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Vecchio 21-08-2013, 01.52.34   #11
Zero
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Citazione:
Originalmente inviato da Aggressor
Io credo che il problema della tecnologia riguardi l'etica, perché è solo il modo in cui la si usa che porta problemi; e ovviamente l'essere umano in etica stà messo veramente di m...

All'inizio della discussione mi ero rammaricato per la complessità a cui dobbiamo far fronte per vivere, che solo la società nel suo insieme può colmare. Però, il problema non è la complessità, come dice Aggressor, in questo periodo di crisi, di sfiducia politica, di scandali economici, in un mondo pieno di disuguaglianze ed insensatezze... è questo che mi suscita il desiderio di fuggire da questa società, vorrei poter vivere in un ambiente naturale, dove la vita dipende da semplici azioni, ma un "quadro" così bello non c'è, siamo necessariamente dipendenti gli uni dagli altri, ma se fossimo tutti onesti e almeno una buona parte intelligenti, dovremmo riuscire a vivere bene ed essere felici. Il vero guaio è che la società presenta una profonda differenza nelle qualità dell'animo di ciascuno, nella sensibilità, nell'etica... e ci sono tanti "lupi"... che più facilmente per la loro aggressività arrivano al potere e lo conservano con la forza.

Questa considerazione è il fatto che più mette in crisi le mie speranze di un senso per l'esistenza, una spiritualità che lascia spazio a delle intenzioni da parte dell'universo... dovremmo essere divisi per "classi di maturazione interiore". Tanto non si può insegnare nulla a chi è troppo violento, chi fa il bullo, chi non si fa scrupoli a danneggiare il prossimo per un suo tornaconto... (o se ha potere intere popolazioni ed ecosistemi). Dovremmo vivere in pianeti diversi in base alla nostra "affinità morale".

L'ultima risposta che posso ancora darmi è che la realtà circoscritta a me, quella personale che vivo, non è fatta di "tutti i problemi del mondo", ma ci sono solo alcune difficoltà... più o meno dure. Magari la realtà personale, quella che si configura attorno a noi, risponde a come siamo dentro (visione molto orientale), per migliorare il mondo, posso solo migliorare me stesso, se c'è Giustizia dovrei vivere bene nonostante tutto e comunicare buoni messaggi, se non c'è Giustizia allora è tutto distribuito a caso...
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Vecchio 21-08-2013, 19.07.12   #12
Live
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

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Originalmente inviato da Zero
Giusto per sfogo... ho ricercato molto le "fondamenta" della società: alimentazione, abbigliamento, produzione, abitazione... Diversi temi mi hanno portato all'origine dell'homo sapiens, che si è formato divenendo dipendente dalla sua stessa tecnica (si inizia con habilis che rompe i femori di animali già predati per mangiarne il midollo, molto più avanti viene la caccia e la pesca...).

Senza farla lunga, col passare del tempo abbiamo perso la nostra nicchia ecologica. Il cibo lo dobbiamo diversificare molto e non lo troviamo direttamente disponibile, quanto meno c'è la carne da cuocere, poi colture da gestire, processi di essicazione e conservazione... dipendiamo da processi estremamente complessi. Fuori sentiamo freddo, l'umidità di norma ci massacra, senza un'abitazione e dei vestiti non andiamo lontani, a meno che non siamo in certe circoscritte zone della Terra.

Un pesce, un uccello, un orso, un cinghiale, hanno la loro nicchia ecologica, trovano direttamente ciò di cui hanno bisogno, senza doverlo cucinare, senza avvalersi di "protesi" (tecnica) di ogni tipo come facciamo noi.

Tutto questo perché quegli australopitechi (così pare...) con il cambiare dell'ambiente (da foresta pluviale a savana) anziché estinguersi come "madre natura" forse si auspicava, hanno fatto progressivamente ricorso a strumenti e cultura. Qui già nasce un serio conflitto tra natura e tecnica. Questa "intelligenza" degli umani a me pare la sua più grande dannazione... non porta felicità... solo complicazioni e si è complicata la società, si è complicata la conoscenza... tutta la vita è complicata... e non posso andarme in una nicchia ecologica dato che non è mai esistita per un sapiens (giunti in un ambiente serve una ferrea organizzazione di individui e ci si rende conto subito di quanto sia cruciale la tecnologia).

Ti rendi conto che se abbiamo un'aspettativa di vita di oltre 80 anni rispetto ai 20 scarsi dei primi homo sapiens è proprio grazie a questi complessi processi di produzione?
Si parla molto dei problemi che abbiamo creato con l'industrializzazione (inquinamento, tumore, allergie ecc..) ma non si parla mai degli innumerevoli problemi che abbiamo risolto proprio perché abbiamo una maggiore conoscenza del nostro organismo e di cosa può ritardare i danni cellulari.
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Vecchio 22-08-2013, 07.41.33   #13
Mymind
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

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Originalmente inviato da Zero
Giusto per sfogo... ho ricercato molto le "fondamenta" della società: alimentazione, abbigliamento, produzione, abitazione... Diversi temi mi hanno portato all'origine dell'homo sapiens, che si è formato divenendo dipendente dalla sua stessa tecnica (si inizia con habilis che rompe i femori di animali già predati per mangiarne il midollo, molto più avanti viene la caccia e la pesca...).

Senza farla lunga, col passare del tempo abbiamo perso la nostra nicchia ecologica. Il cibo lo dobbiamo diversificare molto e non lo troviamo direttamente disponibile, quanto meno c'è la carne da cuocere, poi colture da gestire, processi di essicazione e conservazione... dipendiamo da processi estremamente complessi. Fuori sentiamo freddo, l'umidità di norma ci massacra, senza un'abitazione e dei vestiti non andiamo lontani, a meno che non siamo in certe circoscritte zone della Terra.

Un pesce, un uccello, un orso, un cinghiale, hanno la loro nicchia ecologica, trovano direttamente ciò di cui hanno bisogno, senza doverlo cucinare, senza avvalersi di "protesi" (tecnica) di ogni tipo come facciamo noi.

Tutto questo perché quegli australopitechi (così pare...) con il cambiare dell'ambiente (da foresta pluviale a savana) anziché estinguersi come "madre natura" forse si auspicava, hanno fatto progressivamente ricorso a strumenti e cultura. Qui già nasce un serio conflitto tra natura e tecnica. Questa "intelligenza" degli umani a me pare la sua più grande dannazione... non porta felicità... solo complicazioni e si è complicata la società, si è complicata la conoscenza... tutta la vita è complicata... e non posso andarme in una nicchia ecologica dato che non è mai esistita per un sapiens (giunti in un ambiente serve una ferrea organizzazione di individui e ci si rende conto subito di quanto sia cruciale la tecnologia).

La nostra nicchia ecologica esiste eccome, ma siamo noi che ce ne siamo allontanati diventando deboli e dipendenti dalla civiltà. Ne sono un esempio le rare tribù che vivono ancora nelle foreste totalmente distaccate dal progresso della civiltà. Avevamo la nostra nicchia e la nostra nicchia aveva noi, ma l'abbiamo lasciata perdendo l'abilità di viverci, sia fisicamente, sia mentalmente. Se ci fossimo comportati come gli animali ci saremmo evoluti in relazione all'ambiente, così come loro, entrando in armonia con la natura e la "nicchia", così appunto come era in epoche primitive. Mentre ad oggi la nicchia dell'uomo è la città.
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Vecchio 22-08-2013, 18.09.15   #14
ulysse
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Citazione:
Originalmente inviato da Zero
Giusto per sfogo... ho ricercato molto le "fondamenta" della società: alimentazione, abbigliamento, produzione, abitazione...
Amico Zero,
mi pare interessante questo post…proprio per il suo stravolgere i concetti...le cause e gli effetti.... tanto da rendere ovvio e banale il corretto discorso che si dovrebbe introdurre.
Citazione:
Diversi temi mi hanno portato all'origine dell'homo sapiens, che si è formato divenendo dipendente dalla sua stessa tecnica (si inizia con habilis che rompe i femori di animali già predati per mangiarne il midollo, molto più avanti viene la caccia e la pesca...).
In effetti l’uomo con la sua "intelligenza globale" diventa fautore della tecnologia che lui stesso inventa e da cui dipende fruendone... al fine di sopravvivere fino a perseguire un miglior vivere.

Del resto ogni vivente dipende da un qualcosa che si trova nel suo habitat...che se vien meno è finito l'abitat!

Almeno gli umani, la tecnologia sanno adattarla...se non per tutto...per molto!

Comunque...lo scopo primario dei primi ominidi era contrastare i “competitors” della savana più di loro dotati di forza ed armi intrinseche (mascelle con denti e zampe con formidabili unghie e intelligenza specialistica) contro cui, l’uomo nudo e inerme non poteva competere.

In tali condizioni la specie umana avrebbe anche potuto estinguersi …ed infatti gli umani di allora erano talmente pochi da mettere in pericolo la sopravvivenza della stessa specie: poche migliaia...credo.

Venne in soccorso una mutazione formidabile…quasi ultraumana: il gene dalla intelligenza globale e multifunzione da tempo insinuato silente nel DNA, si manifestò, per selezione naturale, in tutto il suo splendore.

Ecco quindi che l’ominide divenuto “Homo habilis” si fece tecnologo... ideando e costruendo le armi di cui non era “naturalmente” dotato e con cui potè contrastare e superare i formidabili “competitors” della medesima nicchia ecologica..

Ci riuscì egregiamente con armi e strumenti sempre più efficaci per cacciare, pescare ed anche prevalere sulle fiere che già lo concepivano come succulento antipasto.
Citazione:
Senza farla lunga, col passare del tempo abbiamo perso la nostra nicchia ecologica.
Veramente non è che la nicchia ecologica l’abbiamo persa…è che ci fu sottratta!
E ci sarebbe andata assai male se, con l’intelligenza multifunzione, non fossimo riusciti a fare di ogni luogo la nostra propria nicchia: oggi, infatti, bene o male, l’uomo riesce ad adattarsi ed a trarre sostentamento in ogni regione del globo...se escludiamo le regioni artiche e antartiche…ma presto anche quelle abiteremo…se il riscaldamento globale non ci distrugge…e se la nostra intelligenza e tecnologia ci soccorrerà anche questa volta.
Citazione:
Il cibo lo dobbiamo diversificare molto e non lo troviamo direttamente disponibile, quanto meno c'è la carne da cuocere, poi colture da gestire, processi di essicazione e conservazione... dipendiamo da processi estremamente complessi.
Infatti niente è gratis: se vogliamo vivere come si confà ad un umano
con surplus di cibi sofisticati, è naturale che dobbiamo anche “scontarla” con colture e processi produttivi complessi: certo che si poteva anche non farlo e mangiare patate in esclusiva!... ottimo cibo per chi piace!

Persino i cinesi, che tradizionalmente vivevano di un pugno di riso…oggi vogliono anche loro l’anatra alla pechinese: vorrei vedere che anche si lamentassero!
Citazione:
Fuori sentiamo freddo, l'umidità di norma ci massacra, senza un'abitazione e dei vestiti non andiamo lontani, a meno che non siamo in certe circoscritte zone della Terra.
Ma se vogliamo fare di ogni luogo la nostra nicchia dobbiamo anche sopportare freddo, caldo e umidità…ma è pur sempre l’intelligenza globale che ci ha fornito e fornisce le protesi necessarie a proteggerci.

Ma se poi tanto ci dovevamo lamentare….perché non siamo rimasti in Africa con Lucy e i leoni… visto che il freddo ci da tanto fastidio...rendendoci insofferenti!
Citazione:
Un pesce, un uccello, un orso, un cinghiale, hanno la loro nicchia ecologica, ove, (a volte con fatica) trovano direttamente ciò di cui hanno bisogno, senza doverlo cucinare e senza avvalersi di "protesi" (tecnica) di ogni tipo come facciamo noi.
Ma non credo che vorresti vivere come gli uccelli, i cinghiali e gli orsi …magari cogliendo al volo i salmoni che risalgono le cascate e…mangiarli crudi!.
Vivi con ogni comodità, con vestiti, case, aria condizionata, o riscaldamento, e mangiando cibi sofisticati, pronti al supermercato, e ti lamenti pure…rimpiangendo di non essere più... "animale"!
A me pare un assurdo!
Citazione:
Tutto questo perché quegli australopitechi (così pare...) con il cambiare dell'ambiente (da foresta pluviale a savana) anziché estinguersi come "madre natura" forse si auspicava, hanno fatto progressivamente ricorso a strumenti e cultura.
Il fatto è che “madre natura” già aveva dato agli australopitechi quel famoso “gene” e loro, gli australopitechi, hanno fatto quanto hanno potuto per sopravvivere: hanno colto l’occasione come chiunque avrebbe fatto al loro posto…facendola anche in barba a “madre natura”!

Essi non si sono estinti infatti…come sarebbe parso naturale nella loro precaria condizione!
Hanno preferito sfoderare gli strumenti della intelligenza…quel tanto “necessario e sufficiente” alla salvezza … fregandosene del fatto che poi avrebbero dovuto diversificare le colture...e complicarsi la vita con le posate e le diverse portate in tavola!

Ma forse, col “necessario e sufficiente”, hanno esagerato un pochino (era, infatti, difficile dosare!) tanto che oggi ci troviamo in 7 miliardi... ad affollare il pianeta e, fra poco, in 10, ecc….

Tuttavia a me fa piacere che sia andata così…con tutta la tecnologia del mondo… piuttosto che stare nella savana sempre inseguito dal leone e con scarsa speranza di sgavagnarmela.

Se a te invece dispiace, niente di più facile: prendi un volo, atterri a Nairobi, in Kenia: era lì la nostra nicchia originale, infatti,…e lì attorno è pieno di leoni!
Scegline uno bello, tosto e affamato e fatti inseguire!
Chissà, potrebbe anche andarti bene: …i leoni, oggi, non sono più quelli di una volta!
Citazione:
Qui già nasce un serio conflitto tra natura e tecnica. Questa "intelligenza" degli umani a me pare la sua più grande dannazione... non porta felicità... solo complicazioni e si è complicata la società, si è complicata la conoscenza... tutta la vita è complicata...

Questa intelligenza degli umani…sarà dannazione…ma con essa ci vivi!
E infatti è vero: l’intelligenza coi suoi saperi e con la sue tecnologie, di per sé non porta la felicità, ma, in genere, ai più riempie la pancia...ed ha tolto la voce “homo” dalla lista del menu’ di leoni et similia.

Ad ogni modo, a me pare sia difficile essere felici quando si fa parte integrante di tale lista…o quando si ha la pancia vuota.

Sebbene anche per chi è affamato…riempire la pancia già è la prima felicità!
E’ solo quando hai soddisfatto ogni esigenza fisica che viene il difficile e pensi alla felicità…e il resto ti par niente!

Ma senza l’apporto di un minimo di intelligenza, manco a quel punto arrivavi…se non per pazzesca fortuna.
Citazione:
e non posso andarmene in una nicchia ecologica dato che non è mai esistita per un sapiens (giunti in un ambiente serve una ferrea organizzazione di individui e ci si rende conto subito di quanto sia cruciale la tecnologia).
In effetti è cruciale la tecnologia se non si vuol vivere come animali…qualunque sia la nicchia…che poi, a questo punto, non è che abbia più importanza!

E’ chi sa poco adattarsi che ha bisogno di nicchia.

Il carattere peculiare della nostra specie è, invece, la eclatante capacità di adattamento all’ambiente…a qualunque ambiente ..o di adattarlo a sé!

Alla fine non ho capito bene (o non giustifico) le ragioni di questo tuo sfogo: ma gli è che non si apprezza mai ciò che si ha!

Io, al contrario, direi che meno male che è andata così!..
Poteva di certo andare peggio!

Ma poteva e potrebbe anche andare meglio…e, forse, andrà meglio se sapremo ancora meglio e di più usufruire di quel famoso “gene intellettivo” che è capitato, fra gli altri, nel nostro DNA.
ulysse is offline  
Vecchio 22-08-2013, 18.23.35   #15
ulysse
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

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Originalmente inviato da Mymind
La nostra nicchia ecologica esiste eccome, ma siamo noi che ce ne siamo allontanati diventando deboli e dipendenti dalla civiltà. Ne sono un esempio le rare tribù che vivono ancora nelle foreste totalmente distaccate dal progresso della civiltà. Avevamo la nostra nicchia e la nostra nicchia aveva noi, ma l'abbiamo lasciata perdendo l'abilità di viverci, sia fisicamente, sia mentalmente. Se ci fossimo comportati come gli animali ci saremmo evoluti in relazione all'ambiente, così come loro, entrando in armonia con la natura e la "nicchia", così appunto come era in epoche primitive. Mentre ad oggi la nicchia dell'uomo è la città.
Ma mi par di sognare!
Ecco un altro che rimpiange di non essere animale ..o ad esso similare!

Ma credo che tali rimpianti emergano solo in particolari momenti senza che ce ne rendiamo conto!

...o che ci sarebbe stata a fare (o non ci sarebbe stata!) l'evoluzione culturale di migliaia di anni, se ancora si aspira al vivere (armonioso? ) delle tribù amazzoniche ...per'altro quasi scomparse!?
ulysse is offline  
Vecchio 22-08-2013, 22.38.23   #16
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Ma mi par di sognare!
Ecco un altro che rimpiange di non essere animale ..o ad esso similare!

Ma credo che tali rimpianti emergano solo in particolari momenti senza che ce ne rendiamo conto!

...o che ci sarebbe stata a fare (o non ci sarebbe stata!) l'evoluzione culturale di migliaia di anni, se ancora si aspira al vivere (armonioso? ) delle tribù amazzoniche ...per'altro quasi scomparse!?

Ciao ulysse

Hai travisato un po' il mio intervento, che era in risposta al post starter e niente più, non qualcosa di personale, come vedi infatti non esprimo un giudizio (come fai a capire quale dei due preferisco?), ma mi limito a chiarire cosa sia stata la nicchia per l'uomo e quale sia quella attuale, visto che si parlava di nicchia ecologica, hai fatto tutto da solo. Perchè mai dovrebbe essere migliore quella degli aborigeni rispetto a quella civile? Hai una visione prettamente pragmatica, l'armonia può esserci in entrambe
Se poi per te è più armoniosa la vita dei moderni americani rispetto ai vecchi popoli Hopi e degli indiani d'america rispetto al pianeta fa di te un bravo cittadino modello plagiato dalla società.
Io condivido l'idea di Wilde a proposito(nonostante non abbia molta stima di quest'ultimo): "L'unica cosa buona che la nostra civiltà riesca a darci è il comfort." Ma forse siamo in un periodo di transizione dove è difficile notarlo a pieno. Il continuo perfezionamento delle condizioni di vita da modo all'umanità di prolificare più di quanto possa sostenere la nostra casa. A questo punto son dubbioso e curioso di sapere se in futuro non si riveli qualcosa a sfavore rispetto ad un vantaggio momentaneo. Già al giorno d'oggi però possiamo vederne i primi frutti.

Ultima modifica di Mymind : 23-08-2013 alle ore 18.05.31.
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Vecchio 23-08-2013, 00.13.51   #17
Iugulatus
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Per quanto sia postato in questo thread, il mio intervento è pertinente anche al discorso abbastanza affine sul transumanesimo.
Mi scuso per alcuni punti in cui alcuni periodi appaiono come degli aforismi apparentemente sconnessi...

La radicalizzazione di un operato esistente in funzione del timore della morte, l’ossessione di scavalcare la morte fisica o perlomeno di toglierle dimora fra i pensieri degli esseri umani ha, nel la sua incrementale progressione, sollevato sempre più i timori di UN’ALTRA MORTE.
La linea tracciata dal progresso detta i termini di una omologazione assoluta ad un principio,ad un’istanza che rivela l’uomo esser diretto ed animato da un bisogno anonimo e banalizzante, tanto forte e virulento in esso, il quale dovrebbe ergersi su tutto il resto del mondo animale, da dimostrare piuttosto la sua totalizzante animalità aldilà di ogni altro vivente. L’ossessione per la vita squalifica l’uomo e lo reifica più di ogni altra creatura; la razza umana è una conflagrazione di egoismi che si compenetrano, una bolgia di superanimali che tende a schiacciare e dominare tutte le altre forme di vita per il più miserabile e cieco dei desideri.
E’ questa malattia di tracotanza che, giunta alle espressioni odierne, determina nei fatti una condizione tale che sia divenuto inevitabile per certuni cogliere l’adulterazione di un equilibrio, l’oltrepassamento della frontiera di quello che fino a diversi decenni fa ( molto indicativamente) era un botta e risposta dialettico fra l’essere umano ed il resto degli enti del pianeta.
Sappiamo sì che il mondo in cui alberghiamo è da tempo immemore legato a doppio filo con l’antropizzazione, che le nostre vite giacciono su strati innumerabili di modifiche, interventi, tagli, mutilazioni ed aggiunte impilatisi nel tempo, ma è il momento di volgersi a comprendere che l’azione detiene una connotazione storica che fa sì che, comunque stiano le cose, si avverta paradossalmente in una data epoca che , in qualche modo, si stia pericolosamente ignorando una soglia trascendentale, che non si superava quando s’introducevano nella vita quotidiana gli occhiali da vista o si collaudavano i primi aeroplani, giacchè è solo in un dato arco storico( quello di cui siamo i testimoni) che il millenario crescendo quantitativo di “innovazioni “ pare coingiungersi ad un certo punto con un capitale smottamento qualitativo, con appunto l’emergere molesto del timore di una NUOVA MORTE, CAUSATA DALLA SEMPRE Più PROSSIMA ESAUSTIONE DI UN PROCESSO connesso ALL’AGIRE SECONDO IL TIMORE DELLA VECCHIA MORTE.
La vita che rischia di disfarsi con la nuova morte che si profila( quella dello “spirito”: tendenza allo spirituale che si esalta nella precarietà del vivere, ricerca dell’assolutezza dei valori, anelito di possedere un fine prettamente individuale, affermazione della libertà personale, industriosità del singolo, accrescimento della sua facoltà poietica, mira al trascendimento della mera corporeità e della condizionatezza, esercizio della scelta) è ormai tanto vecchia anch’essa, ed è con la vecchia vita( quella del corpo tout court) in un rapporto di causalità non molto limpido; certo è comunque che la schola( che assumiamo in Allegoria, ossia il tempo libero, il mondo dell’elucubrazione) è potuta sorgere soltanto con l’applicazione di varie technai( modi di supplire ai disagi vitali) , peraltro come appannaggio elitario.
E’ il momento storico in cui, con l’inquietudine e lo smarrimento d’animo di molti, l’essenza umana sembra si stia dichiarando in piena esplicitezza per quello che è.
E’ come se una parte d’uomo si fosse ingannato con le infide e magnifiche promesse dell’uomo dalla cui costola è sorto, ed ora si stia rendendo conto di quale sia la univoca e sorda direzione verso la quale si reca la cooperazione che per millenni fra loro s’è svolta: . l’adempimento al solo utile dell’ una e l’abbandono mortale dell’altra, dopo lo sfruttamento.
Non essendo l’avvertimento del rischio di questa nuova morte un fatto proprio degli animali( quale l’uomo è),non investe i soggetti in quanto membri di una specie, ma si caratterizza come una sorta di imprevedibile emergenza di un sentimento che, pur generatosi nell’alveo della monocorde ossessione della morte fisica, giunge a spregiare quest’ultima, ritorcendosi contro d’essa come la madre peccaminosa di cui vergognarsi.
L’uomo savio deve concentrarsi non sull’orripilanza della morte, bensì sulla vanità dell’esistenza, se l’esistenza è dotata d’una finalità( che si pensa di aver soggettivamente individuato) ben venga, se ciò non avviene, la vita, come la morte, dovrebbe smettere di avere un valore; di fronte a questo muro di diamante il nichilismo si risolve invece nella pura primitività, innalzando al cielo(neanche tanto consapevolmente) la vita in quanto vita, facendo in modo che tutto il resto siano pinzellàcchere.


Taluni hanno l’angoscia di finir morti molto tempo prima che il proprio corpo la smetta di scorrazzare per il luridume del mondo, altri salutano invece con ebete sorriso la menoma protrazione delle pulsazioni della pompetta incastonata nel proprio petto.
Alcuni che scrivono qui paiono corrispondere al prototipo dell’uomo superanimale, che subordina ogni apprezzamento di valore alla sopravvivenza ed all’irrobustimento della pura vita organica.
Questo problema è sorto( quello dell’affacciarsi della NUOVA MORTE), divenendo via via sempre più assillante, in prossimità dei nostri tempi: l’affermazione dell’individuo possiede in sé i polloni del suo dissolvimento, l’ invenzione dell’uomo, come Foucault osserva, è il suo medesimo testamento.
In questa opaca democrazia ci avvertiamo tutti come dei singoli forse perché continuamente soffocati dai mille principi di annullamento e svalutazione dell’individualità. O forse, per meglio dire, l’individualità che viene maliziosamente sventolata non detiene più nulla di turbolento e di offensivo, essa è soltanto coscienza dell’atto di consumare, desiderare e possedere; la volontà di primeggiare in modo più nobile e raffinato, indaffarandosi sulla strada del vero, è un impulso individuale che sta completamente cessando d’avere spazio.
E’ del resto il modello d’individualità che compete alla odierna organizzazione sociale dell’Occidente; difatti ,perché l’estensione di tale categoria a tantissime nuove persone possa essere regolabile e dominabile i suoi principi distintivi devono essere pochissimi ed unanimemente condivisi. La competizione è svolta intorno ai medesimi oggetti, grandi e piccoli possessori, gradassi e minuti concorrenti, sono stretti ed accomunati da una sola, essenzialissima cosa: la schiavitù nei confronti della visibilità.
Perciò il bisogno di tale visibilità perpetua un tipo d’interdipendenza assurdamente triste ed elementare; quella della costante premura d’integrarsi in un gruppo di individui a loro volta sempre sull’orlo del disadattamento tramite il transito provvisorio nelle proprie mani dei feticci della società.
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Vecchio 23-08-2013, 00.46.42   #18
Parva
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

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Originalmente inviato da Zero
Tutto questo perché quegli australopitechi (così pare...) con il cambiare dell'ambiente (da foresta pluviale a savana) anziché estinguersi come "madre natura" forse si auspicava, hanno fatto progressivamente ricorso a strumenti e cultura. .

Hai ragione, però noi facciamo parte della natura e pure la tecnica di conseguenza.
Il fatto è che invece di stare meglio riusciamo a prolificare peggio di un cancro e più forniamo cibo più si prolifica.

Molta gente si preoccupa della fame nel mondo ma non si preoccupa che in 40 anni la popolazione si è raddoppiata (dal 1970 al 2010). Il male del mondo è questa proliferazione che ci costringe a trovare sempre ulteriori soluzioni.

Se prolifichiamo inquiniamo, disboschiamo per coltivare e uccidiamo animali in un gigantesco tritacarne che non si ferma mai.

Dovremmo anzitutto smettere di far figli come funghi e smettere di ammazzare animali, o almeno diminuirne moltissimo il consumo. Forse allora potremmo studiare un sistema di vita più semplice e meno alienato.
Parva is offline  
Vecchio 24-08-2013, 18.12.27   #19
ulysse
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Eppure l'uomo si è adattato come pochi animali a tutti i climi. E' vero che se gli animali nno utilizzando artifici hanno dovuto cambiare e adattare la loro biologia, il loro metabolismo (letargo, mimetismo,ecc) in funzione del clima, dell'ambiente vegetale, dei predatori e dei predati, viceversa l'uomo attraverso l'artificio è riuscito ad adattarsi e "vincere" la natura.
In effetti è così!
Ma può essere anche di più… fino a vere e proprie mutazioni di specie con veri mutanti…sempre più frequenti…che meglio fruiscano le risorse dall’habitat o per fruire di habitat sempre più ostici.

La cosiddetta nicchia ecologica, infatti, raramente si mantiene costante per sempre. Essa tende a mutare e persino in modo ostile!
Ad un tal mutare devono adattarsi le specie animali e vegetali che, della nicchia, avevano fatto e fanno il loro habitat.

Se il mutamento delle condizioni della nicchia supera un certo range allora sono le specie che la abitano a dover mutare o fuggire!
L’alternativa è fra il trasmigrare o l'estinguersi...anche perché le specie animali sono scarsamente capaci di un proprio adattamento o, all’opposto, di modificare l'habitat a proprio favore...massimo fanno un nido, una tana, una galleria, ecc….

La specie umana invece ha dimostrato notevole flessibilità...sia nell'adattarsi “culturalmente” all'habitat del momento, che alla gran parte degli habitat che si trovano sul pianeta...sia anche flessibiltà nella capacità di trasformare strutturalmente l'habitat a proprio favore...o anche di costruire protesi capaci di ampliare la capacità e sensibilità delle proprie percezioni e sensibilità.

Certo questo è un grande vantaggio che ha permesso alla specie umana sia di occupare e dominare quasi tutto il pianeta, sia di sfruttarne le risorse a tutto campo…forse anche troppo.

Tuttavia questo può essere solo un vantaggio contingente dato che le risorse del pianeta non sono inesauribili come non è inesauribile la sua capacità di metabolizzare l’inquinamento di cui il nostro vivere sempre più lo grava.

Quindi, ancora una volta, siamo prossimi ad una svolta…ad un dilemma che l’HSS (la selezione naturale) deve risolvere.
Magari la scienza riuscirà a trovare soluzioni efficaci sia al reperire risorse a livello planetario (energie rinnovabili...ad esempio!) che a sopperire all'inquinamento ed al riscaldamento globale
Oppure ci rassegneremo alle varie “mutazioni! incombenti che ci salverebbero dallo scomparire come specie.

Ma mi accorgo di essere caduto in un non-senso: se, al di là di una semplice svolta culturale, interviene una effettiva mutazione a renderci più adatti al nuovo ambiente che si va formando...saremmo comunque una specie estinta…mutante a favore di un’altra specie emergente…(non più noi, invero)… più adatta ed efficace!

Oppure, le nuove condizioni ambientali sono troppo gravose, nessuna mutazione che possa sopperire e la nostra specie perirà… cosicchè il pianeta resterà deserto di umani, o, più estesamente, di tutti i viventi….cosa che accadrà assai presto... ritengo!

Se, nella attuale contingenza, depauperata dalle necessarie risorse economiche e culturali, la scienza non sopperirà in tempo utile….a mala pena andremo oltre il 2050: dopo tale data via via la parte fruibile di pianeta si restringerà sempre più …fino a scomparire…e, insieme, noi!

Temo che di fronte ad un così pressante probabilismo, molto del significato delle nostre attuali disquisizioni sull’essere e il divenire o di come sarebbe o meno possibile la felicità...magari in armonia con la natura, ecc…molto, dicevo, temo possa perdere del suo valore...delle sua preminenza: la scala dei valori sociali, culturali, etici e ludici muterà fortemente!

Anche, circa il dilemma se sia convenuto o meno… all’umanità degli ultimi secoli… dedicare risorse al perseguir “virtute” e “conoscenza” piuttosto che sollazzarsi ad intrecciar carole…(scherzo ovviamente)...cadrà nel dimenticatoio…parrendo ovvio che ogni sforzo e sacrificio sarebbe stato e sarebbe da dedicare al perseguire conoscenza scientifica ed abilità tecnologica...felici anche del molto poco che già è in essere del nostro conoscere e fare…tecnico/scientifico!

Tuttavia mi sfugge ancora il non–senso seguente: in mancanza di conoscenza tecno/scientifica, infatti, tante opere pro-umani non sarebbero state compiute…e sarebbero mancate.

Avremmo avuto, comunque, le tante guerre a sfoltire di non poco l’umanità, ma non così efficaci nello sfoltimento come si rivelarono nei millenni malattie e pestilenze con relativa mancanza di prevenzione.

Infatti si sarebbero imposte, in nessun modo contrastate in assenza di medicine salvavita e senza antibiotici, le grandi epidemie come peste bubbonica, colera, malaria, diffusa mortalità per parto e infantile, ecc… e molto altro ancora…per mancanza di igiene o di qualunque prevenzione!

La conseguenza sarebbe stata anche che, in assenza di un sapere scientifico/tecnico, mai saremmo arrivati ad affollare il pianeta con oltre 7 miliardi di individui... in continua crescita…per giunta…cosa di cui (crescita demografica) la prima colpevole è la scienza!...che inopinatamente all'unga la vita...pur con la crisi di disoccupazione giovanile

Avremmo invece dovuto armonicamente assecondare la natura...sempre sporchi e sozzi...magari con le sole medicine omeopatiche...con sciamani e stregoni a curarci.

Ecco quindi liberati da inquinamento globale o da effetto serra…mentre invece all'opposto, per sostenere la demografia crescente, le emanazioni delle industrie (che le tecnoscienze hanno alimentato col loro know-how) hanno avuto ed hanno...specie nei paesi emergenti.. un loro enorme impatto… sempre dovuto alla enorme demografia…che l’incremento della qualità delle vita …al primo impatto...genera.

In assenza di una sapere scientifico/tecnico, quindi, saremmo ancora al livello demografico di massimo di due o tre miliardi di individui in perfetto equilibrio armonico col rigenerarsi delle risorse del pianeta...ed il pericolo di estinzione della specie, salvo mutazioni, sarebbe ancora lontano.

Se fossimo congruenti e logici…subito vieteremmo ogni studio, laboratorio e ricerca universitaria…bruceremmo i libri (in specie quelli di medicina) e saremmo presto ignoranti come zucche vuote: come funziona l’universo o l’umana biologia non sapremmo …(ma non è che ora sappiamo tanto...per quanto...)…di quantistica manco a parlarne…impegnati come saremmo nel lavoro dei campi: niente macchine rumorose e inquinanti ad addossarsi la fatica: ..tutta sana forza muscolare... naturalmente sviluppata!...altro che smaltire grassi in palestra!

La vita dei campi, in armonia con le natura, sarebbe forse stata e sarebbe oggi sempre più salutare…ma sai quanto faticosa!

E certo i sacrifici non sarebbero mancati, ma se sarebbe stata una più felice vita di qualità anche spirituale, non saprei dire…ne dubito però!

Infatti non pare fosse tanto felice… la vita dei tempi passati (analoga a quella descritta) …più della nostra attuale…. nonostante le insinuazioni o illusioni dei tanti “laudatores temporibus illis”!
Citazione:
E' un interrogativo che mi perseguita da qualche anno a questa parte.
L'artificio ci ha dato molto, ma ci ha tolto anche molto.
Ma forse la felicità è una variabile indipendente!...un evento indeterminato causa il principio di indeterminazione di Heisemberg!

Credo, comunque, che, nel bilancio, ciò che il sapere e la conoscenza ci hanno dato e ci danno sia assai più di quello che ci hanno tolto.

Un primo parametro che misura la qualità della vita è che si vive in salute fin otre gli ottanta...cosa che costituisce un record.

Magari poi sarebbe sufficiente riandare un poco a informarsi quale fosse la prevalente qualità di vita del popolo medio di 100 o 200 anni fa…o anche solo di 50 anni!...e vorrei vedere quanti vorrebbero tornare a quei tempi.

O anche consiglierei di leggere quel bellissimo affresco della vita lombarda del ‘600 che sono “I Promessi Sposi”...e qualcosa di piu' certo si saprebbe!.

Mi pare, infatti, che anche lì, villici, bravi, nobili e frati, pur tutti dotati di scarso o nullo sapere e tecnologia, non se la spassassero tanto bene… che se non fosse intervenuta, come allora era solita fare, la “Divina Provvidenza” a convertire l’Innominato….a schifio finiva!
ulysse is offline  
Vecchio 25-08-2013, 09.51.01   #20
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Riferimento: L'uomo non ha più una nicchia ecologica

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Originalmente inviato da ulysse
Se, nella attuale contingenza, depauperata dalle necessarie risorse economiche e culturali, la scienza non sopperirà in tempo utile….a mala pena andremo oltre il 2050: dopo tale data via via la parte fruibile di pianeta si restringerà sempre più …fino a scomparire…e, insieme, noi!*

Se non si riducono i consumi il miracolo la scienza non può farlo. Bisogna scegliere: o si da retta al mercato o si prende coscienza della scarsità delle risorse.

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Temo che di fronte ad un così pressante probabilismo, molto del significato delle nostre attuali disquisizioni sull’essere e il divenire o di come sarebbe o meno possibile la felicità...magari in armonia con la natura, ecc…molto, dicevo, temo possa perdere del suo valore...delle sua preminenza: la scala dei valori sociali, culturali, etici e ludici muterà fortemente!
Ma Darwin non ha mica detto che i sentimenti umani come la felicità sono provati anche dagli animali? Ad esempio i cuccioli di cane quando corrono e fanno la lotta per gioco stanno esprimendo la loro gioia. Personalmente io vedo un abisso fra la consapevole felicità umana e l'inconsapevole felicità animale, ma se si tiene per buono ciò che dice Darwin, allora bisogna osservare che gli animali sono felici pur essendo incuranti delle incertezze future. Questa stessa felicità dovrebbe allora provarla anche l'uomo seppure col frigorifero vuoto

Citazione:
Anche, circa il dilemma se sia convenuto o meno… all’umanità degli ultimi secoli… dedicare risorse al perseguir “virtute” e “conoscenza” piuttosto che sollazzarsi ad intrecciar carole…(scherzo ovviamente)...cadrà nel dimenticatoio…parrendo ovvio che ogni sforzo e sacrificio sarebbe stato e sarebbe da dedicare al perseguire conoscenza scientifica ed abilità tecnologica...felici anche del molto poco che già è in essere del nostro conoscere e fare…tecnico/scientifico!

Perchè l'umanità non dedica abbastanza risorse alla scienza? Si, forse potrebbe fare di più.
Il problema è che l'umanità non può essere organizzata su base scientifica.
Ti faccio un esempio: se si dovesse applicare in campo giuridico il principio della casualità degli eventi, allora si dovrebbero aprire le carceri. Chi potrebbe ancora sostenere la volontarietà di un delitto?


Citazione:
Tuttavia mi sfugge ancora il non–senso seguente: in mancanza di conoscenza tecno/scientifica, infatti, tante opere pro-umani non sarebbero state compiute…e sarebbero mancate.

Avremmo avuto, comunque, le tante guerre a sfoltire di non poco l’umanità, ma non così efficaci nello sfoltimento come si rivelarono nei millenni malattie e pestilenze con relativa mancanza di prevenzione.

Infatti si sarebbero imposte, in nessun modo contrastate in assenza di medicine salvavita e senza antibiotici, le grandi epidemie come peste bubbonica, colera, malaria, diffusa mortalità per parto e infantile, ecc… e molto altro ancora…per mancanza di igiene o di qualunque prevenzione!

La conseguenza sarebbe stata anche che, in assenza di un sapere scientifico/tecnico, mai saremmo arrivati ad affollare il pianeta con oltre 7 miliardi di individui... in continua crescita…per giunta…cosa di cui (crescita demografica) la prima colpevole è la scienza!...che inopinatamente all'unga la vita...pur con la crisi di disoccupazione giovanile

Avremmo invece dovuto armonicamente assecondare la natura...sempre sporchi e sozzi...magari con le sole medicine omeopatiche...con sciamani e stregoni a curarci.
E' la legge dell'adattamento. L'uomo è destinato a combattere perpetuamente la lotta per l'adattamento, e la forma di questa lotta cambia in continuazione, prima il problema erano le malattie, ora la scarsità delle risorse. E' questione di trovare nuove forme di adattamento che permettano di far fronte ai problemi più impellenti ma che non riusciranno mai a risolvere una volta per tutte l'esito della lotta per la sopravvivenza.

Citazione:
Ecco quindi liberati da inquinamento globale o da effetto serra…mentre invece all'opposto, per sostenere la demografia crescente, le emanazioni delle industrie (che le tecnoscienze hanno alimentato col loro know-how) hanno avuto ed hanno...specie nei paesi emergenti.. un loro enorme impatto… sempre dovuto alla enorme demografia…che l’incremento della qualità delle vita …al primo impatto...genera.

In assenza di una sapere scientifico/tecnico, quindi, saremmo ancora al livello demografico di massimo di due o tre miliardi di individui in perfetto equilibrio armonico col rigenerarsi delle risorse del pianeta...ed il pericolo di estinzione della specie, salvo mutazioni, sarebbe ancora lontano.

Ma avremmo altri problemi

Se fossimo congruenti e logici…subito vieteremmo ogni studio, laboratorio e ricerca universitaria…bruceremmo i libri (in specie quelli di medicina) e saremmo presto ignoranti come zucche vuote: come funziona l’universo o l’umana biologia non sapremmo …(ma non è che ora sappiamo tanto...per quanto...)…di quantistica manco a parlarne…impegnati come saremmo nel lavoro dei campi: niente macchine rumorose e inquinanti ad addossarsi la fatica: ..tutta sana forza muscolare... naturalmente sviluppata!...altro che smaltire grassi in palestra!

Ma ci resterebbe l'ironia, non trascurabile arma nella la lotta per la sopravvivenza

Citazione:
La vita dei campi, in armonia con le natura, sarebbe forse stata e sarebbe oggi sempre più salutare…ma sai quanto faticosa!

E certo i sacrifici non sarebbero mancati, ma se sarebbe stata una più felice vita di qualità anche spirituale, non saprei dire…ne dubito però!

Perchè negare ad un contadino che ama il suo lavoro o ad un frate che vive contento in un convento il diritto di ritenersi felice? Non monopolizziamo la felicità!

Citazione:
Infatti non pare fosse tanto felice… la vita dei tempi passati (analoga a quella descritta) …più della nostra attuale…. nonostante le insinuazioni o illusioni dei tanti “laudatores temporibus illis”!*

Anche senza essere contrari al progresso si possono comunque sottolinearne gli eccessi e le accezioni negative. Il laudatores ecc ecc è una caricatura

Citazione:
Ma forse la felicità è una variabile indipendente!...un evento indeterminato causa il principio di indeterminazione di Heisemberg!

Credo invece che dipenda molto, dai nostri desideri, dalle nostre aspettative

Credo, comunque, che, nel bilancio, ciò che il sapere e la conoscenza ci hanno dato e ci danno sia assai più di quello che ci hanno tolto.

Un primo parametro che misura la qualità della vita è che si vive in salute fin otre gli ottanta...cosa che costituisce un record.

Magari poi sarebbe sufficiente riandare un poco a informarsi quale fosse la prevalente qualità di vita del popolo medio di 100 o 200 anni fa…o anche solo di 50 anni!...e vorrei vedere quanti vorrebbero tornare a quei tempi.

O anche consiglierei di leggere quel bellissimo affresco della vita lombarda del ‘600 che sono “I Promessi Sposi”...e qualcosa di piu' certo si saprebbe!.

Mi pare, infatti, che anche lì, villici, bravi, nobili e frati, pur tutti dotati di scarso o nullo sapere e tecnologia, non se la spassassero tanto bene… che se non fosse intervenuta, come allora era solita fare, la “Divina Provvidenza” a convertire l’Innominato….a schifio finiva!
Ma chi sarebbero poi questi che vorrebbero teornare a Renzo e Lucia?
Dai non vorrai credere che il progresso scientifico tecnologico sia messo in forse da una caricatura?
C'è chi abbandona la città per andare a fare il contadino, ma lo fa con i trattori e con i mezzi moderni.
CVC is offline  

 



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