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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 06-07-2009, 17.29.34   #1
emmeci
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Miseria della politica

Già una volta (anni fa) mi pare d’aver proposto un argomento attinente alla politica, e mi ero sorpreso della scarsa rispondenza che aveva ricevuto: timore di compromettersi? O di rendere troppo palesi le proprie scelte? Ma io non intendevo riferirmi alla politica di un singolo stato, e tanto meno a un’epoca piuttosto che un’altra. No, era la politica in sé, l’attività politica nel senso più ampio che mi pareva di dover mettere sul banco degli imputati.
In sintesi, ecco quello che dicevo: la politica dovrebbe essere considerata ed esercitata come la più decisiva se non la più importante attività umana: una sorta di etica superiore in quanto non considera i problemi dell’individuo ma quelli di una collettività, pesando sul destino di tutti: un’attività ai limiti del pensare e del fare, quindi insorpassabile, primaria, se non (per i credenti) seconda soltanto alla disciplina dettata da una chiesa. E invece…
Invece, dicevo, è rimasta al livello più basso dell’etica, in un certo senso anzi è la più arcaica delle attività dell’uomo. Naturalmente c’è politica e politica (nulla è uguale e nulla è immobile nel nostro mondo). E posso ammettere che quella svalutazione drastica si riferiva in primo luogo alla politica estera, cioè al rapporto fra stati, mentre qualche progresso si doveva pur riconoscere se non altro nella politica (ma si può chiamarla ancora politica?) interna a uno stato e a una società, almeno nella nostra parte di mondo, dove concetti come liberalismo e democrazia si sono sviluppati e affermati. E se è difficile far risalire il liberalismo a più di un paio di secoli fa, democrazia è nata in Grecia non solo come parola ma come fatto, eppure il cammino compiuto da allora sembra tanto stentato e pieno di ostacoli, anche perché il rapporto coi popoli che ignorano questo concetto è difficile, ed ora si è complicato col dibattito sullo spinoso problema: “è lecito esportare la democrazia?”, ossia obbligare i popoli ad accogliere un’ideologia magari estranea al loro genoma – e naturalmente alle loro tradizioni?
(Beh, per una volta ho tentato di uscire dai binari del forum che intende (giustamente!) la filosofia come ricerca del senso dell’essere, mentre quel senso sembra così difficile da trovare non solo nelle aule universitarie, ma proprio terra-terra, cioè nelle nobili (e miserevoli) battaglie della politica.
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Vecchio 06-07-2009, 19.58.13   #2
Gaffiere
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Riferimento: Miseria della politica

Anche Platone e Aristotele vedevano nella prassi politica qualcosa di non assimilabile alle altre attività, in un certo senso quell'attività somma che subordina a sé ogni altra, stabilendone modalità d'uso e direzione. Platone la definisce basilikè téchne, tecnica regia, in quanto essa sola è in grado di misurare e limitare l'utilizzo delle altre. Credo che l'equivoco, oggi, stia nel ritenere che la Politica sia ancora il luogo della decisione, delle direttive, dell'organizzazione suprema della vita, mentre è chiaro e lampante che questo luogo va via via spostandosi negli uffici d'amministrazione dei grandi apparati economici.
Ci si lamenta sempre più spesso dell'insufficiente attenzione riservata all'etica, nel lavoro, nella ricerca scientifica, salvo guardarsi bene dal giustificare adeguatamente il motivo per cui si dovrebbe farlo. Richiami di questo tipo giungono puntualmente da Tremonti, dal Papa, dal Capo dello Stato. E anche qui, a mio parere, siamo di fronte a un equivoco, quello per cui si pretende di separare l'etica dalla verità. Se l'etica è un atteggiamento separato dalla verità che legittimità possono avere le prediche e le critiche sempre più affollate di politici, intellettuali e cardinali? La filosofia classica inizia a pensare alla Politica come a quella dimensione privilegiata in grado di indicare la verità e dunque il retto agire, virtuoso in quanto avente di vista la verità.
La cultura di oggi si lascia alle spalle questo senso forte della verità, conseguentemente lo perde di vista la politica, ormai impossibilitata a render conto della dignità dei propri contenuti. Viene cioè meno quell'allineamento tra verità-politica-etica che la filosofia porta alla luce potentemente. La crisi della verità è inevitabilmente crisi della politica e dell'etica, della pretesa di tener ferma la distinzione tra virtù e vizio, giusto e ingiusto, bene e male.
Come pensare allora ad una risoluzione dei problemi etici e politici e al contempo guardarsi bene dall'occuparsi del problema della conoscenza, del sapere?
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Vecchio 06-07-2009, 22.14.40   #3
and1972rea
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Riferimento: Miseria della politica

...l'ambire alla verita' attraverso la conoscenza e' una questione di feeling , di amore per il sapere , ma agire nell'ambito della politica credo sia piu' una questione di scelte morali che di una presa d'atto dell'intelletto; una cosa e' avere la verita' dinnanzi agli occhi, altra cosa e' sceglierla concretamente: io posso anche avere la conoscenza di cio' che e' bene e cio' che e' male, ma il scegliere il Bene non puo' essere conseguenza ineluttabile del conoscere il Bene, sono aspetti distinti dell'agire umano, la politica obbliga ad una scelta che potrebbe portare talune comunita' di uomini a scegliere “liberalmente” e “democraticamente” , in tutta coscienza, il vero e autentico Male...senza doverlo per forza confondere con il Bene. Non e' scontato, cioe', che ognuno per se' e una maggioranza per tutti, agisca e compia scelte politiche in ragione di un presunto Bene.
Quindi, concordo con Gaffiere nel fondare la politica sull'etica della Verita' solo se a questa fondazione partecipi anche l'azione morale-religiosa di una fede che indichi la scelta del Bene e di cio' che e' giusto fare una volta che lo si conosce.

Saluti
and1972rea is offline  
Vecchio 07-07-2009, 00.46.59   #4
Gaffiere
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Riferimento: Miseria della politica

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Originalmente inviato da and1972rea
...l'ambire alla verita' attraverso la conoscenza e' una questione di feeling , di amore per il sapere , ma agire nell'ambito della politica credo sia piu' una questione di scelte morali che di una presa d'atto dell'intelletto; una cosa e' avere la verita' dinnanzi agli occhi, altra cosa e' sceglierla concretamente: io posso anche avere la conoscenza di cio' che e' bene e cio' che e' male, ma il scegliere il Bene non puo' essere conseguenza ineluttabile del conoscere il Bene, sono aspetti distinti dell'agire umano, la politica obbliga ad una scelta che potrebbe portare talune comunita' di uomini a scegliere “liberalmente” e “democraticamente” , in tutta coscienza, il vero e autentico Male...senza doverlo per forza confondere con il Bene. Non e' scontato, cioe', che ognuno per se' e una maggioranza per tutti, agisca e compia scelte politiche in ragione di un presunto Bene.
Quindi, concordo con Gaffiere nel fondare la politica sull'etica della Verita' solo se a questa fondazione partecipi anche l'azione morale-religiosa di una fede che indichi la scelta del Bene e di cio' che e' giusto fare una volta che lo si conosce.

Saluti

Se si conosce il Bene come si potrà scegliere il Male, se non consapevolmente? E fin qui ci siamo direi. Certo che altro è aver di vista la verità del giusto e altro è perseguirlo, d'altra parte se si dovesse scegliere il male (sapendo di sceglierlo come tale) in vista del Bene (di un bene di maggior levatura) allora è sempre in virtù del Bene che si agisce (cioè sempre nell'ambito della sua "logica").
Certo che in politica nessuno combina nulla senza arrivare a compromessi e sporcarsi le mani, ma compromessi e mani sporche a che servono, in prospettiva?
E se l'agire politico è, come scrivi, più questione di scelte morali che di principi intellettuali, d'altra parte una morale isolata dall'intelletto non ha alcun senso, è solo una forma di violenza che assegna arbitrariamente al mondo un senso piuttosto che un altro, e allora la democrazia non ha argomenti più convincenti del totalitarismo, una società aperta non più legittima di una chiusa.
Gaffiere is offline  
Vecchio 07-07-2009, 12.55.56   #5
AntOne
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Riferimento: Miseria della politica

Forse l'intelletto deve essere al servizio dell'etica e della moralità (non moralismo). Le verità in politica dovrebbero essere non dogmatiche, ma tramite la partecipazione e il dialogo con le parti sociali (quello vero non l'accrocchio di oggi) e il confronto con le persone più competenti nei vari temi da affrontare (attivisti per l'immigrazione, lavoratori, esperti di economia e propfessori, etc) fare le loro scelte condivise. C'è troppo protagonismo prestato al compromesso con interessi unilaterali e spesso loschi.
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Vecchio 07-07-2009, 14.54.27   #6
emmeci
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Riferimento: Miseria della politica

Si dice che Greci e Romani avessero un interesse verso la politica più acuto e superiore al nostro, anche se bisogna tener conto che la politica era allora un’attività riservata a una parte limitata della cittadinanza – greci e romani dotati di una certa anagrafe e di un certo censo….E la considerazione che un Platone ne aveva era condizionata dal suo idealismo, che gli procurò spiacevoli sorprese quando pensò di farsi consigliere del principe (ossia di un tiranno). Ed è stato in fondo proprio questo idealismo che si è mantenuto per secoli con la proliferazione di consigli e catechismi per gli uomini di potere, che hanno avuto l’effetto da una parte di dare alimento all’ipocrisia e dall’altra di spingere cervelli più sbarazzini a un sano machiavellismo…
Ma quello che forse ha peggiorato le cose è la boria dei dotti, cioè la presunzione dei saggi di poter edificare una “scienza della politica”, ben definita e istituzionalmente autonoma da contaminazioni con la morale: col che si finiva per dare una vernice di rispettabilità agli stessi tiranni, come è successo per l’idealismo italiano quando s’imbatté nel fascismo….Povero Gentile, che si trovò investito dallo tsunami rivoluzionario del Novecento, che nella sua versione nazi-fascista dava l’illusione che si potesse incenerire il passato e far emergere dal nulla una nuova era, quindi una nuova morale e una nuova adamantina politica.
Certo, oggi ci sembra che, almeno nella nostra parte di mondo, la speranza non sia spenta del tutto, anche se basta a instillarci dei dubbi ciò che vediamo nell’arengo politico di casa nostra e, poco lontano dai nostro confini, popoli non solo ignari di libertà, ma quasi bramosi di rimanere in uno stato di subordinazione, magari all’ombra di una versione aggiornata di trinità: “potere-economia-religione”.
Quanto alle vostre giuste osservazioni critiche sull’intellettualismo, che sarebbe insufficiente a determinare una giusta condotta senza tener conto dei fattori emotivi e volontaristici, mi pare che potremmo trovarci facilmente d’accordo.
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Vecchio 07-07-2009, 21.50.34   #7
and1972rea
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Riferimento: Miseria della politica

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Originalmente inviato da Gaffiere
Se si conosce il Bene come si potrà scegliere il Male, se non consapevolmente? E fin qui ci siamo direi. Certo che altro è aver di vista la verità del giusto e altro è perseguirlo, d'altra parte se si dovesse scegliere il male (sapendo di sceglierlo come tale) in vista del Bene (di un bene di maggior levatura) allora è sempre in virtù del Bene che si agisce (cioè sempre nell'ambito della sua "logica").
Certo che in politica nessuno combina nulla senza arrivare a compromessi e sporcarsi le mani, ma compromessi e mani sporche a che servono, in prospettiva?
E se l'agire politico è, come scrivi, più questione di scelte morali che di principi intellettuali, d'altra parte una morale isolata dall'intelletto non ha alcun senso, è solo una forma di violenza che assegna arbitrariamente al mondo un senso piuttosto che un altro, e allora la democrazia non ha argomenti più convincenti del totalitarismo, una società aperta non più legittima di una chiusa.
...Gaffiere, il fatto e' che l'intelletto in se' stesso non puo' discernere cio' che e' Bene da cio' che e' Male, e men che meno puo' compiere un giudizio di preferenza dell'uno rispetto all'altro..., il Bene e il Male si trovano distinti sul piano noetico, ma sono spalmati e confusi sullo stesso piano etico, soltanto un giudizio morale puo' attuare una preferenza dell'uno rispetto all'altro; il compito della politica dovrebbe proprio essere quello di formare le scelte morali degli uomini sulla base di una chiara conoscenza intellettuale dell'oggetto su cui quella stessa morale agisce.
Quindi, preferisco convolare piu' volentieri a nozze con le ultime considerazioni di emmeci.
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Vecchio 07-07-2009, 22.11.44   #8
Gaffiere
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Riferimento: Miseria della politica

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...Gaffiere, il fatto e' che l'intelletto in se' stesso non puo' discernere cio' che e' Bene da cio' che e' Male, e men che meno puo' compiere un giudizio di preferenza dell'uno rispetto all'altro..., il Bene e il Male si trovano distinti sul piano noetico, ma sono spalmati e confusi sullo stesso piano etico, soltanto un giudizio morale puo' attuare una preferenza dell'uno rispetto all'altro; il compito della politica dovrebbe proprio essere quello di formare le scelte morali degli uomini sulla base di una chiara conoscenza intellettuale dell'oggetto su cui quella stessa morale agisce.
Quindi, preferisco convolare piu' volentieri a nozze con le ultime considerazioni di emmeci.

Ma quale sarebbe il fondamento del giudizio morale? dire che il giudizio morale è separato dall'intelletto è lo stesso che dire che sia privo di fondamento nel giudicare, cioè è la stessa ammissione della sua arbitrarietà. Se alla radice del giudizio sta l'opinione, la fede, la decisione, la volontà del soggetto, allora ogni giudizio non risulta più accreditato di qualsiasi altro. Ma allora a che pro continuare a discutere di normative condivise ed etica pubblica? Non si può pretendere di volere tanto una ragione debole quanto un ethos condiviso e comunitario.
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Vecchio 08-07-2009, 22.39.44   #9
and1972rea
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Ma quale sarebbe il fondamento del giudizio morale? dire che il giudizio morale è separato dall'intelletto è lo stesso che dire che sia privo di fondamento nel giudicare, cioè è la stessa ammissione della sua arbitrarietà. Se alla radice del giudizio sta l'opinione, la fede, la decisione, la volontà del soggetto, allora ogni giudizio non risulta più accreditato di qualsiasi altro. Ma allora a che pro continuare a discutere di normative condivise ed etica pubblica? Non si può pretendere di volere tanto una ragione debole quanto un ethos condiviso e comunitario.

Il fondamento di ogni morale e' la fede, la quale non ha nulla di arbitrario per chi crede; stiamo parlando di fede politica, oppure religiosa, si potrebbe parlare pure di fede calcistica..., il fatto e' che se ti interessi di politica devi avere una fede politica, se ti interessi di calcio devi avere una fede calcistica, cioe', se vuoi metterti in gioco in qualunque aspetto della vita, devi misurarti con delle scelte fattuali, non puoi pretendere di metterti in gioco senza giocare...perche' giocheresti comunque e perderesti la partita a tavolino nel non presentarti sul campo da gioco; non e' l'arbitro a giocare e a decidere le sorti della partita ( sempre che non sia imparziale). Quindi , ribadisco, a parer mio, che l'unico piano universalmente ed oggettivamente condivisibile e' quello della fede comune in un ideale politico , religioso etc... soltanto chi non conosce la fede puo' pretendere di descriverla come una possibilita' qualunque fra le tante...
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Vecchio 09-07-2009, 10.06.38   #10
emmeci
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Riferimento: Miseria della politica

Credo che la fede di cui parla and1972rea non abbia un immediato rapporto con la fede religiosa, e che il suo punto di vista si avvicini al mio quando egli afferma che il giudizio morale supera l’intelletto, ossia opinioni, credenze, propositi individuali o collettivi anche di carattere apparentemente etico. Perché solo con una decisa partecipazione morale si entra in una sfera capace di mettere in crisi tante belle e anche sante parole.
Oggi, per esempio, sentiamo parlare di etica perfino banchieri ed economisti, mentre se ne parla meno, o addirittura niente, quando si tratta di vera politica, che potrebbe sollecitare una critica al comportamento di grandi e potenti stati per i loro atti di sopraffazione verso minoranze o stati più piccoli…..No, neanche una dichiarazione d’intenti. Beh, rimane sempre la possibilità di parlare di diritti umani: con parole che dimostrano sempre la nobiltà di chi li proclama, anche se non hanno effetto su chi dovrebbe osservarli.
emmeci is offline  

 



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