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Spiritualità - Religioni, misticismo, esoterismo, pratiche spirituali.
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Vecchio 09-02-2015, 19.38.40   #31
Galvan 1224
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Data registrazione: 30-01-2014
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Riferimento: Buddha bar

Due persone si incontrano al mattino presto all’interno di un bosco di montagna.
Una è lì per passeggiare, non ha nulla con sé e ricambia appena con un cenno al cordiale saluto dell’altra che porta un capiente cesto di vimini.
“Andrà per funghi” – pensa.

Dopo qualche ora casualmente si incrociano nuovamente, nell’unico sentiero all’interno del fitto bosco e il passeggiatore non può far a meno di gettar un’occhiata al cesto dell’altro.
Pur da ancor distante nota come sia ben pieno ma, stranamente, non sembran funghi, piuttosto sassi… neri, oblunghi e regolari.
“Guarda – pensa – non l’avrei detto, forse un geologo”.

Tuttavia a causa del modo sbrigativo tenuto nell’occasione del primo incontro, pur curioso, non gli vien da cambiar registro e arrivati a breve distanza saluta con appena un po’ più di enfasi.
Ma non può far a meno di osservar bene il cesto.

“Ma… non son pietre… son mitili, cozze! Com’è possibile..?”
Quando ormai si son passati, il passeggiatore, interdetto e frustrato nella curiosità, realizza che l’altro l’aveva nuovamente salutato affabilmente.

Rimuginando sull’episodio dopo un’altra ora ritorna al punto di partenza, sul piccolo piazzale dove ha posteggiato l’auto… fatalità, ce n’è un’altra… e da un differente sentiero ecco sbucar l’uomo col cesto.

Le auto son poco distanti e stavolta il passeggiatore si sente incline ad approfondir la faccenda… ma l’altro, stavolta lui con un cenno, mette il cesto sul sedile posteriore e sale.

Il passeggiatore ha ancora tempo di guardar il cesto… ricolmo di magnifici funghi.


Galvan 1224 is offline  
Vecchio 10-02-2015, 22.16.10   #32
Jacopus
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Riferimento: Buddha bar

Prendo un tè caldo. Il tè è la bevanda della meditazione. Di questi tempi frenetici alcuni pensieri mi rincorrono più di sovente. Su uno, in forma di domanda, in particolare. Come fare il bene?
Vedo tanti poveri agli angoli della strada, devo dare a tutti loro la carità? Sul mio cammino devo sorridere agli altri e salutarli o camminare scontroso e corazzato come tutti? Sul lavoro devo mostrarmi al massimo diligente, attento e gentile? Oppure per fare il bene occorre prima un atto di violenza collettiva o predicare e criticare questi tempi oscuri, magari da un blog che nessuno leggerà?
Dovrei raccogliere quel giornale buttato a terra con noncuranza da un passante o cancellare quella parolaccia scritta sul muro?
Questo mondo ci vuole tutti separati, ha paura della nostra unione nella solidarietà e nella comprensione dei più deboli. Il mondo del denaro si ciba silenziosamente della nostra stessa carne e ci fa credere che sia necessario per il nostro benessere. Ha paura degli atti gratuiti e li nega. Perfino le religioni di solito sono fondate su un corrispettivo: fai il bene e così andrai in paradiso. Ma questo non è bene in un senso puro. Il bene in senso puro si fa per se stesso, senza volere alcuna ricompensa.
Continua quella vocina a chiedere: "come fare il bene?".
Il tè intanto è finito. Buona serata e grazie per l'ascolto.
Jacopus is offline  
Vecchio 11-02-2015, 05.05.31   #33
acquario69
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Riferimento: Buddha bar

so da tempo che hanno aperto un certo Buddha bar,proprio qui vicino..un giro di palazzo!
oggi ci entro,già l'insegna mi incuriosisce parecchio..mi chiedo da che tipo di clientela e' frequentato,in genere succede che il gestore ha sempre una somiglianza col pubblico che lo bazzica e viceversa.
entro e ho già l'impressione che sia un ambiente tranquillo.
..avete mai avvertito le vibrazioni sottili di un determinato ambiente che vi circonda?..

Buongiorno…un caffè grazie…mi dia pure un pezzo di quella torta li con ricotta e cioccolato.
me lo potrebbe servire in quel tavolino fuori?….grazie!


davanti a me,gente che cammina indaffarata…dove andra sempre così di corsa?

ma che assurdo penso..che nessuno trova più il tempo di fermarsi,ascoltare,vedere,pens are,comunicare...
avremmo mai immaginato di arrivare a tanto?
be i segni c'erano..ma chi li vedeva?
cosa vedevamo?
quale sinistra complicità?

anni a dietro ricordo,non era così,persino i bar,generalmente erano deputati a luoghi dove un po ci si intratteneva…(ve la ricordate la schedina del totocalcio?…si lo so,il calcio fa schifo,era un banalissimo esempio,ma vi si riusciva ancora a trasmettere qualcosa che andava oltre,forse un senso di appartenenza sostituito dalla mercificazione che ha preso il posto a tutto,vite comprese naturalmente)..capitava così di scambiare piccoli gesti quotidiani,squisitamente umani…forse ne era rimasto ancora vivo qualcosa in noi..magari sta sempre li,sepolto pero da valanghe di insulsaggini..

sarà questo lo spirito di questo bar?
certo e' dura di questi tempi,non dev'essere facile per chi lo gestisce,per chi ancora lotti contro questo "no sense"…come risalire un fiume controcorrente..ma che dico fiume,un torrente in piena!

me lo auguro…così verro a farci visita di nuovo.

mi alzo…faccio cenno con la mano…Buonagiornata!
acquario69 is offline  
Vecchio 17-02-2015, 12.44.59   #34
Galvan 1224
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Riferimento: Buddha bar

Qual’è il denominatore comune degli ultimi tre post: il mio, quello di Jacopus e di acquario?

Una persona cammina tra i boschi, incontrandone un’altra con un cesto.

Una persona cammina nella sua città e sollecitato da quanto vede si ritrova a proceder dentro di se, tra i suoi pensieri, a ricercar la giusta azione fondata sul bene.

Una persona fa giusto quei pochi passi (un virtuale giro di palazzo) per entrare in un bar, domandandosi il senso del procedere di corsa dei suoi simili con sempre meno tempo per osservare e comunicare.


Acquisita la postura eretta man mano nell’uomo si sono sviluppate le sue peculiari capacità, che l’han portato a prevalere sull’altre specie e in seguito a esercitarne dominio assoluto.
Gli animali non camminano, non nell’accezione che ne diamo per l’uomo.
Essi cacciano, cercano cibo e incontri a scopo riproduttivo o di consolidamento del gruppo che ne può garantire la sopravvivenza come specie.
Se non son coinvolti in questo se ne stan fermi, magari a utilmente spulciarsi come i babbuini.

Il camminare dell’uomo nei tre post riguarda la sua coscienza, prima ancora che la sua figura.
Si può dire che proceda da quella, un bisogno interiore prima che una necessità.

Uno scrittore, Thoreau, ha dedicato buona parte della sua vita all’arte del camminare (su cui ha scritto un libro) e oltre a Forrest Gump, che procedeva un po’ più spedito, con un po’ di ricerca troverete esempi a iosa al riguardo.


C’è un altro camminare, un procedere non nello spazio e in un certo senso neppur nel tempo… qualcosa che non appartiene all’uomo bussa alla sua porta e lo conduce per sentieri di luce, colori, forme, suoni… architetture di parole... sostenendolo affinché riporti ai suoi simili traccia di quel viaggio: le opere d’arte.


E alla fine di tutti i viaggi, di quei lunghi o brevi cammini che ci è stato permesso di compiere c’è una porta che dobbiam attraversare da soli.
Alcuni neppur ne avranno coscienza, accadendo nel sonno o per un repentino incidente; per molti altri a causa di problemi fisici sarà un difficile percorso d’avvicinamento, a pochi (fortunati) il corpo esaurirà le funzioni vitali semplicemente come s’esala un respiro.

C’è un altro modo d’arrivar alla fine, il più tremendo, quello dovuto alla decisione di altri uomini.

Le cronache dei nostri giorni (d’oggi lo sgozzamento dei copti, ieri il pilota giordano arso vivo… tortura e ferocia allo stato puro) mai mancan di riportar tali evenienze, sì che se è possibile, ci si è un po’ abituati, al pari del legger dell’esecuzioni capitali comminate dagli stati, civili o meno che siano (dall’America all’Iran, alla Cina ecc.).


Fëdor Dostoevskij (Wiki)

Il 23 aprile 1849 viene arrestato per partecipazione a società segreta con scopi sovversivi e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo. Il 16 novembre dello stesso anno, insieme ad altri venti imputati viene condannato a morte, ma lo zar Nicola I, il 19 dicembre seguente, commuta la condanna a morte in lavori forzati a tempo indeterminato. La revoca della pena capitale, già decisa nei giorni precedenti all'esecuzione, viene comunicata allo scrittore solo sul patibolo. L'avvenimento lo segnerà molto, come ci testimoniano le riflessioni sulla pena di morte (alla quale Dostoevskij si dichiarerà fermamente contrario) in Delitto e castigo e ne L'idiota scritto a Firenze. Il trauma della mancata fucilazione si assocerà alle crisi di epilessia che segneranno la sua esistenza e di cui si troverà traccia in alcuni romanzi, quali L'Idiota nella figura del principe Myškin.
« A chi sa di dover morire, gli ultimi cinque minuti di vita sembrano interminabili, una ricchezza enorme. In quel momento nulla è più penoso del pensiero incessante di poter non morire, del poter far tornare indietro la vita. Allora, quale infinità! Si potrebbe trasformare ogni minuto in un secolo intero... »
(L'idiota)



A chi sa di dover morire… tutti noi… non serve riandar al grande filosofo Seneca per capire che il senso dell’esistenza procede dalla consapevolezza della nostra fine.

Da quella, a volte, sorge un po’ d’attenzione a quello che facciamo, cercando di conformar la nostra azione prima che a un’etica imposta, vieppiù a quella vocina interiore (citata da Jacopus) che continua a interrogarci, se gli si presta attenzione.

V’è un desiderio nell’uomo di far le cose per bene, anche nelle piccole attività, nel mio caso di svolger bene quello che scrivo, secondo le mie possibilità, curandolo al par di fiore in un giardino che colgo mettendolo nelle vostre mani… a mia volta prendendo i vostri fiori (scritti), ringraziandovi d’averli condivisi.


Ognuno ha la sua misura e il resto non l’appartiene,
scorre lo stesso sangue pur in diverse vene.



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Vecchio 18-03-2015, 20.06.17   #35
Galvan 1224
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Notizia di ieri:

Un cittadino neozelandese, gestore di un bar, e due suoi colleghi birmani sono stati condannati a due anni di reclusione per insulto alla religione, per aver usato per un'inserzione pubblicitaria su Internet un'immagine di Buddha rappresentato con le cuffie alle orecchie per ascoltare la musica.
L'inserzione, apparsa sulla pagina Facebook lo scorso anno in occasione dell'apertura del locale, aveva provocato reazioni di indignazione sui social media del paese.
L'immagine era stata usata per reclamizzare il locale con lo slogan “Buddha.bar”, che riecheggia il nome di una nota catena di locali nata in Francia.

Anche i locali della catena Buddha Bar in passato hanno dovuto fare i conti con proteste e denunce da parte della popolazione birmana.
Oltre ai due anni di reclusione, i condannati dovranno scontare in carcere anche altri sei mesi per aver violato il divieto di tenere aperto il loro esercizio commerciale dopo le 22.



Mi sa che tra un po’ si chiude…


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Vecchio 24-06-2015, 21.52.04   #36
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https://youtu.be/CjCk8kRFhC4


"You can see now?"

"Yes, I can see now."
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Vecchio 29-06-2015, 23.44.07   #37
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Spero che il filmato proposto sia stato gradito.
Del grande Chaplin non serve dir nulla e, piaccia o meno, la qualità artistica di Battiato è fuori discussione.
Due grandi artisti “messi assieme” dall’artista (secondo sua misura) che ha prodotto il video.
Il missaggio è stato ben accompagnato da musica e parole e in taluni passaggi (divertenti tra l’altro, come la danza delle pagnotte inforchettate) parevano fatti uno per l’altra.


“Puoi vedere, adesso?”
“Sì, posso vedere.”


Il personaggio femminile del film, riacquistando il prezioso bene della vista, dà testimonianza dell’atto d’amore che l’ha reso possibile.
Le parole conclusive possono essere interpretate quale metafora di un bene che, forse indipendentemente dalla nostra volontà, incontriamo (non tutti) a un certo punto della nostra vita.

Non il semplice evento che procede nella direzione dei nostri desideri, ma qualcosa di più grande, in grado di cambiar del tutto la prospettiva del nostro vivere… di vedere le cose, la vita, in modo diverso, se non (a quel modo) per la prima volta.

Questa era la traccia e il significato del post (naturalmente nella mia immaginazione) e chi lo voglia potrebbe illustrare ai lettori la propria esperienza secondo tale direzione.
Pur se il contesto, quest’umile e scarsamente frequentato bar, forse non sembri luogo adatto.

Ma tant’è, mi piacciono i “luoghi di passaggio”, ricordandomene un altro… quello di tutti, esattamente il mio e il vostro, dovunque ci troviamo… quell’attimo fuggente che al nostro senso di noi stessi, al nostro io, appare collegato a tutti i precedenti.

Per alcuni soltanto un’illusione, al pari dell’apparente “sostanza” dell’io, pur se, a ben vedere, ogni cosa che produco, queste parole ad esempio, derivano dall’effettiva realtà dell’io.

Cosa mai si può dire, senza quell’io?

Cosa mai si potrebbe vedere senza quell’io?

E come si vivrebbe – se davvero si potesse - senza quell’io?


un saluto (il bar 'un me l'hanno chiuso...)
Galvan 1224 is offline  
Vecchio 11-08-2015, 10.27.30   #38
Sariputra
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Questa mattina, tossendo, son voluto entrare nel Buddha bar di Galvan. Camminavo lentamente sulla spiaggia, con ampi respiri, per inalare iodio a placare 'sta tosse che mi sconquassa da giorni e l'ho visto...Galvan non c'era e un po' di sabbia aveva ricoperto il pavimento. C'era una pace e un silenzio profondo, persino il frangersi delle onde arrivava attutito, smorzato. Alcune statue erano rovesciate. Una se ne stava decapitata in un angolo. Scritte oscene su una parete e vari preservativi sparsi qua e là. Ne notai diversi di color rosso. La domanda che mi ponevo da giovane ingenuo, la curiosità di sapere, era ancora con me. Perché rossi ? Ha a che fare con il sangue ? Uno schifo profondo mi invadeva l'anima mentre cercavo una sedia ancora intatta.
L'ho trovata e mi sono piazzato vicino l'entrata, così da poter scorgere la riva e una piccola porzione di cielo. Era da tanto che non meditavo. Ma volevo provare se ne ero ancora capace. In gioventù mi riusciva con facilità terribile. Bastavano pochi minuti di consapevolezza del respiro e subito iniziava a rarefarsi, a rallentare fino a...fermarsi completamente. Almeno a me sembrava così. Probabilmente era tanto sottile da sembrar inesistente. Ma tant'è.
In quel silenzio del mio corpo i miei sensi erano decuplicati. Ricordo che percepivo nitidamente il suono di una goccia d'acqua che cadeva, lenta, dal rubinetto posto nel giardino comunale, di fronte casa. Il respiro dei miei che dormivano,osservavo le cose che mi circondavano con gli occhi chiusi e le vedevo nitidamente... Allora accadeva che, dopo il respiro, pure il pensiero si arrestava. Quel che succedeva poi non trovo parole, ma ricordi nell'animo, per descriverlo.
Ero un bambino gracile e malaticcio, molto timido, un vero imbranato.
Adesso sta oscurandosi il cielo a est. Delle nuvole d'afa, forse.
Altri ricordi...una tavoletta di cioccolato in mano e un bambino di fronte. Ne vuoi? Sì grazie...Com'ero contento, un amico nuovo per giocare e poi i commenti di mia madre alla sera che raccontava a mio padre, è così buono e sto così male che non riesca a trovare nessuno con cui giocare...Irrompe in me il viso di mia madre, com'è oggi, deformato, distrutto, annientato dalla demenza.
Il giorno dopo, proprio quel bimbo, lo sgambetto a scuola, la caduta, l'eterna caduta, l'infinita caduta...la sua caduta.
Tosse stizzosa, secca, non produttiva l'ha definita il doc. Anche la tosse dev'essere produttiva ai giorni nostri? Gli ho chiesto. Mezzo sorriso, neanche perder tempo a rispondere. Ogni volta che incontro esseri umani sempre una sensazione di vacuità, che alla fine non ci sia nulla dietro...ma ecco, la voce di mia figlia, un sussurro. E' arrivata senza far rumore, come quando l'ho vista nascere, in sala parto, con i volti preoccupati delle ostetriche e poi il pianto, liberatorio.
Cosa stai facendo ? Le sorrido e non rispondo. Hai visto papi, sono statua di Buddha, ti piacciono? che sporco che è qui dentro.
La porto fuori e ci incamminiamo di nuovo lungo la spiaggia. Forse pioverà.Chissà che rinfreschi.
Sariputra is offline  
Vecchio 15-08-2015, 16.49.58   #39
Galvan 1224
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Riferimento: Buddha bar

Citazione:
Originalmente inviato da Sariputra
Questa mattina, tossendo, son voluto entrare nel Buddha bar di Galvan. Camminavo lentamente sulla spiaggia, con ampi respiri, per inalare iodio a placare 'sta tosse che mi sconquassa da giorni e l'ho visto...Galvan non c'era e un po' di sabbia aveva ricoperto il pavimento. C'era una pace e un silenzio profondo, persino il frangersi delle onde arrivava attutito, smorzato. Alcune statue erano rovesciate. Una se ne stava decapitata in un angolo. Scritte oscene su una parete e vari preservativi sparsi qua e là. Ne notai diversi di color rosso. La domanda che mi ponevo da giovane ingenuo, la curiosità di sapere, era ancora con me. Perché rossi ? Ha a che fare con il sangue ? Uno schifo profondo mi invadeva l'anima mentre cercavo una sedia ancora intatta.
L'ho trovata e mi sono piazzato vicino l'entrata, così da poter scorgere la riva e una piccola porzione di cielo. Era da tanto che non meditavo. Ma volevo provare se ne ero ancora capace. In gioventù mi riusciva con facilità terribile. Bastavano pochi minuti di consapevolezza del respiro e subito iniziava a rarefarsi, a rallentare fino a...fermarsi completamente. Almeno a me sembrava così. Probabilmente era tanto sottile da sembrar inesistente. Ma tant'è.
In quel silenzio del mio corpo i miei sensi erano decuplicati. Ricordo che percepivo nitidamente il suono di una goccia d'acqua che cadeva, lenta, dal rubinetto posto nel giardino comunale, di fronte casa. Il respiro dei miei che dormivano,osservavo le cose che mi circondavano con gli occhi chiusi e le vedevo nitidamente... Allora accadeva che, dopo il respiro, pure il pensiero si arrestava. Quel che succedeva poi non trovo parole, ma ricordi nell'animo, per descriverlo.
Ero un bambino gracile e malaticcio, molto timido, un vero imbranato.
Adesso sta oscurandosi il cielo a est. Delle nuvole d'afa, forse.
Altri ricordi...una tavoletta di cioccolato in mano e un bambino di fronte. Ne vuoi? Sì grazie...Com'ero contento, un amico nuovo per giocare e poi i commenti di mia madre alla sera che raccontava a mio padre, è così buono e sto così male che non riesca a trovare nessuno con cui giocare...Irrompe in me il viso di mia madre, com'è oggi, deformato, distrutto, annientato dalla demenza.
Il giorno dopo, proprio quel bimbo, lo sgambetto a scuola, la caduta, l'eterna caduta, l'infinita caduta...la sua caduta.
Tosse stizzosa, secca, non produttiva l'ha definita il doc. Anche la tosse dev'essere produttiva ai giorni nostri? Gli ho chiesto. Mezzo sorriso, neanche perder tempo a rispondere. Ogni volta che incontro esseri umani sempre una sensazione di vacuità, che alla fine non ci sia nulla dietro...ma ecco, la voce di mia figlia, un sussurro. E' arrivata senza far rumore, come quando l'ho vista nascere, in sala parto, con i volti preoccupati delle ostetriche e poi il pianto, liberatorio.
Cosa stai facendo ? Le sorrido e non rispondo. Hai visto papi, sono statua di Buddha, ti piacciono? che sporco che è qui dentro.
La porto fuori e ci incamminiamo di nuovo lungo la spiaggia. Forse pioverà.Chissà che rinfreschi.



Complimenti per il bel componimento, per i contenuti che racchiude e per il tocco delicato del tuo scrivere.

Nel leggerlo, immediatamente s’è trasformato in ricordo, sì che del bar che frequento ora ne ho un’altra immagine, quella d’un luogo dismesso, forse terminata la stagione o perso l’appeal per i frequentatori d’un tempo, ove la natura e maggiormente gli umani ne van accrescendo l’entropia, il disordine.

Pure in quel luogo un tempo avvezzo ai chiacchiericci dei clienti, nella diversa realtà cui la tua fantasia ha dato sostanza, hai trovato il tempo per sederti su una delle ultime seggiole ancora intatte.
E hai ricordato…



Sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….
(Marcel Proust)

Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono solo leggere il titolo.
(Virginia Woolf)

Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro, e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti, e si chiamano sogni.
(Jeremy Irons)

I ricordi battono dentro di me come un secondo cuore.
(John Banville)

Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.
(Isabel Allende)

Cos’è un ricordo? Qualcosa che hai o qualcosa che hai perso per sempre?
(Isabel Allende)

Che cosa fanno i bambini tutto il giorno? Fabbricano ricordi.
(Dino Risi)

Dio ci ha dato i ricordi in modo che potessimo avere le rose di giugno nel mese di dicembre
(James Barrie)

Anche ricordare il male può essere un piacere quando il male è mescolato non dico al bene ma al vario, al mutevole, al movimentato, insomma a quello che posso pure chiamare il bene e che è il piacere di vedere le cose a distanza e di raccontarle come ciò che è passato.
(Italo Calvino)

A volte i ricordi diventano il presente e il presente svanisce come un ricordo lontano.
(Massimo Valerio Manfredi)

E forse alla fine, la memoria si trasformerà in una grande sala con gli orologi fermi sulle distinte ore in cui siamo stati felici.
(Juan Varo)

Il ricordo è un poco di eternità.
(Antonio Porchia)

La nostra memoria è un mondo più perfetto rispetto all’universo: restituisce la vita a quelli che non esistono più.”
(Guy de Maupassant)


Poi ha davvero rinfrescato,

grazie della visita

Galvan 1224 is offline  
Vecchio 06-10-2015, 23.01.15   #40
Galvan 1224
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Riferimento: Buddha bar

Sariputra - Filosofia - Riferimento: Vita, morte, saggezza

Questa mattina, mentre gli preparavo la colazione, ho provato ad approfondire l'argomento con mio padre.
E' un uomo molto anziano, quasi novantenne, ancora lucido ma pieno di malanni fisici (cardiopatia, prostata, piaghe alle dita dei piedi, artrite, diabete , operato di cancro, ecc.).Arriva in cucina ansimando. Ogni movimento gli procura sofferenza.
Gli ho posto il problema in questi termini:
-Per te la vita, ora che hai poche soddisfazioni e tanti malanni, ha ancora un significato? Ti va ancora di viverla? Le tue sofferenze sono molto maggiori delle gioie ?-
Mi ha guardato con i suoi vecchi occhi stanchi ma ancora vivi e mi ha risposto:
-Sì, per me vale ancora la pena di vivere.-
-Perché?...-
-Adesso trovo gioia in cose che quand'ero giovane nemmeno mi fermavo ad osservare. Piccoli particolari, scorci di paesaggio, una viuzza piena di ricordi, il sentire quasi le voci degli amici ormai tutti andati, i colori che non ho mai visto così belli come ora ( lui è un artista, uscito dall'Accademia delle Belle Arti di Venezia in epoca "eroica", quando l'arte aveva ancora reale valore per l'uomo).
Adesso un semplice ricordo ha la capacità di farmi rinascere un mondo dentro. Quand'ero giovane vivevo pensando al futuro, ora invece , quando riesco a muovermi un po' e le gambe non mi fanno troppo male, assaporo intensamente ogni attimo perché sono consapevole, ogni giorno, che potrebbe essere l'ultima volta che lo posso fare.
Lo so che non ci crede nessuno, ma io adesso vivo molto più intensamente di un tempo, solo che è tutto dentro e , quando sei vecchio, non hai più voglia di parlarne. E' faticoso e la gente non ti ascolta. Nemmeno tu mi ascolti, ormai...-
-Alcuni affermano che è preferibile morire piuttosto che vivere con tanti dolori e pochissime gioie. Che ne pensi ? -
-Guarda, lo pensavo anch'io quand'ero giovane ma non conoscevo niente dell'esser vecchio.Ora lo sono e mi sembra che, anche se soffro 23 ore su 24 alcuni giorni, la bellezza intensa che vivo in quell'ora di tregua, vale molto di più , tanto di più. Lo vedrai anche tu se avrai la grazia di diventar vecchio come me.
A proposito...sei andato a prendermi il Tachidol ?-
Mi è venuto da ridere e l'ho lasciato in pace ad inzupparsi lentamente, molto lentamente, le fette biscottate nel caffè.
Non posso sapere se tutti i vecchi provano simili sentimenti ma...penso che in fondo, in vario modo, tutti percepiscano con intensità e rivivano continuamente il loro vissuto, più liberi dal "mondo" di un giovane.
Altra cosa sono i morbi vari e le demenze che ti tolgono tutti i ricordi...quello è un altro capitolo che costringe coloro che ti seguono e aiutano a risvegliare i loro di ricordi.



Galvan 1224 - Psicologia - Riferimento: La morte... ne parliamo?

Ho apprezzato tutti gli interventi e la loro misura (come si conviene a tal argomento) di questo bel 3d e mi onoro di metterci qualche parola.

Mio padre è morto in casa e gli addetti delle pompe funebri si son occupati (con professionalità e sensibilità) di comporlo nella cassa, ben vestito e nella posa classica, le mani sul petto.
Nel soggiorno, con le imposte abbassate, son arrivati i pochi amici che ancora erano in vita, venuti per l’ultimo saluto, intrattenuti da me e un mio fratello.
Uno portò un mazzo di fiori raccolti in qualche giardino, avvolti con della carta. Li rammento tra tutti.

Trascorsi pochi minuti in silenzio son cominciati i ricordi e man mano che procedevano si scioglieva la triste atmosfera, tanto che mia madre affranta riuscì a prenderne un po’ parte.
A un certo punto mi son reso conto, quasi la vedessi dall’esterno, della scena: eravamo a cerchio intorno alla cassa e due amici s’erano appoggiati con le braccia come ci s’appoggia su un tavolo, continuando a conversare.
Quei ricordi erano e sono la voce che resta dentro di noi di chi si diparte.

Se accade di non esser schiantati dall’evento doloroso tutto avviene con una certa naturalezza, in un’atmosfera di rispetto e dignità.
Ritengo che ove possibile abbia importanza render l’ultimo saluto, e vi suggerisco di vedere il film “Departures” (a mio avviso un capolavoro anche di contenuti).

A mio padre, malato da tempo, una mattina cedettero le vertebre e schiantò a terra.
Era solo in camera in quel momento e un mio fratello con cui viveva accorse dopo un pò, trovandolo ormai senza vita.
Non sopportando di vederlo sul pavimento con uno sforzo sovrumano (era alto e pesante) riuscì a metterlo sul letto e mi telefonò.

Tremendamente sofferente da tempo non trovava pace, volendo resistere dal prender troppe sostanze per mantener la coscienza sveglia, tra l’incredulità del dottore che riteneva impossibile sopportar tali dolori, esortandolo a lasciarsi andare.
Il volto ne era lo specchio implacabile e gli occhi azzurri erano diventati biancastri, infossati e spenti.

Quando arrivai nella camera non provavo ancora nulla, c’era una sorta di sospensione nei miei meccanismi mentali e in quella sorta di vuoto mi sedetti vicino a mio padre per trascorrere del tempo da soli per l’ultima volta, io e lui.
Lo guardai, aveva gli occhi aperti… ritornati incredibilmente azzurri, luminosi e dolci, il volto disteso.
Tutta la sofferenza scomparsa… direi annullata…

Ma quello che non scorderò mai è l’espressione di quegli occhi: sorpresi, sbalorditi come quelli d’un bimbo di fronte a un grandioso regalo inatteso. Non vado oltre.

Ringrazio d’aver la memoria e di ricordar questo e gran parte della mia vita, bello e brutto.
Io sono quel percorso, il lettore di tutti gli eventi che mi son successi.
E trovo che sia una cosa grandiosa.



.............................. ......



Maestro, qual è fra tutte l’arti
invero la più grande e degna di rispetto?

Avanti ti risponda rivolgi il cuor alle parti,
il verbo steso in foglio e ogni santo detto,
la luce intrappolata nel telo o nella carta,
rivelano a lor modo l’imago del destino.


Eppur Signor non sento il tocco della Sarta,
permane la distanza tra me e quel Serafino…

Ben dici mio devoto, allor l’orecchio poni
al suono cristallino e all’armonie sottili,
l’ascolto di tal cori val più di mille doni.


Ma poi, mio saggio Vate, si smorzano quei fili…

Dunque hai compreso il senso e alfine ti rispondo:
guarda l’uomo scherzar e muoversi giocondo,
sorrider a tutti attorno e della propria croce,
portata sulle spalle al par di un lieve velo,
quasi non dar bada pur nel dolor feroce,
tu credi viva in terra… ma lui è già del cielo.


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