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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 19-01-2013, 22.24.58   #1
0xdeadbeef
Ospite abituale
 
Data registrazione: 14-12-2012
Messaggi: 381
Kant: chi sei?

Noto in questo forum un certo interesse per quello che io considero il più grande tra i filosofi: Kant, ossia
colui che, come è stato detto: "camminò, come un gigante, sopra il passato e sopra il futuro".
Ma in cosa consiste la grandezza di Kant? A mio avviso, essa è dovuta soprattutto al fatto che Kant pose
domande, non formulò risposte. Soprattutto una domanda: "uomo cosa sei?" ("troppo poco per essere Dio, troppo
per essere un caso").
Rispondere alle domande che Kant ha posto vuol dire avere le risposte a domande come questa. Solo allora si
potrà dire di aver "oltrepassato" Kant; non prima.
Kant comincia la sua serie di domande con la monumentale "Critica della Ragion Pura" (CrP).
La domanda che la CrP pone è questa: cosa posso sapere? La risposta che dà Kant è la stessa di Socrate: posso
sapere solo di non sapere.
La domanda successiva è posta nella Critica della Ragion Pratica: cosa posso fare, allora (se so di non sapere)?
La risposta di Kant è esplicita: si deve agire come se si sapesse.
La terza capitale domanda di Kant è posta ne: "La Religione entro i limiti della sola ragione": ma allora
"come" agire? La risposta è questa: si deve agire in conformità della legge morale, che è posta in noi dall'idea
di Dio; un Dio della cui esistenza possiamo solo sperare.
Kant non crede in Dio (è bene essere chiarissimi su questo aspetto, che in troppi ancora male interpretano).
Per Kant, Dio non ha più realtà dell'idea di avere "cento talleri in tasca" (la metafora è dello stesso Kant),
eppure egli intravvede in Dio l'unico fondamento certo su cui la legge morale può appoggiarsi (l'eco di Ivan,
che ne: I Fratelli Karamazov" afferma: "se Dio non esiste, allora tutto è lecito", è fortissima).
Tanto da far scrivere nel suo epitaffio: "un cielo di stelle sopra di me, la legge morale dentro di me". Che
altro non rappresentano se non i motivi della sua speranza di una esistenza di Dio "fuori" da quel soggetto
di cui lui è stato primo e massimo cantore.
(PS. Chiedo scusa se non sarò molto sollecito nelle risposte, ma ho troppi "threads" aperti).
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 20-01-2013, 17.01.50   #2
Koirè
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L'avatar di Koirè
 
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Messaggi: 111
Riferimento: Kant: chi sei?

Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
Noto in questo forum un certo interesse per quello che io considero il più grande tra i filosofi: Kant, ossia
colui che, come è stato detto: "camminò, come un gigante, sopra il passato e sopra il futuro".
Ma in cosa consiste la grandezza di Kant? A mio avviso, essa è dovuta soprattutto al fatto che Kant pose
domande, non formulò risposte. Soprattutto una domanda: "uomo cosa sei?" ("troppo poco per essere Dio, troppo
per essere un caso").
Rispondere alle domande che Kant ha posto vuol dire avere le risposte a domande come questa. Solo allora si
potrà dire di aver "oltrepassato" Kant; non prima.
Kant comincia la sua serie di domande con la monumentale "Critica della Ragion Pura" (CrP).
La domanda che la CrP pone è questa: cosa posso sapere? La risposta che dà Kant è la stessa di Socrate: posso
sapere solo di non sapere.
La domanda successiva è posta nella Critica della Ragion Pratica: cosa posso fare, allora (se so di non sapere)?
La risposta di Kant è esplicita: si deve agire come se si sapesse.
La terza capitale domanda di Kant è posta ne: "La Religione entro i limiti della sola ragione": ma allora
"come" agire? La risposta è questa: si deve agire in conformità della legge morale, che è posta in noi dall'idea
di Dio; un Dio della cui esistenza possiamo solo sperare.
Kant non crede in Dio (è bene essere chiarissimi su questo aspetto, che in troppi ancora male interpretano).
Per Kant, Dio non ha più realtà dell'idea di avere "cento talleri in tasca" (la metafora è dello stesso Kant),
eppure egli intravvede in Dio l'unico fondamento certo su cui la legge morale può appoggiarsi (l'eco di Ivan,
che ne: I Fratelli Karamazov" afferma: "se Dio non esiste, allora tutto è lecito", è fortissima).
Tanto da far scrivere nel suo epitaffio: "un cielo di stelle sopra di me, la legge morale dentro di me". Che
altro non rappresentano se non i motivi della sua speranza di una esistenza di Dio "fuori" da quel soggetto
di cui lui è stato primo e massimo cantore.
(PS. Chiedo scusa se non sarò molto sollecito nelle risposte, ma ho troppi "threads" aperti).

Kant era un uomo come noi,con i suoi pregi e difetti.Sapeva usare l'intuito e la sua straordinaria intelligenza in maniera corretta...ha posto domande che sono pietre miliari ancora ora..Però era umano ed è morto da umano...e in questo mi consolo:un pò li somiglio.
Koirè is offline  
Vecchio 20-01-2013, 18.46.13   #3
femmefatale
Cioraniana Incrollabile
 
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Messaggi: 154
Riferimento: Kant: chi sei?

Rispondendo alla tua domanda, in cosa consista la grandezza di Kant,
io direi che consiste in quel concetto (che ho più volte rielaborato, essendomi stato molto utile!) dello spazio e del tempo, le categorie trascendentali; aver dimostrato che spazio e tempo non sono che lenti, artifici, che l'essere umano ha creato, per potersi illudere che la sua vita abbia un senso spazializzato e/o temporalizzato. Invece non è affatto così.
Poi ho rielaborato ulteriormente questo concetto...
Una volta, l'estate scorsa, ero preda di un pianto tremendo; riflettendo un poco, pensando a Kant, ho compreso che stavo piangendo per qualcosa che non sussisteva affatto, se non nella "mia categoria trascendentale", nella mia concezione che io avevo, ma che ormai, non esisteva più nella realtà. Sotto un certo punto di vista, tale pensiero mi ha aiutato a piangere di meno.
Più in generale, credo che una rielaborazione del pensiero kantiano si possa fare anche attualmente. Un mio amico aveva anche proposto una rilettura di Kant in chiave "cyber", alludendo alla realtà internettiana che viviamo, che in effetti si potrebbe anche prestare a molti concetti di Kant, e anche, dell'Idealismo.
femmefatale is offline  
Vecchio 21-01-2013, 21.27.17   #4
0xdeadbeef
Ospite abituale
 
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Messaggi: 381
Riferimento: Kant: chi sei?

@ Koirè e Femmefatale
Io credo che la grandezza di Kant sia stata, come accennavo, l'aver "camminato, come un gigante, sopra il
passato e sopra il futuro".
Kant è l'unico filosofo, io credo, capace di spaziare da Socrate a Cioran (noto che Femmefatale ha una certa
simpatia per questo letterato e filosofo - simpatia che condivido).
Kant analizza e ci rende in tutta la sua magnificenza la celebre affermazione socratica "so di non sapere".
La Critica della Ragion Pura così risponde alla pretesa "illuministica" che la ragione possa arrivare dovunque.
Egli istituisce appunto un "tribunale della ragione", che ne mette spietatamente in luce la limitatezza.
Tuttavia, dice Kant, la ragione è l'unica guida che abbiamo. E perciò è "dalla" ragione che egli parte per
formulare una "weltanchauung"; una "visione del mondo"; di straordinaria acutezza (e di altrettanto
straordinaria complessità e problematicità).
Cosa fare quando si sa di non sapere (cosa fare, intendo, oltre ad espletare le funzioni meramente vitali)?
Come prendere posizione, ad esempio, per un valore morale piuttosto che per un altro?
Qui Kant opera quello che è, a mio avviso, un autentico capolavoro del pensiero. Egli demolisce ogni pretesa
razionale di fondare un qualsiasi valore morale (al valore morale darà il colpo di grazia un altro
grandissimo del pensiero: Nietzsche, affermando che la moralità nasce dalla volontà di potenza).
Kant sembra quasi anticipare Nietzsche: è la volontà soggettiva a dover operare una "scelta di valore"; e
conseguentemente a questa scelta agire come se si sapesse; come se si conoscesse la fondatezza e la verità di
quel valore (Max Weber dirà che coloro non in grado di sopportare virilmente questa verità, è meglio che si
lascino cullare dalle amorevoli braccia della fede religiosa).
Ma Kant va ancora oltre (in un terreno che, ove non si conoscano bene queste premesse, potrebbe facilmente
condurre a gravi fraintendimenti): egli afferma che il valore religioso, "Dio", è l'unico fondamento possibile
del valore morale (qui saranno Dostoevskij e Tolstoj, e forse persino Camus, a demolire definitivamente ogni
pretesa "laica" di fondare il valore morale, mostrandone chiaramente l'intima natura metafisica).
Ecco perchè colui che affermava che l'idea di Dio non aveva più realtà dell'idea di avere cento talleri in
tasca, finisce per iscrivere nel proprio epitaffio i due principali motivi ("un cielo stellato sopra di me,
la legge morale dentro di me") della sua assurda speranza.
un saluto
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Vecchio 22-01-2013, 10.38.38   #5
sgiombo
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Riferimento: Kant: chi sei?

Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
"come" agire? La risposta è questa: si deve agire in conformità della legge morale, che è posta in noi dall'idea
di Dio; un Dio della cui esistenza possiamo solo sperare.
Kant non crede in Dio (è bene essere chiarissimi su questo aspetto, che in troppi ancora male interpretano).
Per Kant, Dio non ha più realtà dell'idea di avere "cento talleri in tasca" (la metafora è dello stesso Kant),
eppure egli intravvede in Dio l'unico fondamento certo su cui la legge morale può appoggiarsi (l'eco di Ivan,
che ne: I Fratelli Karamazov" afferma: "se Dio non esiste, allora tutto è lecito", è fortissima).
Tanto da far scrivere nel suo epitaffio: "un cielo di stelle sopra di me, la legge morale dentro di me". Che
altro non rappresentano se non i motivi della sua speranza di una esistenza di Dio "fuori" da quel soggetto
di cui lui è stato primo e massimo cantore.
(PS. Chiedo scusa se non sarò molto sollecito nelle risposte, ma ho troppi "threads" aperti).


Perchè mai la legge morale dovrebbe aver bisogno del concetto di Dio come suo necessario fondamento certo?
Io credo che la legge morale la sentiamo tutti dentro di noi in conseguenza di un fatto scientificamente accertato, l' evoluzione biologica per mutazioni genetiche casuali e selezione naturale (relativa e non "fondamentalisticamente" intesa "a la sociobiologia (ideologia antiscientifica, oltre che reazionaria, quant' altra mai)"; la sentiamo tutti nei suoi aspetti universalissimi e immutabili; altri credo siano socialmente condizionati e dunque "relativamente particolari", oltre che in mollti casi transeunti, legati a tempi e luoghi).
Questo fondamento scientifico mi pare fra l' altro ben più solido di quello teologico.
D'altra parte questa inutilità del concetto di dio a fondamento dell' etica mi sembra appaia lampante se solo si considera da una parte quanti credenti si comportino in maniera immorale (o anche amorale; a cominciare dalla stragrande maggioranza dei papi di Roma di ieri e di oggi, a parte il fatto che mi sembra lecito per lo meno dubitare della fede in dio per lo meno di molti di loro) e quanti atei siano fulgidi esempi di moralità, con la loro vita (credo proprio che tra moralità e credenze "in campo ontologico" non vi sia proprio alcuna relazione e in particolare che moralità, immoralità e amoralità siano di fatto equamente distribuite fra i credenti in tutte le religioni e gli atei).
sgiombo is offline  
Vecchio 22-01-2013, 13.59.27   #6
Giorgiosan
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Messaggi: 2,009
Riferimento: Kant: chi sei?

Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
Noto in questo forum un certo interesse per quello che io considero il più grande tra i filosofi: Kant, ossia
colui che, come è stato detto: "camminò, come un gigante, sopra il passato e sopra il futuro".
Ma in cosa consiste la grandezza di Kant? A mio avviso, essa è dovuta soprattutto al fatto che Kant pose
domande, non formulò risposte. Soprattutto una domanda: "uomo cosa sei?" ("troppo poco per essere Dio, troppo
per essere un caso").
Rispondere alle domande che Kant ha posto vuol dire avere le risposte a domande come questa. Solo allora si
potrà dire di aver "oltrepassato" Kant; non prima.
Kant comincia la sua serie di domande con la monumentale "Critica della Ragion Pura" (CrP).
La domanda che la CrP pone è questa: cosa posso sapere? La risposta che dà Kant è la stessa di Socrate: posso
sapere solo di non sapere.
La domanda successiva è posta nella Critica della Ragion Pratica: cosa posso fare, allora (se so di non sapere)?
La risposta di Kant è esplicita: si deve agire come se si sapesse.
La terza capitale domanda di Kant è posta ne: "La Religione entro i limiti della sola ragione": ma allora
"come" agire? La risposta è questa: si deve agire in conformità della legge morale, che è posta in noi dall'idea
di Dio; un Dio della cui esistenza possiamo solo sperare.
Kant non crede in Dio (è bene essere chiarissimi su questo aspetto, che in troppi ancora male interpretano).
Per Kant, Dio non ha più realtà dell'idea di avere "cento talleri in tasca" (la metafora è dello stesso Kant),
eppure egli intravvede in Dio l'unico fondamento certo su cui la legge morale può appoggiarsi (l'eco di Ivan,
che ne: I Fratelli Karamazov" afferma: "se Dio non esiste, allora tutto è lecito", è fortissima).
Tanto da far scrivere nel suo epitaffio: "un cielo di stelle sopra di me, la legge morale dentro di me". Che
altro non rappresentano se non i motivi della sua speranza di una esistenza di Dio "fuori" da quel soggetto
di cui lui è stato primo e massimo cantore.
(PS. Chiedo scusa se non sarò molto sollecito nelle risposte, ma ho troppi "threads" aperti).


Kant fa una critica alle prove tradizionale dell’esistenza di Dio, prove che sono: ontologica, cosmologica, fisico teologica.
Quella ontologica (S.Anselmo) consiste nell’includere l’esistenza nel concetto di perfezione divina.
In breve:
Anselmo parte dal concetto di Dio: un essere del quale non si può pensare uno maggiore
Essendo Dio l'Essere supremo e perfettissimo non può essere difettoso di qualcosa, in specie dell'esistenza.

Quale è la critica kantiana (con l’analogia dei cento talleri)?
Sentiamola da Kant stesso:
Ora, se io prendo il soggetto (Dio) con tutti insieme i suoi predicati (ai quali appartiene anche l'onnipotenza), e dico: Dio è, ? C'è un Dio, io non affermo un predicato nuovo del concetto di Dio, ma soltanto il soggetto in sé con tutti i suoi predicati, e cioè l'oggetto in relazione col mio concetto. Entrambi devono avere esattamente un contenuto identico, e però nulla si può aggiungere di più al concetto, che esprime semplicemente la possibilità, per il fatto di pensare l'oggetto come assolutamente dato (con l'espressione: egli è). E così il reale non viene a contenere niente più del semplice possibile. Cento talleri reali non contengono assolutamente nulla di più di cento talleri possibili. Perché, dal momento che i secondi denotano il concetto, e i primi invece l'oggetto e la sua posizione in sé, nel caso che questo contenesse più di quello, il mio concetto non esprimerebbe tutto l'oggetto, e però anch'esso non ne sarebbe il concetto adeguato. Ma rispetto allo stato delle mie finanze nei cento talleri reali c'è più che nel semplice concetto di essi (cioè nella loro possibilità). Infatti l'oggetto, per la realtà, non è contenuto senz'altro, analiticamente nel mio concetto, ma s'aggiunge sinteticamente al mio concetto (che è una determinazione del mio stato), senza che per questo essere fuori del mio concetto questi cento talleri stessi del pensiero vengano ad essere menomamente accresciuti.

Kant non crede in Dio ... vale a dire che Kant era ateo?

Espresso così suona come uno sbaglio madornale, uno sfondone.

Kant con la sua critica sostiene che non è possibile dimostrare l’esistenza di Dio né la sua inesistenza.

Secondo Kant, Dio è un postulato della ragione (pratica) senza la postulazione del quale non ha alcun senso la morale.

La fondazione poi della morale è “noumenica”, per così dire, essendo costituita dall’imperativo categorico cioè da una obbligazione assoluta.

Ti consiglio di esprimerti meglio perché non c'è alcun dubbio che Kant era un credente ... era una specie di pietista eretico.

Ultima modifica di Giorgiosan : 22-01-2013 alle ore 19.01.53.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 22-01-2013, 20.09.22   #7
green&grey pocket
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Riferimento: Kant: chi sei?

per me il merito più grande è di aver intuito l'infinito come tensione a, se non fosse che è già in nuce a newton e leibniz, e di averne tratto le conseguenze analitiche, dando inizio di fatto all'idealismo, e non certo al cristianesimo come invece sembra dalle vostre parole essere.


in tal senso a giorgiosa rimando a qui https://www.riflessioni.it/forum/filo...ntraddice.html doveti spiego perchè nella ragion pratica il concetto di dio è assente.
è cioè il wirken e la presenza a se stessi della libertà che conduce alla azione morale, non dio. (che poi a distanza di anni cercherà di ammorbidire nella critica dei costumi il suo pensiero ateo, è un altro paio di maniche, anche perchè appunto al massimo è un dio metafisico, luterano forse come azzarda leibcnit non certo cattolico-cristiano e questo va detto!)
green&grey pocket is offline  
Vecchio 22-01-2013, 21.56.08   #8
0xdeadbeef
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Riferimento: Kant: chi sei?

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Kant non crede in Dio ... vale a dire che Kant era ateo?

Espresso così suona come uno sbaglio madornale, uno sfondone.

Kant con la sua critica sostiene che non è possibile dimostrare l’esistenza di Dio né la sua inesistenza.

Secondo Kant, Dio è un postulato della ragione (pratica) senza la postulazione del quale non ha alcun senso la morale.

La fondazione poi della morale è “noumenica”, per così dire, essendo costituita dall’imperativo categorico cioè da una obbligazione assoluta.

Ti consiglio di esprimerti meglio perché non c'è alcun dubbio che Kant era un credente ... era una specie di pietista eretico.
@ Giorgiosan
Esatto: Kant non "crede", ma solo "spera" in Dio (questa è l'interpretazione che io ricavo da: "La religione
entro i limiti della sola ragione").
Era "ateo"? Quanto può esserlo uno fa scrivere nel proprio epitaffio i motivi della sua speranza in Dio.
Inoltre, Kant afferma che non si può essere certi dell'inesistenza di Dio. Che non è la stessa cosa che porre
in parità, per così dire, le probabilità dell'esistenza o dell'inesistenza.
A mio avviso, per Kant vale quando disse Tertulliano ("credo quia absurdum"), solo che Kant "lima" ancora
quel "credo", e lo fa diventare "spero".
Tutto ciò si riversa anche nella concezione giuridica che ha Kant; una concezione in cui la legge morale può
"ispirare", ma mai "determinare" la legge giuridica (per Kant insomma il peccato non equivale al reato).
un saluto
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 23-01-2013, 15.31.36   #9
0xdeadbeef
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Riferimento: Kant: chi sei?

@ Giulio
La legge morale ha bisogno del concetto di Dio semplicemente perchè già il dire "moralità" è un dire metafisico.
Quindi, ritengo, poco importa se ci si riferisce a un Dio storicamente dato (quale poi? Hai presente Fantozzi
che, quando muore, va in Paradiso e ci trova Buddha? - " mi scusi, pensavo ci fosse l'altro", gli dice in una scena
spassosissima) o ad una concezione infinita dell'essere umano (poco importa, beninteso, ai fini dell'argomento
di questa discussione, perchè da altri punti di vista, ad esempio da quello politico, importa e parecchio).
Come puoi parlare di "scientificamente accertato"; di "evoluzione biologica" in riferimento alla moralità?
La moralità non può fondarsi su nessun aspetto "fisico"; ma solo ed esclusivamente sull'aspetto metafisico.
La assai scarsa (per me: nulla) scientificità dell'evoluzione biologica in riferimento alla moralità è, credo,
lampante nelle tue stesse parole, quando parli di una legge morale che: "sentiamo dentro di noi nei suoi
aspetti universali ed immutabili" (sembra l'epitaffio di Kant, il quale però è consapevole trattarsi di
metafisica).
Non è questione di ragionare di Dio (magari il Dio dei papi e dei talebani) o dell'uomo "spirito del mondo"
(come Hegel), ma di ciò che è fisico e di ciò che è metafisico.
un saluto
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 23-01-2013, 17.33.42   #10
Giorgiosan
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Riferimento: Kant: chi sei?

Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
@ Giorgiosan
Esatto: Kant non "crede", ma solo "spera" in Dio (questa è l'interpretazione che io ricavo da: "La religione
entro i limiti della sola ragione").
Era "ateo"? Quanto può esserlo uno fa scrivere nel proprio epitaffio i motivi della sua speranza in Dio.
Inoltre, Kant afferma che non si può essere certi dell'inesistenza di Dio. Che non è la stessa cosa che porre
in parità, per così dire, le probabilità dell'esistenza o dell'inesistenza.
A mio avviso, per Kant vale quando disse Tertulliano ("credo quia absurdum"), solo che Kant "lima" ancora
quel "credo", e lo fa diventare "spero".
Tutto ciò si riversa anche nella concezione giuridica che ha Kant; una concezione in cui la legge morale può
"ispirare", ma mai "determinare" la legge giuridica (per Kant insomma il peccato non equivale al reato).
un saluto

Kant aveva la speranza ...
aver fede in Dio, credere, sperare sono sinonimi.

L’ideale kantiano della comunità etica trova nelle intenzioni della ragion pratica la garanzia dell’"instaurabilità" di un Regno di Dio sulla terra. Ne “La religione nei limiti della semplice ragione” del 1793, la società ideale prende il nome di “chiesa invisibile” e serve da modello per ogni comunità reale. La realizzazione, dice Kant, è minacciata dal male radicale, cioè dall’egoismo umano, come ogni realizzazione pratica. Dice inoltre che la fondazione di un popolo di Dio in questo mondo è una impresa che non può essere compiuta dagli uomini ma solo da Dio a motivo dell’irrazionalità del male.
Inoltre nella stessa opera afferma che la rivelazione come la sfera più ampia che include in sé la sfera più ristretta della religione della pura ragione ma che egli da filosofo deve attenersi solo a questa.
Anche il regno dei fini, è nient’altro che il regno dei cieli, espresso in chiave pratico-filosofica.
P.S.
Inoltre Kant ha una concezione della fede molto forte, un tener per vero:
Fede (come habitus non come actus) è il modo di pensare morale della ragione nel tener per vero ciò che per la conoscenza teoretica è inaccessibile. La fede (detta così assolutamente) è una fiducia nel raggiungimento di un intento che è dovere favorire, la possibilità della cui esecuzione però non può essere compresa da noi (e quindi non può essere compresa neanche la possibilità delle uniche condizioni per noi pensabili). Dunque la fede che si riferisce a speciali oggetti, che non sono oggetti del sapere o dell'opinare possibile, è interamente morale. È un libero tener per vero, non di ciò per cui si possono trovare prove dogmatiche per la facoltà teoreticamente determinante di giudizio, né di ciò a cui ci riteniamo vincolati, ma di ciò che ammettiamo a vantaggio di un intento secondo le leggi della libertà
I. Kant, Critica della facoltà di giudizio, Einaudi 1999, pp. 278-279.

Kant è un cristiano credente e non vedo come si possa sostenere altro da questo.


Spero che tu non mi obblighi a citarti in tutte le sue opere tutto quanto conferma quello che dico ...

Ti gioverebbe, se vuoi conoscere l'anima religiosa di Kant farti una idea di ciò che ere il pietismo.

Le radici della personalità di Kant sono da ricercarsi nel pietismo che era una corrente religiosa sorta dal luteranesimo e che poi si diffuse anche fuori dalla Germania.
Il pietismo era una reazione contro la rigidità della teologia scolastica luterana e contro il carattere formale della religiosità.

Ambiva ad essere una religiosità del cuore, un cristianesimo attivo pieno di pietà e soprattutto aspirava ad una pratica morale rigorosa. I luterani pensavano alla giustificazione i pietisti alla santificazione. Kant ricevette una educazione morale molto rigida da parte della madre pietista e coerente con questa educazione fu il suo ingresso nel Collegium Fridericianum di cui Kant disse che era “un baluardo del cuore e della morale contro la "viziosità” anche se un altro biografo afferma che quelle parole di gratitudine si riferivano all’educazione religiosa familiare (e mi convince più questa).

Ultima modifica di Giorgiosan : 24-01-2013 alle ore 10.42.10.
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