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Vecchio 13-04-2008, 11.26.20   #1
hava
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-12-2005
Messaggi: 542
L'uso dell'intuizione nei gruppi virtuali.

In "Wikimedia"cosi' si definisce l'intuizione:
" Intuizione indica quel tipo di conoscenza immediata che non si avvale del ragionamento o della conoscenza dei sensi. Rappresenta una forma di sapere non spiegabile a parole".

Il tema e' interessante per se stesso e per l'uso che ne facciamo nel virtuale.

In seguito ad osservazioni ho l'impressione che l'intuizione sia sviluppata in modo speciale nei bambini piccoli che non hanno ancora appreso altri tipi di conoscenza.

Ho l'impressione che nella natura esista un equilibrio, e con l'indebolimento o scomparsa di uno o piu' sensi ricettori, si rinforzino facolta' alternative che ci facilitano l'adattamento.
Nel virtuale non facciamo uso dei sensi, e la nostra facolta' di conoscere e valutare l'ambiente e le persone che ne fanno parte e' limitata.
E' mia impressione che in conseguenza si rinforzi in noi un potere intuitivo che ci aiuta ad individuare personalita' e motivazioni negli altri ed in noi stessi.
Sarei interessata a sentire il vostro parere.
hava is offline  
Vecchio 13-04-2008, 13.54.07   #2
chlobbygarl
Lance Kilkenny
 
Data registrazione: 28-11-2007
Messaggi: 362
Riferimento: L'uso dell'intuizione nei gruppi virtuali.

Citazione:
Originalmente inviato da hava
Nel virtuale non facciamo uso dei sensi, e la nostra facolta' di conoscere e valutare l'ambiente e le persone che ne fanno parte e' limitata.
E' mia impressione che in conseguenza si rinforzi in noi un potere intuitivo che ci aiuta ad individuare personalita' e motivazioni negli altri ed in noi stessi.
Sarei interessata a sentire il vostro parere.
Sono d'accordo, come accennavo qualche post fa.La necessità di identificare e devirtualizzare l'interlocutore al di là della voglia di conoscerlo fisicamente, e quindi solo per il bisogno di referenza psichica, e la relativa assenza di mezzi sensoriali acuiscono lo sforzo intuitivo, non so dire se e quanto lo potenzino, ma intuitivamente ( ) ciò potrebbe in effetti accadere.Però la tua domanda presuppone che la verifica delle intuizioni occorse avvenga poi nel reale, a meno che successive intuizioni virtuali non si validino a vicenda.Ti domando dunque, quale sia il termine ultimo di riferimento per il quale ritieni tali intuizioni virtuali poi anche veridiche?
chlobbygarl is offline  
Vecchio 13-04-2008, 17.20.08   #3
hava
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-12-2005
Messaggi: 542
Riferimento: L'uso dell'intuizione nei gruppi virtuali.

[quote=chlobbygarl]Sono d'accordo, come accennavo qualche post fa.La necessità di identificare e devirtualizzare l'interlocutore al di là della voglia di conoscerlo fisicamente, e quindi solo per il bisogno di referenza psichica, e la relativa assenza di mezzi sensoriali acuiscono lo sforzo intuitivo, non so dire se e quanto lo potenzino, ma intuitivamente ( ) ciò potrebbe in effetti accadere.Però la tua domanda presuppone che la verifica delle intuizioni occorse avvenga poi nel reale, a meno che successive intuizioni virtuali non si validino a vicenda.Ti domando dunque, quale sia il termine ultimo di riferimento per il quale ritieni tali intuizioni virtuali poi anche veridiche?[quote]



Nella vita reale hai la possibilita' di crearti opinioni e metterle alla prova in tanti modi. Hai spesso i mezzi per accertarle.
Nel virtuale l'unica prova e' l'affidabilita' e coerenza della parola scritta.
L'intuizione in quanto intuizione non si lascia verificare, e spesso e' piu' forte e costante della logica.
Penso che l'intuizione se pure esaminata con mezzi logici difficilmente si lasci accertare o annullare.
hava is offline  
Vecchio 13-04-2008, 18.48.03   #4
Pipoca
Ospite abituale
 
Data registrazione: 09-03-2008
Messaggi: 89
Riferimento: L'uso dell'intuizione nei gruppi virtuali.

Cioa Hava
l'argomento è molto molto molto interessante. Fonte per me di continue riflessioni.

Citazione:
Originalmente inviato da hava
Ho l'impressione che nella natura esista un equilibrio, e con l'indebolimento o scomparsa di uno o piu' sensi ricettori, si rinforzino facolta' alternative che ci facilitano l'adattamento.

Su questo sono pienamente d'accordo. Già nella realtà (contrapposta in questo caso alla virtualità) chi manca di uno dei sensi deve sviluppare maggiormente gli altri, al fine appunto di un adattamento e sopravvivenza. Nella letteratura esistono incredibili esperienze di chi, menomato ad esempio della vista, sviluppa maggiormente altri sensi.

Nel virtuale ad esempio la sola scrittura fonetica è insufficiente, per tanto vi è stato bisogno di ricorrere agli smile in quanto sostituti delle espressioni , che sopperiscono alla mancanza ed all'uso degli altri sensi (udito, vista, suono, odore...)

Anch'io sono interessata a conoscere lo sviluppo di questo argomento.
Pipoca is offline  
Vecchio 14-04-2008, 15.07.18   #5
hava
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-12-2005
Messaggi: 542
Riferimento: L'uso dell'intuizione nei gruppi virtuali.

Negli ultimi anni molti esperti in comunicazione e sociologi si sono dedicati allo studio delle comunita' virtuali confrontandole con quelle reali. Alcuni di questi studiosi [J. Donath 1998] ci propongono la metafora della "citta' virtuale".
Mentre nelle comunita' reali esistono diversi tipi di legami che operano simultaneamente, la virtuale ha meno mezzi di comunicazione. La "citta' virtuale" ha minori possibilita' di combattere la solitudine e creare solidi ponti di intimita' e comprensione. E' per questa ragione che secondo me gli abitanti della citta' virtuale cercano di sviluppare quelle facolta' che risultano piu' importanti in quei siti.
Gli abitanti della citta' virtuale vogliono essere conosciuti e vogliono creare un'identita' online per gli altri e per se stessi. E' qui che l'intuizione ci viene d'aiuto.
hava is offline  
Vecchio 14-04-2008, 15.13.01   #6
donella
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-06-2007
Messaggi: 710
Riferimento: L'uso dell'intuizione nei gruppi virtuali.

Intuitivamente sarei portata a vedere il punto focale della discussione nello scambio Hava/Chlobby, illuminato dalla definizione di Wiki da cui ha mosso Hava.

Pensierini miei ripercorrendo il tutto: se per "intuizione" concordiamo di intendere "forma di conoscenza" , e non, dunque, di semplice "supposizione verosimile ma inverificata"... il problema della "veridicità" dovrebbe teoricamente essere già estraneo al campo di indagine. Nel senso che intuizione = conoscenza = supposizione che ha già mostrato di reggere al vaglio della verifica. (giusto?)

Come può accadere nel virtuale?
Hava ha già indicato quello che (a me) sembra uno dei criteri elettivi : una conferma di veridicità può ben essere nella affidabilità e coerenza della parola scritta. E, direi, soprattutto in un virtuale come questo, in cui non esiste possibilità neanche larvata di esprimere ciò che si sente SENZA che dall'averlo espresso possa neanche astrattamente tornare alcun tipo di "utilità" fuorviante , e diversa dal piacere di confrontarsi, a qualunque autore di qualunque scritto, giacchè il dialogo è tra umili e più che paritetici nick.

Poi, però, e sempre alla luce della definizione di partenza, non mi trovo con Hava nel "localizzare" l'intuizione (come forma di consocenza) presso sedi parallele rispetto a ragionamento e sensi. E per le stesse ragioni non riesco a figurarmi i bambini come depositari dell'intuizione "allo stato puro".
Cerco di procedere con un minimo di ordine.
La cosiddetta "intuizione" del bambino (almeno in tutti i casi che riesco a figurarmi in questo momento) ... altro non è che "euforica e sicumerica SUPPOSIZIONE vissuta come certezza (ossia illusione di conoscenza)"... la quale - il più delle volte - si consacra semplice "supposizione oggettivamente errata" alla luce dell'esperienza diretta del bambino stesso. Esempio micronico : l'infante "intuisce" che il fuoco del caminetto "è Bello!"; non intuendo null'altro... lo tocca; la cosiddetta "intuizione" era solo una supposizione carente di troppi elementi per divenire "conoscenza"; la conoscenza del fuoco fatta col ditino... aumenta la conoscenza effettiva e fa degradare la cosiddetta "intuizione" a semplice "supposizione ingannevole" (che, volendo, senza verifica avrebbe allontanato dalla conoscenza piuttosto che avvicinare ad essa o di essa costituire fondamento).

Da questo punto in poi, nella modestissima partecipazione di quel che (ora) penso al riguardo.... mi è di enorme ausilio la mia forma di Pigrizia. E mi spiego.

Nel mio ambito professionale non c'è nulla che possa seriamente essere detto o scritto senza "rifarsi alle Fonti": studiandole, citandole,e poi componendole o scomponendole o ricomponendole.... MA SEMPRE con sguardo fisso ad esse Fonti, e senza mai licenza di poter divagare se non nella Intuizione... di una intuizione inedita MA CHE ABBIA MAGGIOR VIS LOGICA rispetto a quella espressa dalle Fonti.
Bene: quando professionalmente si fa quest'arte... succede che poi che per "vivere" ci si ritrovi a letteralmente adorare quel grande che disse che "la cultura è quel che resta quando hai dimenticato tutto".

Succede, cioè, che .... primo: odii le citazioni ... secondo: non scegli MAI di rilassarti in uno scambio piacevole.... tenendo a portata di dito le pagine e gli stralci su cui fondare la presunta autorevolezza di quel che PENSI (lì, ora): succede , insomma, che molto piacevolmente scegli di incontrare il tuo prossimo ... in forza.... SOLTANTO.... di quel che la Vita (studi, approfondimenti, riflessioni, esperienze) ha scritto .... su te e insieme a te... FIN LI'....in forza di un altro e più complesso scambio che è comunque continuo dal momento in cui vieni ad essere....

Torno al nucleo: credo che la "intuizione" abbia strumentario DIVERSO rispetto a ragionamento e sensi.
Ma NON credo che abbia sedi diverse rispetto alla stessa Mente che elabora ragionamento e percezioni sensoriali.
Io credo che l'intuizione sia.... passatemelo.... la Summa Pigra del Meglio e del Peggio (messi in geniale Sistema Superiore) di tutto ciò che abbiamo.... "ragionato" e "sentito" insieme..... Sì, insomma: quella che "si pone" (come conoscenza e non come supposizione) come elaborato estemporaneo DEL "patrimonio acquisito" che... glissa rispetto alle "Fonti" ...perchè sa che ci sono e che son solide.

Modestissima riprova : non ricordo (tanto per cambiare ) di quale scienziato si notò la curiosa originalità di ascrivere una propria scoperta alla "intuizione" (pressochè mistica).... piuttosto che alla sedimentazione dei SUOI studi annosi ed indefessi sull'argomento!

donella is offline  
Vecchio 14-04-2008, 22.50.36   #7
Gabry
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Riferimento: L'uso dell'intuizione nei gruppi virtuali.

Ammetto che l' ultimo intervento è stato quello che più mi ha trattenuto per cercare di comprenderlo, rileggendo le frasi un paio di volte, ma alla fine ce l' ho fatta eheheh
Secondo me l' intuizione è carenza di conoscenza, ossia il nostro cervello cerca di sintonizzarsi su un canale del quale non ha informazioni e non può di conseguenza trarne una conclusione certa (cosa che la nostra mente non può assolutamente accettare). Così la Mente raggruppa il bagaglio di esperienze, quello che ha imparato, il sistema di valori e di convizioni, e cerca di dare una soluzione ad una domanda che direttamente o indirettamente ci siamo posti. Noi la percepiamo come "intuizione" proprio perchè non trova riscontro in un qualcosa di certamente conosciuto.
Gabry is offline  
Vecchio 15-04-2008, 09.10.22   #8
donella
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Riferimento: L'uso dell'intuizione nei gruppi virtuali.

Citazione:
Originalmente inviato da Gabry
Ammetto che l' ultimo intervento è stato quello che più mi ha trattenuto per cercare di comprenderlo, rileggendo le frasi un paio di volte, ma alla fine ce l' ho fatta .

Ciao Gabry.
Hai ragione sul fatto che il mio intervento sia piuttosto aggrovigliato.
Ma è pur vero che il tema è interessante quanto insidioso e sfuggente.

Forse sarebbe stato più immediato concentrarsi sulla seconda parte della definizione iniziale, laddove si afferma che "l'intuizione è una forma di sapere non spiegabile a parole".

Affermare di riferirsi ad una forma "di sapere" di per sè esclude che si parli di forma "di opinare", "di supporre", "di ritenere".

"Non spiegabile a parole" mi sembra essere, più che l'atto intuitivo in sè o più che il processo che ad esso conduce, soltanto il nucleo motivazionale del singolo atto/processo intuitivo.

In pratica (e dal mio punto di vista) : se Tizio intuisce , ad esempio, la verosimile personalità di Caio in base a qualche flash da questi fornito, ciò avviene e può avvenire (conducendo a risultati veridici, e non, dunque, a semplici supposizioni inverificate) soltanto quando la somma di tutto ciò che Tizio ha "ragionato" e "sentito" in vita sua sia sedimentato in "categorie" o "insiemi" ultraverificati e qualificati , ciascuno, da elementi assolutamente unici ed inconfondibili rispetto all'altro.
La formazione di queste categorie o insiemi è necessariamente frutto di ragionamento e sensazioni molto coltivate/meditate.
Se ciascuna categoria/insieme si conchiude come tale nel momento in cui è sufficientemente definito l'elemento qualificante che lo contraddistingue.... ecco che l'intuizione potrebbe essere null'altro che quella "lettura" immediata che ciascuno opera in base alla semplice individuazione (nell'oggetto d'osservazione) dell'elemento qualificante, al quale "in automatico" abbina - senza più necessità di nuovamente ragionarle e sentirle, tutte le caratteristiche della categoria/insieme qualificata da quell'elemnto distintivo e caratterizzante.

Per questo non mi sento di definire "intuizione come sapere" quella del bambino, che non può materialmente aver svolto in dosi significative questo tipo di attività prodromica.
Per questo non mi sento di dire che l'intuizione non si avvale di ragionamento e percezioni sensoriali : diciamo che l'intuizione è un rimando immediato a quel che si è già ragionato-percepito-meditato, ma che non sarebbe possibile (come SAPERE) in mancanza di quel patrimonio di ragionato-percepito-meditato.
Per questo accolgo con riserva quel "non spiegabile a parole" : a parole non è spiegabile cosa abbia portato oggi Tizio a sapere che Caio ha una certa personalità; e infatti Tizio - oggi - non ha usato con se stesso parole per giungere a quella visione nitida della personalità altrui. Ma, per la "intuizione" di oggi (ossia per sapere di Caio e della sua personalità) ha comunque beneficiato di tutti i ragionamenti e le sensazioni vissuti ed elaborati in vita sua in merito alle personalità altrui. Se le ha categorizzate in modo corretto, ecco , cogliendo con altrettanta correttezza gli elementi qualificanti della personalità di Caio, Tizio si ritrova quasi "magicamente servita" in un lampo la di lui personalità.
Per questo, infine, credo che il virtuale agevoli enormemente la conoscenza intuitiva, almeno sul fronte dell'individuazione di personalità : la concentrazione sul solo scritto, laddove lo scritto è anzitutto cartina al tornasole delle capacità logiche e relazionali, permette (secondo me) un richiamo particolarmente agevole ed immediato a tutte quelle "categorie" interiori che hanno come qualificanti la graduazione di queste capacità essenziali.

Gabry.... è peggio di prima?
donella is offline  
Vecchio 15-04-2008, 11.24.50   #9
chlobbygarl
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Citazione:
Originalmente inviato da donella
Pensierini miei ripercorrendo il tutto: se per "intuizione" concordiamo di intendere "forma di conoscenza" , e non, dunque, di semplice "supposizione verosimile ma inverificata"... il problema della "veridicità" dovrebbe teoricamente essere già estraneo al campo di indagine. Nel senso che intuizione = conoscenza = supposizione che ha già mostrato di reggere al vaglio della verifica. (giusto?)
Questo è il punto a mio avviso, noi stiamo analizzando uno strumento, l'intuizione, che, sia nella pratica della scienza sia in quella del quotidiano più generico, ha significato solo in quanto correlato al disvelamento 'razionale' e successivo del suo oggetto:io posso intuire qualcosa a molti livelli d'indagine, ma avrò il senso della riuscita di tale mio gesto solo in un secondo momento e dietro a validazione 'oggettiva'.Per quanto forti e suggestive siano le sensazioni legate a quell'intuizione, la medesima si traduce in fatto 'vero' solo dietro a verifica postuma di tipo 'razionale'.Questo non diminuisce affatto l'importanza dell'intuire, semmai la fonda, rimanendo quella una categoria neurofisiologica imprescindibile nel momento in cui pone la possibilità di osservare il raggiungimento di un risultato conoscitivo senza che dello stesso si avessero apparentemente (non di rado anche definitivamente) presupposti razionali certi.

succede spesso però che l'atto dell'intuire sia automatizzato a tal punto nel processo mentale da negarsi la successiva riprova 'oggettiva' senza per questo perdere valore ai nostri occhi, a noi rimanendo così la sensazione profonda di aver colto davvero qualche elemento.E' indubitabile che almeno in una percentuale di casi ciò debba essere statisticamente vero:

si potrà al proposito affermare che l'intuizione progredisca in avanti verso il limite della ipotetica conoscenza assoluta dell'oggetto, e rimandi un calcolo di probabilità istantaneo rispetto al fenomeno osservato, dando garanzie di veridicità sufficienti senza alcun bisogno di ulteriore verifica 'razionale':è di ieri lo studio per cui il cervello decide diversi secondi prima di quando se ne abbia consapevolezza psichica.Non appare del tutto fantasioso ipotizzare l'esistenza di un meccanismo analogo che però rimanga irriflesso, vale a dire quello per cui il cervello colga elementi che forniscano sufficiente sicurezza di giudizio, ma senza che questo si traduca nella consapevolezza psichica di quel processo, rimanendo cioè tali elementi del tutto inconoscibili e 'irrazionali'.

E' pur vero però che dobbiamo porre il discrimine delle proiezioni:non tutto ciò che è possibile proiezione della mente può e deve tradursi in intuizione veridica, anche se il legame tra le due è oggetto della interdisciplinarietà tra fisica e psicologia nella legge di sintropia, alla base della quale c'è un rispettabile impianto di teorie fisiche già da 50 anni e sulla cui elaborazione gli studi di neuroscienza sono arrivati recentemente a risultati che solo con eufemismo si possono definire affascinanti.

la questione è dare un valore concreto al rapporto proiezioni possibili/intuizioni veridiche, certamente > 1.

stabilito questo, procediamo pure a valutare il contesto virtuale:
si è detto giustamente che la scrittura sia un messaggio chiaro ed inequivocabile prima che un sistema di segni interpretabili a piacere:sono vere entrambe le cose a mio avviso, ma agiscono a livelli diversi della percezione:
un testo nasce con intenzione precisa dell'autore, il quale si comunica nella medesima e comunica la sua visione degli 'oggetti' osservati, ma lo stesso testo coglie intrecci di significato che lo portano ad essere interpretabile in molti modi diversi.Un testo parte e rimane soggettivo pur aprendosi subito alla ricerca collettiva di senso intersoggettivo (Eco, Barthes).

Ma un testo, una lettera, un post (soprattutto una serie sufficientemente lunga di post) ci dicono sempre molto dell'autore, al di là della sua capacità di bleffare o di costruire mondi paralleli, e anzi proprio per questo.

Solo che in tal caso non so quanto sia lecito parlare ancora di 'intuizione', cioè della presenza di un atto 'metasensoriale':dal momento che la scrittura è elemento che pare avere tutti i caratteri dell'oggettività conoscibile.

In senso più lato poi, nemmeno convivere de visu con qualcuno esaurisce il processo della sua conoscenza se è vero che spesso esaurisce prima lui o/e chi ci prova.
chlobbygarl is offline  
Vecchio 15-04-2008, 15.15.34   #10
donella
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Riferimento: L'uso dell'intuizione nei gruppi virtuali.

Citazione:
Originalmente inviato da chlobbygarl
Ma un testo, una lettera, un post (soprattutto una serie sufficientemente lunga di post) ci dicono sempre molto dell'autore, al di là della sua capacità di bleffare o di costruire mondi paralleli, e anzi proprio per questo.

Solo che in tal caso non so quanto sia lecito parlare ancora di 'intuizione', cioè della presenza di un atto 'metasensoriale':dal momento che la scrittura è elemento che pare avere tutti i caratteri dell'oggettività conoscibile.

Un testo, una lettera, un post e soprattutto una serie sufficentemente lunga di post - perdonami - CI POSSONO DIRE.... ma non è affatto detto che "ci dicano". E, infatti, non "dicono" a tutti le stesse cose!
E' sotto l'osservazione quotidiana che - a maggior ragione i più assidui - siano accolti da schiere di consensi e opposte schiere di dissensi (questa adesso è proprio difficile da dire) MALGRADO esistano - oggettivamente - elementi qualificanti a cui è astrattamente riferibile un primato assoluto per entrambi gli schieramenti!!!! In pratica : tutti, qui, ascriviamo un ruolo elettivo all'empatia (per esempio).
Bene: proprio perchè la scrittura ha "tutti i caratteri dell'oggettività conoscibile"..... come te lo spieghi che che "la lettura" di empatia o antipatia generi, DALLA STESSA SIERIE DI SCRITTI, reazioni opposte IN PERSONE CHE AL VALORE "EMPATIA" ASCRIVONO LA MEDESIMA IMPORTANZA?

Io me lo spiego proprio con la metasensorialità generata "in automatico" dall'ampiezza e profondità del "categorizzato" individuale: che non ammette doppie "verità" e che presuppone invece (se parliamo di "sapere") un patrimonio formativo più o meno evoluto e, di conseguenza, più o meno abilitato a veder la propria "supposizione" rivelarsi e verificarsi "intuizione".

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Oltretutto: è vero che la scrittura abbia tutti i caratteri dell'oggettività conoscibile.
Ma la "metasensorialità" (come detta) torna protagonista assoluta ( se restiamo sull'esempio di "intuire personalità") quando lo scritto NON ha affatto per oggetto la descrizione della propria personalità (come accade qui) e in cui quindi, come dicevo sopra, .... Caio parla del suo interesse per la Storia.... e Tizio prende ad intuire (foss'anche da UN inciso) la personalità di Caio. E magari gli risulta del tutto diversa rispetto a quella che Caio era convinto di "pubblicizzare".

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Per tutto questo insieme

a) se la scrittura (su amenità varie) esaurisse DA SOLA la mappa dell'oggettivamente conoscibile sul suo autore... resterebbe pressochè inspiegata ed inspiegabile la divergenza di reazioni DINANZI AGLI STESSI SCRITTI... DA PARTE DI SCHIERE CHE - IN VIA DI PRINCIPIO - DAN LO STESSO VALORE AGLI STESSI VALORI (insomma: se fosse così "oggettiva", e se oggettivo è che io e te assegniamo lo stesso ruolo prioritario all'empatia per esempio.... come si darebbe che io trovo imperatore dell'empatia quello che tu vivi come imperatore dell'antipatia?)

b) il fatto che gli scritti su tematiche DIVERSE dalla personalità dell'autore finiscano con l'implicare una lettura della personalità dell'autore e, perdipiù, con l'ottentimento di risultati alquanto diversi per ciascun lettore.... in primis mi obbliga a considerare una metalettura come obbligato bypass tra l'oggetto della scrittura e l'oggetto della lettura; e , in secundis, mi convince che il risultato della lettura (estremamente soggettivo) ruolizzi come addirittura secondario l'elemento oggettivo scrittura per veder trionfare come primario l'elemento soggettivo metalettura: destinato a conclamarsi supposizione fallace o autentica intuizione (secondo me) in pressochè esclusiva funzione di rigore, ampiezza, spessore, profondità... di tutta l'attività conoscitiva realmente vissuta e vagliata dal singolo osservatore.
donella is offline  

 



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