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Vecchio 10-11-2007, 20.40.22   #1
Socrate78
Ospite abituale
 
Data registrazione: 06-05-2007
Messaggi: 107
Il suicidio può essere ammissibile?

Apro questo thread per discutere un problema etico di non poco conto e che riguarda la valutazione morale del suicidio, azione condannata dall'etica comune e dalla religione.
Il suicidio è infatti un'azione a mio avviso innaturale, proprio perchè va contro l'istinto di sopravvivenza,senza il quale sulla Terra la vita non potrebbe conservarsi;eppure la specie umana è l'unica ad avere in sè il germe dell'autodistruzione, che si esprime in massimo grado nell'atto di togliersi la vita.
Ma se si approfondisce bene la questione, si può notare che le motivazioni che stanno alla base di quest'azione sono diversissime e non tutte spregevoli;ad esempio il suicidio di Socrate fu un atto persino eroico, il grande filosofo preferì bere la cicuta piuttosto che rinnegare i suoi valori morali! Anche Seneca affermava che in casi estremi era plausibile togliersi la vita, quando continuare a vivere comportava un grave detrimento della dignità umana.
Inoltre l'azione di togliersi la vita contiene in sè una forte ambiguità morale, perchè il suicida può essere nello stesso tempo vigliacco e coraggioso;vigliacco perchè con la morte fugge dai suoi gravi problemi, coraggioso perchè per mettere in atto il suicidio deve vincere il prepotente istinto di conservazione e la conseguente paura della morte.
Allora mi chiedo:il suicidio è sempre un atto folle e amorale oppure in alcuni casi diventa giustificabile? Esistono nella vita di una persona gravi situazioni in cui sarebbe meglio (per motivi diversissimi ) togliersi la vita piuttosto che continuare ad esistere?
Ciao
Socrate78 is offline  
Vecchio 11-11-2007, 00.09.34   #2
VanLag
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Data registrazione: 08-04-2002
Messaggi: 2,959
Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Citazione:
Originalmente inviato da Socrate78
Apro questo thread per discutere un problema etico di non poco conto e che riguarda la valutazione morale del suicidio, azione condannata dall'etica comune e dalla religione.
Il suicidio è infatti un'azione a mio avviso innaturale, proprio perchè va contro l'istinto di sopravvivenza,senza il quale sulla Terra la vita non potrebbe conservarsi;eppure la specie umana è l'unica ad avere in sè il germe dell'autodistruzione, che si esprime in massimo grado nell'atto di togliersi la vita.
Ma se si approfondisce bene la questione, si può notare che le motivazioni che stanno alla base di quest'azione sono diversissime e non tutte spregevoli;ad esempio il suicidio di Socrate fu un atto persino eroico, il grande filosofo preferì bere la cicuta piuttosto che rinnegare i suoi valori morali! Anche Seneca affermava che in casi estremi era plausibile togliersi la vita, quando continuare a vivere comportava un grave detrimento della dignità umana.
Inoltre l'azione di togliersi la vita contiene in sè una forte ambiguità morale, perchè il suicida può essere nello stesso tempo vigliacco e coraggioso;vigliacco perchè con la morte fugge dai suoi gravi problemi, coraggioso perchè per mettere in atto il suicidio deve vincere il prepotente istinto di conservazione e la conseguente paura della morte.
Allora mi chiedo:il suicidio è sempre un atto folle e amorale oppure in alcuni casi diventa giustificabile? Esistono nella vita di una persona gravi situazioni in cui sarebbe meglio (per motivi diversissimi ) togliersi la vita piuttosto che continuare ad esistere?
Ciao
A prescindere se sia un atto etico o meno io credo che il dono della vita è un dono grande, ma se è vero che è un dono, dobbiamo accettare che quello che l’ha ricevuto e ne è entrato in possesso possa farne ciò che vuole, anche se ciò che decide di farne non ci piace ed anche se, il rifiuto di quel dono, pesa spesso sulle coscienze di tutti.

Non per tutti la morte ha la stessa effige terrea. Socrate disse mi pare – vivere o morire è uguale – e dal punto di vista suo l’affermazione è credibile. Ti lascio con le parole di un moderno Socrate, un maestro indiano che amo citare e con le cui parole, ho imbrattato il forum, anche lui, come Socrate non temeva la morte. Nei due dialoghi che seguono I sta per interrogante e R per risposta.

I: Spesso si muore volentieri.
R: Solo quando l'alternativa è peggiore della morte. Ma questa disponibilità a morire promana da una fonte sana: La volontà di vivere che è più profonda della vita stessa. Essere vivi non è la condizione ultima; c'è qualche cosa al di là, molto più esaltante, che non è ne l'essere ne il non essere. È uno stato di pura consapevolezza, oltre i confini dello spazio e del tempo. Quando cessi di credere di essere il tuo corpo-mente, la morte perde la sua terribilità, diventa parte della vita.
La gente teme di morire perché non sa cos'è la morte. Il sapiente è già morto, e ha visto che non c'era d'avere paura. Non appena conosci il tuo essere non temi più. La morte da libertà e potere. Per essere nel mondo devi morire al mondo. Allora l'universo è tuo, diventa il tuo corpo, un espressione ed uno strumento.

I: E la morte libera?
R: Chi si crede nato teme molto la morte. Per chi si conosce è un lieto evento.
.....Per me la morte non è una calamità, così come la nascita di un bambino non è una gioia. Il bambino va verso i guai, il morto ne è fuori. L'attaccamento alla vita è attaccamento al dolore. Amiamo ciò che ci fa soffrire. Tale è la nostra natura. Per me la morte sarà un momento di giubilo, non di paura. Piangevo quando nacqui, e morirò ridendo.

VanLag is offline  
Vecchio 11-11-2007, 00.32.27   #3
epicurus
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Data registrazione: 18-05-2004
Messaggi: 2,725
Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Citazione:
Originalmente inviato da Socrate78
Il suicidio è infatti un'azione a mio avviso innaturale, proprio perchè va contro l'istinto di sopravvivenza,senza il quale sulla Terra la vita non potrebbe conservarsi;

L'istinto non ha nulla a che fare con la fondazione dell'etica, quindi se il suicidio sia innaturale o meno non è rilevante. [Anche se ci sarebbe da aprire tutto un dibattito su cosa sia innaturale e cosa sia naturale.]

Citazione:
Originalmente inviato da Socrate78
Allora mi chiedo:il suicidio è sempre un atto folle e amorale oppure in alcuni casi diventa giustificabile?

Sul folle non so e non voglio rispondere.
Per quanto riguarda la moralità, io credo come VanLag che il diritto alla vita sia, appunto, un diritto e non un dovere. In genera, qualsiasi scelta che coinvolge solo la propria persona è extra-morale (o extra-etica): la morale riguarda solo il rapporto tra più persone.

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Vecchio 11-11-2007, 14.15.01   #4
Παρμενίδης
φιλε&
 
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Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Bisognerebbe innanzitutto intendersi sul significato della morte, giacchè parlare di suicidio ha senso nel momento in cui la morte è passaggio dall'essere al non essere - e io nn la vedo sotto quest'ottica - ma nel momento in cui la morte altro nn è che il velamento dell'essere? il suo celarsi dall'orizzonte dell'esperienza piuttosto che un'indice di reale caducità dell'essere? allora è ovvio che il suicidio perde tutta la sua consistenza e perde ogni senso di significato
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Vecchio 11-11-2007, 14.33.07   #5
epicurus
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Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Citazione:
Originalmente inviato da Παρμενίδης
Bisognerebbe innanzitutto intendersi sul significato della morte, giacchè parlare di suicidio ha senso nel momento in cui la morte è passaggio dall'essere al non essere - e io nn la vedo sotto quest'ottica - ma nel momento in cui la morte altro nn è che il velamento dell'essere? il suo celarsi dall'orizzonte dell'esperienza piuttosto che un'indice di reale caducità dell'essere? allora è ovvio che il suicidio perde tutta la sua consistenza e perde ogni senso di significato

Per i cattolici la morte fisica non è solo fisica, non spirituale. Si potrebbe dire che la morte vera e propria non esiste. Ma loro continuano a sostenere che il suicidio sia immorale.

Comunque, secondo me, se la morte sia reale o meno non è molto rilevante, ciò che è rilevante qui è che la propria scelta riguarda se stessi: se io scelgo di suicidarmi, questa scelta esula dalla morale perché non può recare danno a nessuno (tralasciamo la tristezza dei famigliari).
epicurus is offline  
Vecchio 11-11-2007, 15.26.00   #6
Heraclitus
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Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Il suicidio è ammissibile? Prima di rispondere occorre notare che

1)sotto ogni scelta di suicidio c'è una situazione diversa. Quindi occorrerebbe vedere cao per cao e magari fare esempi

2) Ma siamo sicuri che ogni caso di suicidio non possa recare danno a nessun altro (anche se non conideriamo il fatto eventuale che le persone care sentino la nostra mancanza)? immaginiamo che accada un grande terremoto in un'intera nazione. Le vittime sono moltissime. Moltissime persone decidono di suicidarsi per la disperazione. Ci sono tra queste persone che decidono di suicidarsi anche tutti i medici. Però ci sono anche alcune pochissime persone gravemente ferite che non vogliono suicidarsi e che vogliono essere curate immediatamente perchè vogliono vivere e i medici più vicini sono Cosa fare? Possono i medici che decidono di suicidarsi rifiutare di farlo anche se le persone che vogliono essere curate sono pochissime?

3)E pensiamo a noi: noi non dipendiamo da persone senza le quali non potremo continuare a vivere (si pensi a quanti italiani giovani vivano sempre più spesso coi genitori, i pensi alle donne incinte penalizzate spesso in lavoro...)?

Come vedete a domande come queste secondo me dare una risposta di una frase sola e generica è troppo semplicistico.
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Vecchio 11-11-2007, 15.26.52   #7
S.B.
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Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Citazione:
Per quanto riguarda la moralità, io credo come VanLag che il diritto alla vita sia, appunto, un diritto e non un dovere. In genera, qualsiasi scelta che coinvolge solo la propria persona è extra-morale (o extra-etica): la morale riguarda solo il rapporto tra più persone.

Credo anch'io che questa sia la posizione più ragionevole.
Anche se non sono del tutto d'accordo sul fatto che sia così extra-morale, l'uomo che sceglie il suicidio non è solo al mondo, vive in mezzo agli altri, ha rapporti con gli altri, il suo suicidio provocherà dolore in altri da lui.

Io direi piuttosto che confrontate e valutate le conseguenze la scelta di vita o morte del singolo uomo è più importante delle conseguenze che può avere sugli altri.

Non è un caso se di solito in etica si parte dalla presa di coscienza dell'io per poi descrivere il riconoscimento dell'altro.
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Vecchio 11-11-2007, 15.49.52   #8
epicurus
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Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Citazione:
Originalmente inviato da Heraclitus
2) Ma siamo sicuri che ogni caso di suicidio non possa recare danno a nessun altro (anche se non conideriamo il fatto eventuale che le persone care sentino la nostra mancanza)? immaginiamo che accada un grande terremoto in un'intera nazione. [...]

3)E pensiamo a noi: noi non dipendiamo da persone senza le quali non potremo continuare a vivere (si pensi a quanti italiani giovani vivano sempre più spesso coi genitori, i pensi alle donne incinte penalizzate spesso in lavoro...)?

Sempre stando sul genere del terremoto, si potrebbe fare un altro esempio "più semplice": un gruppo di terroristi mi dice "se ti suicidi facciamo scoppiare una bomba in centro alla città X".

Naturalmente, Herac, le cose vanno sempre contestualizzate. Però mi sembra che stai un po' cambiando le carte in tavolo, nel senso che mi viene chiesto se sia morale o meno il suicidio fine a se stesso. Infatti nel caso dei terroristi, se l'uomo minacciato volesse suicidarsi, l'immoralità (che brutta parola ) della sua scelta sarebbe dovuta dalla strage che indirettamente causerebbe.

Quindi, riassumendo, il tizio minacciato non è immorale per il suicidio, bensì per l'uccisione di molte persone.

Citazione:
Originalmente inviato da S.B.
non sono del tutto d'accordo sul fatto che sia così extra-morale, l'uomo che sceglie il suicidio non è solo al mondo, vive in mezzo agli altri, ha rapporti con gli altri, il suo suicidio provocherà dolore in altri da lui.

Io direi piuttosto che confrontate e valutate le conseguenze la scelta di vita o morte del singolo uomo è più importante delle conseguenze che può avere sugli altri.

La scelta del suicidio non è mai una scelta facile, e se si arriva a questo allora significa che la sofferenza che c'è dietro è davvero enorme, insopportabile. Facendo i pesi, la faccenda risulta palesemente sbilanciata a favore del suicida.

epicurus is offline  
Vecchio 11-11-2007, 16.00.08   #9
Socrate78
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Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Spesso mi chiedo da che cosa abbia origine la paura della morte e avrei una relativa "risposta":il timore della morte è la paura dell'ignoto, che deriva da non sapere verso quale realtà si andrà incontro. Per una persona che crede che la morte sia un passaggio verso il non-essere, tale timore potrebbe anche essere mitigato, proprio perchè il nulla non può farti del male, come affermava Epicuro quando diceva:"Se ci siamo noi non c'è la morte e se c'è la morte noi non ci siamo". Ma se sono un cattolico e penso che togliendomi la vita potrei finire dannato, le cose cambiamo:subentra il timore di andare incontro ad un male oscuro e di gran lunga peggiore. Secondo me ciò è vero non solo in caso di suicidio, ma anche nell'atteggiamento nell'affrontare comunque il termine della vita;un ateo potrebbe anche affrontare la "dipartita" in modo più sereno di un credente.
Ciao
Socrate78 is offline  
Vecchio 11-11-2007, 17.18.24   #10
Heraclitus
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Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Il suicidio è ammissibile? Prima di rispondere occorre notare che

1)sotto ogni scelta di suicidio c'è una situazione diversa. Quindi occorrerebbe vedere caso per caso e magari fare esempi

2) Ma siamo sicuri che ogni caso di suicidio non possa recare danno a nessun altro (anche se non consideriamo il fatto eventuale che le persone care sentino la nostra mancanza)? immaginiamo che accada un grande terremoto in un'intera nazione. Le vittime sono moltissime. Moltissime persone decidono di suicidarsi per la disperazione. Ci sono tra queste persone che decidono di suicidarsi anche tutti i medici. Però ci sono anche alcune pochissime persone gravemente ferite che non vogliono suicidarsi e che vogliono essere curate immediatamente perchè vogliono vivere e i medici più vicini sono lì. Cosa fare? Possono i medici che decidono di suicidarsi rifiutare di farlo anche se le persone che vogliono essere curate sono pochissime?

E pensiamo a noi: noi non dipendiamo da persone senza le quali non potremo continuare a vivere (si pensi a quanti italiani giovani vivano sempre più spesso coi genitori, i pensi alle donne incinte penalizzate spesso in lavoro...)?

Come vedete a domande come queste secondo me dare una risposta di una frase sola e generica è troppo semplicistico.

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Naturalmente, Herac, le cose vanno sempre contestualizzate. Però mi sembra che stai un po' cambiando le carte in tavolo, nel senso che mi viene chiesto se sia morale o meno il suicidio fine a se stesso. Infatti nel caso dei terroristi, se l'uomo minacciato volesse suicidarsi, l'immoralità (che brutta parola ) della sua scelta sarebbe dovuta dalla strage che indirettamente causerebbe.
Quindi, riassumendo, il tizio minacciato non è immorale per il suicidio, bensì per l'uccisione di molte persone.

Certo, ci vuole un po' di contestualizzazione, ma occorre notare che qualsiasi azione, sia che sia fatta fine a sè stessa sia no, ha conseguenze nell'ambiente circostante, e quindi se tale persona abita in un contesto di relazioni con altre persone deve prima essere a conoscenza delle coneguenze di tale atto.

Facciamo un altro esempio (è un esempio un po' improbabile ma ce ne possono essere tanti di simili). Una casa in montagna inizia a prendere fuoco. I pompieri sono troppo lontani. Le persone circostanti hanno ognuna solo un piccolo secchio che può contenere poca acqua. Ognuno potrebbe pensare "se vado a spegnere la casa con questo secchio da solo non ci riesco, e se vanno tutti gli altri un secchio in più o in meno non fa differenza" e facendo così la casa chiaramente va a fuoco senza che nessuno faccia nulla. Se ognuno pensa però "Tutti insieme io con gli altri possiamo fare la differenza" ognuno interviene contemporaneamente a spegnere la casa riuscendo nell'intento.

Questo esempio mostra che anche il caso in cui si dica che il suicidio non causa grandi conseguenze negative per gli altri (come la vita di altre persone nel caso del terremoto) , però se ne causa di piccole si rischia che esse si accumulino e non si può dire "tanto forse restano gli altri ad aiutare". Se ognuno pensasse così...

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
La scelta del suicidio non è mai una scelta facile, e se si arriva a questo allora significa che la sofferenza che c'è dietro è davvero enorme, insopportabile. Facendo i pesi, la faccenda risulta palesemente sbilanciata a favore del suicida.


Attenzione però, la faccenda risulta palesemente sbilanciata a favore del suicida se però lui prima si è chiesto :
1)chi sceglie di suicidarsi è pienamente consapevole di sè? A parte il voler suicidarsi ha per il resto comportamenti che mostrano attività mentale normale?
2)chi sceglie di suicidarsi ha tutte le conoscenze per vedere se la sofferenza che c'è dietro è davvero enorme, incancellabile, insopportabile? E ha tutte le conoscenze per vedere se le sofferenze sugli altri che può causare il suo suicidio pesino molto di più delle sofferenze che ha chi vuole suicidarsi?
3)Ci sono casi in cui apiranti suicidi in situazioni simili o uguali si sono accorti che le loro sofferenze erano superabili e hanno rinunciato a togliersi la vita? Chi sceglie di suicidarsi ha prima conosciuto questi casi e saputo come ora vivono tali persone?

Come si nota se una persona ritiene in modo incontrovertibile che il suicidio sia l'unica scelta deve aver prima fatto un lungo, lunghissimo percorso per verificare ciò e c'è da chiedersi se ogni persona che si suicidia abbia compiuto davvero questo percorso fino in fondo.
Heraclitus is offline  

 



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