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Vecchio 20-12-2007, 14.09.08   #1
maxim
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Sull'importanza dell'ignoranza spirituale...

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Originalmente inviato da VanLag
… applicando l’insegnamento della Bagavad Ghita dove si dice: - Il vero saggio non denigri mai l’ignorante. Esso deve essere incoraggiato invece a permeare ogni atto di amore e devozione – Quindi non porre l’accento sul male ma sui germogli di bene che si vedono negli altri.

Prendo spunto da una risposta di Van nell’altra discussione per aprire questo 3D che potrebbe portare a risvolti piacevoli.

Nell’accezione spirituale, possiamo definire “ignorante” colui che non vede, che non sa, che non conosce.

Tutti i più grandi maestri, prima della loro realizzazione, sono stati profondamente ignoranti quasi che il loro grado di “successo” sia stato direttamente proporzionale al loro stato di profonda ignoranza precedente.
La spiritualità esige un’intrinseca ignoranza perché laddove quest’ultima avrà commesso i suoi più gravi danni alla psiche, più il risveglio, la rinascita e la realizzazione sapranno portare i frutti migliori. I tormenti interiori, la cecità dell’anima, le esperienze di alterazione che portano fino alla soglia della morte sono l’indice di un pre-risveglio che annuncia le potenzialità spirituali del futuro maestro. Pensate solo se fosse stato possibile avere maestri della caratura (aggettivo posto in favore di chi mitizza codeste persone ) dei Krishnamurti, del Nisargadatta citato nell’altra discussione e dello stesso Buddha, qualora non avessero vissuto precendentemente quel supplizio e quel martirio della coscienza che noi tutti sappiamo.
Non tanto le esperienze di eventi negativi e le sofferenze che c’impone la vita, quanto come queste siano state vissute soggettivamente dagli stessi, ne hanno determinato dapprima quella profonda ignoranza che conduce fino alle porte della morte e successivamente il risveglio liberatore. Il modo di conduzione della vita ante-illuminazione, quel seme di follia presente in ciascuno di noi ma che in certi casi sembra germogliare di più, le stravaganze vissute, il vizio e le passioni determinano poi un’esplosione spirituale che intacca la profondità dell’anima.
Sufficiente una sbadata occhiata alla vita ante-illuminazione dei grandi maestri per comprendere la profondità del loro pensiero spirituale. Spesse volte, nelle letture di questi “signori”, sono rimasto più affascinato dalla loro biografia rispetto al messaggio spirituale (che per me sono più o meno tutti uguali ) ed ho sempre cercato di collegare questo agli eventi della loro vita passata per carpirne la profondità e l’enfasi di trasmissione. Se ci pensate bene fra l’altro per qual motivo ci si dovrebbe appassionare ad un tal maestro se non avesse dimostrato in quale travagliato inferno sguazzava in precedenza?...quella buia notte dell’anima che ha contraddistinto anche i grandissimi artisti e dalla quale hanno saputo uscirne dimostrandoci aspetti positivi direttamente proporzionali ai controvalori vissuti.

Perché mi viene da dire tutto questo? Perché non so quanta “verità” ci sia in quel pezzo sopraquotato della Bhagavad Ghita riportata dal saggio Van…l’ignorante spirituale, nell’accezione descritta all’inizio di questo post, in certi casi non dovrebbe essere spronato ad alcunché. In quali casi?...in tutti i casi ove quell’ignoranza celi dietro se delle potenzialità che non potranno materializzarsi fintantoché questa non si esprime ai suoi massimi livelli conducendo l’ignorante fino all’orlo della morte spirituale…meglio ancora quella fisica….anzi, necessaria quella fisica Agire prima significa uccidere dio! L’ignorante spirituale dev’essere semmai spronato ad accelerare il suo processo di distruzione ponendo proprio l’accento sui germogli del male che cova in sè.
Fra l’altro c’è un legame indissolubile fra l’illuminazione e l’ignoranza...un legame talmente forte che non mi permette di dedurre alcuna differenza fra questi due stati perché la particolarità, la stravaganza, l’originalità insita nelle persone che voi chiamate “maestri” c’era, nella stessa identica maniera, anche prima della luce. Da qui molto probabilmente deriva la mia avversione per i miti spirituali, per le pratiche e cianfrusaglie varie in quanto mi è assolutamente identico il messaggio e la vita dell’ignorante di prima e dell’illuminato di poi…essi emanano la stessa essenza!

Vi ringrazio tutti perché nel periodo in cui ho partecipato a questa sezione ho messo a fuoco cose che prima potevano risultarmi sbiadite. Nessuno però, a parte 2 o 3 casi, pur rispettando fedelmente come cagnolini il messaggio del maestro/i preferito/i , è riuscito a colpirmi nell’originalità e soprattutto non è riuscito in quel connubio che mai dovrebbe mancare tra l’ignorante di prima e l’illuminato di adesso.

Sarei curioso di sentire qualcuno di voi in riferimento all’ignoranza del passato perché solo parlando di essa, e nel modo in cui se ne parla, secondo me è possibile trasmettere un messaggio completo.

Bando quindi alla bella visione di oggi (ma non vi stufate mai di sentire sempre le solite cose? ) e spazio alla morte di ieri.

maxim is offline  
Vecchio 20-12-2007, 14.34.57   #2
Noor
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Riferimento: Sull'importanza dell'ignoranza spirituale...

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Originalmente inviato da maxim
mi è assolutamente identico il messaggio e la vita dell’ignorante di prima e dell’illuminato di poi…essi emanano la stessa essenza!

Sarei curioso di sentire qualcuno di voi in riferimento all’ignoranza del passato perché solo parlando di essa, e nel modo in cui se ne parla, secondo me è possibile trasmettere un messaggio completo.
Ecco Maxim..ho raccolto il sunto della domanda perchè mi stavo perdendo..
Ma nonostante tutto, non ho capito cosa stai chiedendo..
...Forse sto diventando ( o rimango)troppo ignorante
Noor is offline  
Vecchio 20-12-2007, 15.05.53   #3
nexus6
like nonsoche in rain...
 
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Riferimento: Sull'importanza dell'ignoranza spirituale...

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Originalmente inviato da maxim
Sarei curioso di sentire qualcuno di voi in riferimento all’ignoranza del passato perché solo parlando di essa, e nel modo in cui se ne parla, secondo me è possibile trasmettere un messaggio completo.

Bando quindi alla bella visione di oggi (ma non vi stufate mai di sentire sempre le solite cose? ) e spazio alla morte di ieri.

Belle riflessioni, Maxim... e spero che riceverai risposte profonde e vere ovvero non condizionate dal ruolo che ci si è poi cuciti addosso... ... (certo dipenderà anche da come ti poni tu, perchè qui dentro già ti si conosce... ... e questo tanto bistrattato "ego" è sempre in azione, anche tra quelli che ormai navigano in cielo...)

... io mi sento di dire solo ciò, in questo momento: più pare accenda luci e più profondo diventa il buio...

Ciao Maxim...
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Vecchio 20-12-2007, 15.54.51   #4
Gianfry
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Originalmente inviato da maxim
Prendo spunto da una risposta di Van nell’altra discussione per aprire questo 3D che potrebbe portare a risvolti piacevoli.

Nell’accezione spirituale, possiamo definire “ignorante” colui che non vede, che non sa, che non conosce.

Tutti i più grandi maestri, prima della loro realizzazione, sono stati profondamente ignoranti quasi che il loro grado di “successo” sia stato direttamente proporzionale al loro stato di profonda ignoranza precedente.
La spiritualità esige un’intrinseca ignoranza perché laddove quest’ultima avrà commesso i suoi più gravi danni alla psiche, più il risveglio, la rinascita e la realizzazione sapranno portare i frutti migliori. I tormenti interiori, la cecità dell’anima, le esperienze di alterazione che portano fino alla soglia della morte sono l’indice di un pre-risveglio che annuncia le potenzialità spirituali del futuro maestro. Pensate solo se fosse stato possibile avere maestri della caratura (aggettivo posto in favore di chi mitizza codeste persone ) dei Krishnamurti, del Nisargadatta citato nell’altra discussione e dello stesso Buddha, qualora non avessero vissuto precendentemente quel supplizio e quel martirio della coscienza che noi tutti sappiamo.
Non tanto le esperienze di eventi negativi e le sofferenze che c’impone la vita, quanto come queste siano state vissute soggettivamente dagli stessi, ne hanno determinato dapprima quella profonda ignoranza che conduce fino alle porte della morte e successivamente il risveglio liberatore. Il modo di conduzione della vita ante-illuminazione, quel seme di follia presente in ciascuno di noi ma che in certi casi sembra germogliare di più, le stravaganze vissute, il vizio e le passioni determinano poi un’esplosione spirituale che intacca la profondità dell’anima.
Sufficiente una sbadata occhiata alla vita ante-illuminazione dei grandi maestri per comprendere la profondità del loro pensiero spirituale. Spesse volte, nelle letture di questi “signori”, sono rimasto più affascinato dalla loro biografia rispetto al messaggio spirituale (che per me sono più o meno tutti uguali ) ed ho sempre cercato di collegare questo agli eventi della loro vita passata per carpirne la profondità e l’enfasi di trasmissione. Se ci pensate bene fra l’altro per qual motivo ci si dovrebbe appassionare ad un tal maestro se non avesse dimostrato in quale travagliato inferno sguazzava in precedenza?...quella buia notte dell’anima che ha contraddistinto anche i grandissimi artisti e dalla quale hanno saputo uscirne dimostrandoci aspetti positivi direttamente proporzionali ai controvalori vissuti.

Perché mi viene da dire tutto questo? Perché non so quanta “verità” ci sia in quel pezzo sopraquotato della Bhagavad Ghita riportata dal saggio Van…l’ignorante spirituale, nell’accezione descritta all’inizio di questo post, in certi casi non dovrebbe essere spronato ad alcunché. In quali casi?...in tutti i casi ove quell’ignoranza celi dietro se delle potenzialità che non potranno materializzarsi fintantoché questa non si esprime ai suoi massimi livelli conducendo l’ignorante fino all’orlo della morte spirituale…meglio ancora quella fisica….anzi, necessaria quella fisica Agire prima significa uccidere dio! L’ignorante spirituale dev’essere semmai spronato ad accelerare il suo processo di distruzione ponendo proprio l’accento sui germogli del male che cova in sè.
Fra l’altro c’è un legame indissolubile fra l’illuminazione e l’ignoranza...un legame talmente forte che non mi permette di dedurre alcuna differenza fra questi due stati perché la particolarità, la stravaganza, l’originalità insita nelle persone che voi chiamate “maestri” c’era, nella stessa identica maniera, anche prima della luce. Da qui molto probabilmente deriva la mia avversione per i miti spirituali, per le pratiche e cianfrusaglie varie in quanto mi è assolutamente identico il messaggio e la vita dell’ignorante di prima e dell’illuminato di poi…essi emanano la stessa essenza!

Vi ringrazio tutti perché nel periodo in cui ho partecipato a questa sezione ho messo a fuoco cose che prima potevano risultarmi sbiadite. Nessuno però, a parte 2 o 3 casi, pur rispettando fedelmente come cagnolini il messaggio del maestro/i preferito/i , è riuscito a colpirmi nell’originalità e soprattutto non è riuscito in quel connubio che mai dovrebbe mancare tra l’ignorante di prima e l’illuminato di adesso.

Sarei curioso di sentire qualcuno di voi in riferimento all’ignoranza del passato perché solo parlando di essa, e nel modo in cui se ne parla, secondo me è possibile trasmettere un messaggio completo.

Bando quindi alla bella visione di oggi (ma non vi stufate mai di sentire sempre le solite cose? ) e spazio alla morte di ieri.


Dal mio punto di vista, il dubbio (presa di coscienza della propria ignoranza), che deve fare da sprone alla ricerca, e l'Illuminazione (cioè la Verità) vanno a braccetto. Il grosso pericolo per un ricercatore è quello della presunzione di essere arrivato a possedere la Verità, come purtroppo fanno moltissimi cristiani che affermano di possedere la Verità. Questo fra l'altro porta ad abbandonare la ricerca che deve essere invece senza sosta.
D'altra parte la vita si evolve attraverso una catena ininterrotta di creazioni-distruzioni-creazioni, per cui tutto ciò che non serve più all'evoluzione della Vita viene distrutto per lasciare spazio al Nuovo.
Gianfry is offline  
Vecchio 20-12-2007, 16.20.29   #5
fallible
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salve e buon pomeriggio|
ciao max è una domanda ben strana quella che tu fai...nel senso che se dovessi parlare degli errori nella mia vita darei una riposta più lunga del tuo post iniziale (intendo errori protratti nel tempo) ; mi sembra anche di averne parlato(alcolismo...); ma è strana perchè chiedi ad un ignorante (qual son io ) di stabilire l'ignoranza di partenza, come se fosse quantificabile; a livello psicoanalitico (si dice così?)credo di essere sceso, più o meno coscientemente al più basso livello di "uomo" secondo i miei parametri...che differiranno sicuramente dai tuoi o di qualsiasi altro; smetto , in caso contrario diventerebbe Fallible "La vendetta" claudio
fallible is offline  
Vecchio 20-12-2007, 16.53.19   #6
maxim
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Eh si grande Nexus…purtroppo non ho saputo costruirmi una bella nomea fra gli animalisti e gli spiritualisti…però mi piacerebbe si comprendesse che non starei a perdere del tempo in posts oceanici se il mio intento non volesse essere serio e costruttivo. Insomma…chiedo consigli e voglio conoscere…gli amici potranno pur spendere un po’ del loro tempo per starmi appresso no?…lo fanno con tutti ed io credo di meritare le stesse attenzioni di coloro che li seguono in maniera apparentemente più fedele della mia.

Vedo di chiarirmi con Noor, riprendendo anche il discorso di Gianfry...

La discussione ha preso origine da una frase della Bhagavad Ghita…questa:

“Il vero saggio non denigri mai l’ignorante. Esso deve essere incoraggiato invece a permeare ogni atto di amore e devozione”

E’ un po’ ciò che viene detto da tutte le religioni e con maggior enfasi in quelle di stampo orientale. Anche qui sul forum viene detta più o meno la stessa cosa no? sarà forse la particolarità del forum però in realtà, l’ignorante qui viene ripreso eccome! Foss’anche solo parlando della visione celeste degli illuminati e dei consapevoli tutti, che non mancano mai di riprendere da una parte, e suggere la strada dall’altra.
Si cerca cioè di toccare i germogli del bene dell’ignorante affinché venga incoraggiato a permeare appunto ogni atto d’amore e di devozione.
Ciò che mettevo in discussione, viste le mie conoscenze biografiche almeno dei più grandi maestri orientali, è che questi parrebbe fossero diventati tali dopo una loro precedente profonda ignoranza spirituale. Metto ad esempio in relazione la vita di U.G. (così faccio per forza intervenire anche Vanlag ) prima della sua illuminazione e quella dopo la sua illuminazione. Se U.G. non avesse condotto un tipo di vita così “ribelle” sarebbe potuto diventare l’U.G. che conosciamo? I suoi primi maestri attraverso quali parole avranno tentato di spronare un uomo che stava conducendo una vita allo sbando ed era l’antitesi della spiritualità?...eppure la sua morte, quasi fisica, è stato un percorso obbligato e così pure quella di altri grandi maestri.

Perché quindi spronare alla salvezza quando in realtà è prima la morte che serve?

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Vecchio 20-12-2007, 17.54.53   #7
Noor
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Originalmente inviato da maxim
Perché quindi spronare alla salvezza quando in realtà è prima la morte che serve?
D'accordo Maxim ..grazie per il chiarimento.
In fondo dici: perchè ammazzarsi per salvarsi,sacrificarsi,costruir si quella benedetta salvezza,se poi in fondo..accade quel che deve accadere e si salva il figliol prodigo e non il "bravo figliolo" diligente e buono?
Certo..è così..
In fondo bisogna ,come dici tu,solo "morire",anche disperare volendo..
Ma volere cosa?E' sicuro che c'entri qualcosa la volontà, se parliamo di arrenderci e morirne?
Perchè la Grazia accade sì ,ma in modo imponderabile e imprevedibile...sia sulla strada di Damasco come per il meditante diligente, ma "arreso" senza più nessun desiderio di "divenire".
Allora?
Allora la ricerca è riconquistare quella innocenza perduta che è anche ignoranza.Perchè ogni ignoranza è il seme,ed ogni seme dell'ignorante "grezzo"
va accolto ed esortato..anche nei modi non visibili ad egli..
Ma non ci sono Vie tracciate per ciò,visto che dipende..
Da che dipende?
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Vecchio 20-12-2007, 18.20.13   #8
daniele75
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L'ignoranza spirituale é essere puri dentro,ascoltare qualsiasi punto di vista,tutti possono insegnarci qualkosa,a prescindere dal loro inquadramento "illusorio" sociale.
-siate come i bambini e la verità vi si presenterà....-
-cosi ho sentito dire-
daniele75 is offline  
Vecchio 20-12-2007, 18.51.57   #9
fallible
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Salve!
così per impicciarmi un pò
Perché quindi spronare alla salvezza eventualmente "si sprona" alla consapevolezza claudio
fallible is offline  
Vecchio 20-12-2007, 20.11.21   #10
atisha
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Sarei curioso di sentire qualcuno di voi in riferimento all’ignoranza del passato perché solo parlando di essa, e nel modo in cui se ne parla, secondo me è possibile trasmettere un messaggio completo.

Bando quindi alla bella visione di oggi (ma non vi stufate mai di sentire sempre le solite cose? ) e spazio alla morte di ieri.


ti rendi conto di cosa sotto le righe stai chiedendo, dopo il lungo cappello d'introduzione??
un tiro al piccione mascherato a rispettabilissimi individui di cui neanche conosci..
a che fine?
al fine di completare la tua sentenza sull'illuminato?



sinceramente ritengo provocatoria e deludente la tua proposta..

mi permetto di dirtelo con tutta sincerità....


atisha is offline  

 



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