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Vecchio 30-09-2014, 09.30.15   #1
donquixote
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Il Dio Uno e Trino e il fondamento della creazione

In un altro 3d si parlava di Trinità, e i vecchi 3d che ci sono qui sopra appaiono piuttosto confusionari e frammentati per riesumarli. Ne apro quindi uno nuovo per spiegare ciò che io ho capito della Trinità, sperando di risultare chiaro.

La Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo) è la rappresentazione delle tre funzioni fondamentali del medesimo, unico, Dio nel rapporto con le cose create. La Trinità mostra lo stesso, spirituale, Dio unico visto sotto tre diversi punti di vista o, se si vuole, in tre momenti diversi (avendo cura di non considerare questi momenti come successivi l’uno all’altro ma caratterizzati dalla più assoluta simultaneità): il Padre è Dio in quanto principio supremo, il Figlio è la proiezione o il riflesso nella creatura di questo principio (propriamente il principio “incarnato”) mentre lo Spirito Santo è il “tramite”, è il principio nell'atto di trasferirsi nel mondo, nell'atto di incarnarsi nel Figlio.

Se consideriamo, analogamente, il sole come Dio Padre, il Figlio è la luce del sole riflessa dall’oggetto illuminato, mentre lo Spirito Santo è il raggio che illumina. Come si vede esiste una precisa distinzione fra questi tre aspetti, che è confermata dall'art. 254 del Catechismo che cita il Concilio di Toledo: "il Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio e lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio" , nondimeno si tratta del medesimo unico essere poiché se si leva il Padre (o, analogamente, se si spegne il sole) non si possono dare le altre due Persone (ovvero non esiste né il raggio né il riflesso di tale raggio); L'art. 255 del Catechismo afferma che le Persone divine sono relative le une alle altre: "Nei nomi relativi delle persone, il Padre è riferito al Figlio, il Figlio al Padre, lo Spirito Santo all'uno e all'altro; quando si parla di queste tre Persone considerandone le relazioni, si crede tuttavia in una sola natura o sostanza". Infatti il raggio che illumina ed il suo riflesso sono distinti dal sole solo come effetti, ovvero si trovano in condizioni di distinzione solo per quanto riguarda l'aspetto funzionale, ma non lo sono affatto nella sostanza, che è la medesima; il raggio è la funzione che mette in relazione il sole con l'oggetto illuminato. Così accade per le tre persone della Trinità, ove Padre e Figlio sono in relazione attraverso lo Spirito Santo.

Questa relazione permette e spiega la "creazione" del mondo, ovvero la manifestazione così come noi la vediamo. Dice il Vangelo di Giovanni: “In Principio era il Verbo (Logos), e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio… tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” . In questo caso “Principio” non è da intendersi come avverbio di tempo, ma come origine prima. Si può scrivere forse, più chiaramente, nel Principio era il Logos, intendendo con ciò che il Logos, il Verbo, lo spirito di Dio, il soffio vitale che ha dato origine a tutte le cose è contenuto da sempre nel Principio, che è Dio stesso. Il Logos, che i greci traducevano anche come spirito, o il Verbum (inteso come parola) è il mezzo con cui Dio ha reso manifesta la creazione, ma la parola di Dio è sempre, essenzialmente, Dio stesso (“il verbo era Dio”). Tornando all'analogia del sole vediamo che il sole è il Principio (o Dio Padre) e il raggio che illumina è il Verbo (o Logos); tutto ciò che esiste viene illuminato dal sole per mezzo del suo raggio e letteralmente “viene alla luce” attraverso questo ("tutto è stato fatto per mezzo di Lui"); ma abbiamo visto che il raggio del sole non esiste indipendentemente dal sole, poiché quando questo non c’è non c’è nemmeno il suo raggio. Pertanto come il raggio non è essenzialmente qualcosa di diverso dal sole ma è il sole stesso, pur essendone formalmente distinto, così il verbo di Dio non è qualcosa di diverso da Dio, ma è Dio stesso. L’uso del termine logos (in greco) o verbum (in latino) che in italiano si traduce normalmente con “discorso” o “parola” per descrivere e identificare il mezzo con cui Dio ha creato tutto ciò che esiste può essere ragionevolmente ricondotto alla mentalità di coloro che hanno redatto i libri che costituiscono la Bibbia. Ai tempi in quelle zone era d’uso divinizzare i re, come succedeva con i faraoni in Egitto, i re della Mesopotamia e anche, più tardi, con gli imperatori romani; anche per questa ragione Dio è stato sempre paragonato, nel Vecchio Testamento e da molti teologi dei tempi antichi, al più potente di tutti i re, al Re dei re; del resto tutto il Vecchio Testamento è permeato da questa visione di Dio come potente sovrano, a volte benevolo e misericordioso e a volte terribile e vendicativo. Fra i nomi di Dio della tradizione ebraica vi sono: Avinu Malkeinu: Nostro Padre, Nostro Re; Melekh Ha-'Olam: Re del Mondo; Melekh Chay veQayam: Re vivente ed esistente; Melekh Malkhei: Re dei re; Melekh Malkhei Melakhim: Re dei re dei re, a dimostrazione di questa visione assolutamente legittima per quei tempi. E come facevano, i re, a fare le cose? Semplicemente ordinando che fossero fatte, quindi con la parola. E la parola è stata utilizzata per rappresentare il mezzo più ovvio per pensare a Dio, Re dei re, che fa (o crea) il mondo, esattamente come indicato in Genesi 1 ove si racconta che "Dio disse: sia fatto...". Il mondo è il risultato della parola di Dio, l’espressione (il Logos) e la manifestazione (la creazione) della sua Volontà. La Volontà di Dio si esprime dunque come Logos e si manifesta come Creazione.

Il Logos è quindi lo spirito di Dio (lo "Spirito Santo" della Trinità) e la Trinità è la visione di Dio nel suo aspetto "creativo", ovvero nella sua costante, ininterrotta ed eterna attività di creazione del mondo. La visione di Dio come Padre va intesa appunto in questa particolare accezione di creatore ma non delimitata a questa poiché Dio, in sé, non può essere definito né circoscritto in un qualunque ruolo. Dio può quindi essere chiamato Padre solo in relazione alle cose create, ma in un senso diverso da come noi intendiamo il concetto di padre, ovvero colui che dà la vita al figlio il quale poi si rende indipendente ed autonomo dal padre stesso.

La paternità di Dio è perennemente attiva e la relazione con il Figlio perennemente presente; se il sole si ritraesse dopo aver "dato alla luce" un qualsiasi oggetto, tale oggetto perderebbe la sua "visibilità" e quindi la sua "esistenza": è quindi necessario che il sole sia sempre presente e attivo per fare in modo che tale oggetto "esista" e sia visibile. Analogamente è necessario che lo Spirito di Dio sia sempre in relazione con la sua creazione poiché ove Dio si ritraesse in se stesso anche la creazione "sparirebbe". Lo Spirito Santo mantiene la relazione costante e attiva fra il Padre e il Figlio, e se procede inizialmente dal Padre, di riflesso procede dal Figlio costituendo un legame indissolubile (Per questa ragione è essenziale l'aggiunta del filioque al Credo niceno-costantinopolitano, la cui disputa diede origine al primo grande scisma). Per tornare alla nostra analogia, il raggio di sole non è come un lampo che d'un tratto sparisce dopo aver illuminato l'oggetto, ma una luce continua il cui riflesso torna da dove è partito; Si può immaginare questa relazione anche pensando a quella fra la sorgente di un fiume e la sua foce: se l'acqua (lo Spirito Santo) scorre sempre dalla sorgente (Dio Padre) alla foce (il Figlio) nondimeno dalla foce si può risalire direttamente alla sorgente (anche se ovviamente in modo diverso) poiché la relazione fra foce e sorgente è biunivoca e ininterrotta, e ove la sorgente si esaurisse anche la foce perderebbe la sua “realtà”. Oppure, ancora, alla relazione che la madre intrattiene con il feto nutrendolo (e quindi garantendogli la vita) attraverso il cordone ombelicale. Si possono trovare altre analogie più o meno azzeccate, ma è importante sottolineare che in tutti i casi la relazione deve essere asimmetrica, necessaria e costante.

Nell'affresco di Michelangelo "la creazione di Adamo" conservato nella cappella Sistina si osserva un piccolo spazio fra il dito di Dio e quello di Adamo: quello è lo spazio dello Spirito Santo e quell'immagine è l'eterna immagine del rapporto che intercorre fra il Creatore e le sue creature, poiché se Dio Padre non abbandona (e non può abbandonare) neppure per un istante le sue creature, queste ultime attraverso lo Spirito Santo sono in costante relazione con Lui. Questa azione-inazione divina si rinnova ad ogni istante senza soluzione di continuità, dall’inizio dell’universo sino alla sua fine. Dio Padre, come il Tao dei cinesi, agisce senza agire; il sole brilla di per sé, non "fa" nient'altro che quello. Eppure attraverso la luce del sole ogni cosa viene illuminata, viene "alla luce". Inoltre come la luce del sole è fonte di vita per animali e piante che senza di esso non potrebbero vivere così lo spirito di Dio è fonte di vita per tutte le creature che senza di esso non solo non potrebbero vivere ma, puramente e semplicemente, non esisterebbero.
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Vecchio 30-09-2014, 12.58.25   #2
acquario69
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Riferimento: Il Dio Uno e Trino e il fondamento della creazione

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Originalmente inviato da donquixote
In un altro 3d si parlava di Trinità, e i vecchi 3d che ci sono qui sopra appaiono piuttosto confusionari e frammentati per riesumarli. Ne apro quindi uno nuovo per spiegare ciò che io ho capito della Trinità, sperando di risultare chiaro.

La Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo) è la rappresentazione delle tre funzioni fondamentali del medesimo, unico, Dio nel rapporto con le cose create. La Trinità mostra lo stesso, spirituale, Dio unico visto sotto tre diversi punti di vista o, se si vuole, in tre momenti diversi (avendo cura di non considerare questi momenti come successivi l’uno all’altro ma caratterizzati dalla più assoluta simultaneità): il Padre è Dio in quanto principio supremo, il Figlio è la proiezione o il riflesso nella creatura di questo principio (propriamente il principio “incarnato”) mentre lo Spirito Santo è il “tramite”, è il principio nell'atto di trasferirsi nel mondo, nell'atto di incarnarsi nel Figlio.

Se consideriamo, analogamente, il sole come Dio Padre, il Figlio è la luce del sole riflessa dall’oggetto illuminato, mentre lo Spirito Santo è il raggio che illumina. Come si vede esiste una precisa distinzione fra questi tre aspetti, che è confermata dall'art. 254 del Catechismo che cita il Concilio di Toledo: "il Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio e lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio" , nondimeno si tratta del medesimo unico essere poiché se si leva il Padre (o, analogamente, se si spegne il sole) non si possono dare le altre due Persone (ovvero non esiste né il raggio né il riflesso di tale raggio); L'art. 255 del Catechismo afferma che le Persone divine sono relative le une alle altre: "Nei nomi relativi delle persone, il Padre è riferito al Figlio, il Figlio al Padre, lo Spirito Santo all'uno e all'altro; quando si parla di queste tre Persone considerandone le relazioni, si crede tuttavia in una sola natura o sostanza". Infatti il raggio che illumina ed il suo riflesso sono distinti dal sole solo come effetti, ovvero si trovano in condizioni di distinzione solo per quanto riguarda l'aspetto funzionale, ma non lo sono affatto nella sostanza, che è la medesima; il raggio è la funzione che mette in relazione il sole con l'oggetto illuminato. Così accade per le tre persone della Trinità, ove Padre e Figlio sono in relazione attraverso lo Spirito Santo.

Questa relazione permette e spiega la "creazione" del mondo, ovvero la manifestazione così come noi la vediamo. Dice il Vangelo di Giovanni: “In Principio era il Verbo (Logos), e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio… tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” . In questo caso “Principio” non è da intendersi come avverbio di tempo, ma come origine prima. Si può scrivere forse, più chiaramente, nel Principio era il Logos, intendendo con ciò che il Logos, il Verbo, lo spirito di Dio, il soffio vitale che ha dato origine a tutte le cose è contenuto da sempre nel Principio, che è Dio stesso. Il Logos, che i greci traducevano anche come spirito, o il Verbum (inteso come parola) è il mezzo con cui Dio ha reso manifesta la creazione, ma la parola di Dio è sempre, essenzialmente, Dio stesso (“il verbo era Dio”). Tornando all'analogia del sole vediamo che il sole è il Principio (o Dio Padre) e il raggio che illumina è il Verbo (o Logos); tutto ciò che esiste viene illuminato dal sole per mezzo del suo raggio e letteralmente “viene alla luce” attraverso questo ("tutto è stato fatto per mezzo di Lui"); ma abbiamo visto che il raggio del sole non esiste indipendentemente dal sole, poiché quando questo non c’è non c’è nemmeno il suo raggio. Pertanto come il raggio non è essenzialmente qualcosa di diverso dal sole ma è il sole stesso, pur essendone formalmente distinto, così il verbo di Dio non è qualcosa di diverso da Dio, ma è Dio stesso. L’uso del termine logos (in greco) o verbum (in latino) che in italiano si traduce normalmente con “discorso” o “parola” per descrivere e identificare il mezzo con cui Dio ha creato tutto ciò che esiste può essere ragionevolmente ricondotto alla mentalità di coloro che hanno redatto i libri che costituiscono la Bibbia. Ai tempi in quelle zone era d’uso divinizzare i re, come succedeva con i faraoni in Egitto, i re della Mesopotamia e anche, più tardi, con gli imperatori romani; anche per questa ragione Dio è stato sempre paragonato, nel Vecchio Testamento e da molti teologi dei tempi antichi, al più potente di tutti i re, al Re dei re; del resto tutto il Vecchio Testamento è permeato da questa visione di Dio come potente sovrano, a volte benevolo e misericordioso e a volte terribile e vendicativo. Fra i nomi di Dio della tradizione ebraica vi sono: Avinu Malkeinu: Nostro Padre, Nostro Re; Melekh Ha-'Olam: Re del Mondo; Melekh Chay veQayam: Re vivente ed esistente; Melekh Malkhei: Re dei re; Melekh Malkhei Melakhim: Re dei re dei re, a dimostrazione di questa visione assolutamente legittima per quei tempi. E come facevano, i re, a fare le cose? Semplicemente ordinando che fossero fatte, quindi con la parola. E la parola è stata utilizzata per rappresentare il mezzo più ovvio per pensare a Dio, Re dei re, che fa (o crea) il mondo, esattamente come indicato in Genesi 1 ove si racconta che "Dio disse: sia fatto...". Il mondo è il risultato della parola di Dio, l’espressione (il Logos) e la manifestazione (la creazione) della sua Volontà. La Volontà di Dio si esprime dunque come Logos e si manifesta come Creazione.

Il Logos è quindi lo spirito di Dio (lo "Spirito Santo" della Trinità) e la Trinità è la visione di Dio nel suo aspetto "creativo", ovvero nella sua costante, ininterrotta ed eterna attività di creazione del mondo. La visione di Dio come Padre va intesa appunto in questa particolare accezione di creatore ma non delimitata a questa poiché Dio, in sé, non può essere definito né circoscritto in un qualunque ruolo. Dio può quindi essere chiamato Padre solo in relazione alle cose create, ma in un senso diverso da come noi intendiamo il concetto di padre, ovvero colui che dà la vita al figlio il quale poi si rende indipendente ed autonomo dal padre stesso.

La paternità di Dio è perennemente attiva e la relazione con il Figlio perennemente presente; se il sole si ritraesse dopo aver "dato alla luce" un qualsiasi oggetto, tale oggetto perderebbe la sua "visibilità" e quindi la sua "esistenza": è quindi necessario che il sole sia sempre presente e attivo per fare in modo che tale oggetto "esista" e sia visibile. Analogamente è necessario che lo Spirito di Dio sia sempre in relazione con la sua creazione poiché ove Dio si ritraesse in se stesso anche la creazione "sparirebbe". Lo Spirito Santo mantiene la relazione costante e attiva fra il Padre e il Figlio, e se procede inizialmente dal Padre, di riflesso procede dal Figlio costituendo un legame indissolubile (Per questa ragione è essenziale l'aggiunta del filioque al Credo niceno-costantinopolitano, la cui disputa diede origine al primo grande scisma). Per tornare alla nostra analogia, il raggio di sole non è come un lampo che d'un tratto sparisce dopo aver illuminato l'oggetto, ma una luce continua il cui riflesso torna da dove è partito; Si può immaginare questa relazione anche pensando a quella fra la sorgente di un fiume e la sua foce: se l'acqua (lo Spirito Santo) scorre sempre dalla sorgente (Dio Padre) alla foce (il Figlio) nondimeno dalla foce si può risalire direttamente alla sorgente (anche se ovviamente in modo diverso) poiché la relazione fra foce e sorgente è biunivoca e ininterrotta, e ove la sorgente si esaurisse anche la foce perderebbe la sua “realtà”. Oppure, ancora, alla relazione che la madre intrattiene con il feto nutrendolo (e quindi garantendogli la vita) attraverso il cordone ombelicale. Si possono trovare altre analogie più o meno azzeccate, ma è importante sottolineare che in tutti i casi la relazione deve essere asimmetrica, necessaria e costante.

Nell'affresco di Michelangelo "la creazione di Adamo" conservato nella cappella Sistina si osserva un piccolo spazio fra il dito di Dio e quello di Adamo: quello è lo spazio dello Spirito Santo e quell'immagine è l'eterna immagine del rapporto che intercorre fra il Creatore e le sue creature, poiché se Dio Padre non abbandona (e non può abbandonare) neppure per un istante le sue creature, queste ultime attraverso lo Spirito Santo sono in costante relazione con Lui. Questa azione-inazione divina si rinnova ad ogni istante senza soluzione di continuità, dall’inizio dell’universo sino alla sua fine. Dio Padre, come il Tao dei cinesi, agisce senza agire; il sole brilla di per sé, non "fa" nient'altro che quello. Eppure attraverso la luce del sole ogni cosa viene illuminata, viene "alla luce". Inoltre come la luce del sole è fonte di vita per animali e piante che senza di esso non potrebbero vivere così lo spirito di Dio è fonte di vita per tutte le creature che senza di esso non solo non potrebbero vivere ma, puramente e semplicemente, non esisterebbero.

al momento ti vorrei fare delle domande;

volevo sapere,ma esistono analogie o simili sulla trinità da parte di altre culture e tradizioni?

ritieni che sia possibile un altra analogia,stavolta geometrica col cerchio e il punto centrale? possono avere delle corrispondenze?

Citazione:
Eppure attraverso la luce del sole ogni cosa viene illuminata, viene "alla luce".

su questo punto un altra domanda diciamo ancora più enigmatica..
dunque l'oscurità non può esistere..oppure può esistere (solo relativamente) per coloro che "negano" nelle più diverse modalità questa luce? e dunque in un certo senso per loro non può manifestarsi?
acquario69 is offline  
Vecchio 30-09-2014, 14.40.58   #3
vanina
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Anche a me viene qualche domanda .

Del sole (come astro, come fonte di raggi, come fonte di oggetti da esso/essi illuminati) ...basta che diciamo "sole" e tutto il resto lo sappiamo, sia che lo descriviamo e sia che non lo descriviamo.
Ergo: ci basta dire "sole" e tutto il resto è intuitivo.
Talmente intuitivo che Tu, Don, lo usi come metafora per spiegare la Trinità.

Io però mi chiedo (continuo a chiedermi) perchè l'Onnipotente-Onnisciente-Onnipresente che voleva rivolgersi ai Semplici....invece di dire "Dio" e basta , come "sole e basta", avrebbe dovuto fare questa architettura verbal-concettuale che complica tutto e non semplifica nulla, sino al punto che Tu , oggi, 2014 e con platea che ha un'istruzione media degna di rispetto, ....per spiegare quella Trinità che doveva parlare ai Semplici, sei costretto alla metafora del sole
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Vecchio 30-09-2014, 20.34.20   #4
donquixote
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al momento ti vorrei fare delle domande;

volevo sapere,ma esistono analogie o simili sulla trinità da parte di altre culture e tradizioni?

ritieni che sia possibile un altra analogia,stavolta geometrica col cerchio e il punto centrale? possono avere delle corrispondenze?


alla prima domanda risponderei senz'altro di sì, ma non so dirti esattamente quali visto che non sono uno studioso di religioni comparate. Ti posso dire però che se qualcuno mi presenta una diversa trinità di un'altra tradizione sono in grado di comprendere se questa è una diversa forma della Trinità cristiana. La trimurti indù, ad esempio, è tutt'altra cosa.

Alla seconda domanda non sono in grado di rispondere perchè dovrei pensarci e conoscere in quale ambiti viene utilizzata tale simbologia. A occhio mi suggerisce più un concetto di equidistanza che non ha attinenza con quello che ho scritto io.


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su questo punto un altra domanda diciamo ancora più enigmatica..
dunque l'oscurità non può esistere..oppure può esistere (solo relativamente) per coloro che "negano" nelle più diverse modalità questa luce? e dunque in un certo senso per loro non può manifestarsi?

Si manifesta per tutti, indistintamente, ma come sappiamo esistono i ciechi nati, i ciechi che col tempo e la cultura sono diventati tali, e poi anche i ciechi volontari che sono i peggiori, perchè già alle elementari insegnavano che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.
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Vecchio 30-09-2014, 20.58.58   #5
donquixote
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Originalmente inviato da vanina
Anche a me viene qualche domanda .



Io però mi chiedo (continuo a chiedermi) perchè l'Onnipotente-Onnisciente-Onnipresente che voleva rivolgersi ai Semplici....invece di dire "Dio" e basta , come "sole e basta", avrebbe dovuto fare questa architettura verbal-concettuale che complica tutto e non semplifica nulla, sino al punto che Tu , oggi, 2014 e con platea che ha un'istruzione media degna di rispetto, ....per spiegare quella Trinità che doveva parlare ai Semplici, sei costretto alla metafora del sole


Mi pare innanzitutto che la metafora del sole non sia così difficile da comprendere, ma forse tu intendi criticare il fatto che sia necessaria una metafora, quale che sia. Certo che è necessaria, perchè anche se io so perfettamente cosa si intende con Dio con tutti gli annessi e connessi, se devo comunicarlo in maniera discorsiva sono costretto a utilizzare parole, quindi vocaboli. Questi vocaboli sono caratterizzati da "definizioni", quindi da limitazioni, ma siccome Dio è l'illimitato per definizione si può solo "evocarlo" e non esprimerlo esattamente, per cui le metafore naturali, logiche, sentimentali, mitiche, artistiche e quant'altro sono necessarie. Si tratta di trovare quelle più funzionali alla comprensione dell'interlocutore.

La considerazione che fai mi lascia però un tantino sorpreso, perchè pensavo che potesse esserti chiaro che per "semplici" non si intende "sempliciotti". La dottrina di Cristo non è rivolta agli stupidi, ma con semplici si intende coloro che sono meno condizionati da schemi mentali rigidi e sovrastrutturati, da ideologie o filosofie o teorie chiuse che rifiutano tutto ciò che appare incoerente con gli schemi che le consentono di rimanere in piedi. Ho potuto constatare molto spesso che non appena si toccano le basi fondanti dello schema mentale di qualcuno e lo si invita a metterle in discussione anche solo in via ipotetica, automaticamente la conversazione si blocca e costui si irrigidisce.
Il semplice è quindi colui che è aperto alla verità da qualunque parte giunga e qualunque forma assuma, e molto spesso è decisamente più intelligente di colui che è andato ad abitare in un castello di carte culturale che tenta di difendere ad ogni costo da ogni minimo alito di vento.
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Vecchio 01-10-2014, 01.31.54   #6
vanina
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Mi pare innanzitutto che la metafora del sole non sia così difficile da comprendere, ma forse tu intendi criticare il fatto che sia necessaria una metafora, quale che sia. Certo che è necessaria, perchè anche se io so perfettamente cosa si intende con Dio con tutti gli annessi e connessi, se devo comunicarlo in maniera discorsiva sono costretto a utilizzare parole, quindi vocaboli. Questi vocaboli sono caratterizzati da "definizioni", quindi da limitazioni, ma siccome Dio è l'illimitato per definizione si può solo "evocarlo" e non esprimerlo esattamente, per cui le metafore naturali, logiche, sentimentali, mitiche, artistiche e quant'altro sono necessarie. Si tratta di trovare quelle più funzionali alla comprensione dell'interlocutore.

La considerazione che fai mi lascia però un tantino sorpreso, perchè pensavo che potesse esserti chiaro che per "semplici" non si intende "sempliciotti". La dottrina di Cristo non è rivolta agli stupidi, ma con semplici si intende coloro che sono meno condizionati da schemi mentali rigidi e sovrastrutturati, da ideologie o filosofie o teorie chiuse che rifiutano tutto ciò che appare incoerente con gli schemi che le consentono di rimanere in piedi. Ho potuto constatare molto spesso che non appena si toccano le basi fondanti dello schema mentale di qualcuno e lo si invita a metterle in discussione anche solo in via ipotetica, automaticamente la conversazione si blocca e costui si irrigidisce.
Il semplice è quindi colui che è aperto alla verità da qualunque parte giunga e qualunque forma assuma, e molto spesso è decisamente più intelligente di colui che è andato ad abitare in un castello di carte culturale che tenta di difendere ad ogni costo da ogni minimo alito di vento.

Onestamente la distinzione tra semplici e sempliciotti l'avevo proprio bypassata, non se perchè "pensavo semplice" o perchè "pensavo sempliciotto".
Mi pongo ora il problema , ma l'interrogativo iniziale mi resta identico...

Dal catechismo mi resta la speranza che Dio abbia la bontà di raggiungere anche i sempliciotti (o stupidi) ...poichè son suoi figli anche i sempliciotti, e nomn sono sempliciotti per cattivo esercizio del libero arbitrio.
Ciò premesso, continua a restarmi piuttosto oscura la ragione per la quale Dio , per arrivare ai Semplici con idee quali la Trinità ...dovrebbe aver necessità delle mediazione forbito-concettual umana...

Prendo me stessa a parametro di quel che cerco di comunicare e chiedere: potrei essere molto più "semplice" di quel che sembro (questo me lo chiedo già per conto mio, soprattutto quando considero che mi ritrovo a scrivere in Spiritualità tra tanti Cattolici ferratissimi e ...lo faccio con la speranza, credo anche manifesta, di essere convinta io da Loro, e non viceversa) , ma poi potrei essere serenamente stupidotta (sempliciotta) e anche da questa posizione sperare che Dio mi raggiunga.

Ed è da questa posizione (umile, credo) che continuo a chiedermi : ma perchè Dio avrebbe forgiato questa Trinità ...che di immediato e parlante al cuore non ha nulla, che è più complicata concettualmente di un algoritmo, e che...me la dovrebbe spiegare un altro umano anzichè farmela arrivare Dio, semplice semplice (nel senso più alto del Semplice) e dritta al cuore e alla mente insieme? Perchè?
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Vecchio 01-10-2014, 08.25.52   #7
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Se consideriamo, analogamente, il sole come Dio Padre, il Figlio è la luce del sole riflessa dall’oggetto illuminato, mentre lo Spirito Santo è il raggio che illumina.

Analogie come questa se ne possono fare a profusione, ma non spiegano il cosiddetto mistero. Se la mente pensante è una, come può accadere che Gesù prega il padre? Prega se stesso? Quando nell'orto del Getsemani pregò il padre d'allontanere da lui il sacrificio prossimo che pregò? Se stesso?
Quando, sempre in quell'orto, nella sua preghiera, conclude che non la sua volontà sia fatta, ma quella del padre, quella volontà era la sua o quella del padre?
Quando a fianco ai ladroni, rivolto al padre, dice "perchè mi hai abbandonato?" cosa intese dire? Intese dire a se stesso "perchè mi hai abbandonato"?
Quando parlando della fine del mondo ebbe a dire "36 Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre." (CEI) cosa intese dire? Intese dire che lui sapeva e non sapeva nel contempo?
Riflessioni come questo se ne possono fare in abbondanza.

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Questa relazione permette e spiega la "creazione" del mondo, ovvero la manifestazione così come noi la vediamo. Dice il Vangelo di Giovanni: “In Principio era il Verbo (Logos), e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio… tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” .

Gli analisti della parola sostengono quello stesso concetto, di importazione greca (vedi Filone Alessandirino, che lo introduce ), e narrano della parola (linguaggio) come "principio e fine di tutto"... grazie alla parola ogni cosa esiste e senza di essa nulla esiste".

"Fu comunque Filone d'Alessandria, ebreo ellenizzato, ad elaborare le originarie concezioni giudaiche, identificando il pneuma (spirito) con il noùs (intelletto attivo aristotelico e del neoplatonismo). il ruah biblico fu quindi identificato con il nòus greco ed ecco il perché della celeberrima espressione "All'inizio era il Verbo". Infatti la Sapienza di Dio è identificata da Filone con il mondo delle idee platoniche o degli archetipi contenuti nella mente di DIo. Questi pensieri divini ed eterni sono contenuti dall'eternità (dall'inizio") nella mente di Dio, che egli chiama logos, Ragione divina che governa il mondo (concetto per la verità anche stoico). All'"inizio era il Verbo" si riferisce proprio alla mente di Dio che contiene prima della creazione stessa, gli archetipi eterni."

Considerando che "dio" è un aggettivo che significa "potente, splendente", se ne deduce che la parola illumina.
D'altra parte il termine dio è il corrispondente greco di Zeus e di quello latino Giove (Zeus sta per Djeus). (http://www.etimo.it/?term=dio).
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Vecchio 01-10-2014, 17.34.55   #8
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Originalmente inviato da vanina
Prendo me stessa a parametro di quel che cerco di comunicare e chiedere: potrei essere molto più "semplice" di quel che sembro (questo me lo chiedo già per conto mio, soprattutto quando considero che mi ritrovo a scrivere in Spiritualità tra tanti Cattolici ferratissimi e ...lo faccio con la speranza, credo anche manifesta, di essere convinta io da Loro, e non viceversa) , ma poi potrei essere serenamente stupidotta (sempliciotta) e anche da questa posizione sperare che Dio mi raggiunga.

Ed è da questa posizione (umile, credo) che continuo a chiedermi : ma perchè Dio avrebbe forgiato questa Trinità ...che di immediato e parlante al cuore non ha nulla, che è più complicata concettualmente di un algoritmo, e che...me la dovrebbe spiegare un altro umano anzichè farmela arrivare Dio, semplice semplice (nel senso più alto del Semplice) e dritta al cuore e alla mente insieme? Perchè?



La domanda che fai è, messa così, decisamente mal posta.
Dio infatti non ha affatto forgiato il concetto di Trinità, ma questo è stato inventato e utilizzato dagli umani per rappresentarsi l'azione di Dio nell'atto della creazione.
Ogni concettualizzazione è una rappresentazione umana di un aspetto della realtà, che in sé è molto più semplice di come appare attraverso le spiegazioni che di essa ne danno gli uomini. Nonostante gli innumerevoli linguaggi che l'umanità ha inventato per rappresentarsi le cose non ne esiste evidentemente uno condiviso che possa cogliere nel contempo la loro estrema semplicità e la loro estrema complessità.

Mi sembra che tu abbia accennato più volte alle moderne neuroscienze: per quanto si sia ancora all'inizio di questi studi appare del tutto evidente che queste siano di grande complessità per il numero enorme di implicazioni che hanno.
Appare un lavoro mostruoso studiare tutte le indefinite connessioni e "sinapsi" che intervengono fra le cellule del sistema nervoso umano ad ogni stimolo che questo riceve e ritrasmette in forme diverse, e prevedere le diverse reazioni allo stesso stimolo al variare delle condizioni di partenza, ma ogni organismo, anche quello più "complesso", reagisce agli stimoli con la più naturale semplicità, spontaneità e velocità, come del resto appare estremamente complesso tutto il processo di digestione e trasformazione degli alimenti in sostanze utili all'organismo per la sua sopravvivenza, anche se a chiunque viene "spontaneo", "naturale" e "semplice" digerire. Appare quindi evidente che la "complessità" che noi attribuiamo ad un sistema non è determinata dal suo "in sé" ma dal nostro modo di rappresentarci tale sistema. Tutto il mondo si sviluppa naturalmente e semplicemente, e la complessità, come la malizia, è negli occhi di chi guarda.
Dio è il concetto più semplice dell'universo, ma comprendendo tutto quello che c'è può essere spiegato a partire da qualunque ente creato, dall'organismo unicellulare alle galassie, e dunque si presta sia a spiegazioni molto semplici che estremamente complesse.
Vi è da considerare anche un altro aspetto. Siccome Dio è quello che è da sempre, è ovvio che ciò che cambia è solo il modo di descriverlo, rappresentarlo ed evocarlo, e questi modi varieranno in funzione delle persone cui saranno destinati. Ai bimbi del catechismo si racconta la Verità attraverso storie che possano interessare i bambini, ma una volta che questi sono diventati grandi e all'intelletto di alcuni di loro le "storie" non sono più sufficienti bisognerebbe potergli spiegare le stesse cose in forme diverse, magari più approfondite e complesse.
Il problema è che da un lato sempre meno gente è interessata ad approfondire la materia (ma non per questo rinuncia a criticare dall'alto della propria ignoranza) e dall'altro sempre meno persone, fra gli "addetti ai lavori", sono in grado di farlo, per cui la maggior parte della gente si ferma ai dati appresi al catechismo.
Ma contestare una dottrina sulla base degli insegnamenti ricevuti a catechismo è come contestare la scienza basandosi sulle affermazioni apprese dai libri delle scuole elementari.
Vi saranno poi sempre i "sempliciotti" che si accontenteranno per tutta la vita di ciò che avranno appreso a catechismo e ciò sarà a loro sufficiente, così come a tanti sono sufficienti e spesso addirittura superflue le nozioni scientifiche apprese alle scuole medie.

Ultima modifica di donquixote : 01-10-2014 alle ore 19.58.51.
donquixote is offline  
Vecchio 01-10-2014, 18.45.48   #9
sebastianb
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Citazione:
Originalmente inviato da vanina
Anche a me viene qualche domanda .


Io però mi chiedo (continuo a chiedermi) perchè l'Onnipotente-Onnisciente-Onnipresente che voleva rivolgersi ai Semplici....invece di dire "Dio" e basta , come "sole e basta", avrebbe dovuto fare questa architettura verbal-concettuale che complica tutto e non semplifica nulla,


Una bella risposta la puoi trovare nel Libro Sapienziale Qoelet / Ecclesiaste:
7.29: .. ecco quanto ho constato: il Signore Iddio ha fatto l' uomo semplice - sono essi che vanno in cera di tanti e tanti perchè.

Versione Societa' Biblica di Ginevra:
Dio ha fatto l' uomo semplice, ma sono essi che cercano tanti e tanti ragionamenti fallaci.
sebastianb is offline  
Vecchio 01-10-2014, 21.58.10   #10
Duc in altum!
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** scritto da vanina:

Citazione:
Prendo me stessa a parametro di quel che cerco di comunicare e chiedere: potrei essere molto più "semplice" di quel che sembro (questo me lo chiedo già per conto mio, soprattutto quando considero che mi ritrovo a scrivere in Spiritualità tra tanti Cattolici ferratissimi e ...lo faccio con la speranza, credo anche manifesta, di essere convinta io da Loro, e non viceversa) , ma poi potrei essere serenamente stupidotta (sempliciotta) e anche da questa posizione sperare che Dio mi raggiunga.

Ed è da questa posizione (umile, credo) che continuo a chiedermi : ma perchè Dio avrebbe forgiato questa Trinità ...che di immediato e parlante al cuore non ha nulla, che è più complicata concettualmente di un algoritmo, e che...me la dovrebbe spiegare un altro umano anzichè farmela arrivare Dio, semplice semplice (nel senso più alto del Semplice) e dritta al cuore e alla mente insieme? Perchè?


Scusa ma essere convinta di che?

Inoltre il metro di misura dell'umiltà è l'obbedienza, nient'altro, quindi nessuno può conoscere il Padre se non attraverso il Figlio (questo è un ordine, certo con facoltà di libero assenso o meno, ma non è discutibile: è obbligatorio), e poi, poiché procede dal Padre e del Figlio, lo Spirito Santo.
Duc in altum! is offline  

 



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