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Vecchio 18-01-2007, 10.33.26   #31
visechi
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,150
Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Credo tu abbia ragione. Non hai capito quel che ho inteso affermare. Io non credo all’esistenza d’alcuna verità oggettiva, anzi credo che qualora ve ne fosse una – io non lo so – questa sarebbe talmente ben amalgamata ed impastata con l’interpretazione o trascodifica che i nostri sensi c’impongono, tanto non offrirsi alla comprensione umana. Proprio non ci sei. Io non sono un credente, nel senso che comunemente è attribuito a questo termine. Non mi pongo il problema dell’esistenza o inesistenza di Dio, preferisco sorvolare, la verità in merito a ciò è davvero inattingibile, in un senso e nell’altro. Non ho dunque alcun insegnamento di verità esoterica o meno da difendere. Ho solo voluto esordire con un testo letterario – fra l’altro molto bello – estratto da un romanzo dell’ottocento per cercare di comunicare il fatto che il dolore non è finzione, non è una fantasia che la mente si crea. Il dolore è realtà e plasma sopra nubi plumbee di un cielo grigio un sole nero che disseca e non scalda, non enfia le spighe del grano, ma le brucia, non fa spillare fresca acqua di fonte, ma prosciuga le sorgenti, non fa germogliare profumate aiuole di splendidi e variopinti fiori, ma traduce la terra in polvere e sale che il vento ghiaccio trascina con sé. Tutto qui. Può piacerti o meno, ma la Vita di solito prescinde dai nostri gradimenti ed anche dalle nostre egregore positive.
Ho, in prosieguo, provato a raccontare quel che la Bibbia racconta in merito al dolore, senza prendere con ciò dichiarare un’adesione acritica al contenuto della narrazione. Ho contestato la tua affermazione che la Bibbia sia una sorta di novella che, semplicisticamente, racconta ad esseri primitivi la genesi della vita, anche perché sarebbe davvero paradossale: la Bibbia utilizza a profusione il linguaggio simbolico e della metafora – guarda caso tipico della narrazione mitologica - che complica non poco la comprensione del testo narrato, quindi tutt’altra cosa di una lallazione per sempliciotti. Tra l’altro, il fatto che né io né tu fossimo sul monte Sinai dovrebbe farti riflettere maggiormente sull’illiceità della pretesa di stravolgere attraverso interpretazioni favolistiche quel che un testo vecchio di qualche millennio racconta – non c’eravamo né io né tu, presumibile che ci fossero coloro i quali hanno tramandato il racconto, o che perlomeno questi ne avessero attinto il contenuto da chi quegli episodi li visse più direttamente di me e te. E’ anche presumibile che il racconto, perché no, trattenga sedimenti di quella verità storica, se alludi all’episodio del Sinai... guarda un po’ sembra quasi di ripercorrere le tracce che conducono alla genesi del Mito. Ti riporto un breve sunto di un mio precedente intervento che forse potrà esserti utile per chiarirti meglio la nozione di mito.

Il Mito non è una semplice fantasticheria, è piuttosto il sentimento di un popolo o dei popoli che si traduce in racconto, è, cioè, un evento, o la percezione di un evento o di una situazione storici che ha – la percezione - fortemente caratterizzato la storia di quel popolo resa in racconto attraverso l’utilizzo di allegorie, metafore e simboli. E’ così una narrazione ibrida ed iperbolica che trasfonde nel testo il sentimento, l’intuizione (da intuire, cioè sentire dentro) di quel qualcosa d’indicibile per la ratio, eccessivamente decisoria, e che la ratio non è in condizioni di sistematizzare se non ricorrendo appunto all’iperbole.

Nel prosieguo ho provato ad esporre quale sia la posizione del cristianesimo e del giudaismo rispetto alla verità dettata dalla coscienza del singolo. Ahh, la Gita, stupendo libro, non m’impressione… in quel testo il linguaggio mitologico e simbolico – nella nobile accezione moderna – è ancora più marcato e visibile.

Per quel che riguarda le parole difficili, non ho proprio molto da dirti e non posso quindi far altro che appellarmi alla tua libera volontà di leggere e rispondere, se ti va, oppure sorvolare… per me non sarebbe un dramma.

Ciao
visechi is offline  
Vecchio 18-01-2007, 18.22.33   #32
Wuaw
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Data registrazione: 01-01-2005
Messaggi: 83
Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Ciao Visechi,
ti ringrazio dell'esauriente risposta.
Chiarisci ampiamente la differenza dei nostri rispettivi punti di vista, differenze che al momento mi sembrano incolmabili.
Per ora ci confronteremo indirettamente nei 3d quando ci capiterà di esprimere la nostra opinione.
Ti ringrazio comunque dell'attenzione che mi hai dimostrato.
Un caro saluto
Wuaw is offline  
Vecchio 18-01-2007, 19.10.58   #33
Fausto Intilla
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Messaggi: 94
Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Tutto ciò che noi concepiamo e classifichiamo sotto quel parametro che designamo con il termine: "Bene", rientra nel quadro di un riflesso condizionato dalla nostra stessa natura. Contrariamente, tutto ciò che noi concepiamo e classifichiamo sotto quel parametro che designamo con il termine: "Male", rientra nel quadro di un riflesso distorto, condizionato in questo caso, da un'insolita ed originale forma della natura, che non rientra ovviamente più nei canoni di quella ordinaria natura che possiamo unicamente concepire e alla quale siamo tanto affezionati. Se andiamo ora ad analizzare questi due parametri: Bene e Male, su un piano concettuale assai più alto, completamete distaccato da quella natura ordinaria e condizionante definita dal codice genetico di qualsiasi essere vivente del regno animale, una natura che non ci permette di concepirne altre al di fuori di essa, ci accorgiamo che questi due parametri concettuali: Bene e Male, non hanno alcun valore assoluto; essi non sono nient'altro che un riflesso, a volte originale ma il più delle volte ordinario, della nostra natura.
Scendendo su un piano concettuale più basso, e quindi basandoci unicamente sull'ordinaria natura di ogni entità biologica (del regno animale) terrestre, potremmo sicuramente affermare che, usando le stesse parole di Oscar Wilde: "Tutto ciò che è capito è bene".

Il breve testo che esporrò qui di seguito è uno stralcio, composto essenzialmente da alcune frasi significative, dell'introduzione di una novella di Arthur Machen (Caerlson-on-Usk, 1863 - Londra 1946) intitolata „The White People“:
(...) Gli esseri estremamente perversi fanno anch'essi parte del mondo spirituale. L'uomo comune, carnale e sensuale, non sarà mai un gran santo. Né un gran peccatore. Noi siamo, per la maggior parte, soltanto esseri contradditori e tutto sommato, trascurabili. Seguiamo la nostra strada di fango quotidiano senza capire il significato profondo delle cose, ed è per questo che il bene e il male, in noi, sono identici: occasionali, senza importanza. (...)
Coloro che sono grandi, nel bene come nel male, sono quelli che abbandonano le copie imperfette e vanno verso gli originali perfetti. Per me, non ho alcun dubbio: i più grandi Santi non hanno mai fatto una „buona azione“ nel senso corrente del termine. E d'altra parte, esistono uomini che sono discesi in fondo agli abbissi del male, e che in tutta la loro vita non hanno mai commesso (...) una „cattiva azione“.(...) L'assassino non uccide per ragioni positive, ma negative; gli manca qualche cosa che i non-assassini hanno. Il male, invece, è interamente positivo. Ma positivo nel senso cattivo. Ed è raro (...) Che cosa provereste se il vostro gatto o il vostro cane si mettessero a parlarvi con voce umana? Se i ciottoli della strada iniziassero a ingrossare sotto i vostri occhi? Se le rose del vostro giardino si mettessero a cantare? Ebbene, questi esempi possono darvi una vaga idea di ciò che è realmente il peccato. (...)
Il peccato per me consiste nella volontà di penetrare in modo vietato in una sfera diversa e più alta. Dovete dunque capire perché è così raro. Pochi uomini, in verità desiderano penetrare in altre sfere, siano esse alte o basse, in modo consentito o vietato. Ci sono pochi Santi. E i peccatori, nel senso in cui li intendo io, sono ancora più rari.(...) Il vero male, nell'uomo, è come la santità e il genio. È un'estasi dell'anima, qualche cosa che supera i limiti naturali dell'intelletto, che sfugge alla coscienza. Un uomo può essere infinitamente, orribilmente malvagio e non sospettarlo mai.(...)“.

Diderot, più di due secoli fa affermava: “Virtù e vizi dipendono dall'eredità fisica e psichica, atti oggi considerati mostruosi furono giudicati stimabili un tempo“.
In „Aurora“ (opera nietzscheana del 1881), il filosofo tedesco espone una propria visione alquanto originale del mondo, considerandolo in termini assoluti, privo di alcun significato estetico, religioso e tanto meno morale. In „Al di là del bene e del male“ e in „Genealogia della morale“ (altre due opere nietzscheane) il pensatore tedesco, indagando sull'origine psicologico-antropologica e giuridico-politica dei comportamenti morali, scopre una duplice origine della coscienza morale: espressione da un lato della volontà di dominio dei signori, dall'altra del risentimento dei servi; constatando inoltre che la morale contribuisce, col costringere l'uomo a vergognarsi dei suoi istinti e a ricacciarli nel profondo, allo sviluppo di una civiltà fondata sul conflitto intrapersonale e interpersonale e sulla menzogna individuale e collettiva e perciò di una società malata alle radici.


Fausto Intilla
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Fausto Intilla is offline  
Vecchio 08-02-2007, 10.06.46   #34
Wuaw
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Riferimento: Cosa è il Male? (raccontino istruttivo)

Chiedo scusa se riprendo un vecchio 3d, ma vari impegni mi hanno tenuto lontano dal forum e l’intervento di Fausto Istilla mi stimola a reintervenire.
Ho letto con molto interesse non solo l’intervento di Fausto ma quanto riportato sul sito che lui linka e mi riprometto di approfondire ancora con la lettura dei suoi libri che provvederò a richiedere tramite il sito.
Voglio però precisare che, pur essendo un appassionato delle spiegazioni di più alto livello, ritengo che le cose fondamentali debbano, per loro natura, essere assolutamente semplici.
Altrimenti quando si è troppo giovani non si possono afferrare (intuire, capire o quale altro verbo si voglia) e quando si è troppo vecchi, ed il marasma senile incombe (come forse il caso del sottoscritto), si rischierebbe di perderle.
Ed invece le cose fondamentali debbono essere sempre alla nostra portata, se solo le cerchiamo o se qualche altro cerca di mettercele a disposizione con intelligenza ed amore.
Il tema che ho introdotto, con un raccontino banale, privo di autore, è un tema di enorme spessore e non sta certo a me sviscerarlo.
Però ho ancora qualcosa da dire, e questa volta, per rimanere semplice ma non sempliciotto, mi rifaccio all’immagine di Herman Hesse in Siddharta, dove il protagonista ed il barcaiolo “apprendono” dal fiume.
Il fiume che io vedo (soggettivo quanto si vuole), ha due sponde, una si chiama “bene” ed una si chiama “male”.
Ha anche una corrente che scorre verso non si sa dove.
La corrente, il fine, è il terzo superiore, così come lo è scorrere con essa.
Le sponde servono a contenerla e ad indirizzarla.
La corrente si segue con la “fiducia” ed il non attaccamento.
L’immagine negativa del fiume che un amico intervenuto nella discussione ha dato è semplicemente un filetto di corrente che costeggia la sponda del male, o un gorgo che si è formato e fermato vicino a quella sponda.
Altre persone si abbarbicano alla sponda del “bene”, sono cioè distratti da un periodo felice della propria vita, o da beni materiali, o da beni superiori che però, avendo generato attaccamento, fanno perdere di vista il “Bene” con la B maiuscola.
Ecco ciò che intendo, nei due sensi, con la figura
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