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Vecchio 30-03-2006, 15.39.41   #1
La_viandante
stella danzante
 
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Data registrazione: 05-08-2004
Messaggi: 1,751
Dolce morte vs cultura della sofferenza.

Forse guardo troppa tv, ma “Storie” e’ uno dei miei programmi preferiti.
Oggi Augias era in compagnia di un prete, e cercava di discutere sulla eutanasia portando differenti visioni.
Chiaro che un prete e’ per sua natura un assolutista, i dettami della chiesa son quelli e vanno presi come verita’ assoluta, demonizzando ogni “relativismo”, ma la cosa e’ stata molto carina da seguire perche’ il prete, del quale non ho colto il nome, e’ riuscito a non rispondere assolutamente alle precise domande del conduttore.
Simpatica poi la strana definizione di amore che ha segnato la battuta conclusiva del programma.

- Augias: se io fossi in una situazione nella quale mi e’ impossibile vivere come io voglio una vita adatta ai miei dettami morali, ho il diritto a poter scegliere di morire?

- Prete: non bisogna tirare in causa i casi estremi ma fare una politica di amore per chi si trova in questa situazione, se la gente si amasse di piu’ non esisterebbero questi dialoghi sull’eutanasia.

Ora io volevo focalizzare l’attenzione su cosa significhi amore per un prete.

Io la vedo cosi’.
Amore significa defraudare l’uomo del libero arbitrio. E’ vero dio ce lo ha dato secondo la dottrina cattolica, ma la cultura cattolica e’, da quello che mi pare di capire, superiore allo stesso suo dio, e quindi ha la possibilita’ di toglierlo.
L’amore sarebbe poi stare accanto al malato terminale, o in stato di coma negandogli la dolce morte anche se lui lo ha espressamente chiesto.
Illustrare al malato che la sofferenza e’ un momento di grande vicinanza a dio (te credo!, lo preghi per farti morire… e non ridete, non e’ una battuta e’ una considerazione che faccio a fatica perche’ viene da un vissuto personale).
Parole testuali del prete “nessuna sofferenza ti sovrasta” oddio piu’ o meno non ricordo bene.
Rendendogli il compito ancora piu’ arduo perche’ se non e’ all’altezza di sopportare la sofferenza non e’ una persona completa, quindi un ulteriore colpevolizzare.
Amore = infliggere sofferenza su sofferenza.
In conclusione:
La vita e’ un dono di dio, dunque non sta all’uomo togliersela. In barba al libero arbitrio, ma se dio non lo ha mai detto, almeno da me non e’ mai venuto a dirmelo, chi e’ che puo’ parlare a suo nome?
La chiesa ha il diritto di esprimere i suoi dettami ai suoi fedeli, ma su chi non crede, che diritto ha?
Ognuno e’ proprietario di se stesso, quindi anche di accettare masochisticamente qualsiasi cosa il suo dio gli mandi, ma lo stato deve essere garante anche di quel diritto a non soffrire, di quelle persone che un tale dio non lo reputano all’altezza della dignita’ umana.
La_viandante is offline  
Vecchio 30-03-2006, 17.10.06   #2
fuoriditesta
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Data registrazione: 19-03-2006
Messaggi: 169
nn ho capito se è una domanda...ma dico la mia!
secondo me bisogna sempre fare una "scelta x la vita".
(poi su cosa significa fare una scelta x la vita,... chi lo sa cos è)
fuoriditesta is offline  
Vecchio 09-04-2006, 15.32.45   #3
iudichetta
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Data registrazione: 09-10-2005
Messaggi: 223
Secondo il mio giudizio, per un malato terminale che soffre, meglio la dolce morte.
iudichetta is offline  
Vecchio 01-05-2006, 17.16.21   #4
Adele
Ospite abituale
 
Data registrazione: 31-05-2005
Messaggi: 72
Il problema, a mio parere, è un po' più articolato e richiede non tanto l'intervento della religione, i cui dettami possono facilmente essere non accettati dai non credenti, quanto dell'etica, di quel ramo della conoscenza cioè che si occupa della vita sociale e civile.
La vita, sia essa considerata un dono o un puro prodotto dell'istinto di sopravvivenza/riproduzione, merita in ogni caso di essere vissuta, esperita e, anche nelle circostanze più dolorose e negative essa può insegnarci qualcosa, può spingerci a cambiare e migliorare. E' troppo facile vivere quando va tutto bene. Sicuramente il gesto di togliersi la vita è del tutto libero e volontario a patto di riuscirci; pone invece una serie di riserve la richiesta, fatta a terze persone, di sospendere cure e agevolare una morte comunque vicina. Il diritto di decidere della vita o morte degli altri non spetta a nessuno, perché siamo tutti uomini e vincolati a mantenere e tramandare la vita. Il pietoso e comprensibile gesto di rispettare la volontà di un nostro caro malato trova un profondissimo ostacolo prima di tutto nella morale e poi nella legge civile.
Secondo me, tuttavia, sarebbe giusto ricorrere alla morte dolce in caso di "accanimento terapeutico" che consiste nel mantenere artificialmente in vita un soggetto che, privato delle nuove tecnologie mediche, sarebbe morto. In tal caso penso che la vita vissuta da questo malato non sia autentica, ma solo il risultato del comprensibile egoismo dei familiari che non si arrendono all'evidenza della morte.
In sostanza la vita ritengo sia un valore, indipendentemente dal credere o no in una forma di trascendenza, il nostro compito è quello di imparare da essa, di darle un senso. Nel caso in cui un individuo malato sia però nelle condizioni di non potere vivere una vita che consenta di esplicare questa finalità ( soggetti non coscienti, per i quali non vi è alcuna possibilità di ripresa, vincolati a macchinari che svolgono al suo posto le funzioni vitali, ) allora la morte dolce dovrebbe essere accettata.
Baci
Adele is offline  
Vecchio 03-05-2006, 11.05.02   #5
nora
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Data registrazione: 03-02-2006
Messaggi: 6
piccola uscita di tema:

augias non è stupido:
se ha invitato un prete che non ha saputo rispondere è perchè voleva un prete che non sapeva rispondere.

la televisione, più spesso di quanto si creda, costruisce in modo autonomo i propri testi (in senso semiotico) e li fa apparire come dialoghi.

quindi nella trasmissione, per volontà degli autori, si è portato UN SOLO discorso: chi sarebbero gli assolutisti?

baci

un invito:
http://spaces.msn.com/23mie/
nora is offline  
Vecchio 03-05-2006, 14.42.45   #6
sisrahtac
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Data registrazione: 04-11-2002
Messaggi: 2,110
Quantomeno finchè proporranno questa ipocrita cultura della vita non potranno, per non cadere in contradizione, tornare a condannare a morte gli eretici bruciandoli sul fuoco. E' già una garanzia, di questi tempi..
sisrahtac is offline  
Vecchio 03-05-2006, 15.11.17   #7
nora
Ospite
 
Data registrazione: 03-02-2006
Messaggi: 6
al di là che non sento puzza di bruciato "fideistico" da un bel pò di secoli (me li porto bene eh?) e poi i tuoi stessi messaggi dimostrano che poi non è così imperante l'assolutismo se non di una parte della cultura (di cui uno dei primi esponenti è augias) che appena si prova a spostare il terreno sul vero relativismo (quello che dà uguale dignità a tutte le posizioni) parla di streghe e di roghi delegittimando l'interlocutore.
nora is offline  
Vecchio 03-05-2006, 15.17.20   #8
sisrahtac
iscrizione annullata
 
Data registrazione: 04-11-2002
Messaggi: 2,110
E' più forte di me, non riesco a non essere aggressivo contro la chiesa.

Fanno i santi poi rovinano la vita alle persone. Io ho visto miei cari morire di fame perchè non potevano più mangiare per un tumore. E la colpa di chi è? Dei preti e dei loro sermoni che andrebbero bene se vivessimo ai tempi di Gesù.

Il tempo avanza, le verità cambiano.
sisrahtac is offline  
Vecchio 03-05-2006, 15.23.04   #9
turaz
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-11-2005
Messaggi: 3,250
non è un "problema" solo di clero.
E' generale.
occorre aprire
turaz is offline  
Vecchio 24-05-2006, 20.44.55   #10
S.B.
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-04-2006
Messaggi: 486
Secondo me la'eutanasia è giusta in alcuni casi, quando la vita di una persona non ha più scopo di essere, quando non ha più senso vivere, quando la vita diventa, spesso, oggetto dell'egoismo di altre persone 'vicine' al malato, che lo vorrebbero in vita ma non capiscono che il loro attaccamento al corpo materiale ormai è inutile, in questo caso per me è meglio applicarla.
Sempre prestando estrema attenzione, visto che si cammina su un filo molto sottile, che divide la vita dalla morte.
S.B. is offline  

 



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