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Vecchio 21-02-2014, 12.43.36   #11
acquario69
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Originalmente inviato da Angelo Cannata
Secondo voi è possibile un confronto, un dialogo, tra il vivere queste percezioni e il senso critico razionale, quello che getta dubbi e sospetti su tutti e su tutto, oppure si tratta di due modalità di pensiero irrimediabilmente parallele, che mai potranno avere alcun punto di incontro?

Nel caso in cui questo confronto sia ritenuto impossibile, penso che ne conseguirà un'accusa: chi si basa sulla percezione dell'Uno accuserà la razionalità critica di ristrettezza o chiusura mentale.

Credo che però, da parte della razionalità, ci sia una differenza: io, che mi ritengo razionale e autocritico, almeno cerco il dialogo e sono sempre pronto a cercare i difetti del mio modo di pensare. Chi invece segue le percezioni dell'Uno, a quanto mi sembra,

1) è più propenso a risolvere le cose accusando gli altri di essere chiusi di mente, piuttosto che sforzandosi di cercare dei punti di incontro;
2) inoltre mi sembra che sia meno propenso a cercare difetti nel proprio modo di pensare.

In altre parole, trovo la linea di pensiero, che persegue la percezione dell'Uno, molto vicina a convinzioni di tipo religioso e, a quanto mi sembra, le convinzioni di tipo religioso contengono il rischio del fanatismo, poiché ogni religione chiede ai propri seguaci di essere fortemente convinti delle loro idee ed esperienze e li incoraggia poco o niente a sottoporle ad autocritica, discussione, dubbi. È proprio per questo che ho visto tanti forum di religioni chiudere: perché i componenti prima o poi si accapigliavano e, secondo me, non per colpa loro, ma perché, come ho detto, purtroppo è tipico delle religioni chiedere agli adepti di essere fortemente convinti delle loro idee, e per conseguenza meno elastici di mente.

io credo che ce' un equivoco di fondo..
nella percezione dell'uno,come dici tu non può esserci ne religione e ne altro che lo possa contenere.
nel caso specifico della religione,questa include una morale,dunque un elemento sentimentale che essendo soggettivo non permette così una speculazione disinteressata (tante' che il concetto religioso si trasforma inevitabilmente in dogma)
semmai vorremmo provare a dare un nome o una possibile definizione (ma che essendo tale rimane essa stessa limitante) dovremmo parlare di metafisica che dovrebbe significare la capacita di rapportarsi alla realtà come ad un tutto non surrogata quindi da punti di vista frammentati e specialistici
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Vecchio 21-02-2014, 13.04.03   #12
AnimaB.
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Riferimento: Forse mi sono spinto troppo oltre... (siamo tutti Uno)

Citazione:
I.: Sembra come se nel vostro mondo foste solo.
M.: Che senso ha "solo" o "non solo", quando le parole non servono? Sono solo, certo, perché sono tutti.

Questa però è la parte più dolorosa da digerire, il punto più oscuro che mi da una sensazione triste. Forse come mi ha detto un teologo bisognerebbe più che altro sentirsi in comunione con tutti, cosi è già è più facile da comprendere ed accettare, anche perchè in un certo senso rimane il mio Io e rimane anche l'Altro.

Ultima modifica di AnimaB. : 21-02-2014 alle ore 15.09.18.
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Vecchio 21-02-2014, 14.17.14   #13
gyta
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Riferimento: Forse mi sono spinto troppo oltre... (siamo tutti Uno)

Citazione:
Il fatto è che finchè lo studiavo come teorie di grandi pensatori era tutto ok, ma ora che provo questa sensazione mi sento quasi spaventato, quasi estraneo da tutti (visto che sono solo io a pensarla cosi).

(AnimaB.)

Lo spavento è dovuto a mio avviso ad una scissione nella tua percezione, fra ciò che pensavi di essere e la nuova esperienza di coscienza.. C’è necessità di tempo e pazienza.. di serena indagine dei tuoi fini autentici, perché questi ci danno o meno la possibilità di proseguire nella comprensione e nel percorso esperienziale di indagine..
Ogni volta che abbiamo paura, che qualcosa ci spaventa è utile chiedersi.. : questa mia esperienza quale pensiero sta mettendo in discussione? Comprendendo man mano che sui nostri pensieri acquisiti (sul nostro modo di ragionare e di concepire sé) si regge la nostra capacità di interpretazione all’esperienza, capacità fondamentale al benessere psicofisico nell’integrazione della nuova esperienza. Quindi ci sono determinate esperienze che obbligano ad una mutazione profonda di quel pensare e di quella coscienza nella quale trovavamo sostegno e sicurezza di quell’io attraverso cui il fluire dell’esperienza proseguiva senza intoppi. Se siamo spaventati è necessario comprendere cosa e chi è realmente in pericolo, quale coscienza di sé, quale visione del mondo. Solo nel soppesare e discernere questo possiamo essere allora in grado di proseguire verso ciò che la nuova esperienza sembra volerci indicare. Non si può violentare l’io né ricacciare nell’oblio un’esperienza che potrebbe portarci verso una differente coscienza di sé e un differente benessere interiore.. Allora come detective prudenti procediamo passo a passo ponendo man mano luce in un percorso nel profondo sospettato ma mai sperimentato in coscienza.. Il senso di estraneità apparentemente motivato o meno è a mio avviso sentore di un rifiuto ad una identità che comporta implicazioni e sfaccettature che la classica struttura di concezione usuale dell’io non comporta se non meramente a livello teorico.

Un conto è avere coscienza di essere tizio in un mondo di altri e differenti caio con limitata responsabilità verso questi ultimi, un altro è sfiorare la coscienza di non essere affatto tizio e non sapere ancora affatto quale limite a quale responsabilità.. Come dicevano i vecchi cum grano salis od in altre parole con infinita pazienza iniziamo a armarci di tutto l’occorrente per poter contare perlomeno su di una base di serena considerazione degli eventi.

Ciò che trema sempre e comunque è il nostro addestramento ancestrale a governare sempre e comunque, a dirigere sempre e comunque.. a gestire sempre e comunque.. a possedere.. sempre e comunque.. scotto perdere l’antico sodalizio col proprio sé.. E se il sé che ero non sono più io, allora chi sono? Cosa è questa coscienza che si permette di spodestarmi senza previo illustrarmi percorsi e strutture? Pace agli uomini, ed alle coscienze, di buona serenità.. La psiche ha bisogno come un bebè di nutrimento costante e di un riparo costante.. di una base costante.. pur nel percorso di mutazione.. Questa è data dal percorrere ogni cammino appoggiando accuratamente un piede dopo l’altro, serenamente.. con la fiducia che la natura ci ha provvisto di quel quid sufficiente a mantenerci sani, integri, pur in costante mutazione.. Perciò come in amore non temiamo di disperderci parimenti il nostro viaggio sarà lo stesso riparo..

C’è realmente uno spingersi oltre? Oltre, che?..
Oltre a ciò che pensiamo e crediamo debba e non debba essere..

Ultima modifica di gyta : 21-02-2014 alle ore 16.27.21.
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Vecchio 22-02-2014, 00.57.44   #14
paul11
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Riferimento: Forse mi sono spinto troppo oltre... (siamo tutti Uno)

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Originalmente inviato da Angelo Cannata
Secondo voi è possibile un confronto, un dialogo, tra il vivere queste percezioni e il senso critico razionale, quello che getta dubbi e sospetti su tutti e su tutto, oppure si tratta di due modalità di pensiero irrimediabilmente parallele, che mai potranno avere alcun punto di incontro?

Nel caso in cui questo confronto sia ritenuto impossibile, penso che ne conseguirà un'accusa: chi si basa sulla percezione dell'Uno accuserà la razionalità critica di ristrettezza o chiusura mentale.

Credo che però, da parte della razionalità, ci sia una differenza: io, che mi ritengo razionale e autocritico, almeno cerco il dialogo e sono sempre pronto a cercare i difetti del mio modo di pensare. Chi invece segue le percezioni dell'Uno, a quanto mi sembra,

1) è più propenso a risolvere le cose accusando gli altri di essere chiusi di mente, piuttosto che sforzandosi di cercare dei punti di incontro;
2) inoltre mi sembra che sia meno propenso a cercare difetti nel proprio modo di pensare.

In altre parole, trovo la linea di pensiero, che persegue la percezione dell'Uno, molto vicina a convinzioni di tipo religioso e, a quanto mi sembra, le convinzioni di tipo religioso contengono il rischio del fanatismo, poiché ogni religione chiede ai propri seguaci di essere fortemente convinti delle loro idee ed esperienze e li incoraggia poco o niente a sottoporle ad autocritica, discussione, dubbi. È proprio per questo che ho visto tanti forum di religioni chiudere: perché i componenti prima o poi si accapigliavano e, secondo me, non per colpa loro, ma perché, come ho detto, purtroppo è tipico delle religioni chiedere agli adepti di essere fortemente convinti delle loro idee, e per conseguenza meno elastici di mente.

Beh, da credente : sono completamente d'accordo . Comincio a stancarmi di darti ragione .
Quello che asserisci è una sfida dialettica interna che perseguo....da una quarantina d'anni. Per questo sono un atipico:un anarchico di Dio.
A volte in alcuni post mi sono presentato come ....il mio nome è Nessuno ed esercito il dubbio: da una parte lo studio materialistico, dall'altra lo studio spirituale,il tutto in una odissea chiamata vita.
E’ possibile coniugarli se si legge e studia la Bibbia(almeno questa è per me la strada che avevo seguito), e quando si arriva ai Vangeli si apre una porta
che linguisticamente è diversa dai numerosi libri che la precedono. Parla di vita ed è spiazzante a volte, per me è stata una Rivelazione. Le Chiese hanno perso quella vitalità dei Vangeli, costruendo l’involucro protettivo del dogma che ha per base un’ apologetica che innanzitutto riconoscesse a loro i detentori del copyright. .Ma sono divenute ordinamento gerarchico funzionale come qualunque struttura umana, perché di umani si tratta. Ciò che mi spiace è che parecchi sono prevenuti confondendo il Verbo con il potere secolare.
Ma ci sono prevenuti credenti che osteggiano un dogmatismo intellettuale nei confronti dei non credenti. Quando invece la sfida è accettare il confronto. Così come Dio è un salto nella Fede indimostrabile, così la scienza è sempre più assiomatica. Dovremmo capire, questo è il mio modesto parere, che innanzitutto siamo umani e come umani non possediamo il punto di vista di Dio.
Non possiamo e non dobbiamo creare barriere foriere di fanatismi o di rifugi psicologici.
Il mio esercizio del dubbio anche nella fede nasce dalla continua messa in discussione della mia credenza ,approfondendo sempre più la tematica. Le vere sfide sono sempre con noi stessi, perché non possiamo mentire a Dio e a noi stessi.Ma il discorso è lunghissimo e mi fermo qui.

E’ vero, fra credenti, ma soprattutto spiritualisti da new age, può nascere una disputa troppo spesso sterile, perchè la spiritualità viene vissuta come soggettività e in quanto tale diventa una sorta di verità incomunicabile priva di valide argomentazioni a sostegno e a quel punto lo scontro fra verità diventa insanabile incapace di una tolleranza che ammetta l'errore. Invece dell'umiltà il rischio è l'intolleranza.



Il settarismo spirituale può essere un problema, ma cresce un soggettivismo individualistico, un atomismo incomunicabile.. Ognuno definisce un suo Dio, una sua spiritualità: questo è il vero problema di questo tempo.



Il mio consiglio a chi si avvicina alla spiritualità ,per quanto si possa ,è di andare sui testi originali antichi,proprio come in filosofia. Leggere interpretazioni delle interpretazioni è fuorviante, quello semmai può venire solo dopo. Troppi cercano solo o una consolazione o di essere plagiati psicologicamente e i pusher dello spirito che mi ricordano l’imbonitore nelle fiere che vedevo da bambino, sono sempre in agguato.

Scrivendo il post mi sono ricordato di un conoscente via internet , un cultore dei libri vedici che ha tradotto dal sanscrito e mi ha fatto capire parecchie cose, ci siamo confrontati sulle culture antiche, i tempi storici e geologici, le conoscenze astronomiche dei popoli antichi , il cammino storico di popoli come gli Arii, Mitanni ecc. i segni e i simboli comuni alle diverse culture.
Mi diceva che essendo non credente “Dio se esiste mi saprà riconoscere”: gli ho dato ragione.
Troppi dimenticano di Qualcuno che perdonò Maddalena, che mangiò con un centurione romano, che disse ad un ladrone che sarebbe stato in cielo con Lui. Fu Scandalo per il sinedrio, fu scandalo persino per i suoi discepoli. Abbiamo perso quello che ha insegnato:la semplicità del gesto, la cordialità e l'apertura verso l'altrui, e amare, soprattutto amare.
paul11 is offline  
Vecchio 22-02-2014, 13.10.48   #15
jeangene
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Originalmente inviato da acquario69
perché il "grande" può contenere il "piccolo",ma il "piccolo" non può contenere il "grande"

Scusami, non ti seguo.
Intendi dire che questa modalità di rivelazione (dell' unità) ingloba e supera tutte le altre?
jeangene is offline  
Vecchio 23-02-2014, 05.47.15   #16
acquario69
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Originalmente inviato da jeangene
Scusami, non ti seguo.
Intendi dire che questa modalità di rivelazione (dell' unità) ingloba e supera tutte le altre?

innazitutto la premessa fondamentale da fare e' che si tratta di "qualcosa" che va al di la di ogni possibile definizione,perché queste appartengono alla sfera individuale (io) con cui ci identifichiamo.
per l'io ce' il "dentro" e il "fuori" (oppure soggetto e oggetto)
anch'io che in questo momento che cerco di spiegare l'inspiegabile mi trovo in enorme difficoltà,proprio per il motivo stesso che sto cercando di spiegarlo..il che spiega pure il paradosso in cui ci si imbatte.
fatto sta che non ci si può arrivare attraverso il ragionamento (essendo questo "appartenente" alla sfera del finito)
e' dunque inesprimibile ma non incomprensibile.

noi essendo esseri "finiti" non possiamo dare la definizione dell' "infinito",allo stesso modo come il più non può scaturire dal meno (come da frase iniziale)

ti riporto alcuni passi di un certo Rene Guenon,che lo spiega certamente meglio di quello che sto facendo io ora..

Al contrario, l'Infinito, per essere veramente tale, non può ammettere alcuna restrizione, il che lo presuppone assolutamente incondizionato e indeterminato, poiché ogni determinazione, qualunque sia, è necessariamente una limitazione, proprio in quanto lascia qualcosa all'esterno di sé, vale a dire tutte le altre determinazioni ugualmente possibili.

Infatti, se si considera il "Tutto" in senso universale e assoluto,è evidente che non può essere limitato in alcun modo, poiché potrebbe esserlo soltanto da qualcosa di esterno, e se esistesse qualcosa di esterno a esso,il "Tutto" non sarebbe tale. È inoltre importante notare che il "Tutto",inteso in questo senso, non deve assolutamente essere assimilato a un tutto particolare e determinato, cioè a un insieme composto di parti che stanno con quel tutto in un rapporto definito ; esso, a rigor di termini, è «privo di parti», poiché, dovendo tali parti essere necessariamente relative e finite, non avrebbero con il "Tutto" alcuna misura comune,né quindi alcun rapporto,il che equivale a dire che per l'Infinito le parti non esistono; e questo è sufficiente a dimostrare che non si deve tentare di formarsene alcun concetto particolare.
acquario69 is offline  
Vecchio 23-02-2014, 19.40.30   #17
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Originalmente inviato da acquario69
[...]

Ad essere sincero questa idea dell' unità, dell' Uno mi ha sempre affascinato, perciò i miei interventi non volevano essere una critica a questa concezione dell' essere, ma piuttosto un tentativo di comprensione, di comprendere perchè questa concezione per voi è indubbiamente vera.

jeangene is offline  
Vecchio 25-02-2014, 12.22.30   #18
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Originalmente inviato da jeangene
Ad essere sincero questa idea dell' unità, dell' Uno mi ha sempre affascinato, perciò i miei interventi non volevano essere una critica a questa concezione dell' essere, ma piuttosto un tentativo di comprensione, di comprendere perchè questa concezione per voi è indubbiamente vera.


certo l'avevo capito…ritengo che lo spirito di comprensione dovrebbe essere appunto al di sopra di tutto per andare al di la delle nostre stesse abitudini mentali,le stesse che appunto non consentono di vedere le cose se non attraverso le miope lenti dell'egotismo.
la comprensione secondo me infatti non sta nel semplice sapere più cose (quantità),ma nel farle proprie,metabolizzandole al proprio "interno" potendo così riscontrarle veritiere al suo "esterno"

acquario69 is offline  

 



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