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Vecchio 12-04-2007, 12.42.27   #11
Lucio P.
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Riferimento: L'inferno è già qui...

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Originalmente inviato da visechi
L’inferno non è nella coscienza, ma è la coscienza stessa. Non val dunque la pena ed assume poco senso la ricerca di cause esterne che rappresentino il virus della coscienza, quando è essa stessa in primissimo luogo il vero virus che ammorba l’essere. L’ego, l’avidità, l’odio, il rancore, l’ira, la falsità sono suoi elementi costitutivi imprescindibili. Il tradimento, come racconta E. Zola, è peculiarità della coscienza, e non esiste ego ottenebrato, ma soltanto ego che si afferma attingendo a queste sue caratteristiche. L’uomo è coscienza, è così anche avidità, odio, rancore e tradimento, lo stesso che patì Cristo sulla croce, il tradimento peggiore che si possa patire, posto in essere dal proprio Padre.
La croce si trascina appresso anche un altro insegnamento, assai più profondo. Su quei legni Cristo è abbandonato dal Padre e soffre di quest’abbandono. Ma Cristo è anche il Padre che abbandona, ed il Padre è colui che abbandona e al tempo stesso il Figlio che soffre inchiodato ai legni le peggiori pene che un uomo possa sopportare, sia morali, per l’abbandono, che fisiche, a causa delle trafitture. Sulla croce si materializza l’originaria lotta intradivina. Dio che disputa con se stesso: l’inferno di Dio. L’uomo riflette in sé, nel proprio intimo, quest’originario dissidio interiore. Come l’amore umano, per quanto dolce ed eccelso, è pur sempre pallida immagine dell’amore che Dio prova per la Creazione, così anche il nostro inferno, inscritto nella coscienza di ciascuno di noi, è fioca immagine dell’inferno di Dio. Ciascuno di noi, nel proprio profondo, ripropone l’eterna contesa del Creatore fra Bene e Male. L’uomo lotta con se stesso perpetuando l’originaria eterna inesausta contesa presente in Dio. La creazione stessa è il tentativo divino di relegare sulla terra il Suo male costitutivo. In tal senso è corretto affermare che Dio non operi il Male, lascia solo che sia.Ciao


Ciao Visechi, devo ammettere che dai significati molto profondi a questo termine tanto discusso anche se non condivisi dalla sfera cristiana. Condivido, comunque, più il tuo che quello di altri.

Saluti Lucio
Lucio P. is offline  
Vecchio 12-04-2007, 12.57.01   #12
Mirror
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visechi:
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L’inferno non è nella coscienza, ma è la coscienza stessa.
Non sono molto d'accordo su questo punto.
La Coscienza, che è il contenitore, sta al contenuto come lo specchio sta a ciò che vi è riflesso.
Citazione:
...non esiste ego ottenebrato, ma soltanto ego che si afferma attingendo a queste sue caratteristiche. L’uomo è coscienza, è così anche avidità, odio, rancore e tradimento...
Questo pure e vero, sempre secondo me. Ma, per come sopra ho detto, l'ego è il contenuto della Coscienza. Per la sua natura effimera ed impermanente è, in maniera più o meno marcata dalla sua identificazione con il riflesso che crede d'essere, destinato a lambire o sprofondare nell'inferno che si crea. E' come se si credesse il creatore del suo sogno, in cui però è obbligato a subire ed a interagire con la mutevolezza delle rappresentazioni che si svolgono in esso.

Citazione:
Ciascuno di noi, nel proprio profondo, ripropone l’eterna contesa del Creatore fra Bene e Male. L’uomo lotta con se stesso perpetuando l’originaria eterna inesausta contesa presente in Dio. La creazione stessa è il tentativo divino di relegare sulla terra il Suo male costitutivo. In tal senso è corretto affermare che Dio non operi il Male, lascia solo che sia.

Nella natura impersonale del Divino, nel Noumeno, il senso del male non esiste nemmeno, a mio avviso. Come non esiste nemmeno alcun figlio di Dio. Questo ancora è un dualismo che si forma nella mente-riflesso, dovuto a una relativa comprensione Ciò che E', che è in sè sia immanenza che Trascendenza in un tutt'Uno, inseparabile.
Il riconoscimento assoluto che la nostra natura Essenziale è nella Pura Coscienza, ci consegna all'arresa, all'abbandono totale... questa Grazia ci apre le porte del cosiddetto Paradiso. Ovvero l'innocenza primordiale che precede ogni pensiero, concettualità...
Perciò, quando si dimora in questa dimensione si può pure dire, come già affermato da Eliah, che anche l'Eden è gia qui.
Dipende, appunto, se ci identifichiamo nel riflesso o nella Coscienza specchio.
Se crediamo di essere un ego, un figlio di Dio nel mondo oppure Colui che crea incessantemente gli infiniti fenomeni, tra cui l'uomo ed il suo mondo.

Ciao
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Vecchio 12-04-2007, 14.35.58   #13
Yam
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Originalmente inviato da Mirror

Nella natura impersonale del Divino, nel Noumeno, il senso del male non esiste nemmeno, a mio avviso. Come non esiste nemmeno alcun figlio di Dio. Questo ancora è un dualismo che si forma nella mente-riflesso, dovuto a una relativa comprensione Ciò che E', che è in sè sia immanenza che Trascendenza in un tutt'Uno, inseparabile.

C'e' forse qualcuno che sostiene la separazione del SatCitAnanda o del Padre, Figlio e Spirito Santo?
Sono metafore per spiegare un processo.
E' ovvio che qualcuno pensa che siano reali...

Citazione:
Dipende, appunto, se ci identifichiamo nel riflesso o nella Coscienza specchio.
Se crediamo di essere un ego, un figlio di Dio nel mondo oppure Colui che crea incessantemente gli infiniti fenomeni, tra cui l'uomo ed il suo mondo.

Provo a spiegare la metafora della Trinita'.
Spazio....guardarsi intorno...tutto e' spazio, infinito spazio che tutto contiene.....anche la materia e' fatta piu' di spazio-vuoto che di energia....
quindi nello spazio-vuoto c'e' energia.....inseparabile da quello spazio-vuoto....ma c'e' altro..... c'e' questa chiarezza percettiva.....quella che
Mirror chiama, ovviamente, specchio. Tu Sei quella "chiarezza percettiva"....Tat Tvam Asi....che e' pura Coscienza...
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Vecchio 12-04-2007, 15.53.52   #14
freedom
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Originalmente inviato da visechi
L’inferno non è nella coscienza, ma è la coscienza stessa.
Se mente e coscienza coincidono, come io penso, possiamo dire che la mente è l'inferno. Condividi?
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Originalmente inviato da visechi
La croce si trascina appresso anche un altro insegnamento, assai più profondo. Su quei legni Cristo è abbandonato dal Padre e soffre di quest’abbandono. Ma Cristo è anche il Padre che abbandona, ed il Padre è colui che abbandona e al tempo stesso il Figlio che soffre inchiodato ai legni le peggiori pene che un uomo possa sopportare, sia morali, per l’abbandono, che fisiche, a causa delle trafitture. Sulla croce si materializza l’originaria lotta intradivina. Dio che disputa con se stesso: l’inferno di Dio. L’uomo riflette in sé, nel proprio intimo, quest’originario dissidio interiore.
D'accordo tranne che su un punto: non credo che l'uomo rifletta in sè questo dissidio interiore. Penso viceversa che l'uomo (se condividi che l'uomo è metà animale e metà spirito) sia quel dissidio interiore. E poichè credo che l'uomo sia Dio esattamente come una molecola del mio corpo è me, credo anche che, in qualche modo, ci siamo "meritati" tutta questa sofferenza.

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Originalmente inviato da visechi
La creazione stessa è il tentativo divino di relegare sulla terra il Suo male costitutivo. In tal senso è corretto affermare che Dio non operi il Male, lascia solo che sia.Ciao
Relegare per cosa? Per lasciarlo sfogare e basta? Mi sembra poco lungimirante e poco misericordioso. Credo invece che Dio abbia istituito una scuola su questo pianeta per noialtri spiritelli ribelli. Qui possiamo imparare che certe caratteristiche non portano da nessuna parte.

Per tentare una risposta alla domanda che quasi sempre poni (anche implicitamente) nei tuoi interventi (perchè la sofferenza?) provo a dirti che: se per caso siamo eterni tutto quello che accade quaggiù è puro teatro. Messo in piedi dal regista "Il Tempo". Comprendo che sia una magra consolazione, specialmente per chi è direttamente colpito dalla sofferenza. E che la mia è una "povera" ipotesi.

Tuttavia....di meglio non so fare.........
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Vecchio 12-04-2007, 16.37.23   #15
visechi
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Yam:

Visechi, di quale Coscienza stai parlando
Esistono diverse forme di Coscienza anche se la coscienza e' Una ed Una sola, esistono infiniti gradi di Coscienza. La Coscienza Pura e' il LOGOS o Ishvara o Brahman Saguna, ossia il punto piu' alto dell'evoluzione (questo anche per l'Advaita) e', in tibetano Rig-pa'i Ye Shes, Spirito Consapevole. Il Diamante e' il punto piu' alto dell'evoluzione minerale e segna l'uscita dal vero Inferno dove fortissime pressioni lo hanno stimolato a sviluppare quelle qualita'. Li sei stato forgiato da un'emozione:l'avversione. Hai imparato a resistere.
Quanto ne guadagnerebbe il discorrere se si evitassero citazioni così insigni ed eccelse da apparire così irreprensibilmente scollegate da ogni minima esperienza diretta, il cui vero gossip è rinvenibile nell’uso reiterato d’idiomi esotici, che sebbene dicano e parlino, citino e rinviino, molto di più sparlano e stradicono. Nient’altro che nozionismo didascalico, magari anche enciclopedico, ma poco relato alla vera realtà di ogni giorno: Advaita, Rig-pa’i Ye Shes, tutti termini assai commestibili, o perlomeno comunissimi ingredienti per lievitare quel pane quotidiano che con animo contrito si domanda all’eterno, al Padre Nostro.
La Coscienza, l’unica che conosca, che si esprime in singulti, in moti d’ira, in vanagloria, in eccessi di lode all’eterno nei momenti di gioia, è quella frattura che si affaccia sull’abisso del nostro essere apofatico. Essere che dice di noi solo fra le righe delle strofe e dei periodi compitati per un applauso d’accatto. La coscienza, l’ermeneutica emersione dalle viscere del profondo di ciascuno di noi, afasia della parola espressa in lode ed in virtù di se stessa e mai di noi, è il Tradimento del Padre, l’abbandono del Figlio, è figlia del nostro essere e padre di un Io che tradisce, che abbandona il cuore pulsante del nostro indicibile ed intangibile essere; è generatrice di un figlio spurio che non attiene al nostro essere ma solo a quel parvulo ‘Io’ cui siamo affezionati e profondamente attaccati. E’ matrice d’ogni ‘ci’ e d’ogni ‘me’ traducendosi in Padre e matrigna di un Figlio sperduto fra le forre della vita, la quale rigurgita negazioni perché di questa vacua coscienza avverte la falsità e la menzogna di fondo, e che cela dietro e al di sotto di sé le profondità degli abissi interiori, ovverosia il nucleo magmatico pulsante del nostro essere che mai è quiete e stasi, rifuggendo e negandosi alla vita, mendica una serenità ed una pace che è negazione della vita stessa. Parlo di quella scissione che disputa con l’anima, quel vulnus che traccia un percorso intercalato, edificato e necessitato dalla cultura e da certa scipita spiritualità, che diverge sempre più da quell’indelebile e mai del tutto tacitata traccia di follia incisa nella nostra anima che segue il folle ed insensato scorrere della vita, giocando con essa, lottando, disputando e dialogando (dia-logos, in dissidio in confronto, in contrapposizione) con l’esistere e con la creazione. Anima e coscienza non si legano l’una all’altra, ciascuna imprime un proprio moto, determinando due impulsi che dilaniano l’essere, smembrandolo; ciascuna si esprime attraverso un proprio linguaggio che non parla l’una all’altra. L’uomo è così disputa, campo di battaglia, dialogo che si cheta solo dopo l’ultimo respiro, vera unica quiete concessa a questa guerra voluta dal Creatore.

Citazione:
Yam:
Se citi Zolla, leggilo bene.

Ho citato Zolla esclusivamente in relazione al brano linkato da Gyta, senza alcun ulteriore riferimento. Mi pare che, in relazione a quel brano, la mia citazione non sia fuori luogo, viceversa, l’ultimo periodo del mio intervento da te quotato non è una citazione di Zolla, si tratta di un mio pensiero, ma nel caso avessi travisato il significato del brano di Zolla, fammi sapere tu dove sarebbe il fraintendimento, a parte, come ovvio, la mia libera interpretazione non del brano ma della vita e dell’atto creativo divino. A proposito, in quanto a schemi geometrici, vedo che non li disdegni affatto… parli e scrivi in maniera schematica, attingendo a profusione da spiritualità orientali. Se t’interessa si potrebbe anche discutere della visione trinitaria del cristianesimo, oppure del significato che la croce, la passione, la morte e la resurrezione di Cristo hanno sempre per il cristianesimo



Citazione:
Mirror:
Non sono molto d'accordo su questo punto.
La Coscienza, che è il contenitore, sta al contenuto come lo specchio sta a ciò che vi è riflesso.
La Coscienza non è il contenitore che contiene un contenuto diverso da se stesso, è, invece, il contenitore che contiene se stessa, ovverosia, contenitore e contenuto coincidono, la coscienza è dunque tutto ciò che è contenuto; è, come usa dirsi, autoreferenziale, autogerminativa e si nutre, enfiandosi oltremisura, dell’accadere, che interpreta sulla scorta delle sue capacità ermeneutiche. Per far ciò si avvale degli organi di senso (captazione), dell’attitudine elaborativa di quanto captato per far convergere il risultato verso un fine o uno sbocco che, coniugando premesse e risposta, le offra riparo dal dubbio e dall’ignoto e le renda conforto (computazione), il risultato cui giunge la coscienza è pre-messo, pre-detto e rappresenta l’epilogo di un processo interpretativo cui la coscienza, con l’ausilio imprescindibile della ratio, non sa sottrarsi (ermeneutica). La coscienza è un processo metodico, cioè che si avvale di una metodica ordinativa, che rifugge il caos, anche se è assoggettata alle leggi entropiche infuse dall’ammonizione dell’anima, di cui la coscienza rappresenta solo un emergere non rappresentativo utile per la relazione. La coscienza è relazionale. Per questo l’ego, avidità, la passione, l’amore, la gioia, le connotazioni emozionali più appariscenti, sono coscienza che si radicano nell’anima oscura, celata, imperscrutabile dell’essere. Le emozioni sono uno sbocco di sangue dell’anima che attraversa la coscienza, la quale, pur di fornire a questo rigurgito, razionalizza e schematizza ogni moto inconsulto, trasformando il labile suono dell’anima occulta in mastodontico Io che mente, che travisa, reinterpretando il mondo.
Il nostro Essere non è la ‘Pura Coscienza’, ove sarebbe reperibile la calma, la resa, la quiete, tutto ciò è mistificazione, è arresa, non abbandono, è alzare le braccia alla vita, sfuggire la vita, chiudere gli occhi e sperare che ‘sia’. Il nostro essere è magma, caos – cioè apertura di più orizzonti – è uno squarcio in un orizzonte sereno, è il lampo che precede il tuono possente della natura, non è piethas, ma bordeggiare inesausto fra la riva riarsa dal sole e quella opposta lussureggiante di vegetazione.
Tutto ciò è reperibile nella Natura che accarezza lo sguardo e il sentimento ed un attimo dopo sferza la pelle, la brucia, dissecandola. Tutto ciò è visibile e percepibile ad occhio nudo, purché sia privato da lenti colorate che, sebbene seducano, ci raccontano una storia inventata dai nostri bisogni, dalle nostre speranze, dalle nostre necessità di certezze che sono totalmente assenti nella natura, nella creazione e nell’uomo. Dovremo rifiutarci di portare le bende sugli occhi e permettere che siano il vento ed il sole a cicatrizzare le ferite che si aprono sulle pupille per il troppo orrore e la troppa bellezza presente nella natura del mondo, della creazione e dell’uomo.
Potremo ottunderci orecchie e offuscarci la vista, ma per patire il freddo o il caldo che brucia non è necessario avere orecchie ed occhi aperti: il Male, il dolore, il patire non possono essere negati da alcuna teologia, filosofia, spiritualità del pianeta per quanto sofisticate, complicate, esotiche possano essere. Forse solo il mistero della Croce, lo scandalo di un Dio crocifisso può dar ragione dell’esistenza del Male e dell’Inferno in cui siamo immersi, non certo fingere o ammaestrare la nostra mente – non altro, solo quella – che non esista, ciò sarebbe solo infilare la testa sotto la sabbia per poter negare, per poter non vedere, per poter non udire che il mondo lacrima e urla di dolore.

Ciao

P.S.: già Freedom, perché il Male?
visechi is offline  
Vecchio 12-04-2007, 17.47.33   #16
Mirror
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Originalmente inviato da freedom
Se mente e coscienza coincidono, come io penso, possiamo dire che la mente è l'inferno. Condividi?

Ciao Freedom...
se per te mente e coscienza coincidono allora sono d'accordo.
Abbiamo purtroppo le stesse terminologie per qualificare dimensioni diverse.: ciò inevitabilmente crea equivoci e confusione nella comunicazione, come possiamo evincece anche da questo dialogo.
Ma quello che intendo io invece non è quella coscienza-mente, quindi fenomeno, ma è il sostrato noumenico.
E' Quello il fondamento immanifesto a cui alludo, che definisco Coscienza.
Altri fanno lo stesso distinguo fra mente e Mente. Differenziano con la lettera maiuscola realtà spirituali, stati della consapevolezza diversi.
La coscienza-mente ha in sè la radice del mondo 'infernale' mentre la Pura Coscienza è la sorgente paradisiaca.
L'inferno è connesso in qualche modo al divenire, un prodotto mentale; il Paradiso è invece una realtà senza tempo sempre presente quando la mente non si sovrappone.

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Vecchio 12-04-2007, 21.13.00   #17
Yam
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Riassunto (Essenza di ogni tradizione Religiosa indagata con acume e intelligenza ed esperibile)

C'e' lo Spazio Immenso che e' Coscienza e la cui energia si manifesta come infiniti fenomeni.
Se si dimora nella dimensione dell'unione di Vuoto e Coscienza i fenomeni sono percepiti come manifestazione spontanea dell'energia della Coscienza.
Quando il riconoscimento dell'energia come indistinta da Se' viene a mancare sorge l'intelletto che conosce i Suoni, Luci e Raggi (energia) come oggetti. Siamo nella dualita'.

Ultima modifica di Yam : 12-04-2007 alle ore 22.14.11.
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Vecchio 12-04-2007, 21.44.02   #18
Yam
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Riferimento: L'inferno è già qui...

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Originalmente inviato da Mirror
L'inferno è connesso in qualche modo al divenire, un prodotto mentale; il Paradiso è invece una realtà senza tempo sempre presente quando la mente non si sovrappone.


L'origine del mito degli inferni e' proprio quello della Genesi, come ho gia' tentato di dire.
La base della manifestazione sono i 5 elementi (grossolani scr. Mahabhutani) e' chiaro che la Vita prima di apparire e' passata attraverso la manifestazione dell'Universo...dove tutto era fuoco e fiamme.
La moderna Cosmologia offre chiavi di lettura affascinanti dei vari eventi Macrocosmici degli ultimi 15.000.000.000 di anni. Gli stessi racconti della mitologia Vedica (e non solo) sono straordinari.
Vediamo per esempio il mito di Durga: Wiki

Secondo il racconto del Devi Mahatmyam del Markandeya purana, la forma di Durga fu creata come dea guerriera per combattere il demone Mahishasura. Grazie ad intense preghiere a Brahma, Mahishasura ebbe la grazia di non poter essere sconfitto da alcun uomo o essere celeste. In virtù di questo potere, attaccò i Deva che andarono in aiuto della Trimurti (Brahma, Viṣṇu e Śiva), ma Mahishashur sconfisse tutti gli dèi compresa la triade stessa. Scatenò un regno di terrore sulla terra, in cielo e negli inferi. Infine, dal momento che solo una donna avrebbe potuto ucciderlo, gli dèi e la triade crearono un abbagliante raggio di energia dal quale nacque Durga.
La sua forma era di una bellezza accecante, con il viso scolpito da Śiva, il busto da Indra, il seno da Chandra (la Luna), i denti da Brahma, il sedere dalla Terra, le cosce e i ginocchi da Varuna (il vento), e i suoi tre occhi da Agni (il fuoco). Ogni dio le diede anche la sua arma più potente: Śiva il tridente, Viṣṇu il disco, Indra la folgore, ecc.

Tutto cio' non puo' che richiamare ad eventi Macrocosmici dove le varie divinita' altro non sono che Stelle. Date una occhiata alle splendide immagini di Hubble, c'e' da rimanere senza fiato.

Brian Swimmie (Cosmologo) e Thomas Berry (Storico delle Culture...Cattolico):

Quindici miliardi di anni fa, in una immensa vampata, l'universo esplose verso l'essere. Un'energia primordiale fiammeggio' in ogni goccia di esistenza, con un'intensita' che non sarebbe mai piu' stata uguagliata. L'universo, simile ad una nuvola e con la sua densa potenza, si espanse in ogni direzione, cosi' che le particelle elementari potessero stabilizzarsi e consentire ai primi esseri atomici - idrogeno ed elio - di nascere. Dopo un milione di anni queste turbolenti e frenetiche particelle si placarono quanto bastava per permettere alla primordiale palla infuocata di dissolversi e di disperdersi, e agli atomi di schizzare lontano gli uni dagli altri verso i cieli bui del cosmo che si spalancavano all'inizio del tempo. [... continua ]

Quando accade quel pandemonio che e' la Trasformazione che l'Illuminazione produce, a vari livelli, possono riaffiorare momentaneamente queste visioni.
Sentiamo Karl Renz:

«Molti che lo sperimentano e che non sanno cosa significhi, finiscono in manicomio. Cinque anni di emicrania, sempre uno sprofondare in quel tuono di luce e solo raramente uscirne. Quando l’energia si scatena può succedere. Insonnia, scariche elettriche, la testa una campana che suona forte, immagini da circo equestre, dolori come tempeste. La coscienza è pura energia e si sveglia in ogni cellula, nella testa ed in tutto il corpo. Questo è il fuoco dell’inferno, Il mondo del pensiero è spazzato via, il corpo è nel tritacarne. Tutto deve sparire. L’assoluta intelligenza si sveglia in te e l’energia non può sonnecchiare. A causa delle apparizioni di luce l’hanno chiamata illuminazione. Materia ed antimateria si fondono e poi sono percepibili. Ci sono reazioni nucleari come sul sole. Tu sei un reattore nucleare!».

Ora, umilmente, possiamo avvicinarci a qualcosa di piu' interessante che quella meschina vita che siamo soliti condurre e iniziare a renderci conto che c'e' qualcosa di molto interessante che si chiama Vita.
La bufala dell'Illuminazione lasciamola a quel cialtrone dell'EGO che vorrebbe ottenerla quando questa e' qui in questo istante sotto i nostri occhi....se poi si manifesta si vedra'. Nel frattempo e' possibile un ri-conoscimento.
Yam is offline  
Vecchio 12-04-2007, 22.15.26   #19
freedom
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Originalmente inviato da Mirror
Ciao Freedom...
La coscienza-mente ha in sè la radice del mondo 'infernale' mentre la Pura Coscienza è la sorgente paradisiaca.
Ciao anche a te amico Mirror.

Quello che tu chiami Pura Coscienza io lo chiamo Spirito.

Ma credo che ci siamo capiti.



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Originalmente inviato da visechi
P.S.: già Freedom, perché il Male?
Se non ti stimassi così tanto e non avessi la convinzione (o è una pia illusione? ) che la stima è, in qualche modo, ricambiata, penserei che ti stai burlando di me.

Tu mi fai la domanda più difficile del mondo come se niente fosse...........e cosa posso rispondere io, uomo piccolo (e nero!) sballottato dalla corrente come un rametto spezzato e fradicio (non di acqua ma di lacrime)?

La risposta più sincera è che non lo so. E, vigliaccamente, meschinamente, spero che il male non si accanisca sui miei cari e/o su di me.

Se vogliamo fare un'ipotesi (di ben scarso valore) allora penso che Dio, onnipotente o meno, sia stato in qualche modo costretto (qualcosa deve essere andato storto da qualche parte) a creare il "Tempo". Teatro in cui si interpreta la tragicommedia umana. Per motivi pedagogici. C'è qualcosa da imparare. Noialtri spiriti (eterni) siamo cacciati dentro questo mondo di carne fatto di spazio e di tempo per interpretare (senza variazioni sul tema) la parte assegnataci. Svolto questo compito si torna a casa.

Dal nostro punto di vista il male, oltre che orrendo e ingiusto, ci pare anche inutile. Ma dal punto di vista di Dio? Come possiamo noi guardare con i suoi occhi? Può una molecola del mio braccio vedere quello che vedo io? Quando mi gratto la testa faccio una strage di molecole e produco uno shock nel mio cuoio capelluto.........quanto può apparire crudele, inutile e terribile per le molecole che si salvano ma osservano, piene di paura e di orrore quello che accade.

Non ci resta che fidarci di Dio. E' chiaro che molta della mia fiducia viene dal timore però c'è anche una parte di affidamento vero e proprio.

Insomma Dio è l'unico che può tirarci fuori da questa buca...........
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Vecchio 12-04-2007, 23.31.33   #20
Yam
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Quanto ne guadagnerebbe il discorrere se si evitassero citazioni così insigni ed eccelse da apparire così irreprensibilmente scollegate da ogni minima esperienza diretta, il cui vero gossip è rinvenibile nell’uso reiterato d’idiomi esotici, che sebbene dicano e parlino, citino e rinviino, molto di più sparlano e stradicono. Nient’altro che nozionismo didascalico, magari anche enciclopedico, ma poco relato alla vera realtà di ogni giorno: Advaita, Rig-pa’i Ye Shes, tutti termini assai commestibili, o perlomeno comunissimi ingredienti per lievitare quel pane quotidiano che con animo contrito si domanda all’eterno, al Padre Nostro.

Sono daccordo, prometto di evitare l'uso, anche se proprio, di parole sconosciute

Tuttavia, se le tue letture spaziano dalla Bibbia alla Bibbia e viceversa, come tutti in questo paese di troglodi, non e' colpa mia, che semmai ti stimolo ad estendere le tue riflessioni. La condizione culturale di questo paese, parlo della gente comune come me e te, e' tragica.
Quei termini, li trovi su Wikipedia, quindi tanto astrusi non sono.

Citazione:
La Coscienza, l’unica che conosca, che si esprime in singulti, in moti d’ira, in vanagloria, in eccessi di lode all’eterno nei momenti di gioia, è quella frattura che si affaccia sull’abisso del nostro essere apofatico.

Visechi, stai parlando di te stesso, o meglio del tuo ego.
Quella schizofrenia e' l'ego. L'ego e' attaccato al piacere e per questo e' ossessionato dal dolore. Piu' e' attaccato al piacere piu' e' ossessionato dal dolore.

Sull'uso che fai delle parole, non mi pronuncio, tuttavia ti ricordo che le parole esprimono dei significati e che non sono solo dei suoni da accoppiare perche' ci piace come suonano...e c'e' chi ci casca, bravo Visechi

Su Zolla, ti consiglio di ri-leggere attenta-mente, le parole postate da Gyta .....perche' non parlano d'altro che di Pura Coscienza o Spirito Consapevole..che emerge quando l'identificazione discorsiva cessa.




“L’uomo è un composto di anima e di corpo: egli può appiattirsi sulla dimensione del corpo
o elevarsi a quella dell’anima. L’anima e il corpo diventano così due modi di essere: il
primo ci rende liberi, il secondo ci accomuna alle bestie.”

(Plotino, Enneadi, Rusconi,
Milano, 1992, pag. 210)





“Noi diciamo di patire, quando il nostro corpo patisce. Il noi designa dunque due cose: o la
bestia aggiunta all’anima o ciò che è sopra la bestia: la bestia è il corpo vivente. Ben
diverso è l’uomo vero e puro da queste passioni bestiali, possessore delle virtù
intellettuali, che risiedono nell’anima stessa separata: difatti, anche quaggiù, essa può
separarsi dal corpo, perché, quando lo abbandona del tutto, quella vita che da essa
irraggia se ne va con l’anima e l’accompagna.”

(Plotino, Enneadi, Rusconi, Milano,
1992, pag. 67)

Yam is offline  

 



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