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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 15-03-2014, 23.54.08   #1
LinJi
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Data registrazione: 18-04-2007
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Cos'è un "essere non manifestato"?

Questo mio interrogativo sorge a latere di una discussione in 'Spiritualità'. Per formularlo faccio riferimento, come occasione, ad un breve scambio lì intercorso con donquixote, ma ovviamente non intendo porlo in nessun modo e nessuna forma in polemica verso di lui o qualcuno in particolare.

Lui aveva scritto in un post:
« "Io sono Colui che sono" non significa ovviamente "io sono Colui che esiste", altrimenti si sarebbe detto così. Dire "io sono" non è la stessa cosa che dire "io esisto" se per esistenza si intende uno "stare fuori", ovvero una manifestazione dell'essere. In qualche modo "io sono" significa "io ho una essenza", o "io sono una essenza" oppure, ancora meglio, "Io, essenza" che si rende anche con "Io, principio", e così dicendo tentare di evocare ciò che profondamente si vuol dire.
"Io sono Colui che sono" significa inoltre, con l'utilizzo tel tempo verbale in prima persona riferito all'oggetto in terza persona, che non vi è nulla al di fuori di me, perchè dire "Io sono Colui che è" rimanda appunto a qualcosa di esterno al soggetto, a due persone diverse (Io e Colui) che in riferimento all'Assoluto non può essere pensato.
Purtoppo in italiano essere ed esistere vengono utilizzati come sinonimi
intercambiabili, e non è chiara la distinzione fra essere manifestato e
non manifestato.
»

Leggendo questo, mi sono reso conto che appunto non mi era chiara la distinzione fra essere ed esistere, e fra essere manifestato e non manifestato. Ho pensato: essere ed esistere devono essere intercambiabili (perlomeno nel caso dell'uso ontologico di 'essere'), altrimenti - per fare un esempio - dovrebbe essere sensato affermare che "(c')è qualcosa che non esiste", ma in tal caso mi domando in che modo potrebbe essere dotata di senso tale affermazione. Se una cosa non esiste, banalmente non è; e viceversa.

Certo, mi si può dire che un unicorno è, pur non esistendo. Continuerei a non capire, dato che l'unicorno palesemente non è; ciò "che è" quando diciamo e pensiamo un unicorno, è un insieme di rappresentazioni (quindi di simboli scritti, o di impulsi elettrici che viaggiano tra neuroni), la quale quindi esiste, ma consensualmente non si riferisce a nulla (si riferisce a qualcosa che non esiste - non è). Laddove di altre rappresentazioni è possibile invece indicare il riferimento esistente-che è.

Così ho chiesto:
« puoi spiegare cosa intendi con "essere non manifestato"? E quando scrivo "cosa intendi" non voglio dire qual è la definizione che dai dell'espressione da un punto di vista concettuale, bensì puoi farmi un esempio concreto di qualcosa che tu definiresti "essere non manifestato" (dèi a parte)? »

La risposta:
« Un esempio concreto potrebbe essere questo, ma prendilo come analogia: io ho uno smisurato talento e una grande sensibilità per suonare il pianoforte, ma vivo in un luogo in cui il pianoforte non sanno neanche cosa sia, per cui non si verificherà mai la possibilità di poter esprimere, e quindi "manifestare", questo mio talento. La manifestazione delle mie possibilità e dei miei talenti dipenderà quindi da tutta una serie di contingenze, ma questi talenti e queste possibilità, ancorchè inespresse, fanno comunque parte del mio essere, in questo caso del mio essere non-manifestato. Ovvio che ognuno di noi non ne diviene consapevole fino a che non si manifestano effettivamente, ma l'esistenza di un qualcosa non presuppone anche la sua consapevolezza.
In generale per essere non-manifestato si intende l'infinita possibilità, l'infinita potenzialità contenuta all'interno dell'essere, e che è la condizione imprescindibile perchè questa poi si esprima nella manifestazione, nell'essere manifestato, che è quello che appare ai nostri occhi. Ogni atto, per parlare aristotelicamente, deve essere stato prima potenza, ma non tutte le "potenze" divengono atto.
»

A questo punto mi sono spostato qui perché continuo a non capire, nel senso che la succitata è dichiaratamente e volutamente un'analogia, ma, mi sembra, un'analogia che non illumina molto il problema (non per nulla avevo chiesto un esempio 'concreto', proprio perché immaginavo che un'analogia non sarebbe stata sufficiente).

In che senso un talento inespresso può essere qualcosa di "non manifestato"?
Non certo nel senso in cui dovrebbe esserlo l' "essere" non manifestato: in quanto questo si dovrebbe distinguere dall'esistenza, mentre un talento, se diciamo che "è", ancorché inespresso certamente dovrà esistere, e per giunta esistere "incarnato" in un corpo, in un soggetto, nella forma di determinati fattori biologici; e quindi "manifestato" eccome, sebbene incidentalmente non "utilizzato" (come, per dire, un martello riposto nella cassetta degli attrezzi, o un vecchio vino chiuso in bottiglia).

"Ogni atto deve essere prima stato potenza": posso capire questa impostazione come metafora concettuale valida a illustrare certe dinamiche particolari, non certo come costitutiva sul piano ontologico e applicabile al tutto o a tutte le cose. Non dovremmo poter moltiplicare ingiustificatamente gli enti aggiungendo, a ciascun ente esistente, una sua controparte "non manifestata" e inesistente: anche solo banalmente per non violare il rasoio di Ockham.

Oltre che per non incorrere in palesi problemi di riferimento. La mia domanda in effetti era in questa chiave: a cosa mi riferisco, in concreto, quando parlo di una controparte che "è", ma è "non manifestata" e inesistente, di qualcosa che esiste?

O forse parlo di una pura rappresentazione priva di riferimenti (come l'unicorno), che uso solo in quanto mi è comoda e funzionale per spiegare determinati concetti?
LinJi is offline  
Vecchio 16-03-2014, 06.04.17   #2
acquario69
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Riferimento: Cos'è un "essere non manifestato"?

una domanda semplice,semplice;

un seme -ad esempio- che in potenza racchiude in se una vita intera..si potrebbe definire (anche se la parola definire può forse depistare) un "essere" non manifestato?
acquario69 is offline  
Vecchio 16-03-2014, 09.38.48   #3
maral
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Riferimento: Cos'è un "essere non manifestato"?

La discussione intercorsa tra te e donquixote pone in rilievo il divario tra la dimensione logica ontologica dell'essente e quella fenomenologica ontologica ove la prima fa capo al principio di identità, mentre la seconda al suo apparire o manifestarsi. E' evidente che in senso ontologico questi due momenti di essere e manifestarsi non possono che coincidere, ma il manifestarsi implica necessariamente un non manifestarsi che non coincide con un non essere che è assolutamente nulla. Ossia, mentre nell'essere è presente la totalità infinita dell'essente, nel manifestarsi dell'essere tale totalità è esclusa dall'apparire stesso affinché qualcosa possa apparire e quindi necessariamente appaia come un finito che sempre allude a qualcosa che sta oltre al finito che appare. Nel manifestarsi autentico appare quindi un non manifesto (un non specificato) che pur tuttavia è in base al principio di identità.
Dunque alla domanda
Citazione:
a cosa mi riferisco, in concreto, quando parlo di una controparte che "è", ma è "non manifestata" e inesistente, di qualcosa che esiste?
si potrà rispondere che ci si riferisce proprio all'apparire di ciò che non appare, ma resta nascosto e che non può essere in alcun modo fenomenologicamente definito, perché se lo fosse evidentemente apparirebbe.
L'esempio di un talento nascosto aiuta forse a comprendere, ma è fuorviante perché nel momento in cui si definisce quel talento (ad esempio saper suonare il pianoforte laddove non vi sono pianoforti), quel talento non è più nascosto, ma è palese, è esistente e manifesto a chi ne parla.
L'essere esprime sempre la totalità dell'apparire, ma la ontologica totalità dell'apparire non può apparire senza contraddire il presupposto stesso dell'apparire e l'apparire di questo non apparente come tale (ossia proprio come un non apparire) è appunto lo sfondo indispensabile alla luce del quale l'esistente si manifesta per come via via viene a manifestarsi e quindi a esistere.
maral is offline  
Vecchio 16-03-2014, 09.54.23   #4
oroboros
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Riferimento: Cos'è un "essere non manifestato"?

L'essere è indice di affermazione e, dunque, di esistenza, perché tutto ciò che ha una forma ha un contorno che descrive limiti. Tuttavia l'essere individuale non è l'unica possibilità inerente all'essere, perché gli esseri angelici sono la rappresentazione di qualità divine che, pure essendo, sono informali, e nella loro essenza anche non manifestati. L'Essere primo che è causa dell'essere - quello che i cristiani chiamano Dio - all'essere è necessariamente superiore in quanto sua causa. Questo significa che è una realtà esterna alla manifestazione della realtà relativa, perché anche nel relativo ogni causa è esterna ai propri effetti né da questi potrebbe essere modificata. È per questa ragione che il fuoco non può bruciare il calore dal quale è stato generato. Dire "esterna" è un obbligo dato dalla consequenzialità del linguaggio, ma sarebbe un errore, perché implica il concetto di estensione la quale è una delle condizioni che caratterizzano la realtà relativa, quindi deve essere intesa esclusivamente in modo analogico. L'Essere primo, per le ragioni esposte, rientra nelle possibilità date dalla Realtà chiamata convenzionalmente, in metafisica, del "Non essere", ed è così chiamata perché non ci sono altri modi per definirla senza farla rientrare nell'essere. Il Non essere contiene l'essere in principio, e lo contiene in tutte le sue indefinite possibilità di non manifestazione e di manifestazione. Le idee, per fare un esempio, appartengono alla Non esistenza perché sono informali, e da quella si affermeranno entrando nell'esistenza attraverso il canale di comunicazione che le conduce alle forma date loro dal pensiero. L'Intuizione spirituale appartiene all'intellettualità universale, causa dell'intelligenza individuale, dunque limitata, che dà origine alla razionalità logica che è la tipica qualità, squisita oppure no, dello stato umano nel quale (chi più e chi meno ) ci troviamo a essere. Ecco perché nessuno sa esattamente dove si trovano le idee che prendono forma nella mente, perché derivano dalla centralità che è un Non luogo.
Il rasoio di Okkam ha una lama che nessuna intelligenza di questo e di altri mondi si sognerebbe mai di voler affilare, perché è concezione priva di intelligenza.
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Vecchio 16-03-2014, 11.12.48   #5
LinJi
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Riferimento: Cos'è un "essere non manifestato"?

Mi unisco alla domanda di acquario69.
Per inserirla nel contesto della mia domanda, personalmente risponderei di no, perché mentre l' "essere non manifestato" si pretende non esistente, il seme esiste.

Anzitutto ti ringrazio maral, ma devo confessare che la tua risposta forse aumenta anziché diminuire la mia incomprensione.

Dici che in senso ontologico l'essere e il manifestarsi non possono che coincidere.
Dunque in quale altro senso "il non manifestarsi non coincide con un non essere che è assolutamente nulla"? Se non in senso ontologico, stai parlando forse di un piano concettuale o logico o forse linguistico, immagino; in ogni caso stai parlando di una sorta di finzione utile, ma che non ha nessun riferimento concreto e nessuna implicazione ontologica. Ho capito bene?

"L'apparire di ciò che non appare" mi sembra un gioco di prestigio di parole. Ciò che non appare non ha apparire, se si viola questa semplice regola linguistica diventa difficile mantenere un senso nel discorso.

"La ontologica totalità dell'apparire non può apparire senza contraddire il presupposto stesso dell'apparire": perché? In senso generale, il presupposto stesso di x non può essere contraddetto dal solo darsi di x, altrimenti non è il presupposto stesso di x, ma qualche altra cosa.
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Vecchio 16-03-2014, 12.09.45   #6
acquario69
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Riferimento: Cos'è un "essere non manifestato"?

Citazione:
LinJi
Mi unisco alla domanda di acquario69.
Per inserirla nel contesto della mia domanda, personalmente risponderei di no, perché mentre l' "essere non manifestato" si pretende non esistente, il seme esiste.

la mia domanda nasce dalla curiosità di saperne di più,come te credo..
tuttavia,e vero il seme come dici tu esiste ma il mio riferimento era al suo potenziale non manifestato..in fondo in un seme e' già contenuto tutto cio' che potrebbe manifestare…questo era il senso della mia domanda in riferimento al seme,come esempio al tema…ma sono solo supposizioni di chi in merito non ne sa assolutamente nulla
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Vecchio 16-03-2014, 12.10.04   #7
maral
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Riferimento: Cos'è un "essere non manifestato"?

Citazione:
Originalmente inviato da LinJi

Dici che in senso ontologico l'essere e il manifestarsi non possono che coincidere.
Dunque in quale altro senso "il non manifestarsi non coincide con un non essere che è assolutamente nulla"? Se non in senso ontologico, stai parlando forse di un piano concettuale o logico o forse linguistico, immagino; in ogni caso stai parlando di una sorta di finzione utile, ma che non ha nessun riferimento concreto e nessuna implicazione ontologica. Ho capito bene?
Mi rendo conto che il termine coincidere che ho usato non è il più adatto. Intendevo dire che l'essere implica per logica il suo completo manifestarsi, ma questo manifestarsi, in quanto apparizione fenomenologica non può essere completo perché l'apparire è sempre apparire di qualcosa rispetto a qualcosa che non appare, ma il qualcosa che non appare non è qualcosa che non è, poiché essere qualcosa che non è resta una contraddizione assoluta, ontologica. Mentre il non manifestarsi è certamente possibile (anzi, fenomenologicamente necessario al manifestarsi stesso), il non essere di qualcosa è assolutamente impossibile e il possibile non può venire assimilato all'impossibile. Vi è pertanto una contraddizione tra la dimensione logica per cui la totalità è e deve manifestarsi come tale e quella fenomenologica per cui la totalità non può manifestarsi come tale, il divario tra queste due posizioni è espresso da ciò che fenomenologicamente non si manifesta (ma che pur tuttavia è altrimenti si produrrebbe una contraddizione ontologica assurda per cui ciò che è, ma non appare in ragione della fenomenologia necessariamente parziale dell'apparire è nulla) e che fenomenologicamente appare come non manifesto.
Citazione:
"L'apparire di ciò che non appare" mi sembra un gioco di prestigio di parole. Ciò che non appare non ha apparire, se si viola questa semplice regola linguistica diventa difficile mantenere un senso nel discorso.
Il significato è che ciò che non appare ovviamente non appare, ma il suo "non-apparire"appare. Quanto appare non sono le cose nascoste (se apparissero non sarebbero nascoste), ma il nascondimento del nascosto. Nota che lo stesso apparire appare e questo apparire dell'apparire è l'autocoscienza, il nascosto in questo senso sarà dunque il contenuto dell'inconscio che appare come inconscio, ma non nei contenuti dell'inconscio stesso (altrimenti l'inconscio sarebbe conscio).
Forse in questi termini di conscio e inconscio il discorso è più comprensibile.
Citazione:
"La ontologica totalità dell'apparire non può apparire senza contraddire il presupposto stesso dell'apparire": perché? In senso generale, il presupposto stesso di x non può essere contraddetto dal solo darsi di x, altrimenti non è il presupposto stesso di x, ma qualche altra cosa.
Perché, come ho detto, l'apparire è sempre un apparire su qualcosa che non appare e che costituisce lo sfondo irrinunciabile per ogni apparire. La totalità deve apparire per quello che è, ma fenomenologicamente non può farlo, ossia non può svelarsi immediatamente come la totalità che è. Questo falsifica da un punto di vista logico l'apparire fenomenico, a meno che l'apparire fenomenico non comprenda l'apparire del suo sfondo, ossia del suo inconscio il cui contenuto resta inconscio.
Mentre da un punto di vista logico la totalità dell'essere è sempre presente identica a se stessa totalità, dal punto di vista fenomenologico la totalità è il percorso di un progressivo infinito apparire ove la totalità è espressa da un costante emergere e immergersi degli enti nello sfondo (nel nascosto , non manifesto) che come tale (sfondo) appare.
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Vecchio 16-03-2014, 12.16.21   #8
maral
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Riferimento: Cos'è un "essere non manifestato"?

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Originalmente inviato da acquario69
una domanda semplice,semplice;

un seme -ad esempio- che in potenza racchiude in se una vita intera..si potrebbe definire (anche se la parola definire può forse depistare) un "essere" non manifestato?
Un seme è un essere non manifestato per quanto appare che di ciò che il seme manifesta non è tutto ciò che dall'essere di quel seme è implicato. Ma questo vale per ogni essente.
maral is offline  
Vecchio 16-03-2014, 13.04.23   #9
oroboros
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Riferimento: Cos'è un "essere non manifestato"?

Il materialismo riduce tutto all'estensione e chi è materialista, anche senza sospettare di esserlo, considererà le potenzialità ancora inespresse, contenute in una realtà già manifestata come è quella del seme, una "non manifestazione". La manifestazione di una realtà, quale è quella di un seme, implica che le possibilità e i prolungamenti impliciti alla sua natura siano in attesa di potersi sviluppare, quando ci siano le condizioni adatte per farlo, ma queste si trovano già all'interno della realtà relativa perché qualità proprie al seme che esiste, mentre la realtà chiamata "Non esistenza", non essendo sottomessa alla durata né all'estensione, non può stare dentro all'esistenza della quale tempo e spazio sono le necessarie condizioni. La "Non esistenza" non nega l'esistenza, ma la contiene in principio nelle possibilità che si esprimeranno nell'esistenza, analogamente a quanto l'unicità e la molteplicità esprimeranno il senso dell'Unità dalla quale derivano.
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Vecchio 16-03-2014, 15.34.35   #10
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Riferimento: Cos'è un "essere non manifestato"?

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Originalmente inviato da oroboros
Il materialismo riduce tutto all'estensione e chi è materialista, anche senza sospettare di esserlo, considererà le potenzialità ancora inespresse, contenute in una realtà già manifestata come è quella del seme, una "non manifestazione". La manifestazione di una realtà, quale è quella di un seme, implica che le possibilità e i prolungamenti impliciti alla sua natura siano in attesa di potersi sviluppare, quando ci siano le condizioni adatte per farlo, ma queste si trovano già all'interno della realtà relativa perché qualità proprie al seme che esiste, mentre la realtà chiamata "Non esistenza", non essendo sottomessa alla durata né all'estensione, non può stare dentro all'esistenza della quale tempo e spazio sono le necessarie condizioni. La "Non esistenza" non nega l'esistenza, ma la contiene in principio nelle possibilità che si esprimeranno nell'esistenza, analogamente a quanto l'unicità e la molteplicità esprimeranno il senso dell'Unità dalla quale derivano.

Grazie per la tua spiegazione,trovo che ora l'argomento in questione mi sia molto più chiaro di quanto non avrei mai potuto realizzare da solo…
d'altronde penso che le domande (per quanto banali possano essere o sembrare) alla fine portano sempre a qualcosa di buono,anche perché nessuno nasce imparato e questo forum lo trovo utile anche per questo
acquario69 is offline  

 



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