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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 26-01-2016, 03.09.03   #11
green&grey pocket
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Riferimento: Rilettura della "FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO"

ciao Hegel,

D'accordo ma quale sarebbe questa verità?

Io sono al primo capitolo e le domande che in esso risiedono sono così rilevanti che mi sorprende sempre che vengano ignorate.

Tu parli di verità, ma quando il pensatore fa notare che non esiste un soggetto senza un oggetto, e poi vi aggiunge un punto di domanda (letteralmente!)...dichiaratam ente sta offrendo al lettore una via di ripensamento, rispetto a quello che lui svolgerà.

Infatti il problema prima ancora di entrare nella istanza dialettica, è quello dei presupposti stessi del domandare.

Ogni filosofia dovrebbe farlo.

A mio modo di vedere sopratutto dopo i balzi senza ritorno della logica godeliana, cantoriana etc... sappiamo oggi che qualsiasi verità di cui parli la filosofia, sarà senza dubbio un mero formalismo.

Non esiste la Verità, altrimenti non abbiamo capito che solo una parte della morte della metafisica.

Tra l'altro se uno si ricordasse la seconda topica niciana, sappiamo per certo, che qualsiasi scienza storica, è destinata a colassare da questioni che col formalismo non c'entrano nulla.

Non vi è progressismo, Hegel, nel caso come dicono in tanti lo abbia veramente detto (mi fido, ma voglio leggerlo in futuro lontano visto le difficoltà mie private) ha chiaramente fallito nella previsione, oggi lo stato è un mero fantoccio (sempre che non lo sia sempre stato) in preda alle bizze dell'opinione pubblica(solo una delle miriadi di osservazioni che possiamo annotare a sfavore della presunta eticità razionale). Non c'è nessuna scienza in questo, mi perdonerai.

Inoltre non capisco perchè l'assoluto (altro errore logico fondamentale oggi ampiamente risolto, che possiamo accostare a quello dell'uccisione di parmenide fatta da Platone) debba coincidere con quello cristiano e i suoi deliri trinitari...qualcuno è finito arrosto per aver fatto notare che nelle scritture non c'è nulla di ciò...eppure oggi tutti continuano a parlarne.
Ma appunto proprio perchè non c'è verità, solo sistemi gerarchici su sistemi gerarchici.

Fatte le precisazioni sopre:
Qua però mi interessa la verità formale.
Quale sarebbe amico mio? Sono curioso.(nel senso di seriamente interessato)

Più sei tecnico meglio è per la discussione che vorrei aprire.
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Vecchio 28-01-2016, 13.51.08   #12
Hegel89
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Riferimento: Rilettura della "FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO"

Citazione:
Originalmente inviato da Sariputra
Personalmente mi sono sempre coerentemente dichiarato non filosofo e quindi gli strali di Hegel non mi toccano.
Sono d'accordo che , per il semplice fatto di saper cambiare da solo l'olio e i filtri della tua auto, non diventi automaticamente un autoriparatore professionista ma...se il cambio è fatto correttamente l'atto diventa corretto nella stessa identica misura che quel cambio lo abbia eseguito un professionista.
Allo stesso modo, pur non essendo filosofo, se il tuo ragionamento è corretto lo è nella stessa misura che quel ragionamento lo abbia prodotto Hegel. Infatti ritengo esista un pensare e non un pensatore.
Questo pensare può manifestarsi in modo più o meno corretto in qualunque essere pensante. La differenza sta nel metodo e nel criterio e nel fatto che il filosofo dispone di strumenti ( conoscenze) superiori ,per cui il pensare dovrebbe ( sottolineo dovrebbe) manifestarsi in maniera più corretta in lui.
Quella citazione che riporti fa intendere chiaramente che Hegel si considerasse un essere superiore, una mente eccelsa le cui riflessioni non potevano essere contestate da mere opinioni di chi si crede filosofo solo perchè produce...opinioni sulla filosofia.
Tornando al banale esempio di cui sopra, è anche vero che , se l'autoriparatore ci consegna e ci fa pagare un auto non riparata a regola d'arte, chiunque ( anche il non autoriparatore) ha il diritto di contestare ed esprimere la propria opinione in merito. E certo l'autoriparatore non può nascondersi dietro alla sua presunta autorevolezza in materia, contrapposta alla nostra banale opinione.
Perchè gli effetti del suo maldestro intervento sono evidenti.
Quindi il problema che si pone è: chi può giudicare che il pensiero prodotto dall'abile filosofo sia corretto ? Qual'è il metro per giudicare ?
Sono gli effetti (come nel caso del calzolaio citato o dell'autoriparatore) visibili che ce ne parlano? Ha senso una filosofia che non produce effetti visibili ( simile ad un calzolaio che aggiusta scarpe di giorno e disfa il lavoro fatto di notte , all'infinito...) ma semplicemente autoreferenziale?
E' il pensiero filosofico che produce l'azione o è invece l'opinione sul pensiero filosofico ( magari mal compreso...)che fa e ha fatto la storia? L'opinione ha un vantaggio sul semplice speculare filosofico, è attiva, a volte vantaggiosa, spessissimo nefasta, ma certo profondamente umana.

Questa tua mentalità è proprio quella giusta per diventare filosofo, cioè la verità è a portata di tutti, del pensiero in generale. Ciò che manca però è il lavoro concreto, il viaggio che la fatica del concetto deve svolgere per arrivare a comprendere la verità. Non basta solo potere, come aver la mera possibilità di imparare, conoscere etc., bisogna anche giungere concretamente a fare tutto questo.

Chi può giudicare la verità di un pensiero? La storia. Infatti la conoscenza non è solo pensiero, ma anche realtà, azione.
I mezzi della conoscenza non sono solo lo sforzo, quali la fatica e il tempo che dedichiamo e sono necessari - come ho appena detto - alla scoperta della verità, ma anche i mezzi reali di attuazione e scoperta scientifica, gli strumenti tecnologici. Per questo sarà più probabile che il meccanico di professione sia più capace di un singolo qualsiasi ad aggiustare un veicolo.
Ovvero ciò che si chiama normalmente riflessione sono solo parole, che per quanto sono essenziali e profonde, non esauriscono la sfera della ragione, la quale è la sostanza stessa che costituisce l'intero cosmo.

E dunque, anche in riferimento alle tue ultime righe, bisogna sapere che ciò che è umano non è sempre e del tutto e definitivamente e al massimo buono. Il cosmo infatti non è solo l'umanità o la vita, ma anche dura massa materiale che ha la sua imponentissima sostanza. E inoltre anche dal punto di vista dello spirito, l'umanità non è lo stadio più alto della gerarchia, ciò che è più alto è il superuomo, lo spirito puro, la scienza.
Hegel89 is offline  
Vecchio 28-01-2016, 16.24.25   #13
Hegel89
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Riferimento: Rilettura della "FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO"

Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
ciao Hegel,

D'accordo ma quale sarebbe questa verità?

Io sono al primo capitolo e le domande che in esso risiedono sono così rilevanti che mi sorprende sempre che vengano ignorate.

Tu parli di verità, ma quando il pensatore fa notare che non esiste un soggetto senza un oggetto, e poi vi aggiunge un punto di domanda (letteralmente!)...dichiaratam ente sta offrendo al lettore una via di ripensamento, rispetto a quello che lui svolgerà.

Infatti il problema prima ancora di entrare nella istanza dialettica, è quello dei presupposti stessi del domandare.

Ogni filosofia dovrebbe farlo.

A mio modo di vedere sopratutto dopo i balzi senza ritorno della logica godeliana, cantoriana etc... sappiamo oggi che qualsiasi verità di cui parli la filosofia, sarà senza dubbio un mero formalismo.

Non esiste la Verità, altrimenti non abbiamo capito che solo una parte della morte della metafisica.

Tra l'altro se uno si ricordasse la seconda topica niciana, sappiamo per certo, che qualsiasi scienza storica, è destinata a colassare da questioni che col formalismo non c'entrano nulla.

Non vi è progressismo, Hegel, nel caso come dicono in tanti lo abbia veramente detto (mi fido, ma voglio leggerlo in futuro lontano visto le difficoltà mie private) ha chiaramente fallito nella previsione, oggi lo stato è un mero fantoccio (sempre che non lo sia sempre stato) in preda alle bizze dell'opinione pubblica(solo una delle miriadi di osservazioni che possiamo annotare a sfavore della presunta eticità razionale). Non c'è nessuna scienza in questo, mi perdonerai.

Inoltre non capisco perchè l'assoluto (altro errore logico fondamentale oggi ampiamente risolto, che possiamo accostare a quello dell'uccisione di parmenide fatta da Platone) debba coincidere con quello cristiano e i suoi deliri trinitari...qualcuno è finito arrosto per aver fatto notare che nelle scritture non c'è nulla di ciò...eppure oggi tutti continuano a parlarne.
Ma appunto proprio perchè non c'è verità, solo sistemi gerarchici su sistemi gerarchici.

Fatte le precisazioni sopre:
Qua però mi interessa la verità formale.
Quale sarebbe amico mio? Sono curioso.(nel senso di seriamente interessato)

Più sei tecnico meglio è per la discussione che vorrei aprire.

Proprio a proposito del domandare di cui parli come funzione necessaria della filosofia, partiamo da qui.

La verità qual'è? Bella domanda. Senonché in realtà è proprio mal posta. La domanda giusta da porre è: Che cos'è la verità? Proprio come si sbaglia a chiedere se si è credenti o meno in Dio, perché prima è da chiedere e trovare una definizione per questa questione: Che cos'è Dio? Ora, non proseguirò col rivelare il proseguo di questo discorso.
Ad ogni modo non credere si possa rispondere a tale domanda, o anche che la sua risposta possa essere compresa, in una riga. Certo si può rispondere in una parola, che ora non svelo qui quale sia, perché infatti ciò costituirebbe un vuoto nome, una parola astratta, senza la conoscenza concreta del suo contenuto.
Per sapere la risposta serve come già detto un lungo lavoro di preparazione concettuale e materiale, ovvero interiore ed esteriore, che procede lungo l'asse della storia: perché il contenuto della risposta di questi enti universali, che appunto in quanto universali coincidono in quanto a grandezza, è il contenuto stesso del mondo.
La conoscenza si produce non solo col pensiero ma anche materialmente con strumenti scientifici per esempio, o con mezzi tecnologici, artificiali, e lavorativi. Anche un esercito produce la verità in guerra, rivelando a sé stesso e agli altri a chi appartenga il vero valore.
La verità non tanto si scopre e si conosce, quanto si fa, si costruisce, si produce. E cioè infine si riconosce.

La verità formale - non capisco perché parli di questo, ma comunque - si deve riempire di un contenuto, sebbene esso sia infine proprio la forma di cui si costituisce.
Inoltre riguardo la critica allo Stato e al Cristianesimo, ebbene qui si palesa l'ignoranza del significato e dei contenuti di questi assunti.

Ma, come detto, non posso spiegare tutto in poche parole, né posso rivelare ogni cosa così semplicemente, proprio come insegnava il tuo amato e citato Platone che con i suoi giochi protrettrici amava nascondere la verità e farvela apparire solo nella misura in cui il lettore fosse disposto a lavorare per essa e ricercarne attivamente il senso, e come del resto il suo maestro Socrate che per proteggere la verità dalle incomprensioni e dalle storpiature di menti cattive e/o inadatte si astenne dal mettere per iscritto il suo pensiero.

Per comprendere l'assoluto, dunque, quale appunto il concetto di trinità e l'idealità reale dello Stato, bisogna che si studi bene il trascorso storico mondiale, e se ne intenda il senso profondo con un enorme lavoro interiore che è possibile appunto solo attraverso l'attuazione stessa della storia individuale in concomitanza della storia universale.

Questo progresso fatto persona è dunque il filosofo, che incarna nella propria individualità singolare la sintesi compiuta dell'universale. Nella realtà moderna perciò, dove il pensiero è ridisceso dall'astratto mondo delle idee facendosi realtà, e in cui cioè lo spirito si è fatto uomo, il filosofo non è più l'asceta isolato dal mondo, ma diventa il culmine di un intero movimento, quale il presidente/imprenditore/dirigente di un'azienda, ovvero lo scienziato della tecnologia, e infine il capo della nazione.

Affinché si trovi la verità, in attesa del suo (ri)trovamento finale, bisogna affidarsi ad una guida, cioè avere fede, checché ne dicano i fantomatici "non credenti", proprio come per esempio è necessario credere ai sensi o alla nostra stessa memoria, sebbene possano incorrere in degli errori, e infine mancare del resto di universalità. E insomma quando si è ignoranti di una disciplina, bisogna apprendere da un maestro, seguendo ciò che egli insegna senza aver la minima idea se ciò che egli dice sia giusto o meno. Ma lo strumento universale che non si abbandona mai, che si rivela fondamentale in tutto e per tutto, ma che si riconosce come tale e si conquista solo alla fine del percorso di affidamento e allenamento, è il maestro univerale, la ragione.
Nel caso dell'umanità, in generale il maestro è Hegel. Solo pochi infatti possono fregiarsi del titolo di filosofi, non basta essere capaci di pensare, bisogna aver formulato - non un, ma - IL sistema compiuto.
Ebbene Hegel ha compiuto per noi il percorso dello spirito, spiegando cioè il percorso autonomo della realtà dal lato della storia, portandone alla luce l'essenza fino al suo culmine. E' solo dall'alto come da una montagna che si può avere la visione completa del tutto.

Per comprendere la verità del mondo e di questo ingegno assoluto che si fa ambasciatore per l'umanità del senso della vita,
ovvero per scoprire la ragione assoluta - come la coscienza che è verità e "sa di essere ogni realtà" - sviluppata fino alle sue massime conseguenze in tutti gli ambiti del mondo contemporaneo e tradotta in termini più chiari e moderni, è utile nonché necessario leggere e studiare questo volume: "La follia dello Spirito. Il sistema della scienza" (2015).
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Vecchio 28-01-2016, 23.13.02   #14
maral
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Riferimento: Rilettura della "FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO"

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Originalmente inviato da Hegel89
Nel caso dell'umanità, in generale il maestro è Hegel. Solo pochi infatti possono fregiarsi del titolo di filosofi, non basta essere capaci di pensare, bisogna aver formulato - non un, ma - IL sistema compiuto.
Ebbene Hegel ha compiuto per noi il percorso dello spirito, spiegando cioè il percorso autonomo della realtà dal lato della storia, portandone alla luce l'essenza fino al suo culmine. E' solo dall'alto come da una montagna che si può avere la visione completa del tutto.
Ma la grande pretesa di Hegel non ha spiegato tutto. forse non ha spiegato nulla pur volendo tutto comprendere in se stessa. E Schopenhauer aveva di sicuro ampie ragioni per criticare il suo "sistema compiuto".
Forse la modestia sulla verità dovrebbe addirsi quanto mai a ogni filosofo, perché per quanto sia esaltante sentirsi capaci di dire l'ultima parola sul Tutto, il Tutto se la ride sempre di ogni dire su di esso.
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Vecchio 29-01-2016, 22.47.26   #15
Hegel89
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Riferimento: Rilettura della "FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO"

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Ma la grande pretesa di Hegel non ha spiegato tutto. forse non ha spiegato nulla pur volendo tutto comprendere in se stessa. E Schopenhauer aveva di sicuro ampie ragioni per criticare il suo "sistema compiuto".
Forse la modestia sulla verità dovrebbe addirsi quanto mai a ogni filosofo, perché per quanto sia esaltante sentirsi capaci di dire l'ultima parola sul Tutto, il Tutto se la ride sempre di ogni dire su di esso.

D'accordo sui limiti della singola coscienza rispetto all'assoluto. Ma dunque? Chi si è posto in maniera più esemplare, chi si è distinto maggiormente in quanto a scoperte scientifiche, Hegel o Schopenauer?

(di cui ho tra l'altro un'alta stima, perché pur criticando la sistematicità di ogni sistema possibile, d'altra parte ne crea uno: il che è sia la sua contraddizione, sia il suo punto di merito, perché il suo Wille è tanto bene rilevato e descritto quasi fino ad identificarsi con il Geist.
Dunque sarebbe da domandare piuttosto, chi si è distinto con più merito, Hegel oppure il filosofo medio in generale che, fermo al punto di vista della frammentazione della riflessione, vede gli alberi ma non la foresta?)
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Vecchio 04-02-2016, 21.10.09   #16
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Riferimento: Rilettura della "FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO"

Non ho capito il tuo punto.

Mi sembra di capire che tu ritenga una sorta di catarsi fra Intero e Mondo, e che questa catarsi noi la si possa intendere, vivere, intuire tramite un atto di fede.
Atto di fede che mi pare si possa effettuare solo dopo aver lavorato nelle azioni e nello spirito.

Ma non capisco come sia possibile su un Forum, che tutto è tranne quella sorta di continua (ancora in Sini con il progetto della tenda di Pitagora) illusione, camuffamento del desiderio di potenza di prevaricazione sull'altro in quanto rapporto maestro-allievo.

Inoltre Hegel è morto, dunque come puoi tu essere entrato nella sua tenda (si tratterebbe di un metodo di iniziazione filosofica, in cui l'adepto rimane in silenzio per 2 anni ascoltando i maestri)?

Dunque da una parte vi vedo un problema di metodo e dall'altra vi vedo una preoccupante mimesi, già sottolineata da Maral con altre parole.

A me interessava solo la parte formale, in realtà.

Cioè appunto la definizione a questo punto di verità.

Non metto in dubbio che la sua mera definizione astratta senza il suo inverarsi storico hegeliano rimanga una arida astrazione.

Ma a me interessava anzitutto l'arida astrazione.

Anche perchè come ho analizzato in una rassegna stampa su Hegel sul mio Blog, il metodo dialettico è anzitutto sempre un momento dell'astrazione negativa.

Dunque ha a che fare con l'arido formalismo.

Sono qui credo già da qualche anno, lasciando da parte i dubbi sul mimetismo della volontà di potenza (che in fin dei conti pervade ognuno di noi), sono disposto a seguire un cammino.
L'unica cosa che non posso fare è rimanere in posizione di ascolto.
(quella la lascio volentieri ai religiosi).
In me urge da sempre la necessità della domanda.
E quando dico che gli hegeliani bypassano il problema del soggetto (con cui mi dispiace dirlo Hegel PARTE) come hai fatto tu d'altronde, dico una cosa grave riguardo alle presunte certezze o non certezze riguardo alcuni passaggi cruciali del grande pensatore tedesco.
Come si fa ad intedere la negazione come momento dell'astrazione, se non intendiamo che l'astrazione è un processo di crisi del soggetto anzitutto?????????



Ciaociao
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Vecchio 07-02-2016, 20.59.43   #17
Hegel89
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Riferimento: Rilettura della "FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO"

Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
Non ho capito il tuo punto.

Mi sembra di capire che tu ritenga una sorta di catarsi fra Intero e Mondo, e che questa catarsi noi la si possa intendere, vivere, intuire tramite un atto di fede.
Atto di fede che mi pare si possa effettuare solo dopo aver lavorato nelle azioni e nello spirito.

Ma non capisco come sia possibile su un Forum, che tutto è tranne quella sorta di continua (ancora in Sini con il progetto della tenda di Pitagora) illusione, camuffamento del desiderio di potenza di prevaricazione sull'altro in quanto rapporto maestro-allievo.

Inoltre Hegel è morto, dunque come puoi tu essere entrato nella sua tenda (si tratterebbe di un metodo di iniziazione filosofica, in cui l'adepto rimane in silenzio per 2 anni ascoltando i maestri)?

Dunque da una parte vi vedo un problema di metodo e dall'altra vi vedo una preoccupante mimesi, già sottolineata da Maral con altre parole.

A me interessava solo la parte formale, in realtà.

Cioè appunto la definizione a questo punto di verità.

Non metto in dubbio che la sua mera definizione astratta senza il suo inverarsi storico hegeliano rimanga una arida astrazione.

Ma a me interessava anzitutto l'arida astrazione.

Anche perchè come ho analizzato in una rassegna stampa su Hegel sul mio Blog, il metodo dialettico è anzitutto sempre un momento dell'astrazione negativa.

Dunque ha a che fare con l'arido formalismo.

Sono qui credo già da qualche anno, lasciando da parte i dubbi sul mimetismo della volontà di potenza (che in fin dei conti pervade ognuno di noi), sono disposto a seguire un cammino.
L'unica cosa che non posso fare è rimanere in posizione di ascolto.
(quella la lascio volentieri ai religiosi).
In me urge da sempre la necessità della domanda.
E quando dico che gli hegeliani bypassano il problema del soggetto (con cui mi dispiace dirlo Hegel PARTE) come hai fatto tu d'altronde, dico una cosa grave riguardo alle presunte certezze o non certezze riguardo alcuni passaggi cruciali del grande pensatore tedesco.
Come si fa ad intedere la negazione come momento dell'astrazione, se non intendiamo che l'astrazione è un processo di crisi del soggetto anzitutto?????????



Ciaociao

Il tuo pensiero mi sembra alquanto confuso...
Il sistema compiuto non è solo qualcosa in particolare, come tu dici es. un atto di fede etc.
Il sistema archivia tutte le varie forme di pensiero del passato e le mette in ordine storico. E l'ultima di queste, quale quella che le contiene tutte, è ciò che è il sistema della verità.

In altre parole bisogna procedere allo studio di ogni cosa in particolare, e non rimanere alla disquisizione sul fondamento della metafisica in generale, alla maniera di Kant, che voleva conoscere la verità ma senza adoperarsi nella conoscenza (rimanendo cioè allo studio delle possibilità formali del sapere umano), come quel personaggio che voleva imparare a nuotare ma senza arrischiarsi nell'acqua....
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Vecchio 11-02-2016, 01.28.37   #18
green&grey pocket
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Citazione:
Originalmente inviato da Hegel89
Il tuo pensiero mi sembra alquanto confuso...
Il sistema compiuto non è solo qualcosa in particolare, come tu dici es. un atto di fede etc.
Il sistema archivia tutte le varie forme di pensiero del passato e le mette in ordine storico. E l'ultima di queste, quale quella che le contiene tutte, è ciò che è il sistema della verità.

In altre parole bisogna procedere allo studio di ogni cosa in particolare, e non rimanere alla disquisizione sul fondamento della metafisica in generale, alla maniera di Kant, che voleva conoscere la verità ma senza adoperarsi nella conoscenza (rimanendo cioè allo studio delle possibilità formali del sapere umano), come quel personaggio che voleva imparare a nuotare ma senza arrischiarsi nell'acqua....

Io sono confuso (semplicemente non so scrivere), quanto tu sei reticente.

voglio dire: e quindi?

ci avviciniamo all'acqua o rimaniano sulla spiaggia a dirci che c'è una bella differenza tra parlare di acqua marina essendovi immersi rispetto al rimanerne fuori.

Mi pare che rimaniamo nello stesso formalismo che tu disprezzi.

Insomma cominciamo a sistemare il pensiero che è venuto prima, no?

Da chi iniziamo dai greci?

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Vecchio 14-02-2016, 12.42.41   #19
Davide M.
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E come si potrebbe? cioè i greci avevano già formalizzato tutto, non c'era possibilità di mediazione. Il negativo invece non solo è l'inevitabile opporsi del non-essere all'essere, ma anche il necessario opporsi, poiché rafforza il positivo. Poiché per Hegel la libertà è possibile solo nel pensiero e non nella realtà, l'astrazione dal soggetto penso che sia evidente oltre che necessaria. Hegel accettò l'idea della contraddizione solo dal punto di vista metafisico, invece come possibilità reale (fenomenica o sociale che dir si voglia) fu prerogativa di Marx con tutti gli orrori che ne derivarono.
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Vecchio 15-02-2016, 11.44.50   #20
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E come si potrebbe? cioè i greci avevano già formalizzato tutto, non c'era possibilità di mediazione. Il negativo invece non solo è l'inevitabile opporsi del non-essere all'essere, ma anche il necessario opporsi, poiché rafforza il positivo. Poiché per Hegel la libertà è possibile solo nel pensiero e non nella realtà, l'astrazione dal soggetto penso che sia evidente oltre che necessaria. Hegel accettò l'idea della contraddizione solo dal punto di vista metafisico, invece come possibilità reale (fenomenica o sociale che dir si voglia) fu prerogativa di Marx con tutti gli orrori che ne derivarono.

Sì il mio era un tentativo per far uscire dal guscio Hegel89.
Anche secondo me la filosofia di Hegel è fondamentalmente formale.

Se invece vogliamo andare a leggere il lato politico della cosa, come avviene nella newsletter "filosofia.moderato", e cioè nell'intendimento dello Stato come "approdo" finale del processo dialettico, allora non sono d'accordo con l'immenso maestro, per il semplice fatto che io e tutti quanti voi stiamo vivendo un periodo storico in cui lo Stato è colassato, e in cui i rimasugli di esso tendono ad unirsi in macrostrutture, direi proprio a cartello. Quale politica finanziaria, chi è dentro, chi è fuori?
Non vi è più il discorso del WellFare che percorre le pagine Hegeliane, quelle della ragione che si staglia sul sangue, sulla famiglia (proprio a partire dalla tragedia greca).

Direi allora molto meglio Marx e la sua impietosa indagine sul meccanismo del capitale, di cui a me interessa per lo più l'indagine antropologica (solo in secundis quella sociale).

Non capisco invece cosa intendi quando affermi che da Marx derivino gli orrori.
Se ti riferisci ai Gulag staliniani, o all'azione Maoista contro i nemici del comunismo, riguarda più un problemo di politica interna, che non uno di politica economica, l'unica che propugnava Marx (il secondo Marx).

Del primo Marx, quello della rivoluzione comunista(quello del manifesto per intenderci), rimane solo una sbiadita e studiatissima ideologia. Appunto come se il fare, fosse sostituito da un impianto formale.
green&grey pocket is offline  

 



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