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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 28-02-2005, 23.15.18   #11
Naima
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Grazie ad entrambe. Apprezzo tantissimo il sostegno di Gyta, anche se mi sento in perfetta sintonia con Ygramul ed il suo modo di vedere la situazione. Io credo nell'anima, penso esattamente quello che hai detto. Non ti sto a raccontare della giornata di m.... di oggi, comunque tramite il centro di salute mentale abbiamo ottenuto un appuntamento con uno psichiatra per il 18 marzo!!! Ovviamente appena a casa ho contattato una clinica privata e domani sera avremo il consulto. Non è bastato però a far scappare mia sorella di casa. Ora è di nuovo da mia madre, ma quello che è successo oggi mi fa sempre peggio sperare. Comunque, ho dato un'occhiata alla lettera di dimissioni del ps psichiatrico di sabato notte e c'è scritto "disturbi da personalità borderline". Mi sono andata a leggere su internet il significato di questa per me sconosciuta parola ed ho ritrovato la descrizione precisa al millimetro di mia sorella, con l'aggravante che mia sorella sabato notte secondo me era anche in uno stato di coscenza "alterato",cioè mi dava l'impressione di essere "posseduta" da un demone (avete presente l'esorcista?). Vabbè, ora vado a riposare perchè è stata una giornata veramente orrida. Grazie del vostro graditissimo supporto, siete splendide.
Naima is offline  
Vecchio 28-02-2005, 23.50.24   #12
gyta
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Grazie a te per ciò che dici..

Però.. se la ami..
dalle una possibilità.. reale..
forse come dice Ygramul la cosa è fuori di portata..
e se invece così non fosse..?
Qualunque e dico QUALUNQUE essere umano
portato all'estremo della sua sopportazione
può apparire pericoloso ed indemoniato..
Non accantonare l'idea della psicanalisi
sarebbe utile se ti descrivessi dettagliatamente
gli sconsigli sconsiderati ricevuti dai miei famigliari
più di 20anni fa..?Non credo..! Per ciò se vuoi credermi.. bene
sennò.. mi auguro che tua sorella tenga un po' della sua rabbia
di nascosto alla supposte elaborazioni sapienti.. e possa un giorno plasmarne la sua vita..

Ti comprendo.. ma comprendo anche.. lei !!



Se la ami.. non farne un <caso> clinico
è profondamente stupido
(te lo dico con affetto)
pensa a lei, non ai suoi cazzotti!!
Non fare quest'errore di ghettizzazione..
sarà lei a farne le spese..
Ora ti trovi una sorella ingestibile, disperata ma viva..
domani tra i bordeline e gli occhiali da sole potresti trovarti una sorella fin troppo gestibile e spenta.. E' questo che vuoi?

Amala.. non la condannare.. Difenditi, ma non darla in pasto a terapie che curano nel corpo ciò che allo spirito appartiene..

(scusa lo sfogo.. e la sincerità diretta.. ma dopo 20anni ricordo ancora perfettamente.. )



Gyta
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Vecchio 01-03-2005, 00.13.13   #13
Ygramul
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Gyta

Tu parti dal presupposto che i farmaci siano "il male" e che usarli porti le persone a rinco... rimbambirsi e diventare degli esseri facilmente plasmabili, che "dove li metti stanno".

Non è così. Se usati bene (ma questo vale per tutti i tipi di farmaci, da quelli cardiologici a quelli per i funghi del piede) possono ridare la vita, restituire l'anima al legittimo proprietario.
Possono permettere ad una persona di riequilibrare gli eccessi emotivi che non hanno una ragione in nessun trauma infantile nè in alcuna esperienza particolarmente pesante della vita.
Possono permettere alla persona di amare (perchè le malattie psichiatriche, TUTTE, tolgono poco, tanto o del tutto le capacità di amare).
Possono permettere di recuperare le funzioni cognitive che tendono ad andarsene bellamente a quel paese.
Possono permettere alla persona di godersi una buona musica, o anche una cattiva se i gusti sono quelli, senza che la musica venga sparata a tutto volume giorno e notte nel tentativo di coprire la folla di voci che attanaglia il paziente.

Non sto qui ad elencare quello che succede quando i farmaci son bene usati. Certo, vanno usati con criterio, ma quale farmaco può essere preso in modo scriteriato? Forse che il cardiologo si può permettere di caricare di dosi da cavallo di beta-bloccanti il paziente con aritmie? O forse lo pneumologo può permettersi di nutrire ad antibiotici uno con problemi respiratori senza manco sapere se il paziente ha una polmonite o un'asma? Tutta la medicina funziona così, ma mai nessuno si mette a parlare dei farmaci per il cuore come "il male", nè alcuno si sognerebbe di dire al proprio parente ammalato di ulcera di buttare all'immondizia l'omeprazolo o farmaci analoghi.

Perchè tanta paura? Cosa fa paura nel fatto che il cervello possa aver bisogno di un correttivo? Perchè usare criteri pseudo-etici laddove vanno usati criteri scientifici? E' forse immorale curare una grave pielonefrite con un massiccio dosaggio di antibiotici, sebbene questi possano provocare molti effetti collaterali, se l'alternativa è perdere un rene?

La maggior parte delle malattie psichiatriche, se prese in tempo, restano a livelli di gravità accettabilmente bassi. Alcune guariscono (vedi molte forme di depressione). Il problema è che sono molto poche le persone che permettono ai propri cari di curarsi per tempo, al di là del fatto che spesso è il soggetto che non si vuole curare. E ciò proprio a causa di questo sorprendente pregiudizio sulle medicine.

Non so se la sorella di Naima sia borderline. E' un disturbo difficile perchè sta a metà strada tra una psicosi e un disturbo di personalità. Ma proprio per quello, non è meglio, molto meglio, cercare di dare a questa donna tutte le cure possibili, sia quelle chimiche che quelle psicologiche?

Un mio tutor nel corso di studi di psichiatria amava dire: "Curate i vostri pazienti con la stessa attenzione e con la stessa competenza che vorreste che venisse usata per un vostro fratello, per vostra madre o per vostro figlio". E' un insegnamento che ho fatto mio. E se io avessi un mio familiare che soffre di problemi come quelli descritti qui (e purtroppo ce l'ho...), vorrei che fosse curato con farmaci. Anche, non solo. Ma in prima battuta, prioritariamente con i farmaci.
Ygramul is offline  
Vecchio 01-03-2005, 00.27.37   #14
gyta
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Re: Gyta

Citazione:
Messaggio originale inviato da Ygramul
Tu parti dal presupposto che i farmaci siano "il male" e che usarli porti le persone a rinco... rimbambirsi e diventare degli esseri facilmente plasmabili, che "dove li metti stanno"..

Effettivamente.. non hai tutti i torti..
Ho degli stupendi amici 'curati' alla asl per 'depressione'
e conducono una vita veramente entusiasmante.. a cambiare intensità del farmaco e dosaggi vari di settimana in settimana, mentre la loro insonnia regna sovrana e la loro sessualità si esprime in un "amo me stesso" stile Woody Allen

Sorry..!

Guarda, anch'io ai miei bei tempi mi sono fatta i miei super cannoni di erba ma grazie a Dio -o chi per lui - non ho mai confuso la Luce del Sole con la candela sostante accanto ai fusibili dei vari contatori..

Ti ri-abbraccio..
(come dico, è stra-arci-possibile che REALMENTE non vi siano altre strade che una bella mazzata in testa per dar modo ai collaboranti di poter collaborare, ed al soggetto di respirare un po' di relax dalla guerra attiva.. ! Ma sul 'curare' effettivo.. mah..
non si cura la carenza di ferro con pasticche sintetizzate al ferro ma con un alimentazione adeguata..
-ripeto: quando ciò è fattibile!!)



Gyta

Ultima modifica di gyta : 01-03-2005 alle ore 00.32.28.
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Vecchio 01-03-2005, 02.40.39   #15
gyta
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Scusa Naima,
mi sorge spontanea una domanda..
Il tuo era un tentativo di 'sfogo' o una reale volontà di riflessione ?

Perché se è quest'ultima, la prima domanda da farsi sarebbe..
Cosa ne pensa di tutto ciò tua sorella.. ?
Ne hai parlato con tua sorella, di ciò che solo lei riguarda ?

(Tu puoi solo consigliarla.. Ch'io sappia, non tocca a lei ogni definitiva decisione..?
Com'è che invece mi pare sia tu a poter decidere in sua vece..?..
Forse non ho ben inteso ed abitate sotto lo stesso tetto..
Non so.. Sarebbe interessante conoscere anche il suo reale punto di vista..)

Un ulteriore abbraccio.. !



gyta
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Vecchio 01-03-2005, 07.27.27   #16
Naima
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Vediamo se riesco a farmi capire. Io abito col mio compagno, mia sorella col suo a una cinquantina di km da casa mia. Mia madre, vedova, vive sola. Mio fratello sposato con due bimbi, che hanno problemi di salute e particolarmente bisogno del padre. In questa situazione, io sono: la famigliare più "libera" da impegni gravosi; la famigliare più emotivamente in grado di sostenere la situazione (mia madre ha 71 anni, è la madre ed è molto fragile nei suoi confronti). Mi sento responsabile di quello che fa mia sorella, forse legalemente potrei fregarmene, aspettare che parta la denuncia per il prossimo sfasciamento di casa e la prossima aggressione, non correre nel cuore della notte a 5 Km da casa mia o chissà dove per andarmi a mettere in mezzo e scongiurare che: si tolga la vita, la tolga a qualcun'altro, distrugga, aggredisca, si lanci ai 180 in contromano senza occhiali, ecc. Potrei prendere io 40 gocce di EN, rincoglionirmi, chiudermi in casa e fare finta di niente. PARLARE è completamente inutile. L'ho fatto per ANNI. Ho chiesto, ho giustificato, ho compreso, ho rassicurato... nel contempo ho cercato di difendere mia madre dai suoi attacchi verbali, dalle sue crudeli (anche se non volutamente) accuse per farla sentire in colpa del suo disagio. Sai che succede? Uno di sti giorni mia madre ci molla, come sarebbe comprensibile, allora rimarrò io a dovermi far carico completo della situazione, pur non avendone i mezzi. Quando parlo, scrivo di questo argomento, NON mi sfogo. Mi vengono i tremori, le palpitazioni quando non la tachicardia, la gola mi scoppia stritolata in un nodo, mi sento completamente impotente e so che dovrò assistere ad una scena clou, quelle da fine del mondo, che mi manderà definitivamente in pezzi. Ecco la situazione.
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Vecchio 01-03-2005, 11.50.38   #17
r.rubin
può anche essere...
 
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non voglio fare di tutta l'erba un fascio, ma guardando alla mia esperienza con gli psicofarmaci, non posso proprio classificarli tra gli strumenti idonei a restituire vitalità e amore per la vita.
svolgono un azione depressiva sul sistema nervoso centrale, nel senso che lo "tranquillizzano" ossia lo addormentano, ossia ti accasciano, impedendoti di pensare qualsiasi pensiero, con il buon motivo che, non pensando, non penserai nemmeno a idee deliranti. uno stato di sonnolenza ambulante lungo l'arco di tutta la giornata, floscio e deficiente... poi il sentirsi flosci, invischiati nei movimenti, e idioti nella testa, che ovviamente è una sensazione proprio pessima (che sta agli antipodi della vitalità), ti porta alla depressione. e ovviamente, raggiunta questa fase, il medico trova che la soluzione migliore sia quella di farti mangiare pure qualche pasticca di antidepressivo... insomma, antispsicotici, tranquillanti minori, antiparkinsoniani per gli effetti collaterali, e antidepressivi.. una vitalità che non ti dico. un'aiuto per la mia vita sociale davvero maestoso, un aiuto per il mio benessere..
almeno queste le sensazioni nell'immediato presente

però, e lo sottolineo, non mi permetto di dire che questi farmaci mi hanno fatto solo male, forse sono riusciti a prendermi per i capelli prima che cadessi nel baratro, chi può dire.


QUESTA E' LA MIA ESPERIENZA CHE NON MI PERMETTO DI GENERALIZZARE.
r.rubin is offline  
Vecchio 01-03-2005, 14.58.19   #18
Ygramul
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Continuo a ribadire che l'uso dei farmaci in psichiatria (così come in qualunque ambito della medicina) dev'essere fatto con criteri molto seri.

Una delle ragioni per cui capita abbastanza di frequente che le cure psichiatriche non diano i risultati che potrebbero dare sta nel fatto che molti sono i miei colleghi che per primi credono poco alle terapie farmacologiche, e che vi ricorrono più per mancanza di tempo o come soluzione finale che per vero studio. Per cui non è strano trovare persone che come Rubin hanno avuto esperienze poco esaltanti.

Io sono convinta che tutto ciò che è biologico è il sacro tempio dello spirito, e in quianto tale non possiamo permetterci di trascurarlo o di lasciarlo andare a remengo. Va curato, va fatta la sacrosanta "manutenzione" se questa è necessaria.

Ho colleghi che, non credendo nel ruolo della biochimica nelle malattie, lasciano scoperti i propri pazienti. Questi finiscono per rovinare definitivamente la propria vita: le madri perdono l'affidamento dei figli, durante le crisi spesso si commettono reati, e in quel caso la persona finisce in manicomio criminale quando con un pò di cure fatte in grazia di Dio potrebbe invece restare nel tessuto sociale e magari, con tutta la fatica che questo comporta, reintegrarsi.

Una persona a me estremamente cara, sofferente di depressione, si è vista cronicizzare la propria malattia perchè i medici a cui si era rivolto usavano solo blandi ansiolitici, e quando hanno cominciato ad usare antidepressivi lo hanno fatto a dosaggi troppo bassi. Ora ha cure adeguate, ma ormai il disastro è fatto. E' diventato un depresso cronico. E' compensato dalle terapie e grazie ad esse può vivere, ma per colpa dell'atteggiamento di alcuni miei colleghi e della società tutta ("Butta via quelle porcherie" gli dicevano, e lui poveraccio per debolezza ha ascoltato varie volte questi consigli delinquenziali), lui ora non può fare a meno degli antidepressivi.

Ora è curato da un bravissimo collega, nel pubblico (io non posso farlo: son troppo legata per essere obiettiva). Sta bene, ha ridotto le terapie (per risolvere lo stato iniziale aveva dovuto usare dosi d'attacco più alte della media), fa anche psicanalisi con ottimi risultati, a suo tempo aveva perso il lavoro ma ora si è riiscritto all'università e sta dando un sacco di esami nonostante abbia una certa età.

I comportamenti che ha subìto questa persona (ma è solo un esempio, ne potrei citare mille) sono CRIMINALI. Ha distrutto la sua vita per colpa di una ideologia molto diffusa.

E come lui ce ne sono tantissimi! Altro che "parlaci"! Finite le parole bisogna agire, e agire nei modi che possano essere risolutivi, senza paure assurde, affidandosi o affidando i propri cari a persone serie e competenti.
Ygramul is offline  
Vecchio 01-03-2005, 15.50.40   #19
gyta
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Di sicuro la situazione non è 'facile'..
In realtà la persona più vicino a lei sembra essere il suo convivente, ma in tutto questo lui non appare, se non come 'trasparente'..
E' anche possibile che la situazione sofferente di tua sorella sia aggravata magari proprio dalla sua convivenza, non so se essendo sola le sue crisi si ridimensionerebbero non trovando
un diretto oggetto di 'sfogo'.. e se in tal caso potesse avere la possibilità di 'sentire' più chiaro il suo malessere affidandosi più motivata alla terapia psicanalitica.. Poiché è chiaro che questo tipo di terapia richiede una disposizione particolare da parte del 'paziente'..
E' comunque a mio avviso inconcepibile che sia tu a farti carico di tale situazione, poiché i famigliari più stretti ne sono comunque emotivamente coinvolti e l'essere bersaglio dei suoi malesseri sarebbe la cosa più scontata ed ovvia..
Il convivente come tale dovrebbe essere il primo interessato alla salute della sua compagna, se così non è, se nemmeno lui riesce ad avere un dialogo con lei, inizio veramente ad ipotizzare che meglio sarebbe se lui la lasciasse anche fisicamente sola..

Il punto è che si dovrebbe -non so come- riuscire a farle capire che così continuando rischia provvedimenti giudiziari, arresti e denuncie varie oltre al fatto di non risolvere proprio nulla della sua vita..
Io continuo a pensare che materialmente abbia bisogno di essere lasciata sola, con il punto di riferimento di uno psicanalista ed il tuo di sostegno affettivo e non di togli-guai (!)
Se realmente come mi descrivi arriva anche ad avere atteggiamenti fortemente autolesionisti il fornirle direttamente psicofarmaci potrebbe divenire altamente rischioso poiché associati all'alcol possono portare anche alla morte !!

Come farle capire che così continuando non potrà avere vita normale in questa società?

Accantonando anche per un attimo la sua sofferenza, il suo comportamento le impedirà di avere una vita decente in una società dove già i 'diversi' hanno vita difficile, egoisticamente dovrebbe riuscire a capire che se realmente prova felicità (non ci credo nemmeno io) a sfogare la propria rabbia su degli oggetti ed urlare a squarciagola dovrebbe trovarsi un posto adeguato, affittarsi uno chalet in montagna essendo così realmente libera di esprimere anche rumorosamente ciò che sente..
L'altro punto principale è che la sua disperazione non la porterà a cambiare il passato, ma se sarà abbastanza coraggiosa potrà cambiare il suo futuro..

Solo lei può dire sì alla terapia.. e lo farebbe se comprendesse la vita peggiore che man mano si creerebbe tra gli arresti vari e la gente che dal di fuori ben poco capirebbe..

Penso che se non riesci a farle comprendere questo parlandole non rimane che convincerla la prossima volta che sarà arrestata, da dietro le sbarre.. Non è molto 'delicato' ma non vedo molte altre soluzioni..
A meno che non si firmi al suo posto per un ricovero obbligato in unico stretto accordo con uno psicanalista che con lei intraprenda questo tipo di terapia, servendo quindi i farmaci solo come calmanti per giungere ad un accordo e non come 'cura'.. Prova a telefonare ad uno degli psicanalisti col quale s'era trovata meglio..

Riguardo a tua madre.. Beh, io quando non ho voglia di essere disturbata non rispondo al telefono.. mi sembra legittimo, no?

Insomma mettila di fronte ad una scelta.. da una parte ci sono i continui arresti, dall'altra la possibilità di ricostruirsi una vita..

Prendi di petto la situazione ed abbi fiducia..
Non puoi continuare così e non servirebbe a lei..

Sii forte ed abbi fiducia, poi entra a casa tua e chiudi fuori dalle porte i pesi che non ti appartengono se non per solidarietà..!

Forza!

Gyta
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Vecchio 01-03-2005, 16.03.50   #20
gyta
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Continuo a ribadire che l'uso dei farmaci in psichiatria (così come in qualunque ambito della medicina) dev'essere fatto con criteri molto seri.

E come lui ce ne sono tantissimi! Altro che "parlaci"! Finite le parole bisogna agire, e agire nei modi che possano essere risolutivi, senza paure assurde, affidandosi o affidando i propri cari a persone serie e competenti.


Sono abbastanza d'accordo..
Non tutti purtoppo hanno coscienza del delicato ruolo del proprio lavoro che richiede assoluta professionalità !

Penso sarebbe molto buono se restando in contatto con Naima
potessi direttamente fornigli indicazioni dettagliate riguardo al procedere.. Ti assicuro che i 'tantissimi colleghi' sono davvero.. tantissimi (purtroppo)*



*di modo che si arrivarebbe attraverso un inizio farmacologico
alla possibilità reale di una terapia analitica

Gyta
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