto o tardi ci sorprenderà.
Quell’allusione portata ad esempio, avrebbe potuto infatti esser sostituita dalla rappresentazione di chissà quante altre situazioni e probabilmente si avrebbe sortito sempre lo stesso effetto: interpretazioni settoriali; comprensioni parziali.
Tuttavia bisogna tentare di capire che tali situazioni sono sostanziali e che probabilmente non lascerebbero in pace l’umanità solo perché composta da esseri immortali.
A campione, infatti, invece che la morte raggiunta per incidente, si poteva prendere la morte raggiunta per esecuzione.
L’omicidio o il suicidio, nella condizione umana d’imortalità, intesa come detto nel precedente scritto, sarebbero ugualmente possibili.
Sarebbero sempre possibili per una infinità di motivi che quest’umano nasconderà sempre nella propria psiche e chissà in quali modi andrebbe interessare le sfere dei governi.
Governi obbligati a misurarsi con i frutti che loro stessi hanno prodotto o non sono stati capaci di gestire. Frutti partoriti da una rivoluzione demografica a dir poco “straordinaria”.
Oppure l’uomo immortale non avrà bisogno dei governi? O del governo?
Credo che ne avrà bisogno più che mai perché un siffatto domani avrebbe a confrontarsi con il calcolo della meraviglia che è la nascita e con una gestione di una morte settaria e definitivamente iniqua.
Già oggi, in questa società, si riscontrano i crismi di una automazione umana dinanzi alla nascita ed alla morte ma credo che essi si trasformerebbero in abominio, nel momento in cui una situazione rigidamente progettuale o programmatica, interesserebbe realmente le coscienze.

Stef 6-7/01/2008 – relpubblic@yahoo.it
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Vecchio 12-01-2008, 07.02.52   #33
paperapersa
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Riferimento: L'immortalità è desiderabile?

Citazione:
Originalmente inviato da senzanome
A tal proposito vorrei segnalare questo libro

José Saramago, Le intermittenze della Morte.

Riporto il retro di copertina.

In un non meglio identificato Paese, allo scoccare della mezzanotte di un 31 dicembre, s'instaura l'eternità, perché nessuno muore più. L'avvenimento suscita a tutta prima sentimenti di giubilo e felicità, ma crea anche scompiglio in ogni strato sociale: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e, soprattutto, nella chiesa, la cui voce di protesta si leva alta e forte: senza morte non c'è più resurrezione, e senza resurrezione non c'è più chiesa... Dopo sette mesi di "tregua unilaterale", con una missiva indirizzata ai mezzi di comunicazione, la morte dichiara di interrompere quel suo "sciopero" e di riprendere il proprio impegno con l'umanità.
poichè come disse qualcuno :the show must go on!
E LO SPETTACOLO IN CUI SIAMO IMMERSI E' PROPRIO LA MERAVIGLIA
DELLA VITA!
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Vecchio 12-01-2008, 07.18.34   #34
paperapersa
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Riferimento: L'immortalità è desiderabile?

[quote=Heraclitus+]Più che saggezza la chiamerei rassegnazione...
Inoltre - hai toccato un punto interessante - quello che ci preme è anche di combattere l'invecchiamento, il deterioramento prestazionale. Addirittura, i transumanisti parlano di augmentation delle capacità umane.
Non ti seguo sul karma né sull'evoluzionismo. Credo che c'entri poco. Anzi, l'evoluzionismo usato finora dalla natura (usiamo questo termine che pure trovo fuorviante) si basa proprio sulla mortalità e l'eliminazione dei viventi per modificare la specie. Noi siamo i primi che pensano di automodificare la specie in modo intenzionale.
Infine, mi piacerebbe abbandonare definitivamente i vecchi concetti e un linguaggio che nasce nell'oscurità dei tempi. Basta spiritismo, animismo, karma, reincarnazione, metempsicosi. Tempi nuovi, linguaggi nuovi. Più chiari e veritieri. Senza il velo del non noto e del mistero. Noi vogliamo ampliare indefinitamente la luce della conoscenza. Non ci stanno bene i limiti di "natura" e vogliamo continuamente superarli. Siamo gli unici che non potendo volare abbiamo voluto farlo ugualmente. Non potendo avere la tanto celebrata telepatia abbiamo creato qualcosa che ci fa stare in contatto con tutti gli uomini della Terra (televisione, cellulare, Internet). "Volere la luna" indica qualcosa di non possibile, ma noi abbiamo voluto la luna e ci abbiamo camminato sopra. Il destino dell'Homo Sapiens Sapiens è quello di non accettare lo stato di natura. Sia lodato l'Homo Sapiens Sapiens.[/QUOTE

mi viene da rispondere "e sempre sia lodato"" come si fa quando si parla di DIO! D'altra parte siamo fatti a Sua immagine e quindi!!!
Non trovo nulla di male nel voler superare i limiti che la mente ci ha auto imposto. Da secoli grandi uomini ci hanno dimostrato che gli ostacoli esistono solo per superarli. Nelson Mandela ha scritto che la nostra paura più grande è quella di crederci potenti e di poter superare le difficoltà.
Ciò che non mi convince è lo stravolgimento di una ciclicità del tempo
(nascita, crescita, maturità, morte) che ai miei occhi non è fine ma
continuo rinnovamento. In realtà se come si sostiene tutto il mondo si risvegliasse alla vera realtà e cioè che stiamo vivendo in un sogno e che la nostra verità è che siamo frammenti di Dio, potremmo fare di questo
pianeta il Paradiso Terrestre di Biblica memoria.......usciremmo dalla dimensione
temporale e ritorneremmo nella "Mente di Dio" e da lì potremmo ricrearci
( per alcuni la ricreazione è piacere e beatitudine eterna ossia il cosiddetto
NIRVANA o Essere riassorbiti dalla LUCE da cui proveniamo)
ma per me ri-creare ha proprio il termine di ritornare a creare
poichè non c'è fine alla creatività.( DIO è INFINITO)
paperapersa is offline  
Vecchio 12-01-2008, 23.32.33   #35
Heraclitus+
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Riferimento: L'immortalità è desiderabile?

Citazione:
Originalmente inviato da paperapersa
mi viene da rispondere "e sempre sia lodato"" come si fa quando si parla di DIO! D'altra parte siamo fatti a Sua immagine e quindi!!!
Non trovo nulla di male nel voler superare i limiti che la mente ci ha auto imposto. Da secoli grandi uomini ci hanno dimostrato che gli ostacoli esistono solo per superarli. Nelson Mandela ha scritto che la nostra paura più grande è quella di crederci potenti e di poter superare le difficoltà.
Ciò che non mi convince è lo stravolgimento di una ciclicità del tempo
(nascita, crescita, maturità, morte) che ai miei occhi non è fine ma
continuo rinnovamento. In realtà se come si sostiene tutto il mondo si risvegliasse alla vera realtà e cioè che stiamo vivendo in un sogno e che la nostra verità è che siamo frammenti di Dio, potremmo fare di questo
pianeta il Paradiso Terrestre di Biblica memoria.......usciremmo dalla dimensione
temporale e ritorneremmo nella "Mente di Dio" e da lì potremmo ricrearci
( per alcuni la ricreazione è piacere e beatitudine eterna ossia il cosiddetto
NIRVANA o Essere riassorbiti dalla LUCE da cui proveniamo)
ma per me ri-creare ha proprio il termine di ritornare a creare
poichè non c'è fine alla creatività.( DIO è INFINITO)

Siamo agli antipodi, paperapersa.
Mi dispiace perché mi sei simpatica.
Quello che usi è proprio il linguaggio che io ritengo si debba abbandonare.
Uso le parole di Nietzsche:
"Nel cristianesimo, né la morale né la religione hanno punti in contatto con la realtà. Nient'altro che cause immaginarie («Dio», «anima», «io», «spirito», «libero arbitrio», ovvero il «non libero arbitrio»): solo effetti immaginari («peccato», «redenzione», «gra*zia», «castigo», «remissione dei peccati»). Un rapporto tra esseri immaginari («Dio», «spiriti», «anime»); una scienza naturale immaginaria (antropocentrica; una totale mancanza del concet*to di cause naturali); una psicologia immaginaria (soltanto auto*fraintendimenti, interpretazioni di sentimenti generali piacevoli o spiacevoli, per esempio degli stati del nervus sympathicus, con l'ausilio del linguaggio di segni dell'idiosincrasia religioso-mora*le: «pentimento», «rimorso di coscienza», «tentazione del demo*nio», «cospetto di Dio»); una teleologia immaginaria (il «regno di Dio», il «giudizio universale», la «vita eterna»). Questo mondo puramente fittizio con suo grande svantaggio si distingue dal mondo dei sogni per il fatto che quest'ultimo rispecchia la realtà, mentre il primo la falsifica, la svaluta e la nega."
Heraclitus+ is offline  
Vecchio 13-01-2008, 09.06.29   #36
paperapersa
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Riferimento: L'immortalità è desiderabile?

Citazione:
Originalmente inviato da Heraclitus+
Siamo agli antipodi, paperapersa.
Mi dispiace perché mi sei simpatica.
Quello che usi è proprio il linguaggio che io ritengo si debba abbandonare.
Uso le parole di Nietzsche:
"Nel cristianesimo, né la morale né la religione hanno punti in contatto con la realtà. Nient'altro che cause immaginarie («Dio», «anima», «io», «spirito», «libero arbitrio», ovvero il «non libero arbitrio»): solo effetti immaginari («peccato», «redenzione», «gra*zia», «castigo», «remissione dei peccati»). Un rapporto tra esseri immaginari («Dio», «spiriti», «anime»); una scienza naturale immaginaria (antropocentrica; una totale mancanza del concet*to di cause naturali); una psicologia immaginaria (soltanto auto*fraintendimenti, interpretazioni di sentimenti generali piacevoli o spiacevoli, per esempio degli stati del nervus sympathicus, con l'ausilio del linguaggio di segni dell'idiosincrasia religioso-mora*le: «pentimento», «rimorso di coscienza», «tentazione del demo*nio», «cospetto di Dio»); una teleologia immaginaria (il «regno di Dio», il «giudizio universale», la «vita eterna»). Questo mondo puramente fittizio con suo grande svantaggio si distingue dal mondo dei sogni per il fatto che quest'ultimo rispecchia la realtà, mentre il primo la falsifica, la svaluta e la nega."

Anche tu mi sei simpatico e anch'io ti rispondo con delle citazioni.
Degli aforismi di un mio amico vivente, certo prof. Beno Fignon, che trovo molto appropriati:

"L'uomo: facciamocene una ragione!""

"E soprattutto cercaredi capire in che senso Dio ha bisongo di noi
nonstante Lui e nonostante noi."

Ma questo è perfetto:

Lievi scoramenti e cura del soma.In oncologia hanno inventato il lungovivente.In medicina il lungodegente. In generale il semiguarito. E' la vita la bellezza. E' la bellezza vita!

E per finire:

Poesia auspicat NEL POST MODERNO: "M'illumino" il chè sarebbe già molto

paperapersa is offline  
Vecchio 17-01-2008, 22.21.23   #37
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Riferimento: L'immortalità è desiderabile?

Sfumature 4 riflex

La domanda “l’immortalità è desiderabile?” non è affatto rapportabile alla domanda “perché voler morire?”.
La discussione pone un interrogativo metafisico e solo in tal senso è praticabile.
Se questo interrogativo viene infettato da un interesse settario, o meglio ancora egoistico, ne possono conseguire risultati significativamente alterati. Certamente si finisce per escludere ogni possibile risultato obbiettivo.
Le eventuali elucubrazioni sul desiderio di immortalità, dipendono dalle facoltà di cui dispone l’individuo di liberarsi.
Queste facoltà non hanno nulla a che fare con eventuali abitudini alla semplice trasgressione né con attitudini a comuni rassegnazioni.
Infatti, esse dipendono a loro volta, dall’archetipo, dall’idea, che l’individuo ha in se, della libertà e del suo contrario.
La domanda: “perché voler morire”, deve essere intesa come un errore se la si vuol parallelare alla prima. (come appare in questa discussione). Perché?
Perché l’interrogativo, sul desiderio di immortalità, non fa dei sostenitori quelli che non vogliono morire e dei critici quelli che invece lo vogliono. Esso può impegnare la fantasia, sia dei primi che dei secondi, nelle infinite elucubrazioni sulla visione di una simile realtà.
Sui motivi della volontà di morire, può essere interrogato solo chi aspira al suicidio.
Quindi, per rimanere nella domanda posta per la discussione, bisogna accettare il vaglio delle tesi di chi sostiene il desiderio di un mondo senza morte (senza omettere tutte le precisazioni già fatte sulla definizione) e di quelle che lo criticano, ammettendo che in nessuno dei due casi c’è volontà di morire.
L’individuo che non volesse vivere può essere annoverato in entrambe le schiere, dei due tipi d’opinione, e ad egli sarebbe concesso di chiederne i motivi.

A mio parere è necessario precisare quanto scritto sopra, perché altrimenti si cade nell’errore fondamentale di confondere le tesi di una critica al falso come negatività e le tesi dell’elogio il falso come positività.
Mentre le tesi che criticano il vero si ergono a positività e quelle che elogiano il vero finiscono per apparire come negatività.

Ora, riprendendo da qui le supposizioni, espresse nei precedenti interventi sul tema, si possono porre gli interrogativi: la immortalità, farebbe dell’uomo un essere più buono e più giusto? Non potrebbe, invece, rendere quest’essere più pavido e più egoista?
Soffermarsi agli scompensi psicologici, benché io li reputi di una misura inimmaginabile, non è consigliabile in considerazione della difficoltà alla dimostrazione.
Dato che è dimostrabile quel che è toccabile e visibile, in tali campi bisogna muoversi.
Quindi, per semplificare, potrebbero esser d’aiuto delle semplici proiezioni di scenari. Per esempio, il futuro di una nascita che, sebbene nella epoca della immortalità, non abbia una unica certezza della durata della sua vita, quale scenario potrebbe edificare?
Anche accettando quelle teorie che prevedono per l’immortalità, il trasferimento di memoria etc… da un corpo ad un altro, quando questo si rendesse inservibile, è astruso pensare a scenari che scatenino egoismi o generino faide al fine di meri primati sulla durata? È astruso immaginare chissà quali mostruosità finalizzate ad un intrattenimento esclusivamente terreno?
Per le invidie più efferate e purtroppo già conosciute, non sarebbe probabile assistere ad astute quanto infami trame, al fine di uccidere qualcuno e organizzarsi per rendere impossibile quel trasferimento della sopravvivenza? O no?
Questo rovesciamento delle cose renderebbe l’aborto un obbligo di legge e la nascita qualcosa di clandestino. Uno scenario esattamente opposto a quello di tempi trascorsi…
La ipotesi di organizzazioni legali contro la nascita, può esser sottovalutata? È difficile prospettarsi delle conseguenze disastrose dopo un primo eventuale idillio?
Certo, esponendo così le cose si può esser tacciati di pessimismo, ma non bisogna trascurare che nel teatro di una esistenza soggiogata dal programma e dall’automazione, la psiche dell’uomo, ancorché immortale, potrebbe incorrere in cortocircuiti impensabili.

… ma se l’amore nasce da questo eterno rimescolamento, cosa produrrebbe un eventuale languire.

Stef – 17 gennaio 2008 relpubblic@yahoo.it
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Vecchio 21-01-2008, 16.23.01   #38
emmeci
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Riferimento: L'immortalità è desiderabile?

Perché andarne in cerca, perché desiderare l’immortalità se l’immortalità c’è, anche se chi ce l’ha data seguiva un’infallibile logica: cioè non immortalità dell’individuo ma della specie, non della specie ma della vita, non della vita ma dell’universo….o meglio non immortalità della vita ma della morte, perché nulla può durare se non si muta nel suo opposto e lo nega in sé. Ed è quello che costituisce il motivo centrale della filosofia di Hegel come pure ciò che ci affascina quando volgiamo lo sguardo a una tomba sulla quale cresce la vita. Forse questo si può tradurre in un invito ad osare di esistere, a superare il momento del funereo distacco nel turbinio di fiori e farfalle, di nuove idee, di un ritrovato slancio dell’essere….“Preferisco soffrire piuttosto che essere nulla” ha scritto qualcuno di questo forum, forse qualcuno che rifiuta il suicidio, anche se quel “preferisco” sembra fare della scelta dell’essere contro il non essere un fatto personale, un puntiglio orgoglioso, una libagione sulle spoglie dei morti….E con questo non voglio dire che la filosofia non possa giustificare questo inno alla vita, quando fra Ottocento e Novecento proprio la “filosofia della vita” ha rappresentato non solo un’opposizione al gelo del positivismo, ma un penetrare più a fondo nell’essenza del cosmo, che dai fotoni del primo istante si è sviluppato fino a generare la vita attraverso la morte obbedendo a una tensione che crea e dissolve le forme in cui può prendere corpo….Forse c’è un po’ di crudeltà o di cinismo in questi filosofi, che scrivevano quando già si avanzava l’ombra del Novecento con le sue folli ideologie e le orrende tragedie. Ma pure quella filosofia coglieva per così dire un simbolo di quella potenza che regge la storia fino a far immaginare che si possa andare oltre, cioè non solo oltre l’anatomia destinata a sparire ma oltre il pensiero, anzi oltre la storia in un divenire infinito.
Eppure si dice che non appena si nasce si comincia a morire. Ma questo non significa che la vita è illusione, sogno o magica fantasia, ma che la morte è parte della vita, forse il suo nutrimento, un lievito che la spinge a estendersi ed allargarsi. E, se non basta più un concetto biologico, ecco che essa diviene un mistero o un quasi mistico dramma, ove il cast è la varietà delle forme, il pullulare delle forze inventive che la vita trae da sé stessa e che l’hanno resa emozione, espressione, pensiero fino a quella forma morale che sembra compiere il nostro destino. In attesa di che? Di angeli o diavoli? O di future forme di vita che potranno apparire come superiori alla vita? Sì, la morte è davvero il lievito della vita e anche di ciò che è superiore alla vita. La morte è necessaria alla vita perché questa non è solo atomi e caso, non è solo adattamento ma creazione di sé e di ciò che è altro da sé – un aprirsi ad altri come avviene al corpo sepolto….Lo so che tutto questo potrà apparire ai realisti una fantasia e agli spiritualisti una resa visto che non ricorro ad angeli o diavoli pronti a portare un’anima davanti al signore, ma credo che è qui, in questo mucchio di cenere e ossa, ciò che abbassa e innalza il nostro destino.
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Vecchio 24-01-2008, 13.25.26   #39
Socrate78
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Riferimento: L'immortalità è desiderabile?

Originariamente inviato da emmeci:
Perché andarne in cerca, perché desiderare l’immortalità se l’immortalità c’è, anche se chi ce l’ha data seguiva un’infallibile logica: cioè non immortalità dell’individuo ma della specie, non della specie ma della vita, non della vita ma dell’universo….o meglio non immortalità della vita ma della morte, perché nulla può durare se non si muta nel suo opposto e lo nega in sé...

A questo punto è lecito porsi una domanda:che cosa può importare a me, in quanto individuo, sapere che con la mia scomparsa la vita dell'universo comunque va avanti ancora chissà per quanto tempo? La trottola di morte che domina il mondo non è un bene, anzi, è espressione di una legge crudele che usa gli esseri viventi e poi li distrugge, senza pensare assolutamente alla felicità del singolo.
L'uomo non ha mai accettato di morire, questo è un dato di fatto, ha sempre cercato di prolungare l'esistenza, di lottare con la morte, vista sempre come tragedia oscura:è meglio, a mio avviso, combattere contro la morte piuttosto che accettarla, anche sapendo di essere destinati prima o poi a soccombere. Più tempo si ha a disposizione e più è possibile accrescere le nostre conoscenze, migliorarsi.....quando si muore, invece, non si sa a che cosa si va incontro, è l'ignoto.
Ciao
Socrate78 is offline  
Vecchio 24-01-2008, 16.38.25   #40
emmeci
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Riferimento: L'immortalità è desiderabile?

Socrate, di cui tu hai preso il nome, non sarebbe certo d’accordo con te, visto che considerava la vita del filosofo una ricerca di morte per poter salire, oltre di essa, alla luce dell’idea. Comunque, visto che dobbiamo in ogni caso morire, non resta che: o ribellarsi ingiuriando il cieco destino o accettare l’evento e cercarne, se c’è, un significato e un valore – come potrebbe fare per esempio uno scienziato basandosi sulle dure ma insindacabili leggi dell’universo, un religioso trovando in quell’evento un significato superiore e magari il contatto con l’aldilà, oppure un filosofo come me che ha cercato di vedere in esso, proprio perché l'ha vissuto da vicino, qualcosa che porta a superare l’egoismo del solipsista (“a me importa solo di me e degli altri non mi curo”), fino a comprendere che forse è lì il seme di quella moralità che ci ha portato fuori dallo stato selvaggio e può essere interpretata come il fatto veramente nuovo dell’universo.
emmeci is offline  

 



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