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 Riflessioni sulla Tecnosophia - Commenti sugli articoli della omonima rubrica presente su WWW.RIFLESSIONI.IT - Indice articoli rubrica
Vecchio 02-04-2014, 21.07.43   #1
mogivice
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 02-04-2014
Messaggi: 1
Disincentivare il fotovoltaico?

Mi scuso se questo scritto comparisse due volte, per via della mia scarsa dimestichezza coi gruppi dii discussione... lo avevo inviato nel settore "lettere" ma mi è stato fatto notare gentilmente che il suo posto è questo. Lo riporto di seguito tal quale.

Mi permetto di esprimere gravi perplessità sull'articolo di Mendizza Disincentivare il fotovoltaico
Ho partecipato ad un corso di formazione professionale sugli impianti fotovoltaici - che beninteso includeva esperienza pratiche e valutazioni economiche, non solo la tecnica in sè.
Se per "disincentivare" Mendizza intende la revoca del conto energia, io sarei in linea di massima d'accordo, anche se per ragioni diverse dalle sue. Ci sono particolari normativi che mi appaiono tutt'altro che chiari (come il controllo remoto degli inverter!) e alla fine ne ho ricavato la convinzione che rispondano più a logiche di potere che di razionalizzazione... ma questo è un argomento intricato e opinabile.
Quello che invece mi appare assolutamente chiarissimo e incontrovertibile è che quella fotovoltaica è la sola energia elettrica che siamo in grado oggi di produrre col minimo impatto e il massimo beneficio, e dovrebbe godere di ogni agevolazione e defiscalizzazione possibile e immaginabile. Le ragioni di questo mi sembrano tante, e tutte importanti (ma state tranquilli, mi ci vorrebbe mezza giornata per elencarle, e non lo farò certo qui).
Mendizza sembra accusare i "Buonisti" e gli "Ambientalisti" di schierarsi emotivamente, ma a me sembra fare un pò la stessa cosa. Ci sono efficienze solo del 15 %? Gli elementi dei semiconduttori sono costose? E dunque? Intanto, anche così, ci rendiamo conto che se le immense superfici cementate, asfaltate e incatramate in Italia fossero tutte rivestite da moduli fotovoltaici, potrebbero sparire tutte le centrali, tutti gli elettrodotti, tutti gli impianti a gas - olio - uranio, con annessi e connessi? Ci rendiamo conto che sono tuttora in esercizio moduli prodotti 33-35 anni fa e, anche se con minore efficienza, stanno ancora erogando corrente? Che quelli in produzione oggi potrebbero durarne 50? Che tutto il materiale di cui sono fatti è riciclabile e non tossico? Vogliamo soffermarci un momento su cosa significa soltanto questo, senza aggiungere altro?
Significa che, a lungo termine, le superfici installate non surriscaldano l'aria più di oggi, perchè possono andare a sovrapporsi a parcheggi e capannoni che già hanno sottratto terreno all'agricoltura, e già generano un intenso inquinamento termico senza alcuna contropartita.
Significa che non si vanno ad aprire altre cave o miniere per i materiali, che già ci sono e si possono riutilizzare (lo si sta già facendo).
Significa che la corrente è pronta all'uso in sito, quindi a "chilometri zero", come dovrebbero essere tante altre cose. Abbiamo presente le ghirlande di migliaia di chilometri di linee aeree che abbelliscono l'Italia?
Significa anche, però, che nessun gigante industriale, nè i governi suoi amici, possono più assicurarsi monopoli geo-strategici legati all'esclusività delle materie prime. Anche perchè si conoscono già oggi composti organici che possono sostituire le terre rare, il gallio e gli elementi più critici da reperire. Basta esserne al corrente!
Vi pare troppo bello? Vi pare ambientalismo romantico? A me pare che una conoscenza - o coscienza - tecnologica più matura e più estesa, sia la sola prospettiva possibile per non farsi raggirare, e continuare con scelte ottuse o inappropriate. Magari in buona fede, come credo fosse l'autore dell'articolo.
Vorrei aggiungere una cosa: riecheggia spesso anche in questa sede un interrogativo del tipo "ma allora, perchè non...?", e questo credo sia il nostro vizio culturale più pesante: tutto sulla carta, niente in pratica.
A scuola ci hanno insegnato che la produzione di idrogeno dall'acqua richiede più energia (corrente) di quella resa. Parlare di idrogeno per autotrazione o riscaldamento sembra quindi un'eresia o una bestemmia. Ma oltreoceano hanno provato a usare correnti pulsate, per forzare la scissione della molecola d'acqua sfruttandone la risonanza. La letteratura sull'argomento non è chiara nè semplice, ed ero stufo di chiacchiere... quindi mi sono procurato acciaio inox 316, plexiglass, KOH, eccetera... e con un amico in Polonia ho provato ad allestire una cella, ma il tempo non ci è bastato per terminare la costruzione di un alimentatore pulsato da 50 ampère (o più). Questo non vuol dire affatto che non sia possibile: vuol dire solo che noi non ne siamo stati ancora capaci, per carenze tecniche. Una cosa è sicura: se andiamo a chiedere un parere agli scettici di professione (o agli industriali dell'automobile), ci diranno che in tutti i casi non funzionerebbe (anche se in tempo di guerra, a Roma circolavano un paio di autobus che per carenza di petrolio, andavano a idrogeno).
Dunque: se qualcuno fra i lettori prova il desiderio di andare oltre le riflessioni, e passare dal salotto letterario all'officina, mi contatti pure... vediamo di dare seguito alla cosa...
Grazie dell'attenzione, Massimo Mogi Vicentini.
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