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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 07-02-2013, 11.10.37   #1
Tempo2011
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Quando deciderò di morire.

Seduti comodamente in un salotto, si parlava del più e del meno come accade quando degli amici vengono a farti visita. Mentre sorseggiavamo un buon caffè, parlavamo del senso della vita, delle nostre professioni, degli obiettivi raggiunti, quelli ancora da raggiungere ecc. Fu proprio quando si parlava degli obiettivi da raggiungere che una nostra amica se né usci con questa affermazione: in vecchiaia, quando deciderò di morire, sono curiosa di vedere e quantificare tutto quello che ho realizzato nella mia vita. Ci guardammo un po’ perplessi e, dopo un attimo di esitazione, mi feci coraggio e gli chiesi: scusa la mia curiosità, ma sarai tu a stabilire quando dovrai morire? Certamente, rispose lei, senza nessuna esitazione, da anziani, saremo noi stessi a decidere quando morire, per la semplice ragione che, a quel punto, ci saremo stancati della vita. Incuriosito da quel punto di vista, almeno inusitato, continuai l'interrogatorio: ma perché ci si dovrebbe stancare della vita, ammettendo che uno ne conduca una agiata e felice? Con la stessa sicurezza ostentata prima, lei rispose: è il ripetersi delle nostre azioni quotidiane che ci vengono a noia, fino a farci desiderare la morte. E' una morte decisa per stanchezza di cose ripetute. Come se uno, nei suoi limiti, avesse provato tutto e ora non gli interessa più continuare.
Personalmente, data la mia età, ancora non sono arrivato a intravedere quegli scenari, però non riesco a immaginare che quella realtà valga per tutti. In ogni modo, quando deciderò di morire...vi terrò informati.

Ultima modifica di Tempo2011 : 08-02-2013 alle ore 06.19.57.
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Vecchio 07-02-2013, 14.16.41   #2
and1972rea
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

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Originalmente inviato da Tempo2011
Seduti comodamente in un salotto, si parlava del più e del meno come accade quando degli amici vengono a farti visita. Mentre sorseggiavamo un buon caffè, parlavamo del senso della vita, delle nostre professioni, degli obiettivi raggiunti, quelli ancora da raggiungere ecc. Fu proprio quando si parlava degli obiettivi da raggiungere che una nostra amica se né usci con questa affermazione: in vecchiaia, quando deciderò di morire, sono curiosa di vedere e quantificare tutto quello che ho realizzato nella mia vita. Ci guardammo un po’ perplessi e, dopo un attimo di esitazione, mi feci coraggio e gli chiesi: scusa la mia curiosità, ma sarai tu a stabilire quando dovrai morire? Certamente, rispose lei, senza nessuna esitazione, quando saremo anziani, saremo noi stessi a decidere quando morire, per la semplice ragione che, a quel punto, ci saremo stancati della vita. Incuriosito da quel punto di vista, almeno inusitato, continuai l'interrogatorio: ma perché ci si dovrebbe stancare della vita, ammettendo che uno ne conduca una agiata e felice? Con la stessa sicurezza ostentata prima, lei rispose: è il ripetersi delle nostre azioni quotidiane che ci vengono a noia, fino a farci desiderare la morte. E' una morte decisa per stanchezza di cose ripetute. Come se uno, nei suoi limiti, avesse provato tutto e ora non gli interessa più continuare.
Personalmente, data la mia età, ancora non sono arrivato a intravedere quegli scenari, però non riesco a immaginare che quella realtà valga per tutti. In ogni modo, quando deciderò di morire...vi terrò informati.
...decidere di morire ,sapendo che dovremo morire comunque, sarebbe come decidere di pagare in anticipo le tasse sapendo che tanto bisogna pagarle comunque ad una certa scadenza...
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Vecchio 07-02-2013, 15.54.29   #3
sgiombo
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

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...decidere di morire ,sapendo che dovremo morire comunque, sarebbe come decidere di pagare in anticipo le tasse sapendo che tanto bisogna pagarle comunque ad una certa scadenza...

Questo se si sta bene fisicamente e (comunque se) si hanno soddisfazioni e piaceri in qualtità tale da superare -per lo meno- i sacrifici che inevitabilmente ci costano.
Se a un certo punto la nostra vita non costituisse altro che una sequela di dolore e sofferenze più o meno lunga senza prospettiva di superamento credo che l' eutanasia sarebbe (per quel che mi riguarda) l ' unica cosa desiderabile.
A sessant' anni in apparente buona salute (se fossi superstizioso farei le cosrna; ma non lo sono) ci sono tante di quelle cose che mi piacerebbe intraprendere e/o continuare a fare che non me ne basterebbero altrettanti (e gli strozzini della finanaza "europeista" e i loro burattini politici mi derubano continuamente di sempre nuovi anni di strameritata pensione)!
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Vecchio 07-02-2013, 18.03.16   #4
Koirè
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

Bè io sono dell'idea che togliersi la vita non sia una gran bella cosa,specialmente se si pensa alle persone che vorrebbero vivere invece devono morire x varie malattie......però capisco anche molto bene il punto di vista della tua amica ....avendolo già da ora provato con una forte depressione questa esperienza del ripetersi delle cose...della noia..di perdere quella scintilla che ti fa venire voglia di buttarsi giù dal letto e vivere.MORIRE A VOLTE PARE UNA COSA TALMENTE GIUSTA COME SCELTA CHE IL RESTO PASSA IN SECONDO PIANO...ANCHE GLI AFFETTI PIU' CARI .Forse sarebbe stato bello se DIO ci avesse munito di un interruttore che dopo una certa età si può azionare x "spegnersi".......ma non è così.....Comunque non sento ne di giustificare ne di criticare la scelta della tua amica...anzi....
Un abbraccio a tutti.
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Vecchio 07-02-2013, 20.22.55   #5
Tempo2011
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

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and1972rea

...decidere di morire ,sapendo che dovremo morire comunque, sarebbe come decidere di pagare in anticipo le tasse sapendo che tanto bisogna pagarle comunque ad una certa scadenza...
Caro Andrea, mi perdonerai se affermo che trovo la tua risposta troppo spicciativa? Il concetto riportato da quella signora, in definitiva, potrebbe rientrare in quella "libertà" di cui tanto si parlava nell'altro thread, con la sola eccezione che qui non stiamo parlando della libertà al suicidio, ma di non lottare più per rimanere in vita. La domanda che ponevo è la seguente: possibile che il ripetersi delle nostre azioni può indurci a non lottare più per la sopravvivenza? Se solo guardiamo alla nostra quotidianità, la duplicazione dei nostri gesti, azioni, pensieri ecc. sono qualcosa di veramente ossessivo, ma che per noi è un qualcosa di normale e scontato; ma, secondo me, non è: né scontato né normale. Affermo questo, perché non si conosce il senso di tutto questo. Ovvero, non il senso "terreno" che ognuno di noi può dargli, come: gli studi, il lavoro, la famiglia, i figli ecc. ma il significato che da sempre ha cercato l'uomo tramite la filosofia. Di fatto, i nostri atteggiamenti senza il significato principale, diventano tutta vanità: tutto un correre appresso al vento, come affermava Salomone all'età di settanta anni. Perciò, a mio modo di vedere, dobbiamo lasciare da parte, comunque, "l'inevitabilità" della morte e del pagamento delle tasse, e comprendere perché, veramente, alcuni anziani si lasciano spegnere come una candela pur avendo la possibilità di aspettative di vita differenti.
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Vecchio 07-02-2013, 22.57.38   #6
0xdeadbeef
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

Quella donna è una sciocca. Ma non perchè dice di pensare a togliersi la vita, ma per i motivi che adduce (noia, stanchezza...).
Se starà bene di salute la vorrò vedere....
Un saluto a Sgiombo, che dice come sempre cose sensatissime.
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Vecchio 07-02-2013, 23.00.34   #7
and1972rea
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

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Caro Andrea, mi perdonerai se affermo che trovo la tua risposta troppo spicciativa? Il concetto riportato da quella signora, in definitiva, potrebbe rientrare in quella "libertà" di cui tanto si parlava nell'altro thread, con la sola eccezione che qui non stiamo parlando della libertà al suicidio, ma di non lottare più per rimanere in vita. La domanda che ponevo è la seguente: possibile che il ripetersi delle nostre azioni può indurci a non lottare più per la sopravvivenza? Se solo guardiamo alla nostra quotidianità, la duplicazione dei nostri gesti, azioni, pensieri ecc. sono qualcosa di veramente ossessivo, ma che per noi è un qualcosa di normale e scontato; ma, secondo me, non è: né scontato né normale. Affermo questo, perché non si conosce il senso di tutto questo. Ovvero, non il senso "terreno" che ognuno di noi può dargli, come: gli studi, il lavoro, la famiglia, i figli ecc. ma il significato che da sempre ha cercato l'uomo tramite la filosofia. Di fatto, i nostri atteggiamenti senza il significato principale, diventano tutta vanità: tutto un correre appresso al vento, come affermava Salomone all'età di settanta anni. Perciò, a mio modo di vedere, dobbiamo lasciare da parte, comunque, "l'inevitabilità" della morte e del pagamento delle tasse, e comprendere perché, veramente, alcuni anziani si lasciano spegnere come una candela pur avendo la possibilità di aspettative di vita differenti.
...mah , se l'insofferenza alla vita dovesse nascere dalla ripetizione insensata del nostro quotidiano, non vedo perche' dovremmo cominciarne a soffrire solo in tarda eta', se vi e' ripetitivita' insensata , vi e' fin dall'inizio, e tutti sono abbastanza perspicaci da coglierla; se so di iniziare un lavoro ripetitivo che non porta a nulla, non aspetto certo di impiegare un' enorme quantita' del mio prezioso tempo per stufarmi e levare il disturbo; dall'eta' dei 5 anni in su sappiamo tutti di dover morire e di dover ripetere innumerevoli volte le stesse cose per poi smettere di compierle. Io credo , invece, che l'insofferenza alla vita sopraggiunga piu' per la paura del nulla che per la noia del tutto, giunti alla fine, perdiamo ogni speranza di poter continuare a ripeterci all'infinito in una qualsiasi cosa bella o brutta che sia, e questo ci getta in uno sconforto tale da levarci ogni desiderio di continuare a fare le stesse cose per solo poche volte ancora...; gli ultimi tre o 4 gradini della faticosa scalinata che crediamo portarci al nulla, noi non abbiamo piu' voglia di compierli...il vero problema per molti , ma non per tutti, e' il nichilismo ed il terrore del nulla...
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Vecchio 08-02-2013, 00.29.09   #8
paul11
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

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Caro Andrea, mi perdonerai se affermo che trovo la tua risposta troppo spicciativa? Il concetto riportato da quella signora, in definitiva, potrebbe rientrare in quella "libertà" di cui tanto si parlava nell'altro thread, con la sola eccezione che qui non stiamo parlando della libertà al suicidio, ma di non lottare più per rimanere in vita. La domanda che ponevo è la seguente: possibile che il ripetersi delle nostre azioni può indurci a non lottare più per la sopravvivenza? Se solo guardiamo alla nostra quotidianità, la duplicazione dei nostri gesti, azioni, pensieri ecc. sono qualcosa di veramente ossessivo, ma che per noi è un qualcosa di normale e scontato; ma, secondo me, non è: né scontato né normale. Affermo questo, perché non si conosce il senso di tutto questo. Ovvero, non il senso "terreno" che ognuno di noi può dargli, come: gli studi, il lavoro, la famiglia, i figli ecc. ma il significato che da sempre ha cercato l'uomo tramite la filosofia. Di fatto, i nostri atteggiamenti senza il significato principale, diventano tutta vanità: tutto un correre appresso al vento, come affermava Salomone all'età di settanta anni. Perciò, a mio modo di vedere, dobbiamo lasciare da parte, comunque, "l'inevitabilità" della morte e del pagamento delle tasse, e comprendere perché, veramente, alcuni anziani si lasciano spegnere come una candela pur avendo la possibilità di aspettative di vita differenti.

A rischio di passare per un folle: sì siamo noi a "spegnere la luce"( a volte). La spegniamo nel più profondo di noi stessi, manco ce ne accorgiamo perchè nno è l'atto di volontà del suicidio contro l'istinto di sopravvivenza è qualcosa di molto più sottile forse di più profondo della psiche. E' attivare un timer che dice al nostro sistema immunitario di abbassare il suo livello di difesa.Qualcosa di simile avviene nella psico/fisica della depressione.
Si vede negli anziani soprattuto, quando si sente dire "non vuol più vivere ", non "reagisce".
E' la perdita di appetibilità per la vita, quando tutto sembra scontato e piatto, quando finisce la curiosità, la voglia di fare, di imparare.
Allora i giorni scorrono e sole o pioggia sono uguali, e si diventa stanchi dei gesti consueti che la vita propone.

Ma nno è detto che sia solo questo atteggiamento , e allora è anche peggio. A volte è l'apparenza che inganna, in quanto la persona si presenta normalissima con la sua attività sociale. Ha fatto scattare qualcosa dentro di sè che sempre a mio parere ( forse sono un "folle") nasce da una profonda disarmonia, uno squilibrio nella vita affettiva quasi sempre, che nno si manifesta esteriormente nel comportamento, ma è proprio il dover essere "fuori" diversi da quello che si "è dentro" che fa scattare la "molla".
Ci si mostra accomodanti mentre si vive un estremo conflitto interiore.

Ultima modifica di paul11 : 08-02-2013 alle ore 08.39.18.
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Vecchio 08-02-2013, 06.18.35   #9
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paul11

A rischio di passare per un folle: sì siamo noi a "spegnere la luce"( a volte). La spegniamo nel più profondo di noi stessi, manco ce ne accorgiamo perché non è l'atto di volontà del suicidio contro l'istinto di sopravvivenza è qualcosa di molto più sottile forse di più profondo della psiche. E' attivare un timer che dice al nostro sistema immunitario di abbassare il suo livello di difesa.Qualcosa di simile avviene nella psico/fisica della depressione.
Si vede negli anziani soprattutto, quando si sente dire "non vuol più vivere " ,non "reagisce".
E' la perdita di appetibilità per la vita, quando tutto sembra scontato e piatto, quando finisce la curiosità, la voglia di fare, di imparare.
Allora i giorni scorrono e sole o pioggia sono uguali, e si diventa stanchi dei gesti consueti che la vita propone.

Ma nno è detto che sia solo questo atteggiamento , e allora è anche peggio. A volte è l'apparenza che inganna, in quanto la persona si presenta normalissima con la sua attività sociale. Ha fatto scattare qualcosa dentro di sè che sempre a mio parere ( forse sono un "folle") nasce da una profonda disarmonia, uno squilibrio nella vita affettiva quasi sempre, che nno si manifesta esteriormente nel comportamento, ma è proprio il dover essere "fuori" diversi da quello che si "è dentro" che fa scattare la "molla".
Ci si mostra accomodanti mentre si vive un estremo conflitto interiore.
Hai fatto bene a specificare che non si tratterebbe di suicidio, come qualcuno ha interpretato, e meglio di me hai parlato di Timer e sistema immunitario. Alcuni anni fa, frequentando un circolo filosofico della zona in cui abito, ho fatto la conoscenza con un signore molto anziano. Tra noi era nata un’amicizia veramente speciale, poiché lui era un personaggio impregnato di quella saggezza acquisita con l'empirismo vissuto sulla propria pelle e anima. E' morto l'anno scorso all'età di novanta tre anni. Ebbene! In tutti gli anni che ci siamo frequentati, più di una volta mi confido che era stanco della vita, e poiché quando lo affermava, comprendevo che parlava sul serio, io cercavo di buttarla in barzelletta dicendogli: senti un po', ma a me non ci pensi, dove lo trovo un altro compagno bravo come te per giocare a scopone scientifico e parlare di filosofia? Lui ci rideva sopra, ma sono sicuro che quelle parole gli trasmettessero un po' di conforto, distogliendolo da quei pensieri. Una settimana prima di morire, il suo medico gli prescrisse delle analisi che furono tutte perfette. In pratica, è come se veramente avesse voluto spegnere l'interruttore della sua vita.

Citazione:
sgiombo

Questo se si sta bene fisicamente e (comunque se) si hanno soddisfazioni e piaceri in qualtità tale da superare -per lo meno- i sacrifici che inevitabilmente ci costano.
Se a un certo punto la nostra vita non costituisse altro che una sequela di dolore e sofferenze più o meno lunga senza prospettiva di superamento credo che l' eutanasia sarebbe (per quel che mi riguarda) l ' unica cosa desiderabile.
A sessantanni in apparente buona salute (se fossi superstizioso farei le corna; ma non lo sono) ci sono tante di quelle cose che mi piacerebbe intraprendere e/o continuare a fare che non me ne basterebbero altrettanti (e gli strozzini della finanza "europeista" e i loro burattini politici mi derubano continuamente di sempre nuovi anni di strameritata pensione)!
Infatti! Avevo messo un punto interrogativo sul fatto che non per tutti poteva essere la stessa cosa. Per altro, attenendomi alla sicurezza della mia amica, deve essere una stanchezza che ci prende nel profondo che ci induce a lasciarsi andare. Sinceramente, non so se veramente sia il ripetersi delle nostre azioni sempre uguali a determinare l'evento, ed è per questo che ho voluto il confronto su questo tema, poiché secondo lei, questo accadrebbe, indipendentemente dalla condizione fisica. Per altro, le malattie, il disagio economico ecc. sicuramente potrebbero anticipare l'idea di abbassare l'interruttore della nostra vita ma, come ho raccontato a Paul11, il mio amico di 93 anni aveva tutti i parametri degli esami giusti eppure si è lasciato andare fino alla morte.

Citazione:
Koirè

Bè io sono dell'idea che togliersi la vita non sia una gran bella cosa,specialmente se si pensa alle persone che vorrebbero vivere invece devono morire x varie malattie......però capisco anche molto bene il punto di vista della tua amica ....avendolo già da ora provato con una forte depressione questa esperienza del ripetersi delle cose...della noia..di perdere quella scintilla che ti fa venire voglia di buttarsi giù dal letto e vivere.MORIRE A VOLTE PARE UNA COSA TALMENTE GIUSTA COME SCELTA CHE IL RESTO PASSA IN SECONDO PIANO...ANCHE GLI AFFETTI PIU' CARI .Forse sarebbe stato bello se DIO ci avesse munito di un interruttore che dopo una certa età si può azionare x "spegnersi".......ma non è così.....Comunque non sento ne di giustificare ne di criticare la scelta della tua amica...anzi....
Un abbraccio a tutti.
Più che togliersi la vita, avvenimento che prevede di violentare il proprio corpo, si prendeva in considerazione l'idea di lasciarsi andare: di non combattere più. Per altro, sempre secondo la ma amica, sembra proprio che quell'interruttore di dio, da te indicato, ci sia veramente in noi, se lei ha potuto affermare di scegliere il momento della dipartita. Ora, bisognerà stabilire se lo abbassiamo per la noia del ripetersi dei nostri gesti o no. Le malattie sono un'altro discorso che, sicuramente, avvicinano di molto quella decisione.

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0xdeadbeef

Quella donna è una sciocca. Ma non perché dice di pensare a togliersi la vita, ma per i motivi che adduce (noia, stanchezza...).
Se starà bene di salute la vorrò vedere....
Un saluto a Sgiombo, che dice come sempre cose sensatissime.
Non intendeva di togliersi la vita, come suicidio, ma di non combattere più per continuare a vivere; il ché è differente. Riguardo alle motivazioni, secondo me, non mi sentirei di definirla una sciocca, anche perché è una psicoterapeuta abbastanza affermata; io l'ho presa come una sua opinione su cui riflettere.

Citazione:
and1972rea

...mah , se l'insofferenza alla vita dovesse nascere dalla ripetizione insensata del nostro quotidiano, non vedo perché dovremmo cominciarne a soffrire solo in tarda eta', se vi e' ripetitività insensata , vi e' fin dall'inizio, e tutti sono abbastanza perspicaci da coglierla; se so di iniziare un lavoro ripetitivo che non porta a nulla, non aspetto certo di impiegare un' enorme quantità del mio prezioso tempo per stufarmi e levare il disturbo; dall'età dei 5 anni in su sappiamo tutti di dover morire e di dover ripetere innumerevoli volte le stesse cose per poi smettere di compierle. Io credo , invece, che l'insofferenza alla vita sopraggiunga più per la paura del nulla che per la noia del tutto, giunti alla fine, perdiamo ogni speranza di poter continuare a ripeterci all'infinito in una qualsiasi cosa bella o brutta che sia, e questo ci getta in uno sconforto tale da levarci ogni desiderio di continuare a fare le stesse cose per solo poche volte ancora...; gli ultimi tre o 4 gradini della faticosa scalinata che crediamo portarci al nulla, noi non abbiamo più voglia di compierli...il vero problema per molti , ma non per tutti, e' il nichilismo ed il terrore del nulla.
Non si è parlato di ripetitività insensata, ma di ripetersi all'infinito e, come certo comprenderai, più si allunga la vita e più le ripetizioni aumentano. Per altro: che cosa intendi per "il nulla".
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Vecchio 08-02-2013, 08.13.21   #10
gyta
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Riferimento: Quando deciderò di morire.

Citazione:
possibile che il ripetersi delle nostre azioni può indurci a non lottare più per la sopravvivenza?
(Tempo2011)
Penso proprio di sì.
Ad esclusione di chi non ne è (e non ne vuole essere) cosciente e dispregiativamente soprannominiamo “zombie”,
ciò che ci dona il desiderio di vivere e implicitamente anche quello di sopravvivere è il senso ed il fine che diamo alle nostre azioni
dove la ripetitività viene accettata semplicemente come un aspetto obbligato della risposta ai nostri bisogni biologici.

Se il vivere si esaurisce nella semplice risposta alle necessità biologiche la vita si trasforma in sopravvivenza e la vita dell’essere umano assume sempre più le sembianze di un vegetare, la ricerca della felicità e la coscienza di sé vengono risucchiate in oblio di sé e di senso e ciò che resta a determinare l’anima della vita viene a mancare. Che senso avrebbe allora lo scorrere del tempo senza la presenza di un’esperienza profonda portata in emersione? Solo la freddezza di sentirsi oggetto, luogo di realizzazione di una natura estranea, aliena.
Questa è la morte dell’essere. La morte della luce nell’uomo e del suo potere.

Citazione:
Ci si mostra accomodanti mentre si vive un estremo conflitto interiore
(Paul11)
Già!

Citazione:
non vedo perche' dovremmo cominciarne a soffrire solo in tarda eta', se vi e' ripetitivita' insensata , vi e' fin dall'inizio, e tutti sono abbastanza perspicaci da coglierla; se so di iniziare un lavoro ripetitivo che non porta a nulla, non aspetto certo di impiegare un' enorme quantita' del mio prezioso tempo per stufarmi e levare il disturbo
(And1972rea)
Infatti anche secondo me l’affermazione fatta dall’amica di Tempo non è che un tentativo
di esprimere una sua stanchezza presente.. vestita da ipotetiche volontà future.
gyta is offline  

 



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