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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 18-11-2004, 11.14.04   #1
Maurizia
Ospite
 
Data registrazione: 06-11-2004
Messaggi: 23
Possiamo avere certezze?

Io ho sempre creduto in pochissime cose, ma al contrario mi sono
sempre fatta tante domande.
Una di queste : possiamo mai avere delle certezze? escludendo al vita e la morte, naturalmente...
Ho realizzato che no , non le abbiamo, ma è un pensiero monolitico pesante da portare ed allora mi sono imposta di non farmi più domande.
Le domande fanno patire, l'agire no.
Anni addietro potevamo ancora avere il diritto di essere fatalisti
per ottimismo, ora vedo aumentare le possibilità di una
rassegnazione audace al pessimismo, diventando sempre più difficile tenere vivo il rapporto con il mondo
Dicono che per avere un tot di risposte certe dovremmo affidarci alle esperienze. Sono d'accordo, le ho fatte… ma sempre in
virtù di una sorta d'urto rappresentato da ciò che non si adattava ad una mia opinione già esistente.
Maurizia is offline  
Vecchio 18-11-2004, 20.15.11   #2
dawoR(k)
Utente bannato
 
Data registrazione: 15-05-2003
Messaggi: 876
"in
virtù di una sorta d'urto rappresentato da ciò che non si adattava ad una mia opinione già esistente."

bello,bello,bello
l'esaltazione dell'egoismo
come unico modo possibile
per determinare il proprio equilibrio

Nessuna Certezza !

w.
dawoR(k) is offline  
Vecchio 19-11-2004, 02.13.49   #3
gyta
______
 
L'avatar di gyta
 
Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,614
Tutto ciò che costruisci nel tuo sentire
nel tuo essere è certezza..
L' 'ottimismo' il 'pessimismo'
non sono solo figlie dell'esperienza
ma principalmente una scelta..
L'esperienza non è un test di bilancia
ma quanto il nostro spazio interno ha accarezzato lo spazio altrui..
Non è il tg, la cronaca e nemmeno i nostri numerosi quaderni scritti..
C'è un lato che penso essere molto negativo e contagioso,
come e peggio di un cancro incurabile,
ed è il pensare al 'mondo' come ad un qualcosa fuori e lontano da noi
(dai nostri simili, dai nostri rapporti stretti, vissuti, coinvolti, abbracciati.. legati..)
Quando facciamo quest'operazione snaturalizziamo il mondo,
lo viviamo senza sentirlo realmente, lo uccidiamo
ed inevitabilmente uccidiamo una parte di noi, la nostra anima,
la stessa che gli abbiamo privato..
Descrivi il tuo incontro interiore con l’altrui come una sorta di ‘scontro‘..
Come il cercare nell’altro qualcosa di già conosciuto senza riuscire a ‘sentirlo’ simile d’entità..
La ‘solitudine’ che io chiamo ‘intellettuale’ è una brutta bestia,
questo è vero, ma ciò che pare ‘assoluto’ assoluto non è..
Non potremo mai provare, vivere nel corpo di un altro..
ma questa non è solitudine.. ma bellezza
Cosa dunque potresti dare ad un altro se già lo possedesse per intero.. ?!
Quale tendersi incontro potrebbe mai avvenire se non riconoscendo nell’altro la sua diversità.. ?
Quale reale desiderio potrebbe esserci per una reale copia di te stessa..?
Se il ‘gioco’ alla base di tutto è l’ ‘amare’
quale amore potresti accettando te stessa nell’altro..?!

Le domande alle quali non prestiamo orecchio.. fanno ammalare il nostro animo !!
Se fosse una questione d’ ‘ego’ le avresti già trovate.. le risposte.
Ma se vuoi faccio l’avvocato del diavolo e ti chiedo..
Sei proprio sicura che la morte sia una ‘certezza‘..??
E tu mi dirai.. Sì, ho visto quel tipo che non respirava più.. ed anni dopo del suo corpo
non erano rimaste che ossa..
Bene, allora sappiamo che quel tipo ha smesso di ‘respirare’ e ci ha lasciato un mucchietto d’ossa..
Ma tu non intendevi questo, giusto?
Ed allora.. l’unica certezza non è forse ciò che senti dentro..?
Ed il tuo ‘dentro‘.. finisce là dove è il tuo corpo..?
La vita è realmente una certezza..?
E cos’è ‘la vita’..?
Respirare..?
No, Respirare è.. Respirare.
C’è una certezza.. Tu.. sei una certezza!
Il nostro toccarci adesso è una certezza!
Di ‘certo’ c’è solo che ‘certezza’ è una stupidissima parola..
cioè l’affermazione di se stessa.. Buffo, no?
Per ora chiudo il romanzo..!



Gyta

Ultima modifica di gyta : 19-11-2004 alle ore 02.21.40.
gyta is offline  
Vecchio 19-11-2004, 04.13.41   #4
gyta
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Messaggi: 2,614
Citazione:
Messaggio originale inviato da dawoR(k)
..esaltazione dell'egoismo
come unico modo possibile
per determinare il proprio equilibrio


Sì.. se non diamo all' 'egoismo' connotazione moralista..
ma da un 'io' soggetto inteso come valore assoluto ed intrinseco dell'uomo, irripetibile,
a soddisfacimento del quale si giunge infine ad un benessere totalitario..!

Non quindi esattamente l’individualismo di Stirner (del primo anarchismo)
ma la concezione più solidale di Mill secondo cui dalla propria felicità deriva l’altrui
e viceversa..
Dal presupposto tipo 'poiché l'essere amato mi rende felice, il sentimento d'amore è proprio dell'animo umano' si passa da una concezione individualista 'statica' ad una 'dinamica' diretta del riconoscimento nell'altro, come altro 'io' quindi ad uno sviluppo più altruista insomma, dell'individualismo

Se vuoi stessa pappa (buona -dico io) della rivoluzione umanista della visione (reale!!!)di Fromm e se vogliamo dell’intera strada psicoanalitica..
E se ulteriormente vogliamo.. in fondo alle stesse conclusioni e percorrendo le medesime strade arrivano ugualmente il ‘taoismo’ ed il buddismo zen..
Amen!

Spero che anche tu ne convenga con me sulla maggiore solarità d’un anarchismo solidale..



Gyta
gyta is offline  
Vecchio 19-11-2004, 09.32.45   #5
Mirror
Perfettamente imperfetto
 
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Data registrazione: 23-11-2003
Messaggi: 1,733
Raccolta in giro...


"Solo gli idioti hanno certezze."

"Ne siete sicuro?"

"Certo!"



Mirror is offline  
Vecchio 19-11-2004, 13.39.35   #6
dawoR(k)
Utente bannato
 
Data registrazione: 15-05-2003
Messaggi: 876
"Quando facciamo quest'operazione snaturalizziamo il mondo,
lo viviamo senza sentirlo realmente, lo uccidiamo
ed inevitabilmente uccidiamo una parte di noi, la nostra anima,
la stessa che gli abbiamo privato.."

strano...
vedi gyta
io ad esempio
ho fatto deflagrare
una bomba d'una potenza inaudita
che dalla faccia della terra
ha cancellato solo il 95%
degli esseri umani
risparmiando gli indifferenti
e tutte le altre forme viventi
ma adesso :
sono più vivo che mai
e vivendo intensamente ogni mio attimo
m'accorgo d'aver sempre dormito,prima
prima dell'esplosione
come in uno stato
di perenne anestesia
causata dal brusio delle civiltà

strano,vero?

d. [ ] ...come cantano gli uccellini,adesso (!)
dawoR(k) is offline  
Vecchio 19-11-2004, 14.57.06   #7
epicurus
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Messaggi: 2,725
Sulla Certezza:

Innanzitutto Maurizia ti suggerire la lettura di un libro di Wittgenstein, che appunto si chiama ‘Della Certezza’: è molto interessante e pone un’analisi di tale concetto che è veramente originale.

Maurizia, di fondamentale importanza è il principio peirciano di fallibilità: si può dubitare di qualcosa, ma non si può estendere il dubbio ad ogni cosa. Che io abbia sbagliato riguardo ad alcune questioni, anche su quelle più importanti e basilari, non mi può far dubitare su ogni mia credenza.
Molti pensano che l’inevitabile conseguenza del fatto che una particolare conoscenza potrebbe essere messa in discussione sia lo scetticismo radicale: questo non è affatto vero!
“Dubitare solo dove si ha ragioni per farlo” questa è la massima del fallibilismo da seguire, poi adottata anche da Wittgenstein: infatti (stranamente la maggior parte dei filosofi non pensano a questo argomento) se mi si presenta un dubbio, poi potrei avere dei dubbi riguardo la legittimità di tale dubbio, e quindi decidere di attenermi alla mia credenza iniziale.
Ma quali sono queste ragioni? Esiste un algoritmo grazie al quale possiamo giungere all’inoppugnabile?
No, un tale algoritmo non può esistere per il semplice fatto che raggiungere certezze epistemologiche immutabili è solo una fantasia metafisica.
Come sostenne Hilary Putnam (Il pragmatismo: una questione aperta) la ricerca non è un algoritmo, o un metodo ben precisabile, ma ciò non significa che la ricerca non sia attuabile: la ricerca è costituita, anziché da un procedimento universale e immutabile, da un team di ricercatori che tentano di escogitare delle buone idee e le mettono alla prova costantemente: vi è un’iterazione profonda tra l’ambiente e i ricercatori, non vi è semplicemente un’osservazione passiva.
Provare a mettere costantemente sotto pressione le nostre teorie, cercando controesempi e altro che possa falsificarle, è una impostazione chiamata ‘sperimentalismo’ ed essenziale per giungere ad un fallibilismo genuino e costruttivo.
E’ stato grazie al Pragmatismo che si capì che non è solo la credenza a necessitare di giustificazioni, ma alla pari anche il dubbio: questo è il punto della critica mossa da Peirce a Cartesio nella quale si afferma che quest’ultimo stesse solamente pensando di dubitare nell’esistenza del mondo esterno, tracciando così per la prima volta la distinzione tra il dubbio filosofico e il dubbio reale (distinzione raccolta poi anche da Wittgenstein (Della Certezza): “119. Ma si può anche dire: ‘Nulla parla contro, e tutto parla in favore del fatto che il tavolo è là anche quando nessuno lo vede’? Allora, che cosa parla in favore di ciò? 120. Se però un tizio lo dubitasse, come potrebbe manifestarsi praticamente il suo dubbio? E non potremmo lasciarlo tranquillamente dubitare, dal momento che non da proprio nessuna differenza?”).
Qui non voglio negare la fruttuosità del dubbio: un atteggiamento scettico in filosofia, quanto in una società civile, è di un’utilità incommensurabile. Il dubbio è condizione necessaria alla sperimentazione, alla scoperta, e quindi al progresso. Wittgenstein (Della Certezza): “Se faccio un esperimento non dubito dell’esistenza dell’apparato che ho davanti agli occhi. Ho un sacco di dubbi, ma non questo”. Infatti, tanto è costruttivo il dubbio tanto è distruttivo il dubbio radicale.
Il dubbio è fondamentale per la conoscenza, ma spesso ci si dimentica che è altrettanto vero l’inverso: la conoscenza è fondamentale per il dubbio, infatti senza la conoscenza non si può neppure formulare un dubbio; Wittgenstein (Della Certezza): “310 Uno scolaro e un maestro. Lo scolaro non si lascia spiegare nulla, perché interrompe continuamente il maestro con dubbi riguardanti, per esempio, l’esistenza delle cose, il significato delle parole, ecc. Il maestro dice: ‘Non interrompermi più, e fà quello che ti dico; finora il tuo dubbio non ha proprio nessun senso’.”


epicurus

P.S. X mirror:
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Vecchio 19-11-2004, 18.34.26   #8
Maurizia
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Per Epicurus

Non vorrei rimanere inbrigliata in un recinto di parole dal quale mi è difficile poi uscire..Forse la sapienza ed il buon senso sta proprio qui, nel non restare immobili davanti alla tentazione di avere certezze. ... La mia non è un'ossesione, una navigazione alfabetica , sono pessimista è vero però le mie continue domande forse esprimono speranza nel cammino dell'uomo verso la conoscenza...
Grazie per l'invito a leggere il libro..
Maurizia is offline  
Vecchio 20-11-2004, 00.07.56   #9
gyta
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Messaggio originale inviato da dawoR(k)
..adesso :
sono più vivo che mai
e vivendo intensamente ogni mio attimo
m'accorgo d'aver sempre dormito,prima
prima dell'esplosione

riferimento:
"..il pensare al 'mondo' come ad un qualcosa fuori e lontano da noi
(dai nostri simili, dai nostri rapporti stretti, vissuti, coinvolti, abbracciati.. legati..)
Quando facciamo quest'operazione snaturalizziamo il mondo,
lo viviamo senza sentirlo realmente.." -gyta


Nel 'mondo' di cui parlo ci sei tu, ciò che senti, le persone che ti piacciono, quelle che non ti piacciono,
i vermi, i lombrichi, gli sconosciuti, i desiderati sconosciuti, i bambini, gli alberi, gli atomi, le persone che abbiamo amato, l'amore che ci viaggia dentro, quello che non riesce a viaggiarci dentro, quello lasciato al di là del muro, la luna, il morso dei serpenti, i serpenti che mai morderanno..
Essere liberi di fronte alle limitazioni di menti meschine significa semplicemente aver ucciso in noi le menti meschine.. Vivere nel 'proprio' mondo significa semplicemente.. Vivere.. (!) [non 'sopravvivere'..!]
Questo significa semplicemente essere (relativamente) liberi da ciò che potrebbe costringerci essere ciò che non sentiamo d'essere..

Gli uccellini cantano perché cantano la lingua della vita e non cercano d'imporre a te i loro lombrichi..
Il sole ti scalda perché abbraccia il tuo corpo col suo calore..
Il 'tuo' mondo è vivo perché la tua vita (=la tua 'anima' //che è lo stesso!!)
ne fluisce dentro.. (e fuori // visto che 'vita' non ha esatto senso 'spaziale'-limitato)
Perciò -a mio avviso!- ciò che hai ucciso non è il mondo
(che non potrebbe che essere il 'tuo-mondo'//
non esistendo un' 'oggettività-mondo', se non 'fisicamente' parlando..!!)
ma la negazione al tuo viaggio.. (!)

Sbaglio..?




Gyta
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Vecchio 20-11-2004, 01.04.08   #10
gyta
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Messaggio originale inviato da Mirror
"Solo gli idioti hanno certezze."
"Ne siete sicuro?"
"Certo!"





Gyta
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