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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 07-05-2003, 12.50.37   #1
Alessandra
Ospite
 
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Data registrazione: 18-03-2003
Messaggi: 32
Vivere di aspettative....

...è questo che determina il mio stato di perenne insoddisfazione/frustrazione....aspettarsi, e forse un po' pretendere, che le cose vadano secondo i miei schemi (sarà un principio di paranoia??), che le persone siano come io le vorrei, che le situazioni si evolvano come io desidero. In fondo, penso che dietro a questo atteggiamento mentale si celi una sorta di "delirio di onnipotenza"....ma questo "delirio" è espressione non tanto di sicurezza interiore, ma piuttosto di un'estrema fragilità.
Come al solito, gli effetti piu' disastrosi di questo schema mentale si riversano nella sfera affettiva....aspettarsi che l'altro sia sempre come io vorrei che fosse....rimanere delusa se questo non avviene....vivere il senso di frustrazione legato alla percezione continua dello scarto tra i miei desideri e la realtà dei fatti....
Mi basta poco per cadere nell'angoscia del "non avuto"...un tono di voce..uno sguardo....una parola non detta o detta nel modo sbagliato....
E' difficile non rimanere schiavi di questa trappola....è difficile, soprattutto, capire se sono le mie aspettative ad essere troppo elevate, o se è realmente l'altro "inadeguato" rispetto a quello che io vorrei...
Non so se mi sono spiegata, ma mi chiedo sempre se sono io che pretendo troppo, che chiedo cose impossibili, che non mi accontento mai, o se invece non ho ancora trovato una persona che riesca davvero a soddisfarmi nella pienezza e totalità del mio essere.
Non so se capiti così anche a voi...so che per me è quasi una schiavitù....una catena dalla quale non riesco, almeno in questo momento, a liberarmi....

Ultima modifica di Alessandra : 07-05-2003 alle ore 12.52.56.
Alessandra is offline  
Vecchio 07-05-2003, 13.23.25   #2
osho
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Data registrazione: 09-03-2003
Messaggi: 246
Come si può pretendere che gli altri soddisfino le nostre aspetta-
tive, manco fossimo chissà chi...Nessuno è nato per soddisfare
alcuno. Amore vuol dire dare e basta. E' chiaro che pretendere
amore o altro porta frustrazione; se non siamo soddisfatti in
questo momento non lo saremo mai, è un chiedere infinito.
E' ora di uscire da questo stato infantile, e riconoscere la nostra
responsabilità, smettere di lamentarci e tirare fuori i coglioni.
A pensarla come te, sono uscito molto male ma mi sono svegliato,
è stato molto doloroso.
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Vecchio 07-05-2003, 13.36.47   #3
Atreiu21
Ospite
 
Data registrazione: 06-05-2003
Messaggi: 8
A volte liberarsi di gesti e pensieri emotivamente lesivi per restituirli al mittente puo'essere fonte di ...piena soddisfazione!

Penso che tutto cio'che viene preso troppo alla lettera a lungo andare faccia l'effetto di un vestito che va stretto mentre noi ingrassiamo a dismisura...cosi'questa smania di cercare in se'stessi le cause della propria infelicita'-nobile e umanissimo intento,sia ben chiaro-puo'avere lo spiacevole effetto collaterale di crearci proprio quella inconsapevolezza che tanto vogliamo evitare;magari mentre stiamo piangenti a chiederci'il PERCHE'attraiamo a noi tanta ipocrisia,tanta superficialita',e diciamo pure cattiveria,proprio in quel momento spesso dimentichiamo la concreta realta'che vicino a noi ci sono persone ipocrite,superficiali, cattive... e qualche volta anche stupide, che si stanno beatamente sollazzando della nostra "nobilta'"interiore.
Quindi,prima di riflettere sulle proprie responsabilita'-onorevole attitudine,ripeto-la prima cosa e'scappare a gambe levate da chi impedisce il nostro sviluppo-OVUNQUE esso ci porti-e andare in un posto sicuro a curarci le ferite,nel modo piu' profondo e duraturo possibile.

Ciao, e grazie!

Silvia
Atreiu21 is offline  
Vecchio 07-05-2003, 14.09.00   #4
irene
Ospite abituale
 
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 474
Ciao Silvia e benvenuta.
Concordo in tutto e per tutto con il tuo intervento.
A volte il problema non siamo noi.
E' vero che le nature spiritualmente più evolute riescono a trarre anche dalle contingenze più castranti l'opportunità di sviluppare la propria capacità di "resistenza",rispondendo ad esse sempre e comunque con amore,e determinando,da questo,un accrescimento del proprio Essere.
Ma noi,noi persone "normali",intendo,che non siamo nè San Francesco nè Gandhi,abbiamo il diritto,e anche il dovere (previo naturalmente oggettivo ed esaustivo esame delle proprie responsabilità individuali,etc)di salvare la nostra anima;fuggendo,appunto,a gambe levate da tutto ciò,e da tutti coloro i quali,rischino di intorbidarne,e di fiaccarne,la forza vitale.

Ultima modifica di irene : 07-05-2003 alle ore 14.11.14.
irene is offline  
Vecchio 07-05-2003, 14.32.29   #5
Alessandra
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Data registrazione: 18-03-2003
Messaggi: 32
Giusto ma...

..che mi dite del fatto che spesso, almeno nel mio caso, chi provoca queste ferite è proprio la persona che amo?? Già qualcuno, in un al'tra conversazione, mi aveva tacciato come "masochista"..francamente non mi ci riconosco in pieno, anche se forse una componente un po' "auto-lesionista" nel mio comportamento ci deve essere.....se no non riesco davvero a capire, visto che non sono una "buona samaritana", come sia possibile che dopo 10 anni in cui me ne ha fatte passare di tutti i colori io non sia riuscita, pur avendo provato a legarmi anche ad altri uomini, a staccarmi dal mio compagno attuale, con cui oscillo da momenti di estasi a momenti di disperazione....
Insomma, curarsi le ferite significherebbe per voi interrompere questo legame?? Ma è così dura per me sentire di amare una persona....anche se è inquietante pensare che io possa amare tanto proprio una persona che mi regala non solo momenti bellissimi ma anche grandi sofferenze.....Che fare???
Alessandra is offline  
Vecchio 07-05-2003, 14.50.03   #6
irene
Ospite abituale
 
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 474
Cara Alessandra,
ti capisco benissimo.Ho vissuto,per quasi tre anni,una situazione simile alla tua.Di estasi e tormento a corrente alternata,in cui l'una componente sembrava del tutto "coessenziale" all'esistenza dell'altra.
Era,alla fine,un gioco perverso e distruttivo condotto sulla continua altalena tra le vette più inarrivabili...e gli abissi più profondi,e più torbidi...
Ed è finita non perchè io sia stata così brava da staccarmene.Da certi uomini sembra impossibile riuscire a staccarsi,per la loro capacità di "calamitarci" contro ogni nostra consapevole volontà e forza...
E' finita per logoramento.
Perchè alla fine i sentimenti si sono sfilacciati,e non più ricomposti...Lasciando il posto a una tristezza,a una desolazione infinita.Che poi era la coscienza di non essere stata capace di costruire nulla...
irene is offline  
Vecchio 07-05-2003, 14.56.04   #7
Alessandra
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Data registrazione: 18-03-2003
Messaggi: 32
Cara Irene....

..che dire? Sperare che si sfilaccino anche i miei di sentimenti?? Forse è l'unica tragica speranza che mi rimane..ma mi chiedo se sia ancora possibile dopo 10 anni!!!! A volte mi sento quasi "condannata" a doverlo amare per tutta la vita...Ho fatto di tutto per analizzare le motivazioni piu' recondite di questo legame...anni e anni di psicoterapia delle piu' diverse scuole (mi sentivo, e mi sento tutt'ora, un po' Woody Allen....), chiacchierate infinite con le amiche, con mia madre, con me stessa (quando ho il coraggio e la voglia di ascoltarmi...), ma a nulla è servito, se non ad avere una visione lucida e razionale di un qualche cosa che però, a livello emotivo, mi tiene comunque ineluttabilmente avvinta.....
Non mi hai detto....ti sei ripresa da quella tristezza?? Tutti dicono che il tempo guarisce tutto, io non ci credo poi tanto, ma forse dovrei iniziare a crederlo....o quantomeno a sperarci!
Un bacio e grazie per la tua condivisione.
Alessandra is offline  
Vecchio 07-05-2003, 15.41.35   #8
irene
Ospite abituale
 
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 474
Infatti,cara Ale,dieci anni sono davvero tanti,sono troppi....
Ma comunque sappiamo benissimo che razionalizzare la situazione non serve a nulla.
Anch'io,come te,ricordo che temevo di essere condannata ad amarlo a vita...E,come te,ricordo le ore trascorse a parlarne con le amiche...e con mia madre...ceracndo di venire a capo di qualcosa che puntualmente continuava a sottarsi alla nostra comprensione...
Se il tuo cuore è con lui,continuerà a restare con lui finchè non scatterà in te qualcosa che te lo farà vedere in una luce diversa.E che ti renderà intollerabile e ingiustificabile la tua sofferenza...intesa anche come "moneta di scambio" delle emozioni che,come contropartita,ti dona.
Lo vedrai,insomma,solo nel suo ruolo di "carmefice",e non più anche di "angelo"...scardinando finalmente quel "sortilegio" che ora ti tiene avvinta.
In fondo nulla è eterno...Nel bene e nel male,tutto è destinato ad avere una fine...Noi cambiamo,ci evolviamo,e il nostro atteggiamento nei confronti di chi ci sta vicino muta con noi.
Forse l'unico consiglio che mi sento di darti (perchè a me,a suo tempo,ha aiutato) è quello di assecondare un tuo cambiamento interiore in senso ampio...Non cercando altri uomini (ora non ci riusciresti,nemmeno volendo) ma cercando di sviluppare in altre direzioni la tua emozionalità...la tua creatività...che ora sono saldamente "in ostaggio" del tuo compagno.

Quanto alla tristezza per la fine della storia di cui ti ho parlato...Nonostante siano passati diversi anni,continua a fare parte di me,e io accetto che sia così...cercando di guardare al futuro senza inutili illusioni,ma anche senza altrettanto inutili pessimismi.
Un abbraccio a te e buona giornata.
irene is offline  
Vecchio 07-05-2003, 16.34.20   #9
Paola
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Messaggi: 70
Quanto mi ritrovo in tutto ciò che dite!!! Mi ritrovo perchè l'ho vissuto e alla fine ne sono uscita quando è saltata la saracinesca che avevo in me dietro la quale avevo rinchiuso la paura di soffrire per la rottura del legame.... Ed è scatato quel meccanismo di cui parli tu, Irene: non riuscivo più a vederci niente di bello, niente di così prezioso da farmi tollerare le delusioni che il legame stesso mi procurava.
Sono arrivata ad un'intolleranza tale per cui mi sono vista costretta a mollare la presa perchè vivevo perennemente irritata da lui: è qui, Ale, che scatta la molla per la cesoia! E per me è parecchio difficili arrivarci perchè faccio fatica ad esternare la mia arrabbiatura, ma ci si arriva eccome quando non hai proprio più sopportazione o quando senti che non hai più pelle da offrire. Questo è quello che ho vissuto l'ultima volta: mi sono ammessa che anche se avevo ancora voglia di tirare avanti da sola la relazione, non ce la facevo più, niente energia e niente pelle ancora sana per tollerare eventuali frustrazioi e delusioni! Solo un grande vuoto, vuoto così grande che non potevo continuare a ignorarlo e né illudermi di colmarlo con lui.
Si è così esausti che la sofferenza che si immagina terribilmente insopportabile, invece lo è: il problema sta nel decidere di smazzersela e non è facile nemmeno questo.
Confesso che tutte le volte ho anche desiderato di vedere del salvabile, quel che basta per non gettare via tutto il bello vissuto insieme al brutto. Ma l'evidenza era tale per cui non è mai stato possibile, per fortuna!
Credo che ci si debba concedere di pensare a 360° gradi: fossilizzarsi sulla paura di non uscire dalla tristezza della rottura non serve se non a farci arrocare ancora di più su quello stesso scoglio tagliente!
Non pensiamo mai abbastanza alle nostre risorse personali ma troppo al nostro tallone d'Achille e non ci aiutiamo così: come possiamo trovare la forza guardando solo le nostre debolezze?
Un cambio di prospettiva, ci può servire anche per ridimensionare ciò chepercepiamo come un problema insormontabile e come una qualcosa di estremamente doloroso.
Sia chiaro: non voglio banalizzare niente ma sto cercando di dire che sdrammatizzare qualche volta apre a visioni inedite e perciò molto utili.
Non metto in dubbio il metro di giudizio delle personali sofferenze e delusioni, di ciò che è accettabile o meno, e non mi sogno di discutere le aspettative: dobbiamo però anche tener conto dello stato d'animo nel quale ci troviamo e del momento della nostra vita, sia individuale che di coppia (se c'è). Fa la differenza eccome!
E' importante il vissuto nostro ma senza perdere il punto di vista razionale, nei momenti di idillio e non. Dopo una litigata, da cui usciamo incavolate e anche ferite, ripensiamo ai momenti di intesa perfetta idealizzandoli e facendone momenti grandiosi quali sono davvero e ci stiamo malissimo - ne sentiamo profonda nostalgia, ma quando stiamo toccando il cielo con dito e ci capita di chiederci come sia possibile in altri sentirsi così lontani e incompatibili, le litigate ci sembrano piccoli episodi quasi insignificanti....
A me spaventa questo: mi sembra di essere in balia degli eventi, o meglio delle emotività. Sono felice e tutto è perfetto...sono triste e tutto è nerissimo e cado nel pessimismo profondo. Sarà anche logico, ma che faticaccia uscire da questi vortici....inutile dirvi che la sensazione di arrancare faticosamente pervade quasi completamente l'anima! E passo pure la pazza, con aspettative irrealistiche e irrealizzabili e iper permalosa nonchè infantile!


Paola is offline  
Vecchio 07-05-2003, 17.00.14   #10
Alessandra
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A proposito di carnefici....

....mi è venuto in mente un film di Liliana Cavani che ho visto un po' di tempo fa e che mi ha fatto parecchio riflettere: "Il portiere di notte". Il film è ambientato all'epoca del Processo di Norimberga, e vi si narra la storia di un ex ufficiale delle SS che si era innamorato di una giovane ebrea con la quale aveva avuto una storia d' "amore" (immaginiamo di che tipo..."malato" è un termine eufemistico!). Bene, a distanza di molti anni il "carnefice", ex ufficiale Ss che cerca di sfuggire al processo, reincontra casualmente la sua vittima nell'albergo in cui lavora come portiere di notte. Nonostante sia passato del tempo, nonostante la giovane ebrea sia ormai "felicemente" sposata, nonostante le ferite inferte da quel rapporto in passato, appena i due si rivedono reinnestano dinamiche molto simili a quelle vissute negli anni passati, e pur in circostanze storiche mutate, rivestono il ruolo che avevano giocato nella loro precedente relazione: lui carnefice spietato, lei vittima passiva, entrambi indissolubilmente legati.
Inutile dire quale possa essere l'epilogo di questa storia...e poi vi lascio, se non avete ancora visto qs film e vi interessasse vederlo, un po' di suspance....il messaggio però è chiaro ed univoco: I RAPPORTI D'AMORE CON RUOLI COSì RIGIDI (ANCHE SE A VOLTE TALI RUOLI POSSONO SEMBRARE O EFFETTIVAMENTE ESSERE INVERTITI) CONDUCONO ALLA MORTE...SONO RAPPORTI DI MORTE....MORTE NON NECESSARIAMENTE FISICA MA DELL'ANIMA, DELL'INTERIORITA', DELLA LINFA VITALE CHE C'E' DENTRO DI NOI MA CHE PUO' SPEGNERSI SE COLTIVATA IN MODO INSANO....
Scusate il pessimismo cosmico che mi pervade...nono sono sempre così "tragica"....ma parlare di questo film mi ha fatto ricordare tantissime situazioni "dannose" a cui purtroppo mi sono troppo spesso "sottomessa".
UN BACIO A TUTTE E GRAZIE PER IL CONFORTO!!!

Ultima modifica di Alessandra : 07-05-2003 alle ore 17.05.27.
Alessandra is offline  

 



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