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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 19-12-2011, 19.57.37   #21
VanLag
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Originalmente inviato da freedom
.............Si parla di produttività, innovazione, ma sono chiacchiere al vento: hai voglia a indurre consumi..........
Riguardo “all'indurre consumi” in tempi non sospetti io avevo scritto che - viviamo in una società fatta per creare il disagio al fine di venderci i rimedi – ma evidentemente anche questa tecnica non basta più a calmierare il surplus di merci che l'immensa forza produttrice sforna oggi.
Sempre in tempi non sospetti avevo fatto notare come negozi, centri commerciali, supermercati etc ci vomitavano addosso dagli scaffali, quantità ingenti di merce ormai in esubero rispetto all'esigenza dei consumatori.

Comunque non sono pessimista come tè sulle capacità di assorbimento del mercato. C'è molto margine di manovra soprattutto se si migliorano le produzioni e si fanno merci/beni più funzionali all'uomo e meno dannosi per l'ambiente. Tutto dipende se questo lo vogliamo fare a beneficio dell'uomo o a beneficio di non si sa bene chi. Parafrasando il tuo ben amato “profeta” direi: - non è l'uomo fatto per il mercato ma il mercato per l'uomo -

Quello che è sicuro è che grazie all'industrializzazione alla tecnologia ed alla forza delle macchine per la prima volta, come umanità abbiamo sconfitto la povertà e l'indigenza. In altre parole gli spettri del passato che tenevano svegli i nostri nonni nelle società contadine quali, inondazioni, raccolti andati a male, eventi naturali, etc. cioè tutte quelle cause che inducevano carestia e fame, nella società moderna non ci fanno più paura. Siamo finalmente liberi dal bisogno, eppure andiamo avanti a comportarci come abbiamo sempre fatto incapaci di comprendere quello che noi stessi abbiamo costruito. E così ubriachi di possesso e di avidità finiamo per vivere da poveri continuando ad accumulare ricchezze ed affamando i nostri vicini.

Il compito di equilibrare questo stato di cose spetterebbe alla politica cioè in definitiva a noi stessi se crediamo nelle moderne democrazie, ma ho paura che finché non prendiamo atto di come sia mutata la società continueremo a vivere come poveri gratificando così il nostro masochismo.

Per quanto riguarda la spiritualità, come il libero arbitrio, ribadisco che secondo me stanno su un piano diverso da quello dell'economia. E' vero che una società più equa e più altruista, più equilibrata favorirebbe nell'uomo la ricerca dei valori nobili, dei valori dello spirito, ma sono convinto che il nostro nucleo spirituale sia trasparente al tipo di vita che facciamo.

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Vecchio 19-12-2011, 21.15.25   #22
freedom
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Originalmente inviato da baylham
La moneta, il denaro è infinito.
Ciao,
no il denaro non è infinito. Il prezzo che pagheresti sarebbe un deprezzamento della moneta. E' questa la paura della Merkel. Gli USA hanno potuto farlo per la loro potenza economico-politico-militare. L'Euro non è altrettanto forte.

E' per questo motivo che ci si è inventata una colossale montagna di derivati: moltiplicare a leva 20, 30, 50 volte il denaro. Ma, come vedi, alla fine non ci si inventa nulla: la carta, prima o poi, crolla.

No, il denaro non è infinito.
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Vecchio 20-12-2011, 20.57.02   #23
freedom
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Originalmente inviato da VanLag
Il compito di equilibrare questo stato di cose spetterebbe alla politica cioè in definitiva a noi stessi se crediamo nelle moderne democrazie, ma ho paura che finché non prendiamo atto di come sia mutata la società continueremo a vivere come poveri gratificando così il nostro masochismo.
Sono molto d'accordo con l'acuta osservazione che, paradossalmente, pur vivendo in una società che, forse, è la più ricca di ogni tempo, viviamo come poveracci.

Devo tuttavia riconoscere che, come spesso è accaduto nei nostri contraddittori, concordiamo totalmente nell'analisi degli effetti e delle cause......come dire.......superficiali. Ma quando si tratta di scendere nelle profondità delle cause...........allora non concordiamo più.

Infatti questo atteggiamento che segnali trova la sua ragion d'essere, a mio avviso, nella paura dell'uomo. Paura del futuro, paura degli altri, per i più introspettivi perfin paura di se stessi. In definitiva paura del dolore, della vecchiaia e.....della morte!

In altre parole è la condizione umana che porta, inevitabilmente, a questo atteggiamento.

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Originalmente inviato da VanLag
Per quanto riguarda la spiritualità, come il libero arbitrio, ribadisco che secondo me stanno su un piano diverso da quello dell'economia. E' vero che una società più equa e più altruista, più equilibrata favorirebbe nell'uomo la ricerca dei valori nobili, dei valori dello spirito, ma sono convinto che il nostro nucleo spirituale sia trasparente al tipo di vita che facciamo.


E quindi anche questa affermazione la ribalterei.

La spiritualità è l'economia sono profondamente correlate. Ma non si deve pensare che una economia più giusta e rispettosa dell'uomo e dunque non basata sul massimo profitto può favorire la spiritualità.

E' vero, piuttosto, il contrario e cioè che una spiritualità più forte, vissuta con vero amore produrrebbe un'economia più sana. L'economia e dunque il mercato sono fatti dall'uomo. Riflettono l'uomo.

Ma alla fine, mi rendo conto, torniamo al nostro antico dilemma: io, al contrario di te, ritengo che nell'uomo c'è, accanto ad un'inclinazione verso il bene, una inclinazione al male. Non causate dalle condizioni esteriori ma precedenti ad esse. Squisitamente interiori.

Devi riconoscere che, almeno nell'attuale fase di sviluppo, la civiltà umana sembra dare ragione più a me che a te!

Questa, va da sè, è una battuta tesa a sdrammatizzare.

Ciao!
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Vecchio 21-12-2011, 19.40.55   #24
ulysse
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Originalmente inviato da La_viandante
Ciao Ulysse, condivido tutto quello che hai detto, solo una cosa, non c'era di certo bisogno che ce lo dicesse Chomsky, lo vedevamo da soli tutto questo, eppure, non basta saperlo per non esserne vittima. Faccio un esempio banalissimo, dopo decenni di propaganda politica per slogan, banalizzazione e ricorso alle emozioni, quando per la prima volta uno dei nuovi ministri tecnici ha acconsentito ad un'intervista in tv... facevo una fatica assurda a seguirlo, a dimostrazione che in tv la politica si segue solo se fatta per brevi frasi ad effetto.

In effetti il decalogo di Chomsky dovrebbe apparirci ovvio, ma noi, anche se non coscientemente aderenti, siamo in buona parte formati al berlusconismo: questi 20 anni non sono passati invano!
Il populismo ha questo di “bello”: che coltiva ed esalta le nostre pulsioni peggiori all’insegna del…ma che male c’è?...lo fanno tutti!!!
In sostanza, non vorrei esagerare, ma si potrebbe dire che il populismo ci fa apprezzare la bestia che è in noi...che è nel popolo. Poi è difficile uscirne!
Il vero leader, invece, tende a formare, educare, elevare i cittadini: non si esprime per slogan e frasi ad effetto, ma per ragionamenti logici su argomenti concreti.
Solo che i cittadini, oramai diventati popolo, non capiscono.
Citazione:
X Freedom, .......... anche io penso che se dovessimo trovarci a dover fare a meno di tanto superfluo ci sentiremmo più solidali, apprezzeremmo di più le cose vere, torneremmo a dare importanza più agli uomini, le persone, gli altri, e non solo alle cose materiali. Torneremmo ai valori, e all'essenza delle cose.
L’analisi di Freedom sembra coerente...ma...la soluzione non è quella di diventare parchi o parsimoniosi come i nostri nonni o bisnonni.
L'incremento demografico e la stessa nostra esigenza di autoconsolazione necessita di sempre nuovo incremento produttivo sia nel senso della variabilità che della qualità…in cui si ritrova (o crediamo di trovare) l’essenza delle cose.

Essere solidali va bene se è necessario, ma è ancor meglio che non sia necessario...possiamo egualmente provare empatia per il prossimo ...anzi di più, se la molteplicità e qualità funzionale ed estetica degli oggetti e strumenti che contraddistinguono la nostra attuale civiltà, ci sollecitano e placa il nostro sentire.

Il problema effettivamente sta nella sostenibilità del pianeta: le sue risorse sono veramente alla fine?
E' probabile!
Ma in tal caso il dilemma è: decidiamo di morire subito o cerchiamo di rimandare a dopo?
Io rimanderei!
Con una certa speranza anche, dato che le tecnologie che si vanno sviluppando sono sempre meno rivolte al massacro del pianeta, ma all’utilizzo di energie e materiali ecosostenibili…rinnovabili...s i dice!

Diciamo che l'analisi di Freedom è buona, ma è un piangere sul latte versato ed anche è solo il sintomo di un più vasto rivolgimento.
Se vogliamo andare alle origini la causa vera dello squilibrio e perturbazione economica attuale parte da un mondo globalizzato ove miliardi di persone si sono svegliate: quelli che mezzo secolo fa vivevano con un pugno di riso, oggi pretendono, o vedono la possibilità, di un primo, di un secondo e persino del dessert...più di una volta al giorno...persino!
Infatti quelle che Freedom cita sono le conseguenze del fatto che il mondo occidentale, pur nella tendenza al pareggio delle condizioni di vita, ha voluto, o dovuto, continuare a vivere al di sopra...al di sopra delle sue possibilità indebitandosi (complici le guerre) proprio col grande concorrente cinese.

In testa ci sono gli USA e poi, a scalare, certi governi occidentali, le grandi banche, le imprese fino al buon padre di famiglia che non può vivere con 1000 euro al mese e chiede prestiti o che lo stato deve assistere con un pesante welfare che lo indebita.

I demiurghi economisti, i governi e banche centrali, hanno cercato soluzioni, anche fantasiose, ognuno nell’intento, come è ovvio, di preservare il proprio vantaggio, ma per lo più peggiorando invece di migliorare.

L’Eurozona ne fa le spese.
Oggi si tratta "solo" di rimediare: imporre tasse diffuse è la prima cosa più facile per rinpinguare le casse dello stato e dare garanzie di credibilità ai mercati.
Il processo virtuoso da perseguire, detto per sommi capi, potrebbe essere…

1)- la BCE dà liquidità alle banche che lo chiedono,
2)- le banche fanno prestiti alle imprese, o ai singoli, a fronte di progetti credibili,
3)- le imprese, vecchie o nuove che siano, a fronte di ricerche di mercato positive, sia sul fronte interno che esterno, progettano e producono oggetti di consumo e strumenti di produzione a contenuto di qualità e innovazione funzionale, estetica e tecnologica sempre maggiore, col sostegno della ricerca tecnico/scientifica….Certe organizzazioni si rivolgono anche ad esteti, filosofi e psicologi.
4)- le imprese, dovendo produrre e vendere per ripianare il debito con la BCE, assumono personale e lo pagano.
5)- il personale assunto, fiducioso del futuro, avrà finalmente quattrini per fare acquisti e sostenere il mercato sia in Italia che all’estero…nonostante le tasse.
6)- in parallelo il sistema pubblicitario deve rendere appetibili i prodotti: spetta ai cittadini, culturalmente ed eticamente preparati, scegliere i prodotti migliori nel rapporto qualità/prezzo: alla fine il giudice è sempre il mercato che può sollecitare al meglio e premiare i migliori o, crudelmente, abbattere i peggiori.

Credo sia questo ciò che s’intende principalmente quando si parla di riavviare la ripresa.
Che la cosa effettivamente riesca è aleatorio, ma se diffonderemo la fiducia reciproca anzichè il sospetto, se cercheremo di capire le esigenze concrete di una società globale, se ci metteremo impegno e ingegno… e non esalteremo troppo le virtù della parsimonia temporis acti…forse ce la faremo.
Citazione:
Anche se temo che per arrivarci fin lì dovremmo passare attraverso gli sfoghi di chi accecato dalla paura del periodo che ci si prospetta fa esplodere tutta la sua rabbia in gesti insensati, come il razzismo dei giorni scorsi
Purtroppo è probabile: a volte le rabbia può avere una giustificazione, ma anche, forse, nella formazione etica e civile di noi stessi e dei nostri concittadini non sempre ci abbiamo messo e ci mettiamo tutto l’impegno necessario.
E’ anche vero che c’è stato e c’è chi rema contro, anche ad alti livelli della società e delle istituzioni.

Ultima modifica di ulysse : 22-12-2011 alle ore 14.32.08.
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Vecchio 27-12-2011, 10.33.25   #25
La_viandante
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X VanLag
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Riguardo “all'indurre consumi” in tempi non sospetti io avevo scritto che - viviamo in una società fatta per creare il disagio al fine di venderci i rimedi – ma evidentemente anche questa tecnica non basta più a calmierare il surplus di merci che l'immensa forza produttrice sforna oggi
Vero, ci sono infinite tecniche che creano in noi insoddisfazione e l'illusione che il possesso di questo o quest'altro bene, in realtà perfettamente inutile, superfluo, ci possa appagare. Ma è illusione appunto che non fa che accrescere avidità e insoddisfazione.
Citazione:
Per quanto riguarda la spiritualità, come il libero arbitrio, ribadisco che secondo me stanno su un piano diverso da quello dell'economia. E' vero che una società più equa e più altruista, più equilibrata favorirebbe nell'uomo la ricerca dei valori nobili, dei valori dello spirito, ma sono convinto che il nostro nucleo spirituale sia trasparente al tipo di vita che facciamo
Credo che tu parli di un percorso profondo di spiritualità, che non è alla portata di tutti, né ci si pone il problema per lo più, l'uomo medio deve star dietro a troppe cose, ad una vita troppo frenetica per fermarsi, osservarsi, conoscersi e ottenere quel genere di libertà. E a dire il vero è difficile anche per chi cerca per tutta la vita di ottenere quel livello di libertà. Non attaccamento. Credo tu parli di questo.
X Freedom
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Ma alla fine, mi rendo conto, torniamo al nostro antico dilemma: io, al contrario di te, ritengo che nell'uomo c'è, accanto ad un'inclinazione verso il bene, una inclinazione al male. Non causate dalle condizioni esteriori ma precedenti ad esse. Squisitamente interiori.
Non lo credo, penso, come diceva VanLag, che non siamo tutti uguali piuttosto, c'è chi è propenso al male, e chi al solo bene (Madre Teresa di Calcutta, trovami qualcosa di male in lei), oltretutto quello che è male per altri può essere un bene, tutto sta a dove si pone lo sguardo e chi osserva e in base a cosa giudica.
Citazione:
Devi riconoscere che, almeno nell'attuale fase di sviluppo, la civiltà umana sembra dare ragione più a me che a te!
Anche questo non è vero, pensa a quanto ci siamo evoluti nella cura delle malattie, nella ricerca, di quanto abbiamo alleviato la sofferenza umana con la tecnica e la scienza, di come possiamo far svolgere a calcolatori lavori una volta pesantissime per l'uomo, anche qui bisogna guardare tutti lati positivi del progresso, c'è chi dedica la vita agli altri nella conoscenza, nell'insegnamento, nella ricerca di cure per le malattie, nella teorizzazione di sistemi economici che risollevino le sorti dei paesi in via di sviluppo, e prendono anche dei nobel, quindi sono riconosciuti dalla società intera.
x Ulysse

Citazione:
Il populismo ha questo di “bello”: che coltiva ed esalta le nostre pulsioni peggiori all’insegna del…ma che male c’è?...lo fanno tutti!!!
In sostanza, non vorrei esagerare, ma si potrebbe dire che il populismo ci fa apprezzare la bestia che è in noi...che è nel popolo. Poi è difficile uscirne!
Sì, diciamo che questi ultimi anni han visto sdoganare proprio da chi dovrebbe dare l'esempio le peggiori abitudini umane e i vizi, come esempio (c'era una discussione bellissima di MC, sull'animalità della politica) così siamo diventati più indulgenti con noi stessi per le nostre avidità, gli egoismi, e allo stesso tempo, cosa pegiore, siamo diventati critici verso aspetti più nobili di noi, l'onestà è diventata idiozia, la cultura snobismo, e via dicendo.
Citazione:
Essere solidali va bene se è necessario, ma è ancor meglio che non sia necessario...possiamo egualmente provare empatia per il prossimo ...anzi di più, se la molteplicità e qualità funzionale ed estetica degli oggetti e strumenti che contraddistinguono la nostra attuale civiltà, ci sollecitano e placa il nostro sentire.
Ovviamente molto meglio non fosse necessario, ma la sofferenza umana esiste e sempre esisterà, e in una società nella quale si insegue sempre la soddisfazione di bisogni illusori, sempre concentrati solo su se stessi, rende difficile guardare gli altri, empatizzare. Per assurdo se tutti condividessimo gli stesi problemi sarebbe più facile immedesimarsi. Ma speriamo non sia necessario.
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Con una certa speranza anche, dato che le tecnologie che si vanno sviluppando sono sempre meno rivolte al massacro del pianeta, ma all’utilizzo di energie e materiali ecosostenibili…rinnovabili...s i dice!
Non ci resta che sperare e confidare che in fondo in fondo la specie umana non sia così stupida e autodistruttiva e inverta la marcia
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Il processo virtuoso da perseguire, detto per sommi capi, potrebbe essere…
Non ho le conoscenze adatte per commentare tutto quanto da te ipotizzato, ma sull'ultima avrei mie obiezioni perchè un semiologo in un suo libro sul linguaggio della pbblicità individua proprio in questa uno dei maggiori ostacoli alla realizzazione di quanto sosteneva Adam Smith, il potere di autoregolamentazione del mercato è stato inficiato proprio da pubblicità che inducono il bisogno di oggetti che la gente compra non badando al costo. I prezzi avrebbero dovuto calmierarsi, aumentando la qualità del prodotto solo aspettandosi che il consumatore operasse questa scelta nell'acquisto di prodotti buoni al minor prezzo. La persuasione pubblicitaria in realtà ci porta a comprare cose costose, senza badare alla qualità effettiva nel confronto con altri prodotti.

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E’ anche vero che c’è stato e c’è chi rema contro, anche ad alti livelli della società e delle istituzioni
Esatto, e in periodi di crisi spesso è una facile via di fuga dai reali problemi per dar sfogo a rabbia verso capri espiatori, i più deboli.
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Vecchio 27-12-2011, 10.40.46   #26
albert
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Originalmente inviato da La_viandante
penso, come diceva VanLag, che non siamo tutti uguali piuttosto, c'è chi è propenso al male, e chi al solo bene (Madre Teresa di Calcutta, trovami qualcosa di male in lei), oltretutto quello che è male per altri può essere un bene, tutto sta a dove si pone lo sguardo e chi osserva e in base a cosa giudica.

Ahia ahia ... io non santificherei proprio nessuno, invece, mi limiterei a giudicare le persone in base alla correttezza del loro operato. E Madre Teresa pare non fosse esente da critiche (guarda su wikipedia, paragrafo "critiche e sospetti")

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Vecchio 27-12-2011, 16.52.07   #27
La_viandante
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Originalmente inviato da albert
Ahia ahia ... io non santificherei proprio nessuno, invece, mi limiterei a giudicare le persone in base alla correttezza del loro operato. E Madre Teresa pare non fosse esente da critiche (guarda su wikipedia, paragrafo "critiche e sospetti")

Ciao Albert, conosco già alcuni retroscena, tra l'altro un autore di un libro molto polemico sulla Santa è da pochissimo scomparso, Christopher Hitchens, del quale ho apprezzato altri scritti. Ma questo rientra in quello che dicevo, quello che è male per noi può non esserlo per altri, il fatto ad esempio che non curasse gli ammalati ma li tenesse lì solo a morire, forse per noi è incomprensibile ma si comprende con una mentalità del posto alla quale madre Teresa non si opponeva, forse anche perchè per certi versi simile alla credenza cristiana della sofferenza come elevazione. Ma non è certo per cattiveria che lo ha fatto, sebbene a noi possa sembrare così. Lei agiva per conto del bene.
ora sì che mi sembra di essere tornata ai bei vecchi tempi del forum, anche se al periodo non avrei mai detto una cosa così
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Vecchio 28-12-2011, 19.17.04   #28
ulysse
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Originalmente inviato da La_viandante
Vero, ci sono infinite tecniche che creano in noi insoddisfazione e l'illusione che il possesso di questo o quest'altro bene, in realtà perfettamente inutile, superfluo, ci possa appagare. Ma è illusione appunto che non fa che accrescere avidità e insoddisfazione.
La società ci crea il disagio per poi venderci il rimedio?
Può essere, ma è solo una percezione superficiale e malevola.
La realtà è molto peggiore…o migliore...se vogliamo.
Ma,alla fine, la pubblicità è il solo modo per perseguire alti livelli di vendita.

Comunque dovremmo considerare gli eventi non solo in relazione alla nostra singolarità, ma anche in relazione alla globalità funzionale della società.

C'è il detto per cui la pubblicità sarebbe l'anima del commercio!
Ovviamente la pubblicità non ha lo scopo di renderci felici singolarmente…nessuno spenderebbe danaro per questo! lo scopo della pubblicità è far vendere i prodotti reclamizzati...con l'effetto collaterale, di un mercato non stagnante o non ridotto al contado: significherebbe recessione!

In verità siamo gente strana: imprechiamo perchè le aziende chiudono creando disoccupazione e poi ci lamentiamo della pubblicità che ci indurrebbe a comprare oggetti superflui!
Non ci rendiamo conto che le due cose sono inversamente legate…è un pò come volere la botte piena e la moglie ubriaca..

In effetti è questo il circolo vizioso dell'economia : per mantenere l'occupazione e distribuire danaro occorre che le aziende impegnino persone a produrre cose che poi, immesse nel mercato fanno ritornare alle aziende(facendoci la cresta) i quattrini che hanno pagato in cambio del lavoro per produrre oggetti più o meno utili che, reclamizzati da una pubblicità tipo “canto delle sirene”, la gente compra anche se non ne ha bisogno…

D’altra parte di cosa non abbiamo bisogno?

Quindi, in effetti, il circolo è vizioso, ma se per mancanza di danaro o altro, non compriamo anche le cose superflue che appaghino la nostra avidità e vanagloria, desiderio di possesso, ecc... l'economia si ferma…e allora sì che saremmo tutti insoddisfatti…come in effetti già siamo e, forse, sempre più saremo…non per eccesso del superfluo, ma per mancanza anche del necessario.

In effetti, a contrastare i malefici effetti pubblicitari, ci sarebbero concetti etici da rispettare in modo che la cosa non risulti degradante e illusoria
Una società civile dovrebbe impegnarsi a diffondere e perseguire idee e concetti del seguente tipo:

1)- l servizi studi e marketing delle aziende dovrebbero proporre oggetti via via a più elevato contenuto di qualità, a confronto con una società che si ipotizza sempre più evoluta e matura. Si tratta di evitare l’obsolescenza dei prodotti, favorire l’innovazione e incrementare il rapporto qualità/prezzo in relazione principalmente a utilità, funzionalita, estetica, sicurezza, ecologia.

2)- La scuola, le istituzioni, le manifestazioni politiche e sociali dovrebbero essere rivolte alla formazione di una società capace di autogestione e giudizio autonomo…quindi capace di libertà…infatti, il senso di libertà si origina prima di tutto in noi stessi e si evolve nella interazione sociale: esso non cade dal cielo!

3)- I cittadini stessi, ad ogni età e livello sociale, dovrebbero sempre più impegnarsi a perseguire i concetti enunciati con relativi diritti e doveri...in modo da essere corazzati contro la cattiva politica, la cattiva informazione, pubblicità e propaganda di ogni genere.

4)- Ovvio che alla base di tutto ci sta, per ciascuno, un intento di impegno rivolto al bene comune, oltre che a quello proprio, perseguendo cultura e formazione personale, sociale ed etica.

La qualità e adeguatezza o utilità del prodotto, alla fine, la fa il cittadino, "scegliendo", purchè a questo sia formato.
Citazione:
(in relazione alla spiritualità)…Credo che tu parli di un percorso profondo di spiritualità, che non è alla portata di tutti, né ci si pone il problema per lo più, l'uomo medio deve star dietro a troppe cose, ad una vita troppo frenetica per fermarsi, osservarsi, conoscersi e ottenere quel genere di libertà. E a dire il vero è difficile anche per chi cerca per tutta la vita di ottenere quel livello di libertà....

Penso che il valore dell’uomo non si esplichi tanto nella cosiddetta “spiritualità”, ma nel suo essere e fare per sé e per la società in cui vive: il valore e spirito dell’uomo sta nell’autorealizzarsi, nel perseguire le proprie aspirazioni formate come risultato di cultura, formazione, esperienza, senso etico, preparazione, impegno, ecc..forse ne risulta anche un certo qual tipo di spiritualità ,
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Non lo credo, penso, come diceva VanLag, che non siamo tutti uguali piuttosto, c'è chi è propenso al male, e chi al solo bene (Madre Teresa di Calcutta, trovami qualcosa di male in lei), oltretutto quello che è male per altri può essere un bene, tutto sta a dove si pone lo sguardo e chi osserva e in base a cosa giudica.
In effetti male e bene sono relativi, ma non credo che la genetica implichi espliciti orientamenti culturali ed etici: il DNA ci orienta alla sopravvivenza, a pulsioni che la preservino, per il resto siamo figli della cultura del nostro ambiente…che magari assorbiamo, più o meno, in conformità a scopi personali e sociali proposti.

Magari, per particolari accadimenti o sensazioni/emozioni/razionalismi, c’è sempre chi, eccelle in un senso o nell’altro rispetto alla piatta normalità.
Citazione:
Sì, diciamo che questi ultimi anni han visto sdoganare proprio da chi dovrebbe dare l'esempio le peggiori abitudini umane e i vizi, come esempio (c'era una discussione bellissima di MC, sull'animalità della politica) così siamo diventati più indulgenti con noi stessi per le nostre avidità, gli egoismi, e allo stesso tempo, cosa peggiore, siamo diventati critici verso aspetti più nobili di noi, l'onestà è diventata idiozia, la cultura snobismo, e via dicendo.
In effetti ci adeguiamo tendenzialmente a quello che, in mancanza di nobili stimoli, diventa il pensiero comune.
Spetterebbe invece a tutti, ma particolarmente ai leader, coltivare un sempre più nobile/elevato/acculturato immaginario collettivo…e non esaltare gli impulsi emotivi del branco per lucrarne voti.

E’ anche vero che i leader li scegliamo noi e dovremmo sceglierli migliori di noi…ma forse non sempre sappiamo cosa è migliore!
Ecco che insorge l’esigenza di una speculazione sociofilosofica e scientifica orientata al concreto vivere ed alla definizione di un bene comune globale.
Citazione:
Ovviamente molto meglio non fosse necessario, ma la sofferenza umana esiste e sempre esisterà, e in una società nella quale si insegue sempre la soddisfazione di bisogni illusori, sempre concentrati solo su se stessi, rende difficile guardare gli altri, empatizzare. Per assurdo se tutti condividessimo gli stessi problemi sarebbe più facile immedesimarsi. Ma speriamo non sia necessario.
Un sempre più elevata cultura ci spingerà alla concretezza, all’empatia ed alla soddisfazione dei bisogni veri razionali ed affettivi, agli oggetti che ci elevano spiritualmente perchè ricchi di contenuto di qualità e di estetica, a valutare i prodotti non solo in riferimento alla moda o alla firma.
lo scopo da perseguire è che siamo noi, con le nostre scelte, a dover formare ed elevare la pubblicità ed il carattere e contenuto della informazione e intrattenimento, delle mode...in definitiva dei prodotti e degli ambienti in cui viviamo e non, viceversa, aspettarci che siano i media o ipotetici leader a formarci.

I vari test sulle tendenze e preferenze del pubblico sia in politica che nell’intrattenimento (l’auditel della TV) sono deleteri: il cosiddetto pubblico è incompetente… culturalmente ed eticamente arretrato… se l’elite politica e culturale si adegua alle pulsioni popolari per fare quattrini e carpire voti, siamo veramente fritti…come in effetti lo siamo in conseguenze di un populismo degradante!
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Non ho le conoscenze adatte per commentare tutto quanto da te ipotizzato, ma sull'ultima avrei mie obiezioni perchè un semiologo in un suo libro sul linguaggio della pbblicità individua proprio in questa uno dei maggiori ostacoli alla realizzazione di quanto sosteneva Adam Smith, il potere di autoregolamentazione del mercato è stato inficiato proprio da pubblicità che inducono il bisogno di oggetti che la gente compra non badando al costo. I prezzi avrebbero dovuto calmierarsi, aumentando la qualità del prodotto solo aspettandosi che il consumatore operasse questa scelta nell'acquisto di prodotti buoni al minor prezzo. La persuasione pubblicitaria in realtà ci porta a comprare cose costose, senza badare alla qualità effettiva nel confronto con altri prodotti.
Adam Smith era forse un pò ingenuo …ma ai suoi tempi, di certo, non esisteva una vera pubblicità.
La pubblicità oggi fa il suo mestiere nel modo più efficace in funzione del target cui si rivolge, magari anche oltre i limiti della pubblicità cosiddetta ingannevole.

Non possiamo rimproverare i pubblicitari di usare una rappresentazione ed un linguaggio truccati per vendere…proprio per questo sono pagati!

Quindi parlare di eliminare o contenere la pubblicità per legge, è assurdo, deleterio per l’economia, ma essa può migliorare se miglioriamo noi.
Infatti, valutando il rapporto qualità /prezzo e scegliendo diversamente (sistema premio/punizione) fra i prodotti pubblicizzati, possiamo spingere la pubblicità ad assumere un carattere non esclusivamente emozionante e accattivante...ma migliorativo per i prodotti.

Alla fine la pubblicità vorrebbe essere l’arte di presentare il prodotto: la sua immagine!
Se è brutta e distorcente dobbiamo sfuggire al plagio e non comprare: quella pubblicità sparirà!

Il governo, poi, deve eliminare i monopoli, altrimenti nessuna scelta è possibile.
ulysse is offline  
Vecchio 29-12-2011, 14.19.53   #29
leibnick1
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Riferimento: Regime economico e libertà.

Dico anch'io la mia opinione, anche se non sono nè un economista, nè un sociologo. Parto da una premessa, molto semplice. Questa: la crisi economica che stiamo vivendo non è una crisi "propria del sistema", bensì una crisi determinata "meccanicamente dal sistema". Cosa significa questo? Vuol dire che ciò che stiamo vivendo non è un "momento" intrinseco ad una evoluzione socio-economica. E' semplicemente un generale "assestamento", come dopo un terremoto: solo che, in questo caso, sono le scosse di assestamento che stanno facendo male qui in Europa. Il terremoto è accaduto nel 1989 e si chiamò "caduta del muro". Le prime, terribili scosse di assestamento, riguardarono i paesi dell'ex blocco comunista, satellitari all'USSR e territorialmente integrati ad essa. Ma noi non ce ne siamo quasi accorti. Le successive interessarono la Cina ed altri paesi le cui politiche interne e internazionali erano condizionate dal peso politico e militare dell'URSS. Ce ne siamo accorti poco, qui in Europa, a parte alcuni settori economici, quelli a media tecnologia. Eccoci alle ultime: sono le più leggere, ma questa volta ci toccano. Si tratta del riequilibrio, necessario, a livello globale, di norme e diritti, condizioni del lavoro e struttura organizzativa della produzione che, qui in Europa, erano fortemente edulcorati (da decenni) grazie al vantaggio competitivo assicurato dal fatto che i 4/5 del mondo fossero blindati ed esclusi dal benessere. La sofferenza è ora in Europa perchè qui si scontano le maggiori differenze tra sicurezze sociali, distribuzione di ricchezza, diritti del cittadino rispetto al resto del mondo.
Le nostre sofferenze sono irrilevanti se confrontate con quelle dei polacchi o dei russi negli anni '90. E ridicole se le paragoniamo a quelle dei cinesi, o dei thailandesi a partire dalla fine degli anni '90.
Si è globalizzato il "sistema": il liberismo ed il capitalismo hanno vinto (tutto qui!) sono diventati il "sistema globale" ed unico. In questo contesto nessuno esercita il "vero" intenzionale potere: questo in realtà è scritto più nelle non-regole che nelle regole del sistema. Le lobbies e i centri di potere ci sono, è chiaro, ma essi stessi condividono il destino comune: la pura e semplice esigenza di sopravvivere e l'obbedienza cieca e assoluta alle non-regole del sistema. Le affermazioni di Chomsky sono corrette, ma sono un semplice "manuale di sopravvivenza" buono per tutti e non per un "Principe", perchè non c'è più nessun "Principe" a questo mondo.
Un discorso sulla libertà, mai come oggi, si mostra nella sua evidente dissociazione dai fattori propri dell'economia, avulso e indipendente da questi. L'illusione marxista di un sistema economico correlabile alla dimensione filosofica della "libertà" è restituito al secolo in cui fu concepito: il diciannovesimo. Se esso può essere rifondato non può che farlo radicandosi nel suo alveo storicamente originario: quello della ragion pratica, della morale e della prassi individuale.
leibnick1 is offline  
Vecchio 29-12-2011, 18.26.44   #30
CVC
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Riferimento: Regime economico e libertà.

Parlando di economia il problema penso sia rappresentato dal fatto che le banche hanno smesso di svolgere il loro ruolo di finanziatrici delle imprese per mettersi a giocare in borsa.
Tutto è cominciato con l'innovazione tecnologica dei computer e di internet applicata alla borsa che ha reso possibili transazioni con enormi spostamenti di capitali in pochi secondi. Oramai la realtà della borsa è sempre più quella di operatori che operano in tick (l'unità di misura più piccola delle variazioni di prezzo) e sempre meno quella del finanziamento e dell'investimento sul valore reale.
Finchè non si farà qualcosa per limitare e regolamentare la speculazione non ci sarà verso di distogliere i capitali dal lucrare sul valore apparente per restituirli al finanziamento diretto a produrre ricchezza reale, ossia imprese che funzionano e posti di lavoro.
La speculazione, contenuta in una certa misura, ha anche una sua utilità nel mercato, come quella di favorire la liquidità. Ma se un mercato è fatto di soli speculatori, non ci vuole molto per comprendere come andrà a finire.
Purtroppo le iniziative della consob contro la speculazione finiscono con l'avere effetto solo sugli operatori privati mentre quelli istituzionali sono lasciati liberi di perseverare.
CVC is offline  

 



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