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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 04-06-2014, 10.32.50   #1
CVC
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Data registrazione: 30-01-2011
Messaggi: 747
La filosofia è il contrario della vita?

Nell'antichità la filosofia era intesa come una preparazione alla morte. Per liberarsi dal terrore della morte occorre pensarci ogni giorno. Familiarizzare con la morte, non farsi trovare impreparati quando verrà, dirsi che tutto sommato ce lo dovevamo aspettare, abbiamo sempre saputo di non essere eterni. Attendere serenamente quell'ultima ora, il timore della quale rende inquiete tutte le altre. Dirsi come Socrate 'io vado a morire e voi a vivere, non si sa a chi spetta la condizione migliore, perchè nessuno sa cosa ci aspetta dopo'. 'La morte o è un sonno senza sogni, il che è una cosa dolcissima, o è una vita migliore'. L'idea che alla fine del viaggio possa esserci una prospettiva da leggere in chiave positiva, e non solo terrore e lacrime, può di sicuro rendere più serena tutta l'esistenza.
In tempi più recenti Heidegger ha parlato di vivere per la morte. E' la morte che da un senso alla vita, perchè se così non fosse, la vita potrebbe essere tutto e il contrario di tutto.
Ma se ci abbandonassimo completamente alla vita, allora finiremmo col seguire questo e quel impulso vitale, legati a filo doppio al nostro istinto di sopravvivenza e all'egoismo che ne deriva, inconsapevoli di fronte alla morte, vivendo fino all'ultimo giorno con quella sensazione di avere sempre un tempo illimitato davanti a noi, mai sazi delle stesse cose
Quanti sono gli avvenimenti rilevanti in una vita? Si conteranno con le dita di una o due mani. Eppure per andare avanti, per avere stimoli, abbiamo bisogno di pensare al futuro come ad un turbine di possibilità e di eventi importanti.
Ma la filosofia ci ricorda che dobbiamo morire, la vanità dei beni che accendono I nostri desideri, l'ineluttabilità del divenire, la fragilità della nostra consapevolezza di essere.
La brama di vivere da una parte, la filosofia dall'altra, e io sono il campo di battaglia.
CVC is offline  
Vecchio 04-06-2014, 11.27.18   #2
SempreMai
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Riferimento: La filosofia è il contrario della vita?

E' la vita per come la intendiamo noi ad essere il contrario della Vita. La morte e' Vita. Non possiamo escluderla. La filosofia e' una forma di psicologia meno grossolana. Meno praticona. Ritengo. E' pensiero puro. Pensare il pensiero. Ma sono di parte.
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Vecchio 04-06-2014, 17.09.47   #3
Sante
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Riferimento: La filosofia è il contrario della vita?

L'errore di Socrate e Platone fu proprio quello di sostituire la filosofia alla vita. La filosofia va vissuta come il riflesso di ciò che si vede, come il riflesso di ciò che si tocca. La filosofia è il contrario della vita perché la vita muore, la filosofia non morirà mai. Secoli e secoli di pensiero e oggi ci ritroviamo ancora a pensare come uomini di millenni fa. Eppure la filosofia ha anch'essa il bisogno di morire, per rinascere come un altro pensiero, vedi Nietzsche e il suo Zarathustra, i vecchi dèi sono morti, noi facciamo nascere i nuovi. Filosofia e vita sono collegate, l'importante è non fraintenderle.
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Vecchio 04-06-2014, 23.35.20   #4
Davide M.
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Messaggi: 193
Riferimento: La filosofia è il contrario della vita?

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Nell'antichità la filosofia era intesa come una preparazione alla morte. Per liberarsi dal terrore della morte occorre pensarci ogni giorno. Familiarizzare con la morte, non farsi trovare impreparati quando verrà, dirsi che tutto sommato ce lo dovevamo aspettare, abbiamo sempre saputo di non essere eterni. Attendere serenamente quell'ultima ora, il timore della quale rende inquiete tutte le altre. Dirsi come Socrate 'io vado a morire e voi a vivere, non si sa a chi spetta la condizione migliore, perchè nessuno sa cosa ci aspetta dopo'. 'La morte o è un sonno senza sogni, il che è una cosa dolcissima, o è una vita migliore'. L'idea che alla fine del viaggio possa esserci una prospettiva da leggere in chiave positiva, e non solo terrore e lacrime, può di sicuro rendere più serena tutta l'esistenza.
In tempi più recenti Heidegger ha parlato di vivere per la morte. E' la morte che da un senso alla vita, perchè se così non fosse, la vita potrebbe essere tutto e il contrario di tutto.
Ma se ci abbandonassimo completamente alla vita, allora finiremmo col seguire questo e quel impulso vitale, legati a filo doppio al nostro istinto di sopravvivenza e all'egoismo che ne deriva, inconsapevoli di fronte alla morte, vivendo fino all'ultimo giorno con quella sensazione di avere sempre un tempo illimitato davanti a noi, mai sazi delle stesse cose
Quanti sono gli avvenimenti rilevanti in una vita? Si conteranno con le dita di una o due mani. Eppure per andare avanti, per avere stimoli, abbiamo bisogno di pensare al futuro come ad un turbine di possibilità e di eventi importanti.
Ma la filosofia ci ricorda che dobbiamo morire, la vanità dei beni che accendono I nostri desideri, l'ineluttabilità del divenire, la fragilità della nostra consapevolezza di essere.
La brama di vivere da una parte, la filosofia dall'altra, e io sono il campo di battaglia.

Secondo me non ci si libera dal terrore per la morte, nemmeno pensandoci ogni giorno, io ho sempre paura e timore per la morte,
dei miei cari. Della mia morte, non me ne importa niente, quando c'è lei non ci sono io; ma il pensiero della scomparsa dei propri cari è terribile, preoccupante, sofferenza atroce. E' quello il vero sentimento dell'angoscia, non quello che voleva intendere Heidegger.
"L'idea che alla fine del viaggio possa esserci una prospettiva da leggere in chiave positiva, e non solo terrore e lacrime, può di sicuro rendere più serena tutta l'esistenza", certo, ma solo per il proprio viaggio, ma quando a lasciarci è una persona che amiamo più di noi stessi quel terrore e quelle lacrime faranno parte della nostra esistenza, di questa esistenza, mentre per la nostra morte terrore e lacrime non ci spaventano così come il vuoto lasciato da coloro cui siamo stati nostro malgrado costretti a separarci, quel vuoto è un abisso senza senso, non la vita di tutti i giorni, che grazie ai nostri cari acquista un senso, sono proprio i nostri affetti il senso della nostra vita.
Non è la filosofia a ricordarmi che devo morire, è nella mia natura il ricordo di ciò che mi aspetta, essa mi spinge oltre la morte, mi spinge oltre quella vanità dei beni che accendono i miei desideri, e mi rende consapevole del mio essere, nel momento presente in cui ci penso.
Secondo me la filosofia non è il contrario della vita, anzi, per me è diventata un vizio, il vizio di pensare. E come tutti i vizi, una volta che l'hai preso, è tremendamente difficile potervi rinunciare.
Davide M. is offline  
Vecchio 05-06-2014, 08.44.46   #5
sgiombo
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Riferimento: La filosofia è il contrario della vita?

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Ma se ci abbandonassimo completamente alla vita, allora finiremmo col seguire questo e quel impulso vitale, legati a filo doppio al nostro istinto di sopravvivenza e all'egoismo che ne deriva, inconsapevoli di fronte alla morte, vivendo fino all'ultimo giorno con quella sensazione di avere sempre un tempo illimitato davanti a noi, mai sazi delle stesse cose

Ma perché mai dal nostro istinto di sopravvivenza dovrebbe derivare (necessariamente, unicamente) l' egoismo?

La selezione naturale ha prodotto anche potenti tendenze comportamentali altruistiche, non meno vantaggiose (anzi!) di quelle egoistiche per la sopravvivenza delle specie e per la sopravvivenza, la diffusione e la differenziazione della vita in generale!



"E' la vita per come la intendiamo noi ad essere il contrario della Vita. La morte é vita."
(SempreMai)

Esatto: "morte" non é il contrario di "vita" bensì di nascita", e proprio esattamente come la nascita é un' aspetto imprescindibile della vita (altro che il suo contrario)!

Non ci sarebbe morte senza la vita e non ci sarebbe vita senza la morte.

Ma credo, da seguace del materialismo storico, che non siamo genericamente "noi" (uomini) ad intendere (spontaneamente, "per natura"), la vita "all' incontrario", bensì che tendano potentemente ad imporcelo gli attuali assetti sociali, largamente superati oggettivamente dallo sviluppo delle forze produttive, cioé tutt' ora vigenti ma, per dirlo con un' efficace metafora, "in avanzato stato di putrefazione".
IL capitalismo irrazionalisticamente ignora il limite delle cose, e così pretende che la vita umana sia "naturalmente eterna".
E se qualcuno muore, anche ad età avanzatissima, anche per malattie oggettivamente inguaribili, ci deve sempre essere un "colpevole" (preferibilmente nell' ambito della vera o molto più spesso presunta "malasanità", che é l' "assassino" più facile da additare; oltre che la vittima più facile da "tosare" con risarcimenti indebiti).
E così facendo, ignorando i limiti oggettivi invalicabili (anche dalle più ottimistiche tecniche teoricamente sviluppabili) delle risorse naturali e della capacità dell' ambiente di metabolizzare e superare i danni inevitabilmente arrecatigli da produzioni e consumi umani (anche con le tecniche più "pulite" teoricamente immaginabili), prepara proprio l' estinzione "prematura e di sua propria mano" della nostra specie (oltre che di tantissime altre).

Ultima modifica di sgiombo : 05-06-2014 alle ore 23.24.53.
sgiombo is offline  
Vecchio 05-06-2014, 22.40.52   #6
CVC
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Riferimento: La filosofia è il contrario della vita?

@Davide M
Forse è perchè amiamo I nostri cari e rimuoviamo l'idea che un giorno ci lasceranno. Dovremmo guardarli con la consapevolezza che non sono eterni, in tal modo prepareremmo noi stessi al momento del distacco
Mi rendo conto che questo atteggiamento è duro da digerire, oltre che da mettere in pratica, sembra inumano.
D'altronde sarebbe sintomo di crudeltà non provare dolore per la scomparsa di una persona cara, ma dato che è realistico pensare che prima o poi se ne andranno è anche razionale prepararsi a quel momento.
E' questo che intendo per contrapposizione fra vita e filosofia. La vita ci dice di non pensarci per poter godere di più la gioia della loro presenza, rifiutando di pensare al giorno in cui li perderemo. D'altra parte la filosofia ci richiama alla realtà, ci dice di preparaci all'inevitabile, di accettare l'ineluttabilità dell'uscire dal e tornare nell'ignoto, nostro e di tutte le cose.

@sgiombo
Se esiste un istinto di conservazione, questo mi porterà sempre a preferire che fra me ed un'altro, è sempre meglio che tocchi all'altro (se si tratta di qualcosa di spiacevole). Questo è egoismo.
Il capitalismo si basa sul presupposto di Adam Smith, che l'uomo fa più bene alla società perseguendo il proprio interesse di quando cerca intenzionalmente di fare il bene comune. Questa è legittimazione dell'egoismo.
L'unico modo per uscire dall'egoismo è forse collocarsi nella prospettiva in cui si vede l'estemporaneità di tutte le cose. In questa prospettiva si deve capire che a poco vale che mi salvi la vita a scapito di un altro, perchè la mia fine sarà solo rimandata e il momento in cui la rimando non è che un momento che rientra nell'infinità dei momenti che accadono, durano un attimo e se ne vanno, come tutti I momenti futuri e passati.
E che l'illusione della crescita è solo un'apparenza che serve a dare una sensazione di ricchezza, che è un concetto relativo dato che l'unica vera ricchezza è il tempo.
Per entrare in questa dimensione bisogna uscire dalla vita ed entrare nella filosofia. Fare in modo che la filosofia ci faccia dimenticare la vita, e poi ritornare nella vita con la consapevolezza che c'è qualcosa di più forte della vita stessa, per cui le minacce e le angosce della vita fanno meno paura.
CVC is offline  
Vecchio 06-06-2014, 05.18.57   #7
acquario69
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Riferimento: La filosofia è il contrario della vita?

eppure..secondo me,qualcosa può essere intuito sulla morte (quindi sulla vita)..basta osservare la natura.
ce la continuita,la non separazione,la trasformazione perenne da uno stato all'altro..
non siamo mai nati,non siamo mai morti..secondo me questa e' la frase illuminante su cui andrebbe fatta una profonda riflessione
acquario69 is offline  
Vecchio 06-06-2014, 11.34.52   #8
Sante
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Riferimento: La filosofia è il contrario della vita?

Io mi chiedo da dove nasca mai questa paura per la morte! Gli uomini si dall'inizio della loro vita hanno sempre temuto questa misteriosa... fine? Perché fine? Allora hanno creato "al di là", "mondi eterni", "vite senza morte". Arrivo dunque alla conclusione che la paura della morte nasca dalla paura del vuoto e dell'ignoto. Horror vacui! Così dicevano i latini. Ma perché avere paura del vuoto? Anzi, meglio ancora, perché avere paura dell'ignoto? Piuttosto aver paura del "vuoto della vita", del "vuoto in vita". E, come ci insegna Socrate negli ultimi giorni di vita, anche dopo la morte farò sempre quello che ho fatto in vita perché io resto Io e lo sarò anche dopo la morte.
Per quanto riguarda invece la paura della morte dei nostri cari, di certo quella nasce da una filantropia, da un amore forse, e da una mancanza d'egoismo. Ma io credo che ci sarebbe tanto da dire sulla morte altrui più che sulla nostra, troppo relativo come argomenti. La morte personale, invece, non è da temere, perché quel che ci sarà dopo, ignoto, pieno o vuoto, non ci riguarda ora. Vivremo la morte nei posteri.
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Vecchio 06-06-2014, 18.56.37   #9
sgiombo
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Riferimento: La filosofia è il contrario della vita?

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@sgiombo
Se esiste un istinto di conservazione, questo mi porterà sempre a preferire che fra me ed un'altro, è sempre meglio che tocchi all'altro (se si tratta di qualcosa di spiacevole). Questo è egoismo.
Il capitalismo si basa sul presupposto di Adam Smith, che l'uomo fa più bene alla società perseguendo il proprio interesse di quando cerca intenzionalmente di fare il bene comune. Questa è legittimazione dell'egoismo.
L'unico modo per uscire dall'egoismo è forse collocarsi nella prospettiva in cui si vede l'estemporaneità di tutte le cose. In questa prospettiva si deve capire che a poco vale che mi salvi la vita a scapito di un altro, perchè la mia fine sarà solo rimandata e il momento in cui la rimando non è che un momento che rientra nell'infinità dei momenti che accadono, durano un attimo e se ne vanno, come tutti I momenti futuri e passati.
E che l'illusione della crescita è solo un'apparenza che serve a dare una sensazione di ricchezza, che è un concetto relativo dato che l'unica vera ricchezza è il tempo.
Per entrare in questa dimensione bisogna uscire dalla vita ed entrare nella filosofia. Fare in modo che la filosofia ci faccia dimenticare la vita, e poi ritornare nella vita con la consapevolezza che c'è qualcosa di più forte della vita stessa, per cui le minacce e le angosce della vita fanno meno paura.

Ma esiste anche un istinto di conservazione della specie che può spingere a sacrificarsi per gli altri (senza bisogno di considerare il fatto che tanto prima o poi si muore comunque …e comunque ceteris paribus è molto meglio morire poi, sia come individui, sia come specie, sia come vita in generale).
E questo è altruismo (conseguente la selezione naturale non meno dell’ istinto di sopravvivenza individuale e dell’ egoismo).
Esso fra l' altro spiega a mio avviso che, come rilevi più avanti, la filosofia ci può far dimenticare la vita, e poi ritornare nella vita con la consapevolezza che c'è qualcosa di più forte della vita stessa (nostra propria indviduale), per cui le minacce e le angosce della vita fanno meno paura

Seguo il materialismo storico e dunque penso che in ultima istanza il capitalismo nascente ha condizionato l’ affermarsi del pensiero di Adam Smith e non viceversa.
La sua natura ideologica (falsa) oggi mi sembra eclatantemente sotto gli occhi di tutti (tranne ovviamente di chi ha interesse a non vederla o far finta di non vederla).
sgiombo is offline  
Vecchio 06-06-2014, 21.50.17   #10
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Riferimento: La filosofia è il contrario della vita?

@acquario69
A volte mi viene da pensare che la morte potrebbe essere qualcosa simile al sonno. Quando ci addormentiamo continuiamo a vivere in un'altra dimensione, quella fuori dallo spazio e dal tempo del sogno. Chissà che non succeda qualcosa di simile con la morte
@Sante
La paura della morte è appunto paura dell'ignoto, aggravata dalla superstizione e dalla paura di punizioni ultraterrene. Le creazioni concettuali del passato e del presente ci portano a vivere in funzione di essi. Nel presente, come dice Epicuro, o c'è la morte o ci siamo noi. La morte in sè non è niente, è la paura della morte che da tormento. La paura della morte deriva dalla mancanza di una riflessione su di essa. La coscienza di dover morire ci porta a dare più importanza alla vita stessa, perchè così si può pensare di vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo.
CVC is offline  

 



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