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Vecchio 31-10-2005, 23.05.24   #1
VanLag
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Ricostruzione storica della nascita del Dio Biblico

Magri stava meglio in Storia, ma visto che si sta parlando tanto di Dio anche qui, “posto” qui lo scritto, a cui avevo accennato nel 3d “Dio esiste?” sulla genesi storica del Dio Biblico.

La vera origine della religione ebraica va ricercata nelle culture precedenti con le quali il popolo ebraico venne in contatto, infatti, diversi episodi narrati dall’antico testamento sono riconducibili a culti e credenze comuni delle civiltà proprie dell’Asia centrale.

- Nella stele scoperta a Susa, dall’assirologo francese J. De Morgan, il re Hammurabi è rappresentato nell’atto di ricevere le tavole delle leggi dalle mani del dio Sole. Modello seguito dalla tradizione Ebraica, con la leggenda di Mosè che ricevette le tavole sulla cima del monte Sinai, tra bagliori di luce solare.
- La dottrina degli angeli come messaggeri divini derivava dalla religione Astrale Assiro Babilonese e dal Mazdeismo persiano e da lì erano stai presi anche i nomi Gibriel o Gabriel, Michael, Uriel, Geremiel, Shealthiel.
- Il diluvio universale è presente in molte tradizioni, non ultima quella indiana. Manù, cioè il Noè indiano, si salvò dal diluvio universale, seguendo il consiglio del dio Vishnu che, dopo avergli preannunciato il diluvio, si presentò a lui sotto forma di pesce, e guidò la sua nave verso la salvezza.
- Altra analogia è la tassa, col nome di decima, che gli ebrei pagavano al tempio. Tale tassa era una consuetudine già in vita nell’antica Mesopotnia.


La peculiarità poi che caratterizzano il patto tra l’uomo e Dio, le lusinghe di quest’ultimo al popolo eletto, oltre lo sviluppo del messaggio cristiano nato in senso all’ebraismo, possono essere trovate nel passo seguente.

L’idea del “regno” ripresa da Gesù, si inquadrava nella tradizione ebraica e doveva rappresentare la soluzione finale di una “antica alleanza” o “antico patto”, stipulato tra Jahve ed il popolo ebraico fin dai tempi di Abramo e poi rinnovato con Mosè.

Stanziati originariamente, in Caldea gli ebrei che, appartengono alla grande famiglia semitica, emigrarono nella fertile regione del Goshen, (oriente del delta del Nilo in Egitto), travolti dall’invasione degli Hiksos.
La riscossa egiziana del 1300 liberò il paese dagli Hiksos ed è a questo periodo che si riferisce l’Esodo, (il secondo libro dell’Antico Testamento), che narra appunto delle peripezie del popolo ebraico guidato da Mosè fino all’arrivo in Palestina.
Per contrapporsi alle popolazioni già stanziate nella zona gli Ebrei, vissuti fino allora divisi in tribù con costituzione patriarcale o famigliare sentirono il bisogno di unirsi sotto capi militari, che li guidassero alla conquista della terra promessa. Sull’esempio immediato dei popoli vicini, gli Ebrei organizzarono il loro stato in forma monarchica e svilupparono anche la loro religione in senso nazionalistico. La casta sacerdotale si assicurò l’obbedienza assoluta del popolo, diffondendo la leggenda di un "patto" che Dio stesso avrebbe stipulato con Mosè al momento dell’uscita dall’Egitto. In base a tale patto Jahvè prometteva eterna protezione e stabilità in Palestina al popolo ebraico, se questo avesse sempre osservato la sua legge e gli fosse rimasto fedele. Jahvè avrebbe fatto gli ebrei "superiori a tutti gli altri popoli", "numerosi come la polvere della terra," "come le stelle del cielo e la sabbia del mare." Essi sarebbero diventati "una grande nazione" ed avrebbero occupato "tutto il paese tra il Nilo e l’Eufrate."
In cambio di queste magnifiche promesse il popolo ebraico avrebbe dovuto mantenere fede alla Legge, che i sacerdoti finsero di aver trovato nel Tempio di Gerusalemme, in manoscritti risalenti a Mosè in persona.

(Ricordiamo per inciso che la parola “alleanza” o “patto” (in ebraico berit) è espressa nei Vangeli con (diathéke), che ha lo stesso valore, mentre Gerolamo l’ha infelicemente tradotta in latino con “testamentum”, che vuole dire anche altre cose. Perciò oggi si dice “Antico Testamento” e “Nuovo Testamento” spesso senza sapere che ciò significa “Antico Patto” e “nuovo Patto”).
Con l’antico patto, dunque l’eterno si era impegnato a considerare gli Ebrei suo popolo eletto, assicurando loro potenza e prosperità, purché da essi venisse mantenuta costante fedeltà ai suoi comandamenti. Ma i termini del patto non erano sempre stati rispettati dal popolo ebraico e Jahve, corrucciato aveva a sua volta differito la protezione promessa. Ne erano segni evidenti la miseria del popolino, la sottomissione di Israele al dominio straniero, la deportazione e l’esilio.
Ma poiché il patto non coinvolgeva una responsabilità collettiva di tutta la nazione, essendo un rapporto personale tra Dio e ciascun individuo, non era giusto che per colpa dei prevaricatori della legge divina, anche i buoni venissero privati di un beneficio a cui avevano diritto. Perciò di tempo in tempo, i profeti confortavano le speranze di questi ultimi e cercavano di indurre i peccatori a mutare condotta, preannunciando il momento in cui Jahve, deciso a mantenere finalmente fede al proprio impegno, avrebbe istaurato per i “giusti” un nuovo ordine, mentre tutti gli infedeli ed i nemici del popolo di Israele sarebbero stati implacabilmente sterminati.
(Ovviamente la più parte dello scritto sopra è stralciata dal libro di Marcello Craveri).

Quello che, secondo me, è importantissimo capire è che quel concetto di Dio appartiene, ad un popolo diverso, ad una tradizione diversa, ad una cultura diversa, ma soprattutto ad un’epoca diversa. E’ un concetto di cui si può facilmente rintracciare la genesi storica, nata per fronteggiare momenti difficili, come la diaspora del popolo ebreo o la sottomissione all'impero romano, e che non ha più relazioni con noi uomini del III millennio. Fermarsi ad essa significa fermare la nostra evoluzione.

P.S. Comunque per chi vuole completare il quadro capendo come Gesù si inserisce e continua il discorso biblico metto anche la parte seguente:


Soprattutto nel giudaismo postesilico, sotto l’influenza del pensiero parsistico, l’idea vetero testamentaria di un risorgimento nazionale si era arricchita della concezione di una più vasta catastrofe: la distruzione del mondo presente con tutti i suoi mali e l’inizio di una nuova era di felicità. Nonostante il loro contenuto utopistico e quantunque regolarmente smentite dal perdurare immutato delle consuete condizioni di vita, la prospettiva di un mondo migliore e la minaccia di un giudizio divino servivano in qualche modo da freno ai peccatori e di esortazione ad una più rigorosa fedeltà della legge.
Anche Giovanni Battista, invitando alla metanoia, aveva in mente la necessità di un completo cambiamento di vita, per stornare dal proprio capo la vendetta di Jahve, decidendo per una scrupolosa osservanza della legge mosaica.
Gesù non ha un concetto diverso del “regno”, ma per lui, almeno nei primi tempi della sua predicazione, il segno della pangenesi non è già l’impegno dei fedeli di osservare ciecamente, con rigido conformismo, le norme legali, bensì la decisione di applicare intelligentemente tali norme nella relazioni col prossimo.
Più che una preparazione al regno, il rispetto della Legge è già, per Gesù, l’attuazione del regno stesso. Si è detto e si è scritto molto a questo proposito. Si vuole vedere nel comportamento di Gesù un gesto rivoluzionario rispetto alle credenze tradizionali del suo popolo: disprezzo della sacralità levitica e delle norme della Legge, per affermare un nuovo concetto di religione interiore. Si è detto che Gesù ha capito la religione come una disposizione naturale al bene, senza bisogno che l’uomo sia guidato sulla strada del dovere da imposizioni e da precetti esteriori. Occorre ridimensionare questo entusiasmo, che rischia di fare scambiare Gesù con un libero pensatore dei nostri giorni. Gesù non è mai arrivato fino al punto di considerare l’idea del bene un imperativo della nostra coscienza. Egli subordina sempre la nostra condotta ad una norma esterna (il volere di Dio) che ha la pretesa di condizionare la nostra libertà con la promessa di premi e la minaccia di castighi. Inoltre i suoi precetti morali sono tutti derivati dalla tradizione mosaica e dai testi sacri.
Gesù non ha fondato una religione “nuova”, ne formulato dottrine sulla natura di Dio, sulle sue relazioni coi fedeli, sul destino degli individui, etc. che non fossero già famigliari ad ogni Giudeo del suo tempo. Il cristianesimo è il prodotto di un’evoluzione avvenuta soprattutto durante i primi quattro secoli d.C. e non opera di una sola persona.


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Vecchio 01-11-2005, 13.36.47   #2
VanLag
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Interessante è anche vedere come i 10 comandamenti che, chi di noi ha fatto dottrina, si è sentito ripetere all’infinito come la parola di Dio, derivino in realtà da un decalogo precedente a quello mosaico e risalente ai tempi della civiltà nomade, che la critica biblica individua in Esodo XXXIV, 14-26 e che a sua volta. E questo a sua volta, come si è visto, derivava dalle antichissime leggi di Hammurabi.

1) Non adorerai alcun Dio straniero, perché l’Eterno, che si chiama “il Geloso” è un dio geloso;
2) Non ti farai alcun dio di metallo fuso.
3) Osserverai sempre la festa degli azimi, mangiando pane senza lievito;
4) Ogni primogenito è mio; e mio è ogni parto mascio di tutto il tuo bestiame;
5) Nessuno dovrà mai comparire davanti a me a mani vuote;
6) Lavorerai sei giorni ma il settimo ti riposerai;
7) Celebrerai la festa delle settimane, cioè delle primizie della mietitura e del raccolto,a fine anno;
8) Tre volte all’anno ogni vostro maschio comparirà al cospetto del signore.
9) Porterai alla casa dell’Eterno tutte le primizie dei frutti della terra;
10) Non lascerai mai colare il sangue della vittima sul pane lievitato e non cuocerai il capretto nel latte di sua madre.

Forse è ora di avere un nuovo decalogo con nuove leggi morali che abbia tra i suoi comandamenti:

X) Se sei un uomo di responsabilità e di potere non approfitterai mai della tua posizione e non dimenticherai mai che la vita di tante persone dipende da te.

Ma siccome chi ha fatto le leggi non era Dio ma un furbo che parlava per lui, non poteva inserire nella legge un comandamento che limitasse il suo potere, e questa è la prova migliore che sia mai stata scritta della non esistenza di Dio, almeno del Dio biblico.

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Vecchio 01-11-2005, 14.10.24   #3
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La vera origine della religione ebraica va ricercata nelle culture precedenti con le quali il popolo ebraico venne in contatto, infatti, diversi episodi narrati dall’antico testamento sono riconducibili a culti e credenze comuni delle civiltà proprie dell’Asia centrale.

- Nella stele scoperta a Susa, dall’assirologo francese J. De Morgan, il re Hammurabi è rappresentato nell’atto di ricevere le tavole delle leggi dalle mani del dio Sole. Modello seguito dalla tradizione Ebraica, con la leggenda di Mosè che ricevette le tavole sulla cima del monte Sinai, tra bagliori di luce solare.
- La dottrina degli angeli come messaggeri divini derivava dalla religione Astrale Assiro Babilonese e dal Mazdeismo persiano e da lì erano stai presi anche i nomi Gibriel o Gabriel, Michael, Uriel, Geremiel, Shealthiel.
- Il diluvio universale è presente in molte tradizioni, non ultima quella indiana. Manù, cioè il Noè indiano, si salvò dal diluvio universale, seguendo il consiglio del dio Vishnu che, dopo avergli preannunciato il diluvio, si presentò a lui sotto forma di pesce, e guidò la sua nave verso la salvezza.
- Altra analogia è la tassa, col nome di decima, che gli ebrei pagavano al tempio. Tale tassa era una consuetudine già in vita nell’antica Mesopotamia

aggiungo

Presso la piccola isola del Nilo, chiamata Sehel, a nord di Assuan, l’egittologo C. E. Wilbour nel 1889 trovò una stele piena di geroglifici. Era la copia di un documento scritto dal faraone Zoser (III dinastia-2630-2611) nel 18° anno del suo regno.
Nell’iscrizione si racconta che il re Zoser è rattristato per un sogno che ha fatto: l’Egitto sarà colpito da sette anni di carestia. Il re manda a chiamare il suo fido consigliere, Imhotep, e chiede ragguagli.
Nel testo biblico è detto che «la mattina, lo spirito del faraone fu turbato; egli mandò a chiamare tutti i maghi e tutti i savi d’Egitto e raccontò loro i suoi sogni, ma non ci fu nessuno che li potesse interpretare al faraone» (Gn 41:8).
Nell’iscrizione si legge che Zoser chiede a Imhotep di interrogare gli dei per avere una risposta: «Chiesi a lui che era il ciambellano… Imhotep**, figlio di Ptah». Imhotep rispose: «Ho bisogno della guida di colui che presiede al di sopra della rete dell’uccellatore».
In Genesi 41:15,16 si legge che faraone finalmente interpellò Giuseppe a riguardo dei sogni avuti, ma Giuseppe rispose: «Non sono io, ma sarà Dio che darà al faraone una risposta favorevole».

**Imhotep visir del faraone (capo di tutta l'amministrazione statale), gran sacerdote e medico il cui nome talmente famoso da essere divinizzato dai greci ed assimilato a quello di Esculapio, era gia' noto attraverso le memorie di Manetone che lo definisce inventore dell'arte di costruire con la pietra tagliata"
dai precetti di Ptah Hotep molto si ritrova nei proverbi di Salomone

dal poema di Gilgamesh, figura non del tutto mitica (pare sia stato il re di Uruk che abbia realmente regnato nella terra tra i due fiumi, Mesopotamia (Iraq) intorno al 3000 a.C.)
La pianta dell'eterna giovinezza
"...E gli narro' la storia del diluvio universale, che gli dei avevano mandato sulla terra in tempi antichi: e gli disse come Ea, il dolce signore della sapienza, gli avesse fatto pervenire il suo avvertimento con una folata di vento....
per ordine di Ea, Utnapishtim aveva fatto costruire un'arca e aveva chiuso ogni apertura con pece e con catrame, e su di essa aveva caricato la sua famiglia e gli animali e aveva navigato per sette giorni e sette notti, ... e al settimo giorno l'arca aveva approdato su una montagna agli estremi limiti della terra ed egli aveva aperto una finestra dell'arca e ne aveva fatto uscire.... "
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Vecchio 01-11-2005, 15.18.10   #4
nexus6
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Re: Tutta la Verità, nient'altro che la Verità.....

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Ma siccome chi ha fatto le leggi non era Dio ma un furbo che parlava per lui, non poteva inserire nella legge un comandamento che limitasse il suo potere, e questa è la prova migliore che sia mai stata scritta della non esistenza di Dio, almeno del Dio biblico.
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Vecchio 06-11-2005, 15.48.27   #5
VanLag
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A formare la concezione di dio, propria del cristianesimo, hanno contribuito, durante i primi cinque secoli dopo la morte di Gesù, mescolandosi all’idea monoteistica ebraica, le filosofie del neoplatonismo, del filonismo e dello gnosticismo.

Le speculazioni filosofiche posteriori hanno cercato di mettere ordine in questa confusione e – almeno da parte della teologia ufficiale – ci si è avvicinati sempre più all’idea di dio come di un concetto astratto di sommo bene e di perfezione assoluta, di cui, tuttavia, si afferma l’esistenza reale.
Il merito di tale affermazione spetta ad Anselmo d’Aosta (1033 - 1109), arcivescovo di Canterbury, una delle figure più eminenti della prima scolastica. Espresso nel modo più succinto l’argomento ontologico di Anselmo si riduce a questo ragionamento: - noi possiamo mentalmente concepire un essere perfettissimo di cui non si possa pensare nulla di maggiore (quo nihil maius cogitar potest); ma se ammettiamo questo, dobbiamo anche ammettere che questo ente esista, poiché in caso contrario gli amicherebbe l’attributo dell’esistenza, quindi non sarebbe perfettissimo.
Già il monaco Gaunilone, contemporaneo di Anselmo, ne confutò l’argomento ontologico, obiettando che l’esistenza non è un attributo e che con lo stesso sofisma si potrebbe affermare l’esistenza reale, per esempio, di un’isola meravigliosa, sede di tutte le delizie, in mezzo all’oceano.

Il progresso moderno sconcerta l’uomo, dimostrandogli la provvisorietà e la precarietà di tutte le sue convinzioni e la possibilità di sempre nuove scoperte, in ogni campo. Ciò da all’uomo il senso della propria limitatezza di fronte all’infinito e all’ignoto che lo circondano. Ne nasce uno stato di angoscia, perché l’uomo sa di essere condizionato, inserito in una situazione transitoria che egli non può che assumere come propria, anche se non l’ha scelta. La fede in dio, secondo questa “teologia della crisi”, più che aspirazione ad un ideale perfetto, come nella religione tradizionale, è diventata per l’uomo moderno un bisogno di distogliersi da se stesso e dal mondo disponibile, di rinunciare a farsi valere, di abbandonare la fiducia in questa esistenza, per affidarsi, ciecamente all’invisibile. Si è tanto esasperato questo aspetto negativo della presenza di dio, che si insiste sulla necessità di una “fede” di per se stessa, in qualche cosa di indeterminato, in quanto “dio è e rimane per noi l’assolutamente altro, l’estraneo, lo sconosciuto, l’inavvicinabile”, come dice Karl Barth.
(tratto da "La vita di Gesù" di Marcello Craveri.)

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Vecchio 06-11-2005, 18.17.35   #6
Elijah
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VanLag...
...credo proprio che tu non abbia mai studiato teologia...
No, a parte gli scherzi, appena posso cerco di dare anche il mio di contributo, dato che queste cose le sto trattando proprio adesso...

Scritto o trascritto da VanLag:
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La vera origine della religione ebraica va ricercata nelle culture precedenti con le quali il popolo ebraico venne in contatto
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Sei sicuro di quello che affermi? Io dubito che il popolo ebraico esista da sempre... ma che derivi da un qualche altro popolo... il problema è scoprire quale... alcuni dicono "egiziani", altri "cananei", altri altro ancora...
Cmq, a quanto pare, gli ebrei si possono considerare dei cananei, mai stati nomadi (storia dei patriarchi -> leggenda!!!)

A presto, ELia


P.S.: sul perché si è finito per dire che il decalogo è legge divina, te lo dico in futuro...
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Vecchio 06-11-2005, 19.15.03   #7
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Re: Tutta la Verità, nient'altro che la Verità.....

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Ma siccome chi ha fatto le leggi non era Dio ma un furbo che parlava per lui, non poteva inserire nella legge un comandamento che limitasse il suo potere, e questa è la prova migliore che sia mai stata scritta della non esistenza di Dio, almeno del Dio biblico.
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Bruttissimo finale... dimostri di non esserti documentato abbastanza... non hai capito cosa volevano trasmettere gli autori della Bibbia...
Trovo giusto ammettere che la Bibbia non sia "parola dettata da Dio", ma da qua, per arrivare a dire che la Bibbia è una favola per bambini che non serve più a nessuno, ce ne vuole di strada...
Di solito la verità sta in mezzo... e credo che anche dalla Bibbia si possano estrapolare molti insegnamenti ancora molto attuali e molte prove attendibili sull'esistenza di Dio...
... ma vabbeh, questo è il mio di parere!

Riassumendo: bisogna andare oltre al testo biblico in sé, ma anche oltre ai vari collegamenti con le mitologie passate, per capire veramente il perché alcuni autori hanno riproposto quelle leggende, a quale scopo, ecc....

Elia

P.S.: ho come l'impressione che siete più per il deismo voi, o erro?
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Vecchio 06-11-2005, 20.39.40   #8
VanLag
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Re: Re: Tutta la Verità, nient'altro che la Verità.....

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Ma siccome chi ha fatto le leggi non era Dio ma un furbo che parlava per lui, non poteva inserire nella legge un comandamento che limitasse il suo potere, e questa è la prova migliore che sia mai stata scritta della non esistenza di Dio, almeno del Dio biblico.
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Bruttissimo finale... dimostri di non esserti documentato abbastanza... non hai capito cosa volevano trasmettere gli autori della Bibbia...
Trovo giusto ammettere che la Bibbia non sia "parola dettata da Dio", ma da qua, per arrivare a dire che la Bibbia è una favola per bambini che non serve più a nessuno, ce ne vuole di strada...
Di solito la verità sta in mezzo... e credo che anche dalla Bibbia si possano estrapolare molti insegnamenti ancora molto attuali e molte prove attendibili sull'esistenza di Dio...
... ma vabbeh, questo è il mio di parere!

Riassumendo: bisogna andare oltre al testo biblico in sé, ma anche oltre ai vari collegamenti con le mitologie passate, per capire veramente il perché alcuni autori hanno riproposto quelle leggende, a quale scopo, ecc....

Elia

P.S.: ho come l'impressione che siete più per il deismo voi, o erro?
Ognuno di noi ha i suoi “miti”, (virgolettato). Quello per cui mi batto e per cui spesso mi adombro è che chi ha la fede non vuole rendersi conto che ci può essere gente che la fede non l’ha e da per scontato un sacco di cose.
Ma se si vuole veramente dialogare bisogna portare il piano al livello della ragione perché la ragione, (tranne casi di persone clinicamente cerebrolesi), fornisce una base che accomuna tutti gli uomini.

Sull’origine del, diciamo, concetto di “un Dio unico” avevo fatto un indagine qualche tempo fa ma la storia, (quella documentata, cioè scritta) ci mostra le prime civiltà (Egitto e Mesopotania), con il fenomeno già presente. Ti riporto quanto avevo scritto a fine di quell’indagine che mi lasciò abbastanza insoddisfatto. Sai io sarei ben felice di trovare dati attendibili che mi facciano conoscere queste cose.

L’uomo Primitivo.

L’origine dell’uomo viene fatta risalire dagli studiosi al periodo che coincide con l’inizio del Pleistocene (1), che è una suddivisione del periodo Neozoico (1) o quaternario, e che viene datata oltre il "milione" di anni fa, (secondo gli esperti da 1 o 2 milioni di anni fa).

I primi riscontri ipotetici di "religiosità" nell’uomo" iniziano, invece, ad essere rilevati nella fase del paleolitico medio, in cui appare l’uomo di Neanderthal (130.000 - 35.000 anni fa). Specie di cui poi si sono perse le tracce. E’ a questo periodo che risalgono le prime testimonianze di culto dei morti attraverso la sepoltura, che, vengono additati come i segnali certi di un primevo istinto religioso.

Vari e distribuiti per tutto il periodo dal paleolitico superiore al neolitico sono i ritrovamenti di tombe, rappresentate da "buche" delimitate da selci, in cui molto spesso il defunto è sepolto, accompagnato da qualche suppellettile e con le gambe flesse verso l’alto; particolare, quest’ultimo, per il quale non si sono date interpretazioni credibili. Questi ritrovamenti hanno indotto gli scopritori ad attribuire ai nostri antenati una sorta di spirito religioso e di fede nell’aldilà.

Bisogna però dire che queste indicazioni, piuttosto labili, sono interpretate con troppo entusiasmo affermativo da chi sostiene l’universalità dello spirito religioso e da troppa enfasi negativa da chi è contro. Parliamo di grotte o caverne risalenti a decine di migliaia di anni, (la stessa datazione è dubbia e controversa), ed il loro stato di conservazione, come il contesto in cui vengono scoperti, fornisce elementi di valutazione piuttosto scarni e del tutto aperti all’interpretazione.

I sostenitori del pensiero religioso affermano che, il ritrovamento di scheletri sepolti con le suppellettili in nicchie delle caverne o in buche delimitate da selci e ciottoli, sia indice certo di un "primitivo culto dei morti" e di una fede in una vita ultra terrena.

I detrattori più accaniti arrivano a supporre che laddove si vuole vedere una tomba altro non ci sia che una semplice discarica nella quale veniva abbandonato il cadavere assieme alle suppellettili non più utili.

La considerazione che i nostri antenati non compravano le suppellettili in comodi super mercati ma le costruivano con dura fatica, lavorando la roccia con la roccia, fa scartare l’ipotesi che venissero buttati in “discarica”, ma di conseguenza, anche che venissero “persi” con la sepoltura.
Più ragionevole potrebbe essere pensare che invece il fenomeno sia il frutto di qualche incidente che ha sepolto l’abitante ed i suoi pochi averi, nella grotta o nel suo giaciglio. (Non dimentichiamo che parliamo di ere geologicamente molto instabili).

Le prime civiltà.

Lente metamorfosi investono i popoli nel neolitico che si trasformano da cacciatori in agricoltori. Compaiono i primi animali domestici, le prime aggregazioni di società civili, le prime forme artistiche e compare, con esse, il fenomeno religioso.

E’ nel buio storico dell’evoluzione che nascono e si materiano i concetti della divinità, infatti, lasciato l’uomo preistorico fuori della grotta o della caverna, lo ritroviamo sbalzato nel turbolento fragore delle civiltà Egizia. All’interno di questa cultura, oltre segni indiscussi di organizzazione e di sviluppo sociale, sono presenti i prodromi di una religione già molto articolata ed attiva nel tessuto sociale. Questi primi vagiti, verosimilmente, contenevano in se i germi in embrione di quel pensiero che, sfocerà, attraverso oscure equazioni alchemiche, nel concetto del "Dio unico".

Lo scenario storico e proto storico si apre con l’Egitto pre dinastico, dove troviamo da subito, il culto del Dio sole (Horus), del quale il Faraone rappresenta la personificazione in terra. A seguire, nelle vicissitudini dell’Egitto dinastico, documentate nel 280. A.C. circa dallo storico Manetone che scrisse, (a posteriori), la storia delle trenta dinastie Egizie, sono presenti, fin dall’inizio, segnali che indicano l’esistenza di una casta religiosa, già molto potente ed in grado di influenzare il potere temporale. In particolare l’influenza religiosa nella storia egizia è documentato col sorgere della V dinastia, (2400 A.C.?), come riportato da Jean Delorme (2) in: "Storia Universale” ediz. Rizzoli Larousse".

La leggenda narra che i primi 3 re della V dinastia, erano figli del dio Ra, del quale il primo era gran sacerdote quando salì al trono. Pare non esserci dubbio che il clero di Eliopoli, centro del culto del dio Ra, abbia avuto una parte importante nell’ascesa della nuova dinastia. Il faraone dovette manifestargli la sua riconoscenza a scapito del suo potere assoluto sia materiale che morale.

Ma realtà del tutto simili si manifestavano in civiltà vicine sia per tempo che per locazione. La Mesopotania, già nel 2600 A.C. circa, presenta una struttura della società in cui la divinità col suo clero avevano già un forte impatto nel tessuto sociale.

- Nelle città stato il vero sovrano era il dio, del quale, il capo temporale (patesi o isag), era il diretto rappresentante. Era dunque precipuo dovere del fedele sottomettersi, conoscere la volontà del dio attraverso la divinazione, conformarsi mediante la pratica del culto, per ottenere i beni di questo mondo; sembra infatti che nello spirito dell’uomo non fosse ancora nata la credenza in una vita ultraterrena, accompagnata da un giudizio morale. L’esercizio di questa religione presuppone l’esistenza di un clero numeroso ed il tempio era sempre il principale edificio della città. Esso rappresentava un’organizzazione potente, arricchita dai sacrifici sui quali prelevava una "decima" dalle donazioni pie, e dal bottino delle guerre.

Benché i dati storici siano frammentari ed incompleti si evince, con certezza che, a partire dal terzo millennio prima di Cristo, nella culla della civiltà che fu l’Asia, stava prendendo forma il concetto di una divinità e di una religione fortemente presenti e connessi al tessuto sociale. E’ probabilmente dalla sommatoria del potere temporale con quello spirituale, riuniti nella figura del reggente, che si originerà l’odioso fenomeno delle religioni come fatto di potere e di controllo delle coscienze individuali. Fenomeno che in virtù di non conoscenza o ignoranza verrà perpetrato e riportato fino ai giorni nostri, dove la necessità di uno stato laico non è ancora ben chiara nella determinazione dei legislatori.

VanLag is offline  
Vecchio 06-11-2005, 21.17.10   #9
Lord Kellian
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Per quanto riguarda la genesi storica del Dio bliblico ricordo che i più antichi scritti delle Vecchio Testamento datano undicesimo secolo a.C. e che, quindi, si rifanno a tradizioni orali antecedenti di secoli se non millenni. Gli studiosi hanno rintracciato quattro tradizioni diverse raccolte nel Pentateuco (in ebraico Torah), cioè i primi cinque capitoli.

Per quanto ci riguarda, abissali le differenze fra il primo e il secondo capitolo che raccontano entrambe la genesi del mondo e la creazione dell'uomo. Ricordo la principale: nel primo capitolo Dio viene chiamato col termine ebraico Elohim (e non Jahwhe). Elohim significa "gli dei" (sia al maschile che al femminile) e questo ci getta direttamente nelle mani delle religioni politesite.

Ci sono poi altre indicazione del fatto che i primi ebrei erano politeisti, ma così su due piedi purtroppo non le ricordo.
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Vecchio 06-11-2005, 21.32.55   #10
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Messaggio originale inviato da Lord Kellian
Per quanto ci riguarda, abissali le differenze fra il primo e il secondo capitolo che raccontano entrambe la genesi del mondo e la creazione dell'uomo. Ricordo la principale: nel primo capitolo Dio viene chiamato col termine ebraico Elohim (e non Jahwhe). Elohim significa "gli dei" (sia al maschile che al femminile) e questo ci getta direttamente nelle mani delle religioni politesite.

Ci sono poi altre indicazione del fatto che i primi ebrei erano politeisti, ma così su due piedi purtroppo non le ricordo.
Quello che so io conferma quanto esprimi, anche se io la sapevo così:

- Gli appellativi con cui era anticamente indicata la divinità del popolo israelita (appellativi che sono rimasti nell’uso anche posteriore) denotano l’origine politeistica della religione ebraica, sebbene ciò sia contestato per lo più dagli studiosi cattolici.
Elohim è plurale di el, elohah. Che significa “colui che si teme” e Adonai è plurale di adon che significa “il Signore”. Come appare dagli scritti veterotestamentari, almeno fino al 7° secolo a.C. pur avendo il popolo ebraico scelto un dio nazionale, non si metteva in dubbio l’esistenza contemporanea e la potenza degli altri dei appartenenti ai popoli vicini, come Hadad, il dio del cielo per i cananei, Camos, il dio padrone per i Moabiti, Moloch, degli Ammoniti, Baal e Astante da Tiro e Sidone.


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