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Vecchio 22-09-2014, 22.21.06   #1
freedom
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Amare Dio sopra tutto secondo la Bibbia.

Nel Vecchio Testamento (Deuteronomio):
«Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno.... [e tu] amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze.»
Nel nuovo Testamento:
« Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi.»

Insomma il più importante comandamento della religione cristiana (e anche di quella ebraica e probabilmente, ma riconosco la mia ignoranza, di quella islamica) è amare Dio.
Ma cosa significa amare Dio sopra tutto? Ce lo siamo mai chiesto? Non per fare il maestrino che propone il quesito alla scolaresca bensì per non influenzare nessuno vorrei che mi rispondeste voi. Vorrei che nascesse un'importante riflessione perchè, a mio modesto avviso, è la chiave della religione cattolica. E forse non solo di quella.

Cosa significa amare Dio sopra tutto?
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Vecchio 22-09-2014, 22.43.42   #2
donquixote
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Riferimento: Amare Dio sopra tutto secondo la Bibbia.

Tanto per completare il quadro è utile citare anche il passo del Vangelo di Matteo (22:34-40)

34 Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35 e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36 «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». 37 Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38 Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. 39 E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

E per evitare che la discussione si trasformi in un dialogo fra sordi sarebbe opportuno che ognuno chiarisse che cosa intende per Dio e che cosa intende per amore, visto che appare palese (almeno me lo auguro) che l'amore nei confronti di Dio non può essere assimilabile all'amore nei confronti della propria moglie, o dei figli, o della squadra del cuore...
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Vecchio 23-09-2014, 09.05.53   #3
Duc in altum!
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Riferimento: Amare Dio sopra tutto secondo la Bibbia.

Per me Dio lo individuo perfettamente, letteralmente e totalmente, così come mi viene presentato ed enunciato nella Bibbia: il Creatore, l'Onnipotente, la Giustizia, il Verbo, la Luce, la Libertà, la Verità, l'Amore Eterno.

E identifico l'amore così come Dio ha voluto rivelarmelo: Gesù, Suo figlio, in croce morente e deceduto per la salvezza di tutti, anche dei nemici e dei calunniatori, compiendo la volontà del Padre Celeste.


Da questo, amare Dio sopra tutto, per me, è consegnare, donare, me stesso alla volontà divina (scoprendola attimo dopo attimo!), tutto me stesso giorno per giorno, con i suoi alti e bassi, attraverso il servizio al mo prossimo.
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Vecchio 23-09-2014, 15.10.40   #4
donquixote
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Riferimento: Amare Dio sopra tutto secondo la Bibbia.

Dio è innanzitutto spirito; spirito creatore, onnipotente, sommamente giusto, perfetto eccetera eccetera, ma innanzitutto spirito. Niente che si possa vedere, toccare, ascoltare, annusare, gustare, insomma niente che possa in qualche modo, in qualunque modo, ricadere sotto uno dei canonici cinque sensi.
Ogni definizione che si può dare di Dio, per quanto ampia la si possa intendere, è sicuramente sbagliata poiché definire significa limitare o delimitare (da fines = limite) ma siccome Dio è l'Illimitato è anche indefinibile in termini positivi. Spesso si suole definirlo in termini negativi (non è questo, non è quello...) ed è un pochino più esatto a patto che ad una definizione negativa non ne faccia logicamente seguito una positiva (Dio non è un uomo quindi è una donna, o un animale...). Dio è quindi ineffabile, indicibile, inesprimibile, come il Tao: "il Tao che si può nominare non è l'eterno Tao"

Se Dio è, approssimativamente, questo, come si fa ad amarlo? Ogni amore, come lo si intende oggi, deve avere un proprio oggetto: se esiste l'amante deve esistere l'amato, anche se il secondo può essere rappresentato da un mezzo meccanico, da un animale, da una persona o anche, in ultima analisi, da un concetto; vi è chi ama lo stesso amore, e pare siano tanti, anche se poi questi in definitiva confondono, spesso inconsapevolmente, il concetto astratto di amore con il loro concretissimo ego.
Amare Dio significherebbe quindi provare un sentimento di estrema benevolenza verso qualcosa di indefinibile per definizione, verso un oggetto che non è tale, verso una persona che non esiste, verso un "nulla". Amare Dio significa dunque amare il Nulla?
Come si fa ad amare il nulla? L'amore presuppone trasporto, unione (o ricerca di essa), tensione, anelito, soprattutto attaccamento. Ma a cosa ci si attacca se Dio non ha e non può avere alcun riferimento specifico al quale attaccarsi anche solo con l'immaginazione?
Non è che forse si parla di amore di Dio (e verso Dio) con troppa fretta e non si sa quello che si dice?
In greco, a differenza che in italiano, il concetto di amore è definito con sette od otto vocaboli diversi, alcuni dei quali identificano l'oggetto di questo sentimento, altri la sua intensità, ed altri ancora qualcosa del tutto differente da ciò che comunemente noi chiamiamo amore.
I vangeli usano la parola agape (αγάπη) per identificare l'amore di Dio e verso Dio, e agape non è affatto un sentimento, non suscita emozione ma genera intelligenza, non fa venire le "farfalle nello stomaco", non fa cadere in estasi mistiche, e soprattutto non comporta attaccamento.
Per comprendere cosa si intende con "amare Dio sopra ogni altra cosa" bisogna quindi innanzitutto liberarsi dalla banalità del nostro comune concetto di amore e del fatto che questo presupponga un oggetto verso il quale rivolgerlo.
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Vecchio 23-09-2014, 19.43.00   #5
Duc in altum!
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Riferimento: Amare Dio sopra tutto secondo la Bibbia.

@donquixote

"...Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile..." - (Dt 5, 6 -- Es 20, 2)


Dio è possibile amarlo perché Dio si presenta, attivamente, concretamente, nell'esistenza delle genti, del singolo individuo.
Altrimenti avrebbe valenza la tua tesi: come si può amare il nulla, come posso amare chi non conosco, che relazione potrei instaurare con "nessuno"?
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Vecchio 23-09-2014, 20.44.07   #6
paul11
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Riferimento: Amare Dio sopra tutto secondo la Bibbia.

Citazione:
Originalmente inviato da donquixote
Dio è innanzitutto spirito; spirito creatore, onnipotente, sommamente giusto, perfetto eccetera eccetera, ma innanzitutto spirito. Niente che si possa vedere, toccare, ascoltare, annusare, gustare, insomma niente che possa in qualche modo, in qualunque modo, ricadere sotto uno dei canonici cinque sensi.
Ogni definizione che si può dare di Dio, per quanto ampia la si possa intendere, è sicuramente sbagliata poiché definire significa limitare o delimitare (da fines = limite) ma siccome Dio è l'Illimitato è anche indefinibile in termini positivi. Spesso si suole definirlo in termini negativi (non è questo, non è quello...) ed è un pochino più esatto a patto che ad una definizione negativa non ne faccia logicamente seguito una positiva (Dio non è un uomo quindi è una donna, o un animale...). Dio è quindi ineffabile, indicibile, inesprimibile, come il Tao: "il Tao che si può nominare non è l'eterno Tao"

Se Dio è, approssimativamente, questo, come si fa ad amarlo? Ogni amore, come lo si intende oggi, deve avere un proprio oggetto: se esiste l'amante deve esistere l'amato, anche se il secondo può essere rappresentato da un mezzo meccanico, da un animale, da una persona o anche, in ultima analisi, da un concetto; vi è chi ama lo stesso amore, e pare siano tanti, anche se poi questi in definitiva confondono, spesso inconsapevolmente, il concetto astratto di amore con il loro concretissimo ego.
Amare Dio significherebbe quindi provare un sentimento di estrema benevolenza verso qualcosa di indefinibile per definizione, verso un oggetto che non è tale, verso una persona che non esiste, verso un "nulla". Amare Dio significa dunque amare il Nulla?
Come si fa ad amare il nulla? L'amore presuppone trasporto, unione (o ricerca di essa), tensione, anelito, soprattutto attaccamento. Ma a cosa ci si attacca se Dio non ha e non può avere alcun riferimento specifico al quale attaccarsi anche solo con l'immaginazione?
Non è che forse si parla di amore di Dio (e verso Dio) con troppa fretta e non si sa quello che si dice?
In greco, a differenza che in italiano, il concetto di amore è definito con sette od otto vocaboli diversi, alcuni dei quali identificano l'oggetto di questo sentimento, altri la sua intensità, ed altri ancora qualcosa del tutto differente da ciò che comunemente noi chiamiamo amore.
I vangeli usano la parola agape (αγάπη) per identificare l'amore di Dio e verso Dio, e agape non è affatto un sentimento, non suscita emozione ma genera intelligenza, non fa venire le "farfalle nello stomaco", non fa cadere in estasi mistiche, e soprattutto non comporta attaccamento.
Per comprendere cosa si intende con "amare Dio sopra ogni altra cosa" bisogna quindi innanzitutto liberarsi dalla banalità del nostro comune concetto di amore e del fatto che questo presupponga un oggetto verso il quale rivolgerlo.

E' chiaro che concordo con i precedenti interventi.
Cercherò a mia volta di inserire elementi.
Il primo è che Dio " E' IL MISTERO".
Sono perfettamente d'accordo che è insignificante dare attributi e appellativi, superlativi assoluti, ecc...è semplicemente oltre.
Una mia teoria è che Dio come spirito assoluto non può entrare nell'Universo...quest'ultimo collasserebbe. Può solo incarnarsi.

Ma torniamo all'oggetto dell'argomentazione: l'amore per Dio.
Sono ancora d'accordo," è indefinibile" quanto lo è il mistero della vita, il motivo per cui noi siamo quì, uno spirito nella carne che ritornerà spirito.

Ma dov'è il valore aggiunto di un Dio cristiano?
Nel Padre Nostro di Gesù, la preghiera che ha insegnato.
Si compone di due parti.
La prima è dedicata al Padre...."venga il tuo regno", " sia fatta la tua volontà, in cielo come in terra". E' l'accettazione di un destino dettata da una volontà assoluta.
La seconda parte è un'invocazione dell'umanità.
"dacci oggi il nostro pane quotidiano", dacci la possiblità di sopravvivere;
"e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori", questa è una norma comportamentale assoluta, quei debiti non sono solo letteralmente un gioco di dare e avere, c'è amore ,pietà ,compassione, condivisione e perdono; chiediamo al Padre di toglerci il peccato dell'egoismo affinchè noi a nostra volta proseguiamo la strada, e infatti prosegue con "non indurci in tentazione, ma liberaci dal male", cioè il contrario del comportamento della benevolenza, aiutarci a non essere egoisti a vincere la tentazione che porta a ciò affinchè la nostra strada prosegua nella redenzione.

Gesù rivela il legame fra Dio, il mistero della creazione, e l'umanità come incarnazione del mistero della vita, fra cielo e terra, lasciando vedere la strada della salvezza che sta fra l'amore di Dio e l'amore del prossimo.
Così sia...
paul11 is offline  
Vecchio 24-09-2014, 08.27.28   #7
donquixote
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Riferimento: Amare Dio sopra tutto secondo la Bibbia.

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Originalmente inviato da Duc in altum!

"...Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile..." - (Dt 5, 6 -- Es 20, 2)


Dio è possibile amarlo perché Dio si presenta, attivamente, concretamente, nell'esistenza delle genti, del singolo individuo.
Altrimenti avrebbe valenza la tua tesi: come si può amare il nulla, come posso amare chi non conosco, che relazione potrei instaurare con "nessuno"?

È proprio questa la questione. Amare Dio significa amare il "nulla", anche se è un nulla molto particolare perché di fatto è "Tutto ciò che è". Per "nulla" si intende nulla di specifico, nulla di determinato, nulla che si possa contrapporre a qualcosa d'altro. Nella citazione che fai si parla del Dio d'Israele che ha fatto uscire quel popolo dalla schiavitù, ma se si ama quel dio automaticamente non si può amare il dio, ad esempio, dei Faraoni che invece ha permesso agli egizi di rendere schiavi gli israeliti.
Se ognuno ama e riconosce il proprio dio allora implicitamente si ammette che questo non è "uno per tutti" ma è "uno per ogni popolo", e proseguendo logicamente il ragionamento si arriva ad ammettere che ogni individuo può avere il suo dio, fatto a sua immagine e somiglianza, che è l'esatto ribaltamento del concetto espresso dal libro della Genesi che dice che l'uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, e non viceversa.
La difficoltà nell'esprimere l'amore verso Dio sta proprio nel comprendere quale tipo di relazione posso stabilire con l'assoluta indeterminatezza.
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Vecchio 24-09-2014, 10.05.57   #8
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@donquixote

Se nella tua esperienza di vita, Dio non è intervenuto e quindi per te è nulla di determinato, significa che non lo hai conosciuto, ma non puoi pretendere che questo sia oggettivo.
Infatti amare Dio sopra tutto secondo La Bibbia è una profonda ed elevata esperienza e non un semplice e indelebile concetto.

Io posso solo confutare a tutto ciò la mia testimonianza di esistenza in questo pianeta, dove Dio è intervenuto, anche senza vederlo, così come fece per il popolo d'Israele, e anche se ti può sembrare assurdo, continua ad intervenire, così come fa con tantissime altre persone che grazie a questo possono e si sforzano per amarlo sopra tutto.

Per quanto riguarda il dio dei Faraoni, se esistesse, sarebbe un dio perdente (infatti perirono nel Mar rosso e restarono senza schiavi: à lavura'!!), anche questa è Verità che è chiamato a proporre chi ha ricevuto fede nella Santissima Trinità.
Il Padre di Gesù, dalla Genesi all'Apocalisse, Si enuncia e viene presentato come Unico, che ridicolizzerà tutti gli altri dèi: "...Non avere altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.
Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti..." (Dt 5, 7-10).


Ci ricorda spesso La Bibbia che è in atto una guerra con l'idolatria che genera il peccato che a sua volta genera la Morte, e che questo scontro lo vincerà Lui, senza mezzi termini o armistizi, senza se e senza ma, e che non costringerà a nessuno di credere in Lui, a meno che non ci si chiami Saulo di Tarsia; e che nessuno potrà giungere a lui senza passare per il Figlio Gesù: "...Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto...". (Gv 14, 6-8)

Quindi questo che tu dici sopra l'amare ognuno il proprio dio non è una novità, forse oggi è più evidente grazie al bombardamento di comunicazioni, ma anche questo già è preventivato nel progetto divino, basti leggere "La profezia dimenticata di Ratzinger sul futuro della Chiesa".

Ma per chi è stato liberato dalla schiavitù, anche senza vederLo, ha conosciuto l'amore di Dio, l'ha sperimentato, e confrontandosi quotidianamente con la tristezza, l'angoscia, la disperazione dei fedeli del diofaidate (ciò che tu accennavi), non può fare altrimenti che sforzarsi maggiormente per riuscire ad amare Dio sopra tutto.



Pace&Bene
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Vecchio 24-09-2014, 10.12.56   #9
paul11
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Citazione:
Originalmente inviato da donquixote
È proprio questa la questione. Amare Dio significa amare il "nulla", anche se è un nulla molto particolare perché di fatto è "Tutto ciò che è". Per "nulla" si intende nulla di specifico, nulla di determinato, nulla che si possa contrapporre a qualcosa d'altro. Nella citazione che fai si parla del Dio d'Israele che ha fatto uscire quel popolo dalla schiavitù, ma se si ama quel dio automaticamente non si può amare il dio, ad esempio, dei Faraoni che invece ha permesso agli egizi di rendere schiavi gli israeliti.
Se ognuno ama e riconosce il proprio dio allora implicitamente si ammette che questo non è "uno per tutti" ma è "uno per ogni popolo", e proseguendo logicamente il ragionamento si arriva ad ammettere che ogni individuo può avere il suo dio, fatto a sua immagine e somiglianza, che è l'esatto ribaltamento del concetto espresso dal libro della Genesi che dice che l'uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, e non viceversa.
La difficoltà nell'esprimere l'amore verso Dio sta proprio nel comprendere quale tipo di relazione posso stabilire con l'assoluta indeterminatezza.


Giusto quesito.
Trovo che un primo problema è che il Dio di un popolo , per quel popolo è universale, e questo purtroppo può diventare una grossa deriva che porta a guerre sante.
Significa che il Dio dell'Islam non è solo per loro ,ma vale per tutti .
La stessa cosa vale per tutte le spiritualità e religioni.
E' il grande problema della tolleranza spirituale e religiosa, per cui gli altri che non credono al proprio Dio sono da convertire o possono essere ritenuti o infedeli o poco spirituali.
Quindi è giusto porre il problema del "io amo il < MIO Dio>", ma quel Dio è visto e vissuto in maniera fanatica o critica?

Non possono essere che le norme prescrittive delle Sacre Scritture di tutte le fedi a dichiarare il come noi viviamo una fede e il come noi ci relazioniamo con Dio e l'umanità:quì sta la differenza.

Quindi il modo di comportarsi del fedele è legato alla ritualità, "liturgia", di una tradizione spirituale e/o religiosa che incide sulla cultura civile.
La differenza fra le religioni è infatti quando la dottrina spirituale diventa dottrina civile, quanto il regime religioso incide sul regime civile ed entra o dialetticamente oppure vuole imporsi nella teocrazia.

Sembrerebbe fuori argomentazone della discussione, ma non lo è.
Nella misura in cui io amo Dio, questo amore si trasforma in odio per chi non ama il mio Dio, oppure devo convertire l'"infedele" oppure io amo Dio e qualunque umano?
Quì sta la differenza fra le religioni, un quid fondamentale. Vivere la fede e amare Dio significa essere fanatici nel proprio credo o vivere il proprio credo e l'amore per Dio in termini critici a partire da se stessi, cioè progredire come persone come conoscenza ,come esperienza, e tollerare fino ad amare anche il prossimo guardando non la bandiera di appartenenza religiosa, bensì se i comportamenti rientrino comunque nella fede prescrittiva scelta.
La differenza quindi la farebbe l'atteggiamento di bontà, la motivazione del confrontarsi e del rispettarsi proprio perchè l'umanità ha un solo Dio e tutti, compresi coloro che non ritengono esperire la propria spiritualità scelta, sono comunque all'interno del mistero della vita:la fratellanza e il non vedere l'altrui come nemico non può che nascere da un amore verso Dio che opera attraverso l'amore verso il prossimo a prescindere da status sociali e religosi

Personalmente ritengo il cristianesimo nettamente superiore alle altre confessioni religiose spirituali. Non ha una famosa sura sugli infedeli .
La spiritualità non è vissuta in termini ambigui ed egoistici come troppe spiritualità orientali, del tipo mi interssa la MIA ascesi, le altrui sono fatti personal ie individuali oppure se sono bravo e ricco lo ha voluto Dio e il mio percorso di reincarnazione perchè il mio karma è migliore di un altro che è infatti povero e ignorante: questa è la giustificazione che a mio parere non lega il "cielo e la terra", l'amore per Dio e per il prossimo; per certi versi stessa cosa vale per il Dio ebraico dell'"occhio per occhio, dente per dente"

Il cristianesimo incidendo proprio sugli emarginati entra come dottrina sociale nella storia, è insito nel suo pensiero spirituale, il doversi occupare dei sofferenti è nelle beatitudini.

Personalmente quindi ritengo inscindibile che quella salvezza stia fra l'amor di Dio e l'amore per il prossimo.
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Vecchio 24-09-2014, 13.30.16   #10
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Originalmente inviato da Duc in altum!
Se nella tua esperienza di vita, Dio non è intervenuto e quindi per te è nulla di determinato, significa che non lo hai conosciuto, ma non puoi pretendere che questo sia oggettivo.
Infatti amare Dio sopra tutto secondo La Bibbia è una profonda ed elevata esperienza e non un semplice e indelebile concetto.Io posso solo confutare a tutto ciò la mia testimonianza di esistenza in questo pianeta, dove Dio è intervenuto, anche senza vederlo, così come fece per il popolo d'Israele, e anche se ti può sembrare assurdo, continua ad intervenire, così come fa con tantissime altre persone che grazie a questo possono e si sforzano per amarlo sopra tutto.

io non ho nessuna voce in capitolo per parlare della bibbia perché non la conosco affatto,e mi scuso in anticipo se diro delle banalità gigantesche,pero mi piacerebbe innanzitutto chiedere questo,per capire qualcosa in più,e cioè;
..Dio nella bibbia viene raffigurato in qualche maniera?..come un entità umana?,come quella di gesu cristo? sono la stessa cosa? oppure uno e' il padre e l'altro il figlio?
dopodiché volevo farti una domanda…se appurato il fatto che Dio nella Bibbia viene comunque rappresentato in qualche modo,come un entità (più o meno visibile,più o meno "tangibile" più o meno "umana" ) se si,quindi per te sarebbe esattamente quello?
se e' così si dovrebbe quindi pensare che noi sulla terra siamo dei privilegiati assoluti,per vedere Dio rappresentato?…poi un altra cosa conseguente e' questa; ma dev'essere Cristiano questo Dio? per i Mussulmani per esempio,il loro Dio,e' un Dio fasullo?…e se nell'ipotesi assurda che su un altra galassia esistesse un altra civiltà simile a quella umana,una razza diciamo così,che abbia al pari nostro una sua consapevolezza,loro sarebbero del tutto esclusi da questo privilegio?
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