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Vecchio 07-12-2012, 09.46.08   #1
CVC
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Linguaggio logico e linguaggio simbolico

Per linguaggio logico si intende quello che fa uso degli strumenti della logica, ovvero il principio di non contraddizione, l'analisi logica di soggetto verbo e predicato, la logica proposizionale dei connettivi che parte dagli stoici passa per Boole ed arriva al linguaggio di programmazione dei computer, il ragionamento deduttivo, il ragionamento induttivo e in generale tutto quanto concerne il ragionamento matematico.
Accanto a questo tipo di linguaggio c'è n'è un altro, quello simbolico. Il linguaggio simbolico credo che sia più difficile da inquadrare rispetto a quello logico, e per far capire ciò a cui mi riferisco farò uso di esempi. Il linguaggio simbolico è quello che compare nei sogni, dove è assente il principio di non contraddizione. E' quello che utilizza l'ipnotista per suggestionare l'inconscio dell'ipnotizzato e dirigere la coscienza di questo su di un determinato oggetto. Il linguaggio simbolico è quello che usano gli oratori per convincere le masse, Gustave Le Bon ne "La psicologia delle folle" sottolinea come le masse reagiscano alle parole che evocano immagini piuttosto che al ragionamento logico. Infine, l'esempio secondo me più potente, che da bene un'idea dell'enorme potere del linguaggio simbolico, è rappresentato dal Cristianesimo.
Nel Cristianesimo, questa potente ideologia che ha stretto a se l'attenzione delle masse per millenni, viene addirittura fatto un uso, si potrebbe dire, scientifico dei simboli. Gesù parla per parabole, ossia metafore simboliche. Il crocifisso rappresenta la sofferenza inevitabile dell'uomo, perchè ognuno deve portare la sua croce. Ma molti altri significati sono associati al crocifisso: la crudeltà umana, l'espiazione dei peccati tramite la sofferenza, lo scempio del corpo, ecc. Per diffondersi e penetrare nelle coscienze il Cristianesimo non ha avuto bisogno di tanti grandi predicatori quanto di questo simbolo racchiudente in se una così alta densità di significati, oserei dire, carnali.
Umberto Eco rileva come nelle Sacre Scritture si faccia anche un ampio uso di significati simbolici legato ai numeri, dove ogni numero viene usato non a fini matematici, ma per simboleggiare qualcosa. Il 3 è la Trinità, il 12 sono gli apostoli, il 10 i comandamenti e via dicendo. Tanto che si può prendere un numero qualsiasi, sommarlo o scomporlo a piacimento e trovarvici dentro un qualche significato mistico. In un certo punto della Bibbia vengono date le misure per costruire l'arca dell'alleanza, le misure sono costituite da numeri simbolici, tanto che si è provato a ricostruire l'arca utilizzando tali misure ma, dato che esse non rispettavano le proporzioni geometriche necessarie, non si è potuto portarla a termine
In definitiva, Cristianesimo a parte, il linguaggio simbolico ha un enorme potere sulla persuasione dell'animo umano, e tale linguaggio ha leggi diverse da quelle del linguaggio logico.
Quindi pongo le seguenti domande
A E' possibile stabilire una precisa relazione fra linguaggio logico e linguaggio simbolico?
B Il linguaggio simbolico può essere oggetto di studio scientifico?




«*E' un tempio la Natura, dove a volte parole
escono confuse da viventi pilastri
e che l'uomo attraversa tra foreste di simboli
che gli lanciano occhiate familiari*»
(Charles Baudelaire, da «Corrispondenze»,*Les Fleurs du Mal)

Ultima modifica di CVC : 07-12-2012 alle ore 14.03.54.
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Vecchio 08-12-2012, 22.29.14   #2
bobgo
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Riferimento: Linguaggio logico e linguaggio simbolico

Secondo me, il linguaggio logico, così come da te definito, consiste nell’utilizzo di segni, mentre il linguaggio simbolico nell’uso di simboli.

Il segno, in quanto tale, rimanda a un significato dal quale è distinto. Il linguaggio logico utilizza perciò segni per comunicare significati a essi corrispondenti. Questi significati sono universali e hanno come loro fondamento il Principio d’Identità (A = A).

Viceversa, il simbolo non è distinguibile dal proprio significato, è un tutt’uno dal senso mai univoco. Di modo che il linguaggio simbolico richiede a chi lo ascolta un impegno personale, è difatti necessario che il simbolo venga o interpretato o intuito.

L’interpretazione del simbolo richiede di rivolgersi a una verità ultima, come può essere ad esempio il materialismo, piuttosto che Dio.
Una volta interpretato, e l’interpretazione può essere fornita già preconfezionata da una dottrina, il simbolo tende ad assumere le caratteristiche del segno. Sennonché… poiché la sua universalità è soltanto fittizia, fioriscono nuove interpretazioni che finiscono col far emergere l’essenziale equivocità del simbolo stesso.

Se il simbolo è da intuire, allora nella sua profondità lo colgo qui, ora, con la pienezza del mio essere me stesso. Senza però poterlo effettivamente concepire, perché trascende la mia possibilità di comprensione. Il simbolo è allora cifra della Trascendenza.
Il linguaggio simbolico delle cifre, non può perciò essere oggetto di studio scientifico in quanto non si tratta di segni.
Per la stessa ragione non è possibile stabilire una relazione tra linguaggio simbolico (delle cifre) e linguaggio logico.

Ogni cosa del mondo può diventare simbolo che è impossibile interpretare ma solo intuire, essere cioè cifra della Trascendenza.
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Vecchio 09-12-2012, 11.16.21   #3
La_viandante
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Riferimento: Linguaggio logico e linguaggio simbolico

La relazione tra i due tipi di linguaggio può essere forse vista in una evoluzione del pensiero da quello mitico, di immagine, simbolico a quello che divide ciò che è da ciò che non è, la logica appunto. Voglio sperare che il simbolo diventi oggetto della scienza, se non lo è già e io non ne so ancora nulla*. Simbolo vuol dire mettere assieme, Freud in Il significato antitetico delle parole primitive, trova un'analogia tra contraddittorietà di simboli onirici e alcune parole di linguaggi primitivi che assumono un significato e contemporaneamente quello opposto. Un esempio è la parola egizia Ken che vuol dire sia forte che debole. Non stupisce che il mito non finisca mai di trovare impiego nella cultura moderna, il simbolo di cui si fa espressione parla direttamente a quel luogo indifferenziato che è il nostro inconscio, così come la metafora, l'immagine che crea una cornice concettuale entro cui dare vita ad un messaggio. E questo è abbastanza noto anche nella comunicazione politica, messo in luce da Lakoff, utilizzato nella programmazione neurolinguistica.
* Qualcosa sull'osservazione dell'attività cerebrale in relazione alla metafora ho letto in realtà su un articolo online di Le Scienze.
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Vecchio 10-12-2012, 10.56.11   #4
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Secondo me, il linguaggio logico, così come da te definito, consiste nell’utilizzo di segni, mentre il linguaggio simbolico nell’uso di simboli.

Il segno, in quanto tale, rimanda a un significato dal quale è distinto. Il linguaggio logico utilizza perciò segni per comunicare significati a essi corrispondenti. Questi significati sono universali e hanno come loro fondamento il Principio d’Identità (A = A).

Viceversa, il simbolo non è distinguibile dal proprio significato, è un tutt’uno dal senso mai univoco. Di modo che il linguaggio simbolico richiede a chi lo ascolta un impegno personale, è difatti necessario che il simbolo venga o interpretato o intuito.

L’interpretazione del simbolo richiede di rivolgersi a una verità ultima, come può essere ad esempio il materialismo, piuttosto che Dio.
Una volta interpretato, e l’interpretazione può essere fornita già preconfezionata da una dottrina, il simbolo tende ad assumere le caratteristiche del segno. Sennonché… poiché la sua universalità è soltanto fittizia, fioriscono nuove interpretazioni che finiscono col far emergere l’essenziale equivocità del simbolo stesso.

Se il simbolo è da intuire, allora nella sua profondità lo colgo qui, ora, con la pienezza del mio essere me stesso. Senza però poterlo effettivamente concepire, perché trascende la mia possibilità di comprensione. Il simbolo è allora cifra della Trascendenza.
Il linguaggio simbolico delle cifre, non può perciò essere oggetto di studio scientifico in quanto non si tratta di segni.
Per la stessa ragione non è possibile stabilire una relazione tra linguaggio simbolico (delle cifre) e linguaggio logico.

Ogni cosa del mondo può diventare simbolo che è impossibile interpretare ma solo intuire, essere cioè cifra della Trascendenza.
Veramente il problema è che mentre posso abbozzare una definizione di linguaggio logico, ho delle serie difficoltà nel dire cosa realmente sia il linguaggio simbolico.
Per simbolo non intendo un segno che ha un preciso significato, come può averlo un + o un - in matematica. Intendo per esempio gli archetipi che Jung sostiene abbiano un significato generativo di idee e sentimenti. Come mai certi motivetti insignificanti diventano dei veri e propri tormentoni che entrano nella testa di milioni di persone? Prendi ad esempio la canzone Gangnam Style di quel rapper coreano. Credo che ci siano migliaia di canzoni più o meno belle quanto quella, eppure quel suo modo di ballare strano, che fra l'altro sembra un gioco per bambini dell'asilo, ha condizionato centinaia di migliaia di persone. Questo è un banale esempio certo, ma io mi chiedo come mai avvengono fatti del genere? Come mai un ometto, un insignificante reduce della prima guerra mondiale si mette a recitare di fronte alla propria nazione la parte del capo tribù forte ed autoritario e tutti perdono la testa per lui? Si potrebbero citare centinaia di esempi
Nella "psicologia delle folle" Le Bon sostiene che quando più persone si aggregano in una folla, da quel momento in poi smettono di pensare in modo logico, abbandonano le loro personalità che si fondono in una sola: la personalità della folla. Tale personalità non reagisce al ragionamento logico ma ad immagini e simboli suggestivi. Si hanno fenomeni come il contagio dei pensieri, la cieca obbedienza verso chi si esprime in modo autoritario, lo stravolgimento della realtà dei fatti, slanci impulsivi e altro.
Le Bon è stato più o meno ignorato, ma io credo che si possano fare dei parallelismi con le sue teorie e quelle ad esempio degli archetipi di Jung.
C'è un qualcosa in questi fenomeni che io credo sfugga alla logica ed anche all'interesse della scienza.
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Vecchio 10-12-2012, 10.57.37   #5
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La relazione tra i due tipi di linguaggio può essere forse vista in una evoluzione del pensiero da quello mitico, di immagine, simbolico a quello che divide ciò che è da ciò che non è, la logica appunto. Voglio sperare che il simbolo diventi oggetto della scienza, se non lo è già e io non ne so ancora nulla*. Simbolo vuol dire mettere assieme, Freud in Il significato antitetico delle parole primitive, trova un'analogia tra contraddittorietà di simboli onirici e alcune parole di linguaggi primitivi che assumono un significato e contemporaneamente quello opposto. Un esempio è la parola egizia Ken che vuol dire sia forte che debole. Non stupisce che il mito non finisca mai di trovare impiego nella cultura moderna, il simbolo di cui si fa espressione parla direttamente a quel luogo indifferenziato che è il nostro inconscio, così come la metafora, l'immagine che crea una cornice concettuale entro cui dare vita ad un messaggio. E questo è abbastanza noto anche nella comunicazione politica, messo in luce da Lakoff, utilizzato nella programmazione neurolinguistica.
* Qualcosa sull'osservazione dell'attività cerebrale in relazione alla metafora ho letto in realtà su un articolo online di Le Scienze.
Ti ringrazio per il contributo, ma come osserverai tu stessa mi pare che la scienza si muova troppo poco in questa direzione. Mi viene da pensare al famoso baule di Newton. Il fatto che si interessasse anche di alchimia non va interpretato come ciarlataneria, va piuttosto visto come un merito in quanto egli voleva mettere ordine anche in quella materia dominata dalla confusione, in un tempo in cui non esisteva ancora la chimica come scienza.
Ho l'impressione che gli scienziati non vogliano occuparsi di queste cose perchè non vedono come esse possano avere una dignità scientifica, eppure penso sia un errore ignorarle
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Vecchio 10-12-2012, 14.07.31   #6
paul11
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Veramente il problema è che mentre posso abbozzare una definizione di linguaggio logico, ho delle serie difficoltà nel dire cosa realmente sia il linguaggio simbolico.
Per simbolo non intendo un segno che ha un preciso significato, come può averlo un + o un - in matematica. Intendo per esempio gli archetipi che Jung sostiene abbiano un significato generativo di idee e sentimenti. Come mai certi motivetti insignificanti diventano dei veri e propri tormentoni che entrano nella testa di milioni di persone? Prendi ad esempio la canzone Gangnam Style di quel rapper coreano. Credo che ci siano migliaia di canzoni più o meno belle quanto quella, eppure quel suo modo di ballare strano, che fra l'altro sembra un gioco per bambini dell'asilo, ha condizionato centinaia di migliaia di persone. Questo è un banale esempio certo, ma io mi chiedo come mai avvengono fatti del genere? Come mai un ometto, un insignificante reduce della prima guerra mondiale si mette a recitare di fronte alla propria nazione la parte del capo tribù forte ed autoritario e tutti perdono la testa per lui? Si potrebbero citare centinaia di esempi
Nella "psicologia delle folle" Le Bon sostiene che quando più persone si aggregano in una folla, da quel momento in poi smettono di pensare in modo logico, abbandonano le loro personalità che si fondono in una sola: la personalità della folla. Tale personalità non reagisce al ragionamento logico ma ad immagini e simboli suggestivi. Si hanno fenomeni come il contagio dei pensieri, la cieca obbedienza verso chi si esprime in modo autoritario, lo stravolgimento della realtà dei fatti, slanci impulsivi e altro.
Le Bon è stato più o meno ignorato, ma io credo che si possano fare dei parallelismi con le sue teorie e quelle ad esempio degli archetipi di Jung.
C'è un qualcosa in questi fenomeni che io credo sfugga alla logica ed anche all'interesse della scienza.

Anch'io mi sono interessato di Le Bon per capire la psicologia della folla utilizzata dal sindacato soreliano e pure da Mussolini, così come lessi "psicologia di massa e analisi del fascismo " di W.Reich discepolo di Freud.

Una risposta è che vincono le pulsioni primitive fondate sull'istinto di conservazione della specie che sono fondamentalmente due e risiedono nell'ES freudiano: sessualità e aggressività. E' vero, la psicologia della "banda", della folla e della massa crea un Io di massa che toglie la personalità dei singoli dove l'animale razionale uomo perde il controllo del "Super-IO" cioè la parte morale , quella dei limiti. Il linguaggio diventa semplicissimo e diretto, quindi il simbolo deve essere mediato il meno possibile dall'Io o Ego che modera l'Es (pulsioni) e il Super-Io (morale educativa) e quindi arrivare il "più velocemente e direttamente possibile" all'ES. In altri termini significa che la sfera del pensiero e della riflessione così come la morale devono essere bypassati.
Un'esempio di primi marketing storici sono i manifesti ad altezza d'uomo durante il nazismo affissi ad altezza d'occhi umani nelle metropolitane in Germania.
Il linguaggoi del populismo e della demagogia ne hanno a che fare e parecchio con la psicologia di massa e la costruzione del cosiddetto "consenso sociale e politico".

Il motivetto "orecchiabile" che entra direttamente nel cervello così come la danza hanno sempre a che fare con le pulsioni fondamentali : in fondo fra le ritualità dionisiache e i "rave party" non c'è nessuna differenza dal punto di vista psichico, l'importante è raggiungere quella parte animale togliendoli il più possibile il "filtro" della razionalità.

Ultima modifica di paul11 : 10-12-2012 alle ore 19.19.13.
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Vecchio 10-12-2012, 14.22.49   #7
La_viandante
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Intendo per esempio gli archetipi che Jung sostiene abbiano un significato generativo di idee e sentimenti. [...] Le Bon è stato più o meno ignorato, ma io credo che si possano fare dei parallelismi con le sue teorie e quelle ad esempio degli archetipi di Jung.
Strano infatti che Le Bon venga così trascurato dalle moderne sociologie, eppure ha descritto molto bene alcuni processi come quelli simbolici del pensiero che accosti così bene a Jung. Di certo hai presente quello che Jung chiama Kairòs un periodo in cui un simbolo archetipo incarna fa esplodere tutte insieme delle pulsioni inconsce tenute represse per un lungo periodo.
Non credo si possa tacciare di mera ciarlataneria, sono del parere che ha un fondamento reale la teoria, in passato il superuomo nicciano, legato al mito Dionisiaco, oggi forse possiamo ravvisare anche ne vari personalismi politici questo o quell'altro mito, Slavoj Zizek in Vivere alla fine dei tempi parlando di Berlusconi si spinge (nella nota) fino a ipotizzare che nell'esibire la sua potenza sessuale l'ex presidente del consiglio stesse mobilitando l'antico legame mitico pagano tra la potenza sessuale del Re e la salute e prosperità del suo paese.
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Newton. Il fatto che si interessasse anche di alchimia non va interpretato come ciarlataneria, va piuttosto visto come un merito in quanto egli voleva mettere ordine anche in quella materia dominata dalla confusione, in un tempo in cui non esisteva ancora la chimica come scienza.
Ho l'impressione che gli scienziati non vogliano occuparsi di queste cose perchè non vedono come esse possano avere una dignità scientifica, eppure penso sia un errore ignorarle

Prima di continuare devo però capire a quale scienza fai riferimento, quella dura della fisica? o la biologia? Come intendi debba essere esplorato il mondo del simbolo? La fisica, se vogliamo, nella persona di Wofgang Pauli si è interrogata sull'Hyntergrundsphysik (Psiche e Natura), ha collaborato con Jung, hanno fatto un percorso insieme, e nella quantistica c'è chi ha detto che gli gli opposti sono complementari? ( era Bohr?) però è difficile vedere fisicamente un archetipo da analizzare in laboratorio o osservare al microscopio. Se intendi per le neuroscienze quello allora forse dicevo è stato fatto e si fa ancora, nella linguistica c'è la semiotica che si occupa del segno, il seme primordiale, quell'immagine che forma la parola, o la filologia.O ancora nella pragmatica della comunicazione di parla di doppio legame, dove il messaggio verbale è contraddetto da quello non verbale, paradossale, contraddittorio appunto, illogico. A quale "reparto" della scienza dobbiamo fare riferimento?
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Vecchio 11-12-2012, 04.46.35   #8
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Per linguaggio logico si intende quello che fa uso degli strumenti della logica, ovvero il principio di non contraddizione, l'analisi logica di soggetto verbo e predicato, la logica proposizionale dei connettivi che parte dagli stoici passa per Boole ed arriva al linguaggio di programmazione dei computer, il ragionamento deduttivo, il ragionamento induttivo e in generale tutto quanto concerne il ragionamento matematico.
Accanto a questo tipo di linguaggio c'è n'è un altro, quello simbolico. Il linguaggio simbolico credo che sia più difficile da inquadrare rispetto a quello logico, e per far capire ciò a cui mi riferisco farò uso di esempi. Il linguaggio simbolico è quello che compare nei sogni, dove è assente il principio di non contraddizione. E' quello che utilizza l'ipnotista per suggestionare l'inconscio dell'ipnotizzato e dirigere la coscienza di questo su di un determinato oggetto. Il linguaggio simbolico è quello che usano gli oratori per convincere le masse, Gustave Le Bon ne "La psicologia delle folle" sottolinea come le masse reagiscano alle parole che evocano immagini piuttosto che al ragionamento logico. Infine, l'esempio secondo me più potente, che da bene un'idea dell'enorme potere del linguaggio simbolico, è rappresentato dal Cristianesimo.
Nel Cristianesimo, questa potente ideologia che ha stretto a se l'attenzione delle masse per millenni, viene addirittura fatto un uso, si potrebbe dire, scientifico dei simboli. Gesù parla per parabole, ossia metafore simboliche. Il crocifisso rappresenta la sofferenza inevitabile dell'uomo, perchè ognuno deve portare la sua croce. Ma molti altri significati sono associati al crocifisso: la crudeltà umana, l'espiazione dei peccati tramite la sofferenza, lo scempio del corpo, ecc. Per diffondersi e penetrare nelle coscienze il Cristianesimo non ha avuto bisogno di tanti grandi predicatori quanto di questo simbolo racchiudente in se una così alta densità di significati, oserei dire, carnali.
Umberto Eco rileva come nelle Sacre Scritture si faccia anche un ampio uso di significati simbolici legato ai numeri, dove ogni numero viene usato non a fini matematici, ma per simboleggiare qualcosa. Il 3 è la Trinità, il 12 sono gli apostoli, il 10 i comandamenti e via dicendo. Tanto che si può prendere un numero qualsiasi, sommarlo o scomporlo a piacimento e trovarvici dentro un qualche significato mistico. In un certo punto della Bibbia vengono date le misure per costruire l'arca dell'alleanza, le misure sono costituite da numeri simbolici, tanto che si è provato a ricostruire l'arca utilizzando tali misure ma, dato che esse non rispettavano le proporzioni geometriche necessarie, non si è potuto portarla a termine
In definitiva, Cristianesimo a parte, il linguaggio simbolico ha un enorme potere sulla persuasione dell'animo umano, e tale linguaggio ha leggi diverse da quelle del linguaggio logico.
Quindi pongo le seguenti domande
A E' possibile stabilire una precisa relazione fra linguaggio logico e linguaggio simbolico?
B Il linguaggio simbolico può essere oggetto di studio scientifico?




«*E' un tempio la Natura, dove a volte parole
escono confuse da viventi pilastri
e che l'uomo attraversa tra foreste di simboli
che gli lanciano occhiate familiari*»
(Charles Baudelaire, da «Corrispondenze»,*Les Fleurs du Mal)


non so se puo essere di contributo ma leggendo la tua discussione mi e' ritornato in mente un libro che ho letto da poco e ho associato un passo che mi ha colpito molto,dove l'autore scrive;

"la visione scentifica perfeziona la comprensione,ma puo impercettibilmente
sottrarla all'uomo.
una volta purificate dal denominatore mitico universale,l'astrologia e' diventata astronomia,l'alchimia,chimica. La conoscenza se ne e' avvantaggiata ma assieme al mito il sapere ha reso inconscio l'agglomerante psicologico.
l'astrologia era un impasto di astronomia ingenua piu psicologia,l'alchimia,di chimica ingenua piu psicologia.
Espulso l'uomo reale - quello che non e' solo biochimico - le singole scienze progrediscono vertiginosamente come sapere specialistico,ma la somma delle loro conoscenze puo rivelarsi fragile,perche e' andato smarrito il codice umanista unificante."


a mio modesto parere il linguaggio logico (visione scientifica) e linguaggio simbolico (legato al mito) non possono vicendevolmente escludersi
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Vecchio 11-12-2012, 09.37.41   #9
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Anch'io mi sono interessato di Le Bon per capire la psicologia della folla utilizzata dal sindacato soreliano e pure da Mussolini, così come lessi "psicologia di massa e analisi del fascismo " di W.Reich discepolo di Freud.

Una risposta è che vincono le pulsioni primitive fondate sull'istinto di conservazione della specie che sono fondamentalmente due e risiedono nell'ES freudiano: sessualità e aggressività. E' vero, la psicologia della "banda", della folla e della massa crea un Io di massa che toglie la personalità dei singoli dove l'animale razionale uomo perde il controllo del "Super-IO" cioè la parte morale , quella dei limiti. Il linguaggio diventa semplicissimo e diretto, quindi il simbolo deve essere mediato il meno possibile dall'Io o Ego che modera l'Es (pulsioni) e il Super-Io (morale educativa) e quindi arrivare il "più velocemente e direttamente possibile" all'ES. In altri termini significa che la sfera del pensiero e della riflessione così come la morale devono essere bypassati.
Un'esempio di primi marketing storici sono i manifesti ad altezza d'uomo durante il nazismo affissi ad altezza d'occhi umani nelle metropolitane in Germania.
Il linguaggoi del populismo e della demagogia ne hanno a che fare e parecchio con la psicologia di massa e la costruzione del cosiddetto "consenso sociale e politico".

Il motivetto "orecchiabile" che entra direttamente nel cervello così come la danza hanno sempre a che fare con le pulsioni fondamentali : in fondo fra le ritualità dionisiache e i "rave party" non c'è nessuna differenza dal punto di vista psichico, l'importante è raggiungere quella parte animale togliendoli il più possibile il "filtro" della razionalità.
La cosa preoccupante riguardo le idee di Le Bon è che egli in fondo non concepisce la democrazia, perchè per lui quando più persone si riuniscono per prendere delle decisioni diventano automaticamente una folla, cessano perciò di pensare razionalmente ed agiscono sullo slancio delle suggestioni derivanti dagli archetipi contenuti nel dna di tale folla.
Sarebbe quindi impossibile l'esistenza di un atteggiamento razionale in qualsiasi parlamento, comitato, e in generale in qualsiasi gruppo di persone che si riunisce per prendere delle decisioni in comune.
L'alternativa sarebbe quindi fra essere governati da un despota oppure da un gruppo di persone che emette decisioni totalmente irrazionali in nome della comunità
Questo è preoccupante.
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Vecchio 11-12-2012, 09.39.35   #10
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Originalmente inviato da La_viandante
Strano infatti che Le Bon venga così trascurato dalle moderne sociologie, eppure ha descritto molto bene alcuni processi come quelli simbolici del pensiero che accosti così bene a Jung. Di certo hai presente quello che Jung chiama Kairòs un periodo in cui un simbolo archetipo incarna fa esplodere tutte insieme delle pulsioni inconsce tenute represse per un lungo periodo.
Non credo si possa tacciare di mera ciarlataneria, sono del parere che ha un fondamento reale la teoria, in passato il superuomo nicciano, legato al mito Dionisiaco, oggi forse possiamo ravvisare anche ne vari personalismi politici questo o quell'altro mito, Slavoj Zizek in Vivere alla fine dei tempi parlando di Berlusconi si spinge (nella nota) fino a ipotizzare che nell'esibire la sua potenza sessuale l'ex presidente del consiglio stesse mobilitando l'antico legame mitico pagano tra la potenza sessuale del Re e la salute e prosperità del suo paese.

Prima di continuare devo però capire a quale scienza fai riferimento, quella dura della fisica? o la biologia? Come intendi debba essere esplorato il mondo del simbolo? La fisica, se vogliamo, nella persona di Wofgang Pauli si è interrogata sull'Hyntergrundsphysik (Psiche e Natura), ha collaborato con Jung, hanno fatto un percorso insieme, e nella quantistica c'è chi ha detto che gli gli opposti sono complementari? ( era Bohr?) però è difficile vedere fisicamente un archetipo da analizzare in laboratorio o osservare al microscopio. Se intendi per le neuroscienze quello allora forse dicevo è stato fatto e si fa ancora, nella linguistica c'è la semiotica che si occupa del segno, il seme primordiale, quell'immagine che forma la parola, o la filologia.O ancora nella pragmatica della comunicazione di parla di doppio legame, dove il messaggio verbale è contraddetto da quello non verbale, paradossale, contraddittorio appunto, illogico. A quale "reparto" della scienza dobbiamo fare riferimento?
Ammetto di essermi espresso male, le scienze cognitive avanzano infatti l'ipotesi della doppia codifica, ossia che quando apprendiamo un qualcosa quel qualcosa viene archiviato nella mente sia in forma proposizionale che in forma simbolica. Quel che volevo dire è che nel senso comune vien data troppa poca enfasi a questa forma di comunicazione che fa uso di simboli. Se la scienza ha scoperto qualcosa di interessante in proposito, in tal caso manca la divulgazione necessaria a rendere le masse consapevoli di questa duplicità del linguaggio.
Il discorso si fa contraddittorio, perchè da un lato sembrerebbe non esistere la possibilità di un approccio scientifico al simbolo in quanto mondo ancora misterioso, dall'altro lato c'è chi fa uso sistematico dell'approccio simbolico per interessi personali come nel caso di Berlusconi da te citato
In altre parole, se esiste una certa scienza o arte del simbolo, è giusto che essa sia solo appannaggio di pochi o che la si voglia tenere in qualche modo occulta così che solo pochi ne possano fruire?
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