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Vecchio 16-07-2009, 14.18.49   #21
La_viandante
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Riferimento: Miseria della politica

Leggendo Zygmunt Bauman, L’arte di vivere, ho incrociato qualcosa che riguarda questo thread. Nel penultimo capitolo confronta la visione nicciana dell’etica con quella di Levinas, la prima volta alla costruzione del superuomo che deve costruire la sua libertà affrancandosi dalla compassione per il debole e il bisognoso, e questo dal ressentiment, miscela di gelosia, invidia, dissonanza cognitiva, e accettare la sua mediocrità, Lèvinas invece pone l’Altro a misura dell’etica, la responsabilità personale del farsi carico dei bisogni altrui, non so ma a me la lettura di entrambe fa irritare. Un ego debordante che si fa merito di ciò che la natura gli ha dato in dotazione, ma non si fa carico di quanto ha tolto a qualcun’altro, fa inorridire, ma inorridisco anche per l’abnegazione che propone la visione di Lèvinas che vorrebbe l’io sottomesso all’altro senza che questi sia tenuto a una qualsiasi reciprocità se non quella che gli detta la sua coscienza, e qui sta il bello, la coscienza non tutti ce l’hanno, non è di moda, non fa trendy si può uccidere e non provare mai nessun rimorso, ci si può ritenere persino nel giusto per tutta la vita, dalla parte della ragione, magari quello se lo meritava…
E a me pare che l’odierna situazione politica per tornare alla miseria topica sia un mix schizofrenico delle due cose, da una parte l’imperatore e i suoi divertimenti, dall’altro la folla schiava che accetta la propria mediocrità e con totale abnegazione concede tutto, (sì sì sto copiando da Veronica), persino che gli si tolga la possibilità di decidere della sua stessa vita.
La politica che mira al consenso lo fa sfruttando schizofrenicamente entrambe le pulsioni ma in maniera distorta, magari il malcontento che genera alla fine si può sfogare sul più debole e diverso, come l’immigrato, anche quello porta consenso?
Purtroppo credo che l’attuale sistema che porta al Governo chi è votato a maggioranza premia persone particolarmente carismatiche, o scaltre nell’ottenere consensi ma difficilmente questo è un criterio valido per comprovarne la competenza, ed ecco che alla fine ci si trova in situazioni addirittura di crisi globali, nessuno ha mai pensato che il mercato non sapesse autoregolarsi, nessuno era realmente competente tra i tanti che hanno deciso la deregolamentazione, la flessibilità eccetera.
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Vecchio 19-07-2009, 16.16.00   #22
emmeci
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Riferimento: Miseria della politica

Mi hanno accusato di radicalismo: va bene, ma solo se radicalismo vuol dire andare alla radice delle cose. Quindi, anche in questo caso, mi pare poco utile se non imprudente procedere nelle argomentazioni se non si cerca di capire come è nata questa cosa che si dice politica. Aristotele dice che l’uomo è un animale politico: ma lo è radicalmente, cioè fin dalle origini? O la politica non si è piuttosto costruita come una specie di palazzo del capobranco, dando un’aria di sfarzosa e però rispettabile necessità ai suoi atteggiamenti un po’ rudi anche se naturali, fino a convincere tutti quegli idealisti, quei soloni, quei platoni e teorici della politica a mettere la ragion di stato al di sopra delle aspirazioni degli uomini comuni e senza qualità? Non solo senza qualità, ma queruli e migragnosi, come i reduci da lager e gulag: o quegli affetti da futili e ormai sconfitte ideologie che si dicevano progressiste e rivoluzionarie…..Forse ci è permesso di dire agli scienziati della politica, noi che abbiamo avuto la sfortuna di vivere nel Novecento: sì, siamo disposti a riconoscere che la politica è nata così – semplicemente come uno prodotto del DNA naturale, se non come una bergsoniana evoluzione creatrice, o addirittura come un appassionato e nobile voler mettere a posto le cose da parte di un super-io. Magari coll’encomio di un consigliere del principe, cioè di un filosofo capace di mettere ben in risalto il valore delle leggi della politica, che dopo tutto non hanno mai annullato la possibilità di allearsi con quelle della religione, come è stato tante volte dimostrato nei secoli e si dimostra, con evidenza, anche oggi.
(Non vorrei, cara viandante, aver guastato il sogno di Levinas – che forse è anche il tuo – di poter vivere anche per gli altri: se è così mi scuso e sono pronto a rinunciare al passato, cioè alle radici, per vivere nel futuro).
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Vecchio 21-07-2009, 14.27.26   #23
La_viandante
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Riferimento: Miseria della politica

Citazione:
Non vorrei, cara viandante, aver guastato il sogno di Levinas – che forse è anche il tuo – di poter vivere anche per gli altri
Non nego che mi piacerebbe riuscire a trovare qualche necessaria pulsione all’altruismo anche e persino nel DNA ma quel che mi preme maggiormente è sapere, capire, e se per questo devo abbandonare i miei sogni, lo faccio.
Un sapere ed un capire però non fine a se stesso ma a comprendere come proporre qualcosa per il bene comune, ultimamente mi pare che non si possa uscire dalla logica dello scontro, qualsiasi cosa io proponga come bene viene ad essere contrastato da un altro genere di bene ad esso uguale e contrario, e allora mi interrogo sul perché e anche sul come proporre un bene che sia unanimemente condiviso. E un po’ da Bauman, un po’ da Manuel Castells e anche da Ratzinger e la sua enciclica sposto la mia visuale un po’ più in là, non nella contrapposizione tra me e l’altro ma in un genere di organizzazione mondiale delle forze.
Così credo che la politica al livello locale è poco influente sui problemi che hanno origine ad un livello globale, le élites economiche non permetterebbero mai una politica di benessere sociale, lo fanno con un semplice ricatto, essendo oramai le reti economiche sovranazionali ad un tentativo di miglioramento dello stato sociale corrisponde uno spostamento di attività economiche, capitali all’estero e una minaccia dunque di recessione al livello nazionale, la politica locale non ha nessun potere, nessuna presa, può solo contare su facili consensi raccattandoli qui e lì tra xenofobie e nazionalismi vari, rafforzamenti identitari, religiosi, etnici e altro, e allora? Allora è sempre da Bauman, ma anche da Castells che cerco il consiglio giusto, una specie di identità unitaria che si ponga al di sopra di ogni etnia, religione, nazionalismo, qualcosa che ci faccia sentire un unico popolo terrestre, che comprenda i popoli di tutto il mondo, tra questi c’è il movimento ecologista, un intendere l’evoluzionismo filosofico come qualcosa che guardi all’uomo come parte della natura insieme a tutto il resto della natura circostante, si sovrappone ad identità locali senza entrare con queste in conflitto e risponde alle esigenze della sopravvivenza della specie, umana tutta.
È ancora un pensiero in embrione, ma mi appare molto meglio delle continue divisioni e contrapposizioni esistenti, e merita maggiori riflessioni mie, perché io riesca a non entrare in nessuna delle caratteristiche identitarie che fomenterebbe lo scontro, (religione contro laicità contro scienza e tecnica, umanesimo contro scienza e tecnica, filosofia contro scienza, scienza contro religione, bianchi e neri, popolazione locale e immigrati, uomini e donne, mogli e mariti. Ebrei e nazisti, …..)
La miseria della politica è quella di restare con gli occhi puntati sulla questione locale senza allargare lo sguardo al mondo intero, tanto per quel che riguarda i protezionismi, lo stato sociale, l’immigrazione, quanto le questioni di rafforzamenti della identità religiosa o nazionale nel mondo.
(scusa se ho evitato il radicalismo ma mi pare che le cose siano talmente cambiate negli ultimi tempi da aver completamente reciso il legame con le radici, la tecnica, le comunicazioni, ha creato un mondo talmente nuovo e diverso dal tempo dei greci che ogni parallelo mi appare poco pertinente, al livello locale può anche essere considerato, ma il “villaggio globale” lo esclude oramai il passato dal nostro universo, ma … potrei essere io in errore e la natura umana essere sempre uguale a se stessa)
Sono d’accordo sul palazzo del capobranco, ma se questo può essere al livello locale il politico, il vero potere risiede nelle élites economiche nelle reti di capitali e relativi flussi, che determina le decisioni politiche locali.
Ratzinger nella sua enciclica suggerisce di trovare al livello globale le soluzioni, così come Bauman in un articolo di Micromega, con al posto di politiche di Stato sociale un Welfare planetario, nell’enciclica - caritas in veritate pag. 84 -si parla anche di responsabilità globali sulla natura, con l’obiettivo di rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente per lui è specchio dell’amore creatore di Dio, per i movimenti ecologisti solo una posizione filosofica, insieme di credenze, che considera l’umanità elemento di un più ampio ecosistema, vuole conservarne l’equilibrio e in una prospettiva dinamica ed in evoluzione, secondo la definizione che ne dà Castells in Il potere delle identità pag, 183.
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Errata corrige
Citazione:
la folla schiava che accetta la propria mediocrità e con totale abnegazione concede tutto, (sì sì sto copiando da Veronica), persino che gli si tolga la possibilità di
"Gli" al posto di "le si tolga" non è da Veronica che l’ho copiato, è un errore solo mio.
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Vecchio 22-07-2009, 11.20.21   #24
emmeci
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Riferimento: Miseria della politica

Sempre giuste e stimolanti le tue critiche - la viandante - al modo di fare politica e ai risultati che vediamo attorno…anche se io mi ero fermato a considerare la politica nel suo meccanismo essenziale – vorrei dire nella sua costituzionale immoralità, tacciandola un po’ sommariamente di arcaismo, cioè di un modo di intenderla ed esercitarla che può richiamare l’età della pietra o, addirittura, quella del branco.
Ma se voglio dare alla mia argomentazione il crisma della filosofia, ecco che mi viene in soccorso Jacques Derrida, che nei suoi seminari, ora pubblicati col titolo “la bestia e il sovrano”, dimostra ad usura che la politica, almeno nelle sue interpretazioni occidentali, ha sempre pullulato di figure di animali: da quelle di mostri biblici come il leviatano a quelle più correnti di lupi ed agnelli, dalle volpi e i leoni di Machiavelli a ciò che evoca i grandi politici del Novecento e - perché no? - anche quelli del nostro secolo. E’ come se nell’immaginario della nostra specie la politica o il modo di fare politica siano sempre stati considerati con diffidenza, tanto da riportarli all’animalità, quasi che “la bestia” costituisca una parte ineliminabile della politica: ciò che, d’altronde, non ha rappresentato sempre una critica ma, per certi ferrati teorici o consiglieri del principe, addirittura l’elemento essenziale della politica.
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