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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 28-12-2007, 11.11.46   #1
arsenio
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Grice e il principio di cooperazione

Grice e il principio di cooperazione

La comunicazione presuppone sempre una collaborazione tra parlante e destinatario che si alternano nei ruoli. Comunicare è un'attività sociale; è partecipazione e condivisione. Interdipendenza con il pensiero e impegnativa attività cognitiva,per saper rendere esplicito il proprio pensiero. Con l'intenzione di comunicare attraverso un'interlocuzione dialogica, più che da disputa antagonistica.

Filosofare è soprattutto imparare ad argomentare addestrandosi con esercizi di pensiero. Classici, non reali ma possibili; ma secondo me sono opportuni anche quelli posti dalla vita quotidiana,sviscerati da più punti di vista, “a favore” o “contro”. Decondizionati da proprie anguste e riduttive visioni del mondo, senza forzature incasellando tematiche in ciò che già si presume di conoscere, ma che non è pertinente.

Sono indispensabili pratica e teoria, in forme scritte e parlate. Oltre la conoscenza dello spirito e della disposizione necessaria per la disciplina con cui s'intende confrontarsi. Inoltre, assicurarsi di essere stati capiti; a propria volta sintetizzare le idee espresse dall'altro per essere certi di averne compreso l'essenza, per poter poi valutare , alla luce di proprie opinioni sempre revisionabili, mai definitive e conclusive. Riconoscere che l'intenzionalità comunicativa non significa solo informare, ma rendere qualcuno consapevole di qualcosa che che non sa.

Ancora,essere in grado di discernere se si tratti di forme di filosofia naif,o viceversa di qualche rilevanza per avviare un dibattito . In cui andrebbero tenute presenti e accettate anche le indicazioni di Habermas e le massime di Grice.


Grice e il principio di cooperazione

Massima di quantità: Dai un contributo che soddisfi la richiesta d' informazioni in modo adeguato agli scopi della conversazione; non fornire un contributo più informativo del necessario

Massima di Qualità: cerca di fornire un contributo vero. In particolare non dire ciò che credi falso; non dire ciò per cui non hai prove adeguate.

Massima di relazione: sii pertinente.
Massima di modo: sii perspicuo,; in particolare evita espressioni oscure; evita le ambiguità; sii breve; sii ordinato nell'esposizione.
arsenio is offline  
Vecchio 28-12-2007, 14.24.21   #2
epicurus
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Riferimento: Grice e il principio di cooperazione

Ciao Arsenio, quando hai aperto la discussione conclusioni: quale filosofia del linguaggio?, avevo pensato di citare Grice e le sue massime, ma mi hai anticipato

Aggiungo che il principio di cooperazione di Grice è il duale del principio di carità interpretativo di Davidson: mentre il primo richiede che il parlante sia razionale nei suoi atti linguistici, il secondo richiede al destinatario di attribuire razionalità al parlante.

Un tempo credevo, a torto, che il principio di non contraddizione fosse la base della razionalità. Ragionando attorno ai principi di Grice e Davidson, si dovrebbe capire meglio la natura di quel mio sbaglio.

epicurus is offline  
Vecchio 29-12-2007, 00.01.42   #3
Matteo pop
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Riferimento: Grice e il principio di cooperazione

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Un tempo credevo, a torto, che il principio di non contraddizione fosse la base della razionalità. Ragionando attorno ai principi di Grice e Davidson, si dovrebbe capire meglio la natura di quel mio sbaglio.

la cosa più probabile è che io sia duro di comprendonio, ma non riesco a capacitarmi del fatto che il Principio di non contraddizione non stia alla base della logica e della razionalità.

Ah, con ciò non voglio uscire dal discorso scrivendo cose non necessarie, violando il principio di Grice...

e buon anno
Matteo pop is offline  
Vecchio 29-12-2007, 18.21.47   #4
albert
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Riferimento: Grice e il principio di cooperazione

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
Grice e il principio di cooperazione

Massima di quantità: Dai un contributo che soddisfi la richiesta d' informazioni in modo adeguato agli scopi della conversazione; non fornire un contributo più informativo del necessario

Massima di qualità: cerca di fornire un contributo vero. In particolare non dire ciò che credi falso; non dire ciò per cui non hai prove adeguate.

Massima di relazione: sii pertinente.

Massima di modo: sii perspicuo,; in particolare evita espressioni oscure; evita le ambiguità; sii breve; sii ordinato nell'esposizione.

Beh, mi sembrano delle ottime regole per discutere in modo corretto ... vorrei però riflettere su questo aspetto: perché una persona dovrebbe essere corretta durante una discussione? Il motivo principale per cui si affronta una discussione è l'affermazione di sè tramite l'affermazione delle proprie idee. Per cui, ad esempio, è frequente che ci si dilunghi più del necessario (più si dice o si scrive più ci si sente importanti), si faccia sfoggio di citazioni astruse, si citino argomenti che immagina che l'altro non conosca.

Mi spiace per il quadro pessimistico, ma mi pare che sia proprio così. Queste regole, però, possono essere utili per individuare chi si comporta in modo più o meno corretto.
albert is offline  
Vecchio 30-12-2007, 11.16.00   #5
arsenio
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i principi discorsivi logici e pragmatici

I principi del discorso tra logica e pragmatica

Accanto alle massime di Grice vanno ricordati i principi pragmatici di Levinson:

Principio Q: non fare un'affermazione che sia più debole a livello informativo di quanto le tue conoscenze lo consentano. A meno che il fatto di fornire un'affermazione più ricca sul piano informativo vada contro il Principio I: Di' il minimo indispensabile, necessario per raggiungere i tuoi scopi comunicativi, tenendo a mente il principio Q (massima di minimizzazione). Corollario per il destinatario: Amplia il contenuto informativo dell'enunciato del parlante, facendo l'interpretazione più specifica al fine di individuare la sua intenzione comunicativa. (regola di arricchimento.
Principio M: massima per il parlante. Segnala una situazione non usuale facendo ricorso a espressioni mancanti che contrastino con quelle impiegate per descrivere corrispondenti situazioni inusuali. Corollario per il destinatario; ciò che è comunicato in modo non usuale indica una situazione non usuale.

Aggiungerei ancora alcuni cenni sulle teorie dei maggiori analisti del discorso. Ad esempio Habermas si è interessato di etica socio-linguistica. Alla ricerca di una situazione ideale, per una definizione collaborativa e consensuale del “vero”, del “giusto”, del “bello”. L'ideale sarebbe se le persone avessero risorse illimitate di tempo, e pari opportunità di accesso alle informazioni finalizzate ad un più proficuo reciproco ascolto attivo. Altrimenti il discorso sarà sempre “irreale”, senza opinioni veramente meditate e condivise, o viceversa, con cui non si concorda con cognizione di causa. Da cui si può valutare la dura competizione per l'affermazione di sé a danno degli altri. Per queste relazioni alienate è necessario stabilire un'etica del discorso.

Ma le prospettive pragmatiche sono ancorate a fenomeni linguistici e non vengono considerati gli aspetti relazionali e intererattivi. E' un limite perchè la comunicazione genera e alimenta i giochi relazionali che sono la base del benessere e della sofferenza psicologica. Nel senso che le parole possono veicolare e indurre emozioni sia positive che negative. Si citano ad esempio le frasi discomunicative perchè incongruenti. Dannose in quanto disorientano la mente. Come “Sii spontaneo!” Si contraddice perchè nessuno può autoimporsi la spontaneità, né stati affettivi. Anche la frase “Perchè non mi ami?” sarebbe irrazionale.

Il principio di non contraddizione faparte della dialettica aristotelica. Dialettico è il sillogismo da cui si fanno derivare conclusioni da elementi fondati sull'opinione. Ma con strutture logiche è possibile confutare una tesi anche nel campo degli argomenti di tipo razionale. La retorica s'interessò più alla persuasione. Fino a scadere nell'eristica dove ci si propone di avere sempre ragione anche con artifici, nei discorsi d'effetto degl' imbonitori di ogni provenienza. Se intesa come arte dell'argomentazione, può essere contigua con la dialettica. Si possono giustificare una tesi e pure la sua negazione, ma non possono sussistere contemporaneamente. Quindi i principi logici e soprattutto quello di non contraddizione, sono ineludibili. Anche le neoretoriche (Perelman – Tyteca) si riferiscono ai concetti classici. Ad esempio sotto le fallacie di definizione ricade l'autocontradditorietà che afferma e nega la stessa cosa. Così nella fallacia di spiegazione s'individuano le premesse di un ragionamento irrilevante perchè irrazionale: afferma e nega la stessa cosa nelle stesso tempo.

Il concetto di “implicazione” si riferisce alla relazione logica. Per cui una prima proposizione coinvolge l'altra come conseguenza necessari. In linguistica si usa per porre in rilevo i rapporto semantici nella struttura di un enunciato. Si ha contradditorietà quando un termine o frase negano esplicitamente o implicitamente un altro termine o frase. Per esempio gli antònomi come unità lessicale.

Oltre a tali contraddizioni ci potrebbero esserne di concettuali, in alcune frasi (Godel). Ad esempio : “Ho deciso di non filosofare” Infatti “non filosofare” è sempre e ancora una personale forma di “filosofia”. Si segue cioè un proprio precetto di vita. Come dicevano Leopardi e Pascal: “la migliore filosofia è quella di non filsofare”. Sbagliando?


Ricaviamo che se ci si propone di comunicare si deve esser capaci di esplicitare con le parole il proprio pensiero, con un'intenzione di scambio a priori. Da una conversazione equilibrata si deve inferire ciò che il parlante intende comunicare (in un dialogo i ruoli sono alternati): ciò che è detto a livello lessicale,ma anche ciò che è stato significato a un livello implicito, “tra le righe”. Saper cogliere le idee portanti, essenziali, anche riformulando brevemente i contenuti.
Con l'analisi critica del discorso ci si propone anche di demistificare l'origine ideologica di certi enunciati. Ad esempio il mantenimento di stereotipi e pregiudizi per propri interessi. Il significato di un dialogo dipende sempre dalla relazione autore/destinatario. Così anche se si tratta di un'opera letteraria.
arsenio is offline  
Vecchio 31-12-2007, 10.16.31   #6
albert
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Riferimento: i principi discorsivi logici e pragmatici

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
I principi del discorso tra logica e pragmatica...

Ciao Arsenio. Non credi di stare violando la massima di quantità di Grice (non fornire un contributo più informativo del necessario)?

Secondo me, se si posta un piccolo saggio si ammazza la discussione, meglio (in questa sede) l'interazione su aspetti puntuali dell'argomento ...
albert is offline  
Vecchio 31-12-2007, 12.03.10   #7
arsenio
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Riferimento: i principi discorsivi logici e pragmatici

Citazione:
Originalmente inviato da albert
Ciao Arsenio. Non credi di stare violando la massima di quantità di Grice (non fornire un contributo più informativo del necessario)?

Secondo me, se si posta un piccolo saggio si ammazza la discussione, meglio (in questa sede) l'interazione su aspetti puntuali dell'argomento ...

Corollario di Levinson per il destinatario: Ciò che è comunicato in modo non usuale indica una situazione non usuale”.

Il modo non usuale sono la quarantina di righe, eccessive per un forum “filosofico” non professionale. La situazione non usuale è appunto qualche lacuna ... inusuale

Non ho capito un concetto sul principio di non contraddizione qui espresso e tento di chiarire meglio che posso, e volevo risponderti sul “perchè una persona dovrebbe essere corretta durante il discorso?”

“Piccolo saggio” è una definizione relativa. Chi si abitua allo stile da chat o ai limiti imposti dalle Sms, si troverà poi in difficoltà con testi che superano le 10 o 20 righe. E starà ben lontano anche dalle sole terze pagine dei quotidiani... oggi in genere di qualche riga in più

Poi la ridondanza è dovuta non alla lunghezza, ma al rapporto tra righe e concetti espressi. Per cui può essere pleonastico(prolisso) uno scritto di 5 righe, se ne bastavano 3 e nulla di ciò che si voleva dire andava perduto, e non esserlo un saggio di 1000 pagine, eppure ricchissimo di concetti.

Hai detto bene, "discussione", e non "parlato" a botta e risposta delle chat

arsenio is offline  
Vecchio 01-01-2008, 21.22.16   #8
albert
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Riferimento: i principi discorsivi logici e pragmatici

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
“Piccolo saggio” è una definizione relativa. Chi si abitua allo stile da chat o ai limiti imposti dalle Sms, si troverà poi in difficoltà con testi che superano le 10 o 20 righe. E starà ben lontano anche dalle sole terze pagine dei quotidiani... oggi in genere di qualche riga in più
....

Hai detto bene, "discussione", e non "parlato" a botta e risposta delle chat

Intanto, BuonAnno!
E' vero, siamo assuefatti ad uno stile telegrafico, vicino al parlato delle chat. E' una grossa perdita di ricchezza del linguaggio. Personalmente sono infastidito da chi usa anche nel forum le abbreviazioni da sms

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
Poi la ridondanza è dovuta non alla lunghezza, ma al rapporto tra righe e concetti espressi. Per cui può essere pleonastico(prolisso) uno scritto di 5 righe, se ne bastavano 3 e nulla di ciò che si voleva dire andava perduto, e non esserlo un saggio di 1000 pagine, eppure ricchissimo di concetti.

Verissimo. Volevo soltanto dire che in un forum come questo uno scritto lungo, anche se pregnante, rischia di non essere preso nella giusta considerazione da chi legge.

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
volevo risponderti sul “perchè una persona dovrebbe essere corretta durante il discorso?”

Qua però non sono riuscito a capire. Potresti ripetere le tue osservazioni?
albert is offline  

 



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