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Vecchio 26-06-2015, 15.40.38   #1
Sariputra
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Niente a cui attaccarsi

Come il mio nick fa capire, ho sempre prestato molta attenzione alle scritture buddhiste. Sono state per me , varie volte, fonte viva di ispirazione e anche , bisogna ammetterlo, medicina per il mio spirito malato..in vario modo e in vari tempi.
Sono intervenuto diverse volte su questo forum ma mai ho portato all'attenzione dei passi espliciti tratti dai testi di questa religione ( a parte il Dhammapada, ma quella è autentica poesia).
Per una sorta di strano pudore, quasi infantile direi, nel non voler mostrare...ma tant'è.
Mi è capitato tra le mani un vecchio libro del grande studioso thailandese Buddhadasa. Personaggio atipico ma profondo nel panorama culturale buddhista. Fautore di un ritorno allo spirito autentico di questa religione e all'abbandono di tutti quegli orpelli storico-leggendari-popolari che sono intervenuti nei secoli.
Un ritorno al Dharma autentico di Siddharta Shakyamuni in poche parole.
Molti si chiedono cos'è veramente il Buddhismo.
Ecco la sua risposta...

-Io definirei il Cuore del Buddhismo con la frase: "Niente a cui attaccarsi". Nel Majjhima Nikaya il Buddha viene avvicinato da un tale che gli domanda di riassumere l'insegnamento in un'unica frase.
Il Buddha rispose: "Sabbe dhamma nalam abhinivesaya".
[i]Sabbe dhamma[i] significa "a tutte le cose";[i]nalam[i],"non ci si dovrebbe":[i]abhinivesaya,[i]"attaccare". Niente a cui attaccarsi.
Il Buddha proseguì affermando che, chiunque ode questa frase, ode l'intero Buddhismo; chiunque la mette in pratica, mette in pratica l'intero Buddhismo; chiunque ne coglie i frutti, coglie i frutti dell'intero Buddhismo.-

Ora, qual'è la cosa più difficile di tutte da fare ? Non è proprio il lasciare andare le cose, il non attaccarsi ad esse ? E soprattutto lasciar andare l'eterno nemico, il senso dell'Io-mio ?
Ecco il motivo perché il vero Dharma è sempre stato scelta di pochi e mai è riuscito a sfondare nelle masse. Quando lo ha fatto si è snaturato da se stesso per divenire altro. Qualcosa che placasse le istanze fideistiche delle genti.
Fino a pochi anni fa , anche nella stessa Thailandia, i monaci anziani mettevano in guardia dall'esposizione di punti come non sé, co-originazione interdipendente, quiddità e vuoto, ritenuti troppo complicati per gente semplice. Erano ritenuti sufficienti gli insegnamenti morali ( vi ricorda qualcosa?) basati su antiche credenze non esclusivamente buddhiste, come il karma, la rinascita, i meriti, i paradisi e gli inferni. I punti più profondi della dottrina venivano espurgati dall'insegnamento pubblico. Anche i monaci stessi tendevano ad ignorarli. Pochi liberi pensatori e giovani monaci curiosi se ne interessavano.
Questo per dire che...tutto il mondo è paese. Quanti , anche da noi, conoscono veramente il Cristianesimo, quanti conoscono l'Ebraismo o l'Islam ? Quanti ne parlano senza conoscerlo ?
Spero che questo brevissimo spunto sia utile per gettare un po' di luce su qualcosa visto come "lontano" o "esotico".
Non è affatto così,si tratta semplicemente di...niente a cui attaccarsi .
Questo non attaccarsi porta all'indifferenza e al distacco "nobile" dal mondo ? Nell'idea parrebbe di sì. Nella pratica invece sembra portare nel "cuore delle cose", a vederle in una luce più vera.
Sariputra is offline  
Vecchio 26-06-2015, 20.03.18   #2
iano
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Data registrazione: 28-05-2015
Messaggi: 43
Riferimento: Niente a cui attaccarsi

In tono scherzoso ti rispondo che ti sei attaccato addosso il dispiacere/disappunto di una bella dottrina condannata ad eterno ad essere,quando và bene,se non del tutto travista,praticata a spizzichi e bocconi.
Penso che riuscire a staccarsi dalle cose,anche in modo estremo, sia una buona pratica,se non comporta un distacco definitivo.
In fondo è nella natura umana fare ciò,anche senza volerlo,in quanto succede con l'avvicendarsi degli anni,dato che invechiando c'è un naturale distacco dalle cose di questo mondo.
Ma,fatta salva la morte,non c'è mai un distacco totale dalle cose,ma una loro continua riconsiderazione.
Credo sia saggio provocare questo distacco ad arte,senza attendere la vecchiaia,ma non credo che valga come un fine,ma come una serie di tappe inevitabili e /o volute,una volta che nei limiti del possibile se ne siano valutati pro e contro.
iano is offline  
Vecchio 27-06-2015, 00.22.11   #3
Sariputra
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Messaggi: 257
Riferimento: Niente a cui attaccarsi

Citazione:
Originalmente inviato da iano
In tono scherzoso ti rispondo che ti sei attaccato addosso il dispiacere/disappunto di una bella dottrina condannata ad eterno ad essere,quando và bene,se non del tutto travista,praticata a spizzichi e bocconi.
Penso che riuscire a staccarsi dalle cose,anche in modo estremo, sia una buona pratica,se non comporta un distacco definitivo.
In fondo è nella natura umana fare ciò,anche senza volerlo,in quanto succede con l'avvicendarsi degli anni,dato che invechiando c'è un naturale distacco dalle cose di questo mondo.
Ma,fatta salva la morte,non c'è mai un distacco totale dalle cose,ma una loro continua riconsiderazione.
Credo sia saggio provocare questo distacco ad arte,senza attendere la vecchiaia,ma non credo che valga come un fine,ma come una serie di tappe inevitabili e /o volute,una volta che nei limiti del possibile se ne siano valutati pro e contro.



E non pensi che sia il destino di ogni dottrina quello di essere praticata a spizzichi bocconi ? Ti sembra che i cristiani la pratichino coerentemente e in modo completo ? O non praticano in fondo solamente quello che non disturba troppo la loro vita ? Praticano fino in fondo la legge dell'Amore o ne assaggiano (e donano) solo pochi bocconi? Lasciamo poi perdere quello che intendono e praticano della loro fede molti mussulmani, che le atrocità sono sotto gli occhi di tutti...
In realtà penso che raggiungere una meta, come una vetta, sia arduo e ripido. Alcuni si incamminano per poi desistere e ridiscendere a valle. Altri, più determinati, insistono ma poi, arrivati ad una certa altezza, stanchi, si fermano e...decidono che si gode un buon panorama anche da lì, senza andare oltre. Quanti veramente arrivano alla cima ? Credo pochi nella storia dell'uomo. E molti sono gli sconosciuti autori di solitarie ascese.
In tono scherzoso ti risponderei che è proprio l'ultima cosa che l'io desidera, il distacco. E per questo continua a "riconsiderare" le cose con cui viene a contatto. Per non lasciarle andare, per ammirarle ancora una volta, per sentirle "sue".
E pochi vecchi, saggi, si distaccano dalle pene del mondo. La maggior parte, purtroppo, si attacca ancor di più al proprio corpo e alla propria vita diventando totalmente egocentrica. E allora non fanno altro che parlare di se stessi e delle loro magagne e mai ti chiedono come stai, neppure ad un figlio...E diventano capricciosi e puerili e pieni di paura, data dalla debolezza del corpo. Diventiamo così esseri bisognosi di tutto, non certo esseri liberi da tutto...
Se una medicina è valida , anche se presa in dose insufficiente a guarire completamente, certamente dà sollievo ad una malattia.
Quindi...perchè non praticare un po' di non-attaccamento ? Non ci guarirà del tutto, vista la nostra insufficienza, ma certamente ci darà del sollievo (purché non finiamo per attaccarci pure all'idea di non attaccarci alle cose ).
Sariputra is offline  
Vecchio 27-06-2015, 18.28.46   #4
Galvan 1224
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Riferimento: Niente a cui attaccarsi

Buongiorno Sariputra e Iano,

la questione se sia possibile o meno non attaccarsi a nulla potrebbe essere vista (anche, non solo) dall’altra parte… ovvero se non siano invero gli eventi (le cose) ad attaccarsi a noi.

Andando sul concreto, prendiamo un episodio - ad alto impatto emotivo – (tratto dalla quotidianità, che propone ininterrottamente una tristemente abbondante scelta…), quale l’atto terroristico in Tunisia.

Le conseguenze di quell’atto in termini politici, economici (per il Pil del paese) ecc. sono del tutto evidenti… e quelle sulla coscienza/mente dell’uomo?
Non avvertite, come me e molti, l’ispessirsi di quella coltre (di odio… quale altra parola?) sopra le nostre teste?
Atto dopo atto, orrore dopo orrore… possono la fantomatica mente e l’ancor più fantomatico “io” non venir lambiti dal vortice dell’acqua (… il mondo e i suoi eventi) dove son del tutto immersi?

Ho gran rispetto per ogni cammino che dia all’uomo almeno la speranza di bere un domani un’acqua che non sia quella cui è costretto, volente o nolente, a bere.

Siam come pesci in un grande acquario, colà troviamo il nutrimento ed emettiamo i nostri rifiuti.
Ci son certo zone, tra le alghe abbarbicate alle rocce del fondo, che son più limpide, ed è del tutto comprensibile voler soggiornar in quelle… ma l’acqua è una sola, viene e va nelle nostre branchie e nel nostro corpo.

Nell’approfondire uno stato (mentale) di distacco dal mondo, dalle nostre stesse aspettative e desideri… possiamo interrompere il vitale flusso dell’acqua?
Pian piano qualcuno giunge ad averne bisogno in quantità sempre minori e poiché in quell’acqua è disciolto il dolore dell’esistenza e l’imprescindibile meccanismo del divenire, ecco che se ne sentono distanti, indubbiamente con gran sollievo.
Una risposta valida al par delle altre, al pari di tutte.

Per tanti è una disciplina, per altri una scommessa (come quella di Pascal, ricordata da Freedom) e altri ancora una via di conoscenza.
Per la maggior parte, come comparse in un film, la velocità della pellicola se li porta via senza permetter loro di lasciar se non una piccola traccia, senza neppur aver avuto il tempo di considerare il miracolo dell’esistenza.

Ma la pellicola, un altro modo di veder quell’acqua, non permetterà che alcuno di quei fotogrammi vada perso, come non permetterà che una sola di quelle immagini (un uomo, ad esempio) decida da sé se continuar a partecipar al film o abbandonarlo.


un saluto
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Vecchio 27-06-2015, 20.32.16   #5
CVC
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Riferimento: Niente a cui attaccarsi

Non attaccarsi a niente. Secondo me significa uscire dalla propria individualità, dai confini del proprio ego, per riconoscersi parte di un unico universo, riconoscersi nella sua immensità, laddove tutti i nostri turbamenti diventano talmente piccoli da mostrarsi irrilevanti. Significa non considerare nessuna cosa più importante di un altra, acquisire l'equità, non preferire niente a niente, accettare tutto incondizionamente. Significa insomma elevarsi dalle piccolezze umane, dalle costrizioni del corpo, dai veleni che sorgono dall'invidia, dall'ambizione, dalla paura. Significa non attarsi ad altro che a quello stato di libertà che si prova quando non ci si sente attaccati a niente.
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Vecchio 27-06-2015, 22.02.06   #6
freedom
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Riferimento: Niente a cui attaccarsi

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Originalmente inviato da Sariputra
medicina per il mio spirito malato..in vario modo e in vari tempi.
Tutti siamo malati. Il riconoscerlo mi pare sia già un passo verso la guarigione.
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Originalmente inviato da Sariputra
-Io definirei il Cuore del Buddhismo con la frase: "Niente a cui attaccarsi". Nel Majjhima Nikaya il Buddha viene avvicinato da un tale che gli domanda di riassumere l'insegnamento in un'unica frase.
Il Buddha rispose: "Sabbe dhamma nalam abhinivesaya".
[i]Sabbe dhamma[i] significa "a tutte le cose";[i]nalam[i],"non ci si dovrebbe":[i]abhinivesaya,[i]"attaccare". Niente a cui attaccarsi.
Il Buddha proseguì affermando che, chiunque ode questa frase, ode l'intero Buddhismo; chiunque la mette in pratica, mette in pratica l'intero Buddhismo; chiunque ne coglie i frutti, coglie i frutti dell'intero Buddhismo.-

Ora, qual'è la cosa più difficile di tutte da fare ? Non è proprio il lasciare andare le cose, il non attaccarsi ad esse ? E soprattutto lasciar andare l'eterno nemico, il senso dell'Io-mio ?

Questo non attaccarsi porta all'indifferenza e al distacco "nobile" dal mondo ? Nell'idea parrebbe di sì. Nella pratica invece sembra portare nel "cuore delle cose", a vederle in una luce più vera.
"Non attaccarsi", nella accezione che credo tu intenda, è, forse, un atto non alla nostra portata. Probabilmente, qualche raro monaco buddista, e ancor più probabilmente nel passato remoto, ha raggiunto questo stato. Nel cristianesimo è un dono che si riceve per grazia. Ed anche lì la questione è riservata ad uomini che dedicano interamente tutta la loro esistenza a questo mirabile obiettivo. Salvo eccezioni.

Il rischio, al nostro livello (perlomeno al mio ), è di fingere un distacco che non è per nulla autentico. Inscenare una commedia che alla prima sciocchezza occorsa nel momento sbagliato.......crolla rovinosamente.

Per farla breve penso che a noi, pellegrini smarriti in questa epoca ingenerosa di ideali, sia riservata l'opzione di scegliere tra cose a cui valga la pena attaccarsi e cose a cui non valga la pena.

E' già qualcosa.

Anche se l'afflato del nostro spirito desidera ben altro.......
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Vecchio 29-06-2015, 18.08.38   #7
sebastianb
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Riferimento: Niente a cui attaccarsi

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Originalmente inviato da Sariputra


Ora, qual'è la cosa più difficile di tutte da fare ? Non è proprio il lasciare andare le cose, il non attaccarsi ad esse ? E soprattutto lasciar andare l'eterno nemico, il senso dell'Io-mio ?

.


ciao Sariputra,

Il Distacco / la separazione è' uno delle varie cause della sofferenza evidenziate dal grande D' Oriente, il Risvegliato.

Non " sapendo / non conoscendo / e quindi " ignorando " la realta' del TUTTO.. ci si attacca a persone e a cose, convinti della loro " permanenza " -
Solo quando poi la realta' dimostrera' la " certezza " che TUTTO è transitorio / impermanente, amara è l' illusione. Da qui la sofferenza..ecc..


Ora proprio nella dottrina delle 4 Nobili verita' - cosi' riporta:
- .. nascita / vecchiaia / malattia / morte è dolore,
- l' unione da cio che NON si ama / la SEPARAZIONE da cio' che si ama è dolore..eccc...

- Questa la Nobile verita' sulla " cessazione " del dolore :
l' eliminazione dalle brame tramite l' annullamento dei desideri il DISTACCO assoluto da cio' che si desidera...eccc...

Sarebbe pertanto utile "" prepararsi "" ( tramite la conoscenza della dottrina ) che l' " attacamento " ai beni e alle persone ( quelle che "amiamo ") è passeggero poichè " inevitabile " avverra' la relativa separazione.

" Consapevoli " quindi che non solo è TUTTO quanto ci circonda MA anche il nostro effimero, illusorio IO - anch' esso destinato alla dissoluzione.

Inizialmente ( almeno parlo per me.. ) trovavo questa massima alquanto difficile, anzi difficilissima da accettare. Ma piano piano mi sono convinto della straordinaria efficacia di questa Nobile verita'.

In particolare quello che mi ha colpito è la dissoluzione / involuzione della nostra "essenza" - del nostro corpo ( il Tarso la definiva tenda ).. a cui tremendamente teniamo. Ebbene efficace è stata
l' esortazione dell' Illuminato - ovvero quella sua raccomandazione ai monaci di frequentare i cimiteri.. e vedere, con i loro occhi, la decomposizione / scomposizione dei corpi.

Quanto sia utile constatare quel loro terrificante disfacimento, lo sfacelo, la massima degradazione che rende irriconoscibile, quel che un tempo "era vivente" - un "soggetto" in grado di parlare, mangiare, muoversi, camminare, fare, costruire, disegnare, cantare..ecc... ora E' "oggetto" -

Infatti nel suo tempo non tutti potevano permettersi la cremazione.. e quindi il corpo di questi "" sfortunati " veniva "" gettato "" in appositi campi, la Natura provvedeva...

Puo' sembrare macabro, eppure questo genere di discorsi si "evitano" per non essere "" turbati "" - Che illusione ! Non sappiamo se stasera dormiremo nel letto di casa "" nostra "".
Nostra ? Ma cosa è "" nostro / cosa è mio "" ?? NULLA !


A tal proposito riprendo l' insuperabile Qoelet:
- L' uomo NON conosce la sua ora - simile ai pesci presi nella rete fatale, egli ( il fantoccio di fango vivente ) si sorprende, allorquando una sventura - ALL' IMPROVVISO - si abbatte su di lui !!

Questa è la consapevolezza: in ogni istante "" potrebbe verificarsi " la fatale separazione da quaggiu'.

E a seguito del " distacco " la mia casa ( i miei averi, la mia famiglia .. ) ?? Piu' nulla !

Sublime Qoelet con quel veritiero passo:
- NUDO sono uscito dal grembo e come tale ritornero' da dove sono venuto / SENZA portare con me NULLA delle mie fatiche.. sotto il sole !!

Questa E' la certezza ! - e non esiste un " dio " che possa " modificare / attenuare / ribaltare.. questa " Verita' assoluta " -

Molte volte mi reco nelle camere mortuarie delle Molinette ( grande ospedale di Torino ), e sosto in raccoglimento di fianco a " delle " bare.
Momenti di profonda riflessione... vedendo quelle salme / rigide / pallide / immobili / inespressive.

Pur sapendo che non ho conosciuto in vita "" quella "" persona - purtuttavia - penso / medito all' inevitabile scomposizione / involuzione di quello che " egli era ":
- Un individuo, con una sua storia, i suoi dolori, le sue illusorie gioie e soddisfazioni, il suo bagaglio di conoscenze.. eccc. Che è / cosa rimane di tutto questo ? Piu' Nulla !

Rifletto che cosi' sara' anche per me (!) - dopo la fatidica " separazione " / la mia carcassa sara' decomposta / distrutta / sbriciolata / disintegrata / dissolta / annullata / scomparsa.. da questo fottuto mondo, cancellando cosi' la mia assurda esistenza.. per andare nell' eterna dimora, ritornare e ritrovare finalmente la Pace suprema, ( la polvere ) - il sacro Nulla. -
Ritornero' Natura.. dove GIA' dormivo beato e tranquillo - prima di essere stato ( senza il mio consenso e a mia insaputa ) gettato in questa infernale esistenza.


Poeticamente vien detto: ogni nascita è un magnifico dono del Dio Monoteista ! Ma a CHI questo Dio biblico ( se mai esiste.. ) elargirebbe questo Suo " stupendo " dono ? ai genitori ? allo stesso nascituro ?

Questa frase fatta.. in verita' nasconde la tragedia dell' esistenza - ove primeggiano :
- gli affanni senza fine, la sofferenza, le lacrime...eecc.. E POI per cosa ??

La vera tragedia del vivere terminera' SOLO con la "" separazione "" da questo maledetto mondo.. per ritornare come si era: NULLA -





sebastianb is offline  
Vecchio 29-06-2015, 21.39.24   #8
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Riferimento: Niente a cui attaccarsi

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Originalmente inviato da sebastianb
ciao Sariputra,

Il Distacco / la separazione è' uno delle varie cause della sofferenza evidenziate dal grande D' Oriente, il Risvegliato.

Non " sapendo / non conoscendo / e quindi " ignorando " la realta' del TUTTO.. ci si attacca a persone e a cose, convinti della loro " permanenza " -
Solo quando poi la realta' dimostrera' la " certezza " che TUTTO è transitorio / impermanente, amara è l' illusione. Da qui la sofferenza..ecc..


Ora proprio nella dottrina delle 4 Nobili verita' - cosi' riporta:
- .. nascita / vecchiaia / malattia / morte è dolore,
- l' unione da cio che NON si ama / la SEPARAZIONE da cio' che si ama è dolore..eccc...

- Questa la Nobile verita' sulla " cessazione " del dolore :
l' eliminazione dalle brame tramite l' annullamento dei desideri il DISTACCO assoluto da cio' che si desidera...eccc...

Sarebbe pertanto utile "" prepararsi "" ( tramite la conoscenza della dottrina ) che l' " attacamento " ai beni e alle persone ( quelle che "amiamo ") è passeggero poichè " inevitabile " avverra' la relativa separazione.

" Consapevoli " quindi che non solo è TUTTO quanto ci circonda MA anche il nostro effimero, illusorio IO - anch' esso destinato alla dissoluzione.

Inizialmente ( almeno parlo per me.. ) trovavo questa massima alquanto difficile, anzi difficilissima da accettare. Ma piano piano mi sono convinto della straordinaria efficacia di questa Nobile verita'.

In particolare quello che mi ha colpito è la dissoluzione / involuzione della nostra "essenza" - del nostro corpo ( il Tarso la definiva tenda ).. a cui tremendamente teniamo. Ebbene efficace è stata
l' esortazione dell' Illuminato - ovvero quella sua raccomandazione ai monaci di frequentare i cimiteri.. e vedere, con i loro occhi, la decomposizione / scomposizione dei corpi.

Quanto sia utile constatare quel loro terrificante disfacimento, lo sfacelo, la massima degradazione che rende irriconoscibile, quel che un tempo "era vivente" - un "soggetto" in grado di parlare, mangiare, muoversi, camminare, fare, costruire, disegnare, cantare..ecc... ora E' "oggetto" -

Infatti nel suo tempo non tutti potevano permettersi la cremazione.. e quindi il corpo di questi "" sfortunati " veniva "" gettato "" in appositi campi, la Natura provvedeva...

Puo' sembrare macabro, eppure questo genere di discorsi si "evitano" per non essere "" turbati "" - Che illusione ! Non sappiamo se stasera dormiremo nel letto di casa "" nostra "".
Nostra ? Ma cosa è "" nostro / cosa è mio "" ?? NULLA !


A tal proposito riprendo l' insuperabile Qoelet:
- L' uomo NON conosce la sua ora - simile ai pesci presi nella rete fatale, egli ( il fantoccio di fango vivente ) si sorprende, allorquando una sventura - ALL' IMPROVVISO - si abbatte su di lui !!

Questa è la consapevolezza: in ogni istante "" potrebbe verificarsi " la fatale separazione da quaggiu'.

E a seguito del " distacco " la mia casa ( i miei averi, la mia famiglia .. ) ?? Piu' nulla !

Sublime Qoelet con quel veritiero passo:
- NUDO sono uscito dal grembo e come tale ritornero' da dove sono venuto / SENZA portare con me NULLA delle mie fatiche.. sotto il sole !!

Questa E' la certezza ! - e non esiste un " dio " che possa " modificare / attenuare / ribaltare.. questa " Verita' assoluta " -

Molte volte mi reco nelle camere mortuarie delle Molinette ( grande ospedale di Torino ), e sosto in raccoglimento di fianco a " delle " bare.
Momenti di profonda riflessione... vedendo quelle salme / rigide / pallide / immobili / inespressive.

Pur sapendo che non ho conosciuto in vita "" quella "" persona - purtuttavia - penso / medito all' inevitabile scomposizione / involuzione di quello che " egli era ":
- Un individuo, con una sua storia, i suoi dolori, le sue illusorie gioie e soddisfazioni, il suo bagaglio di conoscenze.. eccc. Che è / cosa rimane di tutto questo ? Piu' Nulla !

Rifletto che cosi' sara' anche per me (!) - dopo la fatidica " separazione " / la mia carcassa sara' decomposta / distrutta / sbriciolata / disintegrata / dissolta / annullata / scomparsa.. da questo fottuto mondo, cancellando cosi' la mia assurda esistenza.. per andare nell' eterna dimora, ritornare e ritrovare finalmente la Pace suprema, ( la polvere ) - il sacro Nulla. -
Ritornero' Natura.. dove GIA' dormivo beato e tranquillo - prima di essere stato ( senza il mio consenso e a mia insaputa ) gettato in questa infernale esistenza.


Poeticamente vien detto: ogni nascita è un magnifico dono del Dio Monoteista ! Ma a CHI questo Dio biblico ( se mai esiste.. ) elargirebbe questo Suo " stupendo " dono ? ai genitori ? allo stesso nascituro ?

Questa frase fatta.. in verita' nasconde la tragedia dell' esistenza - ove primeggiano :
- gli affanni senza fine, la sofferenza, le lacrime...eecc.. E POI per cosa ??

La vera tragedia del vivere terminera' SOLO con la "" separazione "" da questo maledetto mondo.. per ritornare come si era: NULLA -





Trovo notevole, oltre alla tua erudizione, il fatto che pare tu attinga dai testi sacri per ricavarne una tua spiritualità indipendente, come una sorta di religione laica. E tali erano anche le scuole filosofiche antiche, una delle cui chiavi di lettura è proprio la riflessione sulla morte. Diceva Epitteto: "Pensa sempre alla morte, così nessuna azione sarà avventata, nessun pensiero di troppo".
Non trovo affatto macabre le cose da te descritte, semmai vi vedo la saggezza di vivere guardando avanti a ciò che ci aspetta, quello che nell'antichità era chiamato l'esercizio spirituale della praemeditatio malorum.
CVC is offline  
Vecchio 30-06-2015, 17.37.34   #9
sebastianb
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Riferimento: Niente a cui attaccarsi

Citazione:
Originalmente inviato da CVC

Diceva Epitteto: "Pensa sempre alla morte, così nessuna azione sarà avventata, nessun pensiero di troppo".



Si CVC, hai ragione.
Non ho citato gli stoici e gli epucurei .. essendo " nella spiritualita' "" -
Condivido ( ovviamente ) la frase di Epitteto che hai postato.


sebastianb is offline  
Vecchio 01-07-2015, 10.11.57   #10
Duc in altum!
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Riferimento: Niente a cui attaccarsi

** scritto da CVC.

Citazione:
Non trovo affatto macabre le cose da te descritte, semmai vi vedo la saggezza di vivere guardando avanti a ciò che ci aspetta, quello che nell'antichità era chiamato l'esercizio spirituale della praemeditatio malorum.


Ma più che saggezza, l'esercitarsi mentalmente a qualcosa che possa accadere di sgradevole o indesiderato, penso che sia prudenza.
La saggezza sarà direttamente proporzionale solo nella maniera con la quale risponderemo e affronteremo quel disagio o quel che sia una volta successo.
E' lì che si tasta se siamo davvero forniti di saggezza o di stoicismo.



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** scritto da sebastianb:

Citazione:
Sublime Qoelet con quel veritiero passo:
- NUDO sono uscito dal grembo e come tale ritornero' da dove sono venuto / SENZA portare con me NULLA delle mie fatiche..sotto il sole!!

Questa E' la certezza ! - e non esiste un " dio " che possa " modificare / attenuare / ribaltare.. questa " Verita' assoluta " -

Ma Dio non modifica le impostazione del suo videogioco, siamo noi che dobbiamo decidere se questa: "E' la certezza", è volontà divina o evento casuale.
Questa Verità assoluta che tu giustamente precisi: nascere e morire per forza misteriosa, è l'elemento oggettivo che conduce obbligatoriamente ognuno a prendere una posizione nella propria storia esistenziale e socio-comunitaria.
Non c'è niente da ribaltare, anzi è proprio per colpa di chi c'ha provato a voler impugnare il jojstick e modificare le regole che:

"Il saggio ha gli occhi in fronte,
ma lo stolto cammina nel buio.
Ma so anche che un'unica sorte
è riservata a tutt'e due".
- (Ec 2, 14)


In tutta sincerità, da quando mi sono ri-convertito, se non se ne parla esplicitamente, o se non l'incontro nel leggere riflessioni come la tua, della Morte, e del fatto che anche io debba sperimentare questo evento, neanche me ne ricordo, anzi è proprio e specialmente l'eccelso Ecclesiaste che spiega perfettamente quel che oggi inspiegabilmente vivo e riconosco:

"Ecco quello che ho concluso: è meglio mangiare e bere e godere dei beni in ogni fatica durata sotto il sole, nei pochi giorni di vita che Dio gli dà: è questa la sua sorte. Ogni uomo, a cui Dio concede ricchezze e beni, ha anche facoltà di goderli e prendersene la sua parte e di godere delle sue fatiche: anche questo è dono di Dio. Egli non penserà infatti molto ai giorni della sua vita, poiché Dio lo tiene occupato con la gioia del suo cuore". - (Ec 5, 17-19)
...l'unica fatica è farsi coccolare!



Pace&Bene
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