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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 23-08-2002, 00.42.51   #11
mauropitta
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Data registrazione: 31-07-2002
Messaggi: 64
x 784

Ciao 784 e grazie per la risposta.

Certo, per il sistema è facile "provare" a farci ragionare e scegliere quello che gli conviene, ma noi possiamo non farlo e nessuno ce lo può impedire.
Che poi ne siamo effettivamente capaci o che lo vogliamo veramente fare...questo è un altro discorso!
Ma se vogliamo, possiamo!

E' anche vero che il sistema dei media è gestito dai potenti
ma noi possiamo anche non comprare la TV o no??? o non starli a sentire o analizzare spietatamente le pubblicità per scoprirne i trucchi, i messaggi occulti o le fandonie e così neutralizzarla, non ti pare?

Non credo sia possibile "insegnare valori" ma credo che uno ce li abbia dentro o no, un po' come lo stile o il gusto.
Inoltre non mi risulta che molti abbiano quel senso dell'obbedienza e di condivisione degli obiettivi di altri, a tal punto da "sacrificarsi" per questo: tutt'altro semmai!
Riguardo alle generazioni future, posso solo dirti che ho vissuto il 68 e sembrava che avrebbero cambiato il mondo e invece, a parte qualche trasgressione tipo spinello e scopata nella scuola occupata, tutti quelli "idealisti", oggi, sono perfettamente integrati nel sistema, e sono tanto e più carogne dei loro predecessori. Per cui non credo che il mondo cambierà a breve in meglio e ciascuno si dovrà "arrangiare" come potrà.
Forse ti potrò sembrare cinico, ma questa è la realtà che ho vissuto io, in prima persona.

A presto.
Mauro
mauropitta is offline  
Vecchio 23-08-2002, 09.02.38   #12
FalcoAntonio
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Re: Parlimo dell'uomo?

[quote]Messaggio originale inviato da mauropitta
[b]Carissimo Antonio, ciao e bentrovato!




Carissimo Mauro,
(scusa per questa risposta un po' affrattata e poco meditata)
innanzitutto non è inutile manifestarti il mio piacere di “ritrovarti” e ringraziarti per le immeritate parole di stima manifestatami, che contraccambio con sincerità, moltiplicata.
Apprezzo molto e condivido quanto da te aggiunto.
Ciascuno di noi osserva e rielabora la realtà secondo la propria sensibilità, pur essendo i contenuti di fondo largamente già noti e ampiamente trattati da altri, nel passato e nel presente.
Pochissimi esprimono pensieri originali, non mentiamo se diciamo che sono nostre idee comuni ad altri, mentiremmo se dicessimo che le abbiamo partorite noi…
Sì alla base di tutto c’è l’uomo, il singolo, l’individuo, ma io amo molto quelle analisi che, partendo dalla realtà, tendono poi a “visualizzarla” dall’alto, o almeno mi illudo di farlo.
Le analisi di “sistema” sono tra i temi da me preferiti.
Anche perché coloro che hanno nel mondo il potere reale ragionano in termini di “filosofie e di strategie” generali di Sistema.
Il nostro mondo, questa nostra epoca, forse è tra i meno imperfetti che si siano mai avuti, ma la vigilanza critica è una necessità e un dovere di ciascuno per migliorare l’esistente.
La coscienza critica del cittadino è un elemento di fead-back e di controllo fondamentale per “l’autoregolazione del sistema”.

Individualismo – altruismo sembrano avere anch’essi basi ataviche e genetiche.
Entrambi sono finalizzati all’istinto di sopravvivenza.
Recenti studi sembrano confermare che la gratificazione prodotta da un atto di solidarietà supera di molto quella prodotta dai piaceri ordinari (analisi con Risonanza Magnetica).
Ciò confermerebbe la intuizione aristotelica, secondo la quale la virtù è già in sé stessa felicità e non deve attendere alcuna ricompensa in altro mondo.
Hobbes, ad esempio, già nel 1600 scriveva che, a differenza dell’animale che si butta sul cibo quando lo trova, l’uomo ha fame anche della sua fame futura e Schopenhauer nell’ 800 riconosceva che in ciascuno di noi c’è una doppia soggettività: una che dice Io, fa i suoi progetti, raggiunge i suoi scopi, cerca le condizioni della propria sussistenza.
Siamo nati tutti da una “relazione”: dal sacrificio di sé per l’altro che viene al mondo.
E pensiamo poi che davvero la vita degli uomini possa sospendere la “relazione”, l’ “altruismo”, la “cooperazione” per inseguire solo gli interessi egoistici dell’Io?
La cooperazione, la solidarietà e l’altruismo, in cui, ridotta all’osso, consiste la morale, sarebbero quindi biologicamente scritti nella costituzione della natura umana.
Disattendere il bisogno di giustizia, indebolisce nella comunità la spinta alla cooperazione che è la cosa di cui una comunità ha massimamente bisogno.
Il “bene” della comunità è anche bene per il singolo e viceversa..
Le considerazioni che da quelle scoperte scientifiche si possono trarre sembrano abbastanza scontate in ordine al modo in cui sono regolati i comportamenti nella nostra società e alle linee ideologiche e politiche che li governano, quando il messaggio che si diffonde è solo business, successo, denaro, immagine, invece che cooperazione, solidarietà, aiuto reciproco.
Un caro saluto
Antonio
FalcoAntonio is offline  
Vecchio 23-08-2002, 11.58.53   #13
FalcoAntonio
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Data registrazione: 14-08-2002
Messaggi: 128
P.S.

1) Scusate, mi è rimasto il periodo pendente...
A propisto di Shopenhauer:

"... l’altra (quella della “specie”) che, ad esempio, fa sì che una mamma, senza pensarci, sacrifichi sé stessa, il suo corpo, il suo tempo e, per un certo periodo, sospenda la vita del suo Io, per la vita del figlio".


2) "affrattata" invece che affrettata è la prova che dicevo la verità...

Saluti

Ultima modifica di FalcoAntonio : 23-08-2002 alle ore 12.01.12.
FalcoAntonio is offline  
Vecchio 23-08-2002, 15.55.57   #14
visechi
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IL RIBELLE

Innanzi tutto, un saluto a tutti..
In modo un po’ singolare, vorrei partire dalla coda: dalla signature di mauropitta. Ho la sensazione che quella frase posta in coda ad ogni tuo messaggio non sia un semplice aforisma estratto da qualche romanzo; avendo letto un tuo particolarissimo e per certi versi sorprendente intervento in altra sezione del forum, sarei quasi portato a ritenerla parte integrante della tua personalità… nessuna psiconanalisi, per carità… solo questo, sai leggere (ovviamente non mi riferisco alla scrittura, sono convinto che hai compreso).

Entrando nel merito della discussione, avrei da dire solo una piccola cosa (ho appena iniziato a scrivere, non so, quindi, se riuscirò ad essere breve o, se, come al solito, vi tedierò oltremodo… non c'è nulla da fare, non riesco proprio ad arrivare al cuore del problema senza aver prima effettuato alcuni larghi giri sopra la pista d'atterraggio).
Tu, Mauro, affermi: <INOLTRE, ALMENO IN TEORIA, UNA PERSONA È SEMPRE LIBERA DI SCEGLIERE DI "USCIRE DAL SISTEMA" ISOLANDOSI AD ESEMPIO E CI SONO TANTI POSTI, SULLA TERRA DOVE QUESTO È POSSIBILE>, il post d'apertura di questa discussione, sembrerebbe sia teso ad affermare un concetto affatto diverso (sintetizzando al massimo… se interpreto male, Falco, richiamami all'ordine… l'intero mio intervento potrebbe essere fuori luogo… speriamo bene… confido sul tuo/vostro senso di 'carità'… che significa 'Estratto NdS'?): <l'uomo non è in condizione di scegliere liberamente in quanto soggiace a troppi condizionamenti esogeni ed endogeni (forse psicologici, etcc…)>. Mi sembra anche di poter affermare (sempre che abbia ben compreso) che non riferisci questo concetto all'uomo massa - cioè ad un'ipotetica collettività, più o meno ampia - quanto piuttosto al singolo individuo che poi, per somma, va a comporre la collettività e la massa.
Appare subito evidente quanto le due proposizioni, se concettualmente dilatate, possano essere divergenti. Il conflitto fra le due diverse visioni non è facilmente ricomponibile. Mauro (se me lo permetti ometto 'pitta'… per semplicità) propende per una società che sarebbe tendenzialmente destinata ad implodere e, quindi, costretta, per sopravvivere, a garantire un certo equilibrio fra 'speranzosa possibilità di fuga' e necessità di mantenere un determinato controllo condizionante sul singolo e sulla massa; Antonio (anche qui, se me lo concedi, ometterò 'Falco'), viceversa, per una collettività sempre più omologata al pensiero dominante (chiarisci anche chi domina e chi sarebbe il dominato), senza lasciare spazio ad ipotetiche vie di fuga.
Il ripasso delle puntate precedenti mi serve solo per aver conferma se ho ben interpretato il vostro pensiero.
Io sostengo che esiste una terza via, un nuovo 'archetipo esistenziale', individualisticamente proteso verso il prossimo (paradossale?), rigenerante, romanticamente positivo, che racchiude nel suo intimo un potere capace di contorcere le lamiere di entrambe le impalcature prefigurate (entrambe estremamente realistiche ma sconsolatamente demoralizzanti - almeno per quel che mi riguarda e a cui non riesco a rassegnarmi):
IL RIVOLUZIONARIO (tema già proposto e trattato - anche se con sfumature diverse - in questo forum).
A scanso d'equivoci, chiarisco subito che non sto parlando del rivoluzionario politico … ne deriverebbe troppo casino, lo vorrei evitare.
No, sto parlando del pensiero rivoluzionario, quello, per intenderci, che partendo da un presupposto già noto, fosse anche omologato, a perfetta conoscenza delle regole del gioco, le travalica, le riadatta o le sovverte, 'asservendole', anche con 'violenza dialettica', alla propria visione (ideologica, artistica, economica, scientifica, umanistica…).
Per intenderci, un pensiero che crea.
Sto parlando di individui come Pirandello, nel teatro - bellissima e rivoluzionaria la sua concezione della 'FANTASIA';
- di Stravinsky, nella musica - qui mi muovo in un campo che non conosco troppo bene (posto che conosca, anche solo marginalmente, il resto), magari ci sono stati esempi più eclatanti che precedono la sua 'Sagra della Primavera', che 'rompe' le consuete melodie;
- di Musil, nella letteratura - prima di lui, impensabile il suo 'Uomo senza qualità' (in letteratura, a dire il vero, ci sarebbero altri esempi, tipo Proust, ma non conoscendo direttamente le sue opere, evito di fare troppe brutte figure);
- di Freud nello studio delle forze che muovono l'agire umano… inutile specificare meglio, di Jung, sempre nello stesso settore;
- di Darwin, Galileo, Einstein e tanti, tantissimi altri uomini che con, la forza delle loro idee, hanno gettato una nuova luce (RIVOLUZIONARIA) sul modo di osservare le discipline in cui si sono appassionatamente impegnati.

Credo che il loro agire possa rappresentare un motivo di speranza… amo pensarla così… non siamo, SPERO, destinati ad una ineluttabile conformizzazione; arriverà un insignificante individuo, che magari nella sua vita non ha fatto altro che prendere calci nel fondo schiena, testardo, brutto, piccolo, quasi evanescente, che con la forza del suo ottuso, prepotente, violento ingegno sovvertirà le regole del gioco e, da quel momento, il mondo non sarà più come prima… poi riprenderemo ad omologarci, fintanto che non riapparirà un altro ottuso, insignificante (…) individuo che rivitalizzerà…

Spero di essere riuscito a mantenermi in tema e di essere stato chiaro

Per Mauro:
Non conosco la canzone di Tenco da te citata, però ne conosco un'altra, bellissima, il titolo, forse, è <E se ci diranno> (in ogni caso, sono convinto che l'hai saputa individuare… credo che tu le conosca tutte, era un tuo grande concittadino).

Ciao a tutti

P.S.: chiedo scusa, non ho avuto il tempo di leggere l'ultimo msg di Antonio, è probabile che quanto da me scritto risulti essere già superato dal suo ultimo intervento… nell'eventualità, saprò ravvedermi.
visechi is offline  
Vecchio 23-08-2002, 22.08.29   #15
784
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Ma se vogliamo, possiamo!

Mmh, non mi sono spiegato bene...

ma noi possiamo anche non comprare la TV o no??? o non starli a sentire o analizzare spietatamente le pubblicità per scoprirne i trucchi, i messaggi occulti o le fandonie e così neutralizzarla, non ti pare?

Appunto, vedi io dicevo, cercavo di dire che...

Non credo sia possibile "insegnare valori" ma credo che uno ce li abbia dentro o no, un po' come lo stile o il gusto.
Inoltre non mi risulta che molti abbiano quel senso dell'obbedienza e di condivisione degli obiettivi di altri, a tal punto da "sacrificarsi" per questo: tutt'altro semmai!

E No, cavolo, aspetta! Uffa, io non scriverò bene, ma voi non ci provate nemmeno a capirmi...

Insomma, è vero che nella nostra società le limitazioni materiali sono minori che in altre, ma al pari delle altre, è DIFFICILE stabilire la nostra personale volontà!
Siamo in quanto uomini estremamente influenzabili da quello che ci sembra universalmente accettato, da quello che ci viene insegnato, dai raggiri anche...
E qui per rifiutare queste influenze bisogna prima capire che sono tali, ed è raro che avvenga (la prova è la pubblicità: se esiste ancora significa che su qualcuno funziona).
Sarò stato più chiaro?

Persone che si sacrificano per obiettivi di sorta le vedi in ogni guerra, proprio tutte.
Le abbiamo viste in tutti quei casi in cui delle persone hanno lavorato per una idea, qualsiasi essa fosse. Per sacrificio poi io intendevo non necessariamente la perdita della vita, ma anche cose minime... comunque sono un filo scoraggiato per quanto sia stato non-compreso il mio messaggio, scusate dunque per la trascuratezza di quest'altro.

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Vecchio 23-08-2002, 22.20.47   #16
mauropitta
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Caro amico 784, non ti scoraggiare per così poco!
Si, è vero, non farsi abbindolare è difficile perchè implica almeno due componenti: cercare di conoscere e tenere alta la guardia costantemente e questo implica fatica, non è gratuito, occorre conquistarlo.
Che poi ci siano tanti che non lo fanno e si lasciano plagiare da questo o da quello, non mi giustifica che "io" non possa continuare a farlo e come me, ce ne saranno altri.
Saremo una minoranza ma sarà sempre meglio che niente, che ne dici? E poi se ragioni con la tua testa, di solito vieni anche rispettato e questo è un successo personale che può appagare della fatica fatta, daltronde senza combattere non c'è "gloria" non credi?
A presto
Mauro
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Vecchio 23-08-2002, 22.29.40   #17
784
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Ma no, la mia non è una constatazione morale... nè tanto meno personale, e visto che si parlava di Uomo.... va be, come non detto, proviamo ad andare avanti.

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Vecchio 24-08-2002, 00.16.51   #18
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x Visechi

Carissimo Visechi, ciao e grazie del tuo intervento.
Si è vero, la mia "firma" racchiude l'essenza del mio carattere e ne ho fatto la mia bandiera. Non l'ho presa da nessuna parte, ma non posso escludere che qualcuno abbia scritto qualcosa del genere prima di me (ed è probabile visto che è già stato scritto tutto di tutto), ma io non ne sono a conoscenza e comunque farebbe poca differenza.
Rigurado al tuo intervento è indubbio che esistano persone "speciali" che io chiamo "talenti naturali" che con il loro contributo riescano a cambiare il corso degli avvenimenti e a volte della storia e a loro modo sono dei rivoluzionari perchè perseguono un'idea o un sogno.
Devo però sottolineare che i loro "prodotti" alla fine sono "gestiti" da altri che solitamente sono ricchi e potenti.
Guarda ad esempio l'uso dell'energia elettrica, di quella atomica, della chimica (farmaci, coloranti, plastiche, petrolio per dirne solo alcune), tutto ciò è esclusivo appannaggio di grandi gruppi nazionali o multinazionali e le scoperte di singoli geni "rivoluzionari", hanno aumentato la ricchezza e il potere di altri che forse valevano meno ma che le hanno "vendute".
Lo stesso vale per gli esploratori, non parliamo dei musicisti i quali per la maggior parte se non sono morti di fame, poco c'è mancato e che hanno dovuto molto spesso "scrivere su commissione" del potente di turno che li manteneva escluso rare eccezioni.
Intendo dire che i geni sono sempre stati strumentalizzati da chi aveva il potere e la ricchezza e il loro genio è stato sfruttato.
Pertanto l'esistenza di persone speciali, che hanno permesso delle rivoluzioni, non cambia secondo me il decorso degli eventi: alla fine il potente gestisce l'idea e la vende a caro prezzo a tutti creando dipendenza.
L'aspetto che da più da pensare invece è l'omologazione.
Per fare un esempio, 20 anni fa, non avrei mai pensato che in un paese come l'Italia, regno incontrastato delle calzature di alta manifattura, ben apprezzate in tutto il mondo, si sarebbe arrivati a pagare scarpe di plastica, fatte a macchina sfruttando la manodopera di paesi poveri (es: NIKE in Indonesia) un prezzo eguale a quello di una calzatura costruita con materiali di qualità e interamente fatta a mano: eppure è successo!
Vogliamo parlare di McDonald, dei capi di vestiario di plastica venduti al prezzo delle migliori lane, delle borse di plastica che per avere stampato sopra un marchio costano 200 volte di più del costo di produzione?
Basta che la TV le spinga, che qualche sportivo, modella o industriale le usi, automaticamente tutti le compreranno facendo debiti!!!
Il problema non è che il sistema "ci provi" ma che gli acquirenti non si accorgano dell'imbroglio, eppure si dice che il livello culturale medio in Italia sia aumentato.
Nel senso che ci hanno insegnato qualche brano di storia accaduta almeno 500 anni fa, ci hanno fatto vedere qualche documentario ma nessuno ci ha insegnato a ragionare o a scegliere (che poi è la diretta conseguenza).
Questo non è un aumento della cultura, ma solo del nozionismo, che serve a poco.
Che differenza mi fa, sapere come vivono le gazzelle di Thompson che vivono in Africa quando io non le incontrerò mai e non mi servirà a nulla saperlo?
Non sarebbe meglio che mi insegnassero come scegliere un mobile, un paio di scarpe, un vestito, il cibo, i carburanti ecc che sono cose reali di tutti i giorni?
E' evidente che la situazione è voluta e cioè che si cerca di "spostare" l'attenzione su cose "non importanti" anzichè darti qualcosa che ti permetta di "scegliere", questo perchè il sistema sceglie al posto tuo e tu ti devi solo adeguare, altrimenti sei "out" e ti copri di ridicolo ....SIC!
Mi pare di ricordare che durante l'assedio di Costantinopoli, i saggi della città assediata, al limite dello stremo, discutessero del sesso degli angeli mentre la popolazione moriva di fame e di malattie per cui... il meccanismo non è nuovo!
Quella di "spostare l'attenzione" di "rimandare nel tempo le decisioni" di creare "specchietti per le allodole" sono tecniche ben consolidate che ottengono spesso buoni risultati per i manipolatori.

Il limite, possiamo essere solo noi, come entità singole.

La disobbedienza civile, è forse l'unico mezzo pacifico che abbiamo per contrastare il fenomeno della globalizzazione perchè alla fine, il sistema si basa sulle vendite e se chi acquista impara a scegliere, il sistema dovrà adeguarsi, se vorrà continuare a vendere e a lucrare.
Se nessuno comprasse più nulla il cui costo superasse del doppio quello di produzione, i prezzi si abbasserebbero, perchè sarebbe meglio guadagnare poco che niente oppure le grandi società, non interessate ad entrare in un sistema poco remunerativo, abbandonerebbero, lasciando spazio ai produttori diretti e ai piccoli commercianti.
Per cui anche se i globalizzatori sono potenti, alla fine, devono fare i conti col mercato e se il mercato ragiona e sceglie, le aziende si devono adeguare.
Guarda caso, il movimento antiglobalizzazione è nato in USA laddove è nato il capitalismo più sfrenato: vorrà significare qualcosa?
Inoltre in USA ci sono organizzazioni dei consumatori potentissime, con le quali non scherza nessuno, ma anche la nascita di organizzazioni di questo tipo, può generare "compromessi". Guardate ad esempio in Italia l'uso della benzina "verde" se non è stata una "porcata immensa" dove "tutti" (tecnici, politici, ambientalisti, giornalisti) sono stati coinvolti!
Ci stanno "mangiando tutti" più di prima senza avere risolto nulla dell'inquinamento! E nessuno ne parla più di tanto ma in compenso si fanno tanti "talk shows" sulle abitudini degli italiani e sulle mode da seguire!
Il sistema è questo: cambiare tutto per non cambiare nulla, molti ci cascano, pochi hanno voglia di informarsi seriamente: ormai la citazione della nostra cultura è la TV (che è "gestita") per cui è un cane che si morde la coda!
Per concludere, non vedo altri stereotipi possibili, ma solo un aumento della cultura, della consapevolezza dell'Io e una rinascita dell'individualismo, portato avanti ad oltranza e con ostinazione, per contrastare gli effetti devastanti della globalizzazione, dell'omologazione e della mediocrità.
A presto.
Mauro
mauropitta is offline  
Vecchio 24-08-2002, 15.04.25   #19
tammy
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quel '68....

di cui oggi è rimasto solo un vago ricordo... ti prego Mauro non me lo cancellare solo con uno spinello perchè è stato molto di più. Sono stati scioperi ad oltranza e gli operai, insieme agli studenti, per ottenere dei diritti: allo studio, ad una remunerazione migliore con un orario di lavoro decente (le famose 40 ore, oggi ridotte a 39 - 36 - 18). Ero piccola, ma mia madre mi portava ai picchetti davanti alla Ditta nella quale lavorava come operaia, oggi pensionata, e come tanti sfruttati. Oggi il diritto allo sciopero c'è ancora, ma meno forte, anzi tanti continuano a lavorare in giornate di sciopero perchè tanto.....ottengono lo stesso risultato, non rinunciando alla giornata pagata in busta paga. Provaci oggi a fare un picchetto davanti ad una ditta e ti denunciano. E' vero che siamo bombardati di messaggi a dx e a sx, basta non ascoltarli o spegnere la tv quando non interessa, basta non comprare la firma della nike per evitare che vengano sfruttati i bambini che costruiscono le scarpe, che noi poveri ignoranti e presi dagli status symbol, continueremo a comprare. Basterebbe che ogni volta che esprimiamo il diritto-dovere del voto quando entriamo in cabina chiudiamo gli occhi, tanto sono tutti uguali forse si stà aspettando il "messia" politico, quello che riuscirà a risollevarci il morale, ma nel frattempo io credo che non serva nè chiudere gli occhi nè isolarsi, ma evitando di far più danni di quanti non ce ne siano già. Direi che non tutto è da buttar via poichè il progresso serve e dovrebbe solo servire per il miglioramento della qualità della vita. Manchiamo di educazione civica ed in alcuni casi anche di educazione in senso generale, morale o etica. Basta guradare i ragazzini che ora andranno a scuola: zainetti di marca, grife sui jeans o magliette o scarpe, cellulari, ed una caterba di libri che gli procurerà la scoliosi, è il peso della cultura! Ma quale cultura? Quella che gli insegniamo noi adulti, gli insegnamo ad essere arrivisti, i primi della classe perchè domani nella vita, dovranno continuare a correre per mantere o migliorare il loro posto di lavoro, dalla scelta degli studi dipenderà il loro avvenire in senso di guadagno, dal loro modo di essere un leader nel loro gruppo acquisiranno, in seguito, potere.
Dovremmo insegnargli un pò d'umiltà per diventare adulti senza che un giorno si debbano chiedere: che ho fatto della mia vita? solo un mucchio di soldi? ed ora che muoio...cosa mi sono goduto della mia vita? Lo sò, come al solito, sto facendo dei discorsi che non hanno nè capo nè coda, ma ho ancora le idee confuse, prima o poi farò chiarezza, chissà. Non voglio condannare i soldi o chi ne guadagna una marea, beato lui o lei, non l'invidio di sicuro perchè avranno anche il problema di come gestirli, ma condanno l'arrivismo che di solito si fà sulla pelle degli altri e lo s'impara sui banchi di scuola con l'approvazione dei genitori. Ora non linciatemi, non tutti i genitori sono "quel tipo di genitori", ma più hanno la puzza sotto il naso e più insegnaranno ai loro figli che il loro comportamento è quello giusto. Un mio caro collega amava scherzare in questo modo: "vedi la differenza tra un ricco e un povero c'è anche nella morte - diverso è morire in ferrari - diverso è morire in 500"...mi viene anche in mente la poesia di Totò "A livella" (spero di ricordare bene).
Comunque per riassumere tutto sto caos di parole venute peggio che di una pioggia torrenziale ad agosto: vero che possiamo scegliere, vero che comunque ci dobbiamo assoggettare a delle norme per una civile convivenza, vero che chi ha in mano il potere potrebbe usarlo meglio e non per plagiare. Forse è il pensiero più chiaro.

tammy is offline  
Vecchio 24-08-2002, 20.17.46   #20
visechi
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E l'immaginazione non arrivò al potere

Non so perché dico questo, però sento di dirlo, quindi… (non mi voglio omologare alla discussione).
Alle volte le persone si sottovalutano, non hanno una corretta percezione del proprio valore… alle volte si fa confusione, si tende a far coincidere la cultura, lo stile nello scrivere, l’erudizione (spesso solo enciclopedica) con la qualità… anzi la QUALITA’… poi, come d’incanto, scopri che chi alle volte si è sottovalutata, quelle qualità, anzi QUALITA’, ce le ha dentro… basta solo aver la voglia di tirarle fuori… non so perché dico questo… forse bisogna solo ricordare e comprendere.


No, Tammy, il tuo pensiero più chiaro non è l’ultimo; quello più chiaro e denso di significativa speranza è il resto del tuo intervento… il ’68 (che gran casino… chissà se riusciremo a discuterne serenamente… sarò molto breve… solo uno slogan) “E L’IMMAGINAZIONE NON ARRIVO’ AL POTERE” – ovvio che lo slogan non è mio… troppo bello e conciso. La società odierna sarebbe diversa, migliore o uguale a quella che conosciamo, senza il ’68?
Gran quesito… si pensi al femminismo (solo come citazione… ci sono altre discussioni dedicate), anche con tutte le indiscutibili idiozie che si è trascinato appresso (<Tremate, tremate… le streghe son tornate>, e li sfilavano bardate… non ho mai capito alcune cose), fu un movimento che cambiò la nostra cultura (forse ancora poco) e il nostro modo di vedere il mondo (l’altra metà del cielo)… si potrebbero citare altri cento argomenti toccati dal ’68.

La speranza, il ribelle, il rivoluzionario; sì, è vero, tutto omologato, Liguori, Ferrara… porca miseria quanti ne ho conosciuto di Ferrara e Liguori… quanti compagni di scuola, con me sulle barricate (adesso non m’immaginate col Kalashnikov… solo idee), ora, chi all'Eni (borsa di studio più che meritata), chi fa il consulente finanziario, chi è finito dentro una banca… porca miseria, qualcuno si ricorderà pure la canzone di Venditti, “Compagno di scuola” (che ricordi).
L’omologazione, il conformismo, il carrierismo… la massa. No, Tammy, il pensiero più chiaro, quello meno contorto, quello più genuino è quello che hai espresso in modo meno mediato, più diretto. Sì, sarò pure fuori dalla storia… ma non mi rassegno a perdere la speranza e l’immaginazione…
Mauro, il tuo intervento l’ho letto con estremo interesse. Non ti smentisci: tu sai leggere, anche molto bene. Quello che dici è vero: il conformismo, omologa tutto, ingoia tutto, travisa tutto… o quasi. Ancora quel <quasi> che io continuo a voler vedere dilatato, espanso. Non mi rassegno. Leggendo il tuo intervento ho provato un forte senso di sconfitta (non tua… mia)… inutile lottare contro i mulini a vento. Poi qualcuno ci ha parlato del ’68… bè, mi sono ripreso subito. Ti racconto un segreto: sai qual è l’eroe per antonomasia (ovviamente per me), quello che ammiro di più, che amo, che mi affascina… quello che nessuno potrà mai distruggere in quanto non reale, in quanto figlio di quel potentissimo mezzo a cui io non voglio rinunciare (l’immaginazione)… è Don Chisciotte… si proprio quello della letteratura… quello che Cervantes, per affrancarlo dal giudizio critico, per assolverlo dal dovere di non essere effettivamente quello che è (così come è stato ‘colorato’ – è reale), lo fece diventare pazzo. Pazzo, era necessario che lo fosse affinché potesse racchiudere al suo interno, nel suo animo il tragico umorismo necessario per poter essere un eroe che si nutre e nutre le utopie. Un ribelle a tutto tondo. Uno che dice <… eppur si muove…> senza dover abiurare, perché è stato concepito dal suo autore PAZZO, quindi meno soggetto ad essere tradito e ai dubbi del mondo che potrebbero avvolgerne e velarne l’immensa grandezza, diverso quindi da un altro rivoluzionario della storia: Gesù (per carità… solo come citazione… discussioni su questa figura ce ne sono già troppe) - l’ho sempre concepito così… se risulta offensivo, mi auguro che i cristiani osservanti mi sapranno perdonare.

Sì, è vero, poi il tempo, la memoria, gli uomini, la quotidianità, il lusso, la carriera, i soldi… la merda (scusate!), ingoia tutto… anche l’ingenuità di chi, come me, ancora crede che l’uomo possa trovare al suo interno le ragioni e la forza per tirarsi fuori dal vortice che dovrebbe renderci tutti uguali… uguali a chi, a che cosa, poi? Non l’ho ancora capito… forse al niente… al non senso… tempo fa lessi una grandissima piece teatrale di Beckett, famosissima: “Aspettando Godot”… assurda… bè, io non sto aspettando Godot (chiaro il significato?)… io vado a cercarlo in ogni dove, anche in spazi ed ambienti in cui nessuno potrebbe immaginare di trovarlo…

Ci sarà sempre un ’68 che ridonerà ai giovani delle griffe la voglia di saper immaginare e di cambiare i colori.

Chissà chi ci capirà nulla di quello che ho scritto… Tammy, sono stato un po’ più casinista di te! Vedi che volendo ci si riesce

Ciao a tutti (Mauro, scusa il gran casino che son riuscito a combinare… spero di riuscire a recuperare)
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