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Vecchio 09-07-2013, 19.15.06   #21
sgiombo
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Data registrazione: 26-11-2008
Messaggi: 1,234
Riferimento: Lo scietticismo assoluto: problematica grammaticale o fattuale?

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Cosa ne pensate dello scietticismo assoluto?
I pro e i contro di tale posizione quali potrebbero essere?

Anticipo che io ritendo il problema "Quella cosa esiste davvero?" e, allargato, "Il mondo esiste davvero?", come un problema strettamente ed esclusivamente linguistico (grammaticale) e non conoscitivo.

Aspetto interventi...


Solitamente per conoscenza (vera) si intende l’ accadere (reale o ipotetico, a seconda dei casi) di (almeno) due fatti:

a) La predicazione di “qualcosa” circa la realtà.

b) La realtà (esistenza, accadimento reale) di tale “qualcosa” (non solo in quanto mero oggetto del predicato di cui al punto “a” -fatto ovvio e di per sè irrilevante circa la conoscenza- ma anche indipendentemente dalla predicazione).

A questa parola “qualcosa” (come qui impiegata) si possono infatti attribuire significati diversi.

Se accade il solo fatto “a” e non il fatto “b” (il che solitamente è detto “predicazione falsa”, cosa ben diversa e almeno per certi aspetti contraria rispetto alla conoscenza -vera-) il nostro “qualcosa” è reale unicamente in quanto aspetto della predicazione, elemento di pensiero (è reale unicamente in quanto pensato); questo “qualcosa” è una parola dotata unicamente di connotazione (arbitrariamente stabilita per definizione), senza una denotazione (non denota nulla di reale, ma significa solo qualcosa di immaginario; ovviamente reale, ma unicamente in quanto tale -oggetto di immaginazione.- qualora sia immaginato).

Se accade anche il fatto “b” (e dunque si ha conoscenza -vera-), allora il nostro “qualcosa” è reale anche in quanto fatto reale (e lo sarebbe anche qualora non fosse anche oggetto di pensiero e predicazione); allora questo “qualcosa” è una parola dotata (anche) di una denotazione, una parola con un significato non solo immaginabile (immaginato, immaginario; e ovviamente reale -ma unicamente in quanto tale- qualora sia immaginato), bensì anche reale (indipendentemente dal fatto di potere essere -e di essere di fatto- anche immaginato o meno): un oggetto anche di realtà oltre che di immaginazione, pensiero, predicazione, ecc. (in generale di considerazione o intenzione).

Il problema della conoscenza/scetticismo sta nel fatto che non c’è coincidenza necessaria fra oggetti di intenzione, considerazione, immaginazione, pensiero, ecc. da un a parte e oggetti di realtà (non limitata al fatto di “essere considerati” o pensati, qualora lo siano, ovviamente, ma indipendentemente dall’ esserlo eventualmente -anche- o meno). Infatti le parole possono denotare qualcosa di reale oppure anche solo connotare qualcosa di unicamente immaginario.

Si determina un’ evidente paradosso:

da una parte l' ambito del pensiero (considerazione, intenzione, ecc.) è più ampio dell' ambito della realtà, nel senso che esso include (per lo meno anche) cose che in realtà non esistono; ovvero si può (anche) affermare, predicare il falso (allorché si dice che è reale -in quanto tale, cioè in quanto oggetto realmente esistente indipendentemente dal suo eventuale essere anche oggetto di pensiero- qualche cosa che non è reale, se non unicamente in quanto oggetto di tale pensiero o giudizio -falso-): “contenuto del pensiero” più vasto e numeroso dell' “contenuto della realtà”;

dall’ altra parte l’ ambito della realtà è più ampio dell’ ambito del pensiero, nel senso che esso include anche i pensieri (reali; i quali possono avere oggetti immaginari e non reali, ma se accadono realmente -come tali: pensieri; ed oggetti immaginari di pensieri- fanno senza dubbio necessariamente parte della realtà) accanto -anche, inoltre- ad altre “cose” (enti e/od eventi) diverse dai pensieri e dai loro oggetti (e magari mai presi in considerazione, mai oggetto di intenzione, nell’ ambito di alcun pensiero: quante stelle si può ragionevolmente credere esistano e non siano mai state viste e magari di fatto non saranno mai viste): “contenuto della realtà” più vasto e numeroso del “contenuto del pensiero”.

Da una parte (in un certo senso) ciò che é pensiero (se e quando é reale in quanto tale) é anche necessariamente reale (in quanto -oggetto del- pensiero), é un caso assai peculiare di ente o evento reale (come concetto del pensiero; se lo si pensa realmente): realtà comprendente -anche, non solo- il pensiero, e pertanto “contenuto della realtà” più vasto e numeroso del “contenuto del pensiero”; realtà più ampia del pensiero o pensiero meno ampio della realtà.
Ma d' altra parte (in un diverso senso) ciò che é pensiero può anche non essere reale (in quanto ente esistente nella realtà indipendentemente dall’ essere eventualmente anche pensato, dall' esistere eventualmente pure nel pensiero): realtà non comprendente il (l' oggetto del) pensiero o pensiero comprendente non solo la realtà ma anche qualcosa di più della realtà, e dunque “contenuto del pensiero” più vasto e numeroso del “contenuto della realtà”, realtà meno vasta del pensiero o pensiero più vasto della realtà.

Da queste considerazioni credo consegua necessariamente l’ incertezza della conoscenza, l’ inesorabilità o insuperabilità dello scetticismo.
Infatti solo degli immediati oggetti di coscienza (fenomenica), delle sensazioni o insiemi di sensazioni presentemente in atto può dirsi con certezza che sono reali, dal momento che la memoria può ingannare e che ogni induzione, cioé i giudizi sintetici a posteriori (e dunque ogni conoscenza scientifica che sulla verità dell’ induzione -implicitamente o esplicitamente, inconsapevolmente o consapevolmente- si basa), è incerta e degna di dubbio (Hume).
Ma anche questa certezza –l’ unica di fatto possibile- è effimera, dal momento che il tempo passa sempre, non si ferma mai, e dunque immediatamente, subito (in un lasso di tempo infinitamente breve) ciò che era immediato oggetto di coscienza, sensazione o insieme di sensazioni presentemente in atto diventa oggetto di memoria.
(Quanto alle deduzioni, cioé ai giudizi analitici a priori, credo che in ultima istanza possano essere identificati con tautologie, o per lo meno che siano qualcosa di molto simile a tautologie, dal momento che esplicitano verità già implicite nelle premesse e dunque almeno in un certo senso non creano autentiche nuove conoscenze, non incrementano le conoscenze, non ci fanno "conoscere" qualcosa di nuovo ma casomai "riconoscere" qualcosa di vecchio, di implicitamente già noto; ma a seconda di ciò che si intende precisamente con "conoscenza", nuova o vecchia, implicita o esplicita, é anche possibile concludere che le deduzioni siano autentica conoscenza: é una questione meramente linguistica, relativa al significato arbitrariamente assegnato alle parole).

Ma lo scetticismo assoluto condanna all’ impotenza pratica.
Se la si vuole evitare, in quanti si sentono desideri e pulsioni (cioè in quanto si vive propriamente, non semplicemente si vegeta), allora ci si deve limitare (volendo essere il più razionalisti possibile, e dunque limitando al massimo la credenza in affermazioni degne di dubbio) ad uno scetticismo moderato o relativo (a la Hume, per intenderci).

Grazie per l’ attenzione.
sgiombo is offline  

 



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