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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 03-01-2008, 23.51.24   #11
S.B.
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-04-2006
Messaggi: 486
Riferimento: La violenza del pensiero

Citazione:
La mia domanda è: credete che sia lecito battersi per le proprie idee pur continuando ad amare, o questo è impossibile e, come succede tra sposi per il resto compiutamente civili, è fatale che venga – in nome di Dio, della Filosofia o della Scienza - il momento dell’incomprensione, della rabbia e del tradimento?

Complimenti a emmeci per la bella discussione!

Io direi che non solo la violenza del nostro pensiero e l'"amore" convivono, ma sono necessari l'uno all'altro.
L'amore è figlio di Poros e Penìa, in amore si da qualcosa all'altro e si prende a nostra volta, l'amore è una particolare forma di scambio.
Non credo che questo scambio debba per forza essere dolce e piacevole, può essere uno scontro aspro, dovuto alla diversità dell'Altro.

Ma è proprio la differenza che permette lo scontro/incontro, siamo Estranei gli uni agli altri, siamo disposti ad uno scambio reciproco, cosa che non può avvenire con un sasso o un albero!

Non credo all'amore come quel sentimento edulcorato che ci propinano, anche nell'amore c'è scontro, ma finché si riconosce l'Altro come Altro non dovremmo arrivare alla violenza fisica!

Come diceva Levinas la filosofia occidentale è stata soprattutto una violenta ontologia, il riconoscimento dell'Altro può regolare lo scontro entro certi limiti che non escludono l'amore. Io credo che questa sia la soluzione, a mio modesto parere.
S.B. is offline  
Vecchio 04-01-2008, 00.49.18   #12
Heraclitus+
Ospite
 
Data registrazione: 30-12-2007
Messaggi: 18
Riferimento: La violenza del pensiero

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
“Non si può riflettere ed essere modesti. Appena la mente si mette in moto, si sostituisce a Dio e a ogni altra cosa: è indiscrezione, usurpazione, profanazione. Non lavora, sconquassa. La tensione che tradiscono i suoi procedimenti ne rivela il carattere brutale e implacabile. Senza una buona dose di ferocia non si può condurre un pensiero fino in fondo”. Questo è uno dei fulgurei aforismi di Cioran: un’auto-accusa esagerata? O il riconoscimento di una realtà, un’ammissione che tutti possono fare e quindi fondamentalmente esatta?
Lo dovremmo poter riconoscere noi, che ci intrufoliamo in un forum che forse sta navigando in acque tranquille con provocanti, talora irriverenti chiamate di correo od offerte di dialogo che, sotto l’apparenza di aspirare a verità ideali e perfino sublimi, risulteranno provocazioni per coloro che si trovano su una sponda diversa, conquistata magari a fatica dopo ore d’insonnia ed amare esperienze.
E così, anche se qui non si parla quasi mai di politica – il che potrebbe costituire qualche attenuante - le acque non sono meno agitate e le disfide frequenti, facendo pensare che la violenza non sia il privilegio di qualche setta fanatica d’oltre cortina, ma sia nel DNA dell’uomo (una versione aggiornata di quello che si diceva, nelle epoche sensibili alla classicità, la furia delle passioni o l’insorgere – eccezionale e da tenere a bada – del lupus nell’homo). Anche se qualche anima bella e orgogliosa può credere che il fondamentalismo sia un peccato degli altri e sia relegato, per quello che ci riguarda, nelle fondamenta di un edificio che s’innalza in un etere pacifico e luminoso. Certo è difficile in questo nostro contrapporci come eroi della verità - si chiami essa religione scienza o filosofia – trovare il giusto equilibrio tra violenza e dolcezza o tra la nietzschiana superpotenza e il piacere borghese di una storia edulcorata dal suo happy end.
La mia domanda è: credete che sia lecito battersi per le proprie idee pur continuando ad amare, o questo è impossibile e, come succede tra sposi per il resto compiutamente civili, è fatale che venga – in nome di Dio, della Filosofia o della Scienza - il momento dell’incomprensione, della rabbia e del tradimento?

Bello lo spunto che ci hai dato.
Giusta la citazione di Nietzsche, ma credo che occorra andare al di là della superpotenza.
Come può un creatore di nuovi valori non essere anche il distruttore dei vecchi? Come si può creare e non turbare?
L'etere pacifico e luminoso e i verdi pascoli sono transitori.
Per citare il filosofo a cui ho preso a prestito il nome per il mio nick:
"Al timone di tutto la folgore"
"Conflitto di tutte cose padre"
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Vecchio 04-01-2008, 08.50.49   #13
emmeci
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Messaggi: 1,272
Riferimento: La violenza del pensiero

Non so perché, ma io preferisco sostituire la parola amore con la parola pietà, naturalmente intesa non come compassione ma come un aprirsi agli altri e al dramma che l’esistenza degli altri può provocare. Perché la pietà è un ideale che pur ponendosi, come direbbe Dante, “al som de l’escalina”, è qualcosa di ben difficile da raggiungere; basta pensare al caso che ti fosse possibile salvare una sola persona: chi salveresti? Ma è proprio questo elemento drammatico che essa richiede: la pietà vive nella sua impossibilità, nel fuoco che sembra poterla distruggere….e questo, sia pure in piccola parte o in una versione mimetica, se non come una commedia di fronte a vere tragedie, si attua anche nei nostri scambi d’idee. Sono perciò anch’io vicino a Emmanuel Lévinas, cioè proteso a quel pensiero dell’infinito che, seppure solo come un’ombra di fronte alla realtà, sembra per lo meno privo di quella interiore violenza. Che non vorrei, comunque, fosse stata interpretata come una specie di accusa rivolta a qualcuno, o di un rimorso causato dai miei messaggi verbali….
(Tra parentesi, penso che perfino l'amore sessuale - e questo troverà meno consensi - possa sublimarsi divenendo pietà).
emmeci is offline  
Vecchio 04-01-2008, 10.01.16   #14
Heraclitus+
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Data registrazione: 30-12-2007
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Riferimento: La violenza del pensiero

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Non so perché, ma io preferisco sostituire la parola amore con la parola pietà, naturalmente intesa non come compassione ma come un aprirsi agli altri e al dramma che l’esistenza degli altri può provocare. Perché la pietà è un ideale che pur ponendosi, come direbbe Dante, “al som de l’escalina”, è qualcosa di ben difficile da raggiungere; basta pensare al caso che ti fosse possibile salvare una sola persona: chi salveresti? Ma è proprio questo elemento drammatico che essa richiede: la pietà vive nella sua impossibilità, nel fuoco che sembra poterla distruggere….e questo, sia pure in piccola parte o in una versione mimetica, se non come una commedia di fronte a vere tragedie, si attua anche nei nostri scambi d’idee. Sono perciò anch’io vicino a Emmanuel Lévinas, cioè proteso a quel pensiero dell’infinito che, seppure solo come un’ombra di fronte alla realtà, sembra per lo meno privo di quella interiore violenza. Che non vorrei, comunque, fosse stata interpretata come una specie di accusa rivolta a qualcuno, o di un rimorso causato dai miei messaggi verbali….
(Tra parentesi, penso che perfino l'amore sessuale - e questo troverà meno consensi - possa sublimarsi divenendo pietà).

Più che di elemento drammatico parlerei di elemento tragico.
La tragedia mi sembra abbia stretta parentela col fatto che la pietà può essere episodica e specifica, mai universale come vorrebbero i nostri concetti più alti. La realtà "naturale", che è a-morale, mette a nudo i confini del nostro agire etico.
Heraclitus+ is offline  
Vecchio 04-01-2008, 14.05.53   #15
S.B.
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Riferimento: La violenza del pensiero

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Non so perché, ma io preferisco sostituire la parola amore con la parola pietà, naturalmente intesa non come compassione ma come un aprirsi agli altri e al dramma che l’esistenza degli altri può provocare. Perché la pietà è un ideale che pur ponendosi, come direbbe Dante, “al som de l’escalina”, è qualcosa di ben difficile da raggiungere; basta pensare al caso che ti fosse possibile salvare una sola persona: chi salveresti? Ma è proprio questo elemento drammatico che essa richiede: la pietà vive nella sua impossibilità, nel fuoco che sembra poterla distruggere….e questo, sia pure in piccola parte o in una versione mimetica, se non come una commedia di fronte a vere tragedie, si attua anche nei nostri scambi d’idee. Sono perciò anch’io vicino a Emmanuel Lévinas, cioè proteso a quel pensiero dell’infinito che, seppure solo come un’ombra di fronte alla realtà, sembra per lo meno privo di quella interiore violenza. Che non vorrei, comunque, fosse stata interpretata come una specie di accusa rivolta a qualcuno, o di un rimorso causato dai miei messaggi verbali….
(Tra parentesi, penso che perfino l'amore sessuale - e questo troverà meno consensi - possa sublimarsi divenendo pietà).

Sicuramente la pietà rende meglio del termine amore in questa discussione, quest'ultimo può provocare equivoci a mio avviso.

Mi piacerebbe un chiarimento riguardo all'amore sessuale che può diventare pietà, in che senso?
S.B. is offline  
Vecchio 04-01-2008, 15.09.23   #16
emmeci
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Riferimento: La violenza del pensiero

Certo che quell'Eraclito da cui prendi il nome dovrebbe essere d'accordo con un aforisma che sanziona la violenza del pensiero, non certo da lui risparmiata nei suoi aforismi, anche se un'altra volta avrebbe detto che dio è giorno e notte, guerra e pace....
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Vecchio 04-01-2008, 15.33.07   #17
emmeci
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Riferimento: La violenza del pensiero

Rispondo a S.B. Sì, ho detto che anche l’amore sessuale può diventare pietà, anzi sarebbe questo il solo modo per sorpassare ciò che di animalesco è in esso: anche se, proprio quando è amore tale da divenire pazzia, sembra acquistare una misteriosa innocenza.
Chi sa, ciò dipende non tanto dal travolgente e cieco impulso dell'uomo ma dalla forza che Dio può avere impresso alla vita perché non s'arresti davanti a nessuna barriera, nessun confine e nessun pregiudizio.
emmeci is offline  

 



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