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Vecchio 20-10-2005, 09.18.57   #21
Yam
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Questi sono due passi del Gandavyuha (Avatamsaka-sutra):

...E dentro questa torre, spaziosa e decorata con raffinatezza, vi sono altre centinaia di migliaia di torri, ognuna delle quali e' decorata con raffinatezza come la torre principale e spaziosa come il cielo stesso.
E tutte queste torri, incalcolabili in numero, non si coprono affatto l'una con l'altra; ognuna conserva la sua esistenza individuale in perfetta armonia con tutto il resto; non c'e' nulla qui che impedisca a una torre di essere fusa con tutte le altre individualmente e collettivamente; c'e' uno stato di perfetta unione reciproca e di perfetto ordine.




"Insondabili sono gli innumerevoli mondi
nella totalita' degli universi
molti mondi sono nuovi o sono cadenti
mentre molti altri presto cesseranno di essere
come foglie in una foresta
alcuni fioriscono altri cadono....."


.............................. .............................. .........................

La storia dell'Universo


Brian Swimme e Thomas Berry


Prologo: The Universe Story - From the Primordial Flaring Forth to the Ecozoic Era - A Celebration of the Unfolding of the Cosmos, Harper San Francisco, 1994. Traduzione di Maurizio Falghera.

Quindici miliardi di anni fa, in una immensa vampata, l'universo esplose verso l'essere. Un'energia primordiale fiammeggio' in ogni goccia di esistenza, con un'intensita' che non sarebbe mai piu' stata uguagliata. L'universo, simile ad una nuvola e con la sua densa potenza, si espanse in ogni direzione, cosi' che le particelle elementari potessero stabilizzarsi e consentire ai primi esseri atomici - idrogeno ed elio - di nascere. Dopo un milione di anni queste turbolenti e frenetiche particelle si placarono quanto bastava per permettere alla primordiale palla infuocata di dissolversi e di disperdersi, e agli atomi di schizzare lontano gli uni dagli altri verso i cieli bui del cosmo che si spalancavano all'inizio del tempo. Una notte lunga un miliardo di anni consenti' all'universo di prepararsi per la sua successiva trasmutazione. Nella profondita' del suo silenzio l'universo si raffreddo' con l'immensa creativita' necessaria per foggiare le galassie - la galassia di Andromeda, le galassie della Vergine, Pegaso, Fornace, le nuvole di Magellano, l'M33, il gruppo di Coma, lo Scultore, il gruppo di Ercole, e anche la nostra galassia, la Via Lattea; in totale cento miliardi di galassie.....................



---------------------------------------------------

Con un semplice escursus nei meandri della biologia molecolare o della fisica quantistica o della matematica dei grandi numeri o nelle misure degli spazi nella moderna cosmologia ecc. ecc. la mentalita' del geometra con il suo metro di misura e' facilmente trascesa. Di fronte all'infinitamente complesso, all'infinitamente grande o piccolo...non possiamo che fermarci e prendere atto dello stupore che l'idea stessa di spazio infinito genera nella nostra piccola mente...imprigionata nella visione oggettiva della realta'. Cerchiamo di rendere oggetto anche l'universo intero. Un tale approccio al problema della conoscenza presenta i limiti del punto di vista dell'osservatore, prima di tutto.
Mandelbrot e la linea costiera della Gran Bretagna......ecc. ecc. ecc.


x Epicurus
E' una bugia che la moderna cosmologia ha quel punto di vista......quale cosmologia?
Citare le fonti please....

Ultima modifica di Yam : 20-10-2005 alle ore 09.28.17.
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Vecchio 20-10-2005, 16.38.35   #22
Yam
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THE CONCEPT OF INFINITY IN
MODERN COSMOLOGY


Abstract

The aim of this paper is not only to deal with the concept of infinity, but also to develop some considerations about the epistemological status of cosmology. These problems are connected because from an epistemological point of view, cosmology, meant as the study of the universe as a whole, is not merely a physical (or empirical) science. On the contrary it has an unavoidable metaphysical character which can be found in questions like “why is there this universe (or a universe at all)?”. As a consequence, questions concerning the infinity of the universe in space and time can correctly arise only taking into account this metaphysical character of cosmology. Accordingly, in the following paper it will be shown that two different concepts of physical infinity of the universe (the relativistic one and the inflationary one) rely on two different ways of solution of a metaphysical problem. The difference between these concepts cannot be analysed using the classical distinctions between actual/potential infinity or numerable/continuum infinity, but the introduction of a new “modal” distinction will be necessary. Finally, it will be illustrated the role of a philosophical concept of infinity of the universe.





philsci-archive.pitt.edu/archive/00001756/ 01/The_Concept_of_Infinity_in_Mod ern_Cosmology.DOC

Ultima modifica di Yam : 20-10-2005 alle ore 16.44.07.
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Vecchio 20-10-2005, 17.26.32   #23
sunday01
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L’universo è infinito.
Quello che noi vediamo dell’universo è l’universo di milioni di anni fa.
Per ogni stella che muore chissà quante nuove stelle nascono…
Ho visto poco tempo fa al TG l’esplosione di una stella, avvenuta quando la terra era appena nata (più o meno) e solo adesso è pervenuta la sua luce fino a noi…
Che all'inizio (se si può parlare di inizio), ci sia stata un'immensa vampata di energia può essere plausibile, ma l'energia è composta di particelle...
di conseguenza:
l’universo esiste da sempre come da sempre esiste Dio.
Semplicemente l’universo è… e nulla della materia che compone l’universo va perduta.
Le leggi che governano l’universo sono leggi di armonia ed equilibrio, e sono le stesse leggi che permettono a noi la vita e il battito del nostro cuore, e questo equilibrio non verrà mai a mancare perché l’universo è perfetto, il migliore possibile in assoluto, se no non potrebbe sussistere.
Ciao



per Yam: please, potresti tradurre pr chi non mastica l'inglese?
Grazie
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Vecchio 05-11-2005, 18.08.45   #24
Dade1607
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Un altro contributo:

http://www.cosediscienza.it/astro/11.%20ORIZZONTE.htm

E' piuttosto lungo, perciò qui posto solo la parte finale:

***

[...] Abbiamo pertanto appurato che secondo la teoria cosmologica più accreditata, quella del Big Bang, l’Universo sarebbe finito nel tempo e limitato nello spazio. Sorge allora spontanea una domanda: cosa c’era prima? “Nulla” è la risposta più ragionevole. Spazio e tempo sono nati insieme con l’Universo o forse addirittura un po’ dopo la sua comparsa perché spazio e tempo non sono indipendenti, ma possono esistere solo in presenza di materia ed energia le quali a loro volta sono praticamente la stessa cosa. L’equivalenza fra energia e materia è espressa dalla famosissima equazione E = mc2, nella quale E è l’energia, m la massa e c la velocità della luce. In altro modo possiamo dire che la massa è una delle tante forme in cui si presenta l’energia (le altre forme sono, ad esempio, l’energia cinetica dei corpi in movimento, l’energia chimica che si libera quando un oggetto brucia, l’energia potenziale di un masso in cima alla montagna, l’energia elettrica che riscalda il ferro da stiro, ecc.).

Non esistono quindi spazio e tempo in assoluto come si pensava in passato, e come alcuni anche attualmente pensano. Ad esempio per Newton lo spazio era qualche cosa di simile ad un tavolo sul quale si potevano sistemare degli oggetti e muoverli senza che ciò comportasse la minima alterazione della superficie di appoggio. Per Einstein lo spazio è invece simile ad un telo di gommapiuma che si deforma se su di esso si sistemano degli oggetti. Sono gli oggetti quindi che creano lo spazio e lo distorcono fino al punto di chiuderlo su sé stesso. L’Universo, pieno di materia si ripiega su sé stesso fino a chiudersi come si chiude un foglio di carta se viene ripiegato nella terza dimensione dello spazio. Ma come fa lo spazio tridimensionale a richiudersi su sé stesso senza poter disporre di una dimensione suppletiva entro cui poterlo fare? Per Einstein lo spazio non è a tre, ma a quattro dimensioni e la quarta dimensione è il tempo. Ed è proprio entro il tempo che lo spazio si avvolge su sé stesso fino a chiudersi se la quantità di materia presente è sufficiente. L’assenza di materia comporta la mancanza dello spazio; pertanto, prima che nascesse l’Universo, non poteva esserci lo spazio.

Lo stesso discorso vale per il tempo: non esiste un tempo assoluto, ma anch’esso dipende dalla materia e dall’energia presente. Il tempo, come insegna Einstein nella sua teoria della relatività, non solo è influenzato dai campi gravitazionali creati dalla materia e dalla velocità del corpo in movimento, ma la sua misura si ottiene servendosi di oggetti come gli orologi, i pendoli o gli atomi di cesio che sono fatti di materia e seguono le leggi di natura. Il tempo in pratica viene misurato attraverso il movimento il quale dipende dagli oggetti che si muovono ed è condizionato quindi dalla materia. Anche il tempo, come lo spazio, può quindi esistere solo dopo che nell’Universo compare la materia. Prima della nascita dell’Universo non c’era tempo, né concetto di “prima”. Dobbiamo quindi ritenere che anteriormente all’Universo non vi fosse niente: né spazio, né tempo, né materia, né energia. Quindi proprio niente.

Einstein, attribuendo allo spazio-tempo, considerato un tutt’uno, una curvatura dovuta al complesso delle masse gravitazionali in esso contenute, superò bene la contraddizione fra finito ed infinito. L’Universo con Einstein diventava pertanto finito, ma nello stesso tempo illimitato. E’ finito perché ha una dimensione ben precisa, un numero ben determinato di kilometri cubi, ed è illimitato perché in esso si può viaggiare in qualsiasi direzione senza mai incontrare ostacoli, fino a tornare al punto di partenza e riprendere il giro. L’Universo da questo punto di vista è un po’ come la superficie terrestre che è finita perché misura un preciso numero di kilometri quadrati, ma è anche illimitata perché su di essa ci si può dirigere in qualsiasi direzione e viaggiare per il tempo che si vuole senza mai incontrare barriere o linee di confine (serve però il passaporto!).

Gli astronomi hanno calcolato che l’Universo dovrebbe avere un raggio di circa 150.000 miliardi di miliardi di kilometri, una distanza che in aereo verrebbe coperta in 20 milioni di miliardi di anni. Se tuttavia, anziché in aereo (a mille kilometri all’ora) si viaggiasse ad una velocità molto prossima a quella della luce, si potrebbe fare il giro del mondo in pochi anni o forse addirittura in pochi mesi, se la velocità fosse solo di pochissimo inferiore a quella della luce.

[b]Per concludere possiamo dire che l’Universo visibile è finito sia nello spazio sia nel tempo[b] e recentemente gli astronomi hanno anche potuto vedere questo limite.

***
Dade1607 is offline  
Vecchio 18-01-2006, 13.12.30   #25
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.universo==> parola che vuole frenare la distrazione riconducendo l'eterogenea comunicazione da una bizzarra condivergenza ad un linguaggio disambiguo: unico, originale senso prim'ordiale. Comprime tutte le controverse direzioni in una sola successione che tende all' unico imparziale e inesteso riferimento.
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Vecchio 18-01-2006, 14.08.06   #26
sisrahtac
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Vecchio 19-01-2006, 21.30.12   #27
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Dove finisce la materia inizia l'energia e dove finisce l'energia inizia la materia.
Energia e materia sono la stessa cosa.
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Vecchio 21-01-2006, 15.12.21   #28
Lucio Musto
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Infinito relativo

Infinito relativo


Aggiungerei come contributo la seguente distinzione:

“esistono cose che possiamo conoscere al lume della ragione, e cose che possiamo conoscere sensorialmente, o emotivamente, o misticamente”

Gli insiemi di queste cose, non sono coincidenti.

Un esempio che si può portare è il concetto di infinito. Escluso dalla nostra esperienza sensoriale è invece perfettamente reale e concreto per l’intelletto.
Mentre non riesco a concepire un oggetto “infinitamente lontano” o “fuori del tempo”, e me la cavo con espressioni stereotipe e vaghe del tipo “…spazio e tempo perdono di significato…”, contemporaneamente riesco a trattare la “retta impropria” (quella retta che “all’infinito” segna il limite del piano) come una retta qualsiasi, e farci su calcoli e ragionamenti matematicamente corretti e del tutto normali. E così il punto senza dimensioni e gli universi a molte dimensioni…
l’elettrone che scappa via a velocità incredibile eppure mi accende la lampadina sulla scrivania…

Similmente, chiedete ad un amante il concetto di caducità. Educatamente forse vi ascolterà, ma non riuscirà a comprendere. E’ per lui inconcepibile che il suo amore possa avere una fine nel tempo o delle limitazioni qualsiasi… quel suo amore assolutamente concreto.

Come l’eternità, che non possiamo raffigurarcela razionalmente, ma misticamente ci è ben nota, ed è irrinunciabile.
“ Tutto ciò che è, e di cui stranamente non ho ricordo da qualche tempo dopo la mia nascita, trova giustificazione e senso nella mia personale esistenza. Erga, io e tutto il resto esisteremo per sempre; starei malissimo, se tutto dovesse finire”.

Farneticamenti?... probabilmente no. Solo limitatezza dei sensi, intesi in un concetto ampio. Certe frequenze elettromagnetiche non pssiamo vederle, ma riusciamo ad immaginarle, e non riusciamo talvolta a cogliere la poesia chiusa in una musica, ma riconosciamo che ci possa essere.

E non è vietato immaginare che ci sarà un tempo ed un luogo dove le cose che non comprendiamo ci saranno palesi ed altre, che nemmeno immaginiamo, saranno di spiegazione ovvia a insondabili misteri di oggi.
Come se il nostro essere fosse una feritoia aperta sul Tutto. Il finestrino del nostro treno in corsa che permette di vedere un quadratino del mondo là fuori.
Siamo autorizzati a quest’ipotesi, perché già ne abbiamo esperienza. Molte cose che solo pochi anni fa ci apparivano misteriose e strane, ed ora le abbiamo comprese e ci sembrano ovvie.

Ma attenti! Tante altre cose, sensibilità, intuizioni e fantasie, che una volta ci erano familiari ora le abbiamo perse, scomparse oltre l’orizzonte di un tempo passato…

Un tempo?...

Rudello 21 gennaio 2006 parole 406
Lucio Musto is offline  
Vecchio 25-01-2006, 00.00.09   #29
Jack Sparrow
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nonostante il mio inglese mediocre provo ad abbozzare una traduzione al post di Yam:

"L'obiettivo di questo articolo non è solo quello di occuparsi del concetto di infinito, ma anche di sviluppare qualche considerazione circa lo status epistemologico dell'universo. Questi problemi sono connessi perchè da un punto di vista epistemologico, la cosmologia, considerata come lo studio dell'universo come un tutto, non è una mera scienza fisica (o empirica). Al contrario ha un inevitabile carattere metafisico che può essere riscontrato in domande quali "perchè c'è quest'universo? (o un universo in generale?)". Come conseguenza, questioni come l'infinità dell'universo nello spazio e nel tempo possono essere adeguatamente venire fuori solo tenendo in conto questo carattere metafisico della cosmologia. Di conseguenza, nel seguente articolo sarà mostrato che due differenti concetti di infinito fisico dell'universo (quello relativistico e quello inflazionario) dipende da due modi diversi di soluzione di un problema metafisico. La differenza di questi concetti non può essere analizzatausando la classica distinzione infinito attuale/potenziale o infinito continuo/numerabilema sarà necessaria l'introduzione di una nuova distinzione "modale". Infine, verrà illustrato il ruolo di un concetto filosofico di infinito dell'universo."

se è sbagliato cavoli vostri (no dai dovrebbe andar bene)

e in parte però non sono d'accordo;
va bene, ancora abbiamo bisogno della metafisica!
ma il passaggio del testimone dalla metafisica alla fisica si concretizza ogni giorno.

un tempo, se volevamo conoscere l'origine dell'universo chiedevamo ai filosofi e ai teologi;

oggi chi lo farebbe?
e chi andrebbe da un fisico?? (spero tutti)

quindi come al solito: andiamoci piano prima di affermare "spetta alla metafisica e la scienza stia lontana"; si rischia di cadere nel peggior medioevo.

saluti
Jack Sparrow is offline  
Vecchio 25-01-2006, 10.20.09   #30
Lucio Musto
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SLIDES

L’indefinito confine fra sogno e realtà.
Il passo lieve fra desiderio e amore.
Il peso immenso di certi sguardi brevi.
Il continuo ininterrotto fra immaginazione e potere.
Il grande stupefacente luminoso nulla che ci accomuna.
Il tempo ora, fra passato e futuro.
L’inquietante legame fra i miei oli ed il quadro non ancora dipinto.
La discutibile fine della vita nell’inizio della morte.
La inconcepibile fine del nulla all’inizio della vita.
La bava di Buck e la sua astrazione di osso.
Il mio dito e quello di Dio, nella cappella Sisitina.
Lo squillo del telefono ed il cuore che scoppia.
La riga col gesso sulla lavagna e la retta impropria del piano.
La mia voglia di adesso e il tuo “no, domani”.
La corsa all’indietro nel tempo del muone µ.
L’idea di domani… e il fiato che si spegne.

boh?

Rudello 25 gennaio 2005 parole 139
Lucio Musto is offline  

 



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