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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 13-05-2012, 10.07.49   #1
il Seve
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-08-2011
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Sapere e storia

Per introdurre a determinate discipline (ad esempio, ma non a caso, in ambito scolastico) se ne ripercorre la storia, mentre per introdurre ad altre se ne trattano i temi. Ad esempio, per introdurre alla filosofia, all’arte, alla letteratura, alla musica, si studia la storia della filosofia, la storia dell’arte ecc. Mentre per introdurre alla fisica si studiano i fenomeni meccanici, ottici, elettromagnetici ecc., per introdurre alla chimica si studiano i legami, l’ossido-riduzione, la classificazione dei composti ecc., per introdurre alla biologia si studiano le cellule, gli organismi, gli ecosistemi ecc.

Perché? E perchè proprio la storia?

Non si tratta di tirare in ballo la dicotomia tra scienze dell’uomo e scienze della natura, perché è da tempo che alcune discipline, ponendosi a confine tra le due macroaree, ne vanificano la rigidità di prospettiva. Ad esempio la psicologia (che qualche vulgata presume come la scienza dell’uomo per eccellenza), l’economia, e persino la stessa storia, non sarebbero pensabili senza una massiccia elaborazione statistica di dati raccolti con metodo scientifico, e non sarebbe pensabile che le loro teorie si pongano in contrasto con ciò che viene ricavato da quei dati. Eppure questi rimangono saperi che scrutano un oggetto che non può essere di pertinenza dell’indagine scientifica perché, pur avendo alcuni aspetti quantificabili, non appartiene integralmente a quella visione che prende a modello l’indagine sul mondo naturale.

Ma anche se esistesse una netta distinzione tra scienze dell’uomo e scienze della natura, non può comunque essere vero che ad esempio si introduca ad una disciplina facendone la storia quando appartiene alle scienze dell’uomo e trattandone i temi quando appartiene alle scienze della natura. Vi sono discipline come il diritto, l’economia, e la politica che sono certamente ascrivibili alle scienze umane, ma per introdurre ad esse non se ne fa la storia. Il diritto e la politica poi fanno pochissimo uso del metodo scientifico perché hanno ben poco da quantificare e parecchio invece da qualificare.

Il mio sospetto è che alla base del tipo di insegnamento da impartire per introdurre ad una disciplina, a parte alcuni residui e anacronistici criteri idealistici rimasti nella cultura della nostra istruzione pubblica, vi sia una distinzione tra saperi più o meno legati alla pratica. Non la distinzione tra saperi teorici (saperi puri) e saperi pratici, perché si presume che ad esempio la filosofia sia un sapere teorico (a torto, ma questo è un altro problema), e così la fisica o la matematica, eppure della prima si fa la storia e delle seconde si trattano i temi.

Al di là della mera discussione intellettuale, penso che il problema proposto getti molta luce sul modo recondito di pensare della nostra società.
il Seve is offline  
Vecchio 15-05-2012, 16.00.37   #2
Giorgiosan
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Riferimento: Sapere e storia

Citazione:
Originalmente inviato da il Seve
..... Il mio sospetto è che alla base del tipo di insegnamento da impartire per introdurre ad una disciplina, a parte alcuni residui e anacronistici criteri idealistici rimasti nella cultura della nostra istruzione pubblica, vi sia una distinzione tra saperi più o meno legati alla pratica. Non la distinzione tra saperi teorici (saperi puri) e saperi pratici, perché si presume che ad esempio la filosofia sia un sapere teorico (a torto, ma questo è un altro problema), e così la fisica o la matematica, eppure della prima si fa la storia e delle seconde si trattano i temi.

Al di là della mera discussione intellettuale, penso che il problema proposto getti molta luce sul modo recondito di pensare della nostra società.

Vedo che pratichi la ricerca dell'intenzione con sospetto e la ricerca dell'intenzione recondita.
E' inevitabile.

Leggendo il tuo post mi pareva in un primo momento che ti, e ci, interrogassi sulla funzione della storia e quindi della memoria. Sulla base di questo fraintendimento mi sono trovato senza parole perchè le ragioni per giustificare le discipline storiche in generale sono tante e indiscutibili, secondo la mia opinione

Tutte le discipline, nessuna esclusa, sono affiancate da un excursus che ripercorre gli eventi storici significativi delle discipline stesse.

Diritto, economia, politica, che tu citi, sono discipline sempre affiancate dalla loro storia. Non sono esami fondamentali ma, di solito, facoltativi.

Il punto che ti interessa mi sembra essere, però, quello della filosofia e della storia della filosofia, vale a dire quel del filosofare e quello di conoscere la storia del filosofare umano. Se queste due dimensioni si sovrappongano o se una può essere indipendente ed autonoma dall'altra.

E' questo il topic? E se non è questo qual'è il "momento" topico?

Ultima modifica di Giorgiosan : 16-05-2012 alle ore 08.23.02.
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Vecchio 15-05-2012, 23.10.53   #3
paul11
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Riferimento: Sapere e storia

Concordo con il giudizio di Il Seve.
I percorsi propedeutici e didattici scolastici delle scienze umanistiche e quelle delle scienze naturali, sono diversi.
L'errore è quello di non formare una persona umana alla conoscenza prima di tutto , ma di essere pragmaticamente "piegata" al volere dell' economia di mercato, al valore di scambio.
E mi spiego meglio.
Le scienze umane non sono così ben definite nei ruoli delle attività lavorative soprattutto del mondo produttivo che tende alla specializzaione e alla praticità, perchè il denaro è pratica e ogni cosa , anche la conoscenza ha un prezzo sull'altare del mercato.
Ed ecco la scuola ridotta a portarsi da casa la carta igienica, a pensare ai filosofi come dei "perditempo", perchè la conoscenza deve essere utile alla causa del far denaro. E allora prima la cultura del fare e poi il pensare. Quindi l'analfabetismo strutturato, l' incapacità di pensare per problemi e per processi diventa dilagante anche se viene sbandierato il contrario.
Lo scienze naturali sono pratiche e quindi la didattica parte subito dai concetti non c'è bisogno di storicizzare il pensiero.Che importa se Pitagora e ill suo teorema non sono dell'altro ieri , ma di migliaia di anni fa: non fa niente, l'importante è l'applicazione pratica .
Invece essendo le scienze umane considerate per antonomasia teoretiche, o comunque meno pratiche, meno definibili e più speculative , allora seguiamo il percorso storico.

I libri di testo sono spesso dei manuali, delle sintesi, soprattutto nelle scienze naturali , manca la capacità del pensiero che definisce, che aiuta a descrivere il processo del pensiero che diventa teoria, legge. Allora si sforza la mnemonica simbolica del cervello che pensa per immagini, per ricordarsi i formulari.
In ambito lavorativo vedo forme mentis diverse fra i dottori ad esempio dei responsabili del personale e l'ingegnere che si occupa dei sistemi.
Strano perchè tutti sbandierano la risorsa umana come fondamentale e poi finiscono per ridurla a macchina.
Strano perchè sbandierano che il miglioramento del prodotto e l'innovazione e l'economia orientata al mercato hanno bisogno non solo di ottimizzare i processi, ma anche capacità di astrazione, di colpo di genio.
L'integrazione dei processi porta il mondo specialistico a doversi sempre più relazionare in sistemi interdiscilplinari dove gli staff si "muovono" per obiettivi.

In definitiva servono entrambe le discipline e devono essere predisposte le persone all'apertura mentale , alla formazione continua, al problem solving,
all'analisi dei processi.
Un'altra cosa fondamentale è chi insegna, cioè "il maestro". Colui che comunica concetti ed emozioni e passioni, che sa relazionare la sua disciplina alle problematiche dell'oggi, che sa attualizzare i concetti, che sa porre le domande, non a sua volta un'altro libro di testo. Ma l'istituzione scuola ha avuto le sue colpe .

Così non resta spesso che alla curiosità del singolo "costruirsi" una cultura, seguire una passione o un talento naturale se ha la fortuna di scoprirlo e assecondarlo.

A coloro che dicono che la cultura imparata a scuola, bene o male che sia, serve poco nel mondo del lavoro, non hanno capito che cos'è la cultura.
Ti aiuta a vivere, a capire i veri problemi, a relazionarti, a saper ascolatare, a pensare prima di parlare. La cultura non ha bisogno di essere ostentata come una bibloteca . Alla fine è un essenza, come un aroma, un profumo caratteristico, originale e autentico che ti segue tutta la vita.
In fondo gli umani sono come il vino, o diventano aceto oppure invecchiando migliorano: questi ultimi sono molto meno.
paul11 is offline  
Vecchio 18-05-2012, 10.08.52   #4
Il_Dubbio
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Messaggi: 1,706
Riferimento: Sapere e storia

Citazione:
Originalmente inviato da il Seve
Per introdurre a determinate discipline (ad esempio, ma non a caso, in ambito scolastico) se ne ripercorre la storia, mentre per introdurre ad altre se ne trattano i temi. Ad esempio, per introdurre alla filosofia, all’arte, alla letteratura, alla musica, si studia la storia della filosofia, la storia dell’arte ecc. Mentre per introdurre alla fisica si studiano i fenomeni meccanici, ottici, elettromagnetici ecc., per introdurre alla chimica si studiano i legami, l’ossido-riduzione, la classificazione dei composti ecc., per introdurre alla biologia si studiano le cellule, gli organismi, gli ecosistemi ecc.

Perché? E perchè proprio la storia?


Il concetto di storia è legato al nostro concetto di tempo.
A sua volta il tempo è legato al concetto di causa ed effetto.

Non è vero quindi che per introdurci alla fisica o alla chimica non dobbiamo essere introdotti anche al concetto di tempo e quindi di storia. Anzi è (secondo me) il contrario, sono i concetti filosofici che sembrano non legati al tempo mentre si studiano i "temi" come se fosse atemporali.
Il fatto che un tema sia stato sviluppato da molti filosofi nel tempo (e che quindi si può studiare la storia del pensiero su quel tema) non significa che il tema sia mutato nel tempo.
Al contrario nelle scienze, diciamo così, esatte (a parte la matematica che meriterebbe una discussione a parte) ciò che non muta nel tempo (ma anche su questo se ne discute) sono le leggi che governano il mutamento, ma non si mette ancora in discussione il fatto che un evento sia dipendente da un altro evento sotto il principio di causa ed effetto e quindi che quel che bisogna studiare è la storia degli eventi nella loro successione temporale considerate le leggi che spiegano questo mutamento.
E' vero che si dice anche che le leggi fin qui trovate sono simmetriche rispetto al tempo. Cioè funzionano ugualmente anche se invertiamo il verso della storia come in un film girato al contrario. Il problema è che noi avvertiamo lo scorrere del tempo verso una direzione particolare, quindi anche se le leggi fisiche fossero simmetriche rispetto al tempo, non avendo esperienze di altro tipo, non possiamo far altro che studiare i fenomeni per come riusciamo a vederli, cioè dal passato verso il futuro.
La filosofia pratica (secondo me) è un ramo della filosofia che segue un suo percorso nel tempo, quindi studia la storia e le leggi (presunte) che determinano quella storia. Non so per "pratica" cosa si intenda in filosofia, se è un tema o lo sviluppo nel tempo di una prassi che appunto può cambiare nel tempo e che quindi ha bisogno di uno studio preventivo sia per verificarlo che per attuarlo.
I temi invece sono uguali ed identici per tutte le epoche, e con la storia si può solo aiutare lo studioso a percorrere lo sviluppo di quel tema. In fondo (ed è quel che voglio dire) su un tema particolare potrebbe aver avuto ragione (ad esempio) Platone anzichè Kant o Severino. A quel punto conoscere il pensiero di Kant, se avesse avuto ragione Platone, può non servire a nulla al fine "pratico", del filosofo, che sta ragionando su un tema; potrebbe essere invece utile allo studente chiamato ad elencare tutti i filosofi che si sono cimentati su quel tema. Certamente però chi ha ragione non lo può decidere la storia.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 24-05-2012, 12.21.18   #5
il Seve
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Riferimento: Sapere e storia

@ paul11

Mi ero già premurato di segnalare motivatamente che non era il caso della distinzione tra scienze umane e scienze naturali. Se però vuoi seguire questa linea, ne attendo ragioni e obiezioni ai miei motivi.

@ Giorgiosan e Il Dubbio

Certamente ogni disciplina del sapere va trattata secondo i suoi temi e di ognuna si può farne la storia (mi sembra che in ambito universitario sia così per quasi tutto). Ma specifico che l’argomento posto alla vostra analisi non era un’introduzione in quanto tale ad una disciplina, ma il motivo secondo il quale si preferisce, ad esempio da parte del sistema scolastico o altro, che alcune discipline siano introdotte facendone la storia, altre trattandone i temi. Non c’entra la filosofia in particolare, ancorché dietro la preferenza trattata ci sia per forza una filosofia. Ho posto il mio quesito perché sospetto che si introduca ad alcune discipline facendone la storia quando non vi sia unanimità su come pensarne i temi. Di conseguenza secondo me si adotterebbe un punto di vista storico per cercare di trovare un terreno “neutro” di incontro. Sarebbe quindi una questione di sociologia. Ma ciò che vorrei emergesse è il motivo per quale la storia viene pensata appunto come un terreno “neutro”. “Neutro” non lo è, laddove si pensi che già l’esistenza stessa della storia in quanto tale è già chiaramente una tesi filosofica da discutere. Ma allora qual è il motivo specifico della preferenza del punto di vista storico come terreno “neutro”? Qual è la filosofia che impronta questa scelta sociologica? Io una risposta l’ho data nel post di presentazione. Può essere discussa o se ne possono proporre di alternative. A voi la parola, se avete opinioni in merito.

P.s.
Certamente faccio uso di quell’interpretazione in cui consiste l’intenzionalità, che al di fuori di ogni interpretazione è solo il contenuto di un significato contraddittorio. E ne faccio uso solo perché implicata già dalle altre interpreatazioni che metto in campo (l’esistenza di discipline del sapere e di introduzioni ad esse, del sistema scolastico, della società, della storia, ecc.)

P.p.s. per Il Dubbio

La filosofia pratica, detta anche etica o filosofia morale a seconda delle prospettive e con distinzioni che per ora non interessano, non è altro che quella parte della filosofia che risponde alla domanda kantiana: “Che cosa devo fare”? Si occupa quindi di chiarire l’ambito delle ragioni che devono guidare l’azione dell’uomo. E quindi il bene, la giustizia, i valori, ecc. E che presuppone tutta una teoria generale dell’azione, del fare appunto (o della prassi, detto più filosoficamente), e subordinatamente una teoria della libertà, della potenza, dello scopo (cioè del valore), del mezzo, del giusto, dell’economico (cioè del giusto utile), ecc. A sua volta tutta la filosofia pratica sarebbe insensata se non presupponesse quell'ontologia specifica che prevede il divenire come diventar altro da sé da parte delle cose. Infatti se le cose fossero se stesse già da sempre, nulla sarebbe modificabile e ogni scopo (che è sempre in quanto tale il risultato di una prassi trasformativa) non esisterebbe. Nella fattispecie, l’Occidente pensa estremamente il diventar altro da sé da parte delle cose, e cioè come passaggio dal nulla all’essere e viceversa, rendendo quindi radicale il senso di ogni filosofia pratica.

Saluti.
il Seve is offline  
Vecchio 24-05-2012, 17.24.56   #6
Giorgiosan
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Originalmente inviato da il Seve

Ad esempio, per introdurre alla filosofia, all’arte, alla letteratura, alla musica, si studia la storia della filosofia, la storia dell’arte ecc. Mentre per introdurre alla fisica si studiano i fenomeni meccanici, ottici, elettromagnetici ecc., per introdurre alla chimica si studiano i legami, l’ossido-riduzione, la classificazione dei composti ecc., per introdurre alla biologia si studiano le cellule, gli organismi, gli ecosistemi ecc.

.... il motivo secondo il quale si preferisce, ad esempio da parte del sistema scolastico o altro, che alcune discipline siano introdotte facendone la storia, altre trattandone i temi.


Si studia solo storia dell'arte in quelle scuole dove non si impartisce un insegnamento pratico, scultura, pittura ecc. ecc. .
Al liceo artistico o all'accademia delle belle arti, anche storia accanto alle discipline pratiche perchè la storia serve a "raffinare" la pratica artistitica.
Come lo studio della storia della filosofia ad affinare il pensiero.
Per la chimica, per esempio, nei licei si studia la teoria, si fa un poco di laboratorio ma i testi sono struttutati secondo la didattica cognitivista, quindi ci sono "finestre storiche" sparse per tutto il libro, così anche per le altre discipline .. più o meno,
Anche per fisica, ricordo le bacheche con gli strumenti "storici" dalle quali quando si faceva quel poco di laboratorio si "riesumavano", era un altro modo di fare storia di quelle discipline.
Nelle scuole che avviano immediatamente ad una professione si fa più "pratica che grammatica" ma la parte storica non manca.

Forse sarebbe meglio esaminare cosa si fa nei vari gradi di scuola ... a meno che non si voglia arrivare alla forma che ha la scuola italiana .... "secondo Gentile"?
Beh dirai tu dove vuoi arrivare o meglio quale è la tua intenzione.

Ultima modifica di Giorgiosan : 24-05-2012 alle ore 22.39.45.
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Vecchio 24-05-2012, 19.39.33   #7
paul11
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Originalmente inviato da il Seve
Per introdurre a determinate discipline (ad esempio, ma non a caso, in ambito scolastico) se ne ripercorre la storia, mentre per introdurre ad altre se ne trattano i temi. Ad esempio, per introdurre alla filosofia, all’arte, alla letteratura, alla musica, si studia la storia della filosofia, la storia dell’arte ecc. Mentre per introdurre alla fisica si studiano i fenomeni meccanici, ottici, elettromagnetici ecc., per introdurre alla chimica si studiano i legami, l’ossido-riduzione, la classificazione dei composti ecc., per introdurre alla biologia si studiano le cellule, gli organismi, gli ecosistemi ecc.

Perché? E perchè proprio la storia?

Non si tratta di tirare in ballo la dicotomia tra scienze dell’uomo e scienze della natura, perché è da tempo che alcune discipline, ponendosi a confine tra le due macroaree, ne vanificano la rigidità di prospettiva. Ad esempio la psicologia (che qualche vulgata presume come la scienza dell’uomo per eccellenza), l’economia, e persino la stessa storia, non sarebbero pensabili senza una massiccia elaborazione statistica di dati raccolti con metodo scientifico, e non sarebbe pensabile che le loro teorie si pongano in contrasto con ciò che viene ricavato da quei dati. Eppure questi rimangono saperi che scrutano un oggetto che non può essere di pertinenza dell’indagine scientifica perché, pur avendo alcuni aspetti quantificabili, non appartiene integralmente a quella visione che prende a modello l’indagine sul mondo naturale.

Ma anche se esistesse una netta distinzione tra scienze dell’uomo e scienze della natura, non può comunque essere vero che ad esempio si introduca ad una disciplina facendone la storia quando appartiene alle scienze dell’uomo e trattandone i temi quando appartiene alle scienze della natura. Vi sono discipline come il diritto, l’economia, e la politica che sono certamente ascrivibili alle scienze umane, ma per introdurre ad esse non se ne fa la storia. Il diritto e la politica poi fanno pochissimo uso del metodo scientifico perché hanno ben poco da quantificare e parecchio invece da qualificare.

Il mio sospetto è che alla base del tipo di insegnamento da impartire per introdurre ad una disciplina, a parte alcuni residui e anacronistici criteri idealistici rimasti nella cultura della nostra istruzione pubblica, vi sia una distinzione tra saperi più o meno legati alla pratica. Non la distinzione tra saperi teorici (saperi puri) e saperi pratici, perché si presume che ad esempio la filosofia sia un sapere teorico (a torto, ma questo è un altro problema), e così la fisica o la matematica, eppure della prima si fa la storia e delle seconde si trattano i temi.

Al di là della mera discussione intellettuale, penso che il problema proposto getti molta luce sul modo recondito di pensare della nostra società.

Se si ritiene di rispondere a domande retoriche presentandosi con supponenza , non val nemmenno la pena di fare considerazioni.
C'è chi ha visioni del mondo tolemaiche, libero di crederci.
Se si pensa di fare analisi economiche senza incrociare le analisi dei dati statistici e ricavare le varibili QUALIFICATRICI di un fenomeno, significa non sapere nemmeno di cosa si parla.
paul11 is offline  
Vecchio 25-05-2012, 10.14.57   #8
paul11
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Riferimento: Sapere e storia

Chiarisco meglio, perché mi sembra opportuno.
C’è chi ritiene ed è il caso de Il Seve che basta costruirsi un sistema basato sulla logica del mondo delle idee e poi con questo filtrare il mondo reale vivente.
Tutti color che storicamente lo hanno compiuto sno stati spazzati via dalla storia. Perché il mondo precede le costruzioni delle idee .
Questo nostra contemporaneità lo sta a dimostrare.
E do delle chiare immagini. Chi vuol capire capisca.
Esiste un mondo reale che è quello delle persone che compiono attività “banali”: si alzano dal letto, vanno a lavorare o a scuola, passeggiano per le città, vanno nei supermercati, decidono di andare a teatro, al concerto o a vedere il film, guardano la televisione, girano per internet.
Questo mondo è sempre più distante da: sociologi, politici,
ecc. scienziati di tutte le discipline.
Coloro che si ritengono al livello superiore degli umani che operano,continuano a fare statistiche e percepiscono un mondo che non è più vero. Il sintomo? La politica è lontana dalla realtà, l’economia non ha più capacità predittiva, la politica non rappresenta più nessuno se non gli interessi propri e dei "poteri forti”.
E poi c’è il mondo della scuola: il mondo dei diparmimenti universitari che discutono “ del sesso degli angeli”per poi chiedersi come mai la filosofia non ha più poteri?
Spazzata via dal “DIVENIRE DELLA STORIA”.
Fin quando i politici non ascoltano le persone, fin quando i sindacalisti non entrano nei luoghi dove si lavora e si produce, fin quando i filosofi non la smettono di farsi delle idee e non iniziano invece a “vedere la realtà” e da questa ripartire: non potrà che finire male.
Ed ecco perchè la tecnica delle scienze fisiche e mediche ad esempio, hanno acquisito importanza: sono calate nella pratica della realtà vera fatta di bisogni e necessità .
Il potere della tecnica è dato dall’incapacità del pensiero di scendere umilmente a osservare, riflettere, ascoltare proporre qualcosa di serio, vitale, tangibile.
Gli hanno lasciato il campo libero della vita perché si applicano nella realtà , non essendo il pensiero capace di gestirla.
La scuola? Vive le contraddizioni di sempre , ma in modo sempre più accelerato, perché la realtà non aspetta di “essere pensata”, procede e precede .
paul11 is offline  
Vecchio 25-05-2012, 10.39.24   #9
il Seve
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Riferimento: Sapere e storia

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Si studia solo storia dell'arte in quelle scuole dove non si impartisce un insegnamento pratico, scultura, pittura ecc. ecc. .
Al liceo artistico o all'accademia delle belle arti, anche storia accanto alle discipline pratiche perchè la storia serve a "raffinare" la pratica artistitica.
Come lo studio della storia della filosofia ad affinare il pensiero.
Per la chimica, per esempio, nei licei si studia la teoria, si fa un poco di laboratorio ma i testi sono struttutati secondo la didattica cognitivista, quindi ci sono "finestre storiche" sparse per tutto il libro, così anche per le altre discipline .. più o meno,
Anche per fisica, ricordo le bacheche con gli strumenti "storici" dalle quali quando si faceva quel poco di laboratorio si "riesumavano", era un altro modo di fare storia di quelle discipline.
Nelle scuole che avviano immediatamente ad una professione si fa più "pratica che grammatica" ma la parte storica non manca.

Forse sarebbe meglio esaminare cosa si fa nei vari gradi di scuola ... a meno che non si voglia arrivare alla forma che ha la scuola italiana .... "secondo Gentile"?
Beh dirai tu dove vuoi arrivare o meglio quale è la tua intenzione.

Se ho capito bene, smentisci che certe discipline vengano introdotte facendone solo la storia? E la motivazione sarebbe che dipende da scuola a scuola? Certamente in un istituto d’arte non si studia solo storia dell’arte, ma solo perché l’istituto non da semplicemente un’infarinata di arte. Così come certamente si studia fisica e chimica nelle scuole accennando a un po’ di storia come ausilio, ma rimane che fisica e chimica vengano trattate principalmente per temi, mentre di altre materie se ne fa la storia perché presumo che, non essendoci unanimità nel trattare quei temi, si crede di trovare un terreno d’incontro “neutro” nel fare la storia della disciplina. Il punto dove il mio quesito vuole andare a parare, come già detto nel post precedente, è perché si pensi la storia della disciplina come prospettiva “neutra” per introdurre alla disciplina stessa. Che tipo di filosofia sta sotto questa prospettiva così accettata da essere appunto ritenuta “neutra”? E’ proprio così indiscutibile che la storia di una disciplina sia un dato oggettivo che metta d’accordo i diversi punti di vista degli educatori?

Citazione:
Se si ritiene di rispondere a domande retoriche presentandosi con supponenza , non val nemmenno la pena di fare considerazioni.
C'è chi ha visioni del mondo tolemaiche, libero di crederci.
Se si pensa di fare analisi economiche senza incrociare le analisi dei dati statistici e ricavare le varibili QUALIFICATRICI di un fenomeno, significa non sapere nemmeno di cosa si parla.

A parte non capire perché hai tirato in ballo delle “analisi economiche” e a parte sorvolare sull’accusa di “supponenza”, se credo d’aver capito hai parlato di ciò che distingue le scienze umane dalle scienze naturali dopo che nel mio post di presentazione avevo già accennato i motivi per i quali questa distinzione mi sembrava fuori luogo. Sono motivi che accetti? Se no, con quali obiezioni? Ti va di discutere civilmente i miei argomenti o anche solo quelli degli altri per amore della verità?

Saluti.
il Seve is offline  
Vecchio 25-05-2012, 15.58.57   #10
Giorgiosan
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Citazione:
Originalmente inviato da il Seve
Se ho capito bene, smentisci che certe discipline vengano introdotte facendone solo la storia? E la motivazione sarebbe che dipende da scuola a scuola? Certamente in un istituto d’arte non si studia solo storia dell’arte, ma solo perché l’istituto non da semplicemente un’infarinata di arte. Così come certamente si studia fisica e chimica nelle scuole accennando a un po’ di storia come ausilio, ma rimane che fisica e chimica vengano trattate principalmente per temi, mentre di altre materie se ne fa la storia perché presumo che, non essendoci unanimità nel trattare quei temi, si crede di trovare un terreno d’incontro “neutro” nel fare la storia della disciplina. Il punto dove il mio quesito vuole andare a parare, come già detto nel post precedente, è perché si pensi la storia della disciplina come prospettiva “neutra” per introdurre alla disciplina stessa. Che tipo di filosofia sta sotto questa prospettiva così accettata da essere appunto ritenuta “neutra”? E’ proprio così indiscutibile che la storia di una disciplina sia un dato oggettivo che metta d’accordo i diversi punti di vista degli educatori?


(Sarebbe meglio che tu quotassi anche il nome di chi citi, altrimenti si genera confusione. L'ultimo post sembra tutto intero la citazione di un mio post. Grazie)

Ho insegnato per dieci anni circa in ogni scuola di genere e grado, escluse le primarie e l'università.
Se vuoi fare una analisi specifica di ogni scuola e di ogni indirizzo scolastico bisogna conoscere i dati.
C'è da dire anche che lo sviluppo degli elementi del programma, sviluppare più o meno un elemento, per esempio la dimensione storica, è facoltà del singolo docente.
Bisogna tener conto, ovviamente, anche della interdisciplinarietà, per cui la storia, ancora per esempio, trova, un suo inserimento integrato nelle altre discipline.


Se invece vuoi parlare della "filosofia" pedagogica sottesa alla scelta degli indirizzi o all'elaborazione dei programmi da parte del ministero dell'istruzione (delle varie commissioni), è altra cosa. Per esempio, dal ministero ( commissioni) è stato recentemente ribadito di evitare l’enciclopedismo dei vecchi programmi ministeriali.

Ultima modifica di Giorgiosan : 26-05-2012 alle ore 08.47.06.
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