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Vecchio 10-01-2007, 08.58.36   #11
visechi
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Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Io da diverso tempo ho rinunciato alle ipotesi. Per osservare il Male cerco di calarmi nelle diverse prospettive o angoli di visuale in cui potrebbe porsi chiunque: un ateo, un credente. Il Male è sì un mistero imperscrutabile, e non vi è filosofia o teologia che possano violarne i segreti. E’ spiegato, quando lo si fa, in mille modi diversi: la colpa dell’uomo, il peccato, il samara, il caso. Ma quando il male si accanisce con violenza sull’innocenza, non vi è peccato o samara che possano spiegarlo… è un po’ l’antico lamento di Giobbe… allora perché questo brano?
Perché parla dell’innocenza esposta e vittima del male; perché, così facendo, pone un quesito agghiacciante; perché suggerisce che il male non ha una ragione e non sempre è espressione di una scelta umana, poiché quando aggredisce l’innocenza mordendone le carni attraverso la fame, le malattie, le carestie, le guerre e la potenza della natura pare voglia dirci che la sofferenza, il patimento, il pianto, il dolore impregnano la terra fin dalle origini. Perché la memoria dell’uomo, la sua storia, ammonisce circa il fatto che si è sempre sofferto, patito, pianto, e non si rileva ragione alcuna che lasci presagire un’estinzione, o un’attenuazione della sua virulenza.
E’ quando il male si accanisce con tanto vigore sull’innocenza che il ‘discorso’ intorno al Male non può più prescindere dall’interrogarsi – forse vano – circa la sua genesi, il suo originarsi, il suo manifestarsi e il suo perché. Per chi attinge dai testi sacri, forse, un segno, una traccia, seppur labile, in ordine alla sua genesi è offerta dalla Bibbia, dal primo Libro del Pentateuco. Questa narrazione sacra ci avverte circa il fatto che il Male e la Creazione sono quantomeno coevi, fino ad arrivare addirittura a suggerirci che il primo precede la seconda, e la sua esistenza sarebbe quindi da porsi già prima della locuzione <<In principio…>> che apre la lettura del testo sacro.

L’intera fatica di Dio, resa concreta e manifesta da e nella Creazione, è contrappuntata dall’aggettivo <<buona>>. L’intero Creato è <<cosa buona>>. Solo in seguito, con la comparsa dell’uomo, appare l’espressione <<cosa molto buona>>. Tale differenza di linguaggio, rilevabile nel I Capitolo della Genesi, offre la misura dell’atto più eccelso dell’intera opera creatrice di Dio. Solo con la creazione dell’uomo si giunge al culmine della fatica divina. L’uomo rappresenta, infatti, il fastigio del processo creativo. Solo in tale occasione il Libro della Genesi si esprime in termini di somiglianza ed immagine del Creatore. Somiglianza non uguaglianza, dunque. L’uomo è posto all’apice del creato, e ciò per espressa volontà di Dio, poiché fu Dio stesso che adunò tutte le creature viventi, le condusse al cospetto dell’uomo affinché questi imponesse loro un nome. Chiaro simbolo dell’estensione della signoria di quest’ultimo sull’intero creato – attribuire un nome a cose, persone o animali significava prenderne possesso -. I capitoli I e II del Libro Sacro narrano con sufficiente chiarezza questa determinazione originaria della volontà di Dio: un’opera definita <<buona>> sottoposta alla signoria di un’altra creatura considerata <<molto buona>>. In ciò è ravvisabile anche la scaturigine dell’ordinamento cosmologico che d’allora informa il creato. In ogni caso, entrambe le definizioni - <<buona>> e <<molto buona>> - lasciano ben intendere che non si tratta di creature perfette – somiglianza, non uguaglianza -, mancando appunto dei crismi di questa suprema qualificazione.
Somiglianza, per quanto o per quel che non è coincidenza o uguaglianza ma eccedenza o assenza (in questo caso è evidente si tratti esclusivamente di “mancanza”), è anche dissomiglianza.
Ritenere che nello slabbro prodotto dal “mancare” dell’una - creatura - rispetto all’altro - Creatore - s’insinuino l’angoscia, il conflitto, il male e il dolore, equivale a dire che Dio, essendo sempre uguale a se stesso, non possa essere anche Male. E’, infatti, più corretto inferire che la dissomiglianza sia la scaturigine del trabocco del Male, e, quindi, ne rappresenti l’esperienza che la coscienza ne fa, circostanza che, appunto, nell’uomo si traduce in una perdita di senso e significato, entrambi – senso e significato – invece ben presenti a Dio.
<<La dissomiglianza invece secondo Pascal apre alla doppiezza metafisica della natura, che non conosce acquietamento possibile, ma, al contrario, comporta conflitto, disperazione, agonia fino alla fine del mondo. Doppia è la natura: originaria e corrotta, integra e decaduta. L’una e l’altra convivono nell’uomo; che perciò non è né angelo né bestia, ma non è neppure mai se stesso, essendo piuttosto un impasto di entrambi – un centauro, un mostro, anzi «le plus prodigeux objet de la nature» (Givone – Storia del Nulla)
La Creazione è dunque un’opera completa e “molto buona” solo con l’apparire dell’uomo. Successivamente il Libro della Genesi c’informa che Dio, rivolgendosi all’uomo, l’ammonì: <ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti>. Egli impartì alla propria Creatura un ordine perentorio: “non devi mangiar(ne)”, riferendosi all’albero della conoscenza del Bene e del Male perché l’uomo, cibandosi dei suoi frutti, ne sarebbe morto. Non credo possa in alcun modo essere confutato il fatto che tanto l’esistenza del Bene, rilevabile nel precedente periodo, quanto quella del Male permeassero la Creazione fin dalle origini. Cibarsi dei frutti attinti dall’albero della conoscenza significa elevare la creatura al livello di Dio, cioè sostituire l’unica vera fonte di Verità con le proprie determinazioni. La disobbedienza di Adamo ed Eva è così un atto che afferma l’autonomia morale dell’uomo – creatura – rispetto al Creatore, per cui è l’uomo e non più Dio a stabilire in base alle proprie determinazioni, volta per volta, ciò che è bene e ciò che è male. Da ciò deriva che non sia più necessario soggiacere al ‘consiglio’ divino. Il peccato di superbia narrato in Genesi è la cifra della lacerazione che è venuta a prodursi fra terra cielo e uomo. Genesi narra non solo il mito della Creazione, ma anche quello della profonda frattura che da allora impregna il creato. L’atto di superbia si concreta nella presunzione di poter fare a meno di Dio ogni qualvolta si pone il dilemma di scegliere, di decidere per un verso o per un altro. Accedere alla superiore conoscenza del Bene e del Male, determinando così autonomamente il grado gerarchico da attribuire a ciascun ‘valore’ morale, significa violare il sacro (separato) ed entrare in contatto con un qualcosa che già esisteva, che già impregnava ed intrideva la Creazione, seppur forse non ancora operante. Diversamente Dio avrebbe impartito un ordine assurdo. La Creazione è opera divina, è evidente che entrambe le forze di cui è intrisa siano anch’esse opera divina. La Creazione, evidentemente, era “cosa molto buona” ma non certamente “perfetta”, trattenendo in sé anche “cose non buone” o “cose meno buone”.

Ultima modifica di visechi : 10-01-2007 alle ore 09.45.27.
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Vecchio 10-01-2007, 10.13.43   #12
Wuaw
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Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Ciao Mary,

puntino nero su foglio bianco o puntino bianco su foglio nero?

Hai presente il Tae Chi? Le due virgolone contrapposte di Yin e Yang?

La realtà è il cerchio che le contiene, il Terzo Superiore.
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Vecchio 10-01-2007, 10.58.06   #13
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Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Ciao Visechi,

molto interessante la tua considerazione.
Ti espongo però quello che ne ricavo io.
Sei, forse, dentro al Libro, cioè dai per scontata la Bibbia ed il Dio della Bibbia.
Poi ipotizzi un Male preesistente alla creazione, in un certo senso in contrapposizione con la creazione che è "cosa buona".
Ma ciò significa che prima della creazione sarebbero esistiti Dio ed il Male. Il dualismo manicheo.

Osservo che nel corso della storia del cristianesimo, per esempio, ci furono anche altre interpretazioni, fra cui una per cui il Dio del Vecchio Testamento sarebbe in realtà il Demone cui si contrapporrebbe il Cristo, personificazione del Dio Buono.
(non ti so citare esattamente la fonte, sono certo che viene trattata nel libro "Tecniche di meditazione Cristiana" di Claudio Lamparelli).

Sono tutti modi di pensare, il tuo (per come lo ho capito io), quello del cristianesimo dominante attualmente, quello di pensatori cristiani antichi, tutti rispettabilissimi, finchè producono buoni frutti.

Un altro modo di affrontare la questione è dal punto di vista del divenire.
Nello stesso modo in cui svanisce la gioia, svanisce anche il dolore. (Soren Kierkegaard.
Ed il già citato Lamparelli, ne "L'arte della serenità", afferma Coloro che immaginano paradisi eterni, non possono fare a meno di concepire anche inferni eterni: i due estremi, che sembrano apparentemente inconciliabili, si dimostrano inseparabili. Per fortuna l'unica cosa eterna è il divenire

Ora ti dico come la penso io, cioè un fesso qualsiasi.
L'Essere è il Divenire, è perfetto perchè diviene e diviene perchè è imperfetto.
Qualcuno mi ha detto che è una sorta di koan, io credo che ragionandoci un poco è estremamente chiaro.

Cosa c'entra, dirai, con il Male, con il Dolore?
Cioè con il tema del 3d?
C'entra perchè se l'unica cosa che esiste è il divenire, in un eterno fluire dove il bene ed il male, il piacere ed il dolore, si alternano, allora anche il male diventa relativo (il che fra l'altro sarebbe più vicino al cristianesimo che vuole il Demonio come creatura di Dio, addirittura all'inizio l'angelo più bello, e poi però si impantana di nuovo sul concetto del male - Chi tentò Lucifero?).
Una immagine semplice, per semplici come me (ho questa presunzione) è quella del fiume, una sponda è il "bene" un'altra sponda è il "male" in mezzo la corrente, per chi vuole a tutti i costi pensare ad un Dio persona, la corrente potrebbe essere la volontà divina, guidata, per scelta del creatore, da queste due sponde.

Ma allora il "bene" non è l'approdo?
No perchè la sponda bene è bene relativo, la corrente va verso il terzo superiore.

Ma non ho ancora risposto al problema dei bambini dilaniati dai cani, o sgozzati da chicchessia, o violentati, torturati, uccisi e poi magari usati come pezzi di ricambio.
Sono manifestazioni di agglomerazioni di male frutto di un insieme enorme di errori dell'umanità.
Ma cosa c'entrano i bambini?

Quì il discorso si fa più delicato e complesso. Se parti dal concetto dell'unica vita da giocare alla roulette delle religioni fai certamente poca strada nel trovare una spiegazione.
Se ipotizzi una profonda interconnessione, una vita oltre la vita, un livello di consapevolezza per cui noi viviamo solo un livello dell'esistenza, come una sorta di sogno, e che ci sono tanti altri livelli di esistenza, allora puoi pensare che quei bambini, e le loro madri, e noi che soffriamo con loro, hanno vissuto solo un incubo da cui si saranno risvegliati ad un più alto livello (puoi anche mettere il paradiso delle religioni più a portata di mano).

Badiamo bene, ciò non toglie che si debba fare tutto il possibile ed anche di più per impedire che queste cose accadano.
I livelli superiori si ottengono proprio combattendo per tale scopo, con il bene contro il male, che sono innanzi tutto segnali della direzione giusta, contenitori del retto fluire.
Vedi però che in tale ipotesi, che prevede oltretutto che chi compie il male si troverà a doverlo a sua volta soffrire, tutto il male comunque causato, senza sconti, indulti, amnistie nè indulgenze, ma non una eterna dannazione, anche il male subito diventa meno pesante perchè è un ruolo che viene rivestito in un determinato momento, in una determinata vita.

Sono certo di non averti convinto della mia opinione, che ovviamente non è farina del mio sacco ma è il mio particolare convincimento sulla base di quello che ho letto, visto, udito.
Sono certo però che, come io rispetto la tua, tu rispetterai la mia, perchè nessuno, nè tu nè io, possediamo la Verità ma la andiamo cercando.
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Vecchio 10-01-2007, 12.23.38   #14
visechi
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Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Citazione:
Sei, forse, dentro al Libro, cioè dai per scontata la Bibbia ed il Dio della Bibbia.

Non sono – per come dici tu - ‘dentro al Libro’, mi attengo piuttosto alle fonti più autorevoli esistenti in circolazione – almeno per quel che riguarda la cristianità e il giudaismo -, cioè la Bibbia.

Citazione:
Poi ipotizzi un Male preesistente alla creazione, in un certo senso in contrapposizione con la creazione che è "cosa buona".

Non ipotizzo, ho rinunciato alle ipotesi, semmai rilevo, è più corretto. Rilevo che se Dio ha imposto una prescrizione negativa “non devi mangiarne” l’ha imposta giustappunto perché la conseguenza dell’atto di mangiare era concreta già prima che l’uomo si cibasse dei frutti dell’albero della conoscenza del Bene e del Male. La prescrizione, riferita all’albero del Bene e del Male, lascia ben intuire che il Male fosse un qualcosa, forse silente o dormiente, non attivato ma già esistente prima che l’uomo se ne cibasse e compisse così il proprio atto di superbia, diversamente la prescrizione divina sarebbe stata assurda, un non senso che – mi darai atto – sarebbe paradossale ascrivere a Dio.
Citazione:
Ma ciò significa che prima della creazione sarebbero esistiti Dio ed il Male. Il dualismo manicheo.

Non condivido affatto quest’impostazione. Prima della locuzione <<In principio…>> esisteva la solitudine eterna di Dio, che era, e tutt’ora è, Bene e Male. Entrambe ‘le forze’ sono costitutive del suo essere ineffabile. Come già ho scritto sopra.

Citazione:

Ora ti dico come la penso io, cioè un fesso qualsiasi.
L'Essere è il Divenire, è perfetto perchè diviene e diviene perchè è imperfetto.
Qualcuno mi ha detto che è una sorta di koan, io credo che ragionandoci un poco è estremamente chiaro.



Il perfetto è imperfettibile, per sua stessa definizione, che escluderebbe altre possibilità che non siano quelle di non essere perfettibile. Nella perfezione, ciascuna particella che concorre alla perfezione, è perfetta in sé, quindi anch’essa imperfettibile. Diversamente non vi sarebbe perfezione, in quanto essa conchiuderebbe parti d’imperfezione che renderebbero imperfetto e perfettibile ciò che assumi come già perfetto in sé. Se noi fossimo parte della perfezione, e, quindi, perfetti, non vi ravviseresti un’aporia insormontabile ed insanabile nel e con il concetto di evoluzione e di divenire? La perfezione dovrebbe essere accompagnata dall’immutabilità e dall’intangibilità, ma il concetto di evoluzione congloba e rende evidente proprio il suo opposto: il ‘movimento da, a…’. Se la vita fosse parte costitutiva di questa perfezione, immanente, non ravvisi un’antinomia nel concetto di adattamento? L’adattamento non sarebbe forse l’antitesi dell’immutabilità imperfettibile?


Ora una breve digressione… solo una.

Temo che siamo asserviti a queste antinomie, proprio perché di esse ci serviamo per rendere concetti astrusi in salsa per condirci il polpettone. Amiamo i paradossi perché ci rendono il servigio, sempre mal celato e vanaglorioso, di ammantarci di un’aura di mistero, e il mistero affascina, chi da questo si lascia affascinare perché non reperisce altre possibilità di fascinazione e stupefazione nelle cose. Sono farsesche fantasie che servono ad urlare la propria inesprimibile angoscia di percepirci vuoti entro il vuoto, ove solo un eco di quel che non siamo evoca in noi il nostro non essere altro che reliquia di Mneme.

E’ forse proprio questa brama di essere comunque, anche a scapito del richiamo che talvolta ci scuote, questo insano desiderio, che edifica l’essere, che lo espone bello e vanaglorioso a noi stessi e al prossimo, che c’instilla il dolore per la perdita di questa percezione, che c’insinua la gioia per la ritrovata essenza dell’essere, sempre creato, mai reale. Nel fondo di noi stessi, di questa in-essenza pura, però avvertiamo l’eco della menzogna. E’ solo quando scendiamo dentro questo profondo fondo in cui, per il tempo di un sospiro inutile e vano, leggiamo quella notte dell’essere, che siamo sfiorati dall’inconsistenza di quanto, figlio dell’elaborazione, noi definiamo essere ed Io.

Solo l’ignoranza di noi stessi ci permette di sopravvivere a noi stessi, aggrovigliando gioie e tormenti che ci trasciniamo appresso come un penoso e gioioso gravame, nello svaporio continuo delle nostre indomite certezze, sempre dome ma mai obliate totalmente. E’ però vita! l’unica che abbiamo, e l’unica entro cui siamo immersi… privati del dono di obliarci totalmente, siamo mneme, e nei ricordi ci riedifichiamo ogni volta che ci perdiamo.

Ci rifiutiamo con perseveranza pretestuosa di svanire la radice dell’essere, che credo proprio non sia. ‘L’essere’ è (che mai è) mutevolezza cangiante, soggetta all’interpretazione propria ed altrui, ma anche sottoposta al perenne spirare dei venti a cui si adatta per non spezzarsi. Un mutante ipocondriaco che assume abiti multiformi: talvolta sgargianti e folli, quando è in lui la vivida follia, talaltra dimessi e lisi, necessari per l’accattonaggio dell’Io. Non vi è radice nell’essere, vi è solo un profondo attaccamento a ciò che gli si costruisce intorno, perché anche l’essere è costruzione che si amalgama ed aggruma nel ‘cammino’ che ci pariamo di fronte, raccogliendo i residui di quel che ci eravamo parati prima. Non vi è essere radicato in un qualcosa che possa essere diverso da quel che noi eleggiamo ad essere. La sua radice è infitta in un terreno arido e franoso, e tutto è quindi solo contingenza che ci lusinga su noi stessi. C’innamoriamo di questa parvenza, e ciò accade soprattutto quando lo odiamo. Odiamo per eccesso di innamoramento, ed amiamo per eccesso di capacità ad edificarci, a crearci.

Quel che ‘siamo’ è solo quel che di noi resta in superficie come eco della profondità dell’intimo… quel che si è costruito nel corso degli anni, a prescindere anche da noi stessi… ciò che scaturisce dal connubio e dall’interazione di dolori, gioie, speranze, sensazioni, azioni, pensieri (miei ed altrui), desiderio di essere, amori, e non si tratta di mere e fredde speculazioni intellettuali generate da letture più o meno complesse. E’ ciò che si è sedimentato nel corso degli anni nel profondo di noi. Aver la percezione dell’incomunicabilità, dell’inespressività dell’Io, dell’inconsistenza dell’essere, non più radicato su un solido terreno o ben ancorato a materiale non friabile, non implica necessariamente subire passivamente gli eventi; non significa porsi dei limiti inesistenti… significa, più probabilmente, percepire, solo percepire, l’immagine sfumata di quei limiti, il loro contorno, che tendiamo a travalicare attraverso il sogno di una cosa. Aver la percezione dell’inesatto, dell’errore, della menzogna di fondo che ci narriamo e ci viene narrata quotidianamente, non significa essere travolti da quella menzogna… talvolta è accettazione esplicita della menzogna stessa. Per quello l’oblio di sé, l’ignoranza del proprio ‘essere’ (non siamo mai quel che siamo, siamo quel che non siamo), anche nella finzione scenica che rappresentiamo ogni giorno, è forse l’unico antidoto allo spleen. Perché più ci si avvicina a percepire se stessi, cioè l’inconsistenza di essere, più ci si avvede e si percepisce il ‘vuoto’. Allora un ‘reset’ per camminare, una scrollata di spalle per salire e scendere le scale, un periodico salutare ‘delete’ per vivere. Solo così la vita può continuare a viverti senza contrapposizioni eccessive. Rimane sempre quell’urlo di fondo che ogni tanto ti sveglia… ma non è mente, è la percezione del nulla che ti attornia, che chiacchiera, e chiacchiera, ma non nella mente, giù nel fondo. La mente mente, certo, corretto! Per fortuna, è il fondo che spariglia la mente. E’ quell’eco che scaturisce sempre più imperioso che scuote ogni fibra del tuo corpo, che smuove la superficie dell’acqua cheta, rimescolando e riportando a galla sedimenti stratificati, rendendoli di nuovo presenti e vivi in te. Insomma, è quell’urlo selvaggio che ogni tanto tutti hanno emesso, se non attraverso l’utilizzo delle corde vocali, almeno nel soffocato intimo del proprio non-essere. E poi… poi tutto si cheta, pian piano la superficie delle acque riacquista la propria calma, ridiventa specchio che non riflette altro che ciò che vedi di te nel prossimo, e che il prossimo vede di te, sempre fraintendimento, sempre parzialità, null’altro, dunque, assenze e mancanze… cioè il tuo ‘essere’ che ‘vive’.

Tutto è rispettabile, trattandosi di opinioni, siamo dentro al 'gioco delle opinioni'.
Ciao
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Vecchio 10-01-2007, 13.03.42   #15
visechi
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Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Citazione:
nè tu nè io, possediamo la Verità ma la andiamo cercando.


Oddio no! Non cerco qualcosa in cui non credo. La Verità, per come la vedo e concepisco io, non è altro che l’ipostasi delle nostre brame, del nostro inappagato ed inappagabile desiderio di trovar certezze. L’uomo è un essere gettato nella Natura, o nel creato – chiamala come ti pare – un po’ per caso, un po’ per gioco, e in questo gioco è solo, privo di puntelli e di certezze. Le uniche che reperisce nel tragitto sono quelle che si costruisce attraverso la ‘cultura’ per annettere senso al tragitto stesso – l’uomo è un animale culturale - ed una delle certezze cui maggiormente si attacca è la religione, senza avvedersi che è essa stessa quel vulnus che sfibra e sfianca, che mistifica la Vita. Cercherò di rendere meglio il concetto utilizzando parole non mie.

La religione, definita da Nietzsche ‘ideale ascetico’, offre all’animale uomo una scappatoia, una via di fuga dalla percezione del non senso della vita, intrisa com’è di sofferenza priva in sé di significato, disponendo ogni suo sentire ed agire in un ambito finalistico, teleologico, soteriologico. Ma con ciò non elimina la sofferenza dall’esistenza dell’uomo, le annette un senso:
<<Se si prescinde dall'ideale ascetico, l'uomo, l’animale uomo non ha avuto fino a oggi alcun senso. La sua esistenza sulla terra è stata vuota di ogni meta; «a che scopo l’uomo?» - fu una domanda senza risposta; mancava la volontà per uomo e terra; dietro ogni grande destino umano risonava, a guisa di ritornello, un ancor più grande «invano!». Questo appunto significa l'ideale ascetico: che qualche cosa mancava, che un'enorme lacuna circondava l’uomo - egli non sapeva giustificare, spiegare, affermare se stesso, soffriva del problema del suo significato. Soffriva anche d’altro, era principalmente un animale malaticcio: ma non la sofferenza in se stessa era il suo problema, bensì il fatto che il grido della domanda «a che scopo soffrire?» restasse senza risposta. L’uomo, l’animale più coraggioso e più abituato al dolore, in sé non nega la sofferenza; la vuole, la ricerca persino, posto che gli si indichi un senso di essa, un «perché» del soffrire. L’assurdità della sofferenza, non la sofferenza, è stata la maledizione che fino a oggi è dilagata su tutta l’umanità – e l’ideale ascetico offrì ad essa un senso! È stato fino a oggi l'unico senso; un qualsiasi senso è meglio che nessun senso; l'ideale ascetico è stato sotto ogni aspetto il «fault de miux» par excellence che sia mai esistito sino a ora. In esso la sofferenza venne interpretata; l'enorme vuoto parve colmato; si chiuse la porta dinanzi a ogni nichilismo suicida. L'interpretazione – indubbiamente - comportò nuova sofferenza, più profonda, più intima, più venefica, più corrosiva rispetto alla vita: dispose ogni sofferenza sotto la prospettiva della colpa... Ma ciò nonostante - l'uomo venne in questo modo salvato, ebbe un senso, non fu più, da quel momento in poi, una foglia al vento, un trastullo dell'assurdo, del «senza-senso», ormai poteva volere qualcosa - e soprattutto senza che avesse la minima importanza in che direzione, a che scopo, con che mezzo egli volesse: restava salvata la volontà stessa. Non ci si può assolutamente nascondere che rosa propriamente esprime tutto quel volere, che sulla base dell'ideale ascetico ha preso il suo indirizzo: questo odio contro l'umano, più ancora contro il ferino, più ancora contro il corporeo; questa ripugnanza ai sensi, alla ragione stessa, il timore della felicità e della bellezza, questo desiderio di evadere da tutto ciò che è apparenza, tramutamento, divenire, morte, desiderio, dal desiderare stesso - tutto ciò significa, si osi rendercene conto, una volontà del nulla, un'avversione alla vita, una rivolta contro i presupposti fondamentalissimi della vita, e tuttavia è e resta una volontà! ... E per ripetere in conclusione quel che già dissi all'inizio: l’uomo preferisce ancora volere il nulla, piuttosto che non volere ...
(Nietzsche – Genealogia della morale)


Già che hai descritto il tuo fiume, ora descriverò il mio:

La vita è un grosso e capiente corso d’acqua che, nel suo tumultuoso o placido fluire, che procede dalla sorgente fin verso la foce, raccoglie in sé, in un amalgama coeso ed indistricabile, le bellezze e le brutture che incontra per strada, che sono gli apporti che gli affluenti, cioè tutti i viventi, fanno confluire nel suo alveo.
Il suo incessante scorrere prescinde dalle asperità che le acque incontrano, e dai gravami che sulla superficie galleggiano o che si depositano sul greto, appesantendone a mala pena il deflusso, ma senza riuscire mai a deviarlo.
Fra il tumulto delle sue acque si sciolgono le molecole inessenziali dell’esistenza di ciascuno di noi, in una sospensione insatura, e, nel ciclico fiorire e spegnersi delle nostre esistenze, il grosso corso d’acqua tributa onore solo a se stesso, raggrumando in sé, all’interno dell’alveo che lo accoglie, le ragioni del proprio fluire, sottraendole alle proprie molecole, che le rilasciano imbelli.
Fra il turbinio delle sue acque si spengono e infrangono, essendone conglobati, il senso e il significato del nostro gioire e del nostro patire. La giustizia e l’equilibrio del tutto, rendono inespressivi il riso e il lamento di quanti in quell’impeto sono inglobati: tutti noi.
Non vi sono dunque un senso, una ragione e un significato per i nostri gorgheggi, per i vagiti e lamenti che emettiamo, se non quelli dati e pretesi da questo maestoso flusso d’acqua che con sé ed in sé ci trascina e trasporta. Noi, immersi, vagheggiamo amori, sentimenti, vaghiamo ignoranti ed ignorati, con un unico pavido sguardo volto e rivolto ai nostri compagni di viaggio.
Nel freddo più intenso, o nell’arsura più secca, costantemente carpiamo dal prossimo qualcosa che sia ristoro alla nostra indefettibile necessità di appagare la sete di calore e colori. Cosicché, nel nostro continuo vagare e cozzare, avviene che spesso si realizzi uno scambio termico o cromatico. Attingiamo calore e colori dal prossimo, cedendo loro, in contraccambio, i nostri colori e il nostro calore. Tant’è che un incontro, se si realizza questo vicendevole scambio, non lascia immota la segreta stanza dell’Anima di ciascuno di noi. Talvolta avvertiamo venir meno il pungere del freddo, e notiamo che aree della nostra Anima prima in ombra si colorano di accesi colori.
Ma non sempre è così.
Accade anche che lo scambio non sia vicendevole, che si rilascino colori e calore, e si ottenga in restituzione solo silicio e scorie, che incrostano l’Anima. Lo scambio non è così equo, l’Anima ne risulta appesantita ed annerita, subisce uno svuotamento. Allora è necessario liberarsi da questo miasma soffocante che asfissia. Non vi è lavacro che possa purificarla, perché ci s’immerge in acque che presto s’intorbidano.


Ciao
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Vecchio 10-01-2007, 17.50.12   #16
paperapersa
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Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

se la malattia è "male"
NELL'EPISODIO DEL CIECO NATO Gesù risponde che egli è così
non per motivi karmici ma in quel particolare caso perchè si compisse
il "miracolo" della guarigione per mezzo di Lui e così si compisse la volontà del Padre.
Quindi anche sa a noi fa orrore certe "brutture" che ci sono nel mondo
hanno uno scopo e forse sono proprio esseri evolutissimi che accettano
di farsi torturare, dilaniare, stuprare, uccidere.
per un fine "divino" che a noi non è dato comprendere!
Dissertare sul "male" non dà pace, al contrario ci pone a volte
in situazioni di dubbi e rabbia .
In fondo anche "la crocifissione di Cristo" per me è stata inconcepibile
come lo è per moltissimi eppure senza quella forse il suo messaggio
sarebbe stato inascoltato, nessuno avrebbe sentito l'Amore manifesto di Dio....
Da bambina mi dannavo nel vedere questo "uomo/Dio" sempre sulla croce
e avrei voluto strapparlo da lì!
Crescendo ho compreso e accettato alcuni motivi di tale massacro.
Oggi mi ribello nuovamente e canto con Lucio Dalla che nei tempi che verranno
"ogni Cristo scenderà dalla Croce"........In fondo penso che dipenda solo dall'uomo costruire la gioia e la pace.
paperapersa is offline  
Vecchio 10-01-2007, 23.06.21   #17
massylety
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Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Citazione:
Originalmente inviato da paperapersa
se la malattia è "male"
NELL'EPISODIO DEL CIECO NATO Gesù risponde che egli è così
non per motivi karmici ma in quel particolare caso perchè si compisse
il "miracolo" della guarigione per mezzo di Lui e così si compisse la volontà del Padre.

nessun motivo karmiko, egli e' cosi' perche' si compia la Volonta di Dio!
Quindi anche sa a noi fa orrore certe "brutture" che ci sono nel mondo
hanno uno scopo e forse sono proprio esseri evolutissimi che accettano
di farsi torturare, dilaniare, stuprare, uccidere.
per un fine "divino" che a noi non è dato comprendere!
Dissertare sul "male" non dà pace, al contrario ci pone a volte
in situazioni di dubbi e rabbia .
In fondo anche "la crocifissione di Cristo" per me è stata inconcepibile
come lo è per moltissimi eppure senza quella forse il suo messaggio
sarebbe stato inascoltato, nessuno avrebbe sentito l'Amore manifesto di Dio....
Da bambina mi dannavo nel vedere questo "uomo/Dio" sempre sulla croce
e avrei voluto strapparlo da lì!
Crescendo ho compreso e accettato alcuni motivi di tale massacro.
Oggi mi ribello nuovamente e canto con Lucio Dalla che nei tempi che verranno
"ogni Cristo scenderà dalla Croce"........In fondo penso che dipenda solo dall'uomo costruire la gioia e la pace.

Ma Cristo in Croce ha deciso di restarci fino alla consumazione dei secoli!
Certo che tutti gli uomini lo vorrebbero giu' dalla Croce, ricordi?
Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla Croce e ti crederemo!
Invece no, perche' Gesu' stesso dira' apertamente "Allora, Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto"!!!
Quindi: verranno tempi in cui l'uomo, non credera' piu' alla sana dottrina...stornera' gli orecchi dalla Verita' volgendosi alle favole!
massylety is offline  
Vecchio 11-01-2007, 07.46.57   #18
acquario69
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Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Citazione:
Originalmente inviato da Wuaw
Un Signore volle costruire una casa per la sua famiglia.
Questa casa, come quasi sempre accade, aveva dei muri.
Un giorno uno dei figli distrattamente sbattè contro un muro e si fece Male.
Ne concluse che il muro era il Male e da allora in poi cercò di abbatterlo a testate ,chiedendosi perché mai suo Padre avesse creato il Male.


leggendo questo raccontino a me e' venuto in mente questo...
che l'uomo il giorno in cui ha voluto impossessarsi di qualcosa(costruendo muri-delimitando-confinando-dividendo) ha iniziato a spalancare le porte al male
acquario69 is offline  
Vecchio 11-01-2007, 09.25.25   #19
visechi
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Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Credo che non vi sia un senso nel soffrire innocente, perlomeno un significato che l’uomo possa cogliere per giustificare il pianto di chi soffre. E se questo senso o significato dovesse riposare fra le braccia del Creatore, poco varrebbe immaginarlo, non servirebbe a lenire il dolore che affligge e attanaglia il mondo. Il ‘progetto di Dio’ – che guarda caso è anche il titolo di una profonda riflessione di Papa Giovanni Paolo II° - è un mistero, ma questo mistero implica anche l’esistenza del male e del dolore. Sentire i morsi del serpente che insidia il calcagno dell’umanità rende la terra arida, desertificata, inospitale, e se il disegno superiore ha previsto il soffrire affinché attraverso il patire sia impartito alla creatura un insegnamento pedagogico finalizzato alla sua crescita, vedo nell’opera di Dio un’insanabile aberrazione. Il dolore non sempre è pedagogico, e quando lo è assolve il ruolo di attenuare nel singolo, in colui che ne entra in contatto, quel senso di angoscia profonda che ci travolge ogni qualvolta si è investiti dal Male. Dio, se esiste, credo abbia crocifisso l’unigenito solo per redimere se stesso dalla grave colpa di aver gettato la sua più bella creatura all’interno di un’arena ove non è gladiatore ma sempre e solamente vittima. Nella croce ha così inteso incidere i segni della sua ‘defensa’. Ma è davvero troppo il Male da lui generato perché l’umanità si lasci blandire da una promessa di riscatto di là da venire. L’uomo non crede più all’ultimo giorno, vede il male e in esso reperisce solo il non senso e l’assurdo della vita, non i segni di una promessa che si svuota di significato se posta a confronto all’originaria volontà divina che ha generato ciò da cui pretende di salvarla. Non vi è redenzione in Cristo, non vi può essere assoluzione per Dio. Il dolore del figlio è solo dolore che si somma a quello dell’umanità e la somma di più dolori non assolve Dio dalle sue colpe.

E’ d’estrema importanza, direi vitale, comprendere a fondo la genesi del male. Un cristiano, o chiunque faccia riferimento alle Sacre Scritture, non può trascurare l’evidenza che il male è parto divino, così pure la tentazione verso il male. L’uomo, creatura di Dio, era insidiato fin dall’origine dalla tentazione che tendeva a disporlo verso qualcosa che già permeava il Creato. La tentazione non è conseguenza della caduta. Anche in questo caso il Libro della Genesi è sufficiente per fugare questo dubbio o smentire questa certezza. Non è infatti vero che siano la caduta e la conseguente perdita della Grazia di Dio ad aver determinato il soggiacere dell’uomo alla tentazione, egli fu tentato già prima della sua caduta; fu tentato dal serpente quando ancora dei frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male non s’era cibato, autentico atto prometeico. La Creazione è un atto imperfetto, che reca in sé i germi della corruzione. Se la creazione e la sua creatura più bella e fulgida fossero state perfette, la tentazione non avrebbe insidiato e, in una certa misura, plasmato l’intero cosmo. Il peccato e il Male, che già adombravano la Luce divina, sarebbero rimasti relegati nel cantuccio a loro destinato, avrebbero, cioè, riguardato solo gli angeli ribelli; l’uomo non avrebbe ceduto alla tentazione.
visechi is offline  
Vecchio 11-01-2007, 09.44.42   #20
Wuaw
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Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Ciao Visechi,

ti ringrazio della lunga ed articolata risposta che ho letto con piacere (per la forma e l'approfondimento) e sofferenza (per il contenuto pessimistico).
Nietzsche è stato uno dei miei filosofi preferiti quando, da adulto, ho cominciato (continuato?) le mie ricerche.

Però c'è sempre stata una considerazione di fondo.
Se il cristianesimo ha una parte di ragione in essa c'è la considerazione che la soluzione al programma della vita ....
faccio una parentesi: la ricerca per me non è solo curiosità di conoscere una ipotetica Verità, che possiamo anche negare o farne a meno, ma trovare dei punti di riferimento, delle spiegazioni e degli obiettivi per vivere la vita.
Chiusa parentisi
... deve essere raggiungibile dal semplice come dal sapiente.
Se in esso c'è una parte sbagliata è sicuramente quella di porsi come unica via.
Allora la soluzione, pur con il rispetto dei massimi filosofi, deve essere accessibile a tutti, non solo agli addetti ai lavori.

Indirettamente facciamo entrambi riferimento alla prova ontologica dell'esistenza di Dio (l'Essere), tu alludendo alla perfezione statica (ciò che è perfetto non si cambia, squadra vincente non si cambia direbbero gli appassionati di calcio), io usando disinvoltamente il concetto di qualità: progredire è una qualità, la perfezione non può mancare di possedere questa qualità.
Ma è evidente che siamo nel gioco del linguaggio, dei sofismi più che della filosofia.
Quindi mi fermo quà per gli approfondimenti filosofici, perchè quella di cui stiamo discutendo è materia che supera la ragione, e la ragione conosce i suoi limiti.

Vado direttamente al pratico ed in ciò apprezzo Buddha, nobile silenzio sulla metafisica (ogni tanto qualche parola giusto per una chiaccherata fra amici) e attenzione alle azioni ed agli stati d'animo della vita.
"Io vi esorto, o monaci, transitori sono tutti gli elementi dell'Essere.
Perseverate con fervore!"
Queste le ultime parole del Buddha, secondo la tradizione, ed in quel perseverate c'è tutto l'ottimismo della ragione.

Ciao e grazie per l'ampia risposta e la paziente esposizione dei tuoi convincimenti.
Wuaw is offline  

 



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