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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 27-05-2015, 00.19.56   #61
paul11
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Riferimento: Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?

Citazione:
Originalmente inviato da Galvan 1224
Ho visto l’ultimo controverso film di Sorrentino “la giovinezza”, attratto dal tema (chi non lo è, man mano che gli anni procedono…), dal regista dotato di indubbio (ma non per tutti) talento e dal cast.

L’ho trovato interessante (anche ben fatto e piacevole) e ho voluto leggere cosa ne pensa la gente comune (non la critica) sul forum all’articolo del corriere

http://www.corriere.it/spettacoli/15...cacacc9d.shtml

Come in altre occasioni c’è chi vorrebbe che il personaggio (il regista in questo caso) in questione cambiasse lavoro… o meglio provasse a lavorar davvero, magari in miniera o luoghi simili… (e non s’azzardasse a dichiarar che il cinema logora, essendoci molto, molto di peggio).

Ognuno è libero di criticare… così mentre mentalmente mi figuravo il nostro intento a trivellar carbone in miniera, mi è venuto da pensar a quanti lavorano nel mondo del cinema: oltre ad autori e registi, attori, comparse…operatori di macchina, costumisti, elettricisti… guardare dopo i titoli di coda per rendersi conto a quanti contribuisce per il pane quotidiano un tal negletto lavoro… o divertimento, secondo i punti di vista.

Ci sono tante attività di cui si potrebbe far a meno… strano, la maggior parte hanno a che vedere con l’espressione artistica… ma anche sport e competizioni in genere… tempo libero e gli innumerevoli modi di ricavarne ristoro, riposo e sollecitazioni di vario genere...

Discorso davvero lungo che riporto nell’alveo della discussione evidenziando che quel che (noi) siamo ci par cosa giusta e opportuna, mentre quel che sono gli altri… c’è da vedere caso per caso… senza considerare i cambiamenti che intervengono nell’esistenza… appunto, con lo sfiorire della giovinezza…

Par che il personaggio che siamo vada via via irrigidendosi, cristallizzandosi (non è così per tutti, naturalmente), ritirandosi in sé al par della forza vitale, per tanti un lento retrocedere a guadagnar il tendone e l’uscita di scena…

Ma cristallizzarsi sulle proprie posizioni accade indipendentemente dall’età, come connotato dell’acquisizione di una qualche competenza o abilità… o di un’esperienza, che si ritiene significante… al punto da guardar attraverso quella l’esperienze degli altri… e valutarle, non poche volte.

Non considerando che per quanto si sappia o si sappia fare, per quanto ci sia capitato, persino in ambiti che van oltre le usuali esperienze quotidiane tanto da leggerle con l’occhiali della filosofia, della psicologia o della spiritualità… il tutto è certamente significante per noi ma relativamente significante per la restante umanità, quella che ci è più vicina.

Guardando a noi stessi che ci scambiamo “qualcosa” attraverso le discussioni in questo forum…dopo averne letto un gran numero (per un anno) mi domando se “quel che siamo” , riferito a chi abbia interloquito, sia stato almeno in piccola parte avvicinato dal pensiero, esperienza e sentire dell’altro.

Sta a ognuno dirlo, ma se è accaduto allora è un buon segno, significa che la nostra struttura psicologica, autoreferenziale, valutativa e relazionale (e qualcos’altro) non fosse del tutto cristallizzata, rimanendone una parte allo stato liquido… libera di bagnare e miscelarsi con quella altrui…

https://www.youtube.com/watch?v=GNnKnPBgdVI



Ciao Galvan.
Ritengo che ognuno di noi sia in fondo un sistema di relazione, comunica , dà e riceve informazioni , ma non solo per via logica , ma anche empatica.
In sostanza noi non siamo mai come prima ,dopo aver comunicato;qualcosa di noi magari anche inconsapevolmente è mutato.
Se una persona affronta una discussione, tanto più per lui è importante, la sua iniziale opinione può rafforzarsi o cambiare:questi sono i due estremi.
Ma solitamente accade una via di mezzo che spesso è inconsapevole e riemerge finita una discussione: perchè la comunicazione ,le informazioni sedimentano in noi. Possono riemergere più o meno coscientemente, ma comunque sia ci cambiano.
Questo è la cosa importante del comunicare, del relazionare, perchè finita una discussione accade che noi riflettiamo in un secondo tempo con noi stessi, con più calma, con meno enfasi.
Essere aperti mentalmente, non significa essere privi di opinioni, ma il sapersi mettere in discussione, ascoltando attentamente e cercando di capire i punti di vista altrui. Poi è giusto che ognuno abbia le sue ragioni, ritengo persino accettabile che vi sia passione in quelle proprie considerazioni.Ma come ho già sostenuto , è il modo di porgersi che mostra la volontà di un confronto:noi non vinciamo o perdiamo mai, semplicemente cambiamo, sperando in meglio,seppur rimanendo sempre noi stessi. ma non dovremmo mai dimenticare che quando una persona ha voglia di comunicare è perchè c'è anche sentimento, c'è voglia di capire se altri sono simili a noi nell'ascoltare i problemi del mondo,dell'esistenza, insomma della vita.Possiamo anche divergere, ma già il fatto che ci si confronti è la volontà di mostrare che quel problema in discussione ci tocca , è comune e allora la singolarità diventa pluralità.
Evviva la diversità se c'è comunanza, poichè è premessa di feconde discussioni.
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Vecchio 27-05-2015, 22.27.35   #62
Galvan 1224
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Riferimento: Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?

quote:
Ritengo che convivano due aspetti di realtà, una fisica e una mentale.
Le spiritualità o le filosofie che negano una "minima" realtà fenomenica e fattuale ,non ci dicono nulla del mondo e della vita, nemmeno quando si vestono di religione o spiritualità.

Se poi a questa realtà fisica non contrapponendosi, bensì permeando una realtà divina, o comunque un concetto unificatore che a sua volta si impone come necessità che oltre a questo mondo fisico c'è un qualcosa di indicibile personalmente ci credo. Ma ci credo nel dubbio, come un navigatore con la lampara in mano a far luce, chiedendomi se questa sia una mia illusione, una mia necessità psichica di trovare una soluzione compiuta ai significati dell'esistenza o invece accettare che tutto inizia e finisce in polvere.

Noi quando sogniamo non smettiamo di vivere.
Se anche il mio cervello fosse in una vasca, le emozioni che provo, il comunicare con i miei simili è comunque vita. Un pazzo vive una sua realtà, ma vive e la vive "dentro quella sua realtà". Un artista può vivere dentro i colori e le parole, dentro le sue creazioni se riesce a vivere le emozioni.
Un uomo in coma profondo, se non mi si dimostra che non vive emotivamente, vive comunque dentro una realtà che non è la nostra, ma la vive.
Per finire, c'è una realtà fisica ed è quella della natura di cui noi organicamente siamo parte.

Si può pensare di vivere da avventurieri per il mondo e si può vivere dentro una cella in galera o come una monaca di clausura: è la mente che comunque costruisce una realtà. Quindi viviamo in una doppia realtà.




Ciao Paul,

ho riportato da:

Discussione Notturna [realtà oggettiva e i singoli centri di coscienza]

gran parte dell’intervento che colà hai postato, evidenziando i punti che mi interessano per trattarli qui, poichè a tuo avviso vi è una realtà fisica, organica (a cui ti riferisci quale “natura”) e un’altra mentale.

Non mi è ben chiaro quel che affermi dopo, cioè se a questa seconda realtà appartenga, permeandola, quel qualcosa di indicibile o quest’ultimo sia altro, ma al momento non è necessario saperlo (o meglio congetturarlo).

Dunque siamo una realtà fisica, organica, a cui si sovrappone (aderendovi) quel che viene chiamata mente, che (aggiungo) se non arriva a diversificarsi nell’io individuale non permetterebbe d’esperire alcunchè.

Par quasi ovvio che almeno uno degli scopi della mente sia rendere possibile la sensazione/esperienza/coscienza dell’individualità.

Per l’uomo questa fondamentale svolta non avviene alla nascita, occorre un relativamente lungo periodo di preparazione e in questa discussione richiamavo anche il concorso del sistema endocrino (principalmente la ghiandola del timo) perché ciò avvenga.

Vorrei farvi considerare quanto d’immensurabile accada col sorgere dell’io.
Da quel momento ogni cellula dell’organismo risuonerà della nostra specifica vibrazione e il sodalizio del mentale con l’organico non verrà mai meno durante tutta l’esistenza.
La simbiosi organico/mentale è di una tal portata che se viene trapiantato un organo (il cuore in particolare) quello è capace di influenzare (e ben profondamente…) il ricevente.

La vibrazione mentale (chiamatela come meglio vi aggrada, l’importante è l’energia/campo/ ecc. che la sostiene) è a tal punto avviluppata alle cellule che difficilmente potrebbero sopravvivere se venisse meno.
Tuttavia qualcuno ha potuto (non domandatelo a me come abbia potuto…) descrivere una tal evenienza quale un’esplosione che ha coinvolto tutte le cellule del suo corpo…
Qui siamo in una zona di confine, comprendo e condivido lo scetticismo di chi legga le descrizioni di una terra inesplorata e le ritenga illazioni/fantasie, non a caso ne parlo dopo l’intervento precedente… non è mio scopo convincere nessuno, ma per chi voglia ricercarle vi sono informazioni (poche) in merito.

Dal mio punto di vista le varie fasi del sonno (salvo quello profondo, da trattarsi a parte) rivelano primariamente quanto sia indissolubile il legame tra il corpo e la mente… con quest’ultima che continua senza posa a fornire/elaborare contenuti.

Anche gli stati mentali alterati (pazzia/droghe/misticismo ecc.) evidenziano come la mente non venga mai meno… certo non lo stato mentale ordinario che si ritiene in qualche modo controllabile, salvo… vedi la cronaca o quegli strani pensieri che tutti sperimentiamo…

Sempre dal mio punto di vista, Paul, noi non viviamo una doppia realtà… non ne sappiamo nulla di come il corpo, l’organico, vivrebbe affrancato dall’imposto matrimonio con la mente… beh, forse come animali, a patto d’esser certi che non vi sia una qualche forma mentale in essi…

Viviamo sempre e solo la realtà mentale, che si può definire a questo punto come dici tu:

un sistema di relazione che comunica, dà e riceve informazioni, ma non solo per via logica, ma anche empatica.

L’io in sostanza è questo, una ricetrasmittente (… comunica, dà e riceve… che altro lo descrive meglio?).

Con chi/cosa/dove/come comunica?
Solo con i nostri simili?
Solo i contenuti della vita quotidiana?
Solo a quattr’occhi o attraverso qualche meduim?
Solo con le parole o anche empaticamente, come scrivi?

Ma prima ancora, quell’io che ha disposto nelle sue orbite tutti i contenuti di cui si è man mano impossessato e nei quali si rispecchia identificandovisi… da dove è giunto, stante che non può essere un fatto “accidentale”, visto che riguarda ognuno di noi?

Un “programma” all’interno delle cellule, forse nel DNA?

Una sorta d’imprinting proveniente da quel “qualcosa d’indicibile”?

Qualche altra ipotesi?

Più che congetture, c’è da qualche parte qualche indizio?

Questo il motivo per cui mi interessano coincidenze e sincronicità, dejà vù e altro che abbia parvenza di sostanza e non solo ragionamenti in merito.

Jung prese a prestito il termine “numinoso” (del teologo Rudolph Otto) per definire il tono emotivo prodotto dagli eventi sincronistici, a indicare il valore ovviamente soggettivo di tali “indizi”.
Ma gli stessi, interpretati probabilisticamente, divengono indizi oggettivi di qualcosa in atto.

Mi piace Jung (di cui conosco pochissimo non essendo uno psicologo né interessandomi a fondo di tali discipline) per l’apertura mentale che lo ha contraddistinto; nel mio immaginario lo vedo con la lingua fuor di bocca, come un serpente che con quella capta le molecole che lo condurranno alle prede… e ritengo ne abbia catturate parecchie, contrariamente a me che quale risultato della mia caccia posso al più fornire suggestioni… sulle quali, come dici tu

Possiamo anche divergere, ma già il fatto che ci si confronti è la volontà di mostrare che quel problema in discussione ci tocca, è comune e allora la singolarità diventa pluralità.
Evviva la diversità se c'è comunanza, poiché è premessa di feconde discussioni.



Galvan 1224 is offline  
Vecchio 30-05-2015, 00.56.40   #63
paul11
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Riferimento: Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?

[quote=Galvan 1224]quote: [i]


Caro Galvan,
quello che penso è che l'Architetto non ha iniziato dal tetto a costruire la casa, ma dalle fondamenta. La complessità è retta dalla semplicità.
Noi siamo un'amplificazione di un'ameba, di una monera e le correlazioni fra i domini seguono le stesse logiche.
La parte affascinante sono le "porte" di questa architettura, sono i trasduttori di energia, trasformano un'energia in un'altra.
Tu indichi giustamente il termine vibrazione, perchè l'onda elettromagnetica che sia dentro il concetto della medicina cinese, di un cristallo che cresce perfettamente geometrico e rende coerente e fasata in una certa maniera un raggio di luce o lo scompone ,se sia nella struttura tridimensionale di una proteina che compone l'elica di un DNA,questa frequenza e relativa lunghezza d'onda si comporta come un'antenna trasmittente e ricevente, comunica informazione e si relaziona nel mondo.Che si trovi in un quanto di luce o in una sinapsi dentro una molecole biochimica è semplicemente la modalità che costituisce una sua trasformazione di proprietà.

Le realtà che indicavo sono convenzioni comunicative degli attuali saper tesi a dividere , invece si permeano, si compenetrano, non sono isolate ,comunicano.

Jung in una intervista da te stesso indicata, dice che non gli piace il termine credere, ma sapere.Risponde anche che la psiche non è dentro lo spazio e tempo perchè va oltre il muro e fa capire che non muore con la materia, perchè ha appunto altre proprietà. Se non crede ,ma sa, quello che esprime è una forte convinzione data dalla sua esperienza e conoscenza.

Fai bene a seguire il "pensiero laterale" costituito da intuizione basata su correlazioni, sincronicità cioè ci sono leggi non ancora spiegabili scientificamente per il suo metodo parzializzato, ma è giustificato epistemologicamente per essere universalmente conosciuto e condiviso ,per vincere l'opinione e portarlo su base empirica: è un limite questo metodo ,ma anche una forza ed ha una sua collocazione storica nell'evoluzione dell'umanità; è destinato a mutare nel tempo,come d'altra parte ha fatto modificandosi proprio epistemologicamente.


Il costruttivismo ad esempio ritiene che la realtà sia costruita soggettivamente dalla mente, persino la percezione sensoriale è di fatto mediata da come la nostra mente ha stabilito che sia il mondo. E' un poco come dire "noi vediamo quello che vogliamo vedere"e su questo ognuno di noi costruisce le sue considerazioni, convinzioni fra oggettività e soggettività ,fra realtà deterministica o indeterministica,ecc.
Ritengo che ognuno di noi utilizza diverse parti di quel cervello la cui la sovrastruttura è una mente pensante. l'intelletto, la ragione, la concentrazione, la contemplazione, la deduzione, l'intuizione.
Rimango sempre convinto che già noi come umani siamo un universo misterioso, forse più di quello da scoprire fuori di noi .

Noi comunichiamo in molti modi. Il bambino impara da gesti innati e la parola per essere identificata e indicare qualcosa deve essere relazionata ad un gesto, ad una cosa.Psichicamente noi impariamo da bambini più per empatia che per razionalità. L'educatore ha un ruolo più importante nelle modalità comunicative più ancora dei concetti che vuole insegnare e tanto più è piccolo il bambino, in quanto reagisce e correla empaticamente la conoscenza come per trovare una coerente interna alla relazione concetto-emozione.Il bambino sente più l'aspetto emotivo che concettuale razionale, se percepisce una asincronia fra un qualcosa che si vuole far imparare e voce o gesto carico di emozione contraria al concetto impartito, lo avverte subito.
Questo accade anche negli animali più "intelligenti" e ammaestrabili che si fermano nel l oro sviluppo ovviamente quì, non arrivano a maturare quell'"io", quel punto in cui il soggetto prende coscienza di sè e del sistema di relazione che lo "ingaggia" con il mondo.


Se il cervello "materiale" è il substrato che permette di avere una mente è altrettanto vero che la mente può influire sulla materia.
ad esempio si dice che l'effetto placebo è la dimostrazione scientifica dell'irrazionalità umana, della sua fallibilità: può darsi. Ma io sono semmai stupito che il solito fatto di illudersi sia così potente da cambiare materialmente qualcosa, di influire in quella energia vibrazionale tanto da rimettere in sincronia quelle vibrazioni pensando di aver ingurgitato medicina, invece era solo acqua.
Se il mio stato emotivo relazionato ad esempio ad un acqua "benedetta" mi permette di credere fortemente di poter uscire da una malattia, alzo di molto le probabilità di riuscita. La costruzione di un ambiente emotivo legato alla fiducia ha il suo contrario in un forte esaurimento nervoso in una depressione che influisce sul sistema immunitario. La medicina nell'ultimo secolo ha capito l'influenza della psiche con il corpo, ma strumentalmente è legata alla "protesi" semantica linguistica dettata dalla metodica scientifica, è come misurare con un tester i'impianto elettrico di casa e fare la stessa cosa con l'energia psichica. Non ariverà mai così a capire come i cinesi millenni fa capirono le vibrazioni energetiche del corpo umano.

Siamo noi a decidere inconsciamente quando vogliamo morire.

paul11 is offline  
Vecchio 01-06-2015, 22.38.43   #64
Galvan 1224
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[quote=paul11][quote=Galvan 1224]quote: [i]


Caro Galvan,
quello che penso è che l'Architetto non ha iniziato dal tetto a costruire la casa, ma dalle fondamenta. La complessità è retta dalla semplicità.
Noi siamo un'amplificazione di un'ameba, di una monera e le correlazioni fra i domini seguono le stesse logiche.
La parte affascinante sono le "porte" di questa architettura, sono i trasduttori di energia, trasformano un'energia in un'altra....


.....


Caro Paul,
ammettendo vi sia un Architetto, te la sentiresti d’escludere che possa aver delegato la direzione lavori per la costruzione materiale della casa (universo) al suo Impareggiabile Braccio Destro e l’installazione degli impianti (mente) a quello Sinistro?

Non credo siano pochi i frequentatori di luoghi del pensiero come questo forum a concordare che non si possa dir nulla di definitivo sugli argomenti della quasi totalità degli ambiti.

Ciò vale anche per la domanda di cui sopra per la quale quasi certamente non si potrà trovar risposta e porla ha significato solo se serve per iniziar un percorso e sviluppare, delineare degli scenari.

Lasciando sullo sfondo l’Architetto, l’Assoluto, Dio ecc. di cui si può dir tutto e il suo contrario, la domanda permette di calarsi nella realtà che ognuno (differentemente e similmente) sperimenta, la quotidiana condizione umana che ben conosciamo.
Dove tocchiamo con mano una realtà materiale e una immateriale che par ci orbiti attorno alla testa.

Che il corpo umano derivi da un’ameba e sia più una casa per i batteri residenti che per noi…

Nel nostro corpo sono presenti più batteri che cellule! Si stima che dalle 500 alle 1000 specie di batteri viva nelle budella umane e approssimativamente altrettante specie si trovino sulla pelle, ma la stragrande maggioranza alberga nell’intestino partecipando ai processi della digestione in una relazione simbiotica e mutualistica con l’ospitante.

Si pensa che all’incirca il 99% dei batteri nel corpo appartenga alle più comuni 30 o 40 specie e che i batteri sono presenti nel 90% delle cellule umane, pur rappresentando solo lo 0,1% del peso di un uomo medio.
Sorprendentemente questi piccoli microorganismi, a causa delle loro dimensioni, sono 10 volte più numerosi delle cellule presenti nel corpo umano. Uno dei batteri più diffuso nel nostro organismo, l’Escherichia coli, pesa più o meno intorno ai 7x10 alla meno tredicesima grammi, che moltiplicato per il numero di questi organismi e similari, 10 alla tredicesima (10 trilioni), dà circa 70 grammi di peso totale! - http://www.sapere.it/sapere/strument...rpo-umano.html


… par acquisito, rivelando che anche l’Impareggiabile Braccio Destro ha edificato mattone dopo mattone, come s’usa far a nostra volta.

Tuttavia non concordo che la realtà mentale sia la naturale (o voluta) evoluzione procedente dall’assemblaggio sempre più complesso dei materiali, intendendo con questi anche malte, cementi e collanti, ossia tutte le forme d’energia.

Questo, per me, è il punto dirimente.

Pur interagendo, comandando e a sua volta essere influenzata dalla materia, la mente (la coscienza, la consapevolezza… le convenzioni comunicative dovrebbero chiarire gli attributi connessi a tali termini, dal mio punto di vista non sostanzialmente differenti… trattandosi dell’unico “impianto” presente nella casa-corpo) per come la conosciamo si manifesta solo nell’uomo.
E molti, tra i quali affermati scienziati, ritengono che abbia una “vita” svincolata da quella del corpo che l’ospita.

Non sono un nostalgico della dicotomia mente-materia, tanto più al giorno d’oggi che s’investigano sempre più in profondità energie sottili d’ogni tipo.
Come dicevo nell’intervento precedente l’interazione tra il corpo e la mente è di tal portata da forzatamente doverle considerare tutt’uno… ma non sempre, e anche pochi casi fanno una grande differenza… come un solo dato sperimentale non conforme fa saltare un’ottima teoria.

Prima di procedere ulteriormente occorre considerare, perché si ritrova a ogni piè sospinto, l’opinione che i livelli più sottili del mentale sfocino in quello che vien denominato piano spirituale.

Quando si discute di ciò non si troveranno due persone a pensarla in modo uguale… e prima di farcene una nostra opinione dobbiamo fronteggiare tutta la cultura, esperienze… aspettative… e quant’altro abbiamo accumulato o semplicemente ci siamo ritrovati tra i nostri contenuti.

In più diamo così tante cose per scontate, a cominciare dallo stesso significato delle parole che riteniamo sia lo stesso per ognuno, vedi l’interessante discussione sulle proprietà/identità dei numeri (veracità matematiche).

Il mio rosso non è il vostro, anzi, neppur per me... in quanto mi accade che lo percepisca differentemente con l’occhio destro e col sinistro.

Il violetto che vedete stampato… non è violetto, bensì viola, ottenuto dalla mescolanza di rosso e blu… che non daranno mai il colore puro presente nell’arcobaleno e nei fiori.
Addirittura viene confuso anche nei testi scientifici!
(Vedi http://www.bazardelbizzarro.net/violetto.html)

Ma per la vita di tutti i giorni il viola si può spacciar per violetto.

Riprendendo… gran parte delle tradizioni assumono che al progressivo ritrarsi della mente (o del principio egoico/personale che la “colora”) corrisponda un disvelamento/ approfondimento del piano “spirituale”.

Ad esempio in questo interessante video (consta di due parti)

https://www.youtube.com/watch?v=YBFqZUmbzBE


il Prof. Bergonzi, riportando la propria esperienza a seguito dell’incontro con un guru, esemplifica la questione:


Bergonzi - … nella consapevolezza del mio stato (mentale) osservo i contenuti senza trattenerli.

Guru – e quando tutte le cose sono state lasciate andare cosa resta?

Bergonzi - … resta il campo della consapevolezza…

Guru – e quando lasci andare anche la consapevolezza che cosa resta?

Bergonzi – la mia esperienza si fermava a quel punto… e risposi di non saperlo

Guru -… ecco, non lo sai… lì c’è l’assoluto, dove tu non sai…


Qui si aprono sconfinate praterie, ogni parola potrebbe esser diversamente interpretata e necessariamente occorrerebbe distinguere tradizione da tradizione, come pure, visto che si tira in ballo lo spirito, parlar di quelle monoteistiche che all’aspetto mentale non conferiscono soverchia importanza.

Ma questo non è il focus del mio interesse, altri ben preparati trattano in altre discussioni tali distinzioni.

Qui mi preme evidenziare come venga asserita la possibilità del processo inverso (ottenibile in diversi modi): dall’individualità alla non-individualità… e da quella… la fusione con/nell’assoluto…

Concordo nel ritener possibile ridurre sempre più l’attività della mente (dell’io), un po’ come un motore che man mano si porta al minimo, uno stato per molte persone già impensabile, viste le attività e coinvolgimenti quotidiani.
Per inciso questo è anche uno dei mezzi che permettono a tanti sedicenti guru/maestri/guide ecc. d’accalappiar adepti.. li si pone in situazioni non usuali e prima che si rendano conto del giochetto si ritrovano a far parte di qualcosa di organizzato… sovente gratificante… par d’esser arrivati a casa…

Si può intervenire ancor più a fondo sul motore della mente, con pratiche e determinazione che son per pochi valorosi (lo dico convintamente) e ridurre i suoi giri sino a non percepir più se stessi... e non per minuti, ma giorni e settimane…

Ma non si arriverà mai a spegnerla del tutto, scollegandola così dalla controparte organica che non reggerebbe l’eventualità.

L’io non può scomparire e non scomparirà sino alla morte del corpo, questa la mia assoluta convinzione.
L’io è anche una corrente di cui le cellule han bisogno per continuare a funzionare in modo coeso.
L’io è anche il lettore delle informazioni che son i nostri pensieri.

Per qualcuno l’io è il demonio… capite bene come siano delicati questi argomenti… mi pronunciassi a favore dell’altra direzione, dello sviluppo dell’io, qualcuno lo interpreterebbe come l’allontanarsi dal divino…

Ma a me non interessa sviluppare l’io o percorrere la strada a ritroso per zittirlo; il mio solo interesse è conoscere come stanno le cose, condividendo una parte di quel poco che mi par d’aver compreso.


Galvan 1224 is offline  
Vecchio 02-06-2015, 02.44.59   #65
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Riferimento: Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?

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Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?

è un dipinto del 1897 di Paul Gauguin ad olio su tela


Storia

L'opera, che pone i massimi quesiti esistenziali dell'uomo, fu dipinta dall'artista a Tahiti in un momento assai delicato della sua vita: prima di un tentativo non riuscito di un suicidio (l'artista era malato, aveva seri problemi al cuore ed era sifilitico, in lotta con le autorità locali ed isolato sia fisicamente che artisticamente).

Ad aggravare le cose, giunse a Gauguin la notizia della morte della figlia prediletta Aline, avvenuta pochi mesi prima. Il dolore per la perdita spinse l'artista a creare un'opera di grandi dimensioni (la più grande del suo opus) che fosse una riflessione sull'esistenza, un testamento spirituale e quindi una summa di tutte le sue ricerche cromatiche e formali degli ultimi otto anni.
Gauguin descrisse per la prima volta il quadro come un acquerello in una lettera spedita all'amico Daniel de Monfreid; dopo alcuni schizzi preparatori, il pittore vi lavorò notte e giorno per circa un mese, imponendosi un ritmo di lavoro frenetico che finì col prostrarlo; fu così che, ritenendosi incapace di finire il dipinto, Gauguin tentò di suicidarsi ingerendo dell'arsenico, ma la dose troppo forte e presa di getto, determinò un forte vomito che annullò l'effetto del veleno.
Il dipinto fu poi arrotolato e spedito a Parigi al mercante d'arte Ambroise Vollard, che così stipulò un contratto redditizio col pittore, assicurandosi l'esclusiva della sua opera.

Fonte:Wikipedia




Prima di riaprire l’occhi dopo un breve tempo trascorso seduto sul divano a rilassarmi dopo il lavoro, mi son posto, o meglio è venuta da sé, una domanda che penso tutti, prima o poi, si son fatta: che è tutto questo?

Non son filosofo, né religioso, né appartenente a qualsivoglia credo o setta, non interpreto la mia vita secondo una qualche scienza o ideologia e non mi riguarda se qualcuno può definirmi ateo.

Al punto cui son giunto nella mia (ormai lunga) vita rifuggo da ogni classificazione ed etichetta, rispondendo solo a un mio senso interno, che dir coscienza, con le sue molteplici definizioni, non sento appropriato.

Questa, come tutte le parole, non son mie. Le ritrovo dentro di me, le uso come tutti e nel vederne la bellezza ne scorgo anche l’altra faccia, il tentativo d’impossessarmene (se non l’abbiamo già fatto) per ricoprir di sostanza il vuoto - o lo spazio - che troviamo dentro di noi.

Una gran parte del mio tempo l’ho trascorso ad accumulare e ora, nell’ultima, m’applico a scaricar zavorra, sì che m’alleggerisco un po’ e ancor risalgo al par di mongolfiera, godendo del panorama dimenticato.
E quel panorama, quello spazio interno che ben riconosco - confrontandomi col quale son spinto a cercar risposta, o negar vi sia - oggi mi si rivela in un modo inatteso.


Che è tutto questo?


Un indovinello (se preferite una connotazione più forte, allora enigma o rebus).

Al quale tutti cerchiamo di dar soluzione, almeno per placar il nostro animo.
Non so da dove veniamo, che è lo stesso che dir da dove proviene quell’indovinello (anche se mi son formato una mia idea al riguardo), né tantomeno dove andiamo o qual sia la soluzione.

Ma son sicuro di una cosa, che la Soluzione non sarà mai rivelata ad alcuno, semplicemente perché non potrebbe contenerla o comprenderla. Quel che ognuno di noi potrebbe trovare, se grandemente fortunato, è la propria soluzione.

Gauguin ha dipinto la sua.

La mia? Trovar un alleato, un’amica che almeno ogni tanto mi tocchi la mano facendomi scriver qualcosa, sollevandomi dal poco che sono.
È più onesto dir che essa ha trovato me, e da quel giorno sempre più mi rendo conto della fortuna avuta (per la mia vita, non per ambizioni letterarie, ché il mio livello è ben modesto).

Per cui mi inchino al suo cospetto, all’Ispirazione, alla quale son devoto.

un saluto
Beh,complimenti per lo scritto,intanto.E se questo complimento ti fà godere godi pure senza ritegno.
La domanda tua/nostra è" perchè ?",ciò che fà convergere ,se capisco il tuo dire, su di noi la pietosa benevolenza di una musa piuttosto che un'altra, ,e magari,non si sà perchè, con nostro posticcio senso di colpa e professione di umiltà a seguito,forse per via di qualche retaggio culturale.
Perchè in fondo non può trattarsi che di qualcosa che ci è stato donato,tanto ci sorprende la bellezza dei suoi effetti,che non può essere vera opera nostra,specie se giunta così inattesa.
O forse invece è proprio opera nostra,percepita come estranea in quanto raro è trovarsi nella condizione di essere noi stessi,presi dal vortice di fare le cose che gli altri ,la convenienza,il retaggio culturale,e perfino l'istinto,ci hanno portano fin lì a fare.
Tutti condizionamenti,nè giusti nè sbagliati,nè dediderabili nè indesiderabili, che col tempo però si allentano e ci permettono di scorgerci con sorpresa per quello che siamo,felici di farlo, senza riconoscerci quasi.
Un pò come una nuova nascita,ma questa volta pienamente vissuta.
Così se è inevitabile la morte,se è inevitabile chiedersi "perchè",se forse non ci sarà nessuna eternità per il nostro io e nessuna resurrezione ,così che la memoria che lo sostiene sarà azzerata da una sola ditata,così come di contro non c'è stata nessun desiderio nè volontà di nascita,se ci è dato rinascere nel corso della stessa vita,perchè non goderne senza alcun ritegno?

Ciao,Sebastiano.
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Vecchio 02-06-2015, 03.24.06   #66
iano
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• Eppur si muove! (Galileo Galilei)
La frase, che molti ritengono pronunciata da Galileo Galilei al tribunale dell'Inquisizione al termine dell'abiura dell'eliocentrismo, in realtà non si trova in alcun documento del XVII secolo. Il primo scrittore ad aver menzionato la frase è stato il giornalista Giuseppe Baretti, che aveva ricostruito la vicenda per il pubblico inglese in un'antologia pubblicata a Londra nel 1757, Italian Library.
Non sò se la frase è di Galileo,ma leggendo "Il postpensiero" di James Bailey-Garzanti 1996,sembra riassumere bene il pensiero Galileiano.
Provo a riassumere per quanto ho capito.
La preoccupazione della chiesa era quella di salvare le apparenze.
E all'inizio questa era anche la preoccupazione di Galileo,al punto che al testo dell'opera di Copernico di sua proprietà Galileo apporta le correzioni prescritte dalla chiesa di sua libera iniziativa.
In altri termini,seppur la terra non gira attorno al sole,è molto più semplice per gli astronomi fare i loro calcoli COME SE fosse vero.
Oggi noi "uomini moderni" dovremmo sapere che la terra non gira attorno al sole,nè il sole gira attorno alla terra,e di conseguenza sceglieremo le ipotesi e la conseguente teoria che meglio si adatta al contesto di interesse in pieno senso utilitaristico.
Però sò bene che ci sono ancora valenti scienziati che praticano la scienza come disciplina che porta alla verità.
Come dire che la metafisica,e la filosofia tutta,che credono di aver fatto uscire dalla porta,poi rientra a loro insaputa dalla finestra.
Le filosofie non sono nè giuste nè sbagliate,ma solo consapevoli o meno.
Se consapevoli è meglio,al minimo intesa come palestra dove allenare le parole ,che costituiscono il linguaggio,o meglio, la grande famiglia dei linguaggi,dei quali i cerchi,caratteri in cui è scritto il libro della natura,senza la conoscenza dei quali intender quella non si può,è solo un caso fra tanti,seppur notevole.
Tutto bene quindi,e Galileo và d'amore e d'accordo con la chiesa,finchè compra una lente dagli olandesi,si inventa un cannocchiale,e osservando la luna scopre che non un cerchio perfetto,ciò che dovrebbe competere a chi,orbita nel cielo,nei pressi del divino.
Una volta così declassata la luna tutto poteva muoversi attorno a tutto,e Galileo decide di abbracciare la verità di Copernico.
Ma il punto centrale non è questo.Importanti e fruttuose sono le conseguenze che Galileo ne trae.
Il punto è che una volta stabilito che non c'è sostanziale differenza fra i moti terrestri e quelli celesti (essendo stati questi ultimi declassati),allora poteva avere un senso costruire un modello terrestre dei moti celesti,usando ad esempio i piani inclinati.
Insomma Galileo,un genio da laboratorio,quindi un vero autentico fisico nel senso ancora attuale del termine,che viene ancora oggi travisato e usato per le nostre beghe politiche.
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Vecchio 03-06-2015, 22.58.03   #67
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Originalmente inviato da iano
Beh,complimenti per lo scritto,intanto.E se questo complimento ti fà godere godi pure senza ritegno.
La domanda tua/nostra è" perchè ?",ciò che fà convergere ,se capisco il tuo dire, su di noi la pietosa benevolenza di una musa piuttosto che un'altra, ,e magari,non si sà perchè, con nostro posticcio senso di colpa e professione di umiltà a seguito,forse per via di qualche retaggio culturale.
Perchè in fondo non può trattarsi che di qualcosa che ci è stato donato,tanto ci sorprende la bellezza dei suoi effetti,che non può essere vera opera nostra,specie se giunta così inattesa.
O forse invece è proprio opera nostra,percepita come estranea in quanto raro è trovarsi nella condizione di essere noi stessi,presi dal vortice di fare le cose che gli altri ,la convenienza,il retaggio culturale,e perfino l'istinto,ci hanno portano fin lì a fare.
Tutti condizionamenti,nè giusti nè sbagliati,nè dediderabili nè indesiderabili, che col tempo però si allentano e ci permettono di scorgerci con sorpresa per quello che siamo,felici di farlo, senza riconoscerci quasi.
Un pò come una nuova nascita,ma questa volta pienamente vissuta.
Così se è inevitabile la morte,se è inevitabile chiedersi "perchè",se forse non ci sarà nessuna eternità per il nostro io e nessuna resurrezione ,così che la memoria che lo sostiene sarà azzerata da una sola ditata,così come di contro non c'è stata nessun desiderio nè volontà di nascita,se ci è dato rinascere nel corso della stessa vita,perchè non goderne senza alcun ritegno?

Ciao,Sebastiano.



Ciao iano,

mi ha fatto piacere il complimento riguardo lo scritto… non son proprio arrivato a godere… ma se insisti, riferito ad altri scritti, non è detto non possa giungervi… in fin dei conti ogni attività artistica, professionale o dilettantesca che sia, vien prodotta per esser esibita e sottoposta alla pubblica valutazione.
E l’applauso (esemplificazione del gradimento) è come il pane per chi si cimenta in uno degli affollati campi espressivi.

Ma mi ha fatto ancor più piacere veder quotato il mio primo scritto di questa relativamente veneranda discussione, quando seduto sul divano (che è rimasto lo stesso, al pari di molte – ma non tutte – altre cose) m’è venuto d’iniziar un percorso di confronto con i partecipanti del forum, sentendo che il tempo e il luogo erano propizi.

Così come dev’esser accaduto a te, postando il tuo primo intervento in spiritualità - Perché si crede?? che son andato a rileggermi, concordando con molta parte del contenuto, particolarmente riguardo l’uomo quale animale sociale, il credere (attraverso una cosmogonia, come dici) di poter (più che governare) intervenire sul mondo e il bell’esempio del credere al romanzo che si legge.

Ognuno ha provato quest’ultima esperienza e tuttavia nel viverla, una parte più o meno attiva della nostra personalità (una sorta di “senso critico”) sa che quanto si va leggendo non sia la verità… ma una ben costruita finzione, tuttavia “vera” e “funzionante” nei parametri cosmologici in cui vien collocato il testo in lettura.

Poiché mi diletto a scriver storie vorrei riportarti una convinzione presente in molti scrittori… che quanto abbiano prodotto non sia stata propriamente farina del loro sacco, che in qualche modo la storia si sia scritta da sola una volta trovata la persona giusta (lo scrittore).

Posto che qui si cerca di dar suggerimenti riguardo al che siamo non è tempo perso investigar brevemente il cosa sia e cosa accade a uno scrittore, stante che è una delle attività più diffuse in cui tutti, in minor o alto grado si cimentano.

Tempo fa scrissi un romanzo, senza aver provato a scriver nulla di ben organizzato in precedenza; pur se la letteratura e lo scriver altrui m’hanno sempre affascinato non era mai scattata la molla per provar a far qualcosa di serio, dedicandomici per davvero.

Ma un giorno mi ritrovai con una penna e iniziai… e man mano i personaggi, la trama e l’ambientazione si delineavano sempre più al mio occhio e orecchio interno … se si potesse trasportar quell’immaginazione sulla pellicola il film sarebbe bell’è pronto…

Mentre procedevo con la stesura, nello spazio immaginativo interiore realmente osservavo i personaggi muoversi e interagire, guardarsi e provar sensazioni… parevano proprio dotati di vita autonoma e come accade a molti anch’io non potevo decidere quand’era il momento di scrivere o meno.
A volte proseguivo nelle ore piccole… o per giorni lasciavo stare tutto, domandomi se avrei ripreso, per poi durante la notte comparire i miei personaggi a indicarmi la direzione… e non ci sarebbe stato modo di riaddormentarsi prima d’averla messa in parole…

E trattandosi d’un romanzo di buoni sentimenti mi ritrovavo a scrivere e piangere mentre necessariamente la vita dei miei personaggi incontrava le prove che incontriamo noi nella nostra.

In quella storia ci ho creduto così a fondo che è diventata parte di me e non sarei quel che sono senza di essa.
Mi ha rivelato aspetti che non pensavo d’avere.

C’è un’altra storia in cui tutti crediamo, quella della nostra vita.

Se io potessi vedere la tua, iano, in questo momento… non m’apparirebbe dissimile da quella di uno dei personaggi del mio romanzo; quella accadde in uno spazio (immaginativo) confinato, dentro di me, per dire, mentre nel tuo caso ti vedrei muovere all’esterno… salvo ritrovarti anche nel mio immaginario dopo d’averti conosciuto.

A dir la verità non ce ne sarebbe neppur bisogno, produrrebbe certo una visione più delineata del tuo essere, ma come affermava l’amico paul l’informazione viaggia anche per vie empatiche… basta il contatto, il rivelarsi all’altro, come accaduto rispondendoti e mettendoci qualcosa di me (come tu hai messo qualcosa di tuo).
Sin dove può portare, visto che l’animale sociale in noi (… si prende tutto, anche il caffè…) anela alla condivisione, non è nelle nostre mani… se hai continuato a legger questa discussione avrai visto che ho, per dire, gettato là d’organizzar un incontro tra noi (noi chi? Chi ci sta…) che com’era da attendersi data la stravaganza ed eccezionalità della proposta non ha avuto modo di concretizzarsi.

Concretizzarsi nella realtà esterna, nella mia interna mi son davvero visto con Sgiombo-di-tuono, Re Maral, paul-giardiniere, green… e altri a sorseggiar un caffè fronte duomo di Milano…

In me ci ho creduto e solamente il tempo e forse il modo non erano quelli giusti… le persone penso di sì, compreso (il refrattario) amico Liebnicht… che dici, iano, son tutti questi condizionamenti che ci ostacolano dall’avventurarci in direzioni insolite a fronte d’un garbato invito?
O ancora non s’è girata la pagina del romanzo che ci vede insieme, seppur per l’infinito tempo di un caffè?


La mia sensazione d’esser effettivamente in contatto con te attraverso questo medium seppur senza conoscerti mi fa percepire una possibilità o una realtà? E se da parte tua non senti l’eguale potrebbero, tali sensazioni, avertelo occultato in quanto sconosciuto e/o inatteso?

(Quote iano in: Lo specchio degli inganni -Le nostre sensazioni a volte sono fallaci facendoci percepire ciò che non è,ma che è possibile,e che comunque conosciamo.
Allo stesso modo ci occultano ciò che esiste in quanto,sconosciuto e/o inatteso.)



E che dire, potrebbe la mente esser come la matematica, esistente anche senza aver l’uomo per risiedervi? E poi, L’italia e l’italiano che sono, se non linguaggio e simbolo? E tutti i simboli non son forse potenzialità della mente?

(Quote iano in: Veracità matematiche - Non si può negare che sia il linguaggio più condiviso al mondo,al punto che qualcuno lo vuole chiamare universale, fino a dire che la matematica esisterebbe anche se gli uomini non fossero mai esistiti.
Come dire che l'italiano esisterebbe anche se non fosse mai esistita l'Italia.
Se poi scendiamo nel dettaglio delle singole discipline matematiche,alcune di esse sono così specialistiche da doverci accontentare giocoforza,in quanto alla loro correttezza,del parere di un paio di matematici,nel senso di 2=2.
Ma 2 non è uguale a universale.
Come volevasi dimostrare.
E a rigore non lo è neanche 7 miliardi,o giù di lì )


Però 7 miliardi, o giù di lì, è anche l’attuale popolazione umana del pianeta, e a rigore l’universo umano (vivente) è costituito da 7 miliardi d’individui (o giù di lì)… che coincidenza, nevvero..?


(eternità e resurrezione… ne riparleremo)


Galvan 1224 is offline  
Vecchio 25-06-2015, 08.17.51   #68
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Nella pagina dei forum, in basso, son riportate informazioni sui forum e sugli utenti, di quest’ultimi i nuovi arrivati e i compleanni.

Oggi è il compleanno, tra gli altri, di Paolo Manzelli (a cui faccio gli auguri).
Son 78, uno degli iscritti più anziani (non mi piace la parola vecchio e non per motivi estetici).

Merita senz’altro di vedere se abbia lasciato un qualche messaggio… breve ricerca col potente motore del forum… un unico messaggio nella non più attiva sezione scienze, il 25.06.2007, in coincidenza col suo compleanno.

Ve lo ricopio qui sotto, ritenendolo interessante e meritevole di approfondimento, in quanto parla di informazione, argomento a cui rivolgo la mia attenzione anche in questa discussione.
Fatalità nuovi attuali esperimenti (oh, italiani… un po’ d’orgoglio…) si muovono in queste affascinanti direzioni…

http://www.tgcom24.mediaset.it/tgtec...-201502a.shtml

(Coincidenze: cose che accadono insieme… il campo d’informazione potrebbe interpretare correttamente diversi fenomeni…)




.............



Cari amici e colleghi di Riflessioni :

Troverete in www.egocreanet.it la riflessione sul TELETRASPORTO di INFORMAZIONE che ho finito di scrivere oggi .

Il teletrasporto di "pura informazione" è sperimentalmente possibile.

Infatti sono vari anni che cerco di far capire che l’Informazione
rappresenta qualcosa di per se stesso separabile dall’Energia Libera
e dalla Materia come codificazione fondamentale della quantizzazione
dello spazio-tempo.

Ho spesso rammentato che la Bibbia dice che prima fu il VERBO.

Ciò significa che prima delle cose è necessaria l’esistenza
fondamentale dell’idea delle cose, pertanto l’informazione è
pre-determinante ogni altra codificazione dell’Energia Libera o dell’Energia condensata come Materia.

Come sai questa concezione non è accettata dalla scienza , per quanto
ci siano molte evidenze sperimentali a sostenerla (vedi TELETRASPORTO
di pura Informazione, Esperimenti sulla Energia dal Vuoto, la massa
oscura dell' Universo ecc...)

Il fatto che a me stupisce ancora oggi è che gli scienziati
preferiscono "non" credere a ciò che vedono con grande evidenza
giornalmente perché sono dediti a perseguire idee ormai affermatesi
storicamente, anche in quanto sono stati abituati a ripetere i libri
e le concezioni espresse da varie discipline e non più semplicemente a
pensare liberamente e creativamente.

Così dico ai bambini, CREDETE POSSIBILE CHE IL SOLE SIA NATO CIRCA
OTTO MINUTI PRIMA CHE LO POSSIATE VEDERE ?

I bimbi rispondono in coro: "NO di CERTO". Ma poi i libri insegnano
loro una concezione derivata da ciò che non sarà mai sperimentabile.
L'idea fantasiosa fa seguito ad una supposizione di EINSTEIN che si
immaginò di correre a cavallo di un Fotone, correndo nel vuoto alla
Velocita della Luce. In tali condizioni del tutto ideali il nostro
corpo materiale impiegherebbe circa 8 minuti per andare sul sole .

Viceversa non la materia, ma l’Energia di Informazione , non percorre
alcuna distanza terra sole per rendesi visibile, ciò perché il campo
di informazione è simultaneo , cioè privo di un prima e di un dopo
come qualcosa ad es. un fotone che percorra la successione del tempo
in modo lineare sia rettilineo che curvilineo.

Un campo di informazione è bidimensionale nel tempo, perciò la
visione del sole è simultanea. Infatti non sono i fotoni che partendo
dal sole raggiungono il nostro occhio. Il fotone si forma come
espressione del campo di informazione solo quando il campo di
informazione interagisce con la retina e non prima.

Da queste considerazioni è possibile capire quante siano le idee errate nella scienza e
nella percezione e quindi nella cultura della società industriale che oggi sono da
dover cambiare. Pertanto la "scienza della qualità"
dovrà rimediarvi per capire cosa sia la nostra percezione del mondo
così come lo vediamo effettivamente senza interposizioni ideali
derivanti da una arbitraria separazione tra soggetto ed oggetto le
quali spiegano solo in parte limitati modelli interpretativi della
realtà.

Comunque nuovi esperimenti come il teletrasporto di pura informazione
oggi iniziano a porre in dubbio quanto è stato pensato prima dalla
scienza e conseguentemente dalle tecnologie di comunicazione ;
pertanto il contributo di innovazione cognitiva proposto da EGOCREANET OPEN NETWORK FOR NEW SCIENCE
prima o poi potrà essere riconosciuto valido e creativo per il futuro sviluppo
delle ECONOMIA GLOBALE della CONOSCENZA.

Un caro saluto Paolo 25/GIU/2007



Galvan 1224 is offline  
Vecchio 26-06-2015, 06.08.30   #69
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Originalmente inviato da Galvan

Viceversa non la materia,ma l’Energia di Informazione , non percorre
alcuna distanza terra sole per rendesi visibile, ciò perché il campo
di informazione è simultaneo , cioè privo di un prima e di un dopo
come qualcosa ad es. un fotone che percorra la successione del tempo
in modo lineare sia rettilineo che curvilineo.


questo campo di informazione,questa energia e' lo stesso che arriva (ma in realtà non si e' mai spostato) a quel tipo di conoscenza simultanea,non razionale,ma spirituale,essendo questa la medesima energia di cui si dice sopra e che ti fa sperimentare:

"You can see now?"
"Yes, I can see now.
acquario69 is offline  
Vecchio 02-10-2015, 21.58.30   #70
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L’altra notte in sogno vedevo un foglio scritto, con tre colori diversi, (rosso, blu e nero) e contemporaneamente una voce lo andava leggendo, anzi interpretando, poiché si trattava di una pièce teatrale (a connotazione umoristica).

Ne son stato deliziato, era davvero ben costruita e pensai che avrei dovuto sforzarmi di ricordarla, ma come quasi sempre accade, ai primi accenni di risveglio la scena cominciò ad evaporare, sopravvenendo una sorta di consapevolezza a dirmi che bastava così.

L’immagine finale col foglio dai diversi colori svanì… o tornò da dove era venuta.
La pièce era composta come solo un professionista può fare (… forse è quello il motivo per cui non me l’han fatta ricordare… avrei potuto spacciarla per mia godendo di immeritata gloria…).

Il sogno che vi ho descritto è collocato in questa discussione in virtù degli interrogativi che pone, riconducibili alla seconda parte della domanda, quel: che siamo?

Prima di entrare nel merito penso che possiate esser d’accordo che gli interessi di una persona e le sue peculiarità (qualcosa che non ha costruito ma si sia ritrovato, ad esempio un talento di qualunque genere) determinano la direzione (o più d’una) verso la quale procede.

I miei interessi e peculiarità mi portano a considerare (e a volte averne più che la sensazione) che tutto sia in qualche modo collegato, questo il motivo per cui focalizzo la mia attenzione sugli eventi che in minor o maggior grado denotano tale possibilità o ne forniscano indicazione, ben sapendo che la dama agli occhi dell’innamorato non appar la stessa agli occhi altrui… e la bellezza (che può anche rivelarsi in una formula matematica o, perché no, manifestarsi tramite una sincronicità significativa) ha diverse forme e vie per giungere ai cuori.

Così l’eventualità di un collegamento tra cose, eventi e persone (fisiche e psicologiche) mi conduce a ricercar appunto i fili che lo permettono, come quelli elettrici per la corrente.
Quando sia possibile individuarli si getta un po’ di luce (dal mio punto di vista) su quel che siamo, isole separate da mari più o meno ampi e profondi ma unite sotto a quelli.

A volte i collegamenti son con noi stessi, con quel che eravamo e quel che siamo diventati, in mezzo le esperienze e vicissitudini dell’esistenza.
Ad esempio tempo fa scrissi dei racconti e in seguito ho visto realizzarsi nella mia vita le circostanze descritte (purtroppo alcune non erano positive…), avallando l’impressione di un collegamento con le (piccole) cose della (mia) vita.
Tale ricerca nel tempo è divenuta il mio principale interesse e quasi una sorta di elastico… che se te ne allontani, quello, essendoti attaccato, ti ci riporta… e in un certo senso (ma non meno di tanto) noi siamo i nostri interessi.

Tornando al sogno mi è sorta la domanda: perché ci accadano eventi come quello descritto e quali informazioni racchiude?

Quella benedetta pièce è del tutto certo che non provenga da me, ma da qualche parte deve pur provenire.
Così, prima di rivolgermi altrove per una risposta (c’è sempre tempo per farlo) mi pongo la domanda in me, da dove?

Nell’usuale stato di veglia è difficile percepire il perenne “ribollio” (diciamo) della mente, sempre all’opera nel forgiare in varie forme l’unico materiale che possiamo conoscere, il pensiero.
Esso ci arriva quasi che il mastro fonditore, impedendoci di gettar un’occhiata alla fucina, allunghi il suo braccio piazzandoci direttamente nella testa l’ultima creazione, che chissà perché abbiamo preso l’abitudine di considerar opera nostra.

A onor del vero (ammesso ci sia una verità e non solamente interpretazioni, nel caso questa è la mia) alcuni individui si soffermano nei pressi della fonderia, forse un po’ stanchi di quell’andar e venir con i manufatti di cui non han visto la genesi e meravigliati dell’inganno da tutti accettato, che sian opere loro.
Strano, no? Solo perché ce lo ritroviamo “dentro” di noi ecco che il pensiero è “nostro”, anzi , ancor di più, ci identifichiamo con esso. Il fatto di acquisirlo letteralmente e semanticamente compiuto non ci sorprende… come mai?

Forse perché le cose, il senso della nostra presenza e l’interazione col pensiero, non abbiamo memoria siano state diverse da quelle cui siamo avvezzi. Infatti i contenuti della memoria e il flusso del pensiero divengono usufruibili dopo il radicamento dell’io nell’organismo.

Tuttavia vi sono anche “memorie isolate” risalenti ai primi anni (impersonali) e “memorie estranee” non originate da qualche esperienza nello stato di veglia.
Almeno una parte di quest’ultime si forma/diviene accessibile durante il sonno, e un’altra (piccolissima) parte permette l’esperienza dei dejà vu.
Ognuna meriterebbe un approfondimento che lascio al vostro interesse, perché dopo aver indicato una strada non abbiate a mettere i piedi nelle orme altrui… le scarpe, la lunghezza e frequenza del passo son diversi per ognuno.
Ritornando al sogno (e ai sogni in generale) eccomi là in qualche modo a seguire una sorta di film con dei contenuti che mi son affini (l’interesse per la scrittura) che vien proiettato (privilegio che abbiam tutti…) solo per me.

Un film è una forma narrativa, come un libro e per estensione ogni forma d’arte.
E la nostra vita per banale o insignificante che sia è il nostro romanzo, o film, se preferite.

La vita come narrazione è argomento diffusamente trattato (copio alcuni titoli pescati su internet: il tempo del racconto: la narrazione come percorso di conoscenza sociologica - di sebastiano distefano; la vita come progetto, destino e narrazione di valter binaghi; racconto e costruzione narrativa dell’identità - tesi laurea Marta de Lorenzo; la dimensione narrativa della mente, implicazioni nel lavoro terapeutico di Filippo Mittimo… e tra i grandi studiosi: Paul Ricoeur.) e dopo aver dato un’occhiata fugace a quel che dicono gli altri procedo per la mia strada, perché se c’è una risposta che posso accettare (poiché son tutte vere e false allo stesso tempo visto che al riguardo si possono solo far ipotesi… inconscio, meccanismi in opera nel cervello inerenti la riorganizzazione delle impressioni e memorie, ecc.) deve trovarsi sul mio cammino, che quelle da altre parti son come le scarpe altrui, possono servire per un po’ a camminare ma non ci si sta comodi.

Gran parte della ricerca umana (in ogni campo) è primariamente la ricerca della propria misura e chi la trova non avrà più da pagar dazio e continuar a citar questo e quello, per grandi che siano.
Rispetto sicuramente, non sudditanza.

Vedete, divago… pur prefiggendomi una meta – parteciparvi dei modesti risultati della mia indagine – non mi riesce un procedere lineare.
Il sogno dunque… e l’enorme importanza che questo stato ha per l’uomo, perché mostra - un po’ di più rispetto alla veglia - quel che accade dentro la fucina (della mente): dal ribollio si origina una narrazione, una storia che si sviluppa.
Nell’esserne testimoni certo non potreste credere, come non credo io, che la perfetta piece o qualsiasi altra narrazione possa essere opera vostra.
Da svegli invece è più forte l’impressione (direi la convinzione) che sia tutta farina del nostro sacco.

Per arrivare alle cose difficili serve partir dalle semplici… prestando attenzione al banale sognare (non i contenuti del sogno o la loro interpretazione, c’è sempre tempo per complicarsi la vita) si può andar lontani.
Quanto lontani?

Beh, occorrerebbe saper dove ci troviamo e da dove quelle informazioni (dalla piece teatrale alle miriadi di pensieri) provengono… potremmo anche considerarla come una questione topologica: forme e direzioni, geometrie e congetture… non è forse dagli albori che l’umanità ha cominciato a investigare le caratteristiche del mondo dove vive (la forma in primis) e il collegamento di questo con quello degli astri nell’irraggiungibile cielo?

La matematica e in seguito le altre scienze (la fisica in particolare) non si son sviluppate anche a causa di questo interesse, divenuto uno degli obiettivi principali?
Ci son state, parallelamente, molte altre direzioni e interessi che sovente si son intersecate con questa, dando origine a domande a cui tentiamo di trovar risposta ancor oggi, le cosiddette domande fondamentali, come quella del titolo di questa discussione: da dove veniamo, che siamo, dove andiamo?

Una domanda che mi ha sempre procurato una strana sensazione, che oggi riconosco di incongruenza… che c’azzecca quel che siamo con la direzione di provenienza e destinazione?

Se primariamente è una questione di collocazione… la vera domanda, nascosta sotto a questa, diviene:

da dove veniamo, DOVE siamo, dove andiamo?

Cambia qualcosa?
Beh… la differente interpretazione di quel che siamo ha prodotto gran parte della divisione tra le genti della terra…


Un saluto
Galvan 1224 is offline  

 



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