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Spiritualità - Religioni, misticismo, esoterismo, pratiche spirituali.
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Vecchio 25-06-2007, 14.58.07   #1
freedom
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Data registrazione: 16-10-2003
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La ricerca spirituale (dedicato a tutti in

generale e a Visechi e Maxim in particolare).

Credo che una tappa importante del cammino spirituale sia la comprensione che ciò che riteniamo essere noi stessi è un bluff.

Per accorgersene è sufficiente guardare noi stessi con un pò di attenzione. E scoprire che le nostre opinioni sono del tutto indipendenti dalla nostra volontà. O meglio la nostra volontà interviene solo successivamente. Come la benzina nel motore a scoppio.

Nella mia esperienza ho rilevato che: guardando i miei pensieri e bloccandone uno qualsiasi e andando a ritroso il percorso è assai curioso. E' tutto un susseguirsi di associazioni mischiate a ricordi e a input esterni del tutto casuali.

Non nego che quando si svolge un lavoro, si legge un libro o comunque ci si concentra allora abbiamo un briciolo di padronanza sui pensieri. Ma essi sono pur sempre qualcosa già pensato da altri. Percorsi già fatti. E apparsi nella nostra mente non per nostra volontà.

Noi non siamo in condizioni di esprimere alcunchè di originale.
freedom is offline  
Vecchio 25-06-2007, 15.34.17   #2
turaz
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Messaggi: 3,250
Riferimento: La ricerca spirituale (dedicato a tutti in

Citazione:
Originalmente inviato da freedom
generale e a Visechi e Maxim in particolare).

Credo che una tappa importante del cammino spirituale sia la comprensione che ciò che riteniamo essere noi stessi è un bluff.

Per accorgersene è sufficiente guardare noi stessi con un pò di attenzione. E scoprire che le nostre opinioni sono del tutto indipendenti dalla nostra volontà. O meglio la nostra volontà interviene solo successivamente. Come la benzina nel motore a scoppio.

Nella mia esperienza ho rilevato che: guardando i miei pensieri e bloccandone uno qualsiasi e andando a ritroso il percorso è assai curioso. E' tutto un susseguirsi di associazioni mischiate a ricordi e a input esterni del tutto casuali.

Non nego che quando si svolge un lavoro, si legge un libro o comunque ci si concentra allora abbiamo un briciolo di padronanza sui pensieri. Ma essi sono pur sempre qualcosa già pensato da altri. Percorsi già fatti. E apparsi nella nostra mente non per nostra volontà.

Noi non siamo in condizioni di esprimere alcunchè di originale.


mmm... non sono completamente d'accordo.
E anche se fosse così non ci vedrei nessun problema ))))))
turaz is offline  
Vecchio 25-06-2007, 19.23.24   #3
paolo di abramo
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Riferimento: La ricerca spirituale (dedicato a tutti in

Credo che l'aver padronanza dei pensieri ,il controllarli ,spinga l'individuo a fratturarsi tra i pensieri e colui che li controlla,in definitiva uno non accetta se.

"Ma essi sono pur sempre qualcosa già pensato da altri. Percorsi già fatti. E apparsi nella nostra mente non per nostra volontà."

Siamo tutti uno.
paolo di abramo is offline  
Vecchio 25-06-2007, 19.49.34   #4
Brucus
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Originalmente inviato da freedom
Non nego che quando si svolge un lavoro, si legge un libro o comunque ci si concentra allora abbiamo un briciolo di padronanza sui pensieri. Ma essi sono pur sempre qualcosa già pensato da altri. Percorsi già fatti. E apparsi nella nostra mente non per nostra volontà.

Noi non siamo in condizioni di esprimere alcunchè di originale.

L'originalità non sta nei percorsi inediti, mai fatti, ma nella loro combinazione. Grazie a questa, abbiamo una nona sinfonia, una Pietà o l'equazione E=mc2.

Ciao
Brucus is offline  
Vecchio 25-06-2007, 21.37.19   #5
freedom
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Originalmente inviato da turaz
E anche se fosse così non ci vedrei nessun problema ))))))
Non è questione di problemi. Solo di rendersi conto di come funziona. Ciao Turaz.

Citazione:
Originalmente inviato da paolo di abramo
Credo che l'aver padronanza dei pensieri ,il controllarli ,spinga l'individuo a fratturarsi tra i pensieri e colui che li controlla,in definitiva uno non accetta se.
Non è quello che ho proposto. Ho semplicemente invitato a dare un'occhiata ai nostri pensieri. Il risultato è, in qualche modo, sorprendente.
Citazione:
Originalmente inviato da paolo di abramo
Siamo tutti uno.
Non penso che un'affermazione come questa possa rivestire grande interesse per chi è in ricerca.
freedom is offline  
Vecchio 25-06-2007, 22.14.59   #6
Uno
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Citazione:
Originalmente inviato da freedom
Noi non siamo in condizioni di esprimere alcunchè di originale.

Prima dovevi alzarti in piedi e dire:" Salve mi chiamo Freedom e non sono in grado di esprimere nulla di originale".

Comunque a parte la forma, benvenuto nel club!
Si può guarire però... conta i giorni...



P.s. Ovviamente Paolo non si riferiva a me
Uno is offline  
Vecchio 25-06-2007, 23.13.09   #7
Mirror
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Citazione:
Originalmente inviato da freedom

Credo che una tappa importante del cammino spirituale sia la comprensione che ciò che riteniamo essere noi stessi è un bluff.

Per accorgersene è sufficiente guardare noi stessi con un pò di attenzione. E scoprire che le nostre opinioni sono del tutto indipendenti dalla nostra volontà. O meglio la nostra volontà interviene solo successivamente. Come la benzina nel motore a scoppio.

Nella mia esperienza ho rilevato che: guardando i miei pensieri e bloccandone uno qualsiasi e andando a ritroso il percorso è assai curioso. E' tutto un susseguirsi di associazioni mischiate a ricordi e a input esterni del tutto casuali.

Non nego che quando si svolge un lavoro, si legge un libro o comunque ci si concentra allora abbiamo un briciolo di padronanza sui pensieri. Ma essi sono pur sempre qualcosa già pensato da altri. Percorsi già fatti. E apparsi nella nostra mente non per nostra volontà.

Noi non siamo in condizioni di esprimere alcunchè di originale.

Ottime osservazioni.
Includi anche queste interessanti che hai fatto tu... tutti i pensieri che sorgono... ancora e ancora... nell'osservazione neutrale, facendoti la domanda: cosa è quella consapevolezza impersonale, dimensione particolare, che sa osservare ogni pensiero, associazione di pensieri, casuale o meno, che non sia il pensiero stesso?
Riesci a cogliere questo punto senza un pensiero ulteriore sui pensieri?
No, è quasi impossibile senza la meditazione.
Solo la meditazione ti da la possibilità di osservare la mente come funziona, senza essere fagocitata dal meccanismo dei pensieri automatici o indotti da stimoli esterni nei quali l'ego s'identifica.

Mirror is offline  
Vecchio 25-06-2007, 23.44.37   #8
paolo di abramo
Ospite abituale
 
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Messaggi: 162
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La volontà è la forza che segue un filtro di idee e tutto questo è unito,un percorso ,nessuna parte diversa,che io sappia.

Mi chiedo se ci sia un modo di generare lo spirito ,se la carne genera copie così uguali,perchè in campo spirituale ci si allontana dall'insegnamento ,il seme,dei maestri?E' colpa delle illusioni e dei desideri dei nostri intermediari?Ho letto da qualche parte :"Mai fidarsi dei maestri morti."

Questa ricerca non significa altro che ritrovarsi ,purificarsi,cioè rivolgersi interiormente e fare ordine e nessuno può aiutarci in questo affare,anche se ci sono le basi per farlo in quanto non vi è nulla di più naturale.
paolo di abramo is offline  
Vecchio 26-06-2007, 00.21.42   #9
carlotta84
Nuovo ospite
 
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Originalmente inviato da freedom
generale e a Visechi e Maxim in particolare).

Credo che una tappa importante del cammino spirituale sia la comprensione che ciò che riteniamo essere noi stessi è un bluff.

Per accorgersene è sufficiente guardare noi stessi con un pò di attenzione. E scoprire che le nostre opinioni sono del tutto indipendenti dalla nostra volontà. O meglio la nostra volontà interviene solo successivamente. Come la benzina nel motore a scoppio.

Nella mia esperienza ho rilevato che: guardando i miei pensieri e bloccandone uno qualsiasi e andando a ritroso il percorso è assai curioso. E' tutto un susseguirsi di associazioni mischiate a ricordi e a input esterni del tutto casuali.

Non nego che quando si svolge un lavoro, si legge un libro o comunque ci si concentra allora abbiamo un briciolo di padronanza sui pensieri. Ma essi sono pur sempre qualcosa già pensato da altri. Percorsi già fatti. E apparsi nella nostra mente non per nostra volontà.

Noi non siamo in condizioni di esprimere alcunchè di originale.

Salve Freedom,
in merito al tuo messaggio mi è venuto in mente questo ragionamento: proviamo a vedere se ha qualche ragione d'essere
Considerando il fatto che i nostri pensieri sono ragionevolemente il prodotto di tutto quello che ci circonda, di tutte le esperienze che viviamo, dell'aria stessa che respiriamo (dato che se l'atmosfera fosse costituita da altri elementi o da quantità diversi, ne risentirebbero le stesse forme viventi), effettivamente più si va a ritroso con i pensieri, più si fatica a trovare una qualche originalità di pensiero.. però: solo se vivessimo, paradossalmente, soli dentro ad una stanza allora non saremo influenzati e i nostri pensieri sarebbero unici. Anche tale ragionamento però mi pare confutabile dato che sarebbe la stanza stessa e il silenzio i fattori determinanti che influenzerebbero e quindi intaccherebbero l'originalità del nostro pensiero.. di conseguenza mi pare che la conclusione naturale sia il mettere in discussione il concetto stesso di originalità, esseno questa continuamente messa a repentaglio da ciò che la circonda, perfino dal niente..
cosa ne pensi?
carlotta84 is offline  
Vecchio 26-06-2007, 09.30.02   #10
visechi
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Citazione:
Originalmente inviato da freedomgenerale e a Visechi e Maxim in particolare).Credo che una tappa importante del cammino spirituale sia la comprensione che ciò che riteniamo essere noi stessi è un bluff.
Non c’è alcun bisogno d’intraprendere un “cammino spirituale” per giungere alla constatazione che il nostro (D)Io, la nostra personalità, il nostro essere in generale siano solo un bluff. L’ateismo c’è arrivato senza dover scomodare una qualche divinità. Si definisce “percorso apofatico”, cioè della negazione, molto simile nell’epilogo all’asserto del misticismo e a quello di derivazione orientale, con una punta di disincanto in più, privata dell’estasi contemplativa e che riversa il soggetto all’interno del baratro esistenziale che abita ciascuno di noi, senza che si scovi alcuna apertura che lo riconduca a “rimirar le stelle”. Ciò detto, va da sé che l’esito della percezione dell’inessenza dell’essere assuma quantomeno una duplicità di forme: se per un verso conduce all’estasi mistica, dall’altro al disincanto che ha ben poco a che vedere con la disperazione, pur essendo anche qui assente la speranza (“L’Ultima Dea”). Eckhart definiva Dio Ni-Ente, volendo con ciò significare appunto l’inessenza della realtà, e l’uomo ritrova la confusione con il Ni-Ente che l’ha generato, proprio nel Nulla del profondo della propria anima.Il filosofo Berkeley (vescovo anglicano), estremizzando l’empirismo, postulò, invece, che la realtà sia ciò che è percepito, e non vi sia una Realtà sovrasostanziale, o un essere sovradimensionale se non siano anche percepiti: <<esse est percepi>>; compito della scienza è rendere chiaro il mondo percepito, poiché scaglie – anche considerevoli – della realtà sarebbero percepite a livello inconscio.
Citazione:
Per accorgersene è sufficiente guardare noi stessi con un pò di attenzione. E scoprire che le nostre opinioni sono del tutto indipendenti dalla nostra volontà. O meglio la nostra volontà interviene solo successivamente. Come la benzina nel motore a scoppio.Nella mia esperienza ho rilevato che: guardando i miei pensieri e bloccandone uno qualsiasi e andando a ritroso il percorso è assai curioso. E' tutto un susseguirsi di associazioni mischiate a ricordi e a input esterni del tutto casuali.Non nego che quando si svolge un lavoro, si legge un libro o comunque ci si concentra allora abbiamo un briciolo di padronanza sui pensieri. Ma essi sono pur sempre qualcosa già pensato da altri. Percorsi già fatti. E apparsi nella nostra mente non per nostra volontà.
Il pensiero è sostanzialmente un processo mnesico, è ricondurre allo stato cosciente, cioè dell’attenzione, un apprendimento del passato – anche inconscio -, un suo riaffiorare o riproporsi per ottenerne un completamento o una rielaborazione. Ciò che distingue il pensiero dal delirio è il suo legame con la realtà e con il passato. Ciò che distingue il pensiero dall’estasi è la sua aderenza all’esperienza soggettiva trascorsa che rappresenta anche uno degli step dell’apprendimento, anche qualora questo avvenisse a livello inconscio, esperienza pregressa totalmente assente nell’estasi, nella misura in cui non vi è relazione fra un’esperienza e l’altra, quindi fra due diverse esperienze non si rileva un momento d’apprendimento.Ora mi domando a quale considerazione dovrebbe condurre l’aver seguito il filo che, come una collana, tiene uniti pensieri ed associazioni insorti in momenti storici diversi? Dimostra forse qualcosa se non che il processo che origina un pensiero è sempre un trait d’union fra due o più istanti? Originale non è il pensiero in sé, quanto piuttosto l’utilizzo che di questo se ne potrebbe fare, cioè la sua praticità, ma non si tratta di una scoperta di questi giorni.

Ciao
visechi is offline  

 



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