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 Riflessioni sulla Psicosintesi - Commenti sugli articoli della omonima rubrica presente su WWW.RIFLESSIONI.IT - Indice articoli rubrica
Vecchio 01-03-2010, 13.40.02   #1
nasrudin
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Benvenuti

Benvenuti nel Forum della Psicosintesi.
Siete attesi per qualsiasi tipo di riflessione e/o domanda riguardo alla Psicosintesi.
Sarò ben lieto di interagire.
Fabio Guidi, autore della rubrica
nasrudin is offline  
Vecchio 02-03-2010, 22.34.34   #2
Il_Dubbio
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Citazione:
Originalmente inviato da nasrudin
Benvenuti nel Forum della Psicosintesi.
Siete attesi per qualsiasi tipo di riflessione e/o domanda riguardo alla Psicosintesi.
Sarò ben lieto di interagire.
Fabio Guidi, autore della rubrica

Salve

Io una domanda da profano (non so nulla di psicosintesi) l'avrei.
Cosa significa che la coscienza individuale è semplicemente un riflesso di un’unica Coscienza Universale ?
https://www.riflessioni.it/psicosinte...icosintesi.htm

E' solo una visione filosofica (che però dovrebbe consentire un qualche tipo di ragionamento), una visione religiosa, oppure una proposta scientifica?

Grazie per l'eventuale risposta
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 05-03-2010, 22.22.39   #3
nasrudin
Ospite
 
Data registrazione: 04-11-2008
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Grazie infinite per le tue domande, che vanno davvero al cuore del problema. Dalle tue parole si coglie un'impostazione razionalistica, «scettica» direi. Va benissimo: penso che non dovremmo accogliere nulla che sia contro la ragione. Il problema è che la ragione, in un'ottica psicosintetica, è qualcosa di ben più ampio della logica o della verifica empirica quale siamo abituati a vederla. Cerco di spiegarmi, e ti prego di avere un po' di pazienza.
Mi domandi: la Psicosintesi è filosofia, religione o scienza? Che ne diresti se ti dicessi che è tutte e tre le cose insieme?
Prendiamo l'affermazione in questione: la coscienza individuale è semplicemente un riflesso di un’unica Coscienza Universale. Certamente denota una visione del mondo e rientra in una ricerca del sapere intorno all’uomo: una filosofia, appunto.
Ma è anche una scienza, perché si avvale dei contributi della ricerca psicologica. In questo senso, l’«Unità della Coscienza» è la meta ideale di un processo di integrazioni sempre più ampie all’interno della nostra coscienza individuale. Il Lavoro psicologico consiste in progressive integrazioni di parti inconsce, allargando progressivamente il senso d’identità personale – il sé – fino a raggiungere quello stato ben descritto dai mistici di ogni epoca e di ogni cultura, la coscienza dell’Unità, appunto. Pertanto, la Coscienza Universale, o Coscienza dell’Unità, è qualcosa che può essere sperimentato direttamente da qualcuno, ed è anche qualcosa che può essere desunto da tutti coloro che fanno un effettivo Lavoro su di sé e hanno, pertanto, esperienza di integrazioni e ampliamenti del sé. Secondo la Psicologia Transpersonale, l’evoluzione interiore si misura empiricamente su questi parametri.
Veniamo adesso al terzo punto: la Psicosintesi è una religione? Senz’altro la Psicosintesi si occupa anche degli aspetti spirituali dell’esistenza, ma il Lavoro spirituale (transpersonale) viene affrontato nel modo più 'laico' possibile.
Innanzitutto, la Psicosintesi è neutrale, non richiede adesioni di fede (nella misura in cui sia possibile anche in qualsiasi altra teoria scientifica). In questo senso, l’Unità della coscienza è l’unico punto fermo, di riferimento, così come, ad esempio, la velocità della luce per la teoria della relatività.
Inoltre, secondo un linguaggio teologico, vi sono tre modi di parlare di Dio:
1) analogico: è il modo tipicamente religioso, che procede per somiglianze con qualità umane (conoscenza, forza, bontà...);
2) negativo: è l’antitesi del primo, perché arriva alla conclusione che di Dio non si può dire nulla; è l’approccio scientifico, agnostico;
3) prescrittivo: è la sintesi dei due, tipica di una «Via», di un sentiero spirituale; ciò che interessa è mostrare come raggiungere l’esperienza di Dio, e non parlare di Dio.
É l’approccio della Psicosintesi, non religioso, ma spirituale… non metafisico, ma esperienziale.
Spero di esserti stato utile. Grazie di nuovo.
nasrudin is offline  
Vecchio 06-03-2010, 12.49.56   #4
Il_Dubbio
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Citazione:
Originalmente inviato da nasrudin
Prendiamo l'affermazione in questione: la coscienza individuale è semplicemente un riflesso di un’unica Coscienza Universale. Certamente denota una visione del mondo e rientra in una ricerca del sapere intorno all’uomo: una filosofia, appunto.
Ma è anche una scienza, perché si avvale dei contributi della ricerca psicologica. In questo senso, l’«Unità della Coscienza» è la meta ideale di un processo di integrazioni sempre più ampie all’interno della nostra coscienza individuale.

Grazie per la prima risposta , ma non mi è chiaro ancora questo punto:
la Coscienza Universale è una meta nel senso che già esiste, anzi esiste da sempre o è (in questa visione) una meta tutta da costruire, un fine, una possibile evoluzione verso...
Si potrebbe pensare che esisteva, all'inizio del tempo universale, una coscienza appunto Universale che poi si è svelata attraverso la coscienza individuale, oppure che esiste una coscienza individuale (nata casualmente) e si prospetta, per il futuro, una evoluzione verso una Coscienza Universale. Gli approcci sono diversi chiaramente. Se fosse vera la prima potrei chiedermi se questa visione è sospinta da un ragionamento (filosofico), da una posizione dogmatica (religione), oppure è una visione giustificata da elementi scientifici.
Di contro, se fosse vera la seconda, potrei chiedermi perché (secondo quale ragionamento filosofico-scientifico) la Coscienza universale dovrebbe essere un fine, una meta ideale da raggiungere.
Poi, chiaramente, se prendiamo per buona questa seconda ipotesi, la domanda scettica potrebbe essere conseguenziale: se non esiste a priori una Coscienza Universale in che modo sarà possibile comprendere di averla raggiunta?

Grazie
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 07-03-2010, 19.35.44   #5
nasrudin
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Caro amico «scettico», sapevo che non era facile risponderti in poche righe.
Tu continui a porre il problema in termini filosofici, ma – lo sai già fin troppo bene - non esiste una soluzione filosofica a tali problemi.
Un aneddoto buddista parla di un uomo che, in mezzo ad una foresta, viene colpito da una freccia avvelenata. Sarebbe forse ragionevole – domanda il Buddha – che tale uomo, prima di farsi estrarre la freccia e farsi curare, esigesse di conoscere con precisione chi è stato colui che ha scoccato la freccia e per quale motivo l’abbia fatto?
In questo senso, la Psicosintesi non si rivolge all’uomo che possiede la serenità e il tempo necessari per trastullarsi con idee filosofiche... si rivolge a colui che è inquieto e avverte che la direzione impressa alla propria vita si è rivelata fallimentare: non lo sta portando a nulla di significativo. Insomma, possiede una «coscienza infelice».

Ti prego di rileggere con attenzione la mia precedente risposta.
L’aspetto 'scientifico' della Psicosintesi sta nell’esperienza clinica. L’individuo fa esperienza concreta, reale, di questi ampliamenti di coscienza. Chiunque abbia fatto un certo tipo di Lavoro può testimoniarlo. Chi invece questo Lavoro non l’ha fatto è destinato a impiegare lunghi anni in elucubrazioni mentali che mai lo porteranno a fare un passo concreto in direzione della coscienza dell’Unità. Se vuoi guarire hai bisogno di una medicina; puoi leggere le istruzioni sul flacone quanto vuoi, ma se non ti decidi mai ad assumerla non potrai mai guarire. Come vedi, si tratta di una ragionevolezza molto pratica.
L’aspetto ‘religioso’ della Psicosintesi consiste invece nel costituire una Via ‘salvifica’ – passami l’espressione -, così come qualsiasi altro metodo (anche psicologico) che promette un’esistenza migliore, più integrata, autentica e creativa: insomma, più felice. É ciò che è testimoniato da tutti i veri mistici.
Il problema di fondo è se l’individuo voglia, desideri ardentemente la ‘salvezza’. Se la vuole, la Psicosintesi gli indica una via... ma non ha alcuna intenzione di cercare di convincere coloro che non desiderano incamminarsi verso la coscienza dell’Unità e non intende nemmeno dibattere intellettualmente con costoro (sarebbe inutile). Gli dice solamente: “Prova, amico mio, e vedrai che, una volta fatta esperienza, i dubbi mentali scompariranno come nebbia al sole”.
Si tratta solo di un pizzico di 'fede', non acritica, ma continuamente da verificare sul campo. Del resto, chi può dire di poter vivere senza una qualche 'fede'? Senza una 'fede' - cioè uno scopo, una motivazione che non sia in grado di offrirci una assoluta garanzia di certezza - non riusciremmo neppure ad alzarci dal letto la mattina.
Ad esempio, quale razionalità ci dice che valga la pena amare la nostra moglie o il nostro marito?
Grazie ancora, amico scettico.
nasrudin is offline  
Vecchio 17-04-2010, 20.45.07   #6
ulysse
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Ho certo capito ben poco di "psicosintesi" e devo anche dire (forse per pregiudizio) che tendo a rifiutare...soprattutto l'idea di cocienza universale come se fossimo l'uno all'altro legati in un tutto metafisco.

Ma probabilmente si tratta di una metafora generale che il terapeuta deve tenere come riferimento per proporre al soggetto e valutare il succedersi degli eventi: del resto mi pare che tutte le filosofie si affidino a schemi e ad ipotesi...non vere in se', ma come strumenti di lavoro.

Forse una delle prime ipotesi di lavoro (nella filosofia) fu appunto il mondo delle idee di Platone di cui noi non saremmo che pallido riflesso. Analogamente le nostre singole coscienze non sarebbero che un pallido riflesso della Coscienza Univerale cui tutti dovremmo confluire..in specie quando fossimo in certo qual modo psichicamente disastrati.

Per quanto ho capito (e mi scuso del linguaggio improprio) sarebbe questo il lavoro del terapeuta: riportate il supposto "disastrato" nell'ambito della coscienza universale sfruttando ogni tecnica scientifica, motivazionale o spirituale/religiosa che possa ridare "energia vitale" all'inconscio ed al conscio del soggetto...portarlo a credere insomma...in se' ..o in dio...o altro!

Certo che in tutto questo il perseguire una qualche fede ha la sua importanza:
il richiamo al misticismo non è casuale
Ma mi pare anche di capire che, oltre la psicosintesi, il porsi, nella vita, scopi autorealizzanti e soddisfacenti, concreti o spirituali che siano, da perseguire con impegno, sia già molto per rientrare nell'alveo della coscienza universale ipotizzata e salvifica.
O non è cosi?
ulysse is offline  
Vecchio 19-04-2010, 18.40.35   #7
nasrudin
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Caro Ulysse,
dici bene: l'Unità della Coscienza è solo un «simbolo», una "metafora generale", per mantenere ferma la direzione della propria ricerca. Sei libero di rifiutarlo, ovviamente, ma vorrei farti notare che l'unificazione progressiva della coscienza è un'esperienza reale che fa chiunque intraprende un cammino verso la propria interiorità. La psicosintesi, in fondo, è solo questo: un cammino di integrazioni progressive del nostro frantumato, "disastrato" Io. E ognuno porta avanti questo cammino fino al punto in cui i suoi convincimenti intellettuali e le sue risorse interiori glielo permettono. In altre parole, la psicosintesi non è affatto speculazione filosofica. É qualcosa di molto pratico, un percorso che possiamo definire 'terapeutico' solo in senso molto molto ampio. É una Via.
Personalmente, sono ancora molto lontano dalla conquista dell'Unità, ma possiedo comunque una bussola per la mia avventura esistenziale. Torno a dire che tutti noi, compresi tu ed io, abbiamo una fede, un Senso, altrimenti languiremmo nella più cupa depressione, prossimi al suicidio. Il problema è dunque interrogarci sulla qualità della nostra fede... Ci sono le motivazioni e ci sono gli strumenti: ad esempio, se voglio recarmi in America, forse affrontare il viaggio a nuoto non è la scelta migliore...
nasrudin is offline  
Vecchio 02-07-2010, 15.22.49   #8
marco cossu
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Originalmente inviato da ulysse
Ho certo capito ben poco di "psicosintesi" e devo anche dire (forse per pregiudizio) che tendo a rifiutare...soprattutto l'idea di cocienza universale come se fossimo l'uno all'altro legati in un tutto metafisco.

Ciao Ulisse, mi sembra ovvio che siamo legati l'uno all'altro in un tutto metafisico, a meno che tu non voglia affermare che l'aria che tu respiri l'hai respirata e la respirerai solo tu.
marco cossu is offline  

 



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