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Vecchio 30-10-2008, 08.37.43   #11
emmeci
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Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: I funerali dell'arte

No, Giorgiosan, nessuno sforzo si fa a dimenticare l’estetica perché c’è qualcosa di molto più importante delle volute architettoniche o delle armonie esteriori: qualcosa che trasforma l’emozione in espressione e questa in conoscenza ed ethos….cioè dà forma al destino umano. Ma tu, di fronte a un’opera letteraria o artistica di oggi, dici davvero “come è bella!” e magari ti affidi a qualche tardoromantico slancio del cuore? Oppure scavi dentro di te per cogliere le risonanze di quelle forme e parole, pronto magari a dare un altro senso, da ora in avanti, alla tua esistenza?
Quanto poi all’aridità….Pare impossibile che, con la tua sensibilità, tu non veda che si può rifiutare la parola bellezza senza desistere dall’amore per una donna e, naturalmente, per un poeta o un artista. E, quanto al rapporto col cinematografo, forse non hai notato la punta di estrema riserva per non dire disprezzo in quella frase bergsoniana che citi: “Il meccanismo della nostra conoscenza abituale è di natura cinematografica" (dove è chiaro che la parola meccanismo sfuma nel più forte meccanicismo).
Quanto a Bergson, va bene, commento riportando, per brevità, le parole del sintetico ma corretto commento che puoi trovare in rete: “Per queste sue caratteristiche l'intelligenza si rappresenta chiaramente solo ciò che le è proprio, quindi ciò che è solido, discontinuo e immobile, mentre ha un'incomprensione naturale per il movimento, il divenire e la vita. Bergson spiega il funzionamento dell'intelligenza, paragonandola al cinematografo, nell'ultima parte dell'"Evoluzione creatrice", intitolata appunto “il meccanismo cinematografico del pensiero e l’illusione meccanicistica”. In effetti, spiega Bergson, l'intelligenza prende sul divenire delle "istantanee" e cerca di riprodurre il movimento mediante la successione di tali istantanee (che non rappresentano se non cose immobili), azionando una specie di cinematografo interiore. Questo meccanismo si lascia sfuggire ciò che vi è di proprio nella vita, cioè la continuità del divenire nel quale non si possono distinguere stati immobili: "Supponiamo di voler riprodurre su uno schermo una scena animata, per esempio la sfilata di un reggimento; dovremmo prendere sul reggimento che passa una serie di istantanee sullo schermo in modo che si succedano rapidamente le una alle altre. Così fa il cinematografo. Con dei fotogrammi, ognuno dei quali rappresenta il reggimento in un atteggiamento immobile, esso ricostituisce la mobilità del reggimento che passa. E' vero che se noi ci trovassimo di fronte le fotografie soltanto, per quanto le guardassimo, non le vedremmo mai animarsi. Perchè le immagini si animino, bisogna che da qualche parte il movimento ci sia. E infatti il movimento c'è: esso sta nell'apparecchio. La pellicola cinematografica si svolge portando, uno dopo l'altro, i diversi fotogrammi a continuarsi gli uni negli altri, ed è così che ogni attore di questa scena riconquista la sua mobilità: egli infila tutti i suoi atteggiamenti successivi sull'invisibile movimento della pellicola. Questo è l'artificio del cinematografo. Ed è anche quello della nostra coscienza. Invece di spingerci fino all'intimo divenire delle cose, noi ci collochiamo al di fuori di esse, per ricomporre artificialmente il loro divenire. Fissiamo delle immagini quasi istantanee sulla realtà che passa e, poiché esse sono caratteristiche di questa realtà, ci basta infilarle lungo un divenire astratto, uniforme, invisibile, situato al fondo dell'apparato della conoscenza, per riprodurre ciò che vi è di caratteristico in questo divenire medesimo" Bergson riassume tutte queste sue osservazioni in un'unica affermazione: "Il meccanismo della nostra conoscenza abituale è di natura cinematografica"
Per comprendere, infine, le mie ultime righe bisogna effettivamente lasciare l’argomento estetico e cercare di afferrare l’intero sviluppo delle forme umane che a me appaiono scàndersi – dal più semplice al più complesso – attraverso impulso biologico, emozione, conoscenza ed ethos, senza ovviamente chiudere la partita ma lasciando alla nostra esistenza di tentare un passo ulteriore verso la verità.
emmeci is offline  
Vecchio 30-10-2008, 13.53.46   #12
Giorgiosan
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-09-2004
Messaggi: 2,009
Riferimento: I funerali dell'arte

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
.......

Meccanicismo è una concezione che riduce i parametri esplicativi della realtà a due soli: materia e movimento. Se si estende anche alla psiche umana allora coincide col materialismo.
Questa concezione avrà l’esito in La Mettrie di ridurre appunto l’essere umano ad una macchina e questo lo esplicita nel suo famosissimo “L’uomo macchina”.
Concezione quanto mai lontana dallo spiritualismo di Bergson. (ti consiglio la lettura del suo “L’evoluzione creatrice”, senza la quale lettura ritengo sia molto difficile capire Bergson che peraltro non ha un pensiero complicato)

Meccanismo non è termine filosofico, ma indica l’insieme degli elementi mobili collegati di una macchina.

Non c'è quindi un passaggio ovvio dall'uno all'altro concetto.

Quando Bergson parla dell’arte del cinema usando la parola meccanismo si riferisce al fatto che sia il cinema, sia i sensi, colgono della realtà esterna non un continuum ma una successione di momenti; esempio: tanti fotogrammi al minuto la macchina da presa , la vista lo stesso, un certo numero di stimoli al minuto l’udito , ecc, ecc.
Per la fisiologia è un dato acquisito da tempo che i sensi funzionino così.

Con ciò Bergson intende dire che il flusso di coscienza e quindi anche la percezione del bello non dipende dalla realtà esterna che viene percepita senza soluzione di continuità, ma dall’interiorità, come insegna Agostino.
Per Bergson il mondo si spiega come una rivelazione progressiva della divinità creatrice, come la predisposizione costante verso la perfezione della Bellezza di cui l'umanità è la misura estetica.

Ciao

Ultima modifica di Giorgiosan : 31-10-2008 alle ore 11.23.38.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 28-07-2012, 22.38.47   #13
femmefatale
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Data registrazione: 04-07-2010
Messaggi: 154
Riferimento: I funerali dell'arte

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Se intervenisse Voltaire a questo topic, rispoderebbe così :

Domandate ad un rospo che cos'è la bellezza ed egli vi rispoderà che consiste nella sua femmina, coi suoi due occhioni rotondi sporgenti nella piccola testa, la gola larga e piatta, ecc. ecc.
Interrogate uno della Nuova Guinea e vi rispoderà che il bello consiste nella pelle nera ed oleosa, negli occhi infossati e nel naso schiacciato.
Se poi lo chiedessimo al diavolo, risponderebbe che il bello sono un paio di corna, quattro grinfie ed una coda.
Se interrogassimo i filosofi rispoderebbero con discorsi confusi che la bellezza è qualcosa che sia conforme all'archetipo del bello in sé, al to kalon.

A Napoli c'è un detto che riassume quanto pensa Voltaire: ogni scarrafone è bello a mamma soa!" .

Platone ed Aristotele, ognuno a suo modo rientrano nei filosofi che fanno discorsi confusi, secondo Voltaire...col quale non sono del tutto d'accordo.

Altri dicono che il bello prodotto, nasce dall'intuizione dell'artista...rimane però sempre il problema di cosa sia il bello, to kalon, ...vedete che comincio a fare discorsi confusi come i filosofi .

Ed ora che cosa è il to kalon per me:
la presenza dello Spirito negli spiriti, lascia trasparire nella persona umana "il bello", il to kalon, con altro termine, "la grazia".
Lascia cioè trasparire in modo anche percepibile ai sensi, la bellezza dello Spirito, che è il massimo bello.
Ed è un Bello che simultaneamente è anche Bene e Vero.


La bellezza è un concetto relativo in arte, e trovo geniale il tuo intervento.

Secondo me, la bellezza nell'arte è valutabile solo a quanto ci fa emozionare un'opera: esempio;

Io adoro Franz Kline.
Ci vedo nelle Sue Tele, il male, le tenebre, il Nichilismo, e se dovessi dare un'aspetto alla mia anima, bhè, sceglierei le Tele di Kline....e di Bacon.
... Quante persone invece ci vedono solo scarabocchi?

E vi scandalizzerete, ma a me un Botticelli lascia apatica.
Questo, perchè, "non mi ci rivedo".

Credo che l'Arte debba essere democraticamente diffusa, per questo sono contraria alla censura.
Se una cosa urta, non la si guarda. Punto e stop.
femmefatale is offline  

 



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