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Vecchio 12-12-2013, 03.04.48   #11
GABRIELE PECCI
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 13-11-2013
Messaggi: 5
Citazione:
Originalmente inviato da naruto
Mi permetto di definire la parola progresso in maniera univoca: l'avanzamento verso la conoscenza. Questa definizione mi è utile ai fini del discorso in quanto il grado di sapienza(considerata in tutte le sue forme) e al contempo lo sviluppo della tecnica ha da sempre determinato gli aspetti sociali,etici,economici e religiosi della società occidentale (secondo me). Oggi viviamo in una società in cui lo sviluppo della conoscenza e delle tecniche riceve un grandissimo supporto dal sistema capitalistico. Le aziende incentivano e finanziano la ricerca scientifica, anche se in quasi tutti i casi questa è opportunamente direzionata al perseguimento dell'utile. E' dunque indubbio che il capitalismo abbia accelerato notevolmente lo sviluppo della tecnica.Oggi attraverso questo sviluppo riusciamo a rispondere a quesiti che non hanno mai ricevuto risposte sicure e soddisfacenti in millenni di ricerche e speculazioni e di esempi se ne possono fare a bizzeffe.Le moderne tecniche di neuroimaging,per fare un esempio, hanno risposto a problemi morali portati avanti da più di 2500 anni e hanno reso possibile un avanzamento verso la comprensione della natura umana,intesa come unità psicofisica,senza precedenti (vi invito caldamente a interessarvi alle neuroscienze). Il capitalismo dunque,e tutto ciò che ne consegue, ha avuto effetti estremamente benefici su questo piano e ha permesso una notevole accelerazione del progresso,inteso come avanzamento verso la conoscenza e,conseguentemente, estendibile anche agli aspetti sociali,etici,economici e politici della società. Pensiamo ad esempio ad internet ed alle figure che ne sono nate,come Julian Assange. Il web si è diffuso così in fretta proprio perché alcuni esseri umani ne hanno intravisto la potenziale redditività economica.Oggi è uno strumento che ha un potere informativo infinito e costituisce concretamente il ponte verso un'umanità più libera,che ha la possibilità di difendersi sia dall'alienazione,attraverso appunto una maggiore informazione e consapevolezza di ciò che accade, sia dalle figure truffaldine(massoni,banchieri, politici ecc.) che influenzano pesantemente le società. Riconosco d'altra parte che un discorso del genere non può reggere:oggi l'uomo,con le conoscenze che ha,dovrebbe puntare a molto di più ed evolversi culturalmente sotto questo punto di vista,riconoscendo nel perseguimento della conoscenza(e il progresso socio-economico-morale che ne deriva) qualcosa di molto più alto del mero ottenimento di un utile elevato,come fanno,nel loro piccolo,molti ricercatori che spendono volentieri gran parte della loro vita per la ricerca. Possiamo dunque riconoscere al capitalismo una forte valenza positiva,ma a mio avviso non ci legittima ad accettare gli aspetti negativi di cui si è parlato sopra come delle inevitabili conseguenze. Il progresso scientifico e tecnologico oggi avanza più veloce che mai, ma il problema che permane è la cultura delle aziende che si cela dietro di esso e che oggi si sta via via cementando.Il progresso,inteso come il perseguimento della conoscenza,dovrebbe essere la linea guida di condotta dell'uomo, il denaro uno dei mezzi per raggiungere questo progresso. Mi auguro che questo discorso,che oggi può sembrare a tratti utopistico,sarà un giorno una concreta possibilità per l'uomo.



Il mio commento non era fatto per condannare il sistema capitalistico in toto (nonostante le premesse ci sarebbero tutte visto il livello "umano" e di "umanità" che ha prodotto), infatti è innegabile che abbia anche portato o per meglio dire agevolato a notevoli sviluppi in determinati campi, come la scienza, la medicina e la comunicazione. Voglio affermare però, come scritto sul mio precedente intervento (dove ho parlato della metafora/denuncia sociale del film di Béla Tarr, sorvolando sui molti errori grammaticali ivi presenti) che la conoscenza nello sviluppo di una società civile e civilizzata dovrebbe essere sempre accompagnata se non preceduta in altrettanti essenziali campi, anche da una sua coscienza. Solo in questo modo è possibile creare modelli sociali (valutati anche su un piano etico/umano) validi per tutti. In altre parole valutare seriamente l'attuabilità o meno di un piano tecnico/economico/politico/sociale (l'ordine non è casuale visti i tempi), che ha un impatto diretto sull'uomo (e sul suo riconoscimento di se in quanto tale, quindi almeno avere un sacrosanto diritto di precedenza per i suoi bisogni primari) e di una sua funzionalità soggettiva concreta, immerso come ora dentro una società e un ambiente (ormai un mondo) completamente dettati e comandati in ogni suo ambito, solo da e per, una mera funzionalità di un regime sociale tecnico/economico.


Basta pensare a questo semplice dato di fatto

un tempo l'uomo adoperava in ogni ambito la tecnica come suo mezzo per raggiungere un fine

oggi l'uomo occidentale, ma non solo visto che il prezzo più alto per il nostro vivere ben al di sopra delle nostre vere necessità lo pagano altri; è completamente dipendente in ogni suo bisogno anche primario dalla tecnica e dallo sviluppo di questa.

quindi se la tecnica o lo sviluppo tecnico non ha un fine se non il proprio autopotenziamento, ora è l'uomo ad essere il mezzo che adopera la tecnica per raggiungere il suo "fine non fine" cioè il suo continuo evolversi.

da qui nasce l'alienazione e la paura dell'uomo, il suo non trovarsi più sicuro (essendosi privato di ogni certezza e valore stabile su cui costruire la propria personalità e riconoscere quindi il proprio ruolo) in un mondo dominato solo dalla conoscenza tecnica e dal suo infinito incedere.
GABRIELE PECCI is offline  
Vecchio 13-12-2013, 16.02.32   #12
0xdeadbeef
Ospite abituale
 
Data registrazione: 14-12-2012
Messaggi: 381
Riferimento: Il falso progresso

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Ma non vedo perché non si possa parlare di progresso o regresso o cosa ci sia di metafisico!
@ Ulysse
Se tu definisci il progresso come il procedere verso un bene considerato comune, dai del progresso un
significato di "desiderabile". Ovvero: è un tuo desiderio che una serie di eventi si svolga in un senso
piuttosto che in un altro.
Se io ti dicessi che il progresso è il procedere verso un bene soggettivamente considerato tu cosa mi rispondi?
Mi dici che ciò che io desidero è regresso?
Dici che il progresso è relativo. No, i "significanti" (cioè noi che interpretiamo il termine) si situano nel
relativo (come nell'esempio che ti ho fatto); ma il significato - del termine progresso - è un significato
metafisico, perchè definisce sempre e comunque un desiderio.
Come fai a dire che cinque, o dieci secoli fa si stesse meglio o si stesse peggio di adesso? Certo, uno che
ha mal di denti ti direbbe che oggi si sta infinitamente meglio, ma che ti avrebbe detto un ebreo nel 1944 (il
paragone è insolente - e ridicolo - ma adesso non mi viene di meglio)?
Sei tu che lo dici o possiedi un criterio oggettivo ed inattacabile per dire cosa è progresso e cosa è regresso?
ciao
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 13-12-2013, 19.07.53   #13
Roquentin
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 28-11-2013
Messaggi: 23
Riferimento: Il falso progresso

La nozione di progresso, oggi più che mai, coinvolge una quantità di fenomeni troppo vasta per essere ridimensionata a vecchie definizioni.*
Leggendo Naruto ho sorriso perché il suo discorso abbonda di un positivismo al quale sono estraneo. Comprendo la posizione, ma non la condivido.*
Dal mio piccolo vorrei suggerire uno spunto, un modo altro, per analizzare un problema troppo generale. Forse é opportuno domandarsi non tanto su cosa sia il progresso o il falso progresso, ma su come la nostra percezione del progresso sia compromessa da un'accessibilità pressoché abissale. Mi riferisco alla rete, ed alla comunicazione continua in cui, bene o male, siamo tutti immessi.

Senza tenere conto di questo ci troveremmo nell'antica contrapposizione tra positivisti ed antipositivisti. Oggi il progresso si da e si espone anche attraverso il nostro modo di assimilarlo. Ed é spesso una assimilazione acritica.*
La rete in primis ci espone il mondo e ci dona l'illusione, eccetto rari casi, che esso sia interamente conoscibile e quindi riducibile.*

L'esperienza che io ho fatto del mondo non é paragonabile a quella di chi non ha mai maneggiato internet, o di chi non é mai stato sovraesposto alla mediaticità.*

Io credo che oggi il progresso viva un'intimità profonda col nostro modo di comunicare. Molta filosofia contemporanea, Derrida ad esempio, sottolinea come i media riescano a produrre eventi che altrimenti non sarebbero accaduti... Pensiamo alle torri gemelle senza una comunicazione diretta. Pensiamo alla spettacolarizzazione di eventi che avvengono perché saranno in primo piano...*

Ragionare sul presente quando il presente é immediato é difficile, produce traumi. Dire che la rete é un bene o un male é scorretto. La rete é un modo attraverso il quale ci abituiamo al progresso senza criticarlo. Oppure diventa un lager per chi lo critica: ci si ghettizza da soli in posizioni di retroguardia.*

Perennemente possibilitati all'accesso, quindi mai sconnessi, o mai nella possibilità di non essere connessi. Il modo in cui il progresso si celebra ci rende privi di giudizio, succede molto spesso.*

La rete e il progresso sono legati. Ma parliamo di un progresso che si presenta ottimista e nasconde insidie che, osservandole bene, spaventano. É compito di chi pensa pensare il nostro tempo in modo globale: non ci sono punti fermi se non questa idea di mobilità fasulla che si realizza solo nella immobilità di potersi esporre come "profili".*

Scusate il mio periodare, ma sono convinto che la filosofia a-venire debba adeguare i propri registri e orientarli tenendo lo sguardo ben fisso sul modo di fare esperienza oggi.*

Detto in soldoni: l'alfabetizzazione ha garantito la nascita di miliardi di "profili". Quindi, torno ancora sul tema, esposti per eccelleza subiamo gli eventi senza che una "storia" abbia il tempo per digerirli. Forse la falsità é qui, o alcune sue parti derivano da tutto questo.*
Roquentin is offline  
Vecchio 14-12-2013, 14.06.22   #14
maral
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Messaggi: 1,314
Riferimento: Il falso progresso

A proposito dell'intervento di Naruto vorrei sottolineare che è comunque essenziale distinguere tra una conoscenza che ha per fine il profitto e una conoscenza che ha per fine se stessa e al limite usa il profitto come mezzo per progredire. Sono due progressi diversi, perché diverso è il fine in essi incluso ed è evidente che nel primo caso la conoscenza diventerà necessariamente solo quel tipo di conoscenza che consente un utile in termini di profitto, negando che ogni altro tipo di conoscenza sia rilevante. A tal proposito rimando volentieri a un libricino recente di N.Ordine "L'utilità dell'inutile" che prende in considerazione proprio quegli aspetti fondamentali della conoscenza che oggi restano in sottordine e pertanto regrediscono in quanto considerati non corrispondenti al target dell'utile come definito dalla visione culturale dominante e sottende l'inquietante interrogativo di quanto sia davvero utile quell'utile (ossia che non sia proprio l'inutile ciò che dovremmo considerare invece sempre di massima utilità per progredire?).
Interessante trovo il discorso di Roquentin in merito a internet come mezzo di conoscenza sempre più dominante. E' ovvio che il mezzo utilizzato condiziona il tipo di conoscenza, come già accadde per la scrittura (che pose in sottordine la conoscenza mitica mostrandone nero su bianco l'intrinseca contraddittorietà), e dunque cosa si vuole far progredire. Internet porta in primo piano l'informazione fine a se stessa estendendola all'inverosimile in quantità, ma isolandola sia dalla propria verità che dal significato che sta sotto di essa e illudendosi di esporre i puri fatti per come si presentano determina una radicale incomprensione di quegli stessi fatti. Certo, se assumiamo che progresso equivale ad avere un'esposizione quanto più rapida ed estesa possibile della possibilità di informazione internet è progresso, ma se invece assumiamo che progresso consiste in un progredire della facoltà di comprendere internet è regresso, non ne lascia il tempo necessario considerandolo di fatto una perdita di tempo. Il risultato è sentirsi sommersi da un'informazione del tutto banale e banalizzante nella sua estrema semplificazione comunicativa.
Ho poi come l'impressione che ogni progresso in senso tecnologico miri a un'esautorazione dell'umano e in questo sono perfettamente d'accordo con Roquentin. L'individuo risulta indebolito dalla sua sempre minore autonomia esistenziale frutto paradossale del poter fare più cose (anche quelle essenziali) con enorme minor fatica ma solo grazie al mezzo tecnico che peraltro padroneggia sempre meno e gli deve essere fornito dal sistema tecnologico che lui non è in grado di comprendere. Siamo sicuri che sia progresso questo?

Ultima modifica di maral : 14-12-2013 alle ore 22.47.50.
maral is offline  
Vecchio 16-12-2013, 19.28.06   #15
Roquentin
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Messaggi: 23
Riferimento: Il falso progresso

Qualche passo di Heidegger può gettare un poco di luce, ma non troppa. Quando parlava della maniglia, del doverla girare per uscire di casa... Quando diceva che spesso é necessario cercare le vie più difficili per arrivare in un certo punto...*

Soffermarsi un'istante sull'essere il proprio tempo. Credo sia importante.*

Gesti che diamo per scontati spesso occupano una vita, e la vita diventa "gestuale". Ma il gesto, in-compreso, cade nella cattiva abitudine. Non l'abitudine che ci é necessaria per vivere, ma l'abitudine all'abitudine.

Quando Maral, nell'ultimo post, teneva tra le righe Derrida (a proposito dei fatti) ho *capito che un certo occidente sta venendo meno, che forse vale ancora la pena provare a mettere in crisi la crisi che non esiste.*

Derrida é un pensatore col quale l'occidente dovrà fare i conti. É urgente recuperare un orizzonte nel quale si dia la differenza, purché *questa differenza non sia più confine, *ma con-finire, o finire assieme. Fino ad andare incontro.*

Quando Nancy indica la comunità, perché la sta indicando come qualcosa che viene meno, ci mette in guardia dall'idea di automa. Quando portare un cuore di un altro nel proprio petto ci spaventa... Forse é in quel punto che comprendiamo l'altro e quanto l'altro sia un per noi.*

Ma un progresso che non vede l'evidenza é pericoloso come una cometa che non passa dentro un'atmosfera che la riduca a se. Cosa é più evidente oggi se non l'evidenza che si espone fino a rendersi innocua?*

Un mondo troppo maneggevole, troppo vicino, avvicina alle distanze e conduce alle differenze in negativo. Dovremmo domandarci se l'uomo sia antiquato, come fece Anders. Dovremmo portare la domanda agli estremi e chiederci quanto siamo consapevoli della nostra esperienza. Senza questo, qualunque progetto e progresso é pericoloso.*
Roquentin is offline  
Vecchio 20-03-2014, 15.40.28   #16
SinceroPan
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Messaggi: 135
Riferimento: Il falso progresso

Citazione:
Originalmente inviato da GABRIELE PECCI
Il falso progresso


Questo uniformarsi di e alla massa porta ad una progressiva ma inesorabile perdita sia di coscienza che di conoscenza, non solo di se stessi, ma anche di quello che ci circonda, dove ogni potere decisionale e di controllo della persona non viene e non nasce più dalla persona stessa, ma è indotto, e quindi dettato, direttamente dalla società votata ed alimentata solo ad un consumo sempre più opulento e compulsivo.


Gabriele Pecci[/i]


l'uniformarsi rispetto alla massa è la tendenza all'Uno.. un tempo era Trascendente (tutti Credenti Religiosi).. oggi che Dio è Morto = il Limite è Creduto Morto.. l'uniformarsi è rispetto al Consumo quale Nuovo Palliativo Qua Giù che sostituisce (vedi Secolarizzazione) il Vecchio Palliativo che era la Speranza nel Là Sù.. in pratica la Razionalità Tecnico/Capitalistica ha sostituito la Irrazionalità Religiosa come Cura.. ma alla base di Entrambe vi è l'Angst Inconscia di Tutti (casalinga di Voghera, filosofo, uomo primitivo, Einstein, il Papa, io e voi) verso il Futuro, la Malattia, il Male, il Dolore, la Morte, il Nulla...

rispetto a questa pulsione di base a mio parere il Secolo 2000 presenta un momento assiale, di svolta : la Cura Consumistica si espande da 1 miliardo di persone occidentali a 7 miliardi di persone.. ma le Risorse Non Rinnovabili non consentono questa Globalizzazione della Intensità di Sfruttamento delle Risorse.. quindi il rischio grosso a mio parere e che nel giro di poche generazioni non avremo nè più la Cura Vecchia Trascendente nè Più la Cura Nuova Immanente.. e temo che l'Angst Non Più Curata potrà degenerare in Guerra Economica ed Armata.. a meno che : o la Tecnica/Razionalità riuscirà ad aggirare Vincoli Risorse.. oppure il Nuovo Ceto Medio Mondiale riuscirà ad Accettare una Decrescita (nn so se Felice ma cmq meno Infelice della Guerra) forse Rivalutando la Vecchia Speranza nel Paradiso Al di Là..
SinceroPan is offline  

 



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