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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 20-12-2011, 17.38.24   #1
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Circolo Vizioso

E’ possibile evitare la premessa.

Da un periodo a questa parte ho difficoltà nel sapere come dovrei comportarmi, reagire, persino come e cosa dovrei pensare, uso volontariamente il condizionale perché, per il momento, sono sufficientemente lucido, almeno credo, nella gestione della mia vita, nelle decisioni, nelle posizioni che assumo, così come tutti generalmente facciamo, oltretutto se è vero che scrivo, è altrettanto vero che sono in grado di mettermi in discussione e capace di auto analisi. Credo che il problema (se di problema si tratta) venga relativamente da molto lontano: una decina di anni fa, in un periodo non ben definito, certamente non da un giorno all’altro, andava gradualmente delineando in me una buona dose di irrigidimento razionale (se così si può dire), evitando più possibilmente di far prevalere l’emotività generale, di qualunque natura essa fosse, rabbia, orgoglio, ecc.. (ammetto di non riuscirci come vorrei, notando i benefici nel lungo periodo, anche della capacità di essere ascoltati, nella sola forma: pragmaticità, dialettica, educazione), con la conseguente auto imposizione al ragionamento “estremo” (anche se così estremo non lo ritengo, a differenza di coloro che me lo fanno notare, anche se forse dovuto al fatto che oramai sono in una certa condizione mentale), che sottolineo, non intacca la mia vita direttamente, se non ( e forse non è poco) nei rapporti interpersonali, ma non accetto (internamente, nel mio stato d’animo) la superficialità, la generalità, l’arroganza, la presunzione spontanea e disinvolta di come vengono affrontate le discussioni: in questo forum non mi sono mai permesso una netta posizione, posso solo produrre consapevolmente pensieri molto limitati. Mi stò abbandonando sempre più, inesorabilmente, con un picco esponenziale degli ultimi mesi, al dubbio, non ammetto più uno schema mentale di certezza alcuna (e qualora la ammettessi, in realtà, in fondo, non l’accetto), questo è il mio pensiero, che però ora mi mette nella condizione di disagio e indisposizione, ciò significa, lottare contro se stessi, mentre da una parte sento l’esigenza di prendere posizione e decisioni nelle discussioni e circostanze che vengono inevitabilmente poste dalla vita, dall’altra parte penso che non dovrei pensare, scegliere o muovermi in un preciso modo, e per dire il vero, penso che non so cosa dovrei pensare e fare, entrando così in un circolo vizioso al quale posso sottrarmi, ma non voglio, con tutte le conseguenze che richiama il caso, sono costantemente combattuto e non voglio farne a meno perché sapendo di non sapere o più possibilità di conoscere a differenza di chiudermi nelle decisioni pensando così inevitabilmente in modo limitato, è meglio stare in un posto dove sai che eventualmente hai una probabilità uguale a uno in più, rispetto ad una in meno dell’autoconvinzione o convenienza che sia. Ed è qui il problema: come posso non decidere? E se posso, è comunque una decisione.





Parlando di progresso non si può mai, in nessun caso, citare il termine come sinonimo di miglioramento, nemmeno dovrebbe esserlo, nella realtà in cui siamo immersi, sia esso usato per convenienza che per uso convenzionale. Non credo si possa mai dimostrare che tutte le scoperte, invenzioni, principi, ideologie, ideali, comportamenti, idee, pensiero, azioni, siano migliori o peggiori, bene o male, giuste o sbagliate e, tanto meno, è possibile dimostrare che esistano le medesime distinzioni. Trovare una cura al cancro, produrre un'automobile che non emetta CO2, l'assenza di belligeranza tra stati, un'economia florida, piena occupazione, non giustificano nessun cambiamento tendente al bene ovvero migliore, non solo in un ambito generale di cui non è dato sapere la verità assoluta ma neppure rispetto a condizioni o situazioni specifiche di un contesto socio-culturale, di un'epoca, di una circostanza. Non conoscendo il perchè del perchè del perchè, e mettendo in discussioni me stesso come ente...arrivo a rimuginare sempre la stessa domanda: cosa e come devo pensare? Il solo fatto di recarmi alle urne, diventa pesante, un atto di presunzione, oltre alla mancanza di competenze, per quanto mi interessi di politica non ne esco mai, dovrei votare in funzione del mio stato di pigrizia, perchè se mi informassi di più, potrei spostare le mie idee, e comunque già l'atto di per sè potrebbe essere condannabile, è assurdo !! Lavorare pensando che ciò che faccio potrebbe non avere alcun senso, anche solo vedere un film comincia ad essere noioso così come lo è la società intrisa nel cieco assolutismo che forse giusto è, certo, posso ignorare tutto e proseguire come se nulla fosse, ma è proprio qui il problema, è inevitabile continuare a perseverare nel dubbio, in quanto, solo esso può permettere verità (o forse no), se dovesse esisterne anche solo una. Vivere assediato dal dubbio perenne mi conduce in un circuito vizioso che non si può dire ne giusto ne sbagliato? Continuo e basta, sentendomi male, ma forse il male (se male è) è necessario per produrre il bene (se bene è), o forse è ciclico, o forse è nichilismo, o forse non si potrà mai dire, perchè qualora conoscessi la verità assoluta potrò continuare a dubitare che tale non è. Anche di questo mio stesso 3D dubito.




E' dimostrabile quando è giusto/sbagliato, bene/male, meglio/peggio?

E' dimostrabile che sia un'illusione bene/male?

E' questo un circolo vizioso?

E' giusto ed è possibile uscire da questo circolo vizioso?
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Vecchio 22-12-2011, 00.20.30   #2
Il_Dubbio
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E' dimostrabile quando è giusto/sbagliato, bene/male, meglio/peggio?

E' dimostrabile che sia un'illusione bene/male?

E' questo un circolo vizioso?

E' giusto ed è possibile uscire da questo circolo vizioso?

Il bello (ed anche il brutto) della vita di noi uomini di coscienza è essere consapevoli di sapere... ma anche di non saperne abbastanza.

Per ovviare a questo problema ci sono uomini che si auto-ingannano sostenendo di saperne abbastanza, quindi decidono di conseguenza ovvero con spavalderia. Questo è il miglior atteggiamento per chi non vuol far parte del circolo vizioso. Poi ci sono coloro i quali che, per paura di sbagliare, non prendono mai una decisione. Questi sono consapevoli di non sapere, ma usano poco quel che già sanno.
Chiaramente l'atteggiamento equilibrato sarebbe più auspicabile, basterebbe prendere decisioni in base a quel che si conosce, con la consapevolezza di aver tentano tutto il possibile per conoscere di più di quel che si sa, prima della decisione finale.
Faccio un esempio banalissimo. Se un uomo avesse dubbi sul matrimonio (magari la donna c'è già ed è reale), per prendere una decisione giusta ( se sposarsi o meno ) deve stabilire un tempo in cui "studiare" il problema da tutti i punti di vista. Il tempo deve essere ragionevole, cioè prima di diventare troppo anziani, e prima ancora che la donna si stufi . Quando si è presa la decisione però, quella sarà quella giusta. Magari non lo sarebbe stato per davvero se avessimo avuto il tempo di ragionarci meglio, ma ragionevolmente non possiamo saperne abbastanza (per definizione).
Per esempio io non sono pentito quasi di nulla di ciò che ho fatto, anche se ho sbagliato tante volte. Con una maggiore informazione e una migliore previsione degli eventi futuri avrei potuto decidere diversamente, ma per come le conoscevo io, i conseguenti atti erano giustificati, quindi giusti.

Non so se ho risposto alle tue domande. Forse no... (dubito ) ma ho per lo meno detto ciò che penso in riferimento a quel che dici, quindi ho ritenuto (stando alle informazioni in mio possesso) "giusto" risponderti in questa maniera, almeno inizialmente. Quando ci saranno altri elementi, forse potrei cambiare il tipo di risposta.
Ciao
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Vecchio 22-12-2011, 14.08.32   #3
paul11
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A livello personale io sto facendo il contrario pur vivendo lo stesso dilemma
Credo all’esercizio del dubbio, una forma di dialettica interiore, prima di tutto. Ma questo non penso debba condurre a non decidere, altri decidono per noi; a non pensare, altri pensano per noi. Ho notato e ho la netta sensazione che la storia sia stata sempre gestita da élite.
In questo tempo la massa di sette miliardi di terrestri è come un sistema inerziale diretto da vettori, pochi, che manovrano. E’ come viaggiare in un mezzo che sta andando verso un burrone e ne siamo consapevoli.
E’ questa quindi la molla che mi fa prendere una decisione e dire la mia senza la pretesa di una verità, ma di un confronto. Quello che personalmente credo, è che la vita debba essere vissuta senza rimpianti sapendo che l’errore è ad ogni passo del cammino. E allora meglio giocarsela e dire la propria e se si sbaglia, amen, impareremo : gli arroganti sono quelli che pensano di non sbagliare. E imparare attraverso il dialogo, nel rispetto e nella libertà. Penso che in questo tempo sia giusto così ed è quello che tento di fare. I giochi di equilibrismo, di opportunismo, di convenienza, per non essere se stessi, alla fine nuociono a noi stessi
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Vecchio 22-12-2011, 18.04.35   #4
benedetto
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Un giorno mi chiesi cos'è questo continuo rimestare interiore, questo dubitare sul giusto o sbagliato, sul vero e sul falso e mi sembra di avere capito, sempre col dubbio, che chi dialogava con me non ero io, ma era la mia immagine. La mia immagine però è una immagine che parla solo razionalmente e razionalmente, mi sembra sempre di avere capito, non buca il circolo vizioso. Che fare? Bisognerà pur escogitare qualcosa.
Per quel che riguarda il progresso rimando sempre all'epitaffio sulla tomba di Benjamin: "Non c'è testimonianza della cultura che non sia accompagnata anche dalla barbarie".
Ciao
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Vecchio 10-01-2012, 05.58.18   #5
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E' dimostrabile quando è giusto/sbagliato, bene/male, meglio/peggio?

E' dimostrabile che sia un'illusione bene/male?

E' questo un circolo vizioso?

E' giusto ed è possibile uscire da questo circolo vizioso?

Partendo dal presupposto che l'umanità è immersa nel fiume in piena della casualità, e che l'uomo si prodiga per attenuare le nefandezze che questa situazione crea, allora prendiamo come punto di riferimento la posizione di questi uomini e di queste donne che dedicano la vita a combattere questa battaglia (Parlo degli scienziati, medici, ingegneri, architetti, artigiani, impiegati artisti, religiosi ecc.). In quest’ambito, cercare di limitare il dolore, la morte, organizzarsi per migliorare la vita di tutti noi ecc. non dovremmo avere dubbi su cosa sia giusto o sbagliato, giacché in natura anche i batteri combattono per la sopravvivenza della loro “razza”. Infatti, se dovessimo negare la bontà di questa scelta, allora, secondo me, i tuoi quesiti, più che su un forum di filosofia dovresti portarli davanti a uno psicologo, poiché vorrebbe dire che vi è un’incapacità di valutare quello che è bene per te e per la società in cui vivi, e quello che è male. Per altro, il circolo vizioso (e la vita lo è), può diventare meno noioso se partecipiamo anche noi a incrementarlo con delle idee originali e solidali, perché se ci lasciamo semplicemente trascinare dal tram tram quotidiano, senza essere protagonisti di niente per il bene nostro e altrui, allora questa vita diventa veramente dura: ma solo perché noiosa.
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Vecchio 11-01-2012, 17.02.42   #6
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Partendo dal presupposto che l'umanità è immersa nel fiume in piena della casualità, e che l'uomo si prodiga per attenuare le nefandezze che questa situazione crea, allora prendiamo come punto di riferimento la posizione di questi uomini e di queste donne che dedicano la vita a combattere questa battaglia (Parlo degli scienziati, medici, ingegneri, architetti, artigiani, impiegati artisti, religiosi ecc.). In quest’ambito, cercare di limitare il dolore, la morte, organizzarsi per migliorare la vita di tutti noi ecc. non dovremmo avere dubbi su cosa sia giusto o sbagliato, giacché in natura anche i batteri combattono per la sopravvivenza della loro “razza”.

Dubito si tratti di battaglia, dubito che se di battaglia è, questo sia il modo di combatterla, dubito inoltre, la società migliori e che la volontà sia quella di migliorarla, sia inconsciamente che consapevolmente, sempre che la distinzione medesima possa farsi.
Puoi dimostrarmi che la volontà dell'uomo di sopravvivere, proliferare, salvare vite umane sia cosa buona e giusta ? Puoi dimostrarmi che uccidere un uomo per il gusto di farlo sia sbagliato o giusto ? Questa è una domanda alla quale non riesco a darmi risposta, te ne sarei grato se mi rendi evidente come stabilire se è questa, un'azione deprorevole.

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Infatti, se dovessimo negare la bontà di questa scelta, allora, secondo me, i tuoi quesiti, più che su un forum di filosofia dovresti portarli davanti a uno psicologo, poiché vorrebbe dire che vi è un’incapacità di valutare quello che è bene per te e per la società in cui vivi, e quello che è male.

Non so se sia più giusto debba andare da uno psicologo, un filosofo, un logico.

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Per altro, il circolo vizioso (e la vita lo è), può diventare meno noioso se partecipiamo anche noi a incrementarlo con delle idee originali e solidali, perché se ci lasciamo semplicemente trascinare dal tram tram quotidiano, senza essere protagonisti di niente per il bene nostro e altrui, allora questa vita diventa veramente dura: ma solo perché noiosa.

A dire il vero la noia è il problema minore, vorrei (soltanto ) capire se esiste una distinzione tra male e bene, e se tali distinzioni possono essere stabilite e quindi accessibili, ciò significa che tutte le azioni, pensieri, idee e la stessa realtà di cui siamo circondati verranno costantemente messe in discussione. Tant'è vero che l'unica cosa che ora mi chiedo è, se la matematica è un linguaggio universale, valido in un qualsiasi sistema di riferimento, non solo in un universo diverso dal nostro, ma anche in una realtà per noi inintelligibile, indicibile, inacessibile. Ecco che, se la matematica fosse un sistema assoluto, già potrei permettermi una certezza, una verità assoluta, anche se la matematica non è il mio forte, e lo puoi notare dal mio nome: variabile+costante semmai .

Puoi dimostrarmi che il tram tram quotidiano nella società sia sbagliato o peggiore rispetto a coloro che, contrariamente, si mettono in gioco, o che come dici tu, ne sono protagonisti ? Non solo ciò che per te è noioso per l'altro può essere una soddisfazione incommensurabile, ma come si può eventualmente dimostrare che vivere nell'ozio e nell'apatia sia sbagliato ? E' un modo come un'altro di vivere la vita, che per quanto ne so, potrebbe portare ad una società con benefici differenti.
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Vecchio 11-01-2012, 23.08.53   #7
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Dubito si tratti di battaglia, dubito che se di battaglia è, questo sia il modo di combatterla, dubito inoltre, la società migliori e che la volontà sia quella di migliorarla, sia inconsciamente che consapevolmente, sempre che la distinzione medesima possa farsi.
Puoi dimostrarmi che la volontà dell'uomo di sopravvivere, proliferare, salvare vite umane sia cosa buona e giusta ? Puoi dimostrarmi che uccidere un uomo per il gusto di farlo sia sbagliato o giusto ? Questa è una domanda alla quale non riesco a darmi risposta, te ne sarei grato se mi rendi evidente come stabilire se è questa, un'azione deplorevole.
Esistono tante battaglie: quelle combattute con le armi che uccidono e quelle combattute con macchinari che salvano. Mi sono trovato più volte sotto i ferri chirurgici, manipolati da mani espertissime che mi hanno ridato la vita per la seconda e per la terza volta. Per altro, ancora non abbiamo completamente compreso se, in questo mondo, ci siamo trovati per una formula matematica, stabilita da chi sa chi, o per altre cause. Per il momento si parla semplicemente di nascita casuale, proprio perché più in la non sappiamo andare. Stante la situazione, con quale pretesa puoi venirmi a chiedere: spiegami questo e quest'altro, poiché nessuno ti potrebbe fornire risposte scientifiche o matematiche ma, solo sensazioni che a te non servirebbero a nulla. Siamo stati catapultati in un gioco iniziato da altri, e la ragione vuole che, la nostra migliore condizione sia quella della solidarietà con gli altri esseri umani, poiché tale condizione si è rivelata la migliore, sia per il singolo sia per le società. Naturalmente, in questa condizione solidale, uccidere un altro essere umano solo per il piacere di ucciderlo, il commento, lo lascio a te, non vorrà mica che faccia tutto io.
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Non so se sia più giusto debba andare da uno psicologo, un filosofo, un logico.
La mia è stata semplicemente una battuta che voleva significare che, a una certa età, anche se a grandi linee, un'idea della realtà che ci aiuti a vivere bisogna essersela fatta; mentre le verità ultime verranno con le generazioni future, poiché, a mio modo di vedere, non vi è nulla in questo universo e per l'uomo che, con il tempo, gli possa sfuggire. Il nostro compito è soltanto quello di mantenere il più a lungo possibile il ciclo della vita nelle migliori condizioni, perché fino a prova contraria, qualunque cosa possa affermare l'astrofisico Hubert Reeves, con la polemica sul tricheco, nella teoria del Principio Antropico, siamo gli unici su questa terra che possiamo: osservare, esplorare e studiare l'universo.

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A dire il vero la noia è il problema minore, vorrei (soltanto ) capire se esiste una distinzione tra male e bene, e se tali distinzioni possono essere stabilite e quindi accessibili, ciò significa che tutte le azioni, pensieri, idee e la stessa realtà di cui siamo circondati verranno costantemente messe in discussione.
Puoi dimostrarmi che il tram tram quotidiano nella società sia sbagliato o peggiore rispetto a coloro che, contrariamente, si mettono in gioco, o che come dici tu, ne sono protagonisti?
Non solo ciò che per te è noioso per l'altro può essere una soddisfazione incommensurabile, ma come si può eventualmente dimostrare che vivere nell'ozio e nell'apatia sia sbagliato ? E' un modo come un'altro di vivere la vita, che per quanto ne so, potrebbe portare ad una società con benefici differenti.

Franco Califano affermava che: tutto il resto è noia; ed è stato sufficiente solo questo pensiero perché degli accademici lo abbiano applaudito e premiato. Per altro, tutto ciò che è ripetitivo, almeno per me, alla fine diventa noia, e la vita è una ripetizione a non finire. Per vivere, facciamo milioni di volte gli stessi gesti e non sto qui a farne l'elenco. In ogni modo, che la vita è noiosa, lo hai affermato tu ed io, in un certo senso, l'ho condiviso; però ho suggerito un comportamento per rimanerne fuori, rappresentato dalla solidarietà. E ti sembra poco?

Ps. Perdonami variabile+fisso ma, dalla tua fantasia, oltre ai dubbi, non ti viene in mente nulla che possa darti uno straccio di risposta ai tuoi quesiti? Ti porto un esempio: Poiché gli uomini e le donne del mondo, alla fine, si pongono le stesse domande, io ho provato a farlo sul senso della vita e, addirittura, ne ho ricavato un libro di duecentocinquanta pagine regolarmente pubblicato. In effetti, devo affermare che, per fortuna, mi sono accontentato delle risposte che ho trovato, altrimenti sarei entrato in un vortice di dubbi cui sarebbe stato difficile uscirne. Tanto per dire che non sarebbe male se ti sforzassi un po’ di più per comprendere questo cazzo di mondo, esprimendo una tua opinione. In definitiva: perché quella degli altri sì e la tua no?
Per altro, in caso d’inconcludenza, decidi tu se sia meglio andare da uno psicologo, un filosofo, un logico; ma prima di farlo e spendere dei soldi inutilmente, guarda che cosa c'é veramente nell'archivio della tua memoria.

Ultima modifica di Tempo2011 : 12-01-2012 alle ore 05.50.44.
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Vecchio 12-01-2012, 06.28.53   #8
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Stante la situazione, con quale pretesa puoi venirmi a chiedere: spiegami questo e quest'altro, poiché non ti potrei, fornirei risposte scientifiche ma, solo sensazioni che, a te, non servirebbero a nulla.

Non ho alcuna pretesa che tu mi risponda, una domanda può avere anche la sola funzione di incentivare l'inizio di una discussione, mi è sorto spontaneo porti queste domande successivamente alla tua espressione: " non dovremmo avere dubbi su cosa sia giusto o sbagliato"; se tu non hai un dubbio, penso che potresti rispondere alla mia domanda. Le tue sensazioni ti sono sufficenti per non avere alcuni dubbi, se tu stesso ammetti che scientificamente non puoi fornire adeguate risposte ? E se è vero che, le sensazioni sono soggettive, è altrettanto vero che, l'interpretazione di bene e male è relativa ad ogni singolo individuo ?

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la ragione vuole che, la nostra migliore condizione sia quella della solidarietà con gli altri esseri umani, poiché tale condizione si è rivelata la migliore, sia per il singolo sia per le società.

Si è rivelata la migliore? Per la teoria del caos, se l'evoluzione dell'uomo fosse casualmente avvenuta con impercettibili differenze iniziali (od ogni tot) apparentemente insignificanti, potremmo ora essere migliori, peggiori, o forse non esistere più da tempo.

La ragione dell'anarchico è rispettabile tanto quanto coloro che perseguono etica, regole, principi, ideologie, fintanto, personalmente, mi venga dimostrato il contrario. (questo mio modo di pensare però si contraddice con il mio approccio quotidiano, nel quale, ritengo di vitale importanza una società regolata, rimanendo comunque dubbioso sia giusto che dev'essere tale.)

Insisto, è solidarietà, egoismo schopenhaueriano o altro ancora ? In ogni caso, definito essere l'uno o l'altro, è male, bene o più semplicemente è ?


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Naturalmente, in questa condizione solidale, uccidere un altro essere umano solo per il piacere di ucciderlo, il commento, lo lascio a te, non vorrà mica che faccia tutto io.

Bisognerebbe vedere se si tratta di solidarietà come detto prima, poi, per alcuni potrebbe esserlo mentre per altri no, e tuttavia, qualora fosse dimostrata essere solidarietà, un individuo potrebbe essere a tratti solidale ed in altri casi uccidere per piacere, e non riuscirei a dimostrare a me stesso che questo sia sbagliato. Si dovrebbe dimostrare che non ha tutte le carte in regola, ma dimostrato che non le ha, si può dire malato ? Anche se fosse un'alterazione psicologica, è entrato in uno stato mentale differente, forse, ne peggiore, ne migliore. Non deve essere necessariamente immaginato palesemente impazzito, potrebbe essere tutto molto sottile. Se il mondo fosse popolato solo da quel genere di individuo, nel loro mondo il loro comportamento sarebbe lecito a condizione di evitare l'estinzione, diventa quindi un relativismo, con un concetto di bene e male convenzionale, quindi forse inesistente.

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La mia è stata semplicemente una battuta che voleva significare che, a una certa età, anche se a grandi linee, un'idea della realtà che ci aiuti a vivere bisogna essersela fatta;

Non ero eventualmente tenuto ad offendermi se non lo fosse stata, non escludo che possa essere un'idea valida. Non ne sarei così sicuro che tutti sentano l'esigenza, o si sono fatti un'idea della realtà.

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mentre le verità ultime verranno con le generazioni future, poiché, a mio modo di vedere, non vi è nulla in questo universo e per l'uomo che, con il tempo, gli possa sfuggire. Il nostro compito è soltanto quello di mantenere in vita degli uomini nelle migliori condizioni, perché fino ad ora, siamo gli unici che possiamo esplorare e studiare l'universo.


Vorrei essere fiducioso ed ottimista come lo sei tu, ma alcune tra le menti più brillanti del genere umano, hanno affermato che per comprendere una realtà è necessario essere al di fuori di quella stessa realtà. Poniamo che tu sia di fronte alla verità ultima, come potresti essere certo che sia tale, se non dubiti di essa ? Ma se dubiti di essa non avrai mai la certezza di esserci arrivato.


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Ps. Perdonami variabile+fisso ma, dalla tua fantasia, oltre ai dubbi, non ti viene in mente nulla che possa darti uno straccio di risposta ai tuoi quesiti? Ti porto un esempio: Poiché gli uomini e le donne del mondo, alla fine, si pongono le stesse domande, io ho provato a farlo sul senso della vita e, addirittura, ne ho ricavato un libro di duecentocinquanta pagine regolarmente pubblicato. In effetti, devo affermare che, per fortuna, mi sono accontentato delle risposte che ho trovato, altrimenti sarei entrato in un vortice di dubbi cui sarebbe stato difficile uscirne. Tanto per dire che non sarebbe male se ti sforzassi un po’ di più per comprendere questo cazzo di mondo, esprimendo una tua opinione. In definitiva: perché quella degli altri sì e la tua no?
Per altro, in caso d’inconcludenza, decidi tu se sia meglio andare da uno psicologo, un filosofo, un logico; ma prima di farlo e spendere dei soldi inutilmente, guarda che cosa c'é veramente nell'archivio della tua memoria.

Come si intitola il libro ? E' probabile che accontentarsi significa non darsi una risposta sincera, potresti aver preso in giro te stesso.

Forse è inevitabile entrare in quel vortice di dubbi, e rimanerci, così dev'essere !! Tutti esprimiamo opinioni ma per quanto mi riguarda rimangono del tutto insoddisfacenti, le mie ed anche le altre.
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Vecchio 12-01-2012, 21.48.55   #9
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Stante la situazione, con quale pretesa puoi venirmi a chiedere: spiegami questo e quest'altro? Non ti potrei fornire risposte scientifiche ma solo sensazioni che, a te, non servirebbero a nulla.
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Non ho alcuna pretesa che tu mi risponda, una domanda può avere anche la sola funzione di incentivare l'inizio di una discussione, mi è sorto spontaneo porti queste domande successivamente alla tua espressione: " non dovremmo avere dubbi su cosa sia giusto o sbagliato"; se tu non hai un dubbio, penso che potresti rispondere alla mia domanda. Le tue sensazioni ti sono sufficenti per non avere alcuni dubbi, se tu stesso ammetti che scientificamente non puoi fornire adeguate risposte ? E se è vero che, le sensazioni sono soggettive, è altrettanto vero che, l'interpretazione di bene e male è relativa ad ogni singolo individuo ?
Scusami, variabile, non volevo essere scortese e tanto meno con te. In ogni caso mi riferivo al fatto che intorno a noi abbiamo una realtà che può farci bene e male, in base ai comportamenti che assumiamo. Ecco! A mio modo di vedere, iniziamo a valutare quello che ci fa bene e quello che ci fa male. Credo che su questo non vi dovrebbero essere dissensi, perché se li avremo anche su questo non ne usciremo mai; ma solo perché di realtà da valutare non ne abbiamo altre. Per altro, mi sembra di aver compreso che, (Metafora), si può essere felici anche sbattendo la testa al muro. Sono pienamente d'accordo con questa libertà di tesi, però alla fine dobbiamo fare i conti con il comportamento generale di una società. Ovvero: quanti sono i fannulloni che si annoiano e, in quanto tali, sono felici? E quanti sono gli uomini felici perché applicano la solidarietà? Tutta una questione di percentuali; ma se è vero che si afferma: voce di popolo voce di dio, la maggioranza in democrazia ha sempre ragione.
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Si è rivelata la migliore? Per la teoria del caos, se l'evoluzione dell'uomo fosse casualmente avvenuta con impercettibili differenze iniziali (od ogni tot) apparentemente insignificanti, potremmo ora essere migliori, peggiori, o forse non esistere più da tempo.
E allora? Questo varrebbe anche per l'universo; infatti, ti riporto un brano dell'astrofisico Francesco Melchiorri che parla proprio di queste fortunate combinazioni.
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Francesco Melchiorri.
L’intero Universo è caratterizzato da due soli numeri. Il primo è il rapporto tra radiazione e materia, in altre parole, tra Fotoni e Barioni, pari a circa un Miliardo. Il secondo numero riguarda l’ampiezza delle perturbazioni primordiali necessaria per produrre oggi le Galassie e le altre strutture, esso è stimato dell’ordine di una parte su diecimila.
Qualsiasi teoria cosmologica, per quanto complessa, deve in ultima analisi rendere conto di questi valori. E’ stato Martin Rees, il primo Astrofisico ad accorgersi che i due numeri non sono per nulla casuali, perchè basta variare di poco anche uno solo di loro per cambiare in modo radicale l’evoluzione e il destino dell’universo.
Immaginiamo, per esempio, di avere un rapporto Fotoni-Materia più piccolo, di un milione, o dell’ordine di centomila. Durante le fasi iniziali dell’universo, i Fotoni tengono separati fra loro i nuclei urtandoli di continuo.
Non appena diminuiamo il rapporto Fotoni-Materia, i Nuclei ricevono meno urti e possono combinarsi tra loro con maggiore facilità. Rapidamente si formano elementi pesanti a scapito di quelli più leggeri.
Il risultato è che oggi avremmo un universo costituito essenzialmente da ferro: in lui non ci sarebbe posto per le stelle e le altre strutture luminose che bruciano Idrogeno. Giganteschi blocchi di ferro alla deriva nello spazio cosmico: ecco il risultato di una sia pur lieve diminuzione dei valori accennati.
Citazione:
La ragione dell'anarchico è rispettabile tanto quanto coloro che perseguono etica, regole, principi, ideologie, fintanto, personalmente, mi venga dimostrato il contrario. (questo mio modo di pensare però si contraddice con il mio approccio quotidiano, nel quale, ritengo di vitale importanza una società regolata, rimanendo comunque dubbioso sia giusto che dev'essere tale.)
Mi sembra che, in questo post, sia la prima volta che parli di anarchia,ma questo tema, secondo me, necessiterebbe di un thread a parte.
Citazione:
Bisognerebbe vedere se si tratta di solidarietà come detto prima, poi, per alcuni potrebbe esserlo mentre per altri no, e tuttavia, qualora fosse dimostrata essere solidarietà, un individuo potrebbe essere a tratti solidale ed in altri casi uccidere per piacere, e non riuscirei a dimostrare a me stesso che questo sia sbagliato. Si dovrebbe dimostrare che non ha tutte le carte in regola, ma dimostrato che non le ha, si può dire malato ? Anche se fosse un'alterazione psicologica, è entrato in uno stato mentale differente, forse, ne peggiore, ne migliore. Non deve essere necessariamente immaginato palesemente impazzito, potrebbe essere tutto molto sottile. Se il mondo fosse popolato solo da quel genere di individuo, nel loro mondo il loro comportamento sarebbe lecito a condizione di evitare l'estinzione, diventa quindi un relativismo, con un concetto di bene e male convenzionale, quindi forse inesistente.
Mi sembra che sia uguale a quello che ho specificato sopra, quando ho affermato che è la maggioranza che determina il comportamento giusto e sbagliato. Quello che consideriamo pazzo si comporta differentemente da tutta la maggioranza.
Citazione:
Non ero eventualmente tenuto ad offendermi se non lo fosse stata, non escludo che possa essere un'idea valida. Non ne sarei così sicuro che tutti sentano l'esigenza, o si sono fatti un'idea della realtà.
Non posso che condividere; però, in un certo senso, bisognerebbe sforzarsi un pochino di più nel darsi delle risposte, perché solo allora si può andare in giro a confrontarsi.
Citazione:
Vorrei essere fiducioso ed ottimista come lo sei tu, ma alcune tra le menti più brillanti del genere umano, hanno affermato che per comprendere una realtà è necessario essere al di fuori di quella stessa realtà. Poniamo che tu sia di fronte alla verità ultima, come potresti essere certo che sia tale, se non dubiti di essa ? Ma se dubiti di essa non avrai mai la certezza di esserci arrivato.
In tal senso, la penso un tantino differente, nel senso che, se riuscissimo a comprendere perché esistiamo, probabilmente quella realtà saprei apprezzarla, anche se fosse deludente, perché andrebbe a placare un'ansia che l'umanità si porta dietro da sempre, come un pesante zaino sulle spalle.

Citazione:
Come si intitola il libro ? E' probabile che accontentarsi significa non darsi una risposta sincera, potresti aver preso in giro te stesso.

Forse è inevitabile entrare in quel vortice di dubbi, e rimanerci, così dev'essere !! Tutti esprimiamo opinioni ma per quanto mi riguarda rimangono del tutto insoddisfacenti, le mie ed anche le altre.
Come ogni risposta può essere sincera ma non veritiera, nel senso che non è l'esatta verità ultima, ma segue un percorso logico che può soddisfare chi la esprime. Il titolo te lo mando in Mp. Ciao.
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Vecchio 13-01-2012, 04.21.47   #10
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Citazione:
paul11
A livello personale io sto facendo il contrario pur vivendo lo stesso dilemma
Credo all’esercizio del dubbio, una forma di dialettica interiore, prima di tutto. Ma questo non penso debba condurre a non decidere, altri decidono per noi; a non pensare, altri pensano per noi. Ho notato e ho la netta sensazione che la storia sia stata sempre gestita da élite.
In questo tempo la massa di sette miliardi di terrestri è come un sistema inerziale diretto da vettori, pochi, che manovrano. E’ come viaggiare in un mezzo che sta andando verso un burrone e ne siamo consapevoli.

Che la storia sia stata gestita sempre da un’èlite, lo conferma la storia stessa. Quest’osservazione, però, la vivi come un fatto negativo, mentre se non ci fossero stati uomini portatori di grandi idee, staremmo ancora nel medio evo, tanto per essere ottimisti. Oggi la storia non è cambiata, vi sono pochi che dirigono e i molti che, semplicemente, campano. Certo, l'istruzione, l'accesso alla cultura, i mezzi di comunicazione di massa, ha raffinato colui che "campa", ma sono andati avanti anche i pochi che comandano. Pertanto il dislivello è rimasto invariato. Se ci stiamo dirigendo dentro un baratro, non lo so ma, sicuramente, l'èlite farà in modo di trovarsi ultima, e magari il baratro, nel frattempo, si è riempito con miliardi di teste di legno, colmandolo.
Citazione:
E’ questa quindi la molla che mi fa prendere una decisione e dire la mia senza la pretesa di una verità, ma di un confronto. Quello che personalmente credo, è che la vita debba essere vissuta senza rimpianti sapendo che l’errore è ad ogni passo del cammino. E allora meglio giocarsela e dire la propria e se si sbaglia, amen, impareremo. Gli arroganti sono quelli che pensano di non sbagliare. E imparare attraverso il dialogo, nel rispetto e nella libertà. Penso che in questo tempo sia giusto così ed è quello che tento di fare. I giochi di equilibrismo, di opportunismo, di convenienza, per non essere se stessi, alla fine nuociono a noi stessi.
Caro Paul11, dopo aver stabilito che la storia è stata fatta da un'èlite (infatti, a scuola studiamo coloro che l'hanno scritta). Per altro, è vero che i nostri tentativi esistenziali sono encomiabili e, quindi, da rispettare; ma tutto si ferma a quelle intenzioni. Noi apparteniamo sempre alla massa che tira a campare, poiché non incidiamo sulla società stessa se non quando stiamo in gruppo. Questo è quello che pensa l'èlite. Invero, tanti piccoli contributi conoscitivi (mestieri, arti, professioni ecc), rappresentano le colonne portanti su cui si sorregge ogni società. Il perché abbiamo bisogno di capi che ci comandano, bisognerebbe demandarlo a un altro thread, perché la questione non è di poco conto.
Tempo2011 is offline  

 



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