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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 08-02-2013, 10.05.45   #11
and1972rea
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Data registrazione: 12-09-2004
Messaggi: 781
Riferimento: Quando deciderò di morire.

Citazione:
Originalmente inviato da Tempo2011
Non si è parlato di ripetitività insensata, ma di ripetersi all'infinito e, come certo comprenderai, più si allunga la vita e più le ripetizioni aumentano. Per altro: che cosa intendi per "il nulla".

...puo' essere che abbia capito male...dimmi tu cosa intendi quando scrivi :"Affermo questo, perché non si conosce il senso di tutto questo. Ovvero, non il senso "terreno" che ognuno di noi può dargli, come: gli studi, il lavoro, la famiglia, i figli ecc. ma il significato che da sempre ha cercato l'uomo tramite la filosofia"...
and1972rea is offline  
Vecchio 08-02-2013, 20.59.40   #12
Tempo2011
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Data registrazione: 12-04-2011
Messaggi: 630
Riferimento: Quando deciderò di morire.

Citazione:
and1972rea

...puo' essere che abbia capito male...dimmi tu cosa intendi quando scrivi :"Affermo questo, perché non si conosce il senso di tutto questo. Ovvero, non il senso "terreno" che ognuno di noi può dargli, come: gli studi, il lavoro, la famiglia, i figli ecc. ma il significato che da sempre ha cercato l'uomo tramite la filosofia"...
Che fai amico Andrea, io ti chiedo spiegazioni e tu, senza rispondermi, ne chiedi altre a me? In ogni modo, io intendo le famose domande: chi siamo, che cosa facciamo e dove stiamo andando; mi sembrava ovvio. Ora puoi spiegarmi che cosa intendi tu per il "Nulla"? Ciao.
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Vecchio 09-02-2013, 17.03.29   #13
tiziano
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

Avrei voluto pensarlo io, perché è una sintesi di etica eccezionale, invece l'ha pensato Whitehead:
l'essere vivente vuole 1. vivere 2. vivere bene 3. vivere meglio.
Ovviamente dopo la sintesi c'è bisogno di qualche glossa. Intanto 1., 2. e 3. corrispondono ad una scala evolutiva, a differenti capacità di pensiero e di azione, alla presenza della coscienza e dell'autocoscienza; inoltre la loro relazione non è semplicemente consequenziale bensì dialettica: può accadere per esempio che l'impossibilità di vivere bene provochi la negazione della volontà di vivere e quindi si scelga di non sopravvivere; ancora: mentre il vivere non implica un giudizio riflettente il vivere bene e il vivere meglio son questioni soggettive: un asceta può giudicare vivere bene la privazione fisica, un filosofo che il viver meglio consista nel passare le vita a leggere Kant, una ninfomane nel passare da un letto ad un altro, ecc..
Io concordo con quanti pensano che se non viviamo bene ci limitiamo a sopravvivere e posso comprendere che la mera sopravvivenza stanchi. Io mi rappresento la vita come uno spettro di possibilità che si vanno allargando finché si giunge all'acmé, dopo di che al contrario le possibilità cominciano a ridursi, fino a scomparire del tutto: il little crunch dell'esistenza. Per dirla con Flaiano: "la vita va allargata, non allungata". Può essere che quando ci si accorge di essere risucchiati in tal buco nero esso cominci addirittura ad affascinarci; ovvero siccome non s'allarga ma si restringe, non interessa più allungarla.
Tuttavia personalmente sono così affascinato dal film che sto vedendo(vivendo) che non vorrei mai che apparisse l'inevitabile scritta: the end.

ps. mi viene in mente ora una citazione di "Così parlò Zarathustra" (almeno mi pare): bisogna dire "sì" (ted. Ja) alla vita, non ragliare come l'asino (I-ahhh!)
tiziano is offline  
Vecchio 09-02-2013, 21.31.57   #14
Tempo2011
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Data registrazione: 12-04-2011
Messaggi: 630
Riferimento: Quando deciderò di morire.

Citazione:
tiziano

Avrei voluto pensarlo io, perché è una sintesi di etica eccezionale, invece l'ha pensato Whitehead:
l'essere vivente vuole 1. vivere 2. vivere bene 3. vivere meglio.
Ovviamente dopo la sintesi c'è bisogno di qualche glossa. Intanto 1., 2. e 3. corrispondono ad una scala evolutiva, a differenti capacità di pensiero e di azione, alla presenza della coscienza e dell'autocoscienza; inoltre la loro relazione non è semplicemente consequenziale bensì dialettica: può accadere per esempio che l'impossibilità di vivere bene provochi la negazione della volontà di vivere e quindi si scelga di non sopravvivere; ancora: mentre il vivere non implica un giudizio riflettente il vivere bene e il vivere meglio son questioni soggettive: un asceta può giudicare vivere bene la privazione fisica, un filosofo che il viver meglio consista nel passare le vita a leggere Kant, una ninfomane nel passare da un letto ad un altro, ecc..
Io concordo con quanti pensano che se non viviamo bene ci limitiamo a sopravvivere e posso comprendere che la mera sopravvivenza stanchi. Io mi rappresento la vita come uno spettro di possibilità che si vanno allargando finché si giunge all'acmé, dopo di che al contrario le possibilità cominciano a ridursi, fino a scomparire del tutto: il little crunch dell'esistenza. Per dirla con Flaiano: "la vita va allargata, non allungata". Può essere che quando ci si accorge di essere risucchiati in tal buco nero esso cominci addirittura ad affascinarci; ovvero siccome non s'allarga ma si restringe, non interessa più allungarla.
Tuttavia personalmente sono così affascinato dal film che sto vedendo(vivendo) che non vorrei mai che apparisse l'inevitabile scritta: the end.

ps. mi viene in mente ora una citazione di "Così parlò Zarathustra" (almeno mi pare): bisogna dire "sì" (ted. Ja) alla vita, non ragliare come l'asino (I-ahhh!)
Da quello che affermi, mi sembra di capire che della vita non ci si stanchi mai se non avessimo dei problemi? Forse sarà così, però la piccola esperienza che ho vissuto con il mio amico morto a novantatré anni, pur non avendo dei problemi particolari (se li aveva io non ne ero a conoscenza), ormai era da un pezzo che affermava che sentiva la stanchezza della vita. Premetto che lo stesso era un eroe di guerra, armiere aereo nautico, con due medaglie sul campo. Voglio dire: magari quei cinque anni di guerra vissuti intensamente, di cui due, prigioniero in Sudafrica, e due volte precipitato con il suo aereo ma sempre salvo, anche se con un polmone in meno, possono aver minato la sua voglia di vivere. Sta di fatto che non è morto di una specifica malattia, ma si è lasciato spegnere come un lumicino. Per altro, quando ho sentito la mia amica che affermava: "Quando in vecchiaia deciderò di morire", mi è subito venuto alla mente il mio amico che non era morto di malattia. Ps. A proposito della massima che hai riportato, qualcuno ha affermato che non bisogna dare più anni alla vita, ma più vita agli anni; ma credo che siano tutti slogan che lasciano il tempo che trovano.
Tempo2011 is offline  
Vecchio 09-02-2013, 22.37.40   #15
and1972rea
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

Citazione:
Originalmente inviato da Tempo2011
Che fai amico Andrea, io ti chiedo spiegazioni e tu, senza rispondermi, ne chiedi altre a me? In ogni modo, io intendo le famose domande: chi siamo, che cosa facciamo e dove stiamo andando; mi sembrava ovvio. Ora puoi spiegarmi che cosa intendi tu per il "Nulla"? Ciao.
...stabilito , dunque, che si e' parlato di ripetitivita' insensata , la mia risposta e' gia' nella tua: il nulla e' l'assenza di senso verso il quale taluni credono di doversi giocoforza avvicinare mano a mano che la loro vita si consuma; il loro terrore , cosi' lontano , cosi' difficile da scorgere all'orizzonte di un giovane, si appropinqua in tarda eta' e diventa orribilmente inevitabile agli occhi di un vecchio che sa di doverci fare i conti entro breve...
and1972rea is offline  
Vecchio 10-02-2013, 11.48.37   #16
tiziano
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

@tempo2011: mah...sinceramente non saprei che dire. Anche perché non credo ci sia molto da dire, se non ciò che scrive un giorno Roquentin nel suo diario (Sartre, La nausea): "Niente. Ho vissuto." Ognuno poi vive e muore come gli capita. Perciò quel che credo io vale per me, per la mia vita, la mia esperienza, ecc.
Comunque sì, penso che il maggior stimolo al desiderio di morire sia una vita vuota, estenuata dalla noia; anche se credo che i fattori fondamentali siano il dolore e l'invalidità.
Mi sa che sto enunciando banalità, eppure è evidente che il desiderio della morte si trovi pressocché esclusivamente tra i benestanti, mentre chi è impegnato a lottare per la vita, contro la fame, la povertà e la guerra, vuole disperatamente vivere, a suicidarsi neanche ci pensa. Come il soldato Ungaretti che nella trincea, accanto ad un cadavere, afferma: non sono mai stato così attaccato alla vita.
Per l'essere vivente vivere è un imperativo, per l'essere vivente e autocosciente, che del vivere valuta i vantaggi e gli svantaggi, non lo è.
tiziano is offline  
Vecchio 10-02-2013, 17.14.26   #17
Tempo2011
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

Citazione:
and1972rea]

...stabilito, dunque, che si e' parlato di ripetitività insensata , la mia risposta e' già nella tua: il nulla e' l'assenza di senso verso il quale taluni credono di doversi giocoforza avvicinare mano a mano che la loro vita si consuma; il loro terrore, cosi' lontano , cosi' difficile da scorgere all'orizzonte di un giovane, si appropinqua in tarda eta' e diventa orribilmente inevitabile agli occhi di un vecchio che sa di doverci fare i conti entro breve...
O forse sono proprio le esperienze provate in una lunga vita che ci avvicinano a quella consapevolezza di inutilità di quelle esperienze stesse? In ogni modo, credo che da sole queste non bastino, poiché per tutta la vita ci ha sorretto lo spirito di conservazione. Ecco! Credo proprio che sia questo spirito, insieme a qualcos'altro, che facciamo regredire con la nostra volontà; altrimenti non crede che vi sia quella possibilità di interruttore a comando.

Ultima modifica di Tempo2011 : 11-02-2013 alle ore 02.30.50.
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Vecchio 10-02-2013, 17.31.20   #18
arsenio
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Re: Quando deciderò di morire.

Varrebbe la pena, a parer mio, di soffermarsi con qualche riflessione, agganciati alla nostra attuale realtà, sul titolo del presente 3d : “quando deciderò di morire ….” e sulla possibile e sempre certa volontaria decisione di questa legittima libertà.

La mia premessa è un articolo di Stefano Rodotà, sull'ultimo Micromega:

“Il cardinale Martini ha chiesto e ottenuto, di poter morire senza soffrire. A lui è stato concesso quello che a tutti gli altri cittadini si vorrebbe negare. Eppure la morte appartiene alla natura. Non così il morire, diventato sempre più governabile dalla persona e che dunque rientra nell'autonomia delle scelte di ciascuno.”

Ma il caso più clamoroso, osservato da medici non solo italiani, fu Woytila e la sparizione del sondino epigastrico.

saluti
arsenio
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Vecchio 10-02-2013, 17.31.39   #19
Tempo2011
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

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tiziano @Tempo2011: mah...sinceramente non saprei che dire. Anche perché non credo ci sia molto da dire, se non ciò che scrive un giorno Roquentin nel suo diario (Sartre, La nausea): "Niente. Ho vissuto." Ognuno poi vive e muore come gli capita. Perciò quel che credo io vale per me, per la mia vita, la mia esperienza, ecc.
Comunque sì, penso che il maggior stimolo al desiderio di morire sia una vita vuota, estenuata dalla noia; anche se credo che i fattori fondamentali siano il dolore e l'invalidità.
Mi sa che sto enunciando banalità, eppure è evidente che il desiderio della morte si trovi pressocché esclusivamente tra i benestanti, mentre chi è impegnato a lottare per la vita, contro la fame, la povertà e la guerra, vuole disperatamente vivere, a suicidarsi neanche ci pensa. Come il soldato Ungaretti che nella trincea, accanto ad un cadavere, afferma: non sono mai stato così attaccato alla vita.
Per l'essere vivente vivere è un imperativo, per l'essere vivente e autocosciente, che del vivere valuta i vantaggi e gli svantaggi, non lo è.
Non vi è dubbio che il problema è complicato e, effettivamente, potrebbe non essere uguale per ognuno di noi. Anche se, affermando che sia quasi esclusivamente un problema delle classi più abbienti e, si presume, più acculturate, allora può darsi che la mia amica non abbia tutti i torti. Per altro, è come se noi avessimo un tot di energia da spendere, e quando questa si è esaurita, ci vengono a mancare l'interesse per la vita e, quindi, lo spirito di conservazione.
In pratica, come fossimo dei robot cui gli si è scaricata la batteria. Potrebbe essere?
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Vecchio 11-02-2013, 00.26.04   #20
and1972rea
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

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Originalmente inviato da Tempo2011
O forse sono proprio le esperienze provate in una lunga vita che ci avvicinano a quella consapevolezza di inutilità, di quelle esperienze stesse. In ogni modo, credo che da sole queste non bastino, poiché per tutta la vita ci ha sorretto lo spirito di conservazione. Ecco! Credo proprio che sia questo spirito, insieme a qualcos'altro, che facciamo regredire con la nostra volontà; altrimenti non crede che vi sia quella possibilità di interruttore a comando.

...sinceramente, non credo che bastino 100 anni per esaurire le esperienze che un uomo puo' incontrare , quello che viene meno e' il velo sulla spesso presunta insensatezza della vita presente, il quale non puo' piu' reggersi sull'alibi di un futuro lontano ed invisibile nel momento in cui si raggiunge la soglia fatidica della morte; l'istinto di conservazione credo c'entri poco con il proposito di farla finita, esso non muta lo stato di insoddisfazione e di noia alla vita, non ingenera ,cioe', in chi altrimenti vorrebbe morire, una dose d voglia di vivere, ma, semplicemente, impedisce un atto contrario alla vita nel solo momento in cui lo si vuole compiere , utilizzando il mezzo della paura istintuale.
and1972rea is offline  

 



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