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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 27-12-2007, 09.27.02   #41
Giorgiosan
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Messaggi: 2,009
Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Nell'induismo e nello shintoismo il suicidio non è proibito.

Nel cristianesimo non si può dire che un suicida per il suo atto sia sicuramente condannato da Dio.

L'istinto di conservazione sembrerebbe opporsi al suicidio.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 27-12-2007, 09.45.01   #42
emmeci
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Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Se fosse lecito proseguire coi toni dell’ironia su un argomento che può invece evocare giorni e notti di disperazione, potrei aggiungere che un suicida mostra di non avere pazienza, visto che, senza problemi moralistici e senza messinscena, morrà: la sola certezza nel mare tempestoso della vita. No, l’argomento del suicidio non sopporta ciarle e ironia, e perciò mi pare di dover fare appello ad altri motivi per dissuadere l’umana specie dall’adottare questa drastica e rischiosa misura (quanti sono i suicidi che non vanno a buon fine, fino a rischiare l’arresto per suicidio non consumato?). Sì, vedo che anche qui in questo forum molti giudicano un abuso l’accaparrarsi un diritto che deve essere riservato a Dio, e che in tal caso e solo in tal caso può essere definito un “colpo di grazia”. Anzi, se si rinuncia al suicidio si dimostra vera dignità e vero coraggio, come può essere riconosciuto a Giobbe che, nonostante le sue disgrazie e nonostante fosse stato a un certo punto lì lì per ribellarsi all’ingiustizia divina, si lasciò convincere da coloro che, dall’alto della loro spirituale e corporale letizia, lo ammonivano a rispettare le decisioni superne.
Ma il religioso ha la sua logica: infatti può pensare – come Amleto – che ci possa essere un’altra vita oltre questa, e sarà lieta per gli obbedienti ma ancora più tormentosa per coloro che osano lamentarsi ed uccidersi. E il moralista potrebbe anche affermare che comunque la violenza è sempre da condannare, anche se rivolta soltanto su sé, come sembra suggerire Dante quando colloca nel Purgatorio Amanda che “per ira ha voluto esser nulla” (quasi suggerendo arditamente che un suicidio compiuto per amore – il che qualche volta accade – non sarebbe ragione di condanna all’inferno).
Ma perché questo argomento del suicidio finisce per apparirmi degno di spirito? Forse perché, più che dimostrare l’ansia di liberarsi dall'angoscioso pensiero di ciò che ci riserva la vita, si compie per liberarsi una volta per tutte dal dover pensare alla morte.
emmeci is offline  
Vecchio 27-12-2007, 12.42.40   #43
Nefonos
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Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Citazione:
emmeci
questa drastica e rischiosa misura (quanti sono i suicidi che non vanno a buon fine, fino a rischiare l’arresto per suicidio non consumato?).
mi chiedo quale possa essere il rischio nel suicidarsi...manca invece la sicurezza nell'atto dell'autoeliminazione che comunque si può evitare optando una scelta di morte sicura ovvero che porti inevitabilmente alla morte.
Nefonos is offline  
Vecchio 29-12-2007, 23.00.23   #44
Oxymoron.
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Messaggi: 25
Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Essendo il suicidio il rimedio più estremo, immagino che alla base del suo utilizzo non vi sia nulla di razionale e chiaro. Insomma, non credo che neanche chi abbia intenzione di suicidarsi sappia con chiarezza perché fa ricorso a questo. Per cui. Non è ammissibile l'idea di togliersi la vita. Tuttavia, è comprensibile.
Oxymoron. is offline  
Vecchio 31-12-2007, 17.32.11   #45
emmeci
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Messaggi: 1,272
Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Rischi del suicidarsi? Naturalmente la mia era una battuta, Oxymoron. Tuttavia rischi ci sono: innanzi tutto quello di non riuscire, con la conseguenza di fare una figura patetica o barbina, di perdere la fiducia in sé stessi e di dover magari ripetere il gesto cercando altri mezzi….E se, seguendo il tuo ragionamento, chi ha deciso di uccidersi dovrebbe cercare il mezzo sicuro, potrebbe giungere a far saltare l’intero caseggiato. Piuttosto il problema sta nel chiedersi se per il suicidio una giustificazione c’è (che era del resto il tema di partenza di questo argomento) o se, pur essendo un atto che tu ammetti essere comprensibile, non c’è veramente nulla che lo giustifichi, mentre vediamo popoli interi esaltarlo e dare ai suicidi il nome di martiri. Forse è un atto che scava talmente nelle radici del nostro essere che rende persino impossibile concepirlo e suggerisce null’altro che una misteriosa pietà: anche se nel poema dantesco è riservata una pena veramente dura a coloro che “han voluto per ira essere nulla”.
emmeci is offline  
Vecchio 01-01-2008, 19.53.09   #46
Nefonos
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Messaggi: 41
Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Rischi del suicidarsi? Naturalmente la mia era una battuta, Oxymoron. Tuttavia rischi ci sono: innanzi tutto quello di non riuscire, con la conseguenza di fare una figura patetica o barbina, di perdere la fiducia in sé stessi e di dover magari ripetere il gesto cercando altri mezzi….E se, seguendo il tuo ragionamento, chi ha deciso di uccidersi dovrebbe cercare il mezzo sicuro, potrebbe giungere a far saltare l’intero caseggiato.

Giusto per non confondere le mie idee con quelle di un altro utente, io sono Nefonos e non Oxymoron
Comunque rischiare di fare una figura patetica o di perdere la fiducia in sè stessi non sono rischi per un suicida, inoltre un individuo che ricorre a tale atto non ha certamente fiducia in sè già prima della sua autoeliminazione, sennò avrebbe cercato una soluzione differente. Voglio inoltre chiarire che tagliarsi le vene o avvelenarsi non hanno mai portato a un'esplosione dell'intero caseggiato...pur essendo questi, due modi per togliersi la vita senza il timore di errare nell'intento.
Per quanto riguarda la seconda parte di ciò che hai scritto, posso dirti di aver già risposto precedentemente. Ritengo inutile riportare continuamente la risposta che ho dato alla domanda.

Auf Wiedersehen
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Vecchio 02-01-2008, 14.33.42   #47
maxim
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Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Ho letto con attenzione la presente discussione.
Ho sempre pensato che la filosofia sia il miglior gioco al quale la nostra mente possa partecipare. Non ci sono né vinti né vincitori e le regole di questo avvincente e lusinghiero gioco possiamo cambiarle quando e come desideriamo. Se il risultato è a noi sfavorevole non facciamo altro che re-impastare tutto, dare una veloce occhiata alla panchina ove giacciono i pensieri adatti alla partita del momento e iniziare a tessere un nuovo gioco mentale il cui risultato, stavolta, quieterà il tormento del “ciò che ci appare”. Eh si!…perché un buon filosofo sa che quel “ciò che ci appare”, con calma e perseveranza, può assumere parvenze diverse, valide tanto quanto quel “ciò che ci appariva”.

Suicidio e filosofia…o meglio, filosofia del suicidio.
Valutando il gesto, il suicida non ha lasciato corso naturale alla propria esistenza e non ha rispettato quell’impulso alla sopravvivenza che è il propulsore della vita stessa. Egli ha dimostrato che la vita può essere battuta, vinta, annientata. Tutto ciò rappresenta il fallimento della vita ovverosia di ciò che consideriamo indubbiamente il bene per eccellenza e che la volontà dell’uomo, in questo caso, è in grado di superare in potenza. L’uomo ha saputo dimostrare a dio che può farsi beffa quando e come vuole di lui, restituendogli velocemente ciò che egli, con la solita immensa superbia, ha voluto donarci credendo di fare del bene ad una materia inanimata, che inanimata vuole ritornare!... Dio ha sbagliato creando un uomo ancor più potente e coraggioso di lui, capace di privarsi del bene più grande. E se non ha sbagliato lui allora l’errore è della natura la cui prova del fallimento assoluto sull’aspettativa esistenziale deriva proprio da quel gesto di auto-distruzione.

Il dubbio ora, tutto filosofico anch’esso, è chiedersi se sia sufficiente far “giocare” la filosofia solo attorno al gesto estremo, affinché la partita possa dirsi completa ed esaustiva.
In questa discussione credo sia stato dato ampio margine d’interesse al suicidato analizzando codesta azione si, da un punto di vista etico-morale, ma il cui fulcro dell’emergente “giudizio” ha poggiato quasi sempre sulla vita del suicidato e quasi mai su quella del “chi resta”.
Io ho esperienza diretta del “chi resta”!...
…e qui non si può mica tanto più giocare con la filosofia…la partita comincia a diventare dura e ci si deve arrangiare perché il suicidato mica ti da più una mano.
La vita reale che ti si presenta da una parte e il pensiero da adattare dall’altra. Rapida occhiata alla panchina dei giocatori…i greci troppo pessimisti, Schopenhauer peggio che peggio…tanto è pessimista che pure sembra esaltare il suicidio . Per Seneca & C. addirittura trattasi di “estrema ragione”. Ma ad una filosofia del “chi resta” ci pensa nessuno?
A “chi resta” rimane una stanza vuota insanguinata, macabro palcoscenico di un corpo dilaniato, una vuota cartuccia il cui contenuto si è perso tra il soffitto scagliando prima violentemente pezzi di vita in ogni dove, quasi a volerli tirare addosso con spregio a questo mondo che dapprima l’ha voluta e poi rifiutata. A chi resta rimane un vuoto pensiero da riempire con quella sofferenza che è stata rifiutata dal suicida e che sembra galleggiare prima, e trasferirsi poi, come fosse anch’essa governata dal principio dei vasi comunicanti.
Non credo pertanto sia corretto filosofare solo attorno al gesto arrivando a conclusioni generalizzate…io penso che il suicidio non sia sempre “condannabile”…a chi però ha intenzione di porlo in atto consiglierei
anche di consultarsi con la parte “che resta”...oltre che con se stesso.

maxim is offline  
Vecchio 02-01-2008, 16.12.48   #48
Joshua
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Riferimento: Il suicidio può essere ammissibile?

Citazione:
Originalmente inviato da maxim
Tutto ciò rappresenta il fallimento della vita

Fallimento? non penso possa definirsi fallimento. Non disprezzo il suicidio in quanto atto fisico, ma il suicidato in quanto ha deciso di togliersi l'unica cosa che è degna di essere vissuta: appunto la vita. Ma una vita misera, povera priva di esperienze, relazioni, emozioni, sogiogata da un nulla, da un ozio, da una malattia, un vita vuota, spenta che non ha voglia di uscirne è forse degna di essere vissuta? questo è un mio punto vista, certo, ma non ritengo ciò una vita. Non "tollero" neanche le persone che si suicidano perchè piene di debiti o afflitte da problemi familiari, finanziari o emozionali, tutto ciò è risolvibile, in un modo o nell'altro o se anche non fosse non è certo questo un modo di risolvere i problemi.
Preferirei togliermi la vita quando so che non ho più niente da apprendere, da vivere o da provare nella mia vita, cosa che non accadrà mai in quanto non si finisce mai di "vivere la vita, tranne quando essa si spegne".
Il suicidio, quotando sopra, non è "proprio" ammisibile, ma deve essere compreso, questo si.
"Chi resta"? forse si è vero, non rimane altro che vita sparsa per la stanza ma dobbiamo domandarci anche il perchè quella vita è sparsa li...capire perchè l'ha fatto e forse compatirlo, comprenderlo o arrabbiarci per l'insignificante motivo ma dobbiamo comunque comprendere il perchè. Chi resta, secondo me, dovrebbere chiedersi il perchè l'altro se ne è andato.
Joshua is offline  

 



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