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Vecchio 13-02-2006, 18.22.24   #11
Lucio Musto
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La rana

Polvere di stelle

«…E’ tutto complesso: l’uomo non riuscirà mai a comprendere pienamente il mistero dell’uomo; se dovesse riuscirvi, sarebbe la fine?...»

Ecco come una sensibile amica riassume in una frase tutto l’argomento di oggi che titola appunto “Polvere di stelle”, riflessioni sull’origini e destini dell’uomo.
In una frase, ella include il noto e l’ignoto, il certo, il probabile e l’imponderabile del mistero dell’essere ed insieme, ci impasta il problema escatologico, quello che infine dà significato ad ognuno di noi.

Un altro comune amico, particolarmente dotato nell’arte della sintesi e della metodica, in poche righe ci spiega, e probabilmente ci convince, come almeno materialmente l’uomo sia davvero “polvere di stelle”, ché i componenti primi del suo corpo fisico, i suoi atomi, sono stati originati in altre stelle, in altri fenomeni cosmici ormai perduti nel tempo passato ed ora sono organizzati in carne, ossa ed occhi azzurri. Il nostro amico non ci dice, ma ci fa intendere che anche questa è una forma transitoria, e se domani saremo cellule di animaletti demolitori e batteri, in un tempo più lontano i minuscoli mattoncini del nostro corpo saranno partecipi di altre inimmaginabili e forse meravigliose strutture.

Scrupolosamente scientifica l’affascinante spiegazione lascia tuttavia intatta la nostra titubanza. Abbiamo si allargato il nostro orizzonte dall’ieri al domani a qualche miliarduccio di anni, ma poi?... da dove veniamo, e dove andiamo?... in realtà, chi siamo?

Ancora una volta si presenta ai miei occhi l’uomo come centro di una minuscola vescicola traslucida vagante nel Tutto sotto la spinta di misteriosi possenti vortici ed aliti siderali.
L’immagine concreta che mi viene è quella delle uova di rana che fra poco, in primavera di nuovo vedrò nell’ansa del ruscelletto sotto casa. Minuscole palline semitrasparenti con un puntino nero dentro ed in esse racchiuso tutto il mistero della vita; frammenti e sintesi di una mirabile creazione che un po’ resistono per poi disperdersi nel fluire di poca acqua fresca.

Pensateci un po’. Anche l’uomo è così; sia l’uomo materiale che quello intellettivo, lo spirituale, il morale. Un puntino di coscienza al centro di una sfera di conoscenza, che può crescere ed ingrandirsi… entro certi limiti. Al di là?... l’imponderabile, l’inconoscibile, il “non-sense”, l’assurdo.

Il nostro amico nel suo onesto rigore d’analisi non si sbilancia, e fa bene: «…quando l’universo era giovane, c’erano molte particelle… ma atomi pesanti no. …». Funzionale alla sua spiegazione, l’affermazione sveglia il dubbio curioso e mostra il limite della nostra sferula di comprensione. Perché c’era un universo? perché era giovane?... perché un “Big bang?”… E perché “non ha senso” parlare di “un prima” di quell’attimo fatale?... La mente si perde. Come si perde dall’altra estremità dell’ipotetico diametro. Dove andremo dopo il “dopo”?... e più “dopo” ancora?...
Davvero è l’assurdo o solo non ci è (forse ancora) dato di penetrarlo?
Il concetto di infinito, come quello di eternità lo possiamo derivare con l’intelligenza, non afferrarlo coi sensi.
Ma è così per ogni attività ed ogni speculazione umana: in qualche modo, ha un suo bordo.

Infinitamente piccolo, infinitamente grande… i termini sono usuali, ma anche nelle misure dell’universo, la nostra percezione è limitata: “Dal Quark al Quasar”, titolava un libro divulgativo di qualche tempo fa. Da metri 1 con ventisei zeri dopo a metri 0,….1 con circa venti zeri al posto dei puntini. Fuori di queste misure (ma anche molto all’interno!) non conosciamo, e possiamo arrivarci solo con l’immaginazione che invece ci fa pensare possano esserci “cose” molto più piccole,e “cose” molto, molto più grandi.

Identico ragionamento per il tempo. Un certo intervallo, fatto di secondi, ore, giorni, che ci è familiare ed una fascia nebulosa che sappiamo indagare fatta di milli-, pico-, e nanosecondi come di millenni ed ere geologiche. Fuori, diventa inconcepibilmente troppo breve o troppo lungo…
E così le radiazioni luminose, ed i suoni, gli odori ed i gusti…

Ovviamente una spiegazione semplice c’è. I nostri sensi fisici sono fatti in un certo modo e quindi hanno dei limiti, ed il cervello, che da quei mezzi fisici trae le informazioni di base che conosce; la mente ci ragiona su ma non riesce ad estrapolare sensazioni oltre certi limiti…. Le “proiezioni” per definizione sono affidabili solo a breve. Ma sarà davvero tutto qui?

Io mi sono sempre chiesto se un cieco nato conosca i colori o no. Non c’è modo di saperlo. Certo non li ha mai visti, e non potrà dire «questo è rosso o verde», ma quando io chiudo gli occhi e vedo solo nero, ho ancora il “concetto” di rosso e di verde. Al cieco nato quei “concetti” mancano proprio perché non ha compiutamente sviluppato le sinapsi necessarie, oppure li ha e li chiama con altri “nomi”?
In effetti ognuno di noi ha in testa tantissime cose che non corrispondono certamente a delle “cose” concrete percepite in qualche maniera. E non solo per pietà e rispetto i portatori di handicap sono oggi meglio definiti come “diversamente abili”.

Ed allora il dubbio viene spontaneo: cose che sentiamo, che sembrano esistere e non riusciamo a giustificare, intuizioni particolari, il senso dell’armonia, la creatività, la propensione verso il prossimo o al contrario l’istintiva diffidenza, e tantissime altre, sono cose campate in aria, correnti vaganti a caso nei nostri circuiti neuronali imperfetti o male isolati, o viceversa sono attributi di facoltà ancora in embrione, o non sviluppate o per qualche motivo atrofizzate?
Ed il mondo stesso, quale appare ai nostri sensi, è davvero “tutta” la realtà?
O a somiglianza di quanto immaginò Abbot nel mondo bidimensionale della sua Flatlandia esiste qualche altra “dimensione” di cui abbiamo segnali ma non una diretta esperienza?
In qualche modo, non potremmo essere dei feti ancora incompleti annidati in utero cosmico in attesa di una qualche sconosciuta nascita, una sperata attesa evoluzione?

Forse un qualche assaggio ne abbiamo già avuto, quando ancora immaturi nel grembo di nostra madre percepivamo i riflessi del mondo che circondava quel pancione pieno di liquido nel quale ci evolvevamo da pesci ad anfibi ed infine in mammiferi bisognosi d’aria?
Cosa sente l’embrione di rana nella sua prigione traslucida?

Tutto l’insieme di cose che sfuggono alla nostra analisi lo ammassiamo in un informe contenitore che chiamiamo istinto, spirito, Karma, anima immortale, o in mille altri nomi altrettanto generici. Facciamo bene certamente, visto che non possiamo fare altrimenti, ma è equilibrato mettere poi questo sacco in un angolo buio del nostro essere e sforzarci di ignorarlo?
Non è questo un volersi tarpare le ali, un costringerci a vivere una vita a metà, un precluderci una parte, forse importante o importantissima della nostra esistenza? Non è che, metaforicamente, stiamo facendo come gli antenati della talpa che intuirono (e giustamente) fosse più sicuro vivere sottoterra, ed in cambio persero la vista, che pure una volta avevano avuto?...
Certo si può osservare che le talpe sopravvivono benissimo anche da cieche. Ma è un discorso che vogliamo fare anche per il “Re del Creato”?.

«L'uomo, per chi crede, è l'essere più grande dopo Dio…» dice la nostra amica, e certamente dice bene se fa riferimento alla nostra esperienza diretta. Infatti noi non conosciamo alcuna struttura organica complessa più dell’uomo nel suo complesso. Ma chi “crede”, o semplicemente chi indaga per cercare di scoprire se il creato intero abbia un significato e quale esso possa essere, troverà l’affermazione alquanto parziale, limitata ed improbabilmente vera.

Un universo intero, bilioni di soli, galassie e nebulose, miliardi di anni per partorire, in una stellina gialla di poca importanza su uno dei bracci di un sistema secondario un essere senziente imperfetto come l’uomo, vivo da poco più che l’altro ieri e con scarse probabilità di resistere a lungo?

Veramente questo è un modo irriverente di pensare al Dio Creatore!... quanto spreco!...
Eppure alla nostra esperienza non risulta che questo, ed occorre rispettare anche il pensiero più rigorosamente positivista. In effetti quelli sono gli strumenti che abbiamo, e se abbiamo quelli, e non altri, un perché ci deve pur essere.

Eccoci dunque al punto conclusivo del ragionamento che è lo stesso punto pregiudiziale.
Perché?

Non lo sappiamo. E nemmeno possiamo dire se quest’ignoranza è mero fatto casuale, stato finalizzato a qualcosa o solo capriccio creativo di un Dio dispettoso.

Se davvero siamo “polvere di stelle” o “germe di universi” non possiamo affermarlo con certezza.
Usando i nostri occhi possiamo notare molte cose. Alcune ci stupiscono, altre ci sono incomprensibili.

Universale, comune agli esseri organici alle stelle e ad ogni altra cosa, è certa: l’irrefrenabile impulso alla nascita, e l’ineluttabile corsa a quella rinascita che chiamiamo morte.

La ricerca del “perché” rimane però un mero discorso di fede. Una possibilità statistica, la volontà cosciente di un essere superiore, una mera illusione… ognuno stabilisce il proprio credo in assoluta libertà facendone appunto, la sua fede.

Il mio, di credo, è quello della speranza. La speranza che il “Tutto” abbia un senso. E che mi sia dato di scoprirlo. Se riuscirò a rendermene degno.

Se poi tutta la speranza è che il mio budello continui ad adsorbire succhi dalla carne, insalata e maccheroni il più a lungo possibile per evolversi alla fine in terriccio fertile per le piante di un cimitero di provincia, non ne vale affatto la pena e vedo come inutile fatica il mio affannarmi di oggi,e dolore, sterile stupido dolore il patire affondando lo sguardo della insulsa opera di un caos balordo che tanto s’è sprecato per un nulla da promettere.

Rudello 7 febbraio 2006 parole 1552

Ultima modifica di Lucio Musto : 13-02-2006 alle ore 18.28.12.
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Vecchio 17-02-2006, 14.14.50   #12
Guccia
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Io sono composta di polvere di stelle!
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Vecchio 18-02-2006, 08.40.38   #13
Lucio Musto
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Io sono composta di polvere di stelle!


Devo aver fatto qualche pasticcio ed ho perso il testo della risposta. Press'a poco diceva:

ANCH'IO!...

E… qualcosa in più!

Un pensiero coerente,
un atto d’amore,
un sorriso alla gente,
piacere… e dolore.

E la speranza infinita
nell’amore di Dio.
Che abbia un senso, la vita,
e vada in cielo pur’io!

Rudello 17 febbraio 2006 parole 35




Se poi in quel bacio sono considerato anche io...
beh! allora è quasi felicità!!!

Ciaociao!
Lucio Musto is offline  
Vecchio 19-02-2006, 02.39.40   #14
Weyl
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Un dio idiota

Splendido, poter intervenire su di un thread infrequentato e non letto!!
E poter dire, qui, finalmente, ciò che ne penso.
Ossia:
1) che tutto questo velleitario affacendarsi intorno alle cose dell'esistenza è la dimostrazione più semplice ed evidente del minimo valore che ha la vita;
2) "perchè il tutto, o non invece il nulla?" si chiedeva Leibniz, quando la risposta più ovvia è la seguente: che l'uno e l'altro non sono che "colori" interni alla ricerca di un senso per la vita...
3)Ma la vita, nella sua complessità, non ha alcun significato autonomo, cioè che non si sorregga su qualche principio metafisico.
Ed a vent'anni si possono trovare ragioni stupende per dar colore alle mille lusinghe che la vita propone: nello stesso stato dell'ebbrezza, si può credere ad ogni fantasia.
4) Cambiano le cose, dopo che il sole si è attardato al mezzogiorno: in vista di un sonno che occupa la parte maggiore dell'identità di cui ci compiacciamo, comprendiamo che il senso vero del giorno sta nella notte, e ad essa ci prepariamo.
5) Così accade di porsi le questioni del "dopo": il "dopo" assoluto, ossia quello oltre il quale nessuna immaginazione si dispone ad osare.
E, raccogliendo le poche cose che la vita ci ha permesso di trattenere, messe tutte insieme come in un modesto fagotto, ci avventuriamo nelle tenebre della creazione.
6) Formule faticose, intuizioni cui, con fatica e a stento, il pensiero si affanna a correr dietro, stralunate speranze di enucleare la luce, quando l'ombra ormai avvolge tutto...
7) Tutto questo perde di senso e di valore: la questione del mondo, diviene un fatto morale. Irresoluto e irrisolvibile sotto il profilo conoscitivo, questo maledetto fatto di "essere un'entità specifica che si illude di concomitare...
Sì, certo, quando gettai tutti i mobili dalla finestra, quattro anni circa, e me ne ricordo alla perfezione, bene, sento di essere io che l'ho fatto, aldilà, e del tutto indipendentemente dal senso di responsabilità (allora impossibile) di quel gesto...
Io, senza scusanti o merito, io l'ho fatto: io e nessun altro, e ancora ne avverto il senso intimo e profondo, il senso che, oggi, "restituirei" in altri modi, dialogando intorno ad esso.

8) E, mutato in tutto, sono "Io". Io, a dire cosa, non lo so.
Un Io che vorrebbe diluirsi, come olio che profuma e intinge l'involucro che lo contiene.
Quale miglior rapporto con il proprio corpo?
9) Al Dio cui gli animali intelligenti, su questo pianeta, affidano la miseria del senso del proprio esserci (Io vacuo e molteplice) consiglierei di riprovare.
10) Attenderò, in qualche esperienza di pre-vita, e, in caso non sia Io, ho l'attuale piacere di supporlo per Altri.
Weyl is offline  
Vecchio 19-02-2006, 12.21.48   #15
Uno
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Personalmente apprezzo questi post pacifici e garbati fin eleganti oserei dire... però sono costretto a ricordarvi che la sezione è Scienze.. in tale ambito si parlava di "Polvere di Stelle"
Mi dispiace averlo dovuto fare, ma la legge e uguale per tutti.
Uno is offline  
Vecchio 19-02-2006, 15.37.20   #16
Lucio Musto
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Personalmente apprezzo questi post pacifici e garbati fin eleganti oserei dire... però sono costretto a ricordarvi che la sezione è Scienze.. in tale ambito si parlava di "Polvere di Stelle"
Mi dispiace averlo dovuto fare, ma la legge e uguale per tutti.


Molto giusto questo richiamo all'ordine, signor moderatore, e sarà opportuno adeguarvisi!

Ma com'è difficile, quando il pensiero speculativo sfiora eterno ed infinito distinguere da quaggiù gli esatti confini fra logica e poesia, fra atomi di pietra e sprazzi d'emozione!

Comunque, grazie.
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Vecchio 19-02-2006, 22.46.23   #17
tammy
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e bè...

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Ma com'è difficile, quando il pensiero speculativo sfiora eterno ed infinito distinguere da quaggiù gli esatti confini fra logica e poesia, fra atomi di pietra e sprazzi d'emozione!

Comunque, grazie.

non vi son parole.
e la mia coda è solo l'augurio di leggere ancora sì belle parole.
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Vecchio 20-02-2006, 22.57.29   #18
Lucio Musto
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Personalmente apprezzo questi post pacifici e garbati fin eleganti oserei dire... però sono costretto a ricordarvi che la sezione è Scienze.. in tale ambito si parlava di "Polvere di Stelle"
Mi dispiace averlo dovuto fare, ma la legge e uguale per tutti.

Tuttavia a me interesserebbe continuare il discorso e commentare alcuni almeno dei punti dell'intervento di weyl, ancorché filosofica piuttosto che scientifica in senso stretto.

In privato o, meglio, sul forum, per sentire altri pareri ed altre idee.

Quale è la prassi corretta?

Grazie.
Lucio Musto is offline  
Vecchio 20-02-2006, 23.07.34   #19
tammy
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Thumbs up sì ok

adesso me ne vado a letto, ma voi provocate!

spostatela in filosofia......è davvero bella, prometto di non intromettermi ma non fatela morire, grazie
tammy is offline  
Vecchio 20-02-2006, 23.29.16   #20
Uno
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Tuttavia a me interesserebbe continuare il discorso e commentare alcuni almeno dei punti dell'intervento di weyl, ancorché filosofica piuttosto che scientifica in senso stretto.

In privato o, meglio, sul forum, per sentire altri pareri ed altre idee.

Quale è la prassi corretta?

Grazie.

la prassi corretta è che si apre un'altra discussione nella giusta sezione mettendo la citazione del perido a cui ci interessa rispondere ed eventualmente il link di questa discussione...
P.s. ho attiva (io, gli altri moderatori ed anche il webmaster) la casella dei messaggi privati per questo tipo di comunicazioni
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